venerdì 11 aprile 2014

Pellegrino Matteucci



La Pellegrino Matteucci in transito presso il ponte girevole di Taranto (Collezione Guido Alfano, da “Pesci, costellazioni e altro: la storia di 26 trawlers tedeschi in italia” di Francesco De Domenico e Giorgio Spazzapan, bollettino AIDMEN n. 26 del 2012, via Francesco De Domenico)

Cannoniera da 527 tonnellate di dislocamento standard, 644 t in carico normale e 667 t a pieno carico, 9 nodi di velocità, armata con due cannoni da 76/40 mm e due mitragliere da 6,5 mm.

Breve e parziale cronologia.

30 agosto 1924
Varato come Dentice nei cantieri Deutsche Werft AG di Amburgo (numero di costruzione 72) come piropeschereccio oceanico destinato all’Italia, in base alle clausole del trattato di pace, quale riparazione dei danni di guerra del primo conflitto mondiale (al pari di altri 23 piropescherecci d’altura).
1924
Completato nei cantieri Deutsche Werft AG di Amburgo come piropeschereccio oceanico Dentice e consegnato alla Società Anonima Italiana Industria della Pesca e Sottoprodotti, con sede a Roma. Stazza lorda 306 tsl, stazza netta 110 tsn, lungo 44,92 metri, largo 7,42 m, pescaggio 3,68 m. Iscritto con matricola 90 al Compartimento Marittimo di Roma.
1931
Acquistato dalla Regia Marina.
1° novembre 1931
Incorporato nel naviglio sussidiario della Regia Marina (con Regio Decreto del 13 novembre 1931).
1932
Trasformato in cannoniera/vedetta/dragamine e ribattezzato Pellegrino Matteucci (con Regio Decreto del 14 ottobre 1932). Lo stesso accade ad altri tre dei piropescherecci di costruzione tedesca della stessa compagnia (Merluzzo che diventa Giuseppe Biglieri, Acciuga che diventa Mario Sonzini, Triglia che diventa Giovanni Berta), che con esso vanno a formare la classe Biglieri.
I ponti della Matteucci – che, grazie alle sue caratteristiche di robusto peschereccio oceanico, è idonea alla conversione in unità militare (si pensi per esempio alle centinaia di “trawlers” impiegati dalla Royal Navy durante le due guerre mondiale) vengono rinforzati per sostenere l’armamento, costituito da due pezzi da 76/40 mm (secondo una fonte ridotti poi ad uno entro il 1940) e due (od una) mitragliere Colt da 6,5 mm.
1° febbraio 1933
Entrata in servizio per la Regia Marina.
Luglio-agosto 1933
Insieme alla gemella Biglieri, viene usata nell’Atlantico settentrionale (tra Londonderry, Reykjavik e Cartwright) come radiofaro in supporto alla Crociera aerea del Decennale (Orbetello-Chicago-New York-Roma, 1° luglio-2 agosto 1933) di Italo Balbo.
Al loro ritorno in Italia Matteucci e Biglieri, insieme ai sommergibili Balilla e Millelire che hanno anch’essi dato appoggio alla trasvolata, vengono visitate a Civitavecchia da Benito Mussolini, accompagnato dal Ministro della Marina, ammiraglio Sirianni.
 
Matteucci e Biglieri, appena tornate dall’Atlantico, ormeggiate a Civitavecchia con gli equipaggi schierati per la visita di Mussolini (Archivio Istituto Luce).
1° settembre 1938
Riclassificata trasporto costiero. (Le pubblicazioni dell’USMM, però, seguitano a chiamarla cannoniera anche con riferimento al 1941).
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Matteucci risulta appartenere, quale trasporto, al Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali del Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Tirreno, avente base a La Spezia (insieme ai posamine Crotone e Fasana, alla cannoniera Rimini, alla cisterna per acqua Dalmazia ed ai posamine ausiliari Giuseppe Orlando ed Elbano Gasperi).

