lunedì 11 novembre 2019

V 165 Gesù e Maria

Il motoveliero Giorgio I, poi Gesù e Maria, in costruzione a Viareggio (g.c. Mauro Millefiorini)

Vedetta foranea, già motoveliero da carico (brigantino goletta) da 238 tsl, 206 tsn e 340 tpl, lungo 36,40 metri, largo 7,88 e pescante 4,02. Appartenente all’armatore Gaspare Abbà di Rimini fino al febbraio 1941, poi all’armatore Gino Rossini anch’egli di Rimini; iscritto con matricola 564 al Compartimento Marittimo di Rimini, nominativo di chiamata INTM.

Breve e parziale cronologia.

1920
Costruito nel Cantiere Costruzione e Navigazione Velieri di Viareggio come veliero Giorgio I (o Giorgio L.), un brigantino goletta con scafo in legno ed originariamente privo di motore.
Stazza lorda e netta 245 tsl e 211 tsn. Iscritto con matricola 446 al Compartimento Marittimo di Trapani; nominativo di chiamata NRHT (INTM dal 1934).
19??
Acquistato dall’armatore Giuseppe Vajarelli di Trapani.
19??
Ribattezzato Gesù e Maria.
19??
Acquistato dagli armatori Davide e Gaspare Abbà ed Abuta Vasini di Rimini, ed Oreste Lazzarini di Bellaria.
Gli Abbà, famiglia amatoriale riminese di origini istriane, sono proprietari di una piccola flotta di motovelieri adibiti ai traffici nell’Adriatico ed in tutto il Mediterraneo.
Sembra per la verità esservi una notevole confusione riguardo la storia del Giorgio I/Gesù e Maria nel periodo interbellico. Secondo "Navi mercantili perdute", allo scoppio della guerra il Gesù e Maria apparteneva all'armatore Gaspare Abbà di Rimini (e poi Gino Rossini, sempre di Rimini, dal febbraio 1941), e secondo un articolo sulla storia della famiglia Abbà, questi sarebbe anzi stato il suo proprietario fin dall'inizio. Viceversa, il registro dei velieri del Lloyd's Register indica come armatore di questa nave, ininterrottamente dal 1930 al 1942, Giuseppe Vajarelli di Trapani. Detto registro peraltro sembra indicare alternativamente il suo nome precedente come Giorgio L. Giorgio I. Per giunta, secondo i Lloyd's Register, ancora nel 1940 il Gesù e Maria non sarebbe stato dotato di motore, il che ne farebbe un veliero anziché – come indicato da "Navi mercantili perdute" e dalla Gazzetta Ufficiale dell’epoca – un motoveliero.
Il libro "La flotta scomparsa" di Flavio Serafini, dal canto suo, dà il Gesù e Maria come appartenente, nel 1937-1938, ad armatori di Trapani (dunque, con ogni probabilità, Giuseppe Vajarelli). È possibile che l’acquisto da parte degli Abbà sia avvenuto nel 1940, forse dopo l’inizio della guerra (anche se ciò sembrerebbe contraddire il summenzionato articolo), e che proprio da questi il Gesù e Maria sia stato motorizzato.
31 ottobre 1940
Requisito dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come vedetta foranea, con sigla V 165.
Febbraio 1941
Ceduto da Gaspare Abbà a Gino Rosini, anch’egli di Rimini.
3 maggio 1941
Assegnato come nave appoggio alla XIII Squadriglia MAS (composta dai MAS 534, 535, 538 e 539), posta alle dipendenze del neocostituito Comando Gruppo Navale dell’Egeo Settentrionale (Marisudest, con sede ad Atene e retto dal capitano di vascello Corso Pecori Giraldi) in seguito all’occupazione della Grecia.

L’affondamento

Il mattino del 12 giugno 1941 il Gesù e Maria, al comando del capo nocchiere militarizzato di prima classe Domenico Ghezzo, si trovava in navigazione dal Pireo a Mudros (Lemno) con un carico di materiali e parti di ricambio per l’Aeronautica quando, verso le 10.15, venne avvistato dal sommergibile britannico Torbay (capitano di corvetta Anthony Cecil Capel Miers) da una distanza di circa tre miglia.
Il Torbay era partito da Alessandria d’Egitto il 28 maggio per la sua terza missione di guerra (la seconda in Mediterraneo), da svolgere nell’Egeo settentrionale; nelle due settimane in cui era stato in mare aveva affondato a cannonate i caicchi Pi 2104 Agios Nikolaos e Le 135 Menelaos (entrambi greci, ma sotto controllo tedesco), e coi siluri le navi cisterna Giuseppina Ghirardi, italiana, ed Alberta, della Francia di Vichy; un altro caicco greco, il Poseidon, l’aveva mandato a picco speronandolo, dopo averlo fatto abbandonare dall’equipaggio. Il Gesù e Maria sarebbe stato l’ultima vittima di questa fruttuosa missione.
Dopo aver avvistato il motoveliero italiano, il Torbay rimase immerso per circa un’ora, poi emerse e si pose al suo inseguimento. Alle 11.39 il sommergibile aprì il fuoco con il proprio cannone da 102 mm contro il Gesù e Maria: bastarono tredici minuti e venticinque colpi di cannone per mandare a fondo la piccola nave italiana. Il Gesù e Maria colò a picco in posizione 39°10’ N e 25°20’ E, a nordovest dell’isola di Sciro (Skyros) ed a 19 miglia per 137° dall’isola di Strati.
Il comandante Ghezzo, dopo aver ordinato all’equipaggio superstite di abbandonare la nave, scese sottocoperta per un estremo tentativo di salvare il suo motoveliero: non risalì mai più. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Alle 12.52 il Torbay s’immerse e si allontanò verso sud. Sarebbe giunto ad Alessandria il 16 giugno; il comandante della 1st Submarine Flotilla di Alessandria, capitano di vascello Sydney Moffatt Raw, avrebbe inviato a Miers ed ai suoi uomini un messaggio di congratulazioni per la missione “brillantemente condotta”. Miers era destinato a diventare uno dei più famosi e decorati sommergibilisti della Royal Navy (avrebbe ricevuto la massima decorazione militare britannica, la Victoria Cross), ma anche uno dei più discussi, avendo fatto mitragliare, nel luglio 1941, una zattera carica di soldati tedeschi dopo aver affondato il caicco che li trasportava.

Su 18 uomini che componevano l’equipaggio del Gesù e Maria, nove persero la vita, compreso il comandante Ghezzo; dei nove sopravvissuti, tratti in salvo dai MAS mandati sul posto, uno rimase gravemente ferito ed un altro ferito in modo lieve.


La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita alla memoria del capo nocchiere di 1a classe militarizzato Domenico Ghezzo, nato a Rimini il 17 febbraio 1905:

"Comandante di piccola unità ausiliaria,di appoggio a Squadriglia Mas, dislocata in un importante settore operativo, assolveva il delicato compito affidatogli con coraggio, perizia e spirito di sacrificio. Attaccata l'unità in navigazione isolata da sommergibile nemico e gravemente colpita col cannone, esaurito ogni tentativo di salvare il battello, adottava con prontezza e abnegazione i provvedimenti per mettere in salvo l'equipaggio, incurante di se stesso ma solo sollecito dell'altrui destino. Sceso nei locali interni dell'unità per tentare,in un supremo generoso impulso, il salvataggio o perire con essa, scompariva con la piccola nave, che rapidamente affondava, fedele alla consegna impostasi di non abbandonarla mai
(Mediterraneo Orientale, 12 giugno 1941)".


L’affondamento del Gesù e Maria nel giornale di bordo del Torbay (da Uboat.net):

“At 1115 hours Torbay sighted a large schooner about three miles away.
At 1218 hours, Lt.Cdr. Miers surfaced and gave chase.
At 1239 hours, Torbay, in position 19 nautical miles bearing 137° Strati Island, opened fire and sank the enemy ship with 25 rounds of gunfire.
At 1252 hours Torbay dived and proceeded to the south”.


giovedì 7 novembre 2019

Squalo

Lo Squalo (g.c. Marcello Risolo, via www.naviearmatori.net)

Sommergibile di media crociera, capoclasse della classe omonimo (dislocamento di 937,65 tonnellate in superficie e 1146,87 tonnellate in immersione; altre fonti parlano di 870 o 933 tonnellate in superficie e 1142,87 in immersione, o di dislocamento standard di 857 tonnellate ed in carico normale di 920 tonnellate in superficie e 1125 in immersione).
Progettata dal generale del Genio Navale Curio Bernardis, la classe Squalo apparteneva al tipo a scafo semplice con doppi fondi centrali resistenti controcarene esterne (detto appunto "Bernardis", essendo questi il principale propugnatore di questo tipo di sommergibile in Italia) e rappresentava la terza tappa dell’evoluzione di tale tipo, dopo le classi Pisani e Bandiera. Queste tre classi erano invero state ordinate quasi contemporaneamente, con i Bandiera e gli Squalo impostati prima ancora del completamento del Vettor Pisani, dal quale derivavano, e dunque prima di poter verificare compiutamente le qualità della classe “capostipite”, poi rivelatesi mediocri; il risultato fu che i Bandiera e gli Squalo dovettero essere modificati durante la costruzione, per cercare di ovviare agli inconvenienti del tipo.
Impostati dunque troppo prematuramente (quando la costruzione dei Bandiera era iniziata soltanto da sei mesi), prima di aver testato le effettive prestazioni delle classi precedenti, nonostante le modifiche giocoforza applicate durante la costruzione i sommergibili della classe Squalo continuarono a risentire degli stessi problemi di base che avevano afflitto le classi Pisani e Bandiera, subito messi in evidenza durante le prove in mare: stabilità problematica sia in superficie che in immersione, il che costrinse ad applicare controcarene esterne, e problemi di tenuta del mare (in particolare, tendenza ad infilarsi in mare di prua) che costrinsero a modificare la prua poco dopo il completamento, rialzandola per inserirvi una cassa autoriempiente avente lo scopo di contrastare il beccheggio (conferendo alla classe il caratteristico “nasone” dei sommergibili di media crociera progettati da Bernardis). Queste modifiche (specie le controcarene) incisero sulla velocità massima dei sommergibili della classe, esattamente come sui Pisani e sui Bandiera, riducendola di circa un nodo e mezzo rispetto alle specifiche di progetto e limitandola a 15 nodi in superficie contro i 17-18 nodi delle più riuscite classi successive.

Lo Squalo a La Spezia prima dei lavori di modifica: la prua è infatti ancora sprovvista del “nasone”, visibile invece in foto di epoca successiva (g.c. STORIA militare)

Tutto considerato, la classe Squalo era sostanzialmente una ripetizione della precedente classe Bandiera, con alcune migliorie che la rendevano più efficiente ed affidabile, tanto da far ritenere che con questa classe si sia concluso il periodo “sperimentale” della progettazione di sommergibili nella Marina italiana. La somiglianza tra le due classi era tale che la classe Squalo è talvolta definita come una “seconda serie” della classe Bandiera, non essendo le modifiche ricevute dagli Squalo durante la costruzione tali da rappresentare una differenza rilevante tra le due classi; le principali differenze riguardavano il dislocamento leggermente inferiore degli Squalo (di poche tonnellate), le dimensioni principali, la forma della torretta e la sistemazione delle mitragliere.
Nonostante i difetti sopra menzionati, le prestazioni degli "Squalo" vennero valutate come complessivamente buone; in particolare i sommergibili della classe misero in rilievo buone caratteristiche durante la dislocazione in Mar Rosso nel periodo 1936-1938, dove nonostante le difficili condizioni di quel teatro rimasero sempre in eccellenti condizioni di efficienza. Gli Squalo beneficiarono di un allestimento più curato e dello sfruttamento dei vantaggi della riproduzione in serie, mettendo a frutto l’esperienza progettuale e costruttiva dei precedenti Pisani e Bandiera. Risultano così i primi "Bernardis" ad essere giudicati favorevolmente, e nel 1940, pur avendo alle spalle già un decennio di servizio, vennero considerati come dotati ancora di un discreto valore bellico. Lo storico Giorgio Giorgerini scrive in proposito nel suo "Uomini sul fondo" che «finalmente furono ottenuti dei sommergibili soddisfacenti (…) dettero in complesso buone prestazioni e dimostrarono, nel periodo prebellico, di poter operare efficientemente nelle gravose condizioni (…) del Mar Rosso. In guerra poterono essere impiegati in compiti offensivi oltre che di trasporto»; di converso, Bagnasco e Brescia in "I sommergibili italiani 1940-1943" affermano che le prestazioni degli Squalo furono non dissimili da quelle dei Bandiera, a loro volta giudicati, dopo le succitate modifiche, «accettabili, pur con una velocità massima contenuta in rapporto alla potenza installata».

Lo Squalo dopo i lavori di modifica della prua (da “Gli squali dell’Adriatico” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999, via www.betasom.it)

L’apparato propulsivo per la navigazione in superficie consisteva in due motori diesel a due tempi e sei cilindri reversibili FIAT Q 426 da 3000 HP (1500 per motore; 2208 kW complessivi) che consentivano una velocità massima di 15,1 nodi, con un’autonomia di 1820 miglia a tale velocità e di 5650 miglia a 8 nodi; quello per la navigazione in immersione era costituito da due motori elettrici CRDA da 1300 HP (650 HP per motore) che permettevano di raggiungere gli 8,2 nodi, con un’autonomia immersione di sette miglia a tale velocità (autonomia per la verità inferiore rispetto a quella dei precedenti Pisani e Bandiera: queste due classi avevano infatti un’autonomia in immersione di 8,8 miglia a 8,2 nodi) e di cento miglia a 3 nodi. Le batterie erano composte da due sezioni di 56 accumulatori ciascuna, in grado di produrre 4270 ampere in un’ora, 6380 in tre ore, 8400 ampere in dieci ore e 9.350 in venti ore (per la verità, prestazioni inferiori a quelle degli accumulatori delle precedenti classi Pisani e Bandiera).
L’armamento era composto da otto tubi lanciasiluri da 533 mm (quattro a prua ed altrettanti a poppa) con scorta di dodici siluri (metà a prua e metà a poppa), un cannone da 102/35 mm Schneider-Armstrong 1914-1915 con scorta di 150 colpi (inizialmente in una postazione scudata che formava una prosecuzione della torretta, rivelatasi poco pratica e ben presto sostituita da una più tradizionale sistemazione “allo scoperto”), e due mitragliere singole da 13,2/76 mm con scorta di 3000 proiettili. La profondità di collaudo era di 90 o 100 metri.
Mentre nel 1942 Delfino e Narvalo subirono lavori di riduzione della voluminosa torretta, per meglio adattarla alle condizioni della guerra in Mediterraneo, lo Squalo mantenne la propria nella versione originale – unica modifica, l’accorciamento delle camicie dei periscopi – fino alla sua radiazione e demolizione.

Durante il secondo conflitto mondiale, lo Squalo effettuò 28 missioni offensive/esplorative e 14 di trasferimento dal 10 giugno 1940 al 30 aprile 1942, percorrendo complessivamente 18.800 miglia in superficie e 2754 in immersione, e trascorrendo 170 giorni in mare; dal 1° maggio 1942 al 1943 effettuò 121 uscite addestrative per la Scuola Sommergibili di Pola, oltre ad alcuni agguati antisommergibili in Alto Adriatico (questi ultimi, a differenza delle uscite addestrative, rientrano nelle summenzionate 42 missioni complessive). Durante la cobelligeranza tra Italia ed Alleati (settembre 1943-1945) svolse attività addestrativa a beneficio di unità antisommergibili italiane.
Il motto dello Squalo era "Coeco sub gurgite unum sidus Italia" (“Dal cieco gorgo vedo una sola stella, l'Italia”).

Breve e parziale cronologia.

10 ottobre 1928
Impostazione nel Cantiere Navale Triestino di Monfalcone (numero di costruzione 207).
15 gennaio 1930
Varo nel Cantiere Navale Triestino di Monfalcone.

Una sequenza di quattro immagini dell’Istituto Luce, ritraenti il varo dello Squalo (Archivio Istituto Luce):





6 ottobre 1930
Entrata in servizio (altra fonte indica la data del 10 ottobre).
Assegnato alla II Squadriglia Sommergibili di Media Crociera, con base a La Spezia, che forma insieme ai gemelli Tricheco, Narvalo e Delfino.
1932
Compie crociere addestrative lungo le coste italiane, oltre alle abituali uscite periodiche per addestramento.
Metà anni Trenta
Presta servizio sullo Squalo il marinaio torpediniere Pietro Venuti, futura Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Lo Squalo negli anni Trenta (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)

1934
Trasferito a Napoli, vi forma la IV Squadriglia Sommergibili unitamente ai tre gemelli.
1935-1936
Alterna periodi di dislocazione in basi italiane con lunghe permanenze a Tobruk.
1936-1938
Dislocato a Massaua (Eritrea), in Mar Rosso, fino alla primavera del 1938. Durante questo biennio lo Squalo viene impiegato nell’addestramento nelle acque dell’Africa Orientale Italiana, al fine di assodare se le unità della classe siano adatte all’attività nei mari caldi. I risultati vengono giudicati positivi. (Secondo altra fonte, lo Squalo sarebbe stato inviato a Massaua solo nel 1937, insieme al Delfino, dando il cambio a Narvalo e Tricheco che invece vi erano stati dislocati nel 1936).

Lo Squalo (al centro) insieme al gemello Delfino (a destra), al sommergibile Fratelli Bandiera (a sinistra) ed alla nave coloniale Eritrea (sinistra) a Massaua (Coll. Guido Alfano, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)

1938
Rientrato in Italia, forma la XXXIII Squadriglia Sommergibili (III Grupsom), con base a Messina, insieme a Delfino, Narvalo e Tricheco. I sommergibili della Squadriglia vengono inviati a turno in Alto Adriatico per lavori in cantiere e controlli svolti nel silurificio di Fiume.
5 maggio 1938
Lo Squalo prende parte alla rivista navale "H" organizzata nel Golfo di Napoli per la visita in Italia di Adolf Hitler. Partecipa alla rivista la maggior parte della flotta italiana: le corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, i sette incrociatori pesanti della I e III Divisione, gli undici incrociatori leggeri della II, IV, VII e VIII Divisione, sette "esploratori leggeri" classe Navigatori, diciotto cacciatorpediniere (le Squadriglie VII, VIII, IX e X, più il Borea e lo Zeffiro), trenta torpediniere (le Squadriglie IX, X, XI e XII, più le vecchie AudaceCastelfidardoCurtatoneFrancesco StoccoNicola Fabrizi e Giuseppe La Masa ed i quattro "avvisi scorta" della classe Orsa), ben 85 sommergibili della Squadra Sommergibili al comando dell’ammiraglio Antonio Legnani, e 24 MAS (Squadriglie IV, V, VIII, IX, X e XI), nonché le navi scuola Cristoforo Colombo ed Amerigo Vespucci, il panfilo di Benito Mussolini, l’Aurora, la nave reale Savoia e la nave bersaglio San Marco.
La Squadra Sommergibili è protagonista di uno dei momenti più spettacolari della parata, nella quale gli 85 battelli effettuano una serie di manovre sincronizzate: dapprima, disposti su due colonne, alle 13.15 passano contromarcia tra le due squadre  navali che procedono su rotte parallele; poi, terminato il defilamento, alle 13.25 tutti i sommergibili effettuano un’immersione simultanea di massa, procedono per un breve tratto in immersione e poi emergono simultaneamente ed eseguono una salva di undici colpi con i rispettivi cannoni.

Lo Squalo ed il Narvalo durante la rivista "H" (da “I sommergibili italiani” di Mario Paolo Pollina, USMM, Roma 1963, via g.c. Sergio Mariotti e www.betasom.it)

19 marzo 1939
Entra in collisione con il sommergibile Santorre Santarosa, che subisce danni al braccio portaelica e la rottura dei paratimoni orizzontali. Segue un periodo di lavori in bacino di carenaggio.
1940
Dislocato a Lero, al comando del tenente di vascello Giuseppe Migeca; entra a far parte della LI Squadriglia Sommergibili (V Grupsom di Lero), sempre insieme a Delfino, Narvalo e Tricheco.
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, lo Squalo fa parte con Delfino, Narvalo e Tricheco della LI Squadriglia Sommergibili con base a Lero. Al comando del tenente di vascello Giuseppe Migeca, svolge le sue prime missioni di guerra nel Mediterraneo orientale, senza incontrare unità nemiche. Successivamente (1941-1942) verrà adibito a missioni di agguato nel Canale di Sicilia.
Giugno 1940
Dopo lo scoppio della guerra, lo Squalo viene inviato in agguato nell’Egeo settentrionale, al largo dei Dardanelli.
17 settembre 1940
Inviato a pattugliare le acque a nord di Creta, insieme ai sommergibili Beilul, Delfino e Narvalo. Non incontra navi britanniche.
Aprile 1941
Nella seconda metà del mese lo Squalo viene inviato in agguato al largo delle coste egiziane (Golfo di Sollum e Marsa Matruh).
20 maggio 1941
Lo Squalo viene inviato nelle acque tra Creta, Sollum ed Alessandria d’Egitto, insieme a numerosi altri sommergibili (UarsciekTricheco, TopazioFisaliaAduaMalachiteDessiè, Sirena e Smeraldo), per appoggiare l’assalto tedesco contro Creta (Operazione "Merkur").
Durante questa missione avvista da grande distanza una formazione navale britannica, che non riesce tuttavia ad attaccare.
23 luglio 1941
Inviato in agguato nelle acque della Cirenaica, al largo di Ras Azzaz (circa cinquanta miglia ad est di Tobruk), al comando del tenente di vascello Ludovico Grion.
24 luglio 1941
In serata lo Squalo avvista da ridotta distanza, a nord di Ras Azzaz ed a nordest di Tobruk, un’unità che viene identificata come una nave cisterna britannica "tipo War..." di 10.000-11.600 tsl (probabilmente con forte sovrastima della stazza), in navigazione con rotta ovest (si trattava probabilmente di un’unità adibita al rifornimento della guarnigione di Tobruk, circondata e assediata dalle truppe dell’Asse da più di tre mesi).
Alle 23.01, in posizione 32°20’ N e 24°53’ E, lo Squalo lancia due siluri da circa mille metri contro la nave nemica; a bordo del sommergibile vengono sentite due forti esplosioni dopo il previsto tempo di corsa dei siluri, e si ritiene pertanto di averla danneggiata, ma quando poco dopo lo Squalo emerge per meglio appurare il risultato dell’attacco la nave si è dileguata, aiutata dal buio e dalla foschia.
Non vi sono riscontri da parte britannica in merito a questo attacco; anche l’identità della nave attaccata rimane un mistero.

Lo Squalo insieme ad altri sommergibili e ad unità di superficie, probabilmente nel periodo interbellico (da www.xmasgrupsom.com)

30 luglio 1941
Avvistati due cacciatorpediniere britannici a sud di Creta, lo Squalo tenta infruttuosamente di attaccarli, dopo di che viene poi sottoposto a caccia antisom con abbondante lancio di bombe di profondità, dalla quale tuttavia riesce a sottrarsi senza subire danni, grazie alle accorte manovre evasive ordinate dal comandante Grion.
Per il presunto siluramento della nave cisterna, il comandante Grion verrà decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare ("Comandante di sommergibile, nel corso di una missione di guerra, condotta con elevato spirito combattivo e sereno ardimento, silurava una petroliera armata nemica di 11.000 tonnellate di stazza, provocandone il probabile affondamento. Attaccava decisamente, in seguito, una sezione di cacciatorpediniere e, sottoposto a violenta caccia, con abile manovra riusciva a disimpegnarsi"); con simile motivazione, riceveranno la Croce di Guerra al Valor Militare altri 24 membri dell’equipaggio dello Squalo (il direttore di macchina, capitano del Genio Navale Silvano Lupidi; il comandante in seconda, sottotenente di vascello Gennaro Savino; il guardiamarina Aurelio Schiano di Pepe; il sottotenente del Genio Navale Bruno Miani; l’aspirante guardiamarina Antonio De Natale; il capo silurista di prima classe Pio Albalunga; il capo meccanico di prima classe Mario Pieresca; il capo meccanico di seconda classe Nazzareno Storani; il capo nocchiere di terza classe Ottorino Marzotto; il capo silurista di terza classe Adolfo Botti; il capo meccanico di terza classe Mario Guida; il secondo capo radiotelegrafista Achille Mariotto; i sergenti elettrcisti Angelo Callinella e Carlo Stradella; il sottonocchiere Giusepep Sanalitro; il sottocapo cannoniere puntatore mitragliere Domenico Arena; il sottocapo radiotelegrafista Luigi Baldessari; il sottocapo silurista Rosario Onorato; il marinaio servizi vari Giovanni Velotti; i siluristi Vincenzo Iandolo ed Armando Scaranari; i fuochisti Antonio Pacor, Ettore Capridossi ed Umberto Cassani).
24 agosto 1941
Lo Squalo ed i sommergibili Tricheco, Topazio e Fratelli Bandiera formano uno sbarramento nel Canale di Sicilia insieme a 13 MAS, per intercettare un presunto convoglio britannico in navigazione da Gibilterra a Malta, a seguito dell’avvistamento di ingenti forze navali britanniche (la Forza H con la corazzata Nelson, la portaerei Ark Royal, l’incrociatore leggero Hermione, i cacciatorpediniere EncounterFuryForesterForesight e Nestor) salpate da Gibilterra (il 21 agosto) e dirette verso est. In realtà non c’è nessun convoglio: i britannici hanno lanciato l’Operazione "Mincemeat", che consiste nell’invio del posamine veloce Manxman (partito da solo il 22 agosto per non dare nell’occhio) al largo di Livorno, per posare campi minati in quelle acque, ed in attacchi aerei lanciati dall’Ark Royal contro obiettivi in Sardegna (stabilimenti industriali e boschi di sughero nella parte settentrionale dell’isola), allo scopo di dissuadere la Spagna di Francisco Franco dall’entrare in guerra a fianco dell’Asse, mostrando le capacità della Royal Navy di colpire il nemico anche in casa propria.
26 settembre 1941
Lo Squalo pattuglia le acque a nord di Capo Ferrat ed a sudovest della Sardegna insieme a Delfino e Fratelli Bandiera, nell’ambito del contrasto all’operazione britannica «Halberd», iniziata il 24 settembre. Quest’ultima ha come scopo principale l’invio a Malta di un convoglio di rifornimenti (cisterna militare Breconshire e navi da carico AjaxCity of LincolnCity of CalcuttaClan MacDonaldClan Ferguson, Rowallan CastleImperial Star e Dunedin Star, con un carico complessivo di 81.000 tonnellate di materiali), con la scorta diretta della Forza X (formata dagli incrociatori incrociatori leggeri KenyaEdinburghSheffieldEuryalus ed Hermione e dai cacciatorpediniere Cossack, FarndaleForesightForesterHeythrop, LaforeyLightningOribi e Zulu) ed inoltre l’appoggio indiretto, nella prima parte del viaggio, della Forza H di Gibilterra, forte di tre corazzate (RodneyNelson e Prince of Wales), una portaerei (l’Ark Royal), cinque) e nove cacciatorpediniere (i britannici  DuncanFuryGurkhaLanceLegion, Lively, i polacchi Garland e Piorun e l’olandese Isaac Sweers). Inoltre, operazioni secondarie comprese nello schema di «Halberd» prevedono anche l’invio di un convoglio di tre mercantili scarichi da Malta a Gibilterra (partiti nella notte tra il 26 ed il 27 settembre e scortati solamente da una corvetta) ed un’uscita in mare da Alessandria di un’aliquota della Mediterranean Fleet, a scopo diversivo, il tutto con la protezione di otto sommergibili della 8th e 10th Flotilla schierati nelle aree di più probabile passaggio della flotta italiana. Il convoglio principale e le sue forze di scorta sono salpati da Gibilterra tra il 24 ed il 25 settembre, riunendosi il mattino del 27 un centinaio di miglia a sud di Cagliari.
Da parte italiana, però, si ignora del vero obiettivo dei britannici: i comandi italiani, dato che la ricognizione ha avvistato la Forza H ma non il convoglio diretto a Malta (Supermarina riceve le prime notizie sull’operazione nemica alle 11.10 del 25 settembre, quando viene informata da Maristat Infrmazioni che «N.B. NELSON partita ieri ore 18.30 per ponente con 4 CC. TT. alt RODNEY alzata insegna ammiraglio alt Nella notte tutte forze navali Gibilterra partite con scorta numerosi CC. TT. presumesi per Mediterraneo alt Al RODNEY risulterebbe aggregatosi gruppo NELSON con tipo BELFAST alt Scopo missione sarebbe rappresaglia contro coste italiane»), pensano che i britannici intendano lanciare un bombardamento aeronavale contro le coste italiane, e al contempo rifornire Malta di aerei, mentre viene tralasciata l’ipotesi (assai più probabile) dell’invio di un convoglio a Malta. In particolare, Supermarina suppone che i britannici vogliano colpire centri abitati della Sardegna in rappresaglia dell’attacco condotto pochi giorni prima (20 settembre 1941) dalla X Flottiglia MAS contro la base di Gibilterra, nel quale è stata affondata la nave cisterna Fiona Shell e sono state gravemente danneggiate la grossa motonave Durham e la cisterna militare Denbydale.
E proprio con in mente l’idea di contrastare un probabile attacco contro le coste italiane («intervenire sia nel caso che le forze nemiche avessero agito all’alba contro Genova, sia nel caso che avessero agito contro la Sardegna o comunque si trovassero verso sud») viene deciso lo schieramento di quindici sommergibili in vari punti del Mediterraneo, tre dei quali (Squalo, Delfino, Fratelli Bandiera) inviati a sudovest della Sardegna.
Il mattino del 27 settembre Supermarina verrà finalmente informata della presenza in mare di un convoglio britannico diretto a Malta, ma ormai le navi britanniche sono già passate nei settori d’agguato assegnati ai vari sommergibili, prima ancora che questi ultimi li raggiungessero. Il Comando Squadra Sommergibili (Maricosom) ordinerà allora a tutti i sommergibili di spostarsi più a sud, cercando di intercettare le navi britanniche durante la navigazione di ritorno, comunicando inoltre il 27 sera: «Forza navale nemica già attaccata e danneggiata da ARMERA alt Nella ricerca et nell’attacco agite con massimo impegno et precisione per infliggere al nemico ulteriori et più gravi danni possibili alt Sono certo che vi mostrerete degni della fiducia che in voi ripone la Marina». Lo Squalo, da parte sua, non avvisterà nulla; avvisteranno invece le forze nemiche altri cinque sommergibili, dei quali due (Dandolo ed Aradam) non riusciranno ad attaccare, due (Diaspro e Serpente) attaccheranno senza successo ed il quinto, l’Adua, sarà affondato con tutto l’equipaggio dopo un infruttuoso tentativo di attacco contro un gruppo di cacciatorpediniere.
La flotta di superficie italiana, uscita in mare con due corazzate (Littorio e Vittorio Veneto), cinque incrociatori (tre pesanti, Trento, Trieste e Gorizia, e due leggeri, Muzio Attendolo e Duca degli Abruzzi) e 14 cacciatorpediniere, verrà fatta rientrare quando la ricognizione aerea mostrerà che la Forza H è numericamente più potente. Unici danni ai britannici saranno inflitti dalla Regia Aeronautica, i cui aerosiluranti riusciranno a danneggiare seriamente la corazzata Nelson ed affondare la motonave Imperial Star. Nondimeno, «Halberd» si concluderà il 30 settembre con il raggiungimento di tutti gli obiettivi.

