sabato 3 dicembre 2022

Moscardin

Il Moscardin sotto il precedente nome di Strathearn, in una foto datata 19 ottobre 1906 (Nick Chipchase, via www.clydeships.co.uk)

Piroscafo da carico di 4374 tsl e 2727 tsn, lungo 112,77-123 metri, largo 15,9-17,3 e pescante 5,33-7,8, con velocità di 9 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Polena, con sede a Genova, iscritto con matricola 2279 al Compartimento Marittimo di Genova, nominativo di chiamata IBIO.
 
Breve e parziale cronologia.
 
19 ottobre 1905
Varato nei cantieri di Cartsdyke della Grangemouth & Greenock Dockyard Company Ltd. di Greenock.
Gennaio 1906
Completato come Strathearn (numero di costruzione 271) per William Burrell & Son di Glasgow e più precisamente per la Strathearn Steamship Company Ltd., appositamente costituita, mentre William e George Burrell risultano i gestori. Stazza lorda 4419 tsl, netta 2845 tsn. Porto di registrazione Glasgow, dal 23 gennaio 1906; nominativo di chiamata HFGK.
Giugno 1909
Un viaggio dello Strathearn da Bunbury a Bombay, con un carico di legname, viene a più riprese interrotto dall’ammutinamento di cinque fuochisti, Benhardt Schlade, Francis McGuiness, James Flyn, Michael Buckley e Thomas Webb. I cinque, ingaggiati a New York con una paga di 4,5 sterline al mese, si rifiutano una prima volta di lavorare a Bunbury, venendo per questo messi in arresto per due settimane per insubordinazione; mentre la nave è ferma a Bunbury, il 10 giugno un altro fuochista, James McNamara, tenta il suicidio mentre è ubriaco, tagliandosi un’arteria del braccio sinistro con un coltello. Fermato, medicato e portato al Gordon’s Hotel, si strappa le bende; viene allora portato in ospedale e nuovamente bendato, per poi essere trasferito in una cella della locale stazione di polizia, dove nuovamente si strappa le bende.
I cinque fuochisti arrestati vengono rilasciati nel pomeriggio del 14 giugno e rimandati a bordo con l’ordine di tornare al lavoro, ma l’indomani mattina incrociano nuovamente le braccia, costringendo gli ufficiali di macchina a spalare il carbone nelle caldaie al posto loro. Con i macchinisti sfiniti ed i fuochisti che non vogliono sentir ragioni, il comandante dello Strathearn, capitano William Durbin, non può fare altro che dirigere verso la vicina Fremantle, dove giunge il giorno stesso; qui si rivolge alle autorità portuali, che dopo che i fuochisti hanno rifiutato ancora una volta, alla presenza del capitano di porto Smith, di lavorare – affermando di “preferire la galera”, dove verrebbero trattati meglio che sulla nave –, ne dispongono l’arresto.
Il mattino del 16 giugno Schlade, McGuiness, Flyn e Buckley (Webb è stato intanto ricoverato in ospedale) vengono condotti davanti ai giudici di pace Foxworthy, Prout e Key della Corte di Polizia di Fremantle, con l’accusa di aver rifiutato di eseguire gli ordini del comandante Durbin; procuratore è J. Dwyer, e R. D. Beresford avvocato difensore. Gli imputati si dichiarano colpevoli, motivando però il loro rifiuto di lavorare con la pessima qualità del vitto ed il mancato mantenimento da parte del comandante Durbin della promessa fatta loro, alla partenza da Bunbury, di fornire loro alcuni capi d’abbigliamento da essi richiesti se avessero accettato di svolgere il loro lavoro. Flyn, in particolare, asserisce che fin dalla partenza da New York a gennaio aveva chiesto a Durbin un paio di stivali, e che nonostante questi avesse promesso di fornirglieli al primo porto in cui avrebbero fatto scalo, a cinque mesi di distanza gli stivali non sono ancora stati procurati; McGuiness dichiara che alla partenza da New York non aveva vestiti oltre a quelli che indossava, e che Durbin gli aveva promesso di procuragliene a St. Vincent, ma qui non erano stati forniti perché Durbin non era riuscito a contattare il console britannico a Norfolk per chiedere di prepararli (a suo dire, perché due neri armati di rivoltelle avevano impedito all’equipaggio di mettere piede a terra). Per il resto del viaggio, i vestiti erano stati promessi ogni volta al porto successivo, promessa ogni volta disattesa. Inoltre, il primo mese di paga non era ancora stato corrisposto.
Al termine dell’udienza, i tre giudici condannano gli imputati a quattro settimane di lavori forzati.
Lo stesso giorno, però, altri tre fuochisti dello Strathearn si rifiutano a loro volta di lavorare: gli svedesi J. Withers e W. Dermit ed il finlandese Kabel Johnson. Processati a loro volta a Fremantle il 18 giugno, vengono condannati a sei settimane di prigione, più il pagamento delle spese processuali.
Dal momento che ogni giorno di sosta forzata costa agli armatori 50 sterline, il capitano Durbin è costretto ad ingaggiare dei nuovi fuochisti a Fremantle pagandoli otto sterline al mese, quasi il doppio della paga degli ammutinati.
29 dicembre 1911
Mentre si trova in porto ad Astoria, pronto a salpare non appena il tempo migliorerà, lo Strathearn riceve un ordine di fermo emesso dallo sceriffo Burns per conto del giudice Bean della corte distrettuale di Portland, che ha disposto di trattenere la nave in porto per un procedimento giudiziario intentato contro la American Trading Company, che ha noleggiato la nave, dallo scaricatore di porto Ralph Amoth, rimasto seriamente ferito in un incidente verificatosi sullo Strathearn a Portland durante lo scaricamento delle merci. L’indomani, alla nave viene concesso di salpare dietro pagamento di una cauzione.

Lo Strathearn scarica legname in una foto del 1915 (The History Trust of South Australia)

1916
Lo Strathearn è al centro di una causa intentata dal carpentiere John Dillon, il 2 agosto 1916 a Pensacola, contro la Strathearn Steamship Company, per il rifiuto del comandante di pagare lo stipendio arretrato degli ultimi due mesi. Dillon, che cita a supporto della sua richiesta il Seamens’ Act del 1915, perde la causa presso la corte distrettuale di Pensacola ed anche in appello, fino a quando il caso finisce davanti alla Corte Suprema, che invece gli dà ragione.
3 marzo 1917
Lo Strathearn s’incaglia presso Metomkin Inlet, sulla costa della Virginia, a causa della nebbia, durante un viaggio con un carico di nitrati. Riesce successivamente a disincagliarsi senza bisogno di assistenza.
1918
Acquistato dalla Shankland & Co. Ltd. di R. R. Shankland, con sede a Glasgow (o Londra), senza cambiare nome.
1919
Acquistato dalla General Maritime Trust Ltd. di Londra, in gestione a Robert R. Shankland di Londra.
1920
Venduto alla Anglo-American Oil Company Ltd. di Londra.
25 agosto 1920
Mentre è ormeggiato di prua al lato occidentale del molo numero 1 dello stabilimento Standard Oil di Bayonne, lo Strathearn viene investito dalla chiatta No. 5 della Marina statunitense, che si sta allontanando a marcia indietro dal lato orientale del molo numero 5.
La Anglo-American Oil Company farà causa alla Marina statunitense chiedendo il pagamento dei danni, quantificati in 1093,24 dollari; il giudice ordinerà il pagamento ma ridimensionandone l’importo, a 720,7 dollari.

Lo Strathearn in una foto del 1920 circa (g.c. Mauro Millefiorini, via www.naviearmatori.net)

20 giugno 1921
Lo Strathearn, in navigazione nel Nordatlantico, avvista alle quattro del mattino un iceberg in posizione 43°03’ N e 49°14’ O, e quattro ore più tardi ne avvista un altro in posizione 42°57’ N e 49°05’ O. Alle nove del mattino intercetta un SOS lanciato dal piroscafo Senweid dello Shipping Board, che richiede assistenza ad altre navi dello Shipping Board perché ha le macchine fuori uso; subito dopo, il Senweid contatta direttamente lo Strathearn chiedendogli di ritrasmettere il suo messaggio ad altre navi dello Shipping Board che si trovassero nei pressi, chiedendo ad una di esse di intervenire. Lo Strathearn provvede subito, informandone anche la sede di Washington dello Shipping Board; risponde alla chiamata il piroscafo Bethelridge dello Shipping Board, che si dirige verso il Senweid per prenderlo a rimorchio.
1924
Venduto all’armatore greco Panaghos C. Lemos e ribattezzato Constantinos. Porto di registrazione il Pireo.
1925
Ribattezzato Kostantis Lemos, senza cambiare proprietario. Porto di registrazione il Pireo, stazza lorda e netta 4419 tsl e 2845 tsn, nominativo di chiamata JFWK (SVOI dal 1933).
8 dicembre 1929
Il Kostantis Lemos s’incaglia presso Garding, nello Schleswig-Holstein. Viene successivamente disincagliato.
1931
Ribattezzato Danaos, mentre gli armatori cambiano ragione sociale in Panaghos C. & Geo. C. Lemos (per altra fonte, Constantine & Lemos). (Altra fonte afferma che il cambio di nome sarebbe avvenuto già nel 1928).
1935
Il porto di registrazione viene cambiato dal Pireo a Chio.
1939
Acquistato dalla Società di Navigazione "Polena" di Genova e ribattezzato Moscardin. Impiegato nel trasporto di carbone britannico, che carica a Newcastle, in Italia.
Sotto la bandiera di sua maestà
 
Anche il Moscardin fu tra le decine di mercantili italiani che l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, sorprese fuori dal Mediterraneo e, per di più, in acque controllate dai nuovi nemici.
Più precisamente, nel momento della dichiarazione di guerra il Moscardin si trovava a Newcastle, nell’estuario del Tyne: salpato in fretta e furia insieme ad altri tre piroscafi italiani, Mugnone, Pamia e Barbana G., venne rapidamente raggiunto in mare aperto da unità della Royal Navy, catturato e condotto in porto a Methil, dove giunse l’11 giugno. Analoga sorte ebbero le altre tre navi, mentre altri tre mercantili italiani, Pellice, Andrea ed Elios, vennero catturati in porto a Newcastle. (Il volume USMM "I violatori di blocco" afferma invece che il Moscardin sarebbe stato catturato a Duston; il volum "Navi mercantili perdute", pure dell’USMM, colloca la cattura a Scapa Flow nell’improbabile data del 23 luglio 1940, ma si tratta evidentemente di un errore).
 
I marinai del Moscardin si ritrovarono ad essere tra i 4500 cittadini italiani di tutte le età ed occupazioni (c’erano commercianti, professionisti, artigiani, cuochi, camerieri, autisti, barbieri, religiosi ed altro ancora) che nel giugno 1940, in seguito alla dichiarazione di guerra, furono arrestati in tutta la Gran Bretagna nel timore che potessero diventare spie, sabotatori od in altro modo “quinte colonne” in territorio britannico. Era stato Churchill in persona, il giorno seguente alla dichiarazione di guerra, a disporre l’arresto di tutti i cittadini italiani di sesso maschile e di età compresa tra i 16 ed i 70 anni: gli arresti furono effettuati dall’Home Office (l’equivalente britannico del Ministero dell’Interno, dal quale dipendevano le forze di polizia), mentre il War Office provvedeva all’allestimento dei campi d’internamento. Nel giro di tre giorni, un terzo dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito erano in stato di arresto. Imprigionati inizialmente presso le stazioni di polizia dei paesi e città in cui si trovavano, gli italiani vennero successivamente concentrati in un grande campo allestito a Warth Mills, un ex cotonificio di Bury, nel Lancashire, da dove vennero poi smistati verso altri campi in tutto il Regno Unito.
I marittimi formavano un gruppo piuttosto numeroso tra questi internati: oltre al Moscardin, infatti, erano ben quattordici i mercantili italiani che la dichiarazione di guerra sorprese nei porti o nelle acque del Regno Unito, con conseguente immediata cattura di navi ed equipaggi: AndreaAmelia LauroAngelina LauroGioacchino LauroBarbana G.EliosEricaGabbianoMincio, MarzoccoMugnone, PamiaPellice e Procida. In tutto, quasi cinquecento tra ufficiali e marinai della Marina Mercantile italiana erano stati così catturati.
La maggior parte degli italiani vennero internati nel Regno Unito (e specialmente in campi allestiti nell’Isola di Man), ma diverse centinaia vennero invece trasferiti via mare in Canada; durante uno di questi viaggi, il 2 luglio 1940, si verificò la tragedia del piroscafo Arandora Star, affondato in Atlantico da un U-Boot con la morte di 470 dei 734 internati civili italiani a bordo.
Nel 1942 lo status dei marittimi italiani internati – a differenza degli altri civili italiani internati, e pur essendo gli uomini della Marina Mercantile dei civili – venne modificato da quello di internati civili a quello di prigionieri di guerra di classe 1, così parificandolo a quello dei militari catturati, ed impedendone il rilascio fino alla fine delle ostilità.
Il cuoco di bordo del Moscardin, Federico Vaccari, morì in prigionia in Inghilterra l’8 dicembre 1944.
 
Sbarcato il proprio equipaggio, il Moscardin venne formalmente confiscato il 27 giugno 1940; l’indomani lasciò Methil per tornare a Newcastle, insieme a Mugnone e Barbana G., mentre Pamia e Pellice vennero mandati a Leith. Trasferito sotto l’autorità del Ministry of War Transport, il Moscardin venne dato in gestione all’armatore J. Morrison & Sons di Londra e ribattezzato Empire Gunner, ricevendo il nuovo nominativo di chiamata di GLYY. Nei registri britannici la sua stazza lorda venne registrata come 4492 tsl.
 
Il 26 agosto 1940 l’Empire Gunner si trasferì da Methil al Tyne con il convoglio MT. 151 (composto, oltre che da esso, dai mercantili britannici Redhall, Shoal Fisher, Kerry Coast, Widestone, Spray e Svava e dal danese Fylla, con la scorta del piropeschereccio armato britannico William H. Hastie), mentre il 1° settembre fece parte del convoglio FN. 267 (che comprendeva oltre ad esso i mercantili Ashby, Baron Douglas, Birtley, British Sincerity, Barrington Court, Campus, Daldorch, City of Paris, Stanwell, Pacific Star ed il panamense Boka) da Southend a Methil.
 
Il 2 settembre 1940 l’Empire Gunner salpò da Methil insieme al convoglio OB. 288, che comprendeva i mercantili britannici Algarve, Ashby (tornato in porto danneggiato), Baron Douglas, Barrington Court, Beaumanoir, Circe II, Creekirk, City of Paris (nave di bandiera del capoconvoglio, capitano di vascello H. J. Anchor), Daldorch, Daphnella, Empire Adventure (tornato in porto a causa di un’avaria di macchina), Empire Crocus, Flowergate, Glen, Lagosian, Norman Monarch, Paul M., Shoal Fisher, Saxon Queen e Sava, i norvegesi Inger Lise, Tarifa, Temeraire e Victo, gli olandesi Soesterberg e Delftdjik ed il panamese Boka, scortati dal cacciatorpediniere canadese Skeena, dallo sloop britannico Lowestoft e dai pescherecci armati antisommergibili Drangey, Fandango e Northern Gem. Il convoglio si disperse il 6 settembre.
 
Il 21 settembre 1940 l’Empire Gunner lasciò il Clyde in navigazione isolata, raggiungendo Swansea il 17 ottobre; lo stesso giorno partì nuovamente da Cardiff. Tornato a Swansea, ne salpò il 10 novembre, da solo e senza scorta, diretto a Milford Haven, dove giunse tre giorni più tardi.
 
Il 16 novembre 1940 l’Empire Gunner salpò in zavorra da Milford Haven e l’indomani si unì nel Canale di Bristol al convoglio OB. 244, salpato da Liverpool e composto da 46 mercantili (oltre all’Empire Gunner, i britannici Carperby, City of Norwich, Daydawn, San Delfino, Manchester Spinner, Landlaf, Blairey, Putney Hill, PLM 22, Karabag, King Idwal, Flaminian, Embassage, Merchant Royal, Baron Ruthven, Oakcrest, Tymeric, Gypsum Queen, Egret, Tenax, Helena Margareta, Kingsbury ed Elisabeth Lensen, i norvegesi Dageid, Heina, Bonde, Ledaal, Lysaker V, Inga I, Loke, Vestland, Vigsnes, Ingertre, Thyra e Havtor, i greci Virginia, Victoria, Mount Athos, Leonidas N. Condylis, Zeus e Leonidas, i belgi Brabo e Sanso, gli svedesi Anten e Gdynia, il canadese R. J. Cullen, lo jugoslavo Sud, il polacco Zagloba, l’olandese Parklaan). Solo nove erano partiti effettivamente da Liverpool; altri dodici, tra cui l’Empire Gunner (gli altri erano PLM 22, Carperby, Victoria, Daydawn, Virginia S., Leonidas N. Condylis, Sud, Mount Athos, Brabo, R. J. Cullen, Gypsum Queen) si unirono al convoglio nel canale di Bristol, altri otto da Glasgow (Flaminian, Tymeric, Llandaff, Merchant Royal, Zagloba, Zeus, Egret, Putney Hill) e 17 da Oban (Vigsnes, Embassage, Blairesk, Loke, Sanso, Ledaal, Parklaan, Kingsbury, Inga I, Lysaker V, Ingertre, Elisabeth Lensen, Helena Margarita, Havtor, Tenax, Bonde, Vestland). Dopo aver subito la perdita del Daydawn e del Victoria ad opera degli U-Boote, il convoglio si disperse il 22 novembre (altri quattro mercantili, Oakcrest, Anten, Tymeric e King Idwal, vennero affondati il giorno seguente), dopo di che l’Empire Gunner proseguì per St. John’s, in Canada, dove giunse il 7 dicembre.
 
Il 21 dicembre lasciò da solo St. John’s per Halifax, dove giunse due giorni dopo; ne ripartì il 9 febbraio 1941 con il convoglio HX. 108, formato dai mercantili britannici Dalemore, Dalmore, Danae II, Empire Bronze, Empire Eland, Empire Hawk, Empire Simba, Forest, G. S. Walden, Gitano, Holmpark, James J. Maguire, Llanover, Loch Don, Manchester Exporter, Markhor, Queen Maud, Redgate, Rookley, Saint Bertrand, San Gerardo, Silverelm e Standella, i norvegesi Bonde e Brant Country, i greci Nicolau Virginia e Mount Taurus, l’olandese Willemsplein ed il polacco Lechistan. La scorta era inizialmente composta dall’incrociatore ausiliario britannico Maloja e dalle corvette canadesi Mayflower e Snowberry.
Il 12 febbraio si unirono al convoglio le navi del convoglio BHX 108, salpato da Bermuda il 7 febbraio: i mercantili britannici Adula, Aircrest, British Progress, Cape Clear, Comedian, Director, Donacilla, Losada, Luminetta, Misoa, Putney Hill, Rapana, Saintonge, San Casimiro, Sepia, Twickenham e Yngaren, ed i norvegesi Bianca, Emma Bakke e Leikanger. Bonde e Dalemore invertirono la rotta e tornarono ad Halifax, mentre il 18 febbraio si unì alla scorta la corazzata Rodney; l’indomani se ne separò invece il Maloja. Il 20 febbraio se ne andò anche la Rodney, mentre il 24 si unirono alla scorta i cacciatorpediniere britannici Wanderer, Witch e Montgomery ed il peschereccio armato antisommergibili York City, pure britannico. Il 25 si aggregò temporaneamente alla scorta la corvetta britannica Periwinkle, che però se ne separò l’indomani. Il convoglio raggiunse il Regno Unito il 27 febbraio. (Altra fonte afferma invece che l’Empire Gunner avrebbe lasciato Halifax il 2 gennaio con il convoglio SC. 18, arrivando a Newport il 21 gennaio e ripartendone il 15 febbraio per il Clyde, dove giunse il 18).
 
L’8 marzo 1941 la nave lasciò il Clyde con il convoglio OG. 55 (composto dai mercantili britannici Alresford, Baron Graham, Baron Tweedmouth, Cland Macindoe, City of Lancaster, Cydonia, El Ciervo, Empire Bay, Empire Stream, Empire Hartebeeste, Erato, Janeta, Orfor, Pelayo, River Lugar, Shuna, Tewkesbury e Wallsend, dai norvegesi Arosa, Atle Jarl, Bello, Corvus, Frontenac, Thyra e Trolla, dai turchi Erdek, Gemlik, Kilye, Sarkoy, Lapseki, Mundanya e Murefti, dagli svedesi Disa e Trolleholm, dai greci Orion e Marika Protopapa e dall’olandese Kapwijk, scortati dai cacciatorpediniere Achates, Borea e Ramsey, dalle corvette Azalea, Coreopsis, Heather, Fleur de Lys, Picotee e Snowdrop, dagli sloop Egret e Weston, dai pescherecci armati Arab, Ayrshire, Kingston Crhysolite e Lady Madeleine e dal sommergibile Pandora, tutti britannici), raggiungendo Freetown il 1° aprile. Imbarcatovi un carico di minerale, la nave lasciò Freetown il 27 aprile con il convoglio SL. 73, che comprendeva i mercantili britannici Alcyone, British Chemist, Brynymor, City of Florence, Celtic Star, Clan Skeene, Daronia, Defoe, Elg, Guelma, Harpalion, Hartington, Hartismere, Hopecrown, Laplace, Llancarvan, Lysaker V, Novasli, Penolver, Robert L. Holt, Rupert de Larrinaga, Sabor, Sagaing, Solon II, Starcross, Suva, Svend Foyn e Thomas Holt, i norvegesi Fana, Hardanger e Tanafjord, il greco Agios Georgios, lo svedese Atlant, il belga Katanga, l’egiziano Rod-el-Farag e l’olandese Titus. La scorta era composta iniziamente dall’incrociatore ausiliario Esperance Bay e dalle corvette Crocus, Clematis, Marguerite e Cyclamen, tutte britanniche; il 29 aprile si unì ad essa anche il cacciatorpediniere britannico Duncan, che però se ne separò nuovamente il 1° maggio. Il 3 maggio si aggiunse momentaneamente alla scorta l’incrociatore leggero britannico Dragon, che se ne andò il giorno seguente; il 19 maggio l’Esperance Bay lasciò la scorta, che venne invece rinforzata dai cacciatorpediniere canadesi Columbia e St. Francis, dal cacciatorpediniere britannico Boadicea e dall’incrociatore ausiliario britannico Hilary. L’indomani la scorta venne ulteriormente rafforzata dal cacciatorpediniere canadese St. Clair, dallo sloop britannico Egret e dalle corvette canadesi Hepatica, Snowberry, Spikenard ed Arrowhead; si unì al convoglio anche la nave soccorso Zamalek. Il 21 maggio il St. Francis ed il St. Clair lasciarono il convoglio, che arrivò a Liverpool il 25 maggio; il giorno seguente l’Empire Gunner raggiunse Port Talbot, da dove poi proseguì da solo per Barry, arrivandovi il 31.
 
Lasciata anche Barry, dopo aver fatto nuovamente scalo a Port Talbot, giunse a Milford Haven il 12 giugno, trasferendosi a Barry quello stesso giorno e facendo poi ritorno a Milford Haven, da dove ripartì il 13 giugno con il convoglio OG. 65 (mercantili britannici Alva, Almenara, Beaconstreet, Baron Cochrane, Dalcroy, Empire Magpie, Empire Moat, Empire Swan, Errington Court, Fendris, Fidra, Harborough, Kirsten Maersk, Laurel Wood, Lyminge, Margareta, Marklyn, Mariposa, Meta, Myrtlebank, Ousel, Penrose, Pinzon, Rembrandt, Sevilla, Spero, Southern Pride, Switzerland, Tisa, Twickenham e Vanellus, mercantili greci Anna Bulgaris, Agia Marina, Chelatros, Ellenico, Icarion, Michalis, Nicholas Pateras e Mount Kitheron, mercantili norvegesi Brasil, Kos I, Lysaker V, Selbo, Trolla e Titanian, mercantili svedesi Bifrost e Mauritz, mercantile olandese Breedijk, scortati dal cacciatorpediniere britannico Westcott, dallo sloop britannico Deptford, dalle corvette britanniche Auricula, Ibiscus, Geranium, Freesia, Jonquil, Marigold, Periwinkle e Spiraea, dal dragamine britannico Holly, dai pescherecci armati britannici Rumba e Syringa e dal sommergibile britannico Olympus), arrivando a Freetown il 4 luglio.
 
Il 15 agosto 1941 l’Empire Gunner salpò da Pepel (Freetown) per Middlesborough (per altra fonte, per Liverpool) con il convoglio SL. 84, che comprendeva i mercantili britannici Anadyr, Aldington Court, Barrdale, Bereby, Beckenham, Bothnia, Derrymore, Hamla, Harberton, Holmpark, Kerma, Macgregor Laird (nave di bandiera del capoconvoglio, capitano di vascello A. J. Baxter), Matadian (il cui comandante era il vice capoconvoglio), Oporto, Reaveley, Peribonka, il greco Chelatros, il norvegese Para ed il francese Ville de Tamatave, oltre alla nave soccorso britannica Copeland. La scorta era costituita inizialmente dal cacciatorpediniere britannico Brilliant, dalle corvette britanniche Amaranthus, Armeria, Mignonette e Woodruff e dai pescherecci armati antisommergibili Sarabande e St. Wistan, pure britannici.
L’Empire Gunner, carico di 6300 tonnellate di minerale di ferro, occupava nel convoglio la posizione 32.
Il 18 agosto il convoglio venne raggiunto dagli sloop britannici Folkestone e Londonderry, inviati a rilevare la scorta originaria, che infatti lo lasciò il giorno seguente. Il 20 agosto la scorta venne rinforzata da un terzo sloop, il Weston, ed il 2 settembre dal vecchio cacciatorpediniere St. Albans, ma quello stesso giorno l’Empire Gunner, rimasto indietro, perse il contatto con il resto del convoglio, cui non riuscì più a ricongiungersi. Il St. Albans venne distaccato per assumerne la scorta, ma poté fare poco quando il 6 settembre, all’estremità meridionale del Canale di San Giorgio, le due navi vennero attaccate da aerei tedeschi in posizione 52°08’ N e 05°18’ O: entrambe furono danneggiate, ma mentre i danni riportati dal St. Albans furono piuttosto lievi, l’Empire Gunner venne colpito in modo irreparabile. Abbandonato dall’equipaggio, senza alcuna perdita umana, colò a picco alle quattro del mattino del 7 settembre nel punto 52°09’ N e 05°16’ O, al largo di Milford Haven e dodici miglia a nordovest di Strumble Head.
 
Nel luglio del 1945 un oggetto sommerso, ritenuto inizialmente essere una sporgenza rocciosa lunga 110 metri ed alta 18, venne individuato nel punto in cui era affondato l’Empire Gunner, e nuove rilevazioni ne confermarono la presenza nel dicembre di quell’anno. Soltanto nel maggio 1980 la nave idrografica Beagle della Royal Navy accertò che in realtà la “sporgenza rocciosa” era il relitto di una nave.
Il relitto dell’Empire Gunner giace oggi a profondità compresa tra i 68 ed i 72 metri; lo scafo, orientato per 45°/225°, si eleva dal fondale marino per circa nove metri.
 
 
Lo Strathearn sul Clydeships
Lo Strathearn su Auke Visser
Coflein – Empire Gunner
L’Empire Gunner su Wrecksite
Empire Ships – Empire G
La Burrell & Son su Theshipslist
Notizia sull’“Argus” del 18 giugno 1909

domenica 6 novembre 2022

Diaspro

Il Diaspro in allestimento a Trieste, in una fotografia datata 31 agosto 1936 (da “Gli squali dell’Adriatico. Monfalcone e i suoi sommergibili nella storia navale italiana” di Alessandro Turrini, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)

Sommergibile di piccola crociera della classe Perla (dislocamento di 680 tonnellate in superficie, 844 in immersione).
Durante il conflitto 1940-1943 effettuò 53 missioni di guerra, di cui 30 offensive/esplorative e 23 di trasferimento, percorrendo 22.345 miglia in superficie e 3057 in immersione e trascorrendo 806 giorni in mare; nei primi due anni di guerra operò quasi esclusivamente nel Canale di Sardegna, mentre dal 1° aprile al 10 settembre 1942 svolse 32 uscite addestrative per gli allievi della Scuola Sommergibili di Pola, per poi tornare al servizio “di prima linea” nel Mediterraneo occidentale. Nel periodo della cobelligeranza effettuò 59 missioni (48 delle quali per esercitazione) percorrendo 4030 miglia; dal marzo 1944 all’aprile 1945 svolse attività addestrativa per le navi italiane tra Brindisi e Taranto (trovando anche il tempo, nell’agosto 1944, per una missione speciale di sbarco di agenti Alleati nelle Isole Ionie), e nell’aprile-maggio 1945 fece lo stesso a Malta, effettuando 17 missioni addestrative per le navi antisommergibili Alleate.
 
Breve e parziale cronologia.
 
21 o 29 settembre 1935
Impostazione presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1142).
5 luglio 1936
Varo presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
22 agosto 1936
Entrata in servizio.
27 settembre 1936
Posto alle dipendenze di Maricosom ed assegnato alla XXXV Squadriglia Sommergibili di Messina (per altra fonte sarebbe stato assegnato inizialmente alla XVII Squadriglia Sommergibili, come unità caposquadriglia, passando alla XXXV soltanto nel 1938). Negli anni successivi effettua crociere addestrative annuali in Mediterraneo.
12 febbraio 1937
Al comando del capitano di corvetta Angelo Lo Schiavo, il Diaspro prende il mare per svolgere una missione clandestina in acque spagnole, in appoggio alle forze franchiste, durante la guerra civile in Spagna.
Nel periodo 5 agosto-12 settembre, i sommergibili italiani effettuano complessivamente 59 missioni ed iniziano ben 444 attacchi, portandone però a termine soltanto 24 (a causa delle citate regole restrittive sulla necessità di identificare con assoluta certezza i bersagli prima di lanciare), con il lancio di 43 siluri ed il conseguente affondamento di quattro mercantili e danneggiamento di un cacciatorpediniere.
Arriva a Cagliari alle 12.35, dopo aver percorso 176 miglia.
Il Diaspro e gli altri quattro battelli si posizionano sul rilevamento 315° da La Galite, a 30 miglia di distanza l’uno dall’altro, con l’incarico di effettuare ricerca notturna per parallelo senza spingersi a più di 120 miglia ad ovest rispetto alla linea dello schieramento. Supermarina (nella persona dell’ammiraglio Domenico Cavagnari) ha ordinato a Maricosom (ammiraglio Mario Falangola) la formazione di questo sbarramento nel Mediterraneo occidentale dopo averne già fatto formare un altro a sudest di Malta con i sommergibili TopazioPier Capponi e Fratelli Bandiera.
Agenti italiani appostati sulla costa spagnola dello stretto di Gibilterra hanno infatti riferito, la sera del 7 novembre, della partenza della Forza H (ammiraglio James Somerville) da quel porto, e lo stesso giorno un ricognitore S.M. 79 dell’Aeronautica della Libia ha notato la mancanza delle grandi unità della Mediterranean Fleet nel porto di Alessandria, notizia poi confermata dall’intercettazione di traffico radio, dalla quale Supermarina ha dedotto che debbano essere in navigazione da Alessandria verso ovest 2-3 corazzate, 6 incrociatori ed una dozzina di cacciatorpediniere. A Roma non si conosce, naturalmente, lo scopo di questi movimenti.
Scopo dello sbarramento di cui fa parte il Diaspro è di intercettare la Forza H, che secondo quanto riferito da ricognitori aerei francesi e spagnoli è in navigazione verso il Canale di Sicilia (per altra fonte, la Forza H sarebbe stata localizzata il mattino del 9 novembre dalla Regia Aeronautica in seguito all’attacco aereo contro Cagliari lanciato dagli Swordfish dell’Ark Royal). L’ordine di Cavagnari (n. 1772, urgentissimo e recapitato a mano), in particolare, stabilisce: «Disponete che cinque sommergibili pronti Cagliari partono al tramonto di oggi eseguendo durante la notte trasferimento su linea sbarramento orientata da La Galite per nord ovest (alt) Sommergibili a distanza di 30 miglia l'uno dall'altro su linea anzidetta rimarranno in agguato profondo idrofonico durante il giorno et eseguiranno durante ore notturne agguato in superficie spostandosi per parallelo entro limiti linea iniziale et linea parallela spostata 120 miglia verso ponente (alt) Scopo attaccare forze navali nemiche in movimento nelle acque fra la Sardegna e le Baleari (alt) Durante notte siano tenuti pronti 2 tubi lanciasiluri per ogni estremità (alt) Unità rientreranno all'ordine (alt) assicurare (alt) Cavagnari». Conseguentemente, nelle prime ore del 9 novembre Maricosom ha ordinato al VII Grupsom di Cagliari, con il messaggio numero 43846, di inviare cinque sommergibili (tra quelli scelti è appunto il Diaspro) che dovranno posizionarsi per parallelo a nordovest di La Galite, spostandosi nottetempo, navigando in superficie, di 120 miglia verso ovest.
Oltre a schierare sommergibili in entrambi i bacini del Mediterraneo, Supermarina allerta anche la flotta perché sia pronta a muovere entro l’8 mattina, e dispone crociere di vigilanza con alcuni MAS, la XIV Squadriglia Cacciatorpediniere e la XIV Squadriglia Torpediniere (MAS e cacciatorpediniere non potranno poi compiere tali pattugliamenti a causa del mare mosso). Vengono infine ordinate ricognizioni da parte degli idrovolanti dell’83° Gruppo della Ricognizione Marittima della Sicilia, che alle 11 dell’8 avvistano cinque piroscafi, scortati da un incrociatore e quattro cacciatorpediniere, 180 miglia ad est di Malta (dove evidentemente è diretto), ed alle 15.20 localizzano anche due corazzate, una portaerei e parecchi incrociatori e cacciatorpediniere che si trovano a nord del convoglio, con l’apparente compito di proteggerlo.
17 novembre 1940
La partenza della Forza H in più gruppi, e le rotte seguite da questi fino alla riunione (che avviene il mattino del 27 settembre, cento miglia a sud di Cagliari), traggono in inganno i comandi italiani, i quali, ricevute nella tarda mattinata del 25 settembre le prime notizie sulla partenza della Forza H da Gibilterra, ritengono erroneamente che lo scopo dell’operazione sia un bombardamento navale contro obiettivi sulle coste della Penisola (come attestato dal "Notiziario 73" di Maristat Informazioni, delle 11.10 del 25 settembre, secondo cui "N.B. NELSON partita ieri ore 18.30 per ponente con 4 CC.TT. alt RODNEY alzata insegna ammiraglio alt Nella notte tutte forze navali Gibilterra partite con scorta numerosi CC.TT. presumesi per Mediterraneo alt Al RODNEY risulterebbe aggregatosi gruppo NELSON con tipo BELFAST alt Scopo missione sarebbe rappresaglia contro coste italiane"). Per contrastare questo ipotetico bombardamento, Supermarina ha inviato il Diaspro e gli altri tre sommergibili ad est delle Baleari, altri tre a sudovest della Sardegna, tre a sud/sudovest di Ibiza e cinque in Mar Ligure. Il Narvalo viene inviato al largo di Capo Bon, AduaDandoloSqualoDelfinoTurchese e Fratelli Bandiera a nord di Capo Ferrat; un gruppo di MAS viene schierato al largo di Pantelleria.
Risulterà infruttuosa l’uscita in mare della squadra da battaglia al comando dell’ammiraglio Angelo Iachino (corazzate Littorio e Vittorio Veneto, incrociatori pesanti TrentoTrieste e Gorizia, incrociatori leggeri Muzio Attendolo e Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, cacciatorpediniere GranatiereBersagliereFuciliereAscariLanciereCorazziereCarabiniereFolgoreMaestraleGrecaleSciroccoVincenzo GiobertiNicoloso Da Recco ed Emanuele Pessagno), salpata da Napoli, Palermo e Messina in seguito all’avvistamento della Forza H a sud delle Baleari da parte di un ricognitore italiano, il 26 settembre (la Forza H distaccherà per affrontare la squadra italiana le sue tre corazzate e sei cacciatorpediniere, ma i due gruppi non si incontreranno); miglior successo avranno invece gli aerosiluranti della Regia Aeronautica, che il 27 settembre riusciranno ad affondare la grossa motonave Imperial Star e danneggiare seriamente con un siluro la Nelson, oltre a causare lievi danni al cacciatorpediniere Zulu per una bomba caduta vicina. Oltre a queste perdite, i britannici subiranno il danneggiamento accidentale dei mercantili City of Calcutta e Rowallan Castle, per collisione, e la perdita di ben tre caccia Fairey Fulmar dell’Ark Royal per fuoco amico (due abbattuti per errore dalla Rodney ed uno dall’Ark Royal).
È in corso la prima campagna subacquea italiana della guerra di Spagna, che ha visto l’impiego in totale di 36 sommergibili nell’arco di tre mesi (a partire dal novembre 1936) allo scopo di ostacolare l’afflusso di rifornimenti verso i porti controllati dai repubblicani; campagna condotta clandestinamente, non essendovi uno stato di guerra tra l’Italia e la Repubblica spagnola, tanto che i sommergibili che vi partecipano devono rimuovere da scafi e torrette nomi e lettere identificative, non mostrare mai la bandiera e condurre gli attacchi in modo da non essere riconosciuti come italiani, anche se la loro nazionalità diverrà comunque ben presto nota a tutti (ma non verrà ufficialmente ammessa dalle autorità di Francia e Regno Unito, desiderose di non incrinare ulteriormente i rapporti con l’Italia). Tuttavia proprio ad inizio febbraio, in seguito all’arrivo in Spagna dei reparti italiani del Corpo Truppe Volontarie ed alla presa di Malaga (in cui le truppe italiane hanno avuto un ruolo determinante), la posizione internazionale dell’Italia si è fatta complicata, con il coinvolgimento diretto nel conflitto interno alla Spagna; Mussolini teme che la prosecuzione della campagna subacquea possa aggravare la crisi internazionale scatenata dal conflitto e portare potenzialmente ad un allargamento della guerra ad altri Paesi, e compromettere il processo di distensione dei rapporti tra Italia e Regno Unito, deterioratisi da tempo in seguito alla guerra d’Etiopia, per il quale da inizio dicembre sono stati avviati colloqui con il governo britannico. Tali colloqui hanno portato alla firma di un “accordo tra gentiluomini” il 2 gennaio 1937, con cui il Regno Unito si impegna a promuovere presso la Società delle Nazioni il riconoscimento della sovranità italiana sull’Etiopia, in cambio dell’impegno da parte italiana a ritirare tutte le proprie truppe dalla Spagna a guerra finita, e della garanzia dell’assenza di mire espansionistiche italiane in terra iberica; Mussolini non desidera mettere a repentaglio questo ritrovato, vantaggioso equilibrio. Inoltre, sono a buon punto le trattative per il raggiungimento di un accordo tra le grandi potenze per il non intervento in Spagna, ed in particolare per l’istituzione di un sistema di blocco volto ad impedire l’afflusso di armi e volontari ad entrambe le fazioni in lotta (tale accordo sarà raggiunto il 22 febbraio 1937, con l’affidamento ad Italia e Germania del controllo del traffico marittimo al largo delle coste sotto controllo repubblicano ed a Francia e Regno Unito di quello che si svolge al largo delle coste sotto controllo nazionalista), che renderebbe superfluo il blocco dei porti repubblicani attuato dai sommergibili italiani. Per queste ragioni, Mussolini decide di sospendere l’attività subacquea italiana nelle acque spagnole; il Diaspro, al pari di altri sommergibili da poco partiti, viene richiamato alla base prima ancora di raggiungere il settore assegnato per l’agguato.
14 febbraio 1937
Rientra alla base.
5 maggio 1937
A Napoli il cardinale Alessio Ascalesi benedice la bandiera di combattimento del Diaspro, offerta dai premarinari (i ragazzi che frequentano il corso premilitare della Marina); madrina della bandiera è la madre della medaglia d’oro Tommasi.

Il cardinale Ascalesi benedice la bandiera di combattimento del Diaspro (da Facebook-Mario Perna)

17 giugno 1937
Il Diaspro partecipa alle ricerche del capo silurista di seconda classe Giuseppe Bonelli, trascinato in mare da un’onda dalla coperta del sommergibile Medusa (tenente di vascello Fausto Sestini) durante un’esercitazione al largo di Trapani. Le ricerche proseguono per tutto il 17 giugno ed anche il giorno seguente, ma senza successo.
5 agosto 1937
Inquadrato nel III Grupsom di Messina ed al comando del capitano di corvetta Giuseppe Mellina, il Diaspro salpa da Trapani per un pattugliamento a nord di Capo Bon, nel Canale di Sicilia, a contrasto del contrabbando di rifornimenti verso i porti della Spagna repubblicana, durante la guerra civile spagnola.
Nell’agosto 1937 Mussolini ha deciso di lanciare una seconda campagna subacquea a sostegno delle forze spagnole nazionaliste su richiesta di Francisco Franco, in risposta all’incremento del flusso di rifornimenti dall’Unione Sovietica alla Spagna repubblicana, lungo la rotta Sebastopoli-Cartagena. Il 3 agosto Franco ha chiesto urgentemente a Mussolini di usare la sua flotta per fermare un grosso “convoglio” sovietico appena partito da Odessa e diretto nei porti repubblicani; sulle prime era previsto il solo impiego di sommergibili, ma Franco è riuscito a convincere Mussolini ad impiegare anche le navi di superficie. Nel suo telegramma Franco afferma: «Tutte le informazioni degli ultimi giorni concordano nell’annunciare un aiuto possente della Russia ai rossi, consistente in carri armati, dei quali 10 pesanti, 500 medi e 2 000 leggeri, 3 000 mitragliatrici motorizzate [sic], 300 aerei e alcune decine di mitragliatrici leggere, il tutto accompagnato da personale e organi del comando rosso [si trattava, in realtà, di una grossolana esagerazione]. L’informazione sembra esagerata, poiché le cifre devono superare la possibilità di aiuto di una sola nazione. Ma se l’informazione trovasse conferma, bisognerebbe agire d’urgenza e arrestare i trasporti al loro passaggio nello stretto a sud dell’Italia e sbarrare la rotta verso la Spagna. Per far ciò, bisogna, o che la Spagna sia provvista del numero necessario di navi o che la flotta italiana intervenga ella stessa. Un certo numero di cacciatorpediniere operanti davanti ai porti e alle coste dell’Italia potrebbe sbarrare la rotta del Mediterraneo ai rinforzi rossi: la cattura potrebbe essere effettuata da navi battenti apertamente bandiera italiana, aventi a bordo un ufficiale e qualche soldato spagnolo, che isserebbero la bandiera nazionalista spagnola al momento stesso della cattura. Invierò d’urgenza un rappresentante a Roma per negoziare questo importante affare. Nell’intervallo, e per impedire l’invio delle navi che saranno già in rotta per la Spagna, prego il governo italiano di sorvegliare e segnalare la posizione e la rotta delle navi russe e spagnole che lasciano Odessa. Queste navi devono essere sorvegliate e perquisite da cacciatorpediniere italiani che segnaleranno la loro posizione alla nostra flotta. Vogliate trasmettere in tutta urgenza al Duce e a Ciano l’informazione di cui sopra e la nostra richiesta, unita all’assicurazione dell’indefettibile amicizia e della riconoscenza del generalissimo alla nazione italiana».
Mussolini ha pertanto ordinato alla Marina di bloccare il Canale di Sicilia, per impedire l’invio di rifornimenti dall’Unione Sovietica (Mar Nero) alle forze repubblicane spagnole.
Il blocco navale viene ordinato da Marina Roma il 7 agosto ed ha inizio due giorni più tardi; oltre ai sommergibili, inviati sia al largo dei Dardanelli che lungo le coste della Spagna, prendono il mare gli incrociatori Diaz e Cadorna, otto cacciatorpediniere ed altrettante torpediniere che si posizionano nel Canale di Sicilia e lungo le coste del Nordafrica francese. Cacciatorpediniere e torpediniere operano in cooperazione con quattro sommergibili (tra cui il Diaspro) ed un sistema di esplorazione aerea a maglie strette (idrovolanti dell’83° Gruppo Ricognizione Marittima, di base ad Augusta) e sono alle dipendenze dell’ammiraglio di divisione Riccardo Paladini, comandante militare marittimo della Sicilia, cui è affidata la direzione del dispositivo di sbarramento; successivamente verranno avvicendati da altre siluranti e dalla IV Divisione Navale (incrociatori leggeri Armando DiazAlberto Di GiussanoLuigi CadornaBartolomeo Colleoni). Sono complessivamente ben 40 le navi mobilitate per il blocco: i quattro incrociatori della IV Divisione, l’esploratore Aquila, dieci cacciatorpediniere (FrecciaDardoSaettaStraleFulmineLampoEsperoBoreaOstro e Zeffiro), 24 torpediniere (CignoCanopoCastoreClimeneCentauroCassiopeaAndromedaAntaresAltairAldebaranVegaSagittarioAstoreSirioSpicaPerseoGiuseppe La MasaGenerale Carlo MontanariIppolito NievoGiuseppe Cesare AbbaGenerale Achille PapaNicola FabriziGiuseppe Missori e Monfalcone) e la nave coloniale Eritrea. Altre due navi, gli incrociatori ausiliari Adriatico e Barletta, camuffati da spagnoli Lago e Rio, hanno l’incarico di visitare i mercantili sospetti avvistati dalle navi da guerra in crociera. I primi quattro sommergibili a partecipare al blocco, a partire dal 9 agosto, sono il Diaspro, il gemello Berillo ed i più grandi Ciro Menotti e Santorre Santarosa, che operano in cooperazione con le Squadriglie Cacciatorpediniere "Freccia" e "Zeffiro" e con le Squadriglie Torpediniere "Cigno" ed "Altair".
Il dispositivo di blocco è articolato in più fasi: informatori ad Istanbul segnalano all’Alto Comando Navale le navi sovietiche, o di altre nazionalità ma sospettate di operare al servizio dei repubblicani, che passano per il Bosforo; ad attenderle in agguato per primi vi sono i sommergibili appostati all’uscita dei Dardanelli. Se le navi superano indenni questo primo ostacolo, vengono segnalate alle navi di superficie ed ai sommergibili in crociera nel Canale di Sicilia e nello Stretto di Messina; qualora dovessero riuscire ad evitare anche questo nuovo pericolo (possibile soltanto appoggiandosi a porti neutrali) troverebbero ad aspettarle altre navi da guerra in crociera nelle acque della Tunisia e dell’Algeria. Infine, come ultima barriera per i bastimenti che riuscissero ad eludere anche tale minaccia, altri sommergibili sono in agguato lungo le coste della Spagna.
Il blocco si protrae dal 7 agosto al 12 settembre con intensità variabile; nel periodo di maggiore attività sono contemporaneamente in mare nel Canale di Sicilia 12 navi di superficie, 5 sommergibili e 6 aerei. Gli ordini per le navi di superficie sono di avvicinare e riconoscere tutti i mercantili avvistati, specialmente quelli privi di bandiera (e che non la issano subito dopo averne ricevuto l’intimazione dalle unità italiane), quelli che di notte procedono a luci spente, quelli con bandiera sovietica o spagnola repubblicana, quelli che hanno in coperta carichi di natura palesemente militare, e quelli che sono stati specificamente indicati per nome dal Comando Centrale. Se un mercantile viene riconosciuto come al servizio della Spagna repubblicana, la nave italiana che l’ha avvistato deve seguirlo e segnalarlo al sommergibile più vicino, che dovrà poi procedere ad affondarlo. Se quest’ultimo fosse impossibilitato a farlo, spetterebbe alla nave di superficie il compito di seguire il mercantile fino a notte, tenendosi in contatto visivo, per poi silurarlo una volta calata l’oscurità. I piroscafi identificati come “contrabbandieri” di notte devono invece essere subito affondati. Se venisse incontrato un mercantile repubblicano a grande distanza dalle acque territoriali della Tunisia, la nave che lo avvista deve chiamare sul posto uno tra Rio e Lago oppure una nave da guerra spagnola nazionalista (parecchie di queste sono appositamente dislocate nel Mediterraneo centrale) che provvederanno a catturarlo. Ordini tassativi sono emanati per evitare interferenze o incidenti con bastimenti neutrali (il che talvolta obbliga a seguire un mercantile “sospetto” per tutto il giorno al fine di identificarlo, dato che talvolta quelli diretti nei porti repubblicani usano bandiere false), e questo, insieme all’intensità del traffico navale nel Canale di Sicilia, rende piuttosto complessa e delicata la missione delle navi che partecipano al blocco.
Il blocco navale così organizzato (del tutto illegale, dato che l’Italia non è formalmente in guerra con la Repubblica spagnola) si rivela un pieno successo: sebbene le navi effettivamente affondate o catturate siano numericamente poche, l’elevato rischio comportato dalla traversata a causa del blocco italiano porta in breve tempo alla totale interruzione del flusso di rifornimenti dall’Unione Sovietica alla Spagna repubblicana. Soltanto qualche mercantile battente bandiera britannica o francese riesce a raggiungere i porti repubblicani, oltre a poche navi che salpano dalla costa francese del Mediterraneo e raggiungono Barcellona col favore della notte. Entro settembre, l’invio di mercantili con rifornimenti per i repubblicani dall’Unione Sovietica attraverso il Bosforo è praticamente cessato, tanto che i comandi italiani si possono ormai permettere di ridurre di molto il numero di navi in mare per la vigilanza, essendo quest’ultima sempre meno necessaria e non volendo provare troppo le navi in una zona dove c’è spesso maltempo con mare grosso. Ad ogni modo, le navi assegnate al blocco vengono mantenute nelle basi siciliane, pronte a riprendere il mare qualora dovesse manifestarsi una ripresa nel traffico verso la Spagna.
Oltre alla grave crisi nei rifornimenti di materiale militare, che si verifica proprio nel momento cruciale della conquista nazionalista dei Paesi Baschi (principale centro di produzione di armi tra le regioni in mano repubblicana), il blocco ha un impatto notevole anche sul morale dei repubblicani, tanto nella popolazione civile (il cui morale va deteriorandosi per la difficoltà di procurarsi beni di prima necessità) quanto nei vertici politico-militari, che si rendono conto di come, mentre i nazionalisti ricevono dall’Italia supporto incondizionato, persino sfacciato, con largo dispiego di mezzi, Francia e Regno Unito non sembrano disposte a fare molto più che parlare in aiuto alla causa repubblicana (in alcuni centri repubblicani si svolgono anche aperte manifestazioni contro queste due nazioni, da cui i repubblicani si sentono abbandonati).
Il blocco italiano impartisce dunque un durissimo colpo ai repubblicani, ma scatena anche gravi tensioni internazionali (specie col Regno Unito) e feroci proteste sulla stampa spagnola repubblicana ed internazionale, con accuse di pirateria – essendo, come detto, un’operazione in totale violazione di ogni legge internazionale – nei confronti della Marina italiana, ripetute anche da Winston Churchill. Il governo britannico, invece, evita di accusare apertamente l’Italia, dato che il primo ministro Neville Chamberlain intende condurre una politica di “riavvicinamento” verso l’Italia per allontanarla dalla Germania; anche questo fa infuriare i repubblicani, che hanno fornito ai britannici prove del coinvolgimento italiano (prove che i britannici peraltro possiedono già, dato che l’Operational Intelligence Center dell’Ammiragliato intercetta e decifra svariate comunicazioni italiane relative alle missioni “spagnole”), solo per vedere questi ultimi fingere di attribuire gli attacchi ai soli nazionalisti spagnoli.
13 agosto 1937
Nel Canale di Sicilia il Diaspro lancia infruttuosamente due siluri da 533 mm (per altra fonte, uno), da 500 metri di distanza, contro un piroscafo proveniente dai porti della Spagna repubblicana, identificato dal comandante Mellina come lo spagnolo Sainte Bernadette (per altra fonte Sainte Bernadote). Un siluro viene visto accostare subito dopo il lancio, mentre l’altro viene visto passare sotto lo scafo del bersaglio senza esplodere (per altra fonte, a bordo del sommergibile si ritenne erroneamente di aver colpito il bersaglio).
Alcune ore più tardi il Diaspro avvista a venti miglia da Biserta il piroscafo francese Paramè, in navigazione da Marsiglia a Tunisi, contro cui lancia un siluro da 450 mm. L’attacco fallisce per irregolare corsa del siluro, che esplode sul fondale a poppavia del sommergibile dopo essere uscito dal tubo di lancio; l’esplosione avviene 150 metri a proravia del Paramè, il cui comandante ed equipaggio denunceranno l’accaduto all’arrivo in porto il giorno seguente (per altra fonte, il siluro sarebbe stato visto passare a 150 metri dalla nave da alcuni membri dell’equipaggio, tra cui il comandante).
14 o 15 agosto 1937
Conclude la missione raggiungendo Cagliari. Per via dell’ubicazione della sua zona d’agguato, proprio allo sbocco del Canale di Sicilia, ha compiuto numerosi avvistamenti ed effettuato ben 25 manovre d’attacco, ma soltanto le due del 13 agosto sono effettivamente culminate nel lancio di siluri. Ha trascorso 148,3 ore in superficie, percorrendo 1048,6 miglia, e 116 in immersione, percorrendo 267,9 miglia, incontrando sempre mare buono.
25 agosto 1937
Sempre inquadrato nel III Gruppo Sommergibili di Messina, il Diaspro (capitano di corvetta Giuseppe Mellina) salpa da Napoli per la sua seconda missione a supporto delle forze franchiste, un pattugliamento al largo di Capo Oropesa.
Nei giorni successivi effettua una prima manovra di attacco, che però non porta a termine.
1° settembre 1937
All’alba il Diaspro, in agguato al largo di Capo Oropesa, avvista a poca distanza dalla costa la nave cisterna Woodford, di 6987 tsl, che batte bandiera britannica ma presenta una bandiera francese dipinta sulle murate.
In realtà la nave di britannico ha, appunto, soltanto il nome e la bandiera: fino a poche settimane prima batteva bandiera greca e si chiamava Iolcos, porto di registrazione il Pireo, di proprietà della Hellenic Tramp Steamship Company con sede appunto al Pireo (armatore S. Iossifoglu). Solo da poco è stata “acquistata” dalla Finchley Steamship Company di Londra, di proprietà anch’essa di un armatore greco, J. N. Vassiliou, e registrata (“provvisoriamente”, secondo quanto l’armatore dichiarerà alla stampa il 2 settembre) a Londra; in realtà vero proprietario della Woodford è la Compañia Primera de Navegacion, una controllata della Mid Atlantic Shipping Company Ltd., società creata a Londra dal governo spagnolo repubblicano e di proprietà della CAMPSA Gentibus, a sua volta controllata dalla compagnia petrolifera di Stato spagnola CAMPSA.
Il trasferimento sotto bandiera britannica è avvenuto al preciso scopo di proteggere la nave dagli attacchi dei sommergibili italiani e franchisti, e risulta irregolare, non avendo la nave un comandante britannico. L’unico britannico a bordo è il funzionario del comitato di non intervento (istituito a seguito dell’accordo italo-franco-anglo-tedesco del febbraio 1937 per controllare che non si contrabbandino truppe ed armamenti verso i porti spagnoli), Walter Percy, imbarcato a Marsiglia; l’equipaggio di 32 uomini è quasi interamente composto da greci, tranne un cuoco romeno ed un radiotelegrafista ungherese, mentre il comandante Gregorij Dimitrov è bulgaro (per altra fonte il nome del comandante sarebbe stato Gregorios Dimitriu e sarebbe stato anch’egli greco).
Il 25 agosto il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano ha ricevuto un rapporto spagnolo in cui Francisco Franco afferma che ormai tutte le navi impegnate nel contrabbando di rifornimenti verso i porti spagnoli repubblicani battono bandiera britannica per evitare di essere attaccati, ed anche il comando navale britannico di Gibilterra ha iniziato a criticare tale stratagemma. Il 31 agosto l’incrociatore ausiliario Barletta, che opera sotto bandiera nazionalista spagnola sotto il nome di Rio, ha catturato una nave cisterna greca, la Nausicaa, diretta in Spagna sotto il nome fittizio di Burlington e battente illegalmente bandiera britannica; l’ammiragliato britannico ha annunciato che sequestrerà qualsiasi nave che ricorre a pratiche simili.
Lo storico Franco Bargoni non esita a parlare, per la Woodford, di nome falso e bandiera ombra.
Al momento dell’attacco, la Woodford si trova in navigazione da Costanza a Valencia (per altra fonte, probabilmente erronea, Alicante) con 10.000 tonnellate di prodotti petroliferi provenienti dalla Romania (3200 tonnellate di gasolio e 6800 di nafta); originariamente la destinazione doveva essere Barcellona, dove la nave era arrivata il 27 agosto, ma non potendovi scaricare il carico è dovuta ripartire per Valencia (per altra versione, vi avrebbe scaricato parte del carico prima di proseguire per Valencia). Durante la navigazione in Mar Egeo, subito dopo aver attraversato i Dardanelli, la petroliera era incappata nei resti di un altro attacco condotto da un sommergibile italiano: pezzi di scialuppe ed un salvagente della motonave Ciudad de Cadiz, affondata dal Galileo Ferraris due settimane prima. Raccolti i relitti, l’equipaggio della Woodford li ha consegnati alle autorità di Barcellona durante la sosta in quel porto.
Il comandante Mellina decide di attaccare, ma non essendo possibile condurre raggiungere la petroliera rimanendo in immersione, decide di emergere; serrate le distanze lancia contro la Woodford due siluri da 533 mm, che la nave cisterna evita per poi manovrare per speronare il Diaspro, ma il sommergibile sventa la manovra dell’avversario e lancia altri due siluri, stavolta da 450 mm, che vanno entrambi a segno a centro nave, sul lato di dritta, colpendo le cisterne 5 e 6 (per altra fonte, 5 e 8) e scatenando un violento incendio.
Ciò secondo la versione italiana; il comandante della Woodford affermerà invece che alle 6.30 una vedetta aveva avvistato quelle che riteneva essere balene verso est, ma che l’ufficiale di guardia, Michael Elertis, aveva presto identificato come un sommergibile dopo averlo osservato con il binocolo. L’equipaggio avrebbe issato la bandiera britannica a poppa e sull’albero più alto, per poi sventolare anche il vessillo del comitato di non intervento (che garantiva che la nave non stava trasportando armi) su ordine di Percy, senza però che ciò dissuadesse il sommergibile dall’attaccare.
La petroliera in fiamme affonda dopo circa tre ore, alle 10.15, nel punto 40°09’ N e 00°46’ E (o 40°08,94’ N e 000°45,65’ E), tra le isole Columbretes e la costa spagnola, al largo di Peñiscola ed una quarantina di miglia a nordest di Castellón.
Dei 33 uomini a bordo, perde la vita il secondo ufficiale di macchina, il greco Militin Sofreres (o Meletius Zofras, o Zoforas Meletiu), ucciso dallo scoppio dei siluri, mentre altri sei od otto marittimi rimangono feriti, due o tre dei quali seriamente (tra di essi il marinaio Trimatus Kachisilis subisce una commozione viscerale, il marinaio Ristos Pallivides una ferita alla mano, ed il cuoco Totius Stefanus una ferita alla regione precordiale; altri hanno riportato ustioni di varia entità). L’equipaggio abbandona la nave su due scialuppe, che dopo due ore di navigazione a remi incontrano due pescherecci di Benicarló (uno dei quali di proprietà di Antonio Castañes) i quali, abbandonate le reti per andare in soccorso dei naufraghi, rimorchiano le lance a terra. Sbarcato a Benicarló (a nord di Valencia, distante 24 miglia dal luogo dell’affondamento) con i suoi uomini, il comandante Dimitrov comunica la notizia dell’accaduto agli armatori ed ai Lloyd’s; riferisce di essere stato attaccato alle 6.30, a circa 20-25 miglia dalla costa (altre fonti parlano di 18 miglia), da un sommergibile grigio, senza alcun tipo di contrassegno (come riferito anche da Michael Elertis, ufficiale di guardia al momento dell’attacco), ma “di tipo italiano”. Anche il secondo ufficiale della Woodford, il greco Jikola Kela, dichiara alla stampa che l’equipaggio ritiene unanimemente che il sommergibile affondatore fosse italiano; Kela asserisce inoltre che il sommergibile si è allontanato a tutta forza dal luogo dell’attacco, e si dichiara convinto che il siluramento sia stato causato da attività di spionaggio durante i cinque giorni di sosta a Barcellona (su questo ha torto: l’incontro con il Diaspro è stato, in realtà, del tutto fortuito). Anche i giornali della Spagna repubblicana non esiteranno a denunciare l’attaccante come italiano.
Successivamente verranno forniti maggiori particolari: la Woodford era a nord delle Columbretes quando alle 6.45 un sommergibile è comparso tra la nave e la costa un sommergibile che ha effettuato dei segnali, ma prima che l’equipaggio della petroliera potesse issare la bandiera del comitato di controllo, il sommergibile ha lanciato due siluri, che hanno colpito le cisterne 5 e 8, facendole esplodere. La nave è affondata alle 10.15, dopo che l’equipaggio l’aveva abbandonata.
Le autorità locali prestano i primi soccorsi ai superstiti, ricoverando in ospedale i feriti e fornendo cibo e vestiario agli altri; un commissario ed un agente del comitato di sorveglianza si recano subito a Benicarló per ottenere maggiori informazioni.
(A decenni di distanza, l’affondamento della Woodford rischierà di causare un disastro ambientale: nel 2009, infatti, pescatori spagnoli hanno scoperto una chiazza di combustibile formatasi sulla superficie del mare a sole quindici miglia dal parco nazionale delle isole Columbretes, in una zona in cui erano state segnalate sporadiche chiazze oleose fin dal 1997, e le successive indagini hanno mostrato che il carburante proveniva proprio dal relitto della petroliera, giacente ad ottanta metri di profondità. Il peggio è stato evitato con un’operazione di pompaggio, effettuata nel settembre-ottobre 2012, con cui la nave per recuperi Clara Campoamor dell’agenzia governativa spagnola Salvamento Marítimo ha recuperato il carburante ancora contenuto nelle cisterne della Woodford, circa 450 metri cubi).
Nonostante la Woodford avesse ben poco di britannico, il suo affondamento provoca una dura reazione da parte della stampa britannica e del parlamento di Londra, anche perché avvenuto a meno di ventiquattr’ore dal tentato siluramento, da parte del sommergibile Iride, del cacciatorpediniere HMS Havock. Il 4 settembre il comandante delle forze navali britanniche dislocate nelle acque spagnole con funzioni anticontrabbando, contrammiraglio James Somerville, fa visita al comandante delle forze navali italiane in Spagna, ammiraglio Alberto Marenco di MOriondo, cui fa capire che da parte britannica si sa benissimo che gli attacchi ai danni dell’Havock e della Woodford sono stati opera di sommergibili italiani, e che in futuro la Royal Navy agirà senza limitazioni contro sommergibili che tenteranno di attaccare navi britanniche. Il giorno precedente Winston Churchill, in una lettera al segretario agli affari esteri Anthony Eden, ha addirittura suggerito di imbarcare clandestinamente sulle petroliere e sui mercantili britannici in partenza dal Mar Nero, con l’aiuto delle autorità turche, del personale della Royal Navy e qualche cannone da 100 mm, opportunamente nascosto, con cui colpire a sorpresa i sommergibili “pirati” che tentassero di attaccarle. Come tanti altri piani strampalati proposti da Churchill durante la sua carriera, l’idea viene respinta sia da Eden che dal segretario di Stato alla guerra, Alfred Duff Cooper, che commenta in proposito che la proposta di Churchill è “ammirevole se la nostra politica fosse di accelerare lo scoppio di una guerra”.
Qualche giorno dopo l’affondamento della Woodford, Ciano sottoporrà a Mussolini un rapporto spagnolo sull’accaduto; il dittatore non avrà niente da eccepire sull’operato del comandante Mellina, cui anzi sarà conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con motivazione "Comandante del sommergibile Diaspro in una importante missione di guerra sulle coste spagnole, dava ripetute prove di elevato spirito aggressivo. All’alba del 1° settembre 1937, con pronta decisione ed audacissima iniziativa, riconosciuto un piroscafo contrabbandiere, emergeva e dopo averlo inseguito lo attaccava decisamente col siluro e lo affondava nonostante che il piroscafo manovrasse per investirlo". Anche il comandante in seconda del Diaspro, tenente di vascello Pietro Abate, viene decorato, con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare "Ufficiale in 2a del sommergibile Diaspro in una importante missione di guerra sulla costa spagnola, assolveva il suo incarico con serenità ed entusiasmo, coadiuvando efficacemente e con intelligenza il proprio comandante nell’attacco ad un piroscafo contrabbandiere che, stando il sommergibile in superficie, veniva affondato col siluro".
Tuttavia, anche per via della reazione britannica all’affondamento della Woodford ed all’attacco contro l’Havock, oltre che per le crescenti proteste internazionali e per le accuse sempre meno velate (specie da parte dell’Unione Sovietica, che anzi parla apertamente di responsabilità italiana) rivolte nei confronti dell’Italia, il 4 settembre Mussolini decide di sospendere la campagna sottomarina.
Gli episodi della Woodford e dell’Havock contribuiranno alla decisione di indire una conferenza internazionale sulla crisi dei “sommergibili fantasma”, proposta dal Ministro degli Esteri francese, Yvon Delbos, e subito appoggiata dal suo collega britannico Anthony Eden.
Il 10 settembre i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica, Bulgaria, Jugoslavia, Egitto, Grecia, Turchia e Romania (cioè tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e sul Mar Nero, più il Regno Unito ed escluse l’Italia – che, invitata, ha rifiutato di partecipare per protesta contro le accuse rivoltele apertamente dall’Unione Sovietica di essere la responsabile dei siluramenti – e la Spagna) daranno il via alla conferenza di Nyon, tenuta nell’omonima cittadina svizzera e durata quattro giorni: al termine della conferenza verrà stabilito che le Marine francese e britannica pattuglieranno le acque internazionali del Mediterraneo con un totale di sessanta cacciatorpediniere supportati da forze aeree, e che ogni sommergibile "pirata" (viene intenzionalmente evitato ogni esplicito riferimento all’Italia) che attaccherà naviglio neutrale dovrà essere attaccato e distrutto. Il Mediterraneo verrà diviso in settori (con punto di cesura Malta), il cui pattugliamento sarà assegnato alle principali potenze partecipanti: Francia e Regno Unito nel Mediterraneo occidentale, Unione Sovietica in quello orientale. Il Regno Unito, in particolare, assegnerà al pattugliamento contro i “pirati” ben due corazzate, due incrociatori da battaglia, 36 cacciatorpediniere e numerosi incrociatori, appoggiati da due navi officina, una nave appoggio, una nave ospedale e svariate altre unità ausiliarie.
A completamento della farsa, all’Italia, che ha rifiutato di partecipare per via dei contrasti con l’Unione Sovietica (i sovietici, a differenza di britannici e francesi, non hanno problemi a dichiarare che dietro i sommergibili “pirati” si trova l’Italia: per lo stesso motivo anche la Germania, sebbene invitata, non partecipa alla conferenza), verrà offerta la possibilità di pattugliare il Mar Tirreno (contro i propri stessi sommergibili!). Di fatto lo scopo della conferenza di Nyon è proprio quello di porre un freno alla campagna sottomarina intrapresa dall’Italia, evitando al contempo di accusare apertamente questo Paese. La sistematicità con cui le autorità britanniche e francesi, desiderose di non urtare Mussolini (che ancora sperano di poter allontanare da Hitler e riavvicinare a sé) a qualsiasi costo, continuano a parlare di "pirati sconosciuti" quando la loro nazionalità è evidente a tutti, genera anzi non pochi commenti ironici nell’opinione pubblica: i comici londinesi del West End cominciano a chiamare Mussolini "lo statista sconosciuto", mentre a Parigi il Boulevard des Italiens (boulevard degli italiani) inizia ad essere chiamato con ironia "Boulevard des Inconnus" (boulevard degli sconosciuti).
Secondo lo storico Franco Bargoni l’affondamento della Woodford sarebbe stato il primo successo colto da un sommergibile italiano contro il traffico di contrabbando diretto in Spagna navigando entro le acque territoriali (altri sommergibili italiani hanno affondato navi impegnate nel contrabbando, ma al di fuori delle acque territoriali spagnole, nonché navi impegnate nel traffico costiero entro le acque territoriali).

La notizia dell’affondamento della Woodford sul gionale australiano “Argus” del 3 settembre 1937 (da www.trove.nla.gov.au)

4 o 5 settembre 1937
Il Diaspro rientra a Napoli dopo aver percorso 1519,5 miglia in superficie (dove ha passato 182,32 ore) e 189,5 in immersione (dove ha passato 74,40 ore), incontrando sempre mare buono.
Viene poi dislocato a Cagliari.
Luglio 1939
Al comando del tenente di vascello Giuseppe Roselli Lorenzini, il Diaspro effettua delle prove nella rada di Napoli per testare un sistema di lancio dei siluri “senza bolla” (progettato cioè per evitare il rilascio di bolle d’aria al lancio dei siluri, il che agevola l’avvistamento del sommergibile oltre a provocare potenziali problemi d’assetto) ideato dal tenente di vascello Giuseppe Aicardi. L’apparato dà risultati giudicati soddisfacenti.
23 maggio 1940
Assume il comando del Diaspro il capitano di corvetta Oderisio Maresca, 36 anni, da Piano di Sorrento.

Il capitano di corvetta Oderisio Maresca (g.c. Giovanni Pinna)

5 giugno 1940
Al comando del capitano di corvetta Oderisio Maresca, il Diaspro salpa da Monfalcone alle 4.02 per trasferirsi a Pola, dove giunge alle 10.40 dopo aver percorso 64 miglia.
8 giugno 1940
Lascia Pola alle 3.10 per trasferirsi a Fiume, dove arriva alle 16.55 dopo aver percorso 66 miglia.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. Il Diaspro fa parte della LXXII Squadriglia Sommergibili (VII Grupsom), avente sede a Cagliari, insieme ai sommergibili Corallo, Turchese e Medusa.
Lo stesso giorno, il Diaspro compie un’uscita da Fiume per esercitazione dalle 3.10 alle 16.55, al comando del capitano di corvetta Oderisio Maresca. Percorse sette miglia.
11 giugno 1940
Il capitano di corvetta Maresca cede il comando del Diaspro al tenente di vascello Luigi Bonatti, 30 anni, da Firenze.
12 giugno 1940
Lascia Fiume alle 22.03 per trasferirsi a Napoli, al comando del tenente di vascello Luigi Bonatti.
17 giugno 1940
Arriva a Napoli alle 9.07, dopo aver percorso 1080,5 miglia.
19 giugno 1940
Uscita per esercitazione da Napoli dalle 9 alle 17.04, al comando del tenente di vascello Luigi Bonatti. Al termine dell’esercitazione, raggiunge Castellammare di Stabia. Percorse 32 miglia.
20 giugno 1940
Uscita per esercitazione da Napoli dalle 8.20 alle 16.55, al comando del tenente di vascello Luigi Bonatti. Al termine dell’esercitazione, raggiunge Castellammare di Stabia. Percorse 35 miglia.
23 giugno 1940
Uscita da Castellammare di Stabia per esercitazione dalle 8.30 alle 17, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, 31 anni, da Perugia, che in questa data avvicenda il parigrado Bonatti. Percorse 25,5 miglia.

Il tenente di vascello Marino Salvatori (g.c. Giovanni Pinna)

25 giugno 1940
Uscita da Castellammare di Stabia per esercitazione dalle 8 alle 16, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori. Percorse 18 miglia.
27 giugno 1940
Lascia Castellammare di Stabia alle 9, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per trasferirsi a La Maddalena.
28 giugno 1940
Arriva alla Maddalena alle 12.47, dopo aver percorso 230 miglia.
3 luglio 1940
Salpa da La Maddalena alle 14.13, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per la sua prima missione di guerra: un pattugliamento al largo dell’isola di La Galite, in posizione 37°47’ N e 08°51’ E, formando uno sbarramento insieme ai sommergibili Neghelli e Scirè su un asse 45°-225°.
6 luglio 1940
Rientra alla Maddalena alle 19.32, dopo aver percorso 541 miglia senza eventi di rilievo.
10 luglio 1940
Salpa dalla Maddalena alle 00.40, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un pattugliamento a 125 miglia per 310° (per altra fonte, 38 miglia per 310°) da Punta Asinara, cioè a nordovest della stessa. Successivamente si sposterà al largo dell’isola di La Galite. Partono insieme ad esso i sommergibili Argo, Iride e Scirè, con i quali deve formare uno sbarramento.
12 luglio 1940
Rientra alla Maddalena alle 4.50, dopo aver percorso 180 miglia.
16 luglio 1940
Uscita dalla Maddalena per esercitazione dalle 13.52 alle 20.12, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori. Percorse 32 miglia.
23-25 luglio 1940
In bacino a La Maddalena per due giorni per dei lavori di breve durata.
30 luglio 1940
Lascia La Maddalena alle 17.50, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per trasferirsi a Cagliari.
31 luglio 1940
Arriva a Cagliari alle 10.14, dopo aver percorso 160 miglia.
1° agosto 1940
Salpa da Cagliari alle 2.20, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un pattugliamento a nord di Capo Bougaroni, sulla linea congiungente i punti 38°10’ N e 06°30’ E e 38°10’ N e 05°20’ E, formando uno sbarramento insieme ai sommergibili Medusa, Turchese ed Axum per intercettare una forza navale britannica uscita da Gibilterra.
La forza navale in questione è la Forza H, che ha preso il mare per effettuare l’operazione "Hurry", il lancio da parte della portaerei Argus di dodici caccia Hawker Hurricane e due bombardieri Blackburn Skua che andranno a rinforzare le forze aeree di base a Malta; è la prima di una lunga serie di operazioni di questo tipo (soprannominate “Club Runs”) che i britannici condurranno nel corso del conflitto, e che più di una volta s’intrecceranno con la storia del Diaspro. "Hurry" comprende tre sotto-operazioni minori: "Crush", un attacco diversivo contro Cagliari da parte di velivoli decollati dalla portaerei Ark Royal; "Tube", l’invio di rifornimenti a Malta per mezzo di due sommergibili (Pandora e Proteus, partiti da Gibilterra rispettivamente il 31 luglio ed il 1° agosto); e "Spark", l’invio dell’incrociatore leggero Enterprise al largo di Minorca per effettuare trasmissioni radio con cui distogliere l’attenzione dei comandi italiani dall’operazione principale.
Supermarina, informata della partenza da Gibilterra della Forza H, ha disposto l’uscita in mare di sette sommergibili per contrastare l’operazione nemica, schierandoli su due linee di tre e quattro unità distanziate tra loro di dieci miglia (mentre la distanza tra due sommergibili di una stessa linea è di venti miglia); oltre alla linea formata da Diaspro, Axum, Medusa (che dopo due giorni dev’essere sostituito dal Luciano Manara in seguito ad un’avaria) e Turchese vi è un’altra linea composta da Argo, Scirè e Neghelli.
La Forza H, composta da Argus, Ark Royal, le corazzate Valiant e Resolution, l’incrociatore da battaglia Hood (nave ammiraglia), gli incrociatori leggeri Arethusa ed Enterprise e dieci cacciatorpediniere (Active, Wrestler, Encounter, Escapade, Gallant, Greyjound, Faulknor, Fearless, Forester ed Hotspur), esce da Gibilterra tra le 8 e le 8.30 del 31 luglio. Alle 15.30 del 1° agosto, a nordovest di Bougie, la squadra britannica viene attaccata da tre aerosiluranti Savoia Marchetti S.M. 79 “Sparviero”, decollati dall’aeroporto cagliaritano di Elmas e guidati personalmente dal generale di brigata aerea Stefano Cagna, comandante della X Brigata Aerea Bombardamento Terrestre; l’attacco è infruttuoso e si conclude con l’abbattimento dello “Sparviero” del generale Cagna, che rimane ucciso con tutto l’equipaggio.
Alle 20.45, superata Maiorca, la Forza H si divide in due gruppi, destinati l’uno a "Hurry" e l’altro a "Crush", e tre quarti d’ora più tardi l’Enterprise si separa da quest’ultimo per effetture la propria missione.
Alle 2.30 del 2 agosto l’Ark Royal inizia a lanciare nove biplani Fairey Swordfish armati con bombe e tre muniti di mine per l’attacco contro Cagliari, ma a causa del maltempo uno degli Swordfish precipita con la perdita dell’intero equipaggio, ed il decollo degli altri viene rimandato fino all’alba, quando il tempo migliora. Gli Swordfish bombardieri colpiscono l’aeroporto di Cagliari, danneggiando quattro hangar e distruggendo o danneggiando al suolo diversi aerei, mentre i tre “colleghi” posano le loro mine all’imboccatura del porto. Uno degli attaccanti è colpito dalla contraerea e costretto ad un atterraggio di emergenza, venendo catturato con il suo equipaggio.
Nel mentre l’Argus, giunta a 420 miglia da Malta, lancia i suoi quattordici aerei, che raggiungono tutti la base maltese di Luqa, dove però due si schiantano in fase di atterraggio.
Completata la propria missione, la Forza H rientra a Gibilterra il 4 agosto. Nessuno dei sommergibili italiani ha avuto occasione di attaccarla, essendo essa passata a nord rispetto alle loro zone d’agguato.
11 agosto 1940
Il Diaspro conclude la missione raggiungendo Maddalena alle 15.43, dopo aver percorso 1236 miglia senza aver avvistato niente.
24 agosto 1940
Uscita dalla Maddalena per esercitazione dalle 8 alle 17.30, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori. Percorse 53 miglia.
30 agosto 1940
Salpa dalla Maddalena alle 22.50, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un altro pattugliamento a nord di Capo Bougaroni ed a sud della Sardegna (per altra fonte, tra Capo Spartivento e La Galite, allo scopo di intercettare la Forza H uscita da Gibilterra), sul parallelo dal punto 38°20’ N e 09°00’ E al punto 38°20’ N e 09°00’ E, formando uno sbarramento insieme ai sommergibili Alagi, Medusa ed Axum (per altra versione ne avrebbe fatto parte anche l’Aradam).
1° settembre 1940
Alle 6.10 viene avvistato a ridotta distanza un velivolo identificato come un idrovolante Short Sunderland, che punta proprio verso il Diaspro; mentre supera il sommergibile passandogli sulla sinistra, il comandante Salvatori ordina di immergersi. Provenendo da poppa, il Sunderland mitraglia il Diaspro mentre s’immerge (per una fonte, anche il Diaspro si sarebbe difeso con le sue mitragliere), senza causare danni; il sommergibile scende a 40-50 metri di profondità e poi prosegue la navigazione verso ponente.
Alle 7.40 vengono avvertite le esplosioni di cinque bombe, di cui una particolarmente forte verso proravia, abbastanza da scuotere violentemente il sommergibile, e le altre a maggiore distanza sui lati. Il comandante Salvatori decide di scendere ulteriormente in profondità, a 70-80 metri; vengono avvertiti rumori all’idrofono ed il Diaspro manovra per allontanarsi dalla loro sorgente. Alle 8.54 viene sentita un’altra esplosione, seguita da altre cinque verso poppa alle 10.35, tre sulla dritta alle 12.20, una (attribuita ad una bomba) verso proravia alle 17.07, e cinque (anch’esse attribuite a bombe) verso poppavia alle 17.25. L’attaccante è un Fairey Swordfish decollato dalla portaerei Ark Royal; in realtà, anche il “Sunderland” responsabile del mitragliamento del Diaspro era uno Swordfish lanciato da questa portaerei, in mare nell’ambito dell’operazione "Hats" (consistente in varie sotto-operazioni: trasferimento da Gibilterra ad Alessandria, per rinforzare la Mediterranean Fleet, della corazzata Valiant, della portaerei Illustrious e degli incrociatori Calcutta e Coventry; invio di un convoglio da Alessandria a Malta e di un altro da Nauplia a Porto Said; bombardamenti su basi italiane in Sardegna e nell’Egeo). Compito dell’Ark Royal, partita da Gibilterra il 30 agosto insieme al resto della Forza H, è di fornire copertura aerea alle forze britanniche nel Mediterraneo occidentale, contribuire alla ricognizione con i suoi aerei e lanciare con i suoi Swordfish un attacco aereo contro l’aeroporto cagliaritano di Elmas.
Il Diaspro è stato appunto attaccato dagli Swordfish dell’Ark Royal di ritorno dall’attacco contro la base di Elmas: decollati alle 3.25 a 155 miglia per 264° da Cagliari, i nove biplani erano armati ciascuno con quattro bombe dirompenti da 250 libbre (113 kg) ed otto bombe incendiarie anch’esse da 250 libbre. Alle sei del matino hanno sganciato il loro carico su Elmas, danneggiando ed incendiando edifici ed aerei, e poi hanno diretto per il rientro, facendo rotta per un punto a 120 miglia per 226° da Cagliari in cui l’Ark Royal si troverà pronta per l’appontaggio, arrivandovi alle otto del mattino. Proprio durante il volo di rientro, in posizione 38°20’ N e 07°20’ E, hanno avvistato un sommergibile emerso – il Diaspro – attaccandolo con le mitragliatrici (non avendo più bombe) ed osservandolo immergersi dopo aver lanciato un razzo giallo. In seguito alla loro segnalazione, la Forza H distacca i cacciatorpediniere Greyhound ed Hostpur per dare la caccia al sommergibile, ma le due unità non riusciranno a trovarlo.
(Per altra fonte il Diaspro sarebbe riuscito ad avvicinarsi fino a dieci miglia dalla Forza H, ma non poté attaccare perché attaccato e costretto ad immergersi dagli aerei dell’Ark Royal).
4 settembre 1940
Conclude la missione rientrando alla Maddalena alle 22, dopo aver percorso 753 miglia.
26 settembre 1940
Al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, il Diaspro lascia La Maddalena alle 10.08 per trasferirsi a Cagliari.
27 settembre 1940
7 novembre 1940
Uscita da Cagliari per esercitazione, dalle 7.50 alle 12.25, al comando del tenente di vascello Salvatori.
9 novembre 1940
Lascia Cagliari alle 18.35, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un pattugliamento a 20 miglia per 315° dalla Galite, con l’ordine di spingersi nottetempo fino a 120 miglia più ad ovest, formando uno sbarramento a maglie larghe insieme a Medusa, Alagi, Aradam ed Axum a sudovest della Sardegna a contrasto dell’operazione britannica «Coat».
Tale operazione, iniziata tre giorni prima, consiste nell’invio da Gibilterra a Malta di un convoglio di navi da guerra cariche di truppe (2150 soldati) ed armi antiaeree (tre batterie di cannoni contraerei), denominato Forza F e composto dalla corazzata Barham (con a bordo 700 soldati), dall’incrociatore pesante Berwick (con 750 soldati), dall’incrociatore leggero Glasgow (con 400 soldati) e dai cacciatorpediniere EncounterGallantGriffin e Greyhound (con a bordo 50 soldati ciascuno), con una forza di copertura costituita dalla Forza H dell’ammiraglio James Somerville, formata dalla portaerei Ark Royal (che lo stesso 9 novembre lancerà anche un attacco aereo diversivo su Cagliari con bombardieri Fairey Swordfish, denominato operazione «Crack» dell’810th, 818th e 820th Squadron della Fleet Air Arm), dall’incrociatore leggero Sheffield e dai cacciatorpediniere DuncanForesterFortuneFiredrakeFury e Faulknor, che le dovranno accompagnare fino a sud della Sardegna, nell’ambito dell’operazione complessa «MB.8». Quest’ultima prevede anche altre operazioni secondarie: il trasferimento di unità da guerra da Gibilterra ad Alessandria a rinforzo della Mediterranean Fleet (sempre nel quadro di «Coat»: le navi della Forza F, una volta sbarcate le truppe a Malta, entreranno a far parte della Mediterranean Fleet), l’invio da Alessandria a Malta del convoglio «MW. 3» (cinque mercantili, partiti il 4 novembre e scortati dagli incrociatori antiaerei Calcutta e Coventry e dai cacciatorpediniere DaintyVampireVoyager e Waterhen); l’invio da Malta ad Alessandria del convoglio di ritorno «ME. 3» (i mercantili scarichi Clan MacauleyClan FergusonMemnon e Lanarkshire, scortati dalla corazzata Ramillies, dal Coventry e dai cacciatorpediniere DaintyVampire e Waterhen), l’invio di convogli in Grecia (l’«AN. 6», formato da quattro navi cisterna partite da Port Said il 4 novembre e dirette a Suda con la scorta di un peschereccio armato, nonché l’invio da Alessandria a Suda degli incrociatori leggeri Ajax e Sydney il 5-6 novembre, poi ricongiuntisi con il grosso della Mediterranean Fleet, e l’invio al Pireo dell’incrociatore leggero Orion, tutti con rinforzi e rifornimenti per le truppe britanniche in Grecia); il transito del convoglio di ritorno «AS. 5» dalla Grecia all’Egitto, l’attacco di aerosiluranti contro Taranto dell’11-12 novembre (operazione «Judgment», ad opera della portaerei Illustrious, scortata dagli incrociatori YorkBerwickGlasgow e Gloucester e dai cacciatorpediniere HavockHastyHyperion ed Ilex) ed una puntata offensiva contro convogli italiani nel Canale d’Otranto (da parte dei cacciatorpediniere AjaxOrion e Sydney e dei cacciatorpediniere Nubian e Mohawk). L’operazione è coperta dal grosso della Mediterranean Fleet (Forza A, al comando dell’ammiraglio Andrew Browne Cunningham), con le corazzate ValiantWarspiteRamillies e Malaya, la portaerei Illustrious (che lancerà l’attacco contro Taranto), gli incrociatori OrionYork e Gloucester ed i cacciatorpediniere NubianMohawkJervisJanusJunoHyperionHastyHerewardHeroHavockIlexDefender e Decoy; questa forza è anche quella incaricata dell’esecuzione di «Judgment» (gli aerei decolleranno dalla Illustrious). In tutto, sono in mare cinque corazzate, due portaerei, undici incrociatori e venticinque cacciatorpediniere, oltre ai mercantili.
Nessuno dei sommergibili riuscirà ad entrare in contatto con le forze nemiche, tranne il Pier Capponi dello sbarramento a sudest di Malta, che attaccherà senza successo la Ramillies. I sommergibili dello sbarramento occidentale, tra cui il Diaspro, cercano il nemico senza successo dal 9 al 12 novembre. La Forza F sbarcherà le truppe a Malta il 10 novembre.
10 novembre 1940
Alle otto avvista un convoglio della Francia di Vichy, che non viene pertanto attaccato.
12 novembre 1940
Conclude la missione rientrando a Cagliari alle 19.07, dopo aver percorso 443 miglia.
15 novembre 1940
Parte da Cagliari alle 18.41, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un pattugliamento a nord di Capo Bougaroni lungo il parallelo 37°20’ N, tra i meridiani 05°00’ E e 06°00’ E, formando uno sbarramento insieme all’Aradam ed all’Alagi.
Stavolta l’operazione britannica da contrastare è «White», consistente nell’invio a Malta di quattordici aerei lanciati dalle portaerei della Forza H. Quest’ultima, uscita da Gibilterra il 15 novembre al comando dell’ammiraglio James Somerville (la formano l’incrociatore da battaglia Renown, le portaerei Argus ed Ark Royal, gli incrociatori Despatch e Sheffield, i cacciatorpediniere WishartDuncanFiredrakeFaulknorFortuneFuryFoxhound e Forester; un altro incrociatore, il Newcastle, è distaccato per trasportare a Malta personale e materiale della RAF), si porta a sud della Sardegna, da dove l’Argus lancia dodici caccia Hawker Hurricane e due bombardieri Blackburn Skua; tuttavia, il lancio degli aerei viene effettuato a distanza eccessiva, a causa dell’uscita in mare della flotta italiana (corazzate Vittorio Veneto e Cesare, incrociatori pesanti PolaFiumeGoriziaTrentoTrieste e Bolzano, cacciatorpediniere AscariLanciereCorazziereCarabiniereBersagliereGranatiereFuciliereAlpinoAlfieriOrianiGiobertiCarducciVivaldiDa NoliTarigo e Malocello, salpati da Napoli, Messina e Palermo il 16 novembre al comando degli ammiragli Inigo Campioni ed Angelo Iachino), che ha indotto Somerville a spingersi prudenzialmente meno in là del previsto prima di lanciare gli aerei ed invertire la rotta (nei piani, il decollo degli aerei sarebbe dovuto avvenire a 400 miglia di distanza dall’isola). Il risultato sarà il fallimento dell’operazione, con nove aerei su quattordici che precipiteranno in mare od in Sicilia per esaurimento del carburante. Al contempo, un pianificato attacco aereo diversivo contro Alghero da parte dei velivoli dell’Ark Royal dovrà essere cancellato a causa delle avverse condizioni meteorologiche.
Alle 10.30, a nord di Capo Bougaroni, il Diaspro avvista da 7 km di distanza un cacciatorpediniere britannico classe H, avente rotta 080° e velocità 12 nodi. Il sommergibile non riesce ad avvicinarsi a sufficienza per poter attaccare.
19 novembre 1940
Rientra a Cagliari alle 15.41, dopo aver percorso 542 miglia.
26 novembre 1940
Parte da Cagliari all’1.38, al comando del tenente di vascello Marino Salvatori, per un pattugliamento a sudovest della Sardegna, dal punto 38°20’ N e 08°40’ E verso sud per dieci miglia, formando uno sbarramento insieme ad Alagi, Axum ed Aradam.
L’invio dei quattro sommergibili è stato deciso in seguito all’avvistamento da parte di un aereo civile italiano della Forza D britannica (corazzata Ramillies, incrociatore pesante Berwick ed incrociatore leggero Newcastle, usciti da Alessandria il 24 per trasferirsi a Gibilterra; incrociatore antiaerei Coventry e cacciatorpediniere HerewardDefenderGallantGriffin e Greyhound, che le accompagneranno fino a sud della Sardegna, quando assumeranno la scorta di un convoglio proveniente da Gibilterra) ed alla segnalazione della partenza da Gibilterra della Forza B (forza di copertura, al comando del viceammiraglio James Somerville, composta dall’incrociatore da battaglia Renown, dalla portaerei Ark Royal, dagli incrociatori Sheffield e Despatch e dai cacciatorpediniere FiredrakeForesterFuryFaulknorEncounterDuncanWishartKelvin e Jaguar). Queste formazioni, insieme alla Forza A (corazzate Valiant e Warspite, portaerei Illustrious, incrociatori leggeri AjaxOrion e Sydney e vari cacciatorpediniere, uscita in mare per proteggere la navigazione di un convoglio da Alessandria a Suda; l’Illustrious deve anche lanciare un attacco aereo contro Rodi), alla Forza C (corazzate Barham e Malaya e portaerei Eagle, incaricate di fornire copertura alla Forza D e di lanciare un attacco aereo contro Tripoli), alla Forza E (incrociatori YorkGlasgow e Gloucester, di scorta al convoglio MW. 4 diretto a Malta) ed alla Forza F (incrociatori Manchester e Southampton, cacciatorpediniere Hotspur, corvette GloxiniaPeony, Salvia e Hyacinth, salpati da Gibilterra per scortare il convoglio ME. 4 formato dai piroscafi Clan ForbesClan Fraser e New Zealand Star diretti a Malta e ad Alessandria), costituiscono il complesso navale britannico messosi in moto nel quadro dell’operazione "Collar", che sfocerà due giorni dopo nell’inconclusiva battaglia di Capo Teulada contro la flotta italiana.
2 dicembre 1940
Rientra a Cagliari alle 13.52, dopo aver percorso 702 miglia.
19 dicembre 1940
Mentre il sommergibile è a Cagliari, il tenente di vascello Salvatori cede il comando al parigrado Rodolfo Bombig, 38 anni, da Pola.
29 dicembre 1940
Sempre a Cagliari, il tenente di vascello Bombig è a sua volta avvicendato dal capitano di corvetta Junio Valerio Borghese, 34 anni, da Roma.

Il capitano di corvetta Junio Valerio Borghese (da www.betasom.it)

13 gennaio 1941
Uscita da Cagliari dalle 9.35 alle 11.10, al comando del capitano di corvetta Junio Valerio Borghese, per prove in mare. Percorso un miglio e mezzo.
21 gennaio 1941
Salpa da Cagliari alle 15.25, al comando del capitano di corvetta Junio Valerio Borghese, per un pattugliamento a sud della Sardegna; deve sostituire il gemello Corallo, che ha dovuto interrompere la missione per problemi ai motori. A sua volta, però, il Diaspro viene colpito da avarie di macchina che lo costringono ad abbandonare la missione dopo un solo giorno.
22 gennaio 1941
Rientra a Cagliari alle 23.35, dopo aver percorso 201,7 miglia.
9 febbraio 1941
Parte da Cagliari alle 00.57, al comando del capitano di corvetta Junio Valerio Borghese, per un pattugliamento ad est della Galite, dal punto 37°30’ N e 09°50’ E verso nord per venti miglia. Forma uno sbarramento con altri sommergibili.
11 febbraio 1941
Ritorna a Cagliari alle 12.26, dopo aver percorso 294,5 miglia.
Il comandante Borghese verrà criticato dall’ammiraglio Romeo Oliva, vicecomandante di Maricosom, per essersi immerso da mezzanotte all’1.55 del 10 febbraio, contravvenendo alle istruzioni emanate il 20 gennaio che prescrivevano di operare in superficie, nelle ore notturne, almeno per il primo quarto di ogni ora.
12 febbraio 1941
Il capitano di corvetta Borghese sbarca, sostituito dal tenente di vascello Antonio Dotta, 36 anni, da Fossano.

Il tenente di vascello Antonio Dotta (g.c. Giovanni Pinna)

14 febbraio 1941
Uscita da Cagliari per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 8.29 alle 12.15. Percorse 28,5 miglia.
6 marzo 1941
Lascia Cagliari alle 00.10, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per trasferirsi a Napoli.
7 marzo 1941
Arriva a Napoli alle 8.30, dopo aver percorso 271 miglia.
18 aprile 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 9.11 alle 18.41. Percorse 52 miglia.
21 aprile 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 8.25 alle 11.48. Percorse 35 miglia.
23 aprile 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle otto alle 18.11. Percorse 46 miglia.
28 aprile 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 9.48 alle 17.05. Percorse 39 miglia.
30 aprile 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 8.35 alle 12.55. Percorse 29 miglia.
2 maggio 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 8.37 alle 14.07. Percorse 26 miglia.
6-7 maggio 1941
Uscita da Napoli per esercitazione, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, dalle 19.40 del 6 alle 00.50 del 7. Percorse 30 miglia.
12 maggio 1941
Lascia Napoli alle 8.10, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per trasferirsi a Cagliari.
13 maggio 1941
Arriva a Cagliari alle 18.10, dopo aver percorso 300 miglia.
21 maggio 1941
Salpa da Cagliari alle 4.40, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento ad est della Galite ed una ventina di miglia a nord di Capo Blanc, in posizione 37°40’ N e 09°50’ E. Insieme al Corallo, che pattuglia il settore adiacente, deve intercettare la Forza H britannica, di cui è stata segnalata l’uscita da Gibilterra.
23 maggio 1941
Rientra a Cagliari alle 11.20, dopo aver percorso 314 miglia avvistando soltanto un aereo e rilevando rumori di motrici senza però riuscire ad avvistare alcuna nave.
5 giugno 1941
Parte da Cagliari alle 23.15, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, tra la Sardegna e Bona, dal punto 37°54’ N e 08°00’ E al punto 37°54’ N e 06°00’ E lungo la rotta 265°, per intercettare un convoglio di cui è previsto l’arrivo da Gibilterra. Forma uno sbarramento ad ovest del Canale di Sicilia insieme ai sommergibili Fratelli Bandiera e Luciano Manara.
In realtà non c’è nessun convoglio: la Forza H (incrociatore da battaglia Renown, portaerei Furious ed Ark Royal, incrociatore leggero Sheffield, cacciatorpediniere Faulknor, Foresight, Forester, Fearless, Fury e Foxhound) è uscita da Gibilterra per l’operazione "Rocket", il lancio di 41 caccia Hakwer Hurricane diretti a Malta da parte dell’Ark Royal. Lanciati gli aerei il 6 giugno, la Forza H rientrerà a Gibilterra il giorno seguente, superando indenne anche gli attacchi aerei lanciati dalla Francia di Vichy in rappresaglia per l’invasione britannica della Siria francese.
Nell’impossibilità di conoscere gli scopi dell’operazione nemica altri due sommergibili italiani, Marcantonio Colonna e Giovanni Da Procida, sono stati schieati in agguato al largo di Genova per l’eventualità di un tentativo da parte britannica di ripetere il bombardamento navale effettuato quattro mesi prima.
12 giugno 1941
Ritorna a Cagliari alle 11.50, dopo aver percorso 824,5 miglia senza avvistare niente.
2 luglio 1941
Parte da Cagliari alle 21.19, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, nel raggio di venti miglia dal punto 37°20’ N e 02°40’ E (tra l’Algeria e le Baleari). Di nuovo insieme al Corallo, cui è assegnato un settore contiguo, deve intercettare la Forza H, di cui è prevista una sortita da Gibilterra a copertura dell’invio a Malta di un convoglio di rifornimenti.
12 luglio 1941
Rientra a Cagliari a mezzogiorno, dopo aver percorso 991,5 miglia senza avvistare niente.
16 luglio 1941
Salpa da Cagliari alle 17.25, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, tra i meridiani 37°30’ N e 37°40’ N ed i paralleli 05°00’ E e 06°00’ E. Stavolta è l’Alagi ad occupare il settore adiacente; insieme ad esso il Diaspro deve intercettare una forza navale britannica di cui è previsto l’arrivo da Gibilterra, ma anche stavolta non avvista niente.
19 luglio 1941
Fa ritorno a Cagliari alle 8.05, dopo aver percorso 429,5 miglia.
21 luglio 1941
Parte da Cagliari alle 14.58, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento a nord di Capo Bougaroni (a 55 miglia alla costa algerina) ed a sudovest della Sardegna, lungo il parallelo 37°30’ N tra i meridiani 05°00’ E e 06°00’ E, insieme all’Alagi, che pattuglia il settore adiacente, a contrasto di una possibile uscita da Gibilterra verso Malta della Forza H; il Comando Supremo, informato della partenza della Forza H da agenti italiani operanti ad Algeciras, ritiene – dopo un momento di iniziale allarmismo in cui addirittura si era temuto un tentativo di sbarco britannico in Sud Italia - si tratti soltanto di un’altra sortita per lanciare aerei diretti a Malta, ragion per cui la squadra da battaglia rimane in porto.
Diaspro ed Alagi, raggiunti i punti di agguato situati sul meridiano 06°00’ E, dovranno poi pattugliare la zona fino al meridiano 05°00’ E.

