domenica 3 novembre 2013

Ascari

L’Ascari a La Spezia nel dicembre 1941, con colorazione mimetica secondo uno schema ideato dal pittore di Marina Rudolf Claudus (Coll. Erminio Bagnasco, via Maurizio Brescia)
All’alba del 24 marzo 1943 il cacciatorpediniere Ascari (una moderna unità della prima serie della classe Soldati, con dislocamento standard di 1850 t, 2140 t in carico normale e 2460 t a pieno carico, impostata l’11.12.1937, varata il 31.7.1938 ed entrata in servizio il 6.5.1939), partito da Palermo nella notte con 286 militari tedeschi a bordo ed al comando del capitano di fregata Mario Gerini (che era alla sua prima missione di questo tipo), si aggregò ad un gruppo di altri tre cacciatorpediniere, Camicia Nera, Leone Pancaldo e Lanzerotto Malocello, partiti la sera precedente da Pozzuoli e Gaeta ed anch’essi carichi di truppe tedesche. Le quattro unità erano in missione di trasporto veloce di truppe in Tunisia, dove la guerra stava ormai volgendo al peggio per le truppe dell’Asse. La formazione, della quale assunse il comando il comandante Gerini, sarebbe dovuta transitare tra i campi minati difensivi italiani X 2 e S 73 con rotta 101°, puntando su Zembretta, un’isola del golfo di Tunisi, per poi raggiungere Tunisi, la sua meta. Le navi procedevano a zig zag, che interruppero momentaneamente alle 6.44 del 24 marzo per accostare con rotta 201°. Alle 7.05 fu avvistato un gruppo di navi a sinistra, sul rilevamento 160°, a 12 km, e venti minuti più tardi un altro gruppo, sempre a sinistra e su rilevamento 160° ma a 15 km; in breve, tuttavia, apparve evidente che entrambe le formazioni erano convogli di ritorno dalla Tunisia. I quattro cacciatorpediniere procedevano a zig zag a 27 nodi.

L’Ascari ed il gemello Lanciere a Reggio Calabria (g.c. STORIA Militare)


Alle 7.28 il Malocello urtò una mina dritta – ma in quel momento si pensò che la nave fosse stata colpita da un siluro – e rimase immobilizzato e sbandato, circa 28 miglia a nord di Capo Bon, segnalando “siluro a dritta”: gli altri cacciatorpediniere accostarono quindi a sinistra. Seguì un momento di indecisione: i comandanti delle varie unità, essendo partiti da porti diversi (Ascari da Palermo, Malocello e Pancaldo da Pozzuoli, Camicia Nera da Gaeta), non avevano avuto modo di discutere in precedenza sul da farsi, ed alcuni comandanti non sapevano chi fosse al comando del Malocello e del Pancaldo. Poco dopo, tuttavia, il comandante Gerini ordinò a Pancaldo e Camicia Nera di proseguire per Tunisi (dove entrambe le unità arrivarono indenni), mentre lui con l’Ascari sarebbe rimasto ad assistere il Malocello. Nonostante il mare non fosse calmo (forza 3-4 con forte vento di Scirocco da sudest), l’Ascari riuscì ad affiancare il Malocello sulla sinistra, per trasbordarne il personale non necessario, ma poco dopo l’apparato TAG dell’Ascari, uno strumento di fabbricazione tedesca (da poco imbarcato) per la rilevazione dei siluri, segnalò “siluro a sinistra” (probabilmente un falso allarme causato dal mare mosso), quindi l’Ascari, su ordine del comandante Gerini, dovette tagliare i cavi, mettere le macchine avanti tutta ed effettuare un ampio giro sulla sinistra, con il lancio di otto cariche di profondità.

La nave stava accostando per affiancarsi di nuovo al Malocello, quando una violenta esplosione asportò l’intera prua dell’Ascari fino all’altezza del paraonde: l’unità aveva urtato a sua volta una mina. Alcuni uomini dell’Ascari, tra i serventi del complesso binato prodiero da 120 mm (andato distrutto nell’esplosione, che aveva asportato la prua più o meno sino all’altezza del complesso), finirono in acqