mercoledì 25 marzo 2015

Procellaria


Il varo della Procellaria (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)


Corvetta della serie Gabbiano della classe Gabbiano (670 tonnellate di dislocamento in carico normale, 740 a pieno carico). Portava la sigla C 12.

Breve e parziale cronologia.

14 gennaio 1942
Impostazione nei cantieri Cerusa di Genova Voltri.
4 settembre 1942
Varo nei cantieri Cerusa di Genova Voltri.



Due immagini della nave durante la costruzione (g.c. Nedo B. Gonzales, via www.naviearmatori.net


29 novembre 1942
Entrata in servizio.
28 gennaio 1943
Lascia Messina alle due di notte per la sua prima missione di guerra, scortando i piroscafi Parma, Vercelli, Sabbia e Lanusei insieme alla torpediniera di scorta Animoso ed ad altre unità. In mare le navi si riuniscono con altre provenienti da Palermo (il piroscafo Stella e la relativa scorta), andando a formare un unico grande convoglio formato dai piroscafi Parma, Vercelli, Sabbia, Stella e Lanusei e scortato, oltre che dall’Animoso e dalla Procellaria, da altre tre torpediniere ed una corvetta. Il convoglio si dovrà poi dividere: alcuni dei mercantili raggiungeranno Tunisi, altri Biserta. Subito dopo la partenza, tuttavia, il servizio di decrittazione britannico “ULTRA” rivela ai comandi britannici che Parma e Lanusei dovrebbero giungere a Tunisi nel pomeriggio del 29, permettendo così di organizzare una serie di attacchi aerei e subacquei contro il convoglio.
29 gennaio 1943
Il sommergibile britannico Rorqual attacca infruttuosamente con il siluro il Sabbia e lo Stella, nel golfo di Squillace. Nessuna nave viene colpita.
Alle 11.15, quando le navi, in navigazione con anche la scorta aerea di caccia italiani e tedeschi, sono ad appena una trentina di miglia da Capo Bon, il convoglio viene attaccato da un nutrito gruppo di bombardieri Alleati. Il Lanusei, colpito, riesce a spegnere gli incendi e proseguire, ma il Vercelli, a sua volta centrato, affonderà alle 4.15 del 30 gennaio nonostante i tentativi di salvataggio da parte della torpediniera Generale Marcello Prestinari e di due rimorchiatori inviati da Biserta.
Il convoglio si divide poi come previsto: Sabbia e Stella verso Biserta, Parma e Lanusei verso Tunisi, con le rispettive quote della scorta.
Alle 15.15 il Parma, mentre imbocca il canale d’ingresso di La Goletta (Tunisi), urta una mina posata dal Rorqual, andando poco dopo ad affondare su un bassofondale.
Alle 17.45 del 29 Procellaria, Animoso, Sabbia e Stella giungono a Biserta.
 

La Procellaria nel 1942 (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)