Il Diaspro nel 1941 (g.c. STORIA militare)

22 luglio 1941
Alle 10.05, quando Capo Bougaroni è in vista, viene ricevuto un messaggio che informa che alle 8.50 un aereo ha avvistato una grossa formazione navale nemica nel punto 38°26’ N e 03°25’ E. Giunto nel settore assegnato, il Diaspro inizia il pattugliamento in superficie, immergendosi periodicamente per brevi lassi di tempo onde effettuare ascolto idrofonico.
Alle 11.30 viene ricevuto un messaggio da Maricosom che comunica l’avvistamento, alle 9.20, di una corazzata, una portaerei e quattro cacciatorpediniere, aventi rotta 090° e velocità 18 nodi, in posizione 38°26’ N e 03°35’ E. Il comandante Dotta stima che alle 16.30 la formazione nemica potrebbe trovarsi 45 miglia a nord della sua posizione, pertanto ordina subito un cambiamento di rotta nella speranza di riuscire ad intercettare il nemico alle 16.
Alle 14.40, mentre il Diaspro è in navigazione, riceve da Maricosom un messaggio con cui gli viene concessa libertà di azione per uscire dal settore assegnato per la missione al fine di intercettare il nemico.
Alle 19.20 viene ricevuto un altro messaggio da Maricosom, che informa che alle 15.45 la formazione avversaria, descritta adesso come composta da una corazzata, una portaerei e sette cacciatorpediniere in luogo dei precedenti quattro, si trovava 75 miglia a nord di Capo Bougaroni ed aveva rotta 090° e velocità 20 nodi. Dato però che alle 15.45 il Diaspro si trovava a sole sette miglia dalla posizione indicata, e non aveva rilevato alcunché all’idrofono, il comandante Dotta ritiene che la posizione indicata nel messaggio sia errata. Alle 19.50 vengono avvertite esplosioni di bombe verso ovest.
Alle 20.15 il Diaspro viene avvertito da Maricosom che alle 15.50 una formazione nemica composta da una corazzata, una portaerei, quattro incrociatori e cinque cacciatorpediniere è stata segnalata 75 miglia a nord di Capo Sigli; non è chiaro se si tratti della stessa formazione cui si riferivano i messaggi precedenti o di un gruppo diverso.
Alle 22 il Diaspro s’immerge brevemente per effettuare ascolto idrofonico, e rileva rumori di turbine di diverse navi verso est, a grande distanza, pertanto prepara tutti i tubi lanciasiluri e riprende la navigazione in superficie in tale direzione, in cerca del nemico.
Alle 22.58 – dopo sette ore di ricerca e circa 45 miglia nautiche percorse verso nord dall’arrivo nel settore d’agguato – vengono avvistate delle sagome nell’oscurità, e due minuti dopo vengono fermati i motori diesel ed azionati quelli elettrici, per avvicinarsi silenziosamente.
Alle 23.04 viene avvistata una formazione di otto-dieci navi da guerra che sta invertendo la rotta da 090° a 270°; il comandante Dotta ne identifica la composizione come uno o due cacciatorpediniere che procedono in testa, seguiti da quattro incrociatori, altri cacciatorpediniere, una corazzata, una portaerei ed infine un altro cacciatorpediniere o due in coda. La velocità è stimata in dieci nodi, la distanza compresa tra i mille ed i 1300 metri. (Altra fonte afferma che il Diaspro si sarebbe trovato in mezzo ad una formazione composta da una corazzata, una portaerei e sette cacciatorpediniere).
Alle 23.07, in posizione 38°10’ N e 05°30’ E (al largo di Bougie; altra fonte parla di 38°10’ N e 24°53’ E, ma deve trattarsi di un errore), il Diaspro lancia contro gli incrociatori una salva di quattro siluri dai tubi prodieri. Nessuna delle armi va a segno; Dotta ritiene che l’avversario le abbia avvistate ed evitate grazie all’elevata fosforescenza delle scie dei siluri, che le rende particolarmente visibili, come da lui personalmente constatato.
Alle 23.09, invertita la rotta accostando a dritta in modo da rivolgere la poppa al nemico, il Diaspro lancia due siluri dai tubi poppieri contro la corazzata e la portaerei, da appena 700 metri di distanza; poi s’immerge in profondità con la rapida (per altra fonte, sarebbe rimasto in superficie per alcuni minuti dopo i lanci). Circa un minuto dopo i lanci vengono avvertite due detonazioni, che inducono Dotta a ritenere di aver colpito almeno una, e forse anche entrambe, le navi maggiori nemiche (scriverà nel rapporto: "Dalla plancia non ho inteso esplosioni da potersi attribuire ai siluri di prora. I siluri di poppa sono invece esplosi sicuramente tutti e due dopo poco più di un minuto dal lancio. La loro esplosione è stata udita distintamente da me e da tutto il personale di bordo e non può assolutamente essere confusa con l’eventuale esplosione tempestiva di bombe avendo queste ultime caratteristiche sonore completamente diverse da quelle dei siluri che producono uno schianto facilmente riconoscibile. Non sono in grado di precisare se i siluri hanno colpito una sola o tutte e due le unità maggiori. Dall’impressione riportata osservando l’inizio delle scie sono portato a ritenere che entrambi abbiano colpito la nave portaerei").
La formazione attaccata dal Diaspro è la Forza H britannica, uscita da Gibilterra per l’operazione "Substance": la formano la corazzata Nelson, l’incrociatore da battaglia Renown, la portaerei Ark Royal, l’incrociatore leggero Hermione e sei cacciatorpediniere. La Nelson, insieme agli incrociatori leggeri EdinburghManchester ed Arethusa, al posamine veloce Manxman e ai cacciatorpediniere Nestor, Lightning, Farndale, Avon Vale, Eridge, Cossack, Sikh e Maori (Forza X), deve scortare da Gibilterra a Malta il convoglio GM. 1, partito dalla Rocca all’1.45 del 21 luglio e formato da un trasporto truppe (il Leinster, incagliatosi però poco dopo la partenza e conseguentemente escluso dall’operazione) e sei navi da carico (Deucalion, Port Chalmers, City of Pretoria, Sydney Star, Durham e Melbourne Star) cariche di rifornimenti, mentre sulla rotta opposta procederanno sei mercantili scarichi e la cisterna militare Breconshire (convoglio MG. 1), scortati dal cacciatorpediniere Encounter; Renown, Ark Royal, Hermione ed otto cacciatorpediniere (Faulknor, Fearless, Firedrake, Forester, Foxhound, Fury, Foresight e Duncan), salpati da Gibilterra alle tre di notte del 21, devono fornire copertura all’operazione, mentre unità della Mediterranean Fleet uscite da Haifa ed Alessandria compiono azioni diversive nel Mediterraneo orientale (intensificando inoltre il traffico radio per attirare l’attenzione su di sé, distogliendola dal bacino occidentale del Mediterraneo), ed otto sommergibili britannici ed olandesi della 8th e 10th Flotilla sono stati schierati al largo delle basi navali italiane in modo da intercettare la flotta italiana se dovesse uscire in mare a contrastare l’operazione.
Nessuno dei siluri lanciati dal Diaspro è andato a segno; il cacciatorpediniere australiano Nestor, situato sul fianco destro della formazione (a protezione dell’Ark Royal, che secondo alcuni siti sarebbe stata anch’essa mancata di stretta misura dai siluri, mentre altri affermano lo stesso del Renown), segnala di aver avvistato ed evitato di stretta misura due siluri (la seconda salva lanciata dal Diaspro) e subito prima ha avvertito due esplosioni (le stesse sentite a bordo del sommergibile ed attribuite erroneamente a siluri a segno), con ogni probabilità originate da due dei siluri della prima salva del Diaspro, esplosi prematuramente o dopo aver urtato il fondale.
(Secondo Giorgio Giorgerini nel suo libro “Uomini sul fondo”, il Nestor avrebbe avvistato i primi quattro siluri ed allertato la formazione, che li avrebbe evitati con un’immediata accostata sulla sinistra; i due siluri lanciati dai tubi di poppa del Diaspro sarebbero invece passati sotto lo scafo del Nestor senza esplodere, perché regolati per colpire navi maggiori e dunque per una profondità eccessiva rispetto al pescaggio del cacciatorpediniere. Anche l’ammiraglio Somerville menzionò nel suo rapporto che erano state avvertite quattro esplosioni subacquee, prima tre raggruppate e poi una quarta molto vicina al Renown. Secondo www.naval-history.net, alle 23.15 il Nestor, che procedeva a 15 nodi su rotta 085,25°, sul fianco destro dello schermo di cacciatorpediniere del gruppo formato da Renown, Nelson, Ark Royal ed Hermione, avrebbe avvistato un siluro in avvicinamento da dritta in posizione 38°03’ N e 05°45’ E; il Renown accostò bruscamente a sinistra poco dopo aver avvertito quattro esplosioni, la più vicina delle quali circa duecento metri a proravia del Renown. Secondo www.uboat.net, alle 23.17 il Diaspro avrebbe lanciato contro il Renown, ma le scie dei siluri sarebbero state avvistate dal Nestor, che avrebbe avvisato l’incrociatore da battaglia permettendogli così di evitarli con una virata d’emergenza a sinistra. Per altra fonte, il Diaspro avrebbe lanciato senza successo contro una portaerei, poi il Nestor, che aveva sentito la corsa dei siluri, l’avrebbe attaccato ed allora il Diaspro avrebbe lanciato due siluri contro di esso, evitati dal cacciatorpediniere).
Evitati i siluri, il Nestor passa al contrattacco; localizzato il Diaspro attraverso l’ASDIC, che ottiene un contatto a 1550 metri, lo attacca con il lancio di un pacchetto di cinque bombe di profondità regolato per esplodere a media profondità, che esplodono mentre il battello italiano raggiunge la quota di 40 metri, senza causare danni. Il cacciatorpediniere esegue poi un secondo passaggio durante il quale lancia un altro “pacchetto” di sei bombe di profondità, e poi un terzo durante cui ne lancia altre sei. Il Nestor riferirà poi di aver sentito un forte odore di carburante diesel.
Sul Diaspro vengono contate una trentina di esplosioni attribuite a bombe di profondità tra le 23.12 del 22 luglio e le 00.50 del 23; il primo pacchetto è esploso vicino, ma quelli successivi no, ed il sommergibile ha subito solo danni lievi, pur “precipitando” a 138 metri di profondità prima di riuscire a stabilizzarsi sui 116 metri. La caccia subita è considerata breve, ma molto intensa.
23 luglio 1941
Alle 3.30, terminata la caccia ed allontanatasi la Forza H, il Diaspro lancia il segnale di scoperta relativo alla formazione che ha appena attaccato, ed alle 5.57 avvista una squadriglia di cacciatorpediniere apparentemente intenti a dargli la caccia. Tornato ad immergersi, il Diaspro fa rotta per Cagliari, avendo esaurito i siluri (evento raro in Mediterraneo, mare povero di bersagli per i sommergibili italiani).
In seguito alla ricezione del segnale di scoperta lanciato dal Diaspro, Supermarina invierà tra Malta e Pantelleria i sommergibili Fratelli Bandiera, Luciano Manara, Ruggiero Settimo e Dessiè per tentare, senza successo, di intercettare la formazione britannica. Il mattino del 23 luglio ricognitori italiani avvisteranno la squadra britannica a nord di Bona, ma troppo tardi per un intervento della squadra da battaglia italiana (corazzate Littorio, Vittorio Veneto e Duilio a Taranto, incrociatori pesanti Trieste, Bolzano e Gorizia a Messina, incrociatori leggeri Garibaldi, Montecuccoli, Da Barbiano e Di Giussano a Palermo: tutti sono stati messi in allerta dal 21 luglio, quando ci sono state le prime avvisaglie di un’operazione nemica); verranno invece inviati ad attaccare le navi nemiche i bombardieri Savoia Marchetti S.M. 79 e CANT Z. 1007 del 32° Stormo da Bombardamento Terrestre e del 51° Gruppo da Bombardamento Terrestre e gli aerosiluranti Savoia Marchetti S.M. 79 della 280a e 283a Squadriglia, che affonderanno il cacciatorpediniere Fearless e danneggeranno gravemente il suo gemello Firedrake, l’incrociatore leggero Manchester e la nave cisterna Høegh Hood, oltre a causare lievi danni ad un altro cacciatorpediniere, il Foxhound. Questi successi saranno pagati con l’abbattimento di due bombardieri e cinque aerosiluranti abbattuti dai caccia dell’Ark Royal. I britannici subiranno inoltre la perdita di tre caccia Fairey Fulmar ed il grave danneggiamento della motonave Sydney Star, silurata dal MAS 532.
Il convoglio GM. 1 raggiungerà Malta il 24 luglio, mentre l’MG. 1 e la Forza H raggiungeranno Gibilterra il 27.
24 luglio 1941
Rientra a Cagliari alle 7.45, dopo aver percorso 352 miglia.

Il Diaspro in manovra di ormeggio a Cagliari al rientro dalla missione, il 24 luglio 1941 (g.c. STORIA militare)

