sabato 15 marzo 2014

Alicantino


L’Alicantino (foto tratta da “Navi mercantili perdute” di Rolando Notarangelo e Gian Paolo Pagano, USMM, Roma 1997)

Piroscafo da carico da 1642 (o 1668) tsl e 999 tsn, lungo 76,3 metri e largo 12,2, pescaggio 6 m, velocità 11 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tripcovich & C. di Trieste ed iscritto con matricola 307 al Compartimento Marittimo di Trieste.
Breve e parziale cronologia.
17 dicembre 1913
Varato come Pangbourne (numero di cantiere 601) dalla Earles Shipbuilding & Engineering Company Ltd. di Hull.
Gennaio 1914
Completato e consegnato dalla Earles Shipbuilding & Engineering Company Ltd. di Hull alla Power Steamship Company Ltd. di Londra, come Pangbourne.
1930
Acquistato dalla Tripcovich D. & Co. Società Anonima di Rimorchi e Salvataggi – Servizi Marittimi del Mediterraneo, con sede a Trieste, e ribattezzato Alicantino.
10-14 agosto 1936
Il 10 agosto l’Alicantino lascia La Spezia diretta a Melilla, trasportando clandestinamente dodici caccia Fiat CR. 32 della Regia Aeronautica ed il relativo personale (dodici piloti, tre motoristi e tre montatori, tutti della Regia Aeronautica ma con abiti civili e passaporti falsi: formalmente si arruoleranno nel Tercio, la legione straniera spagnola), nonché ricambi e munizioni, da inviare a rinforzo delle forze franchiste nella guerra civile spagnola.
L’11 agosto la nave raggiunge Cagliari, dove assume il nome fittizio di Nereide assegnato per la missione, ed il giorno stesso riparte con la scorta a distanza dell’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere e degli esploratori Luca Tarigo ed Antonio Da Noli.
L’Alicantino/Nereide raggiunge Melilla nelle prime ore del 14 agosto e mette a terra il suo carico, che in pochi giorni verrà assemblato nell’aeroporto di Nador.
10 aprile 1940
Durante la navigazione da Casablanca a Genova, l’Alicantino viene fermato a Marsiglia dalle autorità francesi e trattenuto fino al 15 aprile per controllare poco meno di 150 tonnellate di merci di cui è stato ordinato lo sbarco.
Senza traccia
Poco più di due settimane dopo l’entrata in guerra dell’Italia, alle otto di sera del 28 giugno 1940, l’Alicantino lasciò Porto Mahon, nelle Baleari, diretto a Cagliari. Non arrivò mai a destinazione e non se ne seppe più nulla: il 7 luglio 1943, a più di tre anni dalla scomparsa, la nave fu ufficialmente dichiarata perduta.
“Navi mercantili perdute” dell’USMM riporta erroneamente che l’Italian General Shipping Ltd. avrebbe comunicato in data 19 agosto 1946, a guerra finita, che l’Alicantino sarebbe stato catturato al largo delle Baleari e che avrebbe navigato per conto del governo britannico sino al suo affondamento, avvenuto nel febbraio 1945. In realtà niente di tutto questo avvenne, e nessuno vide più l’Alicantino dopo la sua partenza da Porto Mahon il 28 giugno 1940.
Si può soltanto ipotizzare che la nave abbia urtato una mina, probabilmente tra il 29 ed il 30 giugno. Il 12 giugno 1940 sommergibile posamine francese Saphir, al comando del tenente di vascello Roger Caminati, aveva posato due campi minati al largo di Cagliari: un primo sbarramento di 12 mine alle 5.07 del 12 giugno, in posizione 39°03’ N e 09°09’ E, ed un secondo di 20 mine alle 18.47 dello stesso giorno, in posizione 38°48’ N e 09°02’ E. Su quest’ultimo sbarramento, probabilmente, affondò l’Alicantino.
La data di morte presunta dei membri dell’equipaggio fu fissata come il 4 luglio 1940.

Tra i membri dell’equipaggio vi erano molti istriani, giuliani e dalmati:

Ferruccio Amigoni, da Trieste, figlio di Pietro Amigoni

Francesco Brenzella, da Gradigne (Valdarsa), figlio di Andrea Brenzella

Giovanni Cerljen, fuochista, bosniaco di Livno ma residente in Dalmazia, figlio di Andrea Cerljen

Corrado Coblani, capitano di lungo corso, da Ragusa di Dalmazia, figlio di Antonio Coblani

Pietro Collari, direttore di macchina, da Trieste, figlio di Giovanni Collari

Ugo Crivelli, garzone di cucina, da Trieste

Dinko "Dume" (o Domenico) Kucic (o Cucci), nostromo, da Plahuta di Martinschizza (Cherso)

Mariano Potocco, da Pirano, figlio di Giovanni Potocco

Francesco Rabar, da Pisino, figlio di Giovanni Rabar

Bruno Sartori, da Trieste, figlio di Antonio Sartori

Mario Skerl, da Trieste, figlio di Giovanni Skerl

Giovanni Terrazze, da Pirano, figlio di Giovanni Terrazze



4 commenti:

  1. Alicantino
    Aggiungere tra i periti del equipaggio il nome di:
    Dinko "Dume" Kucic - Plahuta di Martinschizza (Cherso) che a bordo era nostromo di coperta... mi ha scitto il suo pranipote Ivan Kolaric che la famiglia ha ricevuto la avviso di morte in data di 4 luglio... salutoni da Fiume

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  2. trovato anche nel Albo d'oro come Cucci Domenico fu Giovanni da San Martino- nostromo

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  3. Grazie per questa pubblicazione.ho rinvenuto il nome di mio nonno paterno Pietro Collari,direttore di macchina, tra gli scomparsi,di cui cercavo delle notizie.se avesse qualche ulteriore notizia su di lui gliene sarei grata.

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