L’affondamento

Dopo un servizio estremamente breve, la Procellaria divenne la prima delle sole tre corvette classe Gabbiano ad andare perdute nel conflitto con gli Alleati, e l’ennesima vittima dell’atroce guerra di mine nel Canale di Sicilia.
Alle 4.30 del 31 gennaio 1943 la Procellaria, al comando del tenente di vascello Giorgio Volpe, salpò da Biserta insieme alla gemella Persefone (tenente di vascello Lucciardi) per scortare un convoglio abbastanza inusuale. Lo componevano due navi da guerra: l’una, il cacciatorpediniere Maestrale (capitano di vascello Nicola Bedeschi), priva della poppa, asportatagli proprio da una mina appena ventidue giorni prima; l’altra, la torpediniera di scorta Animoso (tenente di vascello Cuzzi), intenta a rimorchiare il Maestrale, che, dopo le prime riparazioni provvisorie effettuate a Biserta, doveva essere portato in Italia per la ricostruzione della poppa (non effettuabile con i mezzi disponibili in Tunisia). C’erano inoltre quattro piccole unità, due motosiluranti italiane (MS 16 e MS 35) e due motozattere tedesche (la F 481 e la F 484), anch’esse in funzione di scorta. Le due corvette trasportavano anche degli avieri che rientravano in Italia in licenza; sulla Procellaria, oltre agli 88 uomini che componevano l’equipaggio, si trovavano 31 militari di passaggio.
L’Animoso con a rimorchio il Maestrale era al centro della formazione, mentre Procellaria e Persefone erano a 1700 metri rispettivamente a dritta ed a sinistra. Le due motozattere e le due motosiluranti erano a poppavia delle navi; una delle due motosiluranti era unita con rimorchio alla poppa del Maestrale (l’Animoso lo era invece a prua) per cooperare con l’Animoso nel governo in rotta, sostituendo l’ormai inesistente timone del cacciatorpediniere danneggiato. Il convoglio procedeva a 4-5 nodi – di più, con una nave mutilata a rimorchio, non si poteva fare –, con tempo favorevole.
Intorno alle 8.30 l’ecogoniometro della Procellaria rilevò qualcosa che il comandante Volpe ritenne essere un sommergibile, dunque la corvetta lasciò la formazione, eseguì un giro lanciando di cariche di profondità e poi riassunse la sua posizione. Dato che appena due giorni prima la Procellaria, diretta a Biserta (dov’era giunta nel pomeriggio del 29 gennaio), era transitata sulla medesima rotta in direzione opposta, Volpe riteneva che con buona probabilità non vi dovessero essere mine.
Si sbagliava: proprio la notte successiva, il 30 gennaio, il posamine britannico Welshman (capitano di fregata William Howard Dennis Friedberger) aveva posato uno sbarramento di ben 158 mine proprio in quelle acque.
Alle 9.30 la Procellaria, avendo rilevato nuovi echi all’ecogoniometro – il comandante Volpe credeva ancora che fosse un sommergibile – uscì nuovamente di formazione, lanciò bombe di profondità e domandò poi al Maestrale (il cui comandante Bedeschi, essendo il più alto di grado, era comandante superiore in mare) se dovesse continuare la caccia. Dal cacciatorpediniere fu risposto di riprendere il suo posto nella formazione, e di fare attenzione, perché la presenza di mine non andava esclusa: anche gli ecogoniometri delle altre navi avevano iniziato a rilevare dei contatti.
Alle 10.30, infatti, la catena di rimorchio tesa tra Animoso e Maestrale s’impigliò in una mina, che esplose sollevando una grossa colonna d’acqua e spezzando la catena: ora non c’erano più dubbi, il convoglio era finito in un campo minato.
Sulla Procellaria la situazione stava divenendo sempre più allarmante: l’ecogoniometro rilevava ormai mine in tutte le direzioni, come fu comunicato al Maestrale. Il comandante Volpe valutò a fondo le indicazioni fornite dall’ecogoniometro e ritenne che a poppa si trovasse una zona libera, quindi ordinò macchine indietro nel tentativo di uscire, a marcia indietro, dal campo minato. La speranza di poterne uscire fu spezzata dopo pochi attimi, quando, alle 11.19, la Procellaria urtò una mina a poppa estrema.
La situazione apparve subito seria, ma non tale da mettere la nave in immediato pericolo di affondamento; l’equipaggio rimase ai propri posti, ma dopo meno di mezzo minuto la corvetta urtò un’altra mina, che devastò la poppa. Ora la situazione andò precipitando: il comandante Volpe dovette ordinare di mettere a mare i mezzi di salvataggio e poi di abbandonare la nave.
Nella sventura, la Procellaria ebbe una piccola fortuna che non toccò a molte altre navi rimaste vittime delle mine: la presenza sul posto di due motozattere tedesche, le quali, grazie al loro fondo piatto e bassissimo pescaggio, potevano muoversi senza grande pericolo anche all’interno di un campo minato, permettendo così il salvataggio dei naufraghi. Subito dopo l’esplosione delle mine, il comandante Bedeschi del Maestrale ordinò alle motozattere di soccorrere l’equipaggio della corvetta. Al salvataggio dei naufraghi partecipò anche un velivolo della scorta aerea, che segnalò alle infaticabili F 481 e F 484 la posizione dei naufraghi che avvistava di volta in volta. Durante tale operazione, ci fu un allarme sommergibile e la Persefone lanciò parecchie bombe di profondità.
La Procellaria, intanto, affondava lentamente di poppa. Il comandante Volpe abbandonò per ultimo la nave, quando appariva chiaro che ormai nulla avrebbe salvato la corvetta dall’affondamento: il relitto semisommerso della Procellaria, con la sola prua estrema affiorante, continuò a galleggiare fino alle 14.30, quando s’inabissò nel punto 37°20’ N e 10°37’ E.
Le motozattere recuperarono in tutto 5 ufficiali, 5 sottufficiali e 57 tra sottocapi e marinai appartenenti all’equipaggio della corvetta, nonché i 31 militari imbarcati di passaggio; quattro erano feriti gravemente.
Un ufficiale, due sottufficiali e 18 tra sottocapi e marinai risultarono morti o dispersi. Altri due o tre dei sopravvissuti morirono probabilmente per le ferite nei giorni successivi, aggravando il bilancio.
Il comandante Volpe, trentenne, piacentino, venne decorato con la Medaglia di bronzo al Valor Militare per essersi prodigato nel mettere in salvo i suoi uomini.


