mercoledì 13 gennaio 2016

MAS 552

Il MAS 552 (da www.navyworld.ru

Motoscafo armato silurante della classe MAS 551 (dislocamento di 22 tonnellate, lunghezza 18,70 metri e larghezza 4,60, velocità 41-43 nodi, armati con due tubi lanciasiluri da 450 mm, una mitragliera da 20/65 mm e tramogge per 6 bombe torpedini da getto).

Breve e parziale cronologia.

16 novembre 1940
Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1258).
20 aprile 1941
Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
1° giugno 1941
Entrata in servizio.
11 agosto 1942
Il MAS 552 (sottotenente di vascello Rolando Perasso), insieme al resto della XX Squadriglia MAS di cui fa parte (MAS 554, MAS 557, MAS 564), alle Squadriglie MAS XV (MAS 543, 548, 549 e 563) e XVIII (MAS 533, 553, 556, 560 e 562), alla II Flottiglia Motosiluranti (MS 16, MS 22, MS 23, MS 25, MS 26 e MS 31) ed alla 3. Schnellboot-Flotille tedesca (motosiluranti S 30, S 36, S 58 e S 59), viene inviato nel Canale di Sicilia per tendere un agguato al grande convoglio britannico diretto a Malta nell’ambito dell’operazione «Pedestal», consistente nell’invio di un convoglio di 14 mercantili (le navi da carico Almeria Lykes, Melbourne Star, Brisbane Star, Clan Ferguson, Dorset, Deucalion, Wairangi, Waimarama, Glenorchy, Port Chalmers, Empire Hope, Rochester Castle e Santa Elisa e la nave cisterna Ohio) con forte scorta – quattro incrociatori leggeri (Nigeria, Kenya, Cairo e Manchester) e dodici cacciatorpediniere (Ashanti, Intrepid, Icarus, Foresight, Derwent, Fury, Bramham, Bicester, Wilton, Ledbury, Penn e Pathfinder) per la scorta lungo tutto il tragitto, e ben quattro portaerei (Eagle, Furious, Indomitable e Victorious), due corazzate (Rodney e Nelson), tre incrociatori leggeri (Sirius, Phoebe e Charybdis) e dodici cacciatorpediniere (Laforey, Lightning, Lookout, Tartar, Quentin, Somali, Eskimo, Wishart, Zetland, Ithuriel, Antelope e Vantsittart) come ulteriore scorta nella prima metà del viaggio (fino all’imbocco del Canale di Sicilia) – nel tentativo di rifornire Malta, particolarmente alle strette dopo la battaglia di Mezzo Giugno, che ha impedito a quasi tutti i rifornimenti di altri due convogli di raggiungere l’isola assediata.
La XX Squadriglia MAS (tenente di vascello Carlo Paolizza), con il MAS 552, salpa da Pantelleria e raggiunge una zona individuata dai meridiani 11°30’ E e 11°40’ E e dai meridiani 36°24’ N e 36°39’ N, a sud dell’isola ma leggermente più ad est della XVIII Squadriglia. L’ordine è di agire con il massimo spirito offensivo: così sarà.
L’invio dei MAS e delle motosiluranti nel Canale di Sicilia – e precisamente al largo della costa tunisina – fa parte di un vasto dispositivo offensivo predisposto dai comandi italiani: nel Mediterraneo occidentale e centro-occidentale, il convoglio sarà sottoposto ad una serie di attacchi di sommergibili, quindi, giunto nel Canale di Sicilia e superato Capo Bon (col favore della notte), di MAS e motosiluranti italiane e tedesche, oltre che di incessanti attacchi di bombardieri ed aerosiluranti (in tutto, ben 784 velivoli), sia della Regia Aeronautica che della Luftwaffe, sino all’arrivo a Malta. È anche previsto l’intervento (poi abortito) di due divisioni di incrociatori (la III e la VII) per finire quanto rimanesse del convoglio decimato dai precedenti attacchi aerei, subacquei e di mezzi insidiosi. Si svolgerà così la battaglia di Mezzo Agosto, la più grande battaglia aeronavale della guerra del Mediterraneo.
Alle 22 dell’11 agosto il MAS 552 ed il MAS 553, a 6 miglia per 154°da Capo Bon, s’imbattono nel cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello, inviato a posare mine nel Canale di Sicilia come ulteriore accorgimento contro «Pedestal»; il MAS 552 lo informa della presenza e posizione del convoglio.
13 agosto 1942
Nelle prime ore della notte, come previsto, scatta l’attacco dei mezzi insidiosi, che, grazie alle condizioni ottimali per una attacco del genere – convoglio frammentato, mare non molto mosso, scarsa visibilità – mietono numerose vittime tra le navi del convoglio, già indebolito e disperso dai precedenti attacchi aerei e subacquei. Dopo aver subito un primo attacco di MAS e motosiluranti, con gravi conseguenze, le navi britanniche entrano nella zona d’agguato della XX Squadriglia MAS e di due motosiluranti tedesche.
Il MAS 552, avvicinatosi al convoglio seguendo i bagliori delle navi incendiate verso Capo Bon, e poi individuando le navi con ascolto idrofonico, attacca per primo alle 3.10, in posizione 36°30’ N e 11°12’ E: benché preso sotto il violento tiro dell’incrociatore leggero Kenya (che si trova a proravia dei mercantili), unico ancora efficiente dei quattro incrociatori che scortavano il convoglio (altri due, Cairo e Manchester, sono stati affondati; il terzo, il Nigeria, si è ritirato con danni gravissimi), il MAS si avvicina rapidamente ad una nave mercantile che il comandante Perasso valuta in 18.000 tsl (sovrastima: le navi del convoglio hanno tutte stazza compresa tra le 7000 e le 13.000 tsl), scortata da un cacciatorpediniere, e le lancia contro i suoi siluri; la nave, colpita, si ferma, mentre il MAS 552 inverte la rotta e si disimpegna rapidamente senza danni.
Nella confusione dei molteplici attacchi notturni, non c’è concordanza su quale nave sia stata silurata dal MAS 552: secondo alcune fonti sarebbe stata – alle 3 di notte, insieme al MAS 554 – la motonave Wairangi (12.400 tsl), colpita da due siluri sul lato sinistro e poi autoaffondata per disposizione del suo comandante, capitano Richard Gordon; per altre, invece, il MAS 552 avrebbe silurato e danneggiato la motonave Brisbane Star (12.791 tsl), una delle poche a raggiungere Malta nonostante i gravi danni; per altre ancora, avrebbe silurato e danneggiato la motonave Rochester Castle di 7795 tsl (che raggiunse Malta e qui affondò per i danni subiti, ma dopo aver sbarcato il carico) e sarebbe poi sfuggito alla violenza reazione del tiro avversario; secondo Peter C. Smith, autore del libro “Pedestal: The Malta Convoy of August 1942”, il MAS 552 ed il MAS 554 avrebbero attaccato contemporaneamente la motonave statunitense Almeria Lykes (7773 tsl) ed uno dei due avrebbe colpito.
La versione che comunque sembra la più accettata dagli storici (tra cui Francesco Mattesini e Giorgio Giorgerini) è che il MAS 552 abbia attaccato il gruppo di testa del convoglio, formato dai mercantili Wairangi e Santa Elisa; avvicinatosi a 400 metri, il MAS 552 avrebbe colpito il Wairangi alle 3.11 con un siluro a poppa dritta (tra la sala macchine e la stiva numero 3), provocandone l’arresto ed immobilizzazione (allagamento in sala macchine, oltre che nella stiva numero 3). Il Wairangi sbandò leggermente sulla sinistra; l’equipaggio tentò inutilmente di rimettere in moto, mentre le pompe si dimostravano insufficienti ad espellere l’acqua che si riversava all’interno attraverso una falla. Poco dopo anche il MAS 554 attaccò, e colpì il mercantile con un altro siluro. Il Wairangi lanciò l’SOS alle 4.10, dopo di che l’equipaggio lo abbandonò, attivando delle cariche esplosive per accelerarne l’autoaffondamento; la nave affondò poco dopo in posizione 36°25’ N e 11°22’ E (l’equipaggio venne recuperato al completo dal cacciatorpediniere Eskimo).
7 marzo 1943
Il MAS 552 salpa da Biserta insieme al MAS 554 ed alle motosiluranti MS 13 e MS 21, per raggiungere la torpediniera scorta Ciclone, che ha urtato delle mine e si trova immobilizzata e gravemente danneggiata al largo di Biserta. Le quattro piccole unità raggiungono la Ciclone verso le 18; grazie al loro ridottissimo pescaggio, che riduce di molto il pericolo delle mine (che ha invece impedito alle torpediniere Groppo e Cigno di prestare soccorso alla Ciclone, dato che sarebbero finite anch’esse sulle mine), i MAS e le motosiluranti possono raggiungere i naufraghi (non solo della Ciclone ma anche dei piroscafi tedeschi Henry Estier e Balzac, appartenenti allo stesso convoglio ed affondati anch’essi, l’uno su mine e l’altro da aerei) sulle zattere e sulle lance, prendere a bordo i primi e prendere a rimorchio le seconde. Mentre il MAS 554 rimane sul posto con il comandante della Ciclone ed altri dieci uomini, in attesa che giungano mezzi per il rimorchio della torpediniera (che affonderà il mattino successivo dopo un vano tentativo di rimorchiarla verso la salvezza), il MAS 552 e le due motosiluranti rientrano a Biserta, dove sbarcano i naufraghi alle 23.30. Della Ciclone vengono tratti in salvo 143 uomini, su un totale di 157 che ne componevano l’equipaggio.