30 luglio 1941
Parte da Cagliari alle 20.25, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per l’ennesimo pattugliamento al largo di Capo Bougaroni ed a sudovest della Sardegna, stavolta sul meridiano 06°00’ E. Insieme a Serpente ed Alagi, deve formare uno sbarramento tra Capo Bougaroni e La Galite a contrasto dell’operazione britannica «Style», consistente nell’invio a Malta dell’incrociatore posamine Manxman e degli incrociatori leggeri Hermione ed Arethusa (Forza X, al comando del contrammiraglio Edward Neville Syfret), in missione di trasporto veloce di 1746 uomini (70 ufficiali e 1676 sottufficiali e soldati, in parte rimasti a Gibilterra quando il piroscafo Leinster, facente parte del precedente convoglio «Substance» diretto a Malta, si era incagliato, in parte imbarcati su navi dello stesso convoglio che erano dovute rientrare a Gibilterra perché danneggiate) e 130 tonnellate di rifornimenti, con la scorta diretta dei cacciatorpediniere Lightning e Sikh ed indiretta di parte della Forza H dell’ammiraglio James Somerville (corazzata Nelson, incrociatore da battaglia Renown, portaerei Ark Royal, due incrociatori ed otto cacciatorpediniere). Quale azione diversiva, i britannici effettuano anche un bombardamento di Porto Conte ed Alghero da parte dei cacciatorpediniere Maori e Cossack e di nove bombardieri Fairey Swordfish della portaerei Ark Royal (attacchi compiuti tra le 2.15 e le 4.45 del 1° agosto, con danni trascurabili).
Le navi dirette a Malta hanno lasciato Gibilterra alle sei del mattino del 30 luglio, ed alle 17.30 la notizia che la Forza H è partita da Gibilterra alle 7 diretta verso est è giunta a Supermarina, che dispone subito l’approntamento delle sei torpediniere disponibili a Trapani (CastoreCignoCalliopeCentauro, Circe e Pallade), l’invio in agguato di vari sommergibili (TembienZaffiroBandiera e Manara tra Malta e Pantelleria a contrasto di un probabile convoglio diretto a Malta; AlagiAradamDiaspro e Serpente a sudovest della Sardegna per lo stesso motivo; H 1, H 4 e Marcantonio Colonna nel Golfo di Genova nell’eventualità di un nuovo tentativo di bombardamento navale di Genova), e varie altre misure (sospensione del traffico nel Mediterraneo Centrale, concentrazione a Trapani e Pantelleria di tredici MAS per effettuare rastrelli notturni nel Canale di Sicilia, ricognizioni aeree su vaste zone di entrambi i bacini del Mediterraneo, messa in stato di allarme delle difese costiere di Liguria, Sicilia, Sardegna e costa tirrenica italiana). Supermarina è già stata messa in allarme dall’intensificarsi, nei giorni precedenti, del traffico radio nemico a carattere operativo e degli attacchi aerei contro le basi aeree della ricognizione marittima in Sicilia e Sardegna, oltre che dalla comparsa di ricognitori britannici a Taranto e nelle basi del Tirreno meridionale: l’alto comando della Regia Marina prevede che la Forza H si stia spostando verso est e ritiene che potrebbe essere in atto un’operazione congiunta con la Mediterranean Fleet di Alessandria, siccome rivelazioni radiogoniometriche hanno rivelato la presenza di un’unità appartenente a quest’ultima alle 17.45 dello stesso giorno, a 60 miglia per 350° da Marsa Matruh. Alle due di notte del 31 luglio rilevazioni radiogoniometriche hanno individuato la Forza H nelle acque della Spagna, stimandone la velocità in una decina di nodi, e più tardi è giunta notizia della partenza da Gibilterra di alcuni mercantili e di tre incrociatori, con destinazione ignota (in realtà i mercantili sono diretti in Atlantico, e non c’è nessun incrociatore). Alle 8.45 il Servizio Informazioni dell’Aeronautica fa sapere che da Gibilterra sono partite, dirette in Mediterraneo, la portaerei Ark Royal, la corazzata Nelson, l’incrociatore da battaglia Renown e due incrociatori, arrivati nottetempo dall’Atlantico e di scorta a «due piroscafi carichi di truppe e otto mercantili carichi di materiali, munizioni e viveri, probabilmente destinati in Egitto (…) Fonte attendibile comunica che at Gibilterra si parla di rappresaglie contro l’Italia». Nonostante i ricognitori inviati dalla Sardegna durante il mattino a cercare tali forze non trovino nulla, alle 15.45 Supermarina dà ordine di approntare all’uscita in due ore la III Divisione Navale (incrociatori pesanti TrentoTrieste e Gorizia e XIII Squadriglia Cacciatorpediniere) a Messina e la V Divisione Navale (corazzate Cesare e Doria) e tutti i cacciatorpediniere disponibili a Taranto. Contestualmente viene ordinato anche alla IX Divisione Navale (corazzate Littorio e Vittorio Veneto) ed alla corazzata Duilio, a Napoli, di tenersi pronte a partire entro mezz’ora; viene ordinato che nella notte tra l’1 ed il 2 agosto inizino gli agguati di torpediniere e MAS al largo di Pantelleria e di Capo Bon; mentre la IV e VIII Divisione incrociatori, che si trovano a Palermo, vengono mantenuti in approntamento normale. In base alle informazioni raccolte, infatti, Supermarina ritiene più probabile che l’operazione britannica riguardi un attacco contro le coste tirreniche italiane che non l’invio di un convoglio attraverso il Canale di Sicilia, ritenuto a torto poco probabile. Alle 16.45 del 31 luglio un aereo di linea tedesco (della Lufthansa) segnala tredici navi da guerra, tra cui una portaerei, 50 miglia ad est delle Baleari, dirette verso est; durante la giornata del 1° agosto undici ricognitori dell’Aeronautica della Sardegna cercano la Forza H, che si è spostata a nordest delle Baleari, con rotta sudovest, e che è stata avvistata alle nove del mattino da un aereo francese (che ne ha stimato correttamente la composizione come una portaerei, due corazzate e dieci cacciatorpediniere, con rotta 160°), 35 miglia a nord di Minorca. Gli avvistamenti da parte di trimotori CANT Z. 1007 bis del 50° Gruppo segnalano che la Forza H sembra restare nello stesso punto in cui l’aveva trovata l’aereo francese (a nordest di Minorca e con rotta nordest), e quattro successivi rilevamenti radiogoniometrici individuano inoltre una nave sconosciuta a 70 miglia per 30° da Capo Sant’Antonio (a sud di Valencia). L’attenzione dell’apparato aeronavale italiano si concentra così sulla Forza H, mentre passa del tutto inosservato il transito in Mediterraneo occidentale della Forza X, che naviga ad alta velocità tenendosi vicina alle acque territoriali del nordafrica francese, seguendo la costa algerina e poi tunisina, dopo di che attraversa indisturbata il Canale di Sicilia. Supermarina, infatti, ha dato ordine che i MAS stanziati ad Augusta rimangano in porto in caso di mancato avvistamento di navi nemiche dirette verso il Mediterraneo centrale da parte della ricognizione (e nessun ricognitore le ha avvistate), mentre i MAS di Pantelleria non trovano niente a causa del mare grosso, che ne intralcia seriamente l’attività. Alle 7.35 del 2 agosto una rilevazione radiogoniometrica mostra che c’è un’unità britannica 50 miglia ad ovest di Malta, diretta verso tale isola; Supermarina chiede allora a Superaereo di condurre una ricognizione sul porto di La Valletta, e mette nuovamente in allarme la III Divisione a Messina e le corazzate a Napoli.
La Forza X raggiunge Malta alle nove del mattino del 2 agosto, scarica truppe e rifornimenti e riparte alle 16.30 per tornare a Gibilterra. Alle 18 la Forza X, in navigazione ad alta velocità una decina di chilometri a nordovest di Gozo (a levante di Malta), viene infine avvistata da dieci caccia Macchi Mc 200 del 10° Gruppo dell’Aeronautica della Sicilia, di ritorno dalla richiesta ricognizione su La Valletta, che riconoscono correttamente le navi avvistate come tre incrociatori e due cacciatorpediniere, diretti verso Gibilterra. In conseguenza di tale avvistamento, tre aerosiluranti S.M. 79 “Sparviero” della 278a Squadriglia decollano da Pantelleria per attaccare la Forza X (uno di essi, avvistata la formazione avversaria, lancia un siluro contro l’Hermione, che lo evita con la manovra); inoltre, la notizia arriva anche a Marina Messina, che intanto aveva ordinato un agguato notturno di quattro torpediniere ed altrettanti MAS tra Capo Bon, Pantelleria e Trapani, ed altri due MAS al largo di Malta.
Alle 00.25 del 3 agosto Marina Messina ordina alla XV Squadriglia Cacciatorpediniere (PigafettaPessagno, Da MostoDa Verrazzano ed Usodimare) di accendere le caldaie, ed alle 3.45 di salpare per portarsi entro le 8 trenta miglia a sud di Marettimo. Al contempo, Marina Messina ordina al Comando Militare Marittimo di Pantelleria di tenere le torpediniere Pallade e Castore in agguato sottocosta, vicino all’isola, e di tenere le batterie costiere pronte all’intervento. La Forza X passa però ad ovest di Pantelleria, dal lato opposto rispetto agli sbarramenti italiani, molto lontano dalle zone in cui si trovano le torpediniere ed i cacciatorpediniere italiani (che sono state scelte tenendo presente il concetto precauzionale di evitare un incontro notturno, data la superiorità britannica nel combattimento di notte), che non riescono così ad intercettarla (per loro fortuna, probabilmente, data la netta superiorità di armamento delle navi britanniche).
Dei sommergibili, l’unico ad entrare in contatto con le forze nemiche è il Tembien, che nelle prime ore del 2 agosto viene speronato ed affondato con tutto l’equipaggio dall’Hermione. La Forza X raggiunge Malta indisturbata lo stesso 2 agosto, sbarcando truppe e rifornimenti per poi rientrare a Gibilterra il 4.
3 agosto 1941
Alle 13.35 il Diaspro viene informato di un convoglio di otto navi con rotta 270° e velocità 10 nodi, in posizion 37°20’ N e 10°45’ E; si sposa verso ovest per tentare un attacco notturno, ma avvista solo navi della Francia di Vichy.
6 agosto 1941
Fa ritorno a Cagliari alle 6.50, dopo aver percorso 432 miglia.
15 agosto 1941
Uscita da Cagliari per esercitazione dalle 8.15 alle 13.20, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta. Lo scorta il dragamine ausiliario R 176 Balear.
22 agosto 1941
Uscita da Cagliari per esercitazione dalle 8.58 alle 13.35, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta. Percorse 22,5 miglia.
23 agosto 1941
Uscita da Cagliari per esercitazione dalle 13.20 alle 18.16, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta. Percorse 27 miglia.
24 agosto 1941
Parte da Cagliari alle 22 al comando del tenente di vascello Antonio Dotta per un pattugliamento ad ovest di La Galite, in un raggio di dieci miglia dal punto 37°30’ N e 07°40’ E.
Insieme ai sommergibili Alagi, Serpente ed Aradam, deve formare uno sbarramento a sudovest della Sardegna per intercettare un presunto convoglio britannico in navigazione da Gibilterra a Malta, a seguito dell’avvistamento di ingenti forze navali britanniche (la Forza H con la corazzata Nelson, la portaerei Ark Royal, l’incrociatore leggero Hermione, i cacciatorpediniere EncounterFuryForesterForesight e Nestor) salpate da Gibilterra il 21 agosto e dirette verso est. Oltre allo sbarramento di cui fa parte i Diaspro, un secondo sbarramento composto da altri cinque sommergibili (Squalo, TrichecoTopazio, Zaffiro e Fratelli Bandiera) e ben tredici MAS è stato schierato nel Canale di Sicilia.
In realtà non c’è nessun convoglio: è in corso l’operazione britannica "Mincemeat", consistente nell’invio del posamine veloce Manxman (partito da solo il 22 agosto per non dare nell’occhio) al largo di Livorno, per posare un campo di 70 mine in quelle acque, ed in attacchi aerei lanciati dall’Ark Royal contro obiettivi in Sardegna (stabilimenti industriali e boschi di sughero nella parte settentrionale dell’isola), allo scopo di dissuadere la Spagna di Francisco Franco dall’entrare in guerra a fianco dell’Asse, mostrando le capacità della Royal Navy di colpire il nemico anche in casa propria.
La flotta di superficie italiana (al comando dell’ammiraglio Angelo Iachino), uscita da Taranto, Trapani, Messina e Palermo con le corazzate Littorio e Vittorio Veneto, gli incrociatori pesanti TrentoTriesteBolzano e Gorizia, gli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, Raimondo Montecuccoli e Muzio Attendolo e 17 cacciatorpediniere (LanciereAscariCorazziereCarabiniere, AviereCamicia Nera, GranatiereBersagliereFuciliereAlpino, Maestrale, Scirocco, Ugolino Vivaldi, Nicoloso Da Recco, Lanzerotto Malocello, Antonio Pigafetta, Giovanni Da Verrazzano), non riuscirà ad intercettare la formazione avversaria, subito rientrata alle basi dopo aver adempiuto ai propri obiettivi senza spingersi fino al Canale di Sicilia come invece supposto dal Comando italiano nell’errata ipotesi della presenza di un convoglio diretto a Malta.
25 agosto 1941
Alle 9.10 viene avvistato in posizione 37°48’ N e 08°00’ E un sommergibile che il comandante Dotta ritiene essere l’Aradam; ad ogni modo, Dotta decide di proseguire in immersione verso il settore di pattugliamento, distante 25 miglia. Alle 10.13 il sommergibile sconosciuto viene avvistato di nuovo.
27 agosto 1941
Rientra a Cagliari alle 14.10, dopo aver percorso 307 miglia.
12 settembre 1941
Parte da Cagliari alle 13.55, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento ad est della Galite, tra il parallelo 37°32’ N, la costa africana ed i meridiani 08°56’ E e 09°20’ E. Forma uno sbarramento insieme ad altri sommergibili.
Alle 18.55, in posizion 38°42’ N e 09°30’ E, il Diaspro viene attaccato dall’idrovolante CANT Z. 506 numero 3 della 188a Squadriglia, decollato dalla base cagliaritana di Elmas, che l’ha scambiato per un sommergibile nemico. L’idrovolante sgancia due bombe di profondità regolate per esplodere a 15 metri di profondità; le detonazioni scuotono il Diaspro, che però riesce ad allontanarsi indenne scendendo a 70 metri. L’osservatore dell’idrovolante, guardiamarina Paolo Tavolato, riceverà un rimprovero per il suo grave errore.
15 settembre 1941
Rientra a Cagliari alle 10.50, dopo aver percorso 359 miglia.
16 settembre 1941
Parte da Cagliari alle 23.55 al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, per un pattugliamento a sudest di Minorca, dove dovrà formare uno sbarramento insieme al Serpente.
17 settembre 1941
Riceve l’ordine di rientrare alla base. Alle 12.40 avvista a 8 km di distanza il Serpente, in navigazione su rotta opposta, venendo a sua volta avvistato da questi: a differenza del Diaspro, non ha ancora ricevuto l’ordine di rientro.
Il Diaspro raggiunge Cagliari alle 21.45, dopo aver percorso 184 miglia.
25 settembre 1941
Salpa da Cagliari alle 18.35 al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, insieme ai sommergibili Serpente, Aradam ed Axum (con cui deve formare uno sbarramento), per pattugliare un settore compreso tra i meridiani 06°40’ E e 07°00’ E ed i paralleli 39°10’ N e 39°50’ N (a sudovest di Minorca).
Scopo dello sbarramento è contrastare l’operazione britannica "Halberd", per la quale è salpata da Gibilterra, tra le 18.15 e le 23.30 del 24 settembre, la Forza H, con le corazzate Prince of WalesRodney e Nelson, la portaerei Ark Royal ed i cacciatorpediniere DuncanFuryLanceLegionLivelyGurkhaZuluIsaac Sweers (olandese), Garland (polacco) e Piorun (polacco). La formazione, denominata per l’operazione “Forza A”, è stata suddivisa dai britannici in vari sottogruppi, partiti in momenti diversi tra il 24 ed il 25 settembre: suo scopo è proteggere la navigazione verso Malta di un convoglio con rifornimenti (WS. 11X, formato dalla cisterna militare Breconshire e dalle navi da carico AjaxCity of LincolnCity of CalcuttaClan MacDonaldClan FergusonRowallan CastleImperial Star e Dunedin Star con un carico complessivo di 81.000 tonnellate di rifornimenti e la scorta diretta degli incrociatori leggeri EdinburghSheffieldEuryalusKenya ed Hermione e dei cacciatorpediniere CossackFarndaleForesightForesterHeythropLaforeyLightning ed Oribi della Forza X), che si svolgerà in contemporanea con la navigazione di un altro convoglio (MG. 2, formato dai mercantili scarichi Port Chalmers, City of Pretoria e Melbourne Star, scortati dalla corvetta Gloxinia nel primo tratto della navigazione) da Malta a Gibilterra e con un’azione diversiva della Mediterranean Fleet nel Mediterraneo orientale. A completamento del dispositivo britannico, i sommergibili Urge, Utmost, Upholder, Unbeaten, Ursula, Upright, Trusty, Sokol (polacco) e O 21 (olandese) della 8th e 10th Flotilla sono schierati in agguato agli imbocchi dello stretto di Messina, nel golfo di Cagliari, al largo di Capo Carbonara e lungo la costa nordorientale della Sicilia, pronti ad intercettare eventuali forze navali di superficie che dovessero tentare di attaccare il convoglio.
All’andata la squadra britannica non transiterà nella zona d’agguato del Diaspro, né degli altri sommergibili, perché tutti raggiungeranno le zone assegnate soltanto dopo che le formazioni britanniche le hanno già attraversate. Maricosom, di conseguenza, ordinerà a tutti i sommergibili di spostarsi più a sud, tentando d’intercettare le forze britanniche (il cui vero obiettivo sarà stato intanto compreso da Supermarina il mattino del 27, in seguito alla notizia dell’esistenza di un convoglio diretto a Malta) durante la fase di rientro, comunicando alle 20.45 del 27: "Forza navale nemica già attaccata e danneggiata da ARMERA (alt) Nella ricerca et nell’attacco agite con massimo impegno et precisione per infliggere al nemico ulteriori et più gravi danni possibili (alt) Sono certo che vi mostrerete degni della fiducia che in voi ripone la Marina (alt)".
Come coda all’operazione, nella notte tra il 27 ed il 28 settembre l’incrociatore Hermione effettuerà un breve bombardamento navale di Pantelleria. Terminata l’operazione, la Forza H rientrerà a Gibilterra divisa in più gruppi (la danneggiata Nelson con Duncan, Garland e Piorun e successivamente anche il cacciatorpediniere Rockingham e le corvette Jonquil, Arbutus, Samphire e Fleur de Lys, usciti da Gibilterra per rinforzarne la scorta; la Prince of Wales con Kenya, Sheffield, Laforey, Lightning, Oribi, Fury, Forester e Foresight; la Rodney e l’Ark Royal con Hermione, Edinburgh, Euryalus, Heythrop, Cossack, Lance, Legion, Lively, Zulu, Farndale, Gurkha ed Isaac Sweers) tra il 30 settembre ed il 1° ottobre.
27 settembre 1941
Il Diaspro riceve ordine di spostarsi cento miglia più a sud, in posizione 38°25’ N e 07°00’ E.
28 settembre 1941
Nuovo ordine di spostamento: deve portarsi nel punto 37°30’ N e 07°00’ E e poi al largo di Capo Bougaroni.
Verso le 17.25 due vedette del piroscafo britannico City of Pretoria, in navigazione scarico da Malta a Gibilterra insieme al Port Chalmers nell’ambito di una delle sotto-operazioni secondarie di "Halberd", avvistano un sommergibile a poppa dritta mentre la nave è sotto attacco da parte di tra aerosiluranti al largo della costa africana. Da bordo del piroscafo vengono gettati in mare tre nebbiogeni galleggianti per nasconderla alla vista del sommergibile; secondo la storia ufficiale dell’USMM, il battello avvistato dal City of Pretoria potrebbe essere stato il Diaspro, essendo l’incontro avvenuto nel cui settore d’agguato. Tuttavia, il Diaspro non riferì di aver avvistato nessuna nave in quel luogo ed a quell’ora, ed è quindi abbastanza probabile che le due vedette britanniche, coi nervi a fior di pelle dopo ripetuti attacchi di aerei e MAS mentre attraversavano senza scorta il Canale di Sicilia, avessero semplicemente preso un abbaglio. Anche il giorno seguente City of Pretoria e Port Chalmers avrebbero “avvistato” un inesistente sommergibile emerso che li seguiva, al largo di Almeria.
29 settembre 1941
Alle 6.17, in posizione 37°32’ N e 06°45’ E (una quarantina di miglia a nordovest di Philippeville e 25 miglia a nord di Capo Bougaroni), un cacciatorpediniere viene improvvisamente avvistato a soli 250 metri di distanza in mezzo a forti piovaschi. Quasi contemporaneamente, un’altra grossa ombra viene avvistata a 2500-3000 metri; il comandante Dotta intuisce che il cacciatorpediniere fa parte dello schermo avanzato di una formazione di navi maggiori. Il Diaspro attacca lanciando due siluri con i tubi di poppa, poi effettua immersione rapida. Dopo tre minuti, mentre il sommergibile si trova a trenta metri di profondità, viene avvertita una forte esplosione (anche l’Aradam, in pattugliamento nella zona adiacente, avverte due esplosioni alle 6.19 e ritiene che si tratti di una nave colpita dal Diaspro).
Il cacciatorpediniere avvistato dal Diaspro è il britannico Gurkha, facente parte dello schermo di cacciatorpediniere sul lato sinistro della Forza H, uscita da Gibilterra con le corazzate Rodney e Prince of Wales e la portaerei Ark Royal a copertura dell’operazione "Halberd".
Alle 5.55, in posizione 37°30’ N e 06°45’ E, il radar Type 273 della Prince of Wales ha rilevato un contatto sette miglia a proravia; alle 6.09 la Forza H ha compiuto un’accostata d’emergenza di 40° a sinistra assumendo rotta 050°, per evitare il contatto rilevato dalla Prince of Wales. (Nel suo rapporto sull’operazione all’Ammiragliato, il comandante della Home Fleet rileverà che il radar tipo 273 è stato fondamentale per evitare i sommergibili italiani in più occasioni). Alle 16.12 il Gurkha ha avvistato la scia di un siluro in avvicinamento da rilevamento 330° e subito dopo un altro, entrambi aventi velocità di 40 nodi ed ormai troppo vicini per essere evitati, ma entrambe le armi sono passate sotto lo scafo del cacciatorpediniere senza esplodere, probabilmente perché diretti contro le corazzate e dunque regolati per una profondità eccessiva rispetto al pescaggio del Gurkha (per altra fonte, il Diaspro avrebbe lanciato proprio contro il cacciatorpediniere più avanzato, ed il Gurkha avrebbe evitato i siluri di pochi metri con una brusca accostata; per altra ancora, avrebbe ottenuto un contatto radar alle 6.17 in posizione 37°32’ N e 06°45’ E ed avrebbe poco dopo visto due siluri passargli sotto lo scafo). Accostato verso sinistra, direzione di provenienza dei lanci, e risalite le scie dei siluri, il Gurkha dà infruttuosamente la caccia all’attaccante effettuando ricerca sonar insieme al cacciatorpediniere olandese Isaac Sweers, ma nessuno dei due cacciatorpediniere ottiene un contatto sonar o lancia bombe di profondità, ed alle sette tornano entrambi ad assumere la loro posizione nello schermo protettivo della Forza H. Alle 6.22 il Gurkha ha avvertito delle esplosioni, probabilmente i siluri giunti a fine corsa.
Alle 8.10 il Gurkha ottiene un contatto sonar in posizione 37°26’ N e 07°14’ E, verso proravia, attaccandolo con quattordici bombe di profondità alle 8.15 ed avvertendo una forte esplosione subacquea sei minuti più tardi. Continua ad incrociare nella zona fino alle 8.41, quando riceve ordine di riunirsi alla formazione. Tuttavia, dato che nel frattempo la Forza H, Gurkha compreso, ha continuato la navigazione verso est a 17 nodi, il contatto del Gurkha, ammesso che non fosse un falso allarme, non poteva essere il Diaspro, che infatti non rileva alcun contrattacco (secondo qualche sito, invece, il Diaspro sarebbe sfuggito alla reazione con bombe di profondità del cacciatorpediniere; qualche fonte britannica afferma erroneamente che il Diaspro sarebbe stato danneggiato dal Gurkha).
A mezzogiorno il Diaspro comunica di aver lanciato due siluri contro una formazione prima dell’alba, colpendo un’unità alle 6.17, 40 miglia a nord-nord-ovest di Philippeville, trovandosi con la prua rivolta a nordovest.
Oltre al Diaspro, la Forza H in navigazione di rientro viene avvistata anche da Dandolo, Aradam, Adua e Serpente: questi ultimi due tenteranno anch’essi di attaccare, ma senza successo, e l’Adua sarà affondato con tutto l’equipaggio proprio dal Gurkha insieme ad un altro cacciatorpediniere, il Legion.
1° ottobre 1941
Alle 8.14 viene avvistato un sommergibile al largo di La Galite. Il comandante Dotta ritiene si tratti dell’Aradam, ed in effetti è così; anche questi, infatti, avvista il Diaspro alle 8.20, identificandolo correttamente ed osservandolo immergersi.
2 ottobre 1941
Alle sette, al largo di Cagliari, viene avvistato un altro sommergibile, ritenuto essere il Serpente. Il Diaspro rientra a Cagliari alle undici, dopo aver percorso 814 miglia.
16 ottobre 1941
Alle 23.55 il Diaspro (tenente di vascello Antonio Dotta) salpa da Cagliari insieme a Turchese, Alagi, Serpente e Aradam per un pattugliamento a nord di Cap de Fer, tra i meridiani 06°40’ E e 07°20’ E ed i paralleli 37°30’ N e 37°40’ N. I cinque sommergibili devono formare uno sbarramento tra i meridiani 37°10’ N e 37°50’ N; ognuno occupa un settore di dieci miglia di ampiezza.
L’invio dei sommergibili è stato ordinato a seguito della notizia dell’uscita in mare della Forza H britannica (corazzata Rodney, portaerei Ark Royal, incrociatore leggero Hermione, cacciatorpediniere CossackForesightForesterFuryLegionSikh e Zulu), salpata da Gibilterra per l’operazione «Callboy», consistente nell’invio a Malta di tredici aerosiluranti, undici Albacore e due Swordfish, decollati dall’Ark Royal. Altri sommergibile vengono schierati al largo di Capo Bougaroni (Fratelli Bandiera), Capo Bon (Squalo e Narvalo) e Pantelleria (Delfino e Luigi Settembrini).
(Nessuno riuscirà ad intercettare la formazione britannica. Raggiunto il 18 ottobre il punto stabilito per il lancio, a 450 miglia da Malta, l’Ark Royal lancerà i tredici velivoli, appartenenti all’828th Squadron della Fleet Air Arm al comando del capitano di corvetta D. E. Langmore; uno andrà perduto durante il volo, gli altri giungeranno a destinazione. La Forza H rientrerà a Gibilterra il 19 ottobre).
17 ottobre 1941
Alle 7, in posizione 38°27’ N e 08°28’ E, il Diaspro avvista il Serpente a 8 km di distanza; questi rimane in vista fino alle 10.10.
20 ottobre 1941
Alle 19, in posizione 38°05’ N e 08°00’ E, vengono avvistate tre navi a 10 km di distanza; Dotta le identifica come cacciatorpediniere, due “classe Fearless” ed un “classe Jervis”. In realtà si tratta probabilmente della Forza K britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope, cacciatorpediniere Lance e Lively), in navigazione da Gibilterra a Malta, dove ha ricevuto ordine di dislocarsi per operare contro i convogli dell’Asse diretti in Nordafrica. Il Diaspro non riesce ad avvicinarsi a sufficienza per poter attaccare.
21 ottobre 1941
Rientra a Cagliari alle 12.25, dopo aver percorso 540 miglia.
24 ottobre 1941
Parte da Cagliari alle 23.05, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, insieme all’Alagi, per un pattugliamento tra i meridiani 05°20’ E e 06°00’ E ed i paralleli 37°15’ N e 37°30’ N.
3 novembre 1941
Rientra a Cagliari alle 14.15, dopo aver percorso 972 miglia senza avvistare niente, pur avendo rilevato rumore di motori agli idrofoni.
12 novembre 1941
Lascia Cagliari alle 18.45, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Messina, navigando in superficie a 9 nodi.
14 novembre 1941
Arriva a Messina alle 9.20, dopo aver percorso 345,5 miglia.
17 novembre 1941
Lascia Messina alle 10.35, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Pola, sempre navigando in superficie a 9 nodi. Il comandante Dotta è stato informato che all’una del 18 potrebbe incontrare un convoglio scortato dalla torpediniera Libra.
20 novembre 1941
Arriva a Pola alle 14.35, dopo aver percorso 680 miglia.
22 novembre 1941
Lascia Pola alle 8.30, sempre al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Fiume, dove sarà sottoposto ad un periodo di lavori. Giunge nella città quarnerina alle 15.10, dopo aver percorso 62 miglia.
26 febbraio 1942
Terminati i lavori, esce da Fiume per prove in mare dalle 9.10 alle 18, al comando del tenente di vascello Dotta; lo scorta la piccola nave ausiliaria Abbazia. Percorse 43 miglia.

Il Diaspro ormeggiato accanto ad un sommergibile oceanico (da www.grupsom.com)