(da www.docenti.unina.it)

29 settembre 1941
Infruttuosamente sottoposto a caccia con bombe di profondità da parte di cacciatorpediniere britannici al largo di Malta.
7 ottobre 1941
Il marinaio silurista Battista Mazzucchelli (21 anni, da Monte Isola) muore a bordo dello Squalo nel Mediterraneo Centrale. Si tratta dell’unico caduto tra l’equipaggio dello Squalo nel corso della guerra.
17 ottobre 1941
Pattuglia le acque di Capo Bon insieme al Narvalo, formando uno sbarramento nel canale di Sicilia unitamente ai sommergibili Ambra, Ametista, Corallo, Diaspro, Alagi, Fratelli Bandiera, Serpente, Turchese, Narvalo e Delfino. Questo sbarramento non riesce però ad ostacolare il trasferimento da Gibilterra a Malta della neocostituita Forza K britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope e cacciatorpediniere Lance e Lively), incaricata di attaccare i convogli dell’Asse in navigazione tra l’Italia e il Nordafrica: le navi britanniche raggiungono indenni La Valletta il 21 ottobre.
10 novembre 1941
Inviato a pattugliare le acque ad est di Gibilterra insieme ai sommergibili Turchese, Fratelli Bandiera, Aradam, Onice e Narvalo (secondo "I sommergibili italiani 1940-1943", invece, lo Squalo sarebbe stato inviato ad est di Malta insieme a Delfino, Tricheco e Luigi Settembrini).
22-23 novembre 1941
Lo Squalo (tenente di vascello Ludovico Grion) viene inviato in agguato a sud di Capo Passero e ad est di Malta, a copertura del traffico con la Libia, insieme ai gemelli Delfino e Tricheco e ad altri sommergibili (Corallo e Luigi Settembrini); suo compito è avvistare e segnalare (e se possibile attaccare) eventuali uscite in mare da parte della Forza K (incrociatori leggeri Aurora e Penelope e cacciatorpediniere Lance e Lively) di base nell’isola, già autrice, il 9 novembre, della distruzione del grosso convoglio "Duisburg", essendo in corso una grande operazione di traffico verso l’Africa Settentrionale. (Secondo una fonte, il B-Dienst tedesco avrebbe riferito della partenza da Malta della Forza K, uscita in mare per attaccare i convogli italiani). Lo Squalo, tuttavia, non avvista le navi nemiche.
27 novembre 1941
Pattuglia le acque della Sicilia sudorientale insieme al Delfino.
13 dicembre 1941
Lo Squalo viene inviato a pattugliare le acque a sud di Malta, insieme ai sommergibili NarvaloTopazio, Veniero e Santarosa, per contrastare un’eventuale uscita in mare della Forza K (incrociatori leggeri AuroraPenelope e Neptune ed alcuni cacciatorpediniere), a protezione dell’operazione «M. 41» (che prevede l’invio di 3 convogli per un totale di 8 mercantili, con la scorta diretta di 7 cacciatorpediniere ed una torpediniera nonché la scorta a distanza di tre gruppi pesanti che contano in tutto 4 corazzate, 5 incrociatori, 18 cacciatorpediniere e due torpediniere) per il rifornimento della Libia (poi abortita a seguito degli intensi attacchi subacquei britannici e dei relativi danni e perdite subiti). Contestualmente, altri sommergibili (Ascianghi e Dagabur) vengono inviati al largo di Alessandria d’Egitto per contrastare un’eventuale sortita della Forza B, che lì ha base.
La Forza K, al comando del commodoro William Gladstone Agnew, salpa effettivamente da Malta a contrasto dell’operazione «M. 41», unendosi alla Forza B (incrociatori leggeri EuryalusNaiad e Galatea e cacciatorpediniere JervisKingstonKiplingKimberleyGriffinHavockHotspurNapier e Nizam, gli ultimi due australiani) uscita da Alessandria per cercare convogli italiani nel Mar Ionio. Le navi britanniche non riescono tuttavia ad intercettare nulla, dal momento che i convogli sono stati fatti rientrare, pertanto dopo ore di inutili ricerche intraprendono la navigazione di rientro verso Malta (Forza K) ed Alessandria (Forza B).
17 dicembre 1941
Lo Squalo, insieme ad altri sommergibili (AscianghiTopazio, SantarosaGalatea e Dagabur) viene dislocato nel Mediterraneo centro-orientale (ad est di Malta ed a sud di Creta) con compiti esplorativi/offensivi, in appoggio all’operazione di traffico «M. 42», consistente nell’invio in Libia di due convogli con rifornimenti urgenti per le truppe italo-tedesche in Africa Settentrionale (312 automezzi, 3224 tonnellate di carburanti e lubrificanti, 1137 tonnellate di munizioni, 10.409 tonnellate di materiali vari) con la scorta di consistenti aliquote della flotta da battaglia.
Nel pomeriggio dello stesso 17 dicembre lo Squalo, in agguato al largo di Malta, avvista due incrociatori britannici in uscita dalla Valletta, ed alle 18.15 (o 18.45) lancia un segnale di scoperta con cui comunica il suo avvistamento, aggiungendo che le navi nemiche hanno assunto rotta 140° e velocità 28 nodi (l’apprezzamento di rotta e velocità da parte del comandante dello Squalo si rivelerà piuttosto accurato, così come la stima della posizione del nemico al momento dell’avvistamento). L’avvistamento viene prontamente comunicato anche all’ammiraglio Angelo Iachino, comandante della squadra navale italiana in mare in appoggio dell’operazione «M. 42». Le navi avvistate dallo Squalo sono in realtà un incrociatore, il Neptune, e due cacciatorpediniere, Kandahar e Jaguar: fanno parte della famigerata Forza K britannica e sono salpati da Malta alle 15 per tentare di intercettare i convogli italiani, con l’ordine di raggiungere alle 23 il punto 32°40’ N e 16°06’ E ed iniziare da quel punto, insieme al resto della Forza K (Aurora, Penelope, Lance, Lively) ed in cooperazione con ricognitori Vickers Wellington, la ricerca del convoglio italiano diretto a Tripoli.
L’operazione «M. 42», che darà vita al breve ed inconcludente scontro divenuto noto come prima battaglia della Sirte, si concluderà felicemente con l’arrivo dei convogli nei porti libici. La Forza K finirà su un campo minato italiano al largo di Tripoli, subendo la perdita del Neptune e del Kandahar ed il grave danneggiamento dell’incrociatore leggero Aurora.
19 dicembre 1941
Infruttuosamente sottoposto a caccia con bombe di profondità da parte di cacciatorpediniere britannici al largo di Malta.
22-25 gennaio 1942
Inviato tra Malta ed il Canale di Sicilia, insieme ai sommergibili Narvalo, Topazio, Santorre Santarosa, Platino e Corallo, a copertura dell’operazione di traffico "T. 18", che vede l’invio in Libia di un importante convoglio con rifornimenti (15.000 tonnellate di materiali, 97 carri armati, 271 autoveicoli e 1467 soldati). Attacchi di aerosiluranti britannici provocheranno la perdita del trasporto truppe Victoria, inabissatosi con la morte di trecento uomini, mentre le altre motonavi raggiungeranno indenni Tripoli e contribuiranno, col loro carico, ad alimentare la controffensiva italo-tedesca che porterà nei mesi successivi alla riconquista della Cirenaica, perduta in dicembre durante l’offensiva britannica denominata "Crusader".

Lo Squalo a Trapani, probabilmente a fine gennaio 1942 (g.c. STORIA militare)

