lunedì 23 marzo 2015

Alga



L’Alga.

Piroscafo da carico da 1851 tsl e 1106 tsn, lungo 79,48-79,52 metri, largo 13,26-13,29 e pescante 5,69-5,73, con velocità di 10 nodi. Appartenente all’armatore napoletano Achille Lauro, matricola 492 al Compartimento Marittimo di Napoli.

Breve e parziale cronologia.

Luglio 1917
Completato nei cantieri Toledo Shipbuilding Company di Toledo (Ohio, Stati Uniti) come francese Tours (numero di scafo 138) insieme al gemello Limoges, per la Compagnie Francaise des Chemins de Fer Paris-Orleans (Société Maritime Auxiliarie de Transports, Mgrs.) di Nantes. Stazza originaria 1984 tsl e 1197 tsn.
1919
Venduto alla Société Auxiliaire d'Importations et de Transports di Rouen e ribattezzato Janine.
1923
Acquistato dall’armatore J. F. J. Montreuil di Rouen e ribattezzato André Montreuil.
1925
Venduto alla Compagnie de Transports Maritimes & Fluviaux (Heuzey & Chastellain) di Rouen e ribattezzato D’Enambuc.
1934
Acquistato dall’armatore greco Dimitris N. Valsamakis del Pireo, ribattezzato Pessades e registrato al Pireo con matricola 808 (nominativo radio SVEI).
1936
Venduto all’armatore J. N. Vlassopoulos del Pireo e ribattezzato Antonios.
1937
Acquistato dall’armatore Achille Lauro di Napoli e ribattezzato Alga (nominativo radio IJZL).
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. A bordo dell’Alga vengono confiscate 1794 pelli bovine secche (per totali 20.930 kg) spedite dalla Lanex Soc. de Resp. Ltd. di Buenos Aires al cittadino jugoslavo Markus Deutch-Pancevo.
16 settembre 1940
Compie un viaggio da Valona a Bari, scortato dalla torpediniera Monzambano.
3 settembre 1942
Requisito a Venezia dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.

L’affondamento

Poche settimane prima della battaglia di El Alamein, l’Alga lasciò Palermo alle tre di notte del 7 ottobre 1942, diretto a Tripoli, con a bordo 52 uomini di equipaggio (tra marittimi civili e militari del Regio Esercito addetti alle armi di bordo) ed un carico di materiali per il Regio Esercito e la Regia Aeronautica (nelle stive: tra l’altro vi erano telefoni da campo dell’Esercito, corrugati, maschere antigas, siluri da 450 mm), motori d’aereo (Alfa Romeo per gli aerosiluranti Savoia Marchetti SM. 79 “Sparviero” e Daimler-Benz DB 601 per caccia Macchi Mc 202), carri armati (tra cui diversi carri leggeri Ansaldo L. 3, mezzi inadeguati ed ormai pressoché inutili contro i moderni carri britannici: ma altro da mandare non c'era) e benzina in fusti (in coperta; i fusti, in particolare, a poppa). La nave, avendo una velocità relativamente elevata per un piroscafo (dieci nodi) ed un buon armamento difensivo, ritenuto sufficiente a difendersi da attacchi aerei, fu fatta partire senza scorta; avrebbe dovuto seguire la rotta Trapani-Capo Bon-secche di Kerkennah-Gerba-Tripoli, girando il più possibile al largo da Malta, da dove partivano gli attacchi di aerosiluranti.
Per gran parte del viaggio l’Alga procedette senza problemi lungo le rotte di sicurezza.
Giunto nelle acque delle Kerkennah, il piroscafo s’imbatté in delle mine alla deriva, che mitragliò per renderle inoffensive. Alcuni degli ordigni, colpiti, detonavano, altri invece affondavano senza scoppiare. Poi la nave avvistò, a soli duecento metri di distanza, il relitto di una lancia e tre salvagenti rossi. Proprio in quell’area, appena il giorno prima, erano stati affondati alcuni velieri di ritorno in Italia; gli uomini dell’Alga scrutarono invano il mare in cerca di naufraghi.
Un aereo di nazionalità ignota sorvolò la nave ad alta quota, senza attaccare. Le vedette erano impegnate nella ricerca di eventuali segni della presenza di sommergibili, ma non ne avvistarono nessuno. La notte era estremamente scura.
Purtroppo un sommergibile c’era: l’Unbending, del tenente di vascello Edward Talbot Stanley.