2 aprile 1942
Altra uscita da Fiume per prove in mare (dalle 9.50 alle 18.30), al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta della torpediniera T 7. Percorse 59 miglia.
9 aprile 1942
Lascia Fiume alle 16.10, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi  Sussak, dove arriva alle 16.25, dopo aver percorso due miglia.
11 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 8.50 alle 19, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta della torpediniera Insidioso e della piccola nave scorta ausiliaria F 88 Jadera. Percorse 19 miglia.
15-16 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.40 del 15 alle 00.30 del 16, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta della torpediniera Insidioso e della piccola nave scorta ausiliaria F 148 Traù. Percorse 63 miglia.
17 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.40 alle 17.30, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme al sommergibile Fratelli Bandiera e con la scorta del Traù. Percorse 38 miglia.
20-21 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 20.35 del 20 all’1.15 del 21, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta del Traù. Percorse 36 miglia.
22 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.25 alle 20.15, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta della torpediniera T 3 e del Traù. Percorse 28 miglia.
24-25 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 14 del 24 alle 00.35 del 25, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 68 miglia.
25 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 8.30 alle 11.10, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse nove miglia.
27 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 9.25 alle 12.40, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse nove miglia.
27-28 aprile 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 20.15 del 27 alle 00.40 del 28, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme ai sommergibili Giada e Bandiera e con la scorta della torpediniera Audace. Percorse 31 miglia.
1° maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 6.50 alle 12.35, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta della torpediniera Audace. Percorse 32 miglia.
1-2 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 20.20 dell’1 all’1.10 del 2, al comando del tenente di vascello Dotta, con la scorta dell’Audace. Percorse 28 miglia.
4-5 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.30 del 4 alle due di notte del 5, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme al sommergibile Luciano Manara e con la scorta della torpediniera Audace. Percorse 64 miglia.
6 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 9.20 alle 12.25 e poi di nuovo dalle 14.20 all 17.10, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 18 miglia nel mattino e 17 nel pomeriggio.
8 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 14.10 alle 19.20, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme al Manara e con la scorta della Jadera. Percorse 17 miglia.
12-13 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 13.10 del 12 alle due di notte del 13, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme a Giada e Bandiera e con la scorta della T 3. Percorse 60 miglia.
14-15 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 11 del 14 all’1.40 del 14, al comando del tenente di vascello Dotta, insieme al Bandiera e con la scorta dell’Insidioso. Percorse 68 miglia.
16 maggio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 6.50 alle 13.50, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 24,5 miglia.
27 giugno 1942
Salpa da Fiume alle 5.10, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Venezia testando, strada facendo, l’apparato "Silenta".
Arriva a Venezia alle 18, dopo aver percorso 131 miglia.
30 giugno 1942
Uscita da Venezia per esercitazione dalle 10.20 alle 13.40, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse tredici miglia.
1° luglio 1942
Uscita da Venezia per esercitazione dalle 9.50 alle 14.30, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse undici miglia.
4 luglio 1942
Lascia Venezia alle 5.20, al comando del tenente di vascello Dotta, per tornare a Fiume, dove arriva alle 19, dopo aver percorso 133 miglia.
5 luglio 1942
Uscita da Fiume per esercitazione dalle 9.20 alle 12.20, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse undici miglia.
15 luglio 1942
Lascia Fiume alle 10.30, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Sussak, dove arriva alle 11.10, dopo aver percorso un miglio.
16-17 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 14.26 del 16 alle 2.45 del 17, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 46 miglia.
20-21 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 15 del 20 all’1.25 del 21, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 34 miglia.
22 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 13.05 alle 23.35, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 31 miglia.
24-25 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 13 del 24 all’1.15 del 25, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 48 miglia.
28 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.35 alle 17.55, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 26 miglia.
30 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 7.35 alle 16.50, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 72 miglia.
31 luglio 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle tre di notte alle 19, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 46 miglia. Durante l’uscita, mentre il Diaspro si trova a sud dell’Istria, il sommergibile britannico Traveller (tenente di vascello Michael Beachamp St. John), spintosi fin nell’Alto Adriatico, attacca infruttuosamente la cannoniera Cattaro in posizione 44°36’ N e 13°54’ E, poco distante; a seguito dell’attacco, il Diaspro ed altri due sommergibili in mare nella stessa zona per esercitazioni, Porfido e Delfino, vengono messi in allerta.
3-4 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 13.15 del 3 all’1.15 del 4, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 50 miglia.
5-6 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.35 del 5 alle 00.40 del 6, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 52 miglia.
7-8 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 12.30 del 7 alle 00.40 dell’8, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 57 miglia.
11 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 9.35 alle 13.35, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 14 miglia.
13-14 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 14.25 del 13 alle 00.05 del 14, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 56 miglia.
17-18 agosto 1942
Uscita da Sussak per esercitazione dalle 14.30 del 17 alle 00.10 del 18, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 56 miglia.
19 agosto 1942
Lascia Sussak alle 7.35 per trasferirsi a Fiume, dove arriva alle 8.10, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse due miglia.
26 agosto 1942
Uscita da Fiume per prove in mare dalle 13.30 alle 17, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse tredici miglia.
27 agosto 1942
Lascia Fiume alle 5.40, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Venezia, dove arriva alle 18.45, dopo aver percorso 127 miglia.
29 agosto 1942
Uscita da Venezia per prove in mare dalle 8.50 alle 11.50, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse dieci miglia.
2 settembre 1942
Lascia Venezia alle sette per trasferirsi a Pola, dove arriva alle 14.50, al comando del tenente di vascello Dotta. Percorse 78,5 miglia.
5 settembre 1942
Uscita da Pola per esercitazione in posizione 44°45’ N e 13°27’ E, al comando del T.V. Dotta ed insieme alla nuova torpediniera di scorta Fortunale, da mezzogiorno alle 19.20. Percorse 43 miglia.
10 settembre 1942
Lascia Pola alle 14, al comando del tenente di vascello Dotta, per trasferirsi a Trapani. Dotta viene informato che lugno il percorso potrebbe incontrare un sommergibile tedesco (l’U 205) alle 14 dell’11, ed il sommergibile italiano Pietro Micca all’alba del 13.
15 settembre 1942
Arriva a Trapani alle 10.10, dopo aver percorso 950 miglia.
24 ottobre 1942
Uscita da Trapani per esercitazione dalle 7.30 alle 12.35, al comando del T.V. Dotta. Percorse 31 miglia.
7 novembre 1942
Salpa da Trapani all’1.45, al comando del capitano di corvetta Dotta, per un pattugliamento in posizione 37°25’ N e 10°15’ E (al largo di Biserta), dov’è previsto il passaggio di un convoglio nemico, che dovrà attaccare.
Scopo della missione del Diaspro è di contrastare gli sbarchi angloamericani nel Nordafrica francese (operazione "Torch"): più di ottocento navi britanniche e statunitensi di tutti i tipi sono in navigazione verso le coste del Marocco e dell’Algeria, per sbarcarvi le truppe che dovranno aprire un secondo fronte in Nordafrica, contemporaneamente allo sfondamento operato dall’VIII Armata britannica in Egitto, ad El Alamein.
Supermarina, informata dell’avvistamento di ingenti forze navali angloamericane in navigazione da Gibilterra verso ovest, ha correttamente intuito che probabilmente gli Alleati vogliano tentare uno sbarco in Nordafrica, pur non escludendo del tutto la possibilità di un convoglio diretto a Malta
In totale, Maricosom – in base ad ordine di Supermarina, trasmesso alle 22.06 del 6 novembre – invia ben ventuno sommergibili nel Mediterraneo occidentale e centro-occidentale, per contrastare l’operazione nemica: dodici sommergibili del VII Grupsom (AcciaioArgentoAsteriaAradamBrinDandoloEmoGalateaMocenigoPlatinoPorfidoVelella) vengono schierati ad ovest dell’isola di La Galite (zona "A"), sette sommergibili dell’VIII Grupsom (BronzoAlagiAvorioCoralloDiasproTurchese) vengono inviati a nord di Biserta (zona "B"), ed altri due (Axum e Topazio) in posizione avanzata tra l’Algeria e le Baleari, in modo da “ampliare le acque assegnate all’agguato dei sommergibili (…) per dare loro maggiore liberà di azione nelle zone stesse”. Queste posizioni si riveleranno troppo lontane dalle effettive zone dello sbarco (Orano ed Algeri), ma non verranno modificate, perché i comandi tedeschi ritengono, erroneamente, che gli Alleati potrebbero tentare ulteriori sbarchi anche in Tunisia (nel qual caso i sommergibili italiani si troverebbero in posizione ideale).
Alle 15.31 Maricosom (il Comando Squadra Sommergibili) comunica a tutti i sommergibili in agguato nel Mediterraneo occidentale la posizione di una squadra navale britannica e di un convoglio nemico, riferita alle 10.40. Alle 20.07 il Comando Squadra Sommergibili segnala la posizione di due convogli avvistati in due distinte occasioni, aventi entrambi rotta verso est e formati da mercantili scortati da corazzate, portaerei, incrociatori e navi scorta.
8 novembre 1942
Gli sbarchi hanno inizio: 500 navi da trasporto angloamericane, scortate da 350 navi da guerra di ogni tipo, sbarcano in tutto 107.000 soldati sulle coste dell’Algeria e del Marocco. Siccome tali operazioni avvengono nelle zone di Algeri e di Orano, i sommergibili italiani si trovano troppo ad est per intervenire; dato che i comandi tedeschi ritengono che gli Alleati potrebbero effettuare ulteriori sbarchi più ad est, verso la Tunisia, inizialmente si decide di lasciare i sommergibili dove sono.
Il Diaspro riceve ordine di spostarsi in un’area delimitata dai meridiani 06°00’ E e 06°20’ E e dai paralleli 37°00’ N e 37°20’ N, al largo di Capo Bougaroni.
Alle 11.58, mentre è in navigazione in immersione verso l’area assegnata, entra in collisione in posizione 35°25’ N e 10°15’ E (al largo di Biserta) con il sommergibile Alagi, anch’esso diretto in immersione verso il suo settore d’agguato. La collisione avviene a dodici metri di profondità; il Diaspro subisce solo danni lievi, a differenza dell’Alagi, che è costretto ad abbandonare la missione e rientrare alla base.
11 novembre 1942
Alle 17.56 Maricosom comunica ai sommergibili che truppe nemiche stanno sbarcando nella rada di Bougie ed ordina a Diaspro, Ascianghi, Avorio, Argo, Argento ed Emo di spostarsi immediatamente in tale zona per operarvi “senza alcuna limitazione con energia e decisione”, per poi rientrare nei settori assegnati il giorno seguente. Il Diaspro e gli altri sommergibili eseguono l’ordine, spostandosi alla massima velocità e rilevando nella rada di Bougie un’intensa sorveglianza antisommergibili.
12 novembre 1942
Penetrato nella baia di Bougie, alle 4.56 avvista una grossa nave, trasporto truppe od incrociatore ausiliario, di cui stima la velocità in 14 nodi, a 1200 metri di distanza, in posizione 36°46’ N e 05°06’ E: si tratta con ogni probabilità del transatlantico olandese Marnix Van St. Aldegonde, in navigazione da Capo Aokas (dove si è rifugiato il giorno precedente) a Capo Bouak, dove darà fondo alle otto. Alle 5.05 il Diaspro lancia contro di esso tutti e quattro i siluri dei tubi prodieri, tipo G7e (elettrico) da 533 mm, da ottocento metri di distanza, dopo aver rivisto al ribasso la stima della velocità del bersaglio, ritenuta ora di dieci nodi. Tuttavia, subito dopo il lancio la nave vira verso sinistra, vanificando l’attacco (secondo alcune fonti, avrebbe avvistato i siluri ed accostato per evitarli). Alle 5.10 il Diaspro ruota in modo da rivolgere la poppa al nemico e lancia un siluro dai tubi poppieri da 1500 metri; alle 5.13 vengono sentite due esplosioni, ma neanche quest’arma è andata a segno, sebbene il comandante Dotta ritenga di aver colpito la nave avversaria, non più visibile.
14 novembre 1942
Alle 7 il Diaspro incontra il sommergibile Corallo (informato la sera prima, da Maricosom, della possibilità di incontrare il Diaspro), con cui scambia i segnali di riconoscimento.
Rientra a Trapani alle 18.30, dopo aver percorso 1820,5 miglia.
16 novembre 1942
Lascia Trapani alle 19.05, al comando del capitano di corvetta Dotta, per trasferirsi a Napoli.
17 novembre 1942
Arriva a Napoli alle 21.45, dopo aver percorso 237 miglia.
20 novembre 1942
Uscita da Napoli per esercitazione dalle otto alle 11.50, al comando del capitano di corvetta Dotta. Percorse dieci miglia.
25 novembre 1942
Lascia Napoli alle 15 per trasferirsi a La Maddalena, sempre al comando del capitano di corvetta Dotta.
26 novembre 1942
Arriva alla Maddalena alle 20.17, dopo aver percorso 231 miglia.
30 novembre 1942
Il capitano di corvetta Dotta lascia il comando del Diaspro, venendo sostituito dal tenente di vascello Alberto Donato, 28 anni, da La Spezia.

Il tenente di vascello Alberto Donato (per g.c. del nipote Stefano Canavassi, via www.grupsom.com)

2 dicembre 1942
Salpa da La Maddalena alle 3.16, al comando del tenente di vascello Alberto Donato, per un pattugliamento difensivo al largo della base sarda, in una zona compresa tra i paralleli 41°40’ N e 41°55’ N, il meridiano 08°20’ E e la costa corsa (al largo di Ajaccio).
4 dicembre 1942
Rientra alla Maddalena alle 00.06, dopo aver percorso 278,5 miglia senza avvenimenti di rilievo.
6 dicembre 1942
Lascia La Maddalena alle 17.45 per trasferirsi a Cagliari, al comando del tenente di vascello Alberto Donato.
7 dicembre 1942
Arriva a Cagliari alle 15.30, dopo aver percorso 197,6 miglia.
12 dicembre 1942
Salpa da Cagliari alle 23.45, al comando del tenente di vascello Donato, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, in un settore delimitato dai meridiani 08°20’ E e 08°40’ E e dai paralleli 38°00’ N e 38°20’ N (tra La Galite e Cap de Fer, area in cui operano anche i sommergibili Argento, Malachite e Mocenigo).
13 dicembre 1942
Alle 7.25 vengono avvistati tre aerei tedeschi, che scambiano col Diaspro i segnali di riconoscimento. Alle 9.30 viene avvistato un aereo italiano; anche con esso viene scambiato il segnale di riconoscimento.
14 dicembre 1942
Incursione nel porto di Bona, senza risultato.
21 dicembre 1942
Alle 00.55, in posizione 38°05’ N e 08°30’ E, viene avvistata un’unità ritenuta inizialmente essere un sommergibile, ma che avrebbe potuto invece essere un’unità antisommergibili. Il Diaspro s’immerge ed avverte delle esplosioni provenienti dalla direzione dell’unità sconosciuta.
22 dicembre 1942
Alle 22.45 viene avvistato in posizione 38°12’ N e 08°29’ E un sommergibile con rotta nord, ma poco dopo viene perso il contatto a causa di un piovasco. È possibile che si trattasse del sommergibile britannico P 247 (successivamente divenuto Saracen).
23 dicembre 1942
Alle 2.55 viene avvistato in posizione 38°12’ N e 08°27’ E un sommergibile con rotta nord, da tremila metri di distanza. È possibile che si trattasse di nuovo del P 247; comunque, il Diaspro perde nuovamente il contatto.
24 dicembre 1942
Rientra a Cagliari alle 9.25, dopo aver percorso 1032,5 miglia.
1° gennaio 1943
Lascia Cagliari alle 14.57, al comando del tenente di vascello Alberto Donato, per trasferirsi a Napoli.
2 gennaio 1943
Arriva a Napoli alle 21.10, dopo aver percorso 271 miglia.
20 febbraio 1943
Uscita da Napoli per prove in mare ed esercitazione dalle 8.36 alle 14.01, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 17 miglia.
23 febbraio 1943
Uscita da Napoli per prove in mare ed esercitazione dalle 13.40 alle 18.30, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 22,5 miglia.
24 febbraio 1943
Uscita da Napoli per prove in mare ed esercitazione dalle 13.43 alle 20.30, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 25 miglia.
27 febbraio 1943
Uscita da Napoli per prove in mare ed esercitazione dalle 10.09 alle 16.33, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 29 miglia.
20 marzo 1943
Uscita da Napoli per prove della girobussola ed esercitazione dalle 8.20 alle 17.47, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 21 miglia.
21 marzo 1943
Uscita da Napoli per esercitazione dalle 15.35 alle 19.47, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse sette miglia.
23 marzo 1943
Uscita da Napoli per esercitazione dalle 10.18 alle 13.31, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 19 miglia.
24 marzo 1943
Uscita da Napoli per esercitazione dalle 12.12 alle 13.55, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 12,5 miglia; al termine dell’esercitazione raggiunge Pozzuoli.
25 marzo 1943
Uscita da Pozzuoli per esercitazione dalle 8.55 alle 15.51, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 28 miglia.
26 marzo 1943
Uscita da Pozzuoli per esercitazione dalle 8.24 alle 16.07, al comando del tenente di vascello Alberto Donato. Percorse 37 miglia.
3 aprile 1943
Lascia Pozzuoli alle 14, al comando del tenente di vascello Donato, per tornare a Napoli, dove arriva alle 15.55, dopo aver percorso 12,5 miglia.
4 aprile 1943
Lascia Napoli alle 00.45, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi alla Maddalena.
5 aprile 1943
Arriva alla Maddalena alle 6.45, dopo aver percorso 250,2 miglia.
7 aprile 1943
Lascia La Maddalena alle 8.53, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi ad Ajaccio, dove arriva alle 17.47, dopo aver percorso 68,1 miglia.
2 maggio 1943
Salpa da Ajaccio alle 23.10, al comando del tenente di vascello Alberto Donato ed insieme all’Aradam, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, tra i meridiani 05°00’ E e 05°40’ E ed i paralleli 39°00’ N e 39°40’ N (ad ovest della Sardegna).
12 maggio 1943
Alle 22.51, in posizione 38°56’ N e 05°22’ E, viene avvistato un aereo a mille metri di distanza e viene dato l’ordine d’immersione. Quando il Diaspro raggiunge i 50 metri di profondità, viene notata una via d’acqua dal tubo lanciasiluri numero 6 di poppa. Il comandante Donato ordina pertanto di riemergere.
13 maggio 1943
Alle 5.45 un marinaio con attrezzatura per immersione viene mandato ad ispezionare dall’esterno il tubo numero 6; trova e rimuove l’ostruzione che impediva al portello del tubo di chiudersi completamente, provocando l’infiltrazione d’acqua.
17 maggio 1943
In navigazione verso La Maddalena al termine della missione, alle 6.30 il Diaspro, a 4,7 miglia per 058° da Porto Torres, viene preso sotto il tiro di una batteria costiera italiana, che l’ha scambiato per un sommergibile nemico. Per fortuna il colpo più vicino risulta troppo corto di ottocento metri, e dopo che il Diaspro ha effettuato i segnali di riconoscimento ed esposto la bandiera italiana, la batteria cessa il fuoco. Il sommergibile raggiunge La Maddalena alle 12.15, dopo aver percorso 1076,2 miglia.
27 maggio 1943
Lascia La Maddalena alle undici, al comando del tenente di vascello Alberto Donato, per trasferirsi a Porto Palma, dove arriva alle 12.02, dopo aver percorso tre miglia e mezzo.
28 maggio 1943
Lascia Porto Palma alle 9.25, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi nella rada di Mezzo Schifo, dove giunge alle 10.30, dopo aver percorso quattro miglia.
6 giugno 1943
Lascia Mezzo Schifo alle 9.20, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi a Cala Villamarina, dove arriva alle 10.10, dopo aver percorso due miglia.
10 giugno 1943
Lascia Cala Villamarina alle 4.55, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi a Bonifacio, dove giunge alle 8.20, dopo aver percorso 21,5 miglia.
18 giugno 1943
Lascia Bonifacio alle 13.42, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi alla Maddalena, dove giunge alle 17.30, dopo aver percorso 23,5 miglia.
22 giugno 1943
Lascia La Maddalena alle 8.55, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi nel Golfo delle Saline, dove giunge alle 10, dopo aver percorso cinque miglia.
24 giugno 1943
Lascia il Golfo delle Saline alle 10.30, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi a Porto Palma, dove giunge alle 11.04, dopo aver percorso due miglia e mezzo.
26 giugno 1943
Lascia Porto Palma alle 5.07, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi a Bonifacio, dove giunge alle 8.26, dopo aver percorso 23,5 miglia.
28 giugno 1943
Uscita da Bonifacio per esercitazione dalle 7.55 alle 12.55, al comando del tenente di vascello Donato. Percorse venti miglia.
1° luglio 1943
Uscita da Bonifacio per esercitazione dalle 8.30 alle 13.30, al comando del tenente di vascello Donato.
3 luglio 1943
Lascia Bonifacio alle cinque del mattino, al comando del tenente di vascello Donato, per trasferirsi alla Maddalena, dove giunge alle 7.32, dopo aver percorso 23,5 miglia.
6 luglio 1943
Lascia Mezzo Schifo alle cinque del mattino, al comando del tenente di vascello Donato, e si trasferisce ad Ajaccio, dove arriva alle 12.20, percorrendo 65,8 miglia.

Il Diaspro in navigazione (Coll. Franco Bargoni)