L’affondamento

Nella notte tra il 20 ed il 21 maggio 1941, la Matteucci lasciò Brindisi alla volta di Patrasso, navigando alla modesta velocità di sette nodi. Ciò che l’equipaggio della piccola cannoniera non poteva sapere era che nelle stesse ore un posamine veloce britannico, l’Abdiel, aveva eseguito la posa di uno sbarramento di 150 mine al largo di Capo Dukato, nell’arcipelago delle Isole Ionie, tra Cefalonia e Santa Maura, proprio dove la cannoniera sarebbe dovuta transitare (era l’operazione britannica «Mat One» per ostacolare il traffico da e per il Canale di Corinto: a copertura della missione dell’Abdiel erano uscite in mare anche le corazzate Valiant e Warspite, l’incrociatore leggero Ajax ed uno schermo di cacciatorpediniere).
All’alba del 21 maggio la Matteucci stava appunto passando al largo di Capo Dukato (Isola di Santa Maura, oggi Leucade) quando, verso le 5.40, urtò una delle mine dell’Abdiel, esplodendo ed inabissandosi in pochissimo tempo un miglio e mezzo a nord-nord-ovest di Capo Dukato.
In quel momento, non lontano, era in navigazione da Brindisi a Patrasso anche un convoglio formato dalle navi cisterna Annarella, Dora C. e Strombo scortate dall’incrociatore ausiliario Brindisi e dal cacciatorpediniere Carlo Mirabello: da bordo delle navi del convoglio, alle 5.40, vennero avvistate delle fiamme (o una fiammata) a 5-8 miglia di distanza, in direzione di Capo Dukato, seguite da altissime colonne di fumo. Le unità del convoglio avevano appena assistito alla fine della Matteucci, che solo poche ore prima avevano visto navigare a proravia sinistra del convoglio (trovandosi sulla stessa rotta) sino all’altezza di Otranto, dopo di che la cannoniera era scaduta per poi sparire dalla vista al largo di Santa Maria di Leuca. Da bordo del Mirabello fu vista una densa colonna di fumo bianco, alla cui base furono per un attimo viste delle fiamme e del fumo denso e nero, che fecero pensare al comandante del cacciatorpediniere (CC Ludovico Puleo) ad un aereo precipitato in mare ed incendiatosi.
Dato che nessuna delle navi era riuscita a vedere l’origine dell’esplosione, il Mirabello aumentò la propria velocità e, lasciato il convoglio, si diresse verso la zona dov’era stato visto il fumo, a nordovest di Capo Dukato; giunto vicino a tale area, l’equipaggio del cacciatorpediniere avvistò dapprima dei rottami, tanto che, sulle prime, fu ordinato il posto di combattimento, temendo che la nave esplosa fosse stata silurata da un sommergibile. Poi furono avvistate due imbarcazioni in mezzo ai relitti e dei naufraghi: era quanto restava della cannoniera. Il Mirabello fermò le macchine per calare il proprio battello e prestare soccorso, ma subito dopo, ritenendo di trovarsi troppo distante e leggermente scartato sulla dritta, rimise in moto per accostare leggermente a sinistra. Il comandante del cacciatorpediniere aveva appena ordinato di aspettare di compiere l’accostata prima di calare il battello, quando, alle 6.30, il Mirabello urtò a sua volta una mina: la tremenda esplosione asportò l’intera prua del cacciatorpediniere, e, forse, provocò ulteriori vittime tra i superstiti della Matteucci e ne distrusse le imbarcazioni in mare.
La lotta dell’equipaggio del Mirabello per tenere a galla la nave non ebbe alla fine successo, ed il cacciatorpediniere danneggiato affondò verso mezzogiorno. Il Brindisi trasse in salvo 63 naufraghi, un’altra trentina furono raccolti da dei motovelieri e da una squadriglia di dragamine d’altura giunti in zona verso le 10, una cinquantina raggiunsero a nuoto la vicina costa.
Poco più tardi, saltarono ed affondarono sullo stesso campo minato anche i piroscafi tedeschi Marburg e Kybfels.
Dei 63 naufraghi raccolti dalla motolancia e dalle tre lance del Brindisi (che per buona parte della mattinata avevano esplorato la zona del sinistro in cerca di naufraghi e fatto la spola tra Brindisi e Mirabello), solo due appartenevano all’equipaggio della Matteucci: fu grazie a loro che si venne a sapere quale fosse la nave saltata su una mina alle 5.40 di quel mattino. Il Brindisi lasciò la zona del disastro alle 14.18, dopo aver visto affondare anche i due piroscafi tedeschi ed essere così giunto alla conclusione di trovarsi in acque troppo pericolose, e giunse a Valona alle 17.30. I naufraghi, tra cui i due uomini della Matteucci, vennero trasbordati sulla nave ospedale Gradisca.
Altri due superstiti della Matteucci furono tra quanti riuscirono a raggiungere la costa.
Furono 41 gli uomini dell’equipaggio della Matteucci che scomparvero nelle acque di Capo Dukato: solo quattro furono i sopravvissuti.