L’affondamento

Il MAS 552 fu una delle ultime, dimenticate vittime della battaglia dei convogli per la Tunisia.
Il 30 aprile 1943, mentre la guerra in Tunisia stava per volgere al termine, salparono dall’Italia diretti in Nordafrica tre cacciatorpediniere in missione di trasporto, i primi due con truppe a bordo, il terzo con munizioni: il Leone Pancaldo, l’Hermes ed il Lampo (quest’ultimo in navigazione isolata, mentre Hermes e Pancaldo procedevano insieme).
Per tutta la mattinata, i tre cacciatorpediniere vennero sottoposto ad intensi e reiterati attacchi aerei Alleati, e alla fine vennero sopraffatti. Il Pancaldo, centrato da diverse bombe, affondò alle 12.30 a due miglia per 29° da Capo Bon, con la perdita di 199 dei 527 uomini a bordo (tra equipaggio italiano e truppe tedesche); l’Hermes, danneggiato gravemente, riuscì a trascinarsi fino a Tunisi con a bordo decine di vittime e feriti. Il Lampo sarebbe stato anch’esso affondato qualche ora dopo.
Durante gli attacchi aerei, il MAS 552 si trovava a Biserta. Quando il locale Comando Marina venne a sapere di quel che stava accadendo ad Hermes e Pancaldo, diede ordine che alcune piccole unità prendessero il mare per assistere il Pancaldo, che si trovava in condizioni particolarmente critiche; tra questi anche il MAS 552 (sottotenente di vascello Giorgio Bettini), che lasciò Biserta poco dopo le 13 insieme alla motosilurante MS 25 (sottotenente di vascello Antonio Scialdone). Quando si seppe che il Pancaldo era affondato, lo scopo della missione divenne il salvataggio dei naufraghi.
L’aviazione nemica, però, non era disposta a consentirlo. Verso le 15.30 il MAS 552 e la MS 25, mentre erano ancora in navigazione verso il luogo dell’affondamento (si trovavano in quel momento 3 miglia a nord di Zembra), vennero assaliti da ben 22 cacciabombardieri Curtiss P-40 “Kittyhawk” del 2nd e 5th Squadron della South African Air Force, i quali effettuarono numerosi attacchi mitragliando e bombardando con spezzoni le due minuscole unità. Il MAS e la MS attivarono i nebbiogeni, tentando di coprirsi vicendevolmente, ma non servì a nulla; pur difendendosi accanitamente, e riuscendo ad abbattere uno degli aerei attaccanti (secondo una versione, quello del comandante della formazione sudafricana), ebbero alla fine la peggio: il MAS 552 venne centrato da parecchi colpi di mitragliera ed alcuni spezzoni, che causarono gravi danni e dei principi d’incendio, ed affondò poco dopo tre miglia nord di Zembra. La MS 25, gravemente danneggiata, recuperò i superstiti del MAS 552 e fu poi portata ad incagliare a Zembra, dove andò perduta. Otto membri dell’equipaggio del MAS 552 persero la vita.

I caduti del MAS 552:

Giuseppe Cavelli, marinaio cannoniere, deceduto
Armildo Greco, marinaio, deceduto
Francesco Mescolini, sottocapo radiotelegrafista, deceduto
Giovanni Pesca, sottocapo silurista, disperso
Donato Potenza, sottocapo segnalatore, disperso
Bruno Rosettin, marinaio silurista, disperso
Mario Severi, sottocapo motorista, disperso
Marcello Tornaboni, sottocapo motorista, deceduto
 

Il MAS 552, a destra, con i gemelli 553 e 554 della XX Squadriglia MAS (foto USMM, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net

Nessun commento:

Posta un commento