10 luglio 1943
Salpa da Ajaccio alle quattro del mattino, al comando del tenente di vascello Alberto Donato ed insieme al sommergibile Platino, per un pattugliamento nel Mediterraneo occidentale, nel settore 99 (a sudovest di Sant’Antioco ed al largo di Cap de Fer in Algeria, tra i meridiani 07°20’ E e 07°40’ E, il parallelo 37°20’ N e la costa africana; altra fonte afferma, erroneamente, che sarebbe stato inviato al largo della Sicilia a contrasto delle forze da sbarco angloamericane).
Diaspro e Platino, insieme a Giada, Turchese, Alagi, Nichelio, Nereide ed Argento, devono andare a rinforzare lo sbarramento preventivo a sud della Sardegna a contrasto delle forze navali angloamericane impegnate nell’invasione della Sicilia.
11 luglio 1943
Alle 21.41, al largo della Sardegna, il Diaspro avvista un sommergibile con rotta sud, a circa 5 km di distanza; poco dopo viene avvistato un secondo sommergibile a circa 3 km, con rotta ovest-nord-ovest. Nel dubbio sulla loro nazionalità, il Diaspro manovra per allontanarsi.
13 luglio 1943
Subito dopo mezzanotte vengono avvistate due sagome in posizione 37°05’ N e 07°40’ E (al largo di Cap de Fer). Avvicinatosi a cinquemila metri di distanza, il Diaspro le identifica come appartenenti a due grossi piroscafi di 10.000 tsl ciascuno, e poco dopo avvista anche un cacciatorpediniere che procede tra di essi. Alle 00.07 il cacciatorpediniere, che si sta avvicinando al Diaspro, dista solo mille metri ed il comandante Donato decide d’immergersi a 60 metri.
Tornato in superficie all’1.02, il Diaspro avvista subito un grosso piroscafo scortato da due corvette, a tremila metri di distanza; all’1.13 lancia quattro siluri dai tubi prodieri, da 2500 metri, contro il piroscafo, la cui stazza è valutata da Donato come 15.000 tsl e la velocità come otto nodi, rivedendo al ribasso un iniziale apprezzamento di 15 nodi. Dato che i siluri non vanno a segno, però, il comandante italiano si rende conto che probabilmente la reale velocità del bersaglio è ancora più bassa; il Diaspro inverte la rotta ed all’1.20 lancia due siluri dai tubi poppieri, da 2500 metri di distanza, per poi scendere in profondità. Dopo 148 secondi vengono avvertite due esplosioni, che vengono attribuite ad altrettanti siluri a segno (il tempo trascorso corrisponde infatti a quello necessario ai siluri per raggiungere i bersagli, ed il comandante Donato ritiene che le esplosioni non siano attribuibili ad armi antisommergibili), ma in realtà le armi hanno mancato il bersaglio. Sottoposto a breve caccia da parte di una delle corvette, il Diaspro riesce ad allontanarsi indenne.
16 luglio 1943
Conclude la missione raggiungendo Napoli alle 6.30, dopo aver percorso 753 miglia.
A titolo di curiosità si può ricordare che qualcuno (probabilmente proprio un membro dell’equipaggio del Diaspro, durante una sosta in porto tra una missione e l’altra) disegnò la sagoma ed il nome del Diaspro, insieme alla data (13 luglio 1943) del presunto affondamento del piroscafo di 15.000 tsl ed al suo tonnellaggio, all’interno del ricovero antiaereo di Sant’Anna di Palazzo a Napoli; alla riscoperta del ricovero decenni più tardi, il significato del disegno e delle scritte è stato da molti equivocato come a significare che il Diaspro, sommergibile di 15.000 tonnellate (!), fosse stato affondato il 13 luglio 1943, e qualcuno avesse voluto così ricordarlo. Questo è quanto tutt’ora riportato da vari siti.
23 luglio 1943
Salpa da Napoli alle 22.05, al comando del tenente di vascello Alberto Donato, per un pattugliamento al largo di Pantelleria e della costa orientale (per altra fonte, meridionale) della Sicilia, nel quadro dell’operazione "Zeta". Nella zona opereranno anche i sommergibili Ambra, Argo, Nereide, Beilul e Platino ed il tedesco U 453.
In questa data risulterebbe essere deceduto nel Mediterraneo centrale il sergente silurista Gaetano Loffredo, 28 anni, da Torre del Greco, unico caduto in guerra tra l’equipaggio del Diaspro; non è però stato possibile risalire alle esatte circostanze della sua morte.
25 luglio 1943
Alle tre di notte, vicino al punto convenzionale M3 (al largo di Capo Vaticano), viene avvistata una nave ospedale con rotta verso sud. Dieci minuti dopo, il Diaspro incontra un convoglio italiano in navigazione da Messina a Napoli, formato dai piroscafetti Petsamo e Giuseppe Magliulo e dalla grossa motonave Viminale, scortati dalla torpediniera Pallade, dalla corvetta Gabbiano e dai rimorchiatori Forte e Tenax (a bordo del sommergibile, che ha rotta opposta, la composizione del convoglio è valutata come due piroscafi ed una corvetta). La Pallade spara quattro proiettili illuminanti prima di riconoscere il Diaspro.
26 luglio 1943
Alle 2.20, in posizione 37°38’ N e 16°38’ E, viene avvistato un aereo; il comandante Donato dà ordine d’immergersi.
Alle 21.33 viene avvistata una motosilurante, e di nuovo il Diaspro s’immerge a 50 metri.
27 luglio 1943
Nuova immersione in seguito all’avvistamento di una motosilurante, alle 2.43.
Alle 4.05 il Diaspro s’immerge di nuovo, stavolta in seguito all’avvistamento di un aereo, in posizione 36°30’ N e 16°09’ E, scena che si ripete alle 4.40, dopo l’avvistamento di numerosi aerei, ed alle 23.08, dopo l’avvistamento in posizione 36°20’ N e 15°02’ E di bengala apparentemente lanciati da un aereo.
28 luglio 1943
Di nuovo il Diaspro s’immerge, alle 2.32, dopo aver avvistato una motosilurante.
Alle 17.13 il sommergibile è invece già immerso a quota periscopica, in posizione 36°22’ N e 14°40’ E, quando avvista un aereo e scende allora in profondità.
Alle 23.45, nuova immersione in seguito all’avvistamento di una motosilurante.
29 luglio 1943
All’1.20 il Diaspro s’immerge a 50 metri dopo aver avvistato una motosilurante.
Alle 22.10 viene avvistata una nave ospedale, ed il Diaspro effettua immersione rapida, forse per evitare una collisione.
2 agosto 1943
Alle 22.15, in posizione 39°07’ N e 11°56’ E, vengono avvistati dei bengala lanciati apparentemente da un aereo, ed il Diaspro s’immerge per l’ennesima volta nel corso della travagliata missione.
3 agosto 1943
Rientra a Napoli alle 7.38, dopo aver percorso 887,7 miglia. Durante la missione ha riscontrato una forte sorveglianza antisommergibili, senza essere riuscito ad effettuare alcun attacco.
11 agosto 1943
Uscita da Napoli per esercitazione dalle otto alle 12.57, al comando del tenente di vascello Donato. Percorse sette miglia.
15 agosto 1943
Salpa da Napoli alle 8.30, al comando del tenente di vascello Donato, per un pattugliamento a nord dello stretto di Messina, tra il parallelo di Stromboli e la costa.
18 agosto 1943
Alle 00.48, in posizione 38°41’ N e 15°20’ E (al largo di Stromboli; altra fonte parla di 38°55’ N e 15°00’ E), avvista due cacciatorpediniere nemici, a 8000 metri di distanza su rilevamento 149°. Alle 00.52 li attacca col lancio di due siluri da 533 mm, tipo S.I., dai tubi di poppa, da una distanza di 5000 metri. Le armi non vanno a segno.
19 agosto 1943
Alle 23.19, durante la navigazione di rientro a Napoli, avvista due cacciatorpediniere su rilevamento 099°, in posizione 38°42’ N e 15°20’ E, attaccandoli alle 23.23 (22.23 per altra fonte) con il lancio di quattro siluri (tipo G7e elettrico da 533 mm) dai tubi prodieri, da una distanza di 3500 metri. Vengono sentite due forti esplosioni dopo il tempo calcolato (cinque minuti e 22 secondi), il che induce il comandante Donato a ritenere che due dei siluri siano andati a segno, affondando uno dei cacciatorpediniere e danneggiando l’altro; all’1.45 del 20, tornato in emersione, avvisterà un cacciatorpediniere apparentemente immobilizzato e danneggiato, che non riesce a finire avendo esaurito tutti i siluri.
In realtà, nessuna nave è stata colpita. A quanto risulta, questo è l’ultimo attacco compiuto da un sommergibile italiano in Mediterraneo prima della firma dell’armistizio.
22 agosto 1943
Arriva a Napoli alle 7.25, dopo aver percorso 335,6 miglia.
28 agosto 1943
Uscita da Napoli per esercitazione, dalle 9.20 alle 16.04, al comando del tennete di vascello Donato. Percorse 37,8 miglia.
29 agosto 1943
Uscita da Napoli per esercitazione, dalle 13.50 alle 15.55, al comando del tennete di vascello Donato. Percorse 10,3 miglia.
3 agosto 1943
Salpa da Napoli all’1.31, al comando del tenente di vascello Donato, per un pattugliamento difensivo nel golfo di Policastro.
4 agosto 1943
Alle 8.20 avvista una boa che dalla forma potrebbe essere una mina, e la affonda a colpi di mitragliera.
5 agosto 1943
Rientra a Napoli alle 8.52, dopo aver percorso 231,1 miglia.
3 settembre 1943
Salpa da Napoli alle 2.10 e viene inviato in agguato nel Golfo di Policastro insieme al sommergibile Marea, in seguito all’attivazione da parte di Maricosom del Piano "Zeta" (l’utilizzo in massa dei superstiti sommergibili della Regia Marina per contrastare l’invasione angloamericana dell’Italia continentale) in risposta allo sbarco britannico in Calabria verificatosi lo stesso 3 settembre (operazione "Baytown"). Contestualmente, vengono inviati nel Golfo di Salerno i sommergibili Alagi e Brin, lungo la costa ionica della Sicilia i sommergibili Vortice e Luciano Manara, in Mar Ionio tra il Golfo di Squillace e lo stretto di Messina i sommergibili Onice, Luigi Settembrini, Zoea e Ciro Menotti, e tra Capo Colonne e Punta Alice i piccoli sommergibili tascabili CB 8, CB 9 e CB 10.
Gli ordini relativi al Piano "Zeta", per la difesa di Italia meridionale, Corsica e Sardegna, sono stati emanati da Maricosom fin dal 2 luglio; i sommergibili hanno ricevuto i grafici con le rotte da seguire, i punti di agguato e l’ordine di priorità per gli attacchi (navi mercantili, seguite dalle portaerei, seguite dalle corazzate, seguite dagli incrociatori, mentre le navi scorta non vanno attaccate).
4 settembre 1943
In serata Maricosom ordina ai sommergibili schierati nel Tirreno, tra cui il Diaspro, di rientrare alla base: avendo correttamente intuito che lo sbarco in Calabria costituisce soltanto un diversivo in preparazione di un imminente sbarco principale più a nord (che sarà quello di Salerno, il 9 settembre), si vogliono conservare le forze per impiegarle in massa quando tale sbarco avrà luogo.
5 settembre 1943
Rientra a Napoli alle 5.32.
7 settembre 1943
Salpa da La Maddalena alle 14.48, al comando del tenente di vascello Alberto Donato, per un pattugliamento nel Golfo di Salerno (con ordine di spostarsi successivamente al largo di Gaeta), a contrasto dell’imminente sbarco Alleato (operazione "Avalanche"). Nel quadro del Piano "Zeta", il Diaspro deve formare uno sbarramento nel Golfo di Salerno insieme a Topazio, Turchese e Marea, a contrasto dell’imminente sbarco angloamericano; altri otto sommergibili (Brin, Giada, Galatea, Platino, Nichelio, Alagi, Axum e Velella) completano il dispositivo antisbarco nel Basso Tirreno, lungo le coste tirreniche di Campania e Calabria tra Paola e Gaeta, mentre dieci (Onice, Settembrini, Vortice, Zoea, Bragadin, Squalo, Menotti, Bandiera, Jalea e Manara) vengono schierati in Mar Ionio lungo le coste orientali di Sicilia e Calabria. Supermarina ha ordinato a Maricosom di attivare nuovamente il Piano "Zeta" in seguito all’avvistamento nel Basso Tirreno da parte della ricognizione aerea tedesca, la sera del 7 settembre, della flotta da sbarco Alleata diretta verso Salerno.
Alle 21.30 il Diaspro avvista una nave ospedale da 3 km di distanza.
8 settembre 1943
Riceve la notizia dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, con il conseguente ordine di Maricosom a tutti i sommergibili di cessare le ostilità, immergersi immediatamente ad ottanta metri di profondità e riemergere alle otto del mattino del 9 settembre, per poi restare in superficie con la bandiera italiana a riva ed un pennello nero al periscopio quale segno di riconoscimento per gli Alleati, in attesa di ulteriori disposizioni (il promemoria Dick, documento redatto dal capo di Stato Maggiore della Mediterranean Fleet con le istruzioni per il trasferimento delle navi militari e mercantili italiane in porti Alleati in seguito all’armistizio, prescrive per i sommergibili “a) I sommergibili dovranno navigare in superficie sia di giorno che di notte. b) Quelle provenienti dai porti dell’Italia continentale o della Sardegna dovranno seguire le stesse rotte prescritte per le altri navi da guerra e dovranno essere scortate, se possibile, da unità di superficie. c) I sommergibili in mare dovranno far rotta, in superficie, per il più vicino dei porti indicati”). Successivamente il Diaspro riceve ordine di raggiungere Bona in Algeria, mantenendo ben visibili i segni di riconoscimento.
9 settembre 1943
Dirigendo dalla sua posizione d’agguato a sud della Sardegna, nel primo pomeriggio il Diaspro incontra Turchese (tenente di vascello Eugenio Parodi), Topazio (tenente di vascello Pier Vittorio Casarini) e Marea (sottotenente di vascello Attilio Russo), ed i rispettivi comandanti iniziano a “discutere” la situazione mediante segnalazioni luminose effettuate con i piccoli proiettori a lampi di luce in dotazione a ciascun sommergibile (per un’altra versione, la “discussione” tra i comandanti sarebbe avvenuta per mezzo dei megafoni, dalle rispettive torrette, data la ridotta distanza). Successivamente, tutti e quattro si riuniscono a bordo del Diaspro per decidere il da farsi; sul risultato di tale riunione esistono versioni contrastanti: secondo vari autori (tra cui Achille Rastelli e Giuliano Manzari) a questa prima riunione ne sarebbero seguite altre nelle mattine del 10 e dell’11 settembre, ed alla fine ognuno dei comandanti avrebbe preso una decisione diversa, il Marea di fare rotta per Bona, il Diaspro per Cagliari (a condizione che non vi fossero truppe tedesche), il Topazio verso nord ed il Turchese di raggiungere la neutrale Spagna, più precisamente le Baleari (il che però non è confermato dal rapporto del Turchese, secondo cui il sommergibile avrebbe inizialmente diretto verso il 42° parallelo e poi verso Bona). Secondo il rapporto del Marea, invece, al termine della riunione i quattro comandanti avrebbero deciso di comune accordo di puntare su Bona, navigando insieme ed aspettando altri sommergibili.
A causa di problemi al motore diesel di sinistra, il Diaspro deve rinunciare a raggiungere Bona, dirigendo invece per Cagliari (per altra versione, il comandante Donato sarebbe stato indeciso per due giorni se dirigere per Bona o per Cagliari; deciso infine per il primo porto, fu costretto a ripiegare sul secondo dall’avaria, previa richiesta di autorizzazione al Comando). Alle 22.30 Diaspro e Marea perdono di vista Turchese e Topazio; mezz’ora dopo il Diaspro autorizza il Marea a cercarli, ma senza successo, e nel mentre anche Diaspro e Marea si perdono di vista anche tra di loro (ciò secondo il rapporto del Marea, mentre per altra versione i quattro sommergibili rimasero riuniti o comunque in vista l’uno dell’altro fino alla sera del 10).
12 settembre 1943
Quando il Diaspro giunge al largo di Capo Carbonara, il guardiamarina Massimo Frugeri si getta in mare e raggiunge a nuoto la riva per verificare che non vi siano truppe tedesche in zona; giunto a terra e constatato che non vi sono tedeschi, Frugeri raggiunge la locale stazione segnali e da lì lancia un razzo very verde, segnale convenuto per comunicare che Cagliari è in mano italiana.
Il Diaspro arriva così a Cagliari alle 12.39, dopo aver percorso 474,3 miglia.
I lavori di riparazione del motore, che dovrebbero essere completati entro fine ottobre, si protrarranno fino a metà dicembre a causa della mancanza di parti di ricambio. (Secondo Giuliano Manzari, all’arrivo delle prime truppe statunitensi a Cagliari, il 17 settembre 1943, il comandante Donato avrebbe tergiversato per non doversi trasferire a Bona, accettando soltanto dopo quindici giorni di spostarsi a Palermo e poi ad Augusta; sembra però probabile un errore, dal momento che in realtà il Diaspro non poteva muovere e rimase a Cagliari in riparazione fino a dicembre).
Lo stesso 12 settembre il comandante Donato sbarca, venendo sostituito dal tenente di vascello Emilio Botta, 24 anni, da Foggia.

Il sestante del comandante Donato. Scrive il nipote Stefano Canavassi, che si ringrazia: “Protagonista di questa storia è un sestante, appartenuto al C.te Donato sin dai primi suoi anni in Marina. Alberto entrò nell'Accademia Navale di Livorno nel 1931 e ne usci nel 1934, con il grado di "Aspirante Guardiamarina". E' stato imbarcato su molte classi di battelli, ma il suo "vero amore" fu sicuramente il sommergibile dove ha passato quasi 14 anni di carriera, sia durante che dopo il secondo conflitto mondiale. La sua attività gli ha permesso di avanzare di grado per meriti di guerra, di essere decorato 4 volte al Valor Militare, e di essere citato 2 volte sul Bollettino di Guerra per le azioni compiute con il R.Smg Diaspro nel luglio e agosto del 1943. Fatta questa breve premessa, veniamo alla storia. Il C.te Donato era molto affezionato al suo sestante, poichè a suo dire rappresentava il mezzo di interlocuzione fra uomo e mare quando ancora GPS e diavolerie varie non esistevano. La navigazione con le stelle era infatti una disciplina tanto complessa quanto affascinante, in grado di fornire un punto nave con pochi strumenti e con una certa rapidità Pare che Alberto fosse solito includere fra i suoi effetti personali anche il proprio sestante e che preferisse utilizzare il suo piuttosto che "anonimi" sestanti presenti sulle imbarcazioni. Durante un giorno di navigazione a bordo del Diaspro, pare che l'Ufficiale preposto alla rotta abbia inavvertitamente rotto il sestante di bordo (o una delle sue ottiche) e che il C.te Donato, a malincuore, si fosse offerto di prestargli il suo qualora anche gli altri sestanti si fossero rotti passando dalle mani del maldestro Ufficiale.....ma per evitare che ciò accadesse si mise in cerca dei sestanti di riserva, insieme ad altri uomini, per tutto il battello!!! Tanto era l'affetto del C.te Donato per questo strumento, che dopo la guerra alcuni colleghi di Alberto (imbarcati con lui sul Diaspro) gli ricordavano con ilarità  quei giorni durante i quali, a loro detta, il C.te, più che cacciare navi inglesi, cacciava sestanti in lungo e in largo per il Diaspro! Durante le ultime fasi dell'attività  del Diaspro, prima dell'Armistizio, il C.te Donato si trovava ancora in mare con questo battello....e con il suo sestante appresso! Gli ordini provenienti dall'alto imposero la consegna del mezzo, ma un'avaria ad un motore costrinse il Diaspro a puntare verso il porto di Cagliari, dove si fermò per le riparazioni. Sbarcato in Sardegna e consapevole della delicata situazione politica dell'Italia (che prospettava un avvenire incerto), decise di spedire a casa (a La Spezia) quanti più effetti personali possibili: immaginava che i giorni a seguire sarebbero stati densi di impegni e spostamenti e che sarebbe stato più comodo viaggiare con meno roba appresso. E qui inizia l'odissea del povero sestante!!!!! Spedito da Cagliari per La Spezia si fermò a Livorno, dove venne fermato in quanto, pare, sul momento cose ben più urgenti delle spedizioni postali dovevano essere portate a termine. Da Livorno, non si sa come, finì a Roma; dopodichè scese giù a Taranto, per poi iniziare la risalita verso La Spezia attraverso varie tappe!!! Morale della favola, quando il C.te Donato riuscì a tornare a casa verso la fine della guerra il sestante (insieme ad altri suoi effetti) era da poco stato recapitato a destinazione! Da quel giorno, mi raccontò mia nonna, Alberto decise di non portarsi mai più dietro il suo sestante: una volta era stato fortunato, due sarebbero state troppe”.

9 dicembre 1943
Uscita da Cagliari per prove in mare dopo la conclusione dei lavori di riparazione, al comando del tenente di vascello Emilio Botta, dalle 9.45 alle 12.33. Percorse sette miglia e mezzo.
18 dicembre 1943
Lascia Cagliari alle 13.20, al comando del tenente di vascello Emilio Botta, per trasferirsi a Palermo insieme al piroscafo Lucera e con la scorta della torpediniera Giacinto Carini.
20 dicembre 1943
Arriva a Palermo alle 10.20, dopo aver percorso 224 miglia.
21 dicembre 1943
Lascia Palermo alle 23.12 al comando del tenente di vascello Emilio Botta, per trasferirsi ad Augusta in convoglio con il Lucera, il piroscafo statunitense Conasauga ed i britannici Portsea ed Empire Fay, scortati dalla Carini e dalla torpediniera Clio.
23 dicembre 1943
Il convoglio arriva ad Augusta alle 10.50, dopo aver percorso 195 miglia.
21 gennaio 1944
Uscita da Augusta per esercitazione dalle 7.20 alle 13.53, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 33 miglia.
16 febbraio 1944
Al comando del tenente di vascello Emilio Botta, lascia Augusta alle 9.05 per trasferirsi a Brindisi, insieme ad un convoglio scortato dal cacciatorpediniere Granatiere, dalle torpediniere Libra e Monzambano e dalle corvette Fenice e Sfinge.
18 febbraio 1944
Il convoglio raggiunge Brindisi alle 9.30, dopo aver percorso 291 miglia.
16 luglio 1944
Uscita da Brindisi per prove in mare dalle 8.05 alle 16.26, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 35 miglia.
19 luglio 1944
Uscita da Brindisi per prove in mare dalle otto alle 17.40, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 54,8 miglia.
22 luglio 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.20 alle 16.25, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 46,4 miglia.
28 luglio 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.30 alle 16.10, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 40,8 miglia.
29 luglio 1944
Uscita da Brindisi per prove della girobussola dalle 9.35 alle 16.53, al comando del tenente di vascello Emilio Botta.
5 agosto 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.10 alle 15.15, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 28,9 miglia.
9 agosto 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.36 alle 16.01, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 23,5 miglia.
17 agosto 1944
Salpa da Brindisi alle 7.51, al comando del tenente di vascello Emilio Botta, per una missione speciale: deve sbarcare agenti Alleati a Zante e Cefalonia.
Queste missioni speciali di infiltrazione di agenti in territorio sotto controllo tedesco, effettuate da sommergibili italiani con base a Brindisi (sono in tutto sei i battelli destinati a questo impiego, che svolgono complessivamente 19 missioni), sono caratterizzate da varie peculiarità, che testimoniano il non idilliaco rapporto tra le autorità italiane ed i Comandi Alleati: i comandanti dei sommergibili impiegati in queste missioni devono redigere un duplice rapporto, uno estremamente sintetico (orari, punti convenzionali indicati senza riferimento geografico, omissione di nomi e numero degli agenti imbarcati) per il Comando italiano, ed uno più dettagliato per quello Alleato; inoltre una stessa missione ha più nomi convenzionali, a seconda del comando Alleato che la ordina, del tipo di operazione, del nome della missione operativa e di quello del piano radio utilizzato. In seguito alle proteste dei Comandi italiani, le differenze tra i due rapporti verranno successivamente eliminate.
Durante la navigazione di andata, il Diaspro subisce alcune avarie ai macchinari, che tuttavia vengono celermente riparate con i mezzi disponibili a bordo.

19 agosto 1944
Tra le 00.20 e l’1.52, il Diaspro sbarca a Zante un ufficiale britannico, un ufficiale greco e due soldati greci, oltre ad alcuni rifornimenti.
20 agosto 1944
Tra l’una e le 4.25, il Diaspro sbarca altri agenti a Cefalonia.
22 agosto 1944
Rientra a Brindisi alle 9.56, dopo aver percorso 542,9 miglia.
16 settembre 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle otto alle 15, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 42 miglia.
13 ottobre 1944
Al comando del tenente di vascello Emilio Botta, lascia Brindisi alle 9.09 per trasferirsi a Taranto, insieme al Platino ed alla corvetta Minerva.
14 ottobre 1944
Arriva a Taranto alle 9.32, dopo aver percorso 163 miglia.
16 ottobre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 8.38 alle 17.30, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 24 miglia.
18 ottobre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7.53 alle 23.30, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 45,7 miglia.
23 ottobre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 14.20 alle 21.45, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 32,6 miglia.
28 ottobre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.18 alle 14.55, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse venti miglia.
30 ottobre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 11.35 alle 20.20, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 34 miglia.
3 novembre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 11.32 alle 15.42, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 22,2 miglia.
7 novembre 1944
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 15.55 alle 20.21, al comando del tenente di vascello Emilio Botta. Percorse 23,3 miglia.
13 novembre 1944
Sempre al comando del tenente di vascello Botta, lascia Taranto alle 14.30 per trasferirsi a Brindisi insieme all’Alagi, che è a rimorchio della torpediniera Sagittario.
14 novembre 1944
Arriva a Brindisi alle 14.48, dopo aver percorso 154,6 miglia.
22 novembre 1944
Il tenente di vascello Botta viene sostituito al comando del Diaspro dal tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, 30 anni, da Genova.
20 dicembre 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.12 alle 16.40, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 36 miglia.
28 dicembre 1944
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.10 alle 16.43, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 19,4 miglia.
8 gennaio 1945
Lascia Brindisi alle 8.47, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, per trasferirsi a Taranto insieme al cacciatorpediniere Artigliere.
9 gennaio 1945
Arriva a Brindisi alle nove, dopo aver percorso 153,1 miglia.
15 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.58 alle 17.30, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 29 miglia.
17 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7 alle 16.58, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 14,3 miglia.
19 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7.20 alle 15.35, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 14,2 miglia.
25 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.40 alle 15.10, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 22,1 miglia.
27 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.51 alle 15.15, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 19,6 miglia.
30 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7 alle 16.54, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 53,4 miglia.
31 gennaio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7.45 alle 15.52, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 14,6 miglia.
5 febbraio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 8.55 alle 22.15, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, insieme ai sommergibili Platino e Vettor Pisani. Percorse 60,7 miglia.
6 febbraio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7.08 alle 16.11, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 23,2 miglia.
13 febbraio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.39 alle 16.10, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 6,5 miglia.
23 febbraio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.58 alle 15.48, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 29,1 miglia.
24 febbraio 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6 alle 16.10, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 58,4 miglia.
1° marzo 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.37 alle 15.38, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 22,6 miglia.
13-14 marzo 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 9.37 del 13 alle 2.05 del 14, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 67 miglia.
14 marzo 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 8.14 alle 16, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, insieme al sommergibile Vettor Pisani. Percorse 31 miglia.
15 marzo 1945
Lascia Taranto alle 12.36, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, per trasferirsi a Brindisi, rimorchiando il MAS 510 ed accompagnato dalla torpediniera di scorta Animoso, che rimorchia a sua volta il pontone G.G.S. 185.
16 marzo 1945
Arriva a Brindisi alle 10.58, dopo aver percorso 150,1 miglia.
22 marzo 1945
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 9 alle 16.20, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 28 miglia.
24 marzo 1945
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 9 alle 16.45, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 28,2 miglia.
30 marzo 1945
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 9 alle 16.10, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 23,5 miglia.
4 aprile 1945
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.20 alle 17.26, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 32 miglia.
7 aprile 1945
Uscita da Brindisi per esercitazione dalle 8.12 alle 14.50, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 14,7 miglia.
10 aprile 1945
Lascia Brindisi alle dieci, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, per trasferirsi a Malta, dove sarà impiegato nell’addestramento antisommergibili delle navi Alleate. Lo scorta la torpediniera Animoso.
12 aprile 1945
Arriva a Malta alle 8.59, dopo aver percorso 401 miglia.
Durante il periodo trascorso a Malta, l’equipaggio del Diaspro viene alloggiato sul posamine in disarmo HMS Medusa, al quale il sommergibile si ormeggia affiancato.
13 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema (Malta), al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 56 miglia.
14 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.25 alle 19.50, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 56 miglia.
16 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.35 alle 20.17, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 69 miglia.
20 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 10.05 alle 20.58, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 53 miglia.
21 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.40 alle 14.55, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 43 miglia.
23 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 10.30 alle 13.45, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 48,5 miglia.
24 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 10.55 alle 20.05, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 47 miglia.
25 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.58 alle 15.24, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 43 miglia.
27 aprile 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.40 alle 16.35, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 47 miglia.
1° maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.20 alle 15.35, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 53 miglia.
3 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.45 alle 15.15, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 42,5 miglia.
5 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.58 alle 16.44, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 57 miglia.
7 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 10.30 alle 20.12, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 50 miglia.
13 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.55 alle 19.42, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 52 miglia.
16 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 6.46 alle 15.35, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 44 miglia.
18 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle cinque alle 13.40, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 56 miglia.
21 maggio 1945
Uscita per esercitazione da Sliema dalle 8.47 alle 16, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 43 miglia.
27 maggio 1945
Lascia Malta alle 8.06 per trasferirsi ad Augusta, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Qu giunge alle 21.13, dopo aver percorso 110 miglia.
28 maggio 1945
Salpa da Augusta alle 23.36, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani, per trasferirsi a Taranto, ma deve invertire la rotta a causa di avarie.
29 maggio 1945
Rientra ad Augusta alle 9.49, dopo aver percorso ottanta miglia.
Riparate le avarie, riparte alle 23.30.
31 maggio 1945
Arriva a Taranto alle 8.36, dopo aver percorso 251 miglia.
15 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 7.12 alle 13.48, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 21 miglia.
17 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 16.03 alle 21.01, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 33,5 miglia.
20 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 15.59 alle 22.24, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 33,6 miglia.
22 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 10 alle 18.22, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 50,4 miglia.
24 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.25 alle 18.05, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 55 miglia.
25 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.10 alle 13.35, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 23,2 miglia.
28 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.13 alle 16.13, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 42 miglia.
30 agosto 1945
Uscita da Taranto per esercitazione dalle 6.06 alle 16.21, al comando del tenente di vascello Giovanni Tarabini Castellani. Percorse 27,9 miglia.
Al rientro viene posto in disarmo: ormai anche il Giappone si è arreso, la seconda guerra mondiale è finita.
1° febbraio 1948
Radiato dai quadri del naviglio militare in base alle disposizioni del trattato di pace. Successivamente demolito.
 

Due malinconiche immagini dei superstiti della flotta subacquea italiana in disarmo a Taranto nel 1947, in attesa della demolizione. In quella sopra (foto Aldo Fraccaroli, via Coll. Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net) il Diaspro è il terzo da sinistra, ormeggiato accanto (da sinistra a destra) ad Onice, Jalea e H 2; in quella sotto, datata febbraio 1947 (g.c. STORIA militare), il Diaspro è il settimo nella lunga fila di sommergibili visibili in primo piano.
 

 
Il Diaspro su Uboat.net
Il Diaspro sul sito del Museo della Cantieristica di Monfalcone)
I sommergibili classe Perla su Betasom
Il Diaspro su Sommergibili.com)
Regio Sommergibile Diaspro, su Grupsom
Il Diaspro su Trentoincina
Il Diaspro su U-Historia
Il Diaspro su Regiamarina.net
Il blocco aeronavale italiano nella guerra di Spagna
Sangre y fuego en el Mediterraneo
L’impegno navale italiano durante la guerra civile spagnola
I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1945
La guerra dei sommergibili dell’Asse nel Mediterraneo nell’estate del 1943
I sommergibili dell’Asse e l’Operazione Torch
Se inician las operaciones de descontaminación del petrolero Woodford
Rivista spagnola “Mar”, con notizia sulle operazioni di recupero del carburante dal relitto della Woodford
Marineros de Benicarló en 1937 salvaron vidas de la tripulación inglesa tras el hundimiento del petrolero Woodford tras ser torpedeado por un submarino
Rivista “Practicos de puerto”, con articolo sulla Woodford
Mussolini and the origins of the Second World War, 1933-1940
Mussolini and the origins of the Second World War, 1933-1940
The Mediterranean Fleet, 1933-1939
La San Joaquin su Sunderland Ships
I sommergibili emersero all’alba