1° maggio 1942
Assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola, viene adibito a compiti addestrativi.
Maggio 1942-Luglio 1943
Opera alle dipendenze della Scuola Sommergibili di Pola, compiendo un totale di 121 uscite addestrative nonché alcuni agguati antisommergibili in Alto Adriatico.
Agosto 1942
Compie un agguato protettivo in Alto Adriatico.
Novembre 1942
Altro agguato protettivo in Alto Adriatico.
Luglio 1943
Dinanzi al precipitare degli eventi – la Sicilia invasa dalle forze angloamericane, la flotta subacquea italiana decimata da perdite sempre più pesanti – lo Squalo lascia la Scuola Sommergibili di Pola e viene “richiamato” in servizio di “prima linea”.
3 settembre 1943
Parte a Brindisi alle 22.10 per trasferirsi a Taranto.
5 settembre 1943
Arriva a Taranto alle 7.50.
7 settembre 1943
Lo Squalo (tenente di vascello Carlo Girola) salpa da Taranto alle 14.37 per raggiungere un settore d’agguato nel Mar Ionio.
Maricosom (il Comando Squadra Sommergibili), ricevuta notizia dell’avvistamento della flotta d’invasione angloamericana diretta verso le coste dell’Italia meridionale, ha dato il via al Piano "Zeta" (elaborato fin dal 23 marzo 1943 per la protezione delle coste del Sud Italia, della Sicilia e della Sardegna con l’impiego su larga scala delle residue forze subacquee, modificato più volte e diramato il 2 luglio): lo schieramento in massa dei sommergibili in quelle acque, per contrastare lo sbarco Alleato.
Nell’ambito del Piano "Zeta", lo Squalo viene inviato a formare uno sbarramento in Mar Ionio (tra le coste orientali della Sicilia e della Calabria e capo Santa Maria di Leuca in Puglia) insieme ad altri sette sommergibili (Fratelli BandieraMarcantonio BragadinJalea, ZoeaLuigi SettembriniOnice e Vortice): Onice, Vortice, Settembrini e Zoea vi sono già stati schierati in precedenza, mentre Squalo, Bandiera, Jalea e Bragadin vanno ad estendere tale sbarramento preesistente fino al Golfo di Taranto. Altri otto battelli (BrinDiaspro, TopazioAlagiMareaGalateaVelella, Platino e Nichelio) vengono dispiegati nel Basso Tirreno a copertura della costa compresa tra i golfi di Paola e di Gaeta, mentre altri due (Giada e Turchese) sono inviati ad ovest della Sardegna.
In realtà, mentre questo avviene l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati è già stato firmato da quattro giorni; ma rimane coperto da massimo segreto, tutti ne sono tenuti all’oscuro all’infuori una ristretta cerchia facente capo a Pietro Badoglio ed a Vittorio Emanuele III. Il comandante di Maricosom ha partecipato alla riunione organizzata dall’ammiraglio Raffaele De Courten, capo di Stato Maggiore della Marina, per spiegare ai comandanti superiori le disposizioni previste dal Promemoria numero 1, inviatogli il 6 settembre dal Comando Supremo, e nel quale si impartiscono ordini per un imminente rovesciamento delle alleanze. Il dispiegamento dei sommergibili nelle acque del Sud Italia è stato concordato con i comandi Alleati al fine di non insospettire i tedeschi; gli equipaggi non ne sono ovviamente a conoscenza, e quello del Velella (comandato proprio da Mario Patanè, il precedente comandante del Topazio) pagherà con la vita quest’assurda situazione, venendo silurato lo stesso 7 settembre dal sommergibile britannico Shakespeare.
8 settembre 1943
L’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati sorprende lo Squalo in missione offensiva in Mar Ionio (altre fonti, probabilmente erronee, affermano invece che si sarebbe trovato nel Basso Tirreno o nel Canale di Sicilia).
Alle 19.50 dell’8 settembre, otto minuti dopo che l’EIAR ha annunciato la notizia alla nazione (gli Alleati ne hanno dato notizia già alle 18.30, tramite Radio Algeri), Maricosom dirama a tutti i sommergibili in mare il messaggio «Alla ricezione del presente ordine assumere un compito esclusivamente ripeto esclusivamente esplorativo», seguito alle 21.10 da «Alla ricezione del presente messaggio cessare ogni ostilità alt Accusate ricevuta». Alle 21.50 Maricosom ordina a tutti i sommergibili: «Immergetevi subito a quota 80 metri alt Alle 8 del giorno 9 emergete rimanendo in superficie con bandiera nazionale a riva e pennello nero al periscopio di prora alt Riceverete ulteriori ordini alt Accusate ricevuta».
Il comandante Girola dello Squalo decide di consultarsi con i comandanti del Bandiera (capitano di corvetta Rodolfo Scarelli) e del Bragadin (tenente di vascello Alpinolo Cinti), in agguato in aree contigue: Girola e Cinti decidono di raggiungere Augusta, porto siciliano sotto controllo britannico, mentre Scarelli fa rotta per Taranto.
10 settembre 1943
Raggiunge Augusta, dove si consegna ai britannici.

Sommergibili italiani ormeggiati a Sliema (Marsa Muscetto, Malta) a fine settembre 1943: lo Squalo è il tredicesimo da sinistra (g.c. STORIA militare)

16 settembre 1943
Lascia Augusta al tramonto, insieme ad altri cinque sommergibili (SettembriniBragadin, VorticeOnice, Zoea), per raggiungere Malta, dov’è confluita la quasi totalità della flotta italiana. Subito fuori dal porto di Augusta i sommergibili si immergono, per evitare il rischio che unità alleate, avvistandoli, possano accidentalmente attaccarli ritenendoli nemici; sono state comunicate loro istruzioni sulle rotte di avvicinamento presumibilmente sgombre da mine (ma non c’è la certezza assoluta che non ve ne siano, dato che un campo minato tedesco è stato scoperto ancora il 6 settembre).
17 settembre 1943
Dopo aver compiuto in immersione il trasferimento da Augusta fin davanti alla coste maltesi, lo Squalo e gli altri sommergibili riemergono a sudest di Malta nel pomeriggio, e raggiungono l’isola alle 18.35, andandosi poi ad ormeggiare nella parte più interna dell’ancoraggio di Lazaretto Creek (Marsa Muscetto). Qui si trovano radunati in tutto sedici sommergibili italiani.

Lo Squalo alla fonda a St. Paul’s Bay a Malta, il 22 settembre 1943 (Imperial War Museum, via Dante Flore e www.naviearmatori.net)

21 settembre 1943
In seguito alla suddivisione (motivata da ragioni di ordine logistico) in due Gruppi dei sommergibili italiani dislocati a Malta, lo Squalo viene trasferito nell’ormeggio di San Paolo/Sliema (Malta), insieme ad altri dieci sommergibili (Brin, Alagi, Galatea, H 1, H 2, H 4, Onice, Menotti, Jalea e Zoea), alle "dipendenze" della nave appoggio Giuseppe Miraglia.
13 ottobre 1943
In seguito alla dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, lo Squalo e quasi tutti i sommergibili italiani che si trovano a Malta (Brin, Bandiera, Settembrini, Jalea, H 1, H 2 e H 4; alcuni altri invece verranno inviati ad Haifa) lasciano l’isola per tornare in Italia.
20 novembre (?) 1943
Raggiunge Augusta.
20 gennaio 1944-1945
Durante la cobelligeranza tra l’Italia e gli Alleati, fino alla fine del conflitto, lo Squalo (inizialmente al comando del tenente di vascello Alfredo Fellner e poi del sottotenente di vascello Fernando Ubaldelli) viene intensamente impiegato in esercitazioni antisommergibili per l’addestramento sia di unità della Marina italiana che delle Marine Alleate, con base a Taranto e ad Augusta.
Finita la guerra, viene posto in disarmo.
1° febbraio 1948
Radiato ed avviato alla demolizione.

Lo Squalo ormeggiato a Taranto verso la fine del 1944. Sulla sinistra il Ciro Menotti in disarmo (lo Squalo è invece ancora in servizio) (g.c. STORIA militare)