Morti nell’affondamento:

Giuseppe Bocci, marinaio fuochista, disperso
Andrea Bollea, marinaio torpediniere, disperso
Lorenzo Bottino, marinaio, disperso
Enzo Casini, marinaio torpediniere, deceduto
Martino Colombo, marinaio torpediniere, disperso
Aroldo Cupello, sergente furiere, disperso
Spartaco Della Pelle, marinaio torpediniere, disperso
Valdemaro Feruglio, marinaio, disperso
Giannetto Gasparone, marinaio torpediniere, disperso
Salvatore Guida, marinaio, disperso
Gaetano Manitto, marinaio, disperso
Carlo Massarola, marinaio elettricista, deceduto
Leonardo Mazzolini, marinaio torpediniere, disperso
Giuseppe Mirabito, secondo capo nocchiere, disperso
Pasqualino Pascucci, sottocapo torpediniere, disperso
Giovanni Pietraricola, marinaio cannoniere, disperso
Elio Porcile, aspirante (Genio Navale), disperso
Pierino Sartirano, secondo capo elettricista, disperso
Domenico Savino, marinaio, disperso
Araldo Verri, sottocapo cannoniere, disperso
Amedeo Zannoni, sottocapo torpediniere, disperso


La Procellaria in lento affondamento il 31 gennaio 1943, mentre sono in corso le operazioni per il recupero del suo equipaggio (nell’ordine: Coll. E. Bagnasco via M. Brescia e www.associazione-venus.it; g.c. Stefano Cioglia via www.naviearmatori.net; g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net). La motozattera visibile nella terza foto è la tedesca F 481.




La guerra di mine dava sovente veridicità al detto secondo il quale le disgrazie non vengono mai sole, e ciò accadde anche in questa occasione. L’ammiraglio Bianchieri, comandante di Marina Biserta, fu informato dell’accaduto poco dopo mezzogiorno, e, essendogli stato riferito che la Procellaria era ancora a galla, pensò che fosse possibile inviare da Biserta qualche mezzo per raggiungere la nave sinistrata e rimorchiarla in salvo, come era stato fatto tre settimane prima proprio con il Maestrale. Stante l’insufficiente velocità dei rimorchiatori (che non avrebbero raggiunto la corvetta prima del tramonto, con il rischio che lo scarroccio la facesse finire sugli sbarramenti difensivi italiani «X 2» e «X 3» causandone la definitiva perdita), Bianchieri inviò allo scopo la vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari, che doveva in ogni caso partire per Palermo. Se la torpediniera non fosse riuscita a trovare il relitto galleggiante della Procellaria, sarebbe semplicemente proseguita verso Palermo.
La Prestinari lasciò Biserta alle 15.30: a quell’ora la Procellaria era già affondata da un’ora, ma la notizia non era ancora arrivata. Alle 17.31, giunta nei pressi del punto d’affondamento della corvetta, la Prestinari urtò a sua volta una mina ed affondò con la perdita di 54 uomini.
Il Maestrale e le altre navi riuscirono ad uscire dal campo minato e raggiunsero Trapani dopo mille peripezie.

Il Welshman non sopravvisse al proprio duplice successo: il 1° febbraio 1943, proprio mentre tornava ad Alessandria, via Malta, dopo aver posato le mine sulle quali erano frattanto affondate Procellaria e Prestinari, venne silurato dal sommergibile tedesco U 617 ed affondò con la maggior parte del proprio equipaggio.


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