Dopo aver attaccato ed incendiato un motoveliero nel tardo pomeriggio, l’Unbending si era posto alla ricerca di altri motovelieri (in precedenza ne aveva avvistati altri cinque nella stessa zona), ma alle 22.05 del 9 ottobre aveva invece avvistato l’Alga che procedeva oscurato verso sud.
Alle 22.25 (ora di bordo dell’Unbending; le 23.25 per l’orario italiano) il sommergibile britannico, in posizione 34°02’ N e 11°05’ E (al largo dell’isola di Gerba, nel Golfo di Gabes), lanciò due siluri da appena 460 metri contro il piroscafo italiano.
Alle 23.30 uno dei siluri, senza che da bordo si fosse presagito alcunché, colpì l’Alga a prua sinistra (subito dopo il dritto di prua, ad una decina di metri dall’occhio di cubia): subito i fusti di benzina presero fuoco, ed in pochi attimi sia la nave che il mare circostante vennero avvolti da altissime fiamme. Dopo essere bruciato furiosamente per una ventina di minuti, lo sfortunato piroscafo affondò ancora in fiamme a dodici miglia per 005° da Ras Turgoeness (secondo “Navi mercantili perdute” dell’USMM la nave, silurata ed incendiata alle 23.30, affondò solo alle tre di notte). Dopo aver lanciato e constatato il proprio successo, l’Unbending si ritirò verso il mare aperto.
Sulla superficie rimasero solo la benzina in fiamme, che continuò a bruciare per più di un’ora, ed appena otto sopravvissuti, cinque dei quali gravemente ustionati. I morti furono 44.

Dei naufraghi, due furono recuperati da un idrovolante italiano ed altri cinque dalla piccola nave soccorso Laurana, salpata da Tripoli. L’ultimo naufrago, aggrappato ad un relitto, fu portato dalla corrente sulla costa tunisina, approdando nei pressi di Gabes.
Prima ancora di rientrare in porto, al largo di Djerba, la Laurana fermò il piroscafo Loreto, proveniente da Tripoli e diretto a Palermo, e trasbordò su di esso i tre feriti più gravi, per farli portare d’urgenza a Palermo ove avrebbero ricevuto cure più adeguate. In realtà i tre naufraghi dell’Alga avrebbero così subito un secondo affondamento nel giro di pochi giorni: alle 17.33 del 13 ottobre, infatti, il Loreto fu silurato dal sommergibile britannico Unruffled ed affondò a poche miglia dalla costa siciliana. I tre feriti dell’Alga sopravvissero anche a questo affondamento, che causò invece la morte di 124 uomini, 123 dei quali erano prigionieri di guerra indiani.

L’affondamento dell’Alga nel diario di bordo dell’Unbending (da Uboat.net):

“2205 hours - Sighted a darkened southbound merchant ship of about 2500 tons.
2225 hours - In position 34°02' N, 11°05' E fired two torpedoes from 1500 yards. One hit was obtained and the ship blew up. HE was heard for 10 minutes, possibly an escort but none was seen. P 37 then retired to seaward.”

Il relitto dell’Alga (localmente noto anche come “Aida”) giace in assetto di navigazione a circa 18-20 metri di profondità al largo di Djerba, ad otto-nove chilometri dalla costa e precisamente nel punto 33°50.63’ N e 11°06.57’ E, dov’è oggi meta di immersioni. La prua appare gravemente danneggiata, la plancia è crollata e gli alberi sono caduti sul ponte, mentre la zona poppiera è integra. Le stive sono piene di sabbia, mentre i rifornimenti sistemati in coperta sono visibili e riconoscibili ancora oggi; tre carri armati, che sarebbero stati gettati in mare prima dell’affondamento, giacciono sul fondale a circa 70-100 metri dal relitto. A bordo ed intorno alla nave giacciono munizioni, telefoni, decine di maschere antigas, motori d’aereo ed altri resti del carico.

Si ringrazia Pietro Faggioli.


Plongée a Djerba N. 1 – Èpave Aida
Pagina sul relitto dell’Alga su Facebook, con immagini

2 commenti:

  1. E' possibile in qualche modo conoscere la lista dei morti e dispersi?. Il nonno di mia moglie fu dichiarato disperso nell'affondamento il 9 ottobre 1942 di una nave diretta a Tripoli, la probabilità che sii tratti dell'Alga sono alte. La comunicazione ufficiale del decesso non è mai giunta ai famigliari e di lui non si sono più avute notizie.

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    1. L'elenco delle vittime dovrebbe trovarsi presso l'archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, a Roma, che è visitabile dietro prenotazione (ed a pagamento). Il nonno di sua moglie era un militare oppure un marittimo della Marina Mercantile?

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