mercoledì 18 ottobre 2017

Zoea

Lo Zoea (Archivio Centrale dello Stato).

Sommergibile posamine classe Foca (dislocamento 1305 tonnellate in superficie, 1625 in immersione).
Come altre unità similari, la sua attività di sommergibile posamine fu assai breve, limitandosi a due missioni nel corso del 1940; per il resto, fu impiegato prevalentemente come unità da trasporto in missioni per l’Africa Settentrionale o per il Dodecaneso.

Dato che l’Alto Comando italiano riteneva che il contrasto nemico potesse esporre a rischi eccessivi le navi di superficie impiegate nei collegamenti tra l’Italia e la Cirenaica orientale, si era deciso di affidare una (peraltro esigua) parte dei carichi di rifornimenti da inviare in quella regione a sommergibili, da impiegarsi in missioni di trasporto. L’Italia era priva, nel 1940, di veri e propri sommergibili da trasporto; di conseguenza, erano stati scelti per questo ruolo alcuni dei sommergibili posamine relativamente meno recenti. I sommergibili posamine, infatti, avevano maggiori spazi interni in cui stivare il carico (quegli spazi che, normalmente, sarebbero serviti a stivare le mine) nonché boccaporti più ampi rispetto agli altri sommergibili; ciò li rendeva più atti a caricare, trasportare e scaricare una certa quantità di rifornimenti, comunque limitata in poche decine di tonnellate (un cinquantesimo, od un centesimo, di quello che poteva trasportare una normale nave mercantile). Lo Zoea fu appunto una delle unità selezionate per questo ruolo.

Nel periodo giugno 1940-settembre 1943 effettuò complessivamente 29 missioni di agguato offensivo, 21 di trasporto, 3 di trasferimento e due di posa di mine, percorrendo complessivamente 31.192 miglia in superficie e 2689 in immersione, e trascorrendo 195 giorni in mare. Trasportò in tutto 1112,3 tonnellate di materiali (meno di quanti ne avrebbe potuti portare un piccolo mercantile in un singolo viaggio), e precisamente 818,4 tonnellate di munizioni, 214,6 tonnellate di benzina in latte, 71,6 tonnellate di viveri e 7,7 tonnellate di materiali vari.
 
Il sommergibile nell’autunno 1941 (g.c. STORIA militare)

Breve e parziale cronologia.

3 febbraio 1936
Impostazione presso i cantieri Franco Tosi di Taranto (numero di costruzione 82).
5 dicembre 1937
Varo presso i cantieri Franco Tosi di Taranto, alla presenza del segretario del P.N.F. Achille Starace.


Sopra, lo Zoea a Taranto e sotto, sempre a Taranto, in Mar Piccolo. Entrambe le foto sono state scattate tra fine 1937 e inizio 1938 (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)



12 febbraio 1938
Entrata in servizio. Insieme ai gemelli Foca ed Atropo, viene assegnato alla XLV Squadriglia Sommergibili (Gruppo Sommergibili di Taranto), cui appartengono anche gli altri sommergibili posamine della Regia Marina (Pietro MiccaMarcantonio BragadinFilippo CorridoniX 2 e X 3).
In tempo di pace svolge intensa attività d’addestramento ed esercitazioni di posa mine con ordigni inattivi.

Il battello nella primavera del 1938 (Coll. Erminio Bagnasco, via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)

15 dicembre 1938
Riceve a Bari la bandiera di combattimento, insieme al capoclasse Foca.
10 giugno 1940
All’entrata in guerra dell’Italia, lo Zoea, insieme al gemello Atropo ed al più anziano Filippo Corridoni, forma la XLIX Squadriglia Sommergibili del IV Grupsom, con base a Taranto.
18 giugno 1940
Lo Zoea (capitano di corvetta Giorgio Bernabò) salpa da Napoli per Tobruk alle 16.45, in missione di trasporto di 49 (o 60) tonnellate di munizioni per il Regio Esercito (per la precisione, 17.770 colpi completi da 47/32 mm). Si tratta, in assoluto, della prima unità a partire per la Libia con un carico di rifornimenti dopo l’entrata in guerra dell’Italia: il primo viaggio di quella che diventerà nota come la "battaglia dei convogli" per l’Africa Settentrionale.
21 giugno 1940
Arriva a Tobruk alle 13 dopo una navigazione priva di eventi, in parte svolta in superficie ed in parte in immersione.
22 giugno 1940
Riparte da Tobruk alle 23.10, scarico.
24 giugno 1940

Arriva a Taranto alle 22.10. Durante la missione ha percorso 1415 miglia in superficie e 6,4 in immersione, consumando 57 tonnellate di nafta (vale a dire, oltre una tonnellate di nafta consumata per ogni tonnellata di munizioni trasportata).
29 giugno 1940
Lo Zoea (capitano di corvetta Bernabò) salpa da Taranto in serata per posare un campo minato (40 ordigni) un centinaio di miglia ad ovest (per 300°) di Alessandria d’Egitto.
4 luglio 1940
Arriva nella zona designata per la posa, e dà inizio alle operazioni di posa delle mine; dopo l’uscita delle prime sei, tuttavia, si verificano due esplosioni alquanto vicine (provocate da difetti nel funzionamento delle mine), pur senza causare danni, pertanto viene deciso d’interrompere la missione e tornare alla base, dopo aver espulso altre due mine che, essendo già pronte, non possono essere tenute a bordo senza pericolo.
A questo punto lo Zoea viene inviato invece in missione di agguato 35 miglia a sud di Creta; attaccato da idrovolante Short Sunderland del 230th Squadron R.A.F. (capitano Wooward) con lancio bombe, subisce alcuni lievi danni allo scafo per lo scoppio in mare di alcune di queste, che lo costringono a rientrare alla base (l’aereo britannico ritiene di averlo colpito).

Lo Zoea durante la guerra (Archivio Centrale dello Stato)

10 ottobre 1940
Lo Zoea parte da Taranto diretto in Mediterraneo orientale, dove dovrà posare un campo minato al largo di Giaffa (Palestina) nonché eseguire la posa di campi minati “sperimentali” per verificare il comportamento di alcune mine. A bordo ha in tutto 36 mine tipo PA. 1935 (20 nelle camere mine e 16 nei tubi orizzontali); le mine nei tubi orizzontali, sprovviste di innesco, dovranno essere usate per sperimentare il comportamento delle fiale degli urtanti quando sistemate su armi ubicate nei tubi orizzontali, per controllare il comportamento delle torpedini PA. al lancio dopo lunga permanenza a bordo nei riguardi del perno di sale, e per la posa di due sbarramenti sperimentali di controllo da effettuarsi nel viaggio di ritorno, in una zona di mare designata dal IV Grupsom in accordo con Marina Taranto.
Per quanto riguarda il campo minato da posare al largo della Palestina, le istruzioni ricevute da Maricosom prescrivono di posare le 20 mine in tre gruppi di 6, 6 e 8 ordigni a partire dal punto a 10 miglia per 25° dal faro di Giaffa, su direttrice 340°, con distanza tra i gruppi di 1400 metri e distanza tra ogni mina di 50 metri. Le mine, posate su fondali di 160 metri, dovranno essere regolate per una profondità di quattro metri. La posa dovrà avvenire all’alba.
Dopo aver seguito rotte costiere fino a Capo Colonne, lo Zoea dirige verso il punto 34° N e 23°30’ E, dove dovrà posare le mine.
14 ottobre 1940
Lo Zoea (capitano di corvetta Bernabò) posa nottetempo lo sbarramento di 20 mine una decina di miglia ad ovest-sud-ovest di Haifa (o a 10 miglia da Giaffa), in Palestina, per poi dirigere per il rientro a Taranto.
21 ottobre 1940
Alle 20.25 lo Zoea, in navigazione in superficie di rientro dalla missione, viene avvistato in posizione 38°30.8’ N e 17°51.8’ E (al largo di Capo Colonne) dal sommergibile britannico Parthian (capitano di corvetta Michael Gordon Rimington). I due battelli hanno rotta di collisione; il Parthian manovra per speronare lo Zoea, ma due vedette italiane hanno avvistato l’unità britannica, consentendo una manovra evasiva; il Parthian manca quindi il “bersaglio”, passandogli a poppa. Lo Zoea si dilegua poi a tutta velocità nell’oscurità.
22 ottobre 1940
Arriva a Taranto, concludendo la missione.
21 dicembre 1940
Salpa da Taranto con rifornimenti destinati all’isola di Lero, nel Dodecaneso. Curiosa la composizione del carico, non proprio di vitale importanza bellica: alcune casse di parti di ricambio per il V Gruppo Sommergibili, 400 fiaschi di vino Chianti, 100 kg di fichi secchi, 50 rasoi, 48 penne stilografiche, 250 bottiglie di alcolici e superalcolici, 130 kg di salame, 40 panettoni Motta, 120 confezioni di acqua di Colonia, 5 scatole di torrone finissimo ed altro ancora.
26 dicembre 1940
Arriva a Lero con i rifornimenti.
19 febbraio 1941
Parte da Taranto per Lero, con un carico di rifornimenti.
1° aprile 1941
Parte nuovamente per Lero con un carico di rifornimenti. È l’ultima missione di rifornimento del Dodecaneso svolta da sommergibili: di lì a poco, con la caduta della Grecia, sarà possibile riprendere il normale traffico con naviglio di superficie tra l’Italia e le isole dell’Egeo.
14 maggio 1941
Lo Zoea (tenente di vascello Enrico Lambertini) salpa da Taranto alle 16 per Derna, in missione di trasporto di 75 (o 80) tonnellate di munizioni.
Derna è stata da poco riconquistata dalle forze italo-tedesche, in avanzata in Cirenaica, e rappresenta uno dei porti più vicini alla linea del fronte: il Comando delle forze dell’Asse in Africa Settentrionale ha espressamente chiesto che rifornimenti militari, ed in particolare munizioni, siano inviati via mare negli ancoraggi più vicini possibile alla prima linea (Derna e Porto Bardia). Si è pertanto avviato subito un intenso e regolare traffico di rifornimento verso Derna con l’impiego di sommergibili posamine. Le munizioni vengono sistemate dappertutto: non solo nei depositi delle mine e nei pozzi lanciamine, ma dovunque ci sia spazio, perfino nelle cuccette e negli alloggi dell’equipaggio, peggiorando le già spartane condizioni di vita a bordo.
17 maggio 1941
Giunge a Derna alle 17.45 (o 18.45).
18 maggio 1941
Lascia Derna alle tre di notte per rientrare a Taranto.
20 maggio 1941
Arriva a Taranto alle 18, dopo aver percorso complessivamente 1096 miglia in superficie e 86 in immersione.

Lo Zoea durante un’esercitazione di appoggio ad un reparto del Genio Pontieri nel 1941 (g.c. STORIA militare)

23 maggio 1941
Salpa da Taranto alle 16 per trasportare a Derna 73 tonnellate di munizioni.
26 maggio 1941
Arriva a Derna alle 19.35.
27 maggio 1941
Riparte da Derna all’1.15 per tornare a Taranto.
29 maggio 1941
Giunge a Taranto alle 14.30, dopo aver percorso in tutto 1062 miglia in superficie e 78 in immersione.
2 giugno 1941
Parte da Taranto per Derna alle 6.20, trasportando 76 o 77 tonnellate di munizioni.
4 giugno 1941
Arriva a Derna alle 19.40.
5 giugno 1941
Riparte scarico da Derna alle 3 (o 00.30).
7 giugno 1941
Arriva a Taranto alle 15. Ha percorso in tutto 1101 miglia in superficie e 62 in immersione.
23 giugno 1941
Lo Zoea (tenente di vascello Alberto Campanella) parte da Taranto per Derna alle 8.40, con un carico di 76, 594 tonnellate di munizioni.
26 giugno 1941
Arriva a Derna alle 20.40.
27 giugno 1941
Riparte da Derna per Taranto alle tre di notte.
29 giugno 1941
Arriva a Taranto a mezzogiorno, avendo percorso 1110 miglia in superficie e 80 in immersione.
4 luglio 1941
Salpa da Taranto per Derna alle 11.45, con un carico di 54 tonnellate di munizioni.
7 luglio 1941
Giunge a Derna alle 20.15 (o 21), sbarca il carico e riparte per Taranto alle 23.30.
10 luglio 1941
Arriva a Taranto alle 10.30. Ha percorso 1104 miglia in superficie e 86 in immersione.
17 luglio 1941
Parte da Taranto per Derna alle 10.30, con 54,855 tonnellate di munizioni.
20 luglio 1941
Raggiunge a Derna alle 21.
21 luglio 1941
Lascia Derna all’una di notte per tornare a Taranto.
23 luglio 1941
Arriva a Taranto alle 11.45, dopo aver percorso complessivamente 1110 miglia in superficie e 80 in immersione.
Intanto (il 6 luglio 1941) l’ammiraglio Eberhard Weichold, ufficiale di collegamento della Kriegsmarine in Italia, ha scritto ai colleghi italiani una lettera con cui – esprimendo grande soddisfazione da parte dell’Afrika Korps e del Quartiermastro Generale dell’esercito tedesco per le missioni di trasporto già svolte da Zoea ed Atropo, che con i loro pur ridotti quantitativi di materiali portati a Derna hanno permesso un notevole alleggerimento dei rifornimenti verso il fronte, essendo la strada proveniente da Derna molto più corta di quella da Bengasi e Tripoli – propone, tra l’altro, l’intensificazione del traffico di sommergibili da trasporto con l’impiego di ulteriori unità in questo compito, ed inoltre caldeggia anche l’impiego di Porto Bardia per lo sbarco dei rifornimenti, essendo tale sorgitore ancora più vicino di Derna alla prima linea.
Porto Bardia è un porticciolo male attrezzato e peggio difeso, ed il suo utilizzo è ricco di problemi ed incognite; nondimeno, Supermarina acconsente ad utilizzarlo come approdo per alcune missioni di trasporto effettuate con sommergibili. Proprio allo Zoea tocca di “inaugurare” il nuovo approdo.
6 agosto 1941
Al comando del tenente di vascello Alberto Campanella, lo Zoea parte da Taranto alle 13.30 per Porto Bardia, con un carico di 2750 lattine di benzina o gasolio (per un peso complessivo di 43,972 tonnellate nette).
8 agosto 1941
Viene attaccato, alle 10, da un bombardiere Bristol Blenheim, che viene però abbattuto dal tiro delle mitragliere, mentre l’attacco è sventato con la manovra. Ulteriori attacchi da parte di altri tre aerei, tuttavia, lo costringono all’immersione rapida.
10 agosto 1941
Arriva a Porto Bardia alle 5.10, accolto festosamente dal Comando tedesco e dallo stesso generale Erwin Rommel, comandante dell’Afrika Korps, che alle 7.10 si reca personalmente a bordo dello Zoea per congratularsi con l’equipaggio per il successo della missione. Rommel – del quale il capitano di corvetta tedesco Meixner, capo dell’Ufficio Sbarchi per la Libia, scrive in una lettera a Weichold “non l’ho mai visto così grato” – ringrazia cordialmente la Marina italiana, commentando “Se questa non è una cosa unica, ma il principio di una catena continua, allora siamo salvi!”; s’intrattiene col comandante Campanella, poi si fa presentare tutti gli ufficiali, dicendo che visiterà ogni sommergibile che arriverà, fin quando sarà a Bardia. Nell’Afrika Korps si attribuisce grande valore ai rifornimenti per mezzo di sommergibili italiani, sebbene i locali uffici della Kriegsmarine, più realisti, capiscono che l’utilità pratica di carichi tanto ridotti è assai limitata.
Dopo aver sbarcato il carico, riparte per Taranto alle 9.30.

Erwin Rommel, secondo da sinistra, posa a bordo dello Zoea per una foto con l’equipaggio (Coll. Amedeo Cacace, che nella foto è il primo a destra, via Maurizio Brescia e www.betasom.it)

11 agosto 1941
Viene attaccato per errore da un aereo tedesco, ma senza conseguenze.
13 agosto 1941
Giunge a Taranto alle 14.30.
1941
Lavori di modifica: il cannone da 100/43 mm, sistemato in inusuale posizione nella parte poppiera della torretta (per permettere, teoricamente, di sparare anche in condizioni meteorologiche non ottimali), viene rimosso e sostituito con uno da 100/47 mod. OTO 1938, collocato in posizione più tradizionale sul ponte di coperta, a proravia della torretta.
 
La torretta dello Zoea nell’estate del 1941 (Archivio Centrale dello Stato).

Incidente

Il 22 ottobre 1941 lo Zoea, appena uscito dall’arsenale al termine di un periodo di lavori, rimase vittima di un singolare incidente.
Ad un’ora imprecisata di quel mattino, tra le 8.15 e le 9.20, il portello di dritta per il lancio delle mine venne accidentalmente aperto (altre fonti parlano di errata manovra degli sfoghi d’aria dei doppifondi o delle valvole di presa a mare, ma si tratta di un errore); il responsabile di questo errore non sarebbe mai stato identificato con certezza (la commissione d’inchiesta che indagò sull’incidente appurò poi che in camera di manovra girarono in tutto 19 persone – tre elettricisti dell’equipaggio e 16 operai delle ditte Tosi, Calzoni e San Giorgio e di Maricost Taranto – ciascuna delle quali potrebbe aver aperto per errore il portello). Al momento dell’incidente, lo Zoea era al comando dell’ufficiale in seconda, tenente di vascello Rino Erler, in quanto il comandante titolare, tenente di vascello Alberto Campanella, era in licenza per assistere la moglie, gravemente malata. Oltre all’equipaggio, a bordo del sommergibile si trovavano in quel momento anche numerosi operai di ditte private e della Direzione Costruzioni Navali di Taranto.
L’apertura del portello per le mine provocò l’allagamento del sommergibile, che affondò lentamente al posto d’ormeggio, lasciando emergere soltanto la sommità delle antenne e dei periscopi. L’equipaggio abbandonò l’unità in buon ordine, mentre ci fu un po’ di panico tra gli operai; ad ogni modo, non vi furono vittime. Il maggiore del Genio Navale Festuccia del sommergibile Saint Bon, ormeggiato nelle vicinanze, si precipitò sullo Zoea per tentare di chiudere i portelli ed arrestare l’affondamento del battello, ma ormai non c’era più tempo, e finì col doversi tuffare in acqua.
La permanenza dello Zoea sul fondale del porto di Taranto, comunque, fu estremamente breve; già il 5 novembre il sommergibile poté essere recuperato ed essere immesso in bacino per le riparazioni, che si avrebbero richiesto sette mesi, concludendosi nel giugno 1942.


Due foto dello Zoea affondato nel porto di Taranto: uniche parti ad emergere sono le camicie dei periscopi, l’antenna del radiogoniometro e l’asta della bandiera (sopra: g.c. STORIA militare; sotto: da “Sommergibili in guerra” di Achille Rastelli ed Erminio Bagnasco, Albertelli 1994, per g.c. Sergio Mariotti).



12 giugno 1942
Inviato in pattugliamento in Mar Ionio per partecipare alla battaglia di Mezzo Giugno (attacco ai convogli britannici "Harpoon" e "Vigorous" diretti a Malta da Gibilterra ed Alessandria), nella quale non avrà comunque parte.
Giugno 1942
A seguito di insistenti richieste da parte dei Comandi tedeschi, che premono per l’impiego dei sommergibili in missioni di trasporto per far giungere rifornimenti in prossimità delle prime linee, durante l’avanzata delle forze di Rommel – benché il normale traffico di navi mercantili si stia svolgendo senza problemi, con perdite limitatissime (e dunque non vi sia alcun bisogno di impiegare i sommergibili), e nonostante un sommergibile non possa trasportare nemmeno un decimo di ciò che può caricare una piccola nave mercantile –, il Grupsom Taranto riceve ordine di adibire alcune delle proprie unità al trasporto di benzina avio per la Luftwaffe. Altri enti e comandi tedeschi fanno analoga richiesta.
Lo Zoea è di nuovo tra i sommergibili scelti per questo servizio.
25 giugno 1942
Lo Zoea (tenente di vascello Rino Erler) salpa da Taranto a mezzogiorno diretto a Derna, con un carico di 53 tonnellate di benzina in latte e tre tonnellate di provviste.
28 giugno 1942
Arriva a Derna alle 21.
29 giugno 1942
Sbarcato il carico, riparte da Derna alle tre di notte per rientrare a Taranto. Viene attaccato da un bombardiere Bristol Blenheim della RAF, ma non subisce danni, mentre la reazione delle mitragliere di bordo sembra danneggiare il Blenheim, che si allontana “visibilmente colpito”.
2 luglio 1942
Arriva a Taranto alle 11.
8 luglio 1942
Lascia Taranto per Tobruk alle 14.25, trasportando 51,5 tonnellate di munizioni.
11 luglio 1942
Raggiunge Tobruk alle 9.30, mette a terra il carico e riparte alle 19.
14 luglio 1942
Arriva a Taranto a mezzogiorno.
19 luglio 1942
Parte da Taranto per Tobruk alle 19.25, con a bordo 52,7 tonnellate di benzina in latte e tre tonnellate di viveri.
22 luglio 1942
Arriva a Tobruk alle sette, sbarca il carico e riparte alle 19.
25 luglio 1942
Giunge a Taranto alle 10.40.
2 agosto 1942
Lascia Taranto per Tobruk alle 13, in missione di trasporto di 54 tonnellate di benzina in latte, tre tonnellate di olio lubrificante e sette tonnellate di pezzi di ricambio.
6 agosto 1942
Giunge a Tobruk alle 8, sbarca il carico e riparte alle 20 per tornare a Taranto.
Manovrando per uscire dal porto di Tobruk, ingombro di innumerevoli relitti (specie all’imboccatura) che restringono di moltissimo lo spazio disponibile per le manovre, complice la fitta oscurità, lo Zoea urta col lato sinistro la sponda precipite dell’entrata, subendo alcuni danni.
9 agosto 1942
Raggiunto alle cinque del mattino dalla torpediniera Partenope, che gli fornisce assistenza, il sommergibile deve dirigere per Navarino, dove arriva alle 6.45, e sostarvi per due giorni per alcune riparazioni di modesta entità.


Altre due immagini della torretta dello Zoea nella sua configurazione originaria (sopra: g.c. Marcello Risolo; sotto: da “Gli squali dell’Adriatico” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999, via www.betasom.it)


11 agosto 1942
Lascia Navarino alle tre di notte.
12 agosto 1942
Arriva a Taranto alle 12.15.
9 settembre 1942
Salpa da Taranto alle 12.50 diretto a Bengasi, con un carico di 60 tonnellate di munizioni.
12 settembre 1942
Giunge a Bengasi alle 8.30, sbarca le munizioni e riparte alle 17.15.
15 settembre 1942
Arriva a Taranto alle 12.15.
23 settembre 1942
Parte da Taranto per Bengasi alle 12.30 con 62 tonnellate di munizioni.
26 settembre 1942
Giunge a Bengasi alle 9.15, scarica le munizioni e riparte alle 16.
29 settembre 1942
Arriva a Taranto alle 12.30.
10 ottobre 1942
Parte da Taranto per Bengasi alle 12.30, con un carico di 45,3 tonnellate di munizioni e 0,4 tonnellate di parti di ricambio.
13 ottobre 1942
Arriva a Bengasi alle 10, mette a terra il carico e riparte alle 16.40.
17 ottobre 1942
Giunge a Taranto alle 17.
1° novembre 1942
Salpa da Taranto per Tobruk alle 12.45, con un carico di 70 tonnellate di munizioni.
4 novembre 1942
Raggiunge Tobruk alle 9, scarica le munizioni e riparte alle 19.
8 novembre 1942
Arriva a Taranto alle 17.
15 gennaio 1943
Parte da Taranto per Sfax alle 15, trasportando 35 tonnellate di munizioni e 6 tonnellate di materiali vari.
23 gennaio 1943
Giunge a Sfax alle 8.30, sbarca il carico e riparte alle 12.50.
28 gennaio 1943
Arriva a Taranto alle 14.30.
3 settembre 1943
Nell’ambito del «Piano Zeta», lo schieramento di sommergibili per difendere le coste di Calabria e Campagnia dagli sbarchi angloamericani, lo Zoea (tenente di vascello Rodolfo Bombig) parte da Taranto alle 2.10 e viene inviato in agguato nello Ionio occidentale, al largo dello Stretto di Messina. In tutto, altri dieci sommergibili vengono inviati in agguato nello Ionio e nel Basso Tirreno, ma quando diviene chiaro che lo sbarco in atto riguarda solo la Calabria (operazione «Baytown») viene disposto il rientro di tutti i battelli tranne  ZoeaVortice, Onice e Luigi Settembrini.

Lo Zoea fotografato al traverso (da “I sommergibili in Mediterraneo” Vol. XIII, USMM, Roma 1972, via www.betasom.it)

8 settembre 1943
La dichiarazione dell’armistizio lo sorprende ancora in Mar Ionio. In base alle disposizioni ricevute, raggiunge Augusta, sotto il controllo degli Alleati.
16 settembre 1943
Lascia Augusta al tramonto (altra fonte: alle 6.02 del 17), insieme ad altri cinque sommergibili (OniceSqualoVorticeSettembrini, Bragadin), per raggiungere Malta. Subito fuori dal porto di Augusta i sommergibili si immergono, per evitare il rischio di essere scambiati per nemici, ed attaccati, da navi od aerei angloamericani; sono state comunicate loro istruzioni sulle rotte di avvicinamento presumibilmente sgombre da mine.
17 settembre 1943
Riemerge a sudest di Malta nel pomeriggio, e raggiunge l’isola alle 18.35.
21 settembre 1943
Viene temporaneamente dislocato nell’ormeggio di San Paolo (Malta), insieme ad altri dieci sommergibili (Alagi, Brin, Galatea, H 1, H 2, H 4, Jalea, Menotti, Onice e Squalo), alle “dipendenze” della nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia.
16 ottobre 1943
A seguito della dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, lo Zoea lascia Malta alle 8.30 insieme ai sommergibili Atropo, Corridoni e Ciro Menotti, diretto ad Haifa (Palestina).
Dato che le guarnigioni italiane di alcune delle isole del Dodecaneso stanno ancora resistendo agli attacchi tedeschi, questi sommergibili vengono inviati ad Haifa per essere impiegati in missioni di rifornimento di armi e munizioni verso tali isole (nonché di sgombero feriti al ritorno). La loro capacità di carico stimata è di 70 tonnellate di munizioni.
21 ottobre 1943
Zoea, Menotti e Corridoni giungono ad Haifa in mattinata, preceduti dall’Atropo (arrivato il giorno precedente).
Qui viene costituito il Comando Superiore Navale Italiano del Levante (Maricosulev Haifa), con un Gruppo Sommergibili del Levante (Grupsom Levante), al comando del capitano di fregata Carlo Liannazza; i sommergibili del Gruppo sono alle dipendenze della 1st Submarine Flotilla della Royal Navy.
23 ottobre 1943
Lo Zoea (tenente di vascello Rodolfo Bombig) salpa da Haifa alle 6 per la sua prima missione di rifornimento di Lero, assediata e bombardata dalle forze tedesche.
26 ottobre 1943
Arriva a Lero alle 21.05.
27 ottobre 1943
Dopo aver sbarcato a Portolago 40 tonnellate di rifornimenti e posta, lascia Lero alle 02.27.
29 ottobre 1943
Arriva ad Haifa alle 21.52.
3 novembre 1943
Parte da Haifa alle 3.01 per una seconda missione di rifornimento di Lero.
6 novembre 1943
Arriva a Portolago (Lero) alle 20.32.
7 novembre 1943
Consegnati i rifornimenti, riparte da Lero alle 2.20.
11 novembre 1943
Giunge ad Haifa alle 22.04. Lero, invasa dal mare e dall’aria, cadrà il 16 novembre.
Nei mesi successivi, i sommergibili italiani dislocati ad Haifa vengono utilizzati nell’addestramento di navi ed aerei Alleati nella guerra antisommergibili, prevalentemente ad Alessandria d’Egitto, sede del Flag Officer Liaison East Mediterranean del Senior Naval Officer Responsible Suez Canal Area.
Tale attività è coordinata con lo S.N.O.L.A. (Senior Submarine Officer Levant Area, Haifa) e, poi, dal luglio 1944, British Liaison Officer Italian Ships, Levant Area.
4-18 dicembre 1943
Lo Zoea svolge otto esercitazioni per unità navali britanniche (specialmente corvette) e per un cacciatorpediniere polacco, ad Alessandria.
19 dicembre 1943
Rientra ad Haifa alle 12.45.
1944
Continua nell’attività addestrativa, svolta principalmente ad Alessandria (con trasferimenti ad Haifa alla fine di ogni mese, e viceversa all’inizio del mese seguente), effettuando complessivamente 68 esercitazioni.
16 dicembre 1944
Lascia Haifa alle 10.11, per tornare in Italia.
20 dicembre 1944
Arriva a Tobruk alle 18.03. Durante l’ultimo tratto della navigazione ha dovuto rimorchiare il sommergibile jugoslavo Nebojsa, in trasferimento da Porto Said a Taranto, che ha subito un’avaria al largo della Cirenaica.
21 dicembre 1944
Lascia Tobruk alle 9.23.
25 dicembre 1944
Arriva a Messina alle 12.23.
8 gennaio 1945
Lascia Messina alle 6.43.
9 gennaio 1945
Giunge a Taranto alle 20.20, dopo di che inizia un periodo di grandi lavori, che si protrarranno fin dopo la fine della guerra.
1° febbraio 1948 (o 23 marzo 1947)
Per disposizione del trattato di pace di Parigi, le cui clausole ordinano il totale smantellamento della superstite flotta subacquea italiana (in origine era prescritto l’affondamento dei sommergibili in alti fondali, poi commutato – su richiesta dell’Italia – in demolizione per ricavarne il prezioso metallo, utile nella ricostruzione del Paese), lo Zoea viene radiato.
Successivamente demolito.
 
Un’altra immagine dello Zoea durante la seconda guerra mondiale (g.c. Marcello Risolo)


venerdì 13 ottobre 2017

Sportivo

La nave  negli anni Trenta, quanto portava il nome di Nereide (g.c. Rui Amaro, via www.naviearmatori.net)

Piroscafo da carico da 1598 tsl e 936 tsn, lungo 77,1 metri, largo 11,4 e pescante 5,85, con velocità di 10-10,5 nodi. Appartenente all’armatore Achille Lauro di Napoli, iscritto con matricola 487 al Compartimento Marittimo di Napoli, nominativo di chiamata IRAW.

Breve e parziale cronologia.

21 febbraio 1900
Completato come tedesco Shantung (numero di costruzione 116) nei cantieri Rickmers Reismühlen, Rhederei & Schiffbau A.G. di Geestemünde (Bremerhaven), per la stessa compagnia Rickmers Reismühlen, Rhederei & Schiffbau A. G.; registrato a Brema.
Caratteristiche originarie: stazza lorda 1733 tsl, stazza netta 1063 tsn, portata lorda 2600 tpl; può trasportare 6 passeggeri in prima classe, 32 in seconda e 999 in terza, oltre al carico.
7 agosto 1901
Venduto al Norddeutscher Lloyd A.G. di Brema, senza cambiare nome.
15 maggio 1911
Venduto alla Sumatra-Banka Stoomvaart-Maatschappij N.V., con sede a Muntok (Indie Orientali Olandesi) e ribattezzato Maras. Porto di registrazione Muntok, bandiera delle Indie Orientali Olandesi.
Per altra fonte, sarebbe stato venduto nel 1911 all’armatore indonesiano Lim Apat, ribattezzato Maras e poi rivenduto nel 1913 alla Sumatra Banka Stoomvaart Mij.
1918
Trasferito al controllo dell’Afscheep- & Commissiezaak v/h J.F. Esser di Pasoerden, Indie Orientali Olandesi.
Marzo 1918
Durante una sosta ad Aden, nel corso di un viaggio verso la Francia con un carico di tabacco, il Maras viene sequestrato dalle autorità britanniche in base al “diritto d’angheria”, applicato dai britannici per rimpinguare la propria flotta mercantile (necessaria alle esigenze belliche), decimata dagli U-Boote tedeschi, a spese degli Stati neutrali.
Trasferito allo Shipping Controller di Londra (agenzia governativa britannica incaricata della gestione del naviglio mercantile durante la guerra) ed affidato alla British India Steam Navigation Company Ltd. di Londra, senza cambiare nome. Porto di registrazione Londra, bandiera britannica.
Marzo 1919
Restituito all’Afscheep- & Commissiezaak v/h J.F. Esser.
1920 (o 1922)
Acquistato dalla compagnia olandese Insulinde Stoomvaart Mij – Tank Stoomboot Mij. (armatore Frans Hoynck, Amsterdam), senza cambiare nome. Porto di registrazione Amsterdam, bandiera olandese.
1925
Acquistato dalla Società Anonima di Navigazione 'Neptunia', con sede a Genova, e ribattezzato Nereide. Bandiera italiana, porto di registrazione Genova.
14 marzo 1931
Il Nereide si arena su un banco di sabbia presso Leixões, in Portogallo, ma riesce a disincagliarsi con i propri mezzi, dopo di che supera il banco con l’aiuto del rimorchiatore Record.
7 settembre 1936
Durante la guerra civile spagnola, il Nereide trasporta da La Spezia a Maiorca, appena occupata dalle truppe italiane e falangiste (guidate dal gerarca Arconovaldo Bonacorsi), un carico di armi e munizioni (spezzoni, bombe, mitragliere e munizioni per le difese contraeree di Maiorca), nonché tre caccia FIAT CR. 32, che viene sbarcato dopo molte esitazioni e rinvii dovuti all’incertezza della situazione politica a terra. La nave viene scortata a Palma dal cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello (capitano di fregata Carlo Margottini).
1937
Acquistato dall’armatore Achille Lauro e ribattezzato Sportivo. Porto di registrazione Napoli.
7 luglio 1942
Requisito a Trieste dalla Regia Marina.
20 agosto 1942
Lo Sportivo ed il piroscafo Davide Bianchi salpano da Tobruk tra le 18.30 e le 19.30, diretti al Pireo, inizialmente navigando separatamente. Li scortano il cacciatorpediniere tedesco ZG 3 Hermes, la torpediniera Lince e la motosilurante tedesca S 41.
21 agosto 1942
Alle 9 Sportivo, Bianchi e scorta formano un unico convoglio al largo di Tobruk, insieme alla cisterna militare Stige, anch’essa proveniente da Tobruk (da dov’è partita alle 15) con la scorta del cacciatorpediniere Turbine; quest’ultimo assume il ruolo di caposcorta.
Le navi vengono subiscono degli infruttuosi attacchi aerei.
22 agosto 1942
Il convoglio sosta a Suda in mattinata per il rifornimento delle siluranti della scorta.
23 agosto 1942
Il convoglio giunge al Pireo alle 6.15.
2 settembre 1942
Alle otto del mattino lo Sportivo, con a bordo 1237 tonnellate di gasolio, salpa dal Pireo diretto a Tobruk, insieme ai piroscafi PadennaDavide Bianchi, anch’essi carichi di benzina e gasolio. I tre bastimenti, scortati dalle torpediniere Lupo (capitano di corvetta Zanchi, caposcorta), Polluce (tenente di vascello Tito Livio Burattini), Castore e Calliope, formano un convoglio che viene denominato proprio «Sportivo».
“ULTRA”, però, è già al corrente di tutto: il 30 agosto i decrittatori britannici hanno erroneamente dato il convoglio «Sportivo» come già partito dal Pireo il giorno precedente, ma l’indomani si sono corretti, precisando i nomi (e la stazza) dei tre piroscafi, la velocità che avrebbero dovuto seguire (8 nodi) e l’orario e porto di partenza (Pireo, otto del 1° settembre) e di arrivo (Tobruk, otto del 3 settembre). Dopo il rinvio di un giorno della partenza, il 1° settembre, “ULTRA” ha intercettato anche questa notizia, riferendola ai comandi britannici (partenza dal Pireo alle otto del 2, arrivo a Tobruk alle otto del 4). Il 2 settembre ulteriori intercettazioni permettono ai britannici di confermare le informazioni note su partenza e velocità, e di precisare che l’arrivo a Tobruk è programmato per le undici del 4, anziché per le otto.
Il primo giorno di navigazione trascorre senza intoppi.
3 settembre 1942
Nel pomeriggio, verso le 16, i caccia della scorta aerea segnalano dei naufraghi in mare: sono l’equipaggio di un ricognitore Alleato abbattuto; la Lupo provvede a recuperarli.
I primi attacchi aerei, da parte di bombardieri statunitensi, iniziano nel pomeriggio, sebbene il convoglio fruisca di una considerevole scorta aerea: il primo attacco, alle 18.45, è portato da bombardieri Consolidated B-24 “Liberator”, che vengono dispersi e messi in fuga dalla reazione della scorta.
Un attacco da parte di quattro aerosiluranti Bristol Beaufort del 39th Squadron RAF, decollati da Mariut (vicino ad Alessandria) e scortati da dodici caccia Bristol Beaufighter (sei del 252nd Squadron e sei del 272nd Squadron), si rivela ugualmente fallimentare. Uno dei Beaufort decolla in ritardo e non riesce a raggiungere in tempo il resto della formazione, un altro deve rientrare per noie ai motori (costringendo a distogliere due Beaufighter per scortarlo) ed un terzo precipita in mare dopo mezz’ora dal decollo, con la morte di tutto l’equipaggio (tenente Frank P. Winter-Taylor). L’unico Beaufort rimasto raggiunge il convoglio e sgancia il suo siluro, senza successo; poi rientra alla base, scortato da un Beaufighter. Gli altri Beaufighter cercano di ingaggiare combattimento con i velivoli tedeschi della scorta aerea, due Junkers Ju 88 ed un Heinkel He 111: mentre i primi si mantengono nei pressi delle navi, che mantengono i caccia a distanza col loro tiro contraereo, l’He 111, che si trova più lontano per un pattugliamento antisommergibili, viene attaccato ed abbattuto da due dei Beaufighter.
Alle 22, come da disposizioni ricevute prima di partire, il convoglio si scinde in due gruppi: Sportivo e Bianchi formano il primo, scortato da Polluce e Calliope, mentre Castore e Lupo si separano insieme col Padenna. Lo scopo è di dare alle navi maggiore agilità di manovra, ed offrire agli attacchi nemici un bersaglio meno grande.
Altri intensi attacchi aerei, sia da parte della RAF che dell’USAAF, si ripetono nella sera e nella notte, da parte sia di bombardieri che, soprattutto, di aerosiluranti. Il 201st Group della RAF manda contro il convoglio tre bombardieri Vickers Wellington e due B-24 “Liberator” del 221st Squadron, con bombe, bengala e radar, nonché otto Wellington del 38th Squadron, in parte armati con bombe ed in parte con siluri (tutti gli aerei decollano dalla base avanzata LG226, in Egitto). I loro equipaggi sono specificamente addestrati per condurre attacchi antinave notturni.
Verso mezzanotte si accendono dei bengala, ma a poppavia delle navi, il caposcorta non ordina alcuna manovra, in quanto si trovano già in una posizione tale da non poter far altro che allontanarsi.
Il gruppo di cui fa parte lo Sportivo è estremamente lento, con una velocità di soli cinque nodi.
4 settembre 1942
All’1.53 il Bianchi viene silurato a sinistra da un aereo sopraggiunto a motore spento (è un Wellington del 38th Squadron, pilotato dal sergente N. Jones), non visto, nel punto 32°49’ N e 23°27’ E. Il piroscafo, carico di benzina, prende fuoco ed affonda rapidamente; la Polluce si trattiene nelle sue vicinanze per qualche minuto, ma quando vede sopraggiungere la nave ospedale Virgilio, che si occuperà dei naufraghi, torna in rotta per riunirsi a Sportivo e Calliope.
Frattanto, anche l’altro gruppo è finito sotto attacco, stavolta anche da parte di sommergibili: alle 2.57 anche il Padenna viene colpito da due siluri, lanciati dall’HMS Thrasher, ed affonda in fiamme.
Il gruppo cui appartiene lo Sportivo prosegue per qualche ora in temporanea, illusoria calma, ma alle 5.04 gli aerei angloamericani tornano alla carica. A quell’ora un velivolo nemico (un Liberator del 221st Squadron, pilotato dal tenente statunitense Soukup) si avvicina da sinistra, volando a motori spenti, e riesce a colpire con una bomba la Polluce, causando gravi danni e molte vittime. Mentre la Calliope si affianca alla gemella immobilizzata, lo Sportivo prosegue da solo.
Più tardi, il piroscafo viene raggiunto da Lupo e Castore, alle quali si unirà in seguito anche la Calliope, dopo che il tentativo di rimorchiare la Polluce verso la costa è fallito, terminando alle 7.35 col suo affondamento.
Le tre torpediniere superstiti si concentrano intorno allo Sportivo, col suo prezioso carico: questi è così l’unico dei tre mercantili del convoglio a riuscire a raggiungere Tobruk, dove entra alle 11 del 4 settembre.
6 settembre 1942
Lo Sportivo ed il piroscafo Pertusola lasciano Tobruk alle 19 per trasferirsi a Bengasi, sotto la scorta delle torpediniere Castore (caposcorta) e Generale Carlo Montanari.
8 settembre 1942
Il convoglio arriva a Bengasi a mezzogiorno.
14 settembre 1942
Lo Sportivo riparte da Bengasi alle 10, scortato dal cacciasommergibili Selve.
20 settembre 1942
Sportivo e Selve arrivano a Tripoli alle 11.45.
4 ottobre 1942
Iscritto con matricola S. 70 nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato (il volume "Navi mercantili perdute" dell’USMM aggiunge «impiegato come nave soccorso aerei», ma ciò appare del tutto improbabile).
30 ottobre 1942
Lo Sportivo lascia Tripoli alle quattro del mattino diretto a Bengasi, con la scorta della torpediniera Giacomo Medici.
1° novembre 1942
Sportivo e Medici arrivano a Bengasi alle 14.30.
12 novembre 1942
Lo Sportivo riparte da Bengasi alle 17 per tornare a Tripoli, scortato dal cacciasommergibili Cotugno.
15 novembre 1942
Sportivo e Cotugno arrivano a Tripoli alle 15.

La fine

Mentre lo Sportivo era impegnato nel suo viavai tra Tripoli e Bengasi, tra ottobre e novembre 1942, le forze dell’VIII Armata britannica in Egitto erano passate all’offensiva nella piana di El Alamein. Le forze italo-tedesche, dopo una settimana di accanita resistenza, avevano iniziato la drammatica ritirata attraverso il deserto: nella battaglia o nella ritirata andarono perduti più di metà degli uomini (tra morti, dispersi e prigionieri) e la quasi totalità dei mezzi corazzati. Così ridotta, l’Armata corazzata italo-tedesca non poté fare altro che continuare a ripiegare dinanzi ad un nemico preponderante e sempre più potente: la sorte della Libia italiana era irrimediabilmente segnata. Tobruk cadde il 13 novembre, Derna il 15, Bengasi il 20, Sirte il giorno di Natale.
Il nuovo anno vedeva la Tripolitania ormai indifesa di fronte al nemico in avanzata: le ultime truppe dell’Asse ripiegavano verso la Tunisia, eletta ad ultimo bastione di difesa in Nord Africa, senza alcun tentativo di difendere Tripoli, che appariva ormai una causa persa.
Nel maggior porto della Libia si trovavano ancora numerose navi mercantili e militari: alcune giunte dall’Italia con gli ultimi rifornimenti, tra novembre e dicembre del 1942; altre bloccate in quel porto da molto più tempo, per danni o avarie non riparabili in tempi brevi.
Queste navi dovevano ora tentare di lasciare Tripoli, prima che la città venisse occupata dalle forze britanniche: a partire dalla metà del gennaio 1943, pertanto, le navi in grado di muovere, cariche di materiali di sgombero, salparono per l’Italia o per la Tunisia, isolate od in piccoli convogli, mentre quelle immobilizzate da danni od avarie si autoaffondavano per bloccare il porto e non cadere intatte in mano nemica.
Lasciarono Tripoli due torpediniere, quattro navi mercantili di grandi dimensioni, nove tra piccoli piroscafi e motovelieri, dieci rimorchiatori, due cacciasommergibili, undici dragamine, tre motozattere, una nave ospedale ed una barca pompa. Solo metà riuscì a passare: le altre vennero falcidiate da navi, aerei e sommergibili avversari, che i comandi britannici avevano concentrato sulle rotte di accesso a Tripoli nella giusta previsione che le navi italiane là rimaste avrebbero tentato di fuggire prima che fosse troppo tardi. Andarono a fondo due navi mercantili di grandi dimensioni, cinque tra piccoli piroscafi e motovelieri, quattro rimorchiatori, un cacciasommergibili, nove dragamine ed una barca pompa, insieme a centinaia di uomini. Le ultime vittime della battaglia dei convogli libici.

Alle 00.00 del 18 gennaio 1943 lo Sportivo, al comando del tenente CREM militarizzato Palmerino Del Gatto, lasciò Tripoli alla volta di Trapani, in convoglio con la piccola motonave frigorifera Amba Alagi e con la scorta della torpediniera Calliope (tenente di vascello Marcello Giudici). Fino all’alba la torpediniera manovrò ripetutamente per scoperta di sommergibili con l’ecogoniometro.
Alle 9.30 di quello stesso giorno, in posizione 32°56’ N e 12°10’ E, il sommergibile britannico P 51 (poi divenuto Unseen, tenente di vascello Michael Lindsay Coulton Crawford) avvistò le tre navi del piccolo convoglio su rilevamento 110°, mentre procedevano su rotta 285°. Subito il battello diede inizio alla manovra d’attacco; alle 9.45 Crawford identificò le tre navi come una torpediniera "classe Calipso" (cioè classe Spica: la Calliope), una nave mercantile di 2500 tsl (lo Sportivo, la cui stazza era sovrastimata di quasi 1000 tsl) ed una motocisterna di 400-500 tsl (l’Amba Alagi, la cui stazza era stata apprezzata correttamente).
Alle 10.14 il P 51 lanciò tre siluri da una distanza di 915 metri, per poi scendere a 18 metri di profondità.
Lo Sportivo avvistò i siluri ed accostò per evitarli, ma era troppo tardi: alle 10.17 due delle armi colpirono il piroscafo sul lato di dritta. Lo Sportivo affondò in appena due minuti, nel punto 33°00’ N e 12°08’ E (a quattro o cinque miglia per 020° da Zuara, cioè quattro miglia a nord/nordest di tale città; altra fonte indica invece le coordinate 32°58’ N e 12°10’ E).
Subito la Calliope passò al contrattacco, mentre l’Amba Alagi proseguiva da sola per la sua rotta (per altra versione, mentre la Calliope contrattaccava, l’Amba Alagi provvide a recuperare i naufraghi dello Sportivo). La caccia si protrasse per un’ora, fino all’esaurimento della scorta di bombe di profondità (36 in tutto) di cui la torpediniera disponeva, ma il P 51 riuscì ad allontanarsi senza danni.

Terminata la caccia, la Calliope tornò sul luogo dell’affondamento, per recuperare i sopravvissuti (per altra versione, invece, fu l’Amba Alagi a recuperare i naufraghi dello Sportivo, che vennero poi trasbordati sulla Calliope). Nonostante la rapidità dell’affondamento, non c’erano state vittime tra i 36 uomini che componevano l’equipaggio dello Sportivo; vi erano solo tre feriti lievi. Concluso il salvataggio, la Calliope riprese la navigazione con l’Amba Alagi. Quest’ultima entrò a Sfax il mattino seguente, mentre la torpediniera diresse per Trapani, dove arrivò alle 18 del 19 gennaio.


L’affondamento dello Sportivo nel giornale di bordo dell’Unseen (da Uboat.net):

“0930 hours - In position 32°56'N, 12°10'E sighted three ships bearing 110°, enemy course 285°. Started attack.
0945 hours - The ships were identified as a Calypso-class torpedo boat, a 2500 tons merchant vessel and a 400-500 tons motor tanker.
1014 hours - Fired three torpedoes from 1000 yards. One torpedo hit was heard. P 51 went to 60 feet. The torpedo boat started a counter attack. 35 Depth charges were counted but P 51 managed to escape undamaged.
1200 hours - Returned to periscope depth. Nothing in sight.”
 
Un’altra foto della nave come Nereide, nel gennaio 1937, durante un viaggio da Genova a Stoccolma (da www.arenzanotracieloemare.it)