Le vittime:

Carlo Beber, marinaio elettricista, disperso
Giulio Bellina, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Boeri, sergente elettricista, disperso
Giuseppe Bracigliano, capo meccanico di prima classe, disperso
Annibale Buono, secondo capo meccanico, disperso
Ottavio Cantarelli, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Chiamenti, sottocapo carpentiere, disperso
Girolamo Chiaramonte, marinaio fuochista, disperso
Luigi Cozzani, sergente torpediniere, disperso
Antonio D’Aliesio, marinaio, disperso
Cosimo De Marco, marinaio fuochista, disperso
Orlando Di Beo, capo nocchiere di terza classe, disperso
Anzio Ercolini, sottocapo meccanico, disperso
Walter Fiorini, marinaio cannoniere, disperso
Gino Fossati, sergente cannoniere, disperso
Salvatore Gallo, marinaio fuochista, disperso
Orlando Gherardini, marinaio fuochista, disperso
Azzone Granconato, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Giuseppe Lazzaroli, sottocapo cannoniere, deceduto
Quinto Lenti, sottotenente CREM, disperso
Ottavio Lenardon, marinaio fuochista, disperso
Angelo Leotta, sottocapo nocchiere, disperso
Aristide Maggi, guardiamarina, disperso
Michele Raimondo Meglio, marinaio, disperso
Natale Miroddi, marinaio, disperso
Renato Mori, sottocapo infermiere, disperso
Augusto Pernazza, sottocapo meccanico, disperso
Francesco Privitera, marinaio fuochista, disperso
Virgilio Rigamonti, sottocapo cannoniere, disperso
Pasquale Rullo, sottocapo cannoniere, disperso
Silvio Salmoiraghi, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Sanfilippo, sottocapo torpediniere, disperso
Umberto Silvestri, secondo capo nocchiere, disperso
Salvatore Strano, sottocapo meccanico, disperso
Eraldo Trosa, secondo capo segnalatore, disperso
Guido Valentini, marinaio fuochista, disperso
Antonio Vitiello, marinaio, disperso
Nicola Voto, marinaio, disperso
Giuseppe Zagarella, marinaio, disperso
Giuseppe Zatilla, marinaio, disperso
Corrado Zeni, marinaio cannoniere, disperso



Il relitto della Matteucci è stato ritrovato il 30 aprile 2017 da un gruppo di subacquei greci tra cui Antonis Grafas, Makis Sotiropoulos ed alcuni sub del Nautilus Diving Club di Leucade (odierno nome dell'Isola di Santa Maura). Lo scafo della cannoniera giace ad una profondità di 95 metri, orientato verso nord e sbandato di 45° sulla sinistra; il relitto consiste in un troncone lungo 40 metri, privo della prua, sul quale si riconoscono ancora i due cannoni da 76 mm che ne costituivano l'armamento principale. 


2 commenti:

  1. Ciao Lorenzo,
    vedere il articolo nuovo sula PELLEGRINO MATTEUCCI nel seguente link.

    Con cordiali saluti
    Dimitris Galon

    http://www.grafasdiving.gr/shipwrecks/%ce%b9%cf%84%ce%b1%ce%bb%ce%b9%ce%ba%ce%ae-%ce%ba%ce%b1%ce%bd%ce%bf%ce%bd%ce%b9%ce%bf%cf%86%cf%8c%cf%81%ce%bf%cf%82-pellegrino-matteucci/

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    1. Ciao Dimitris,
      grazie e complimenti per il ritrovamento!

      Lorenzo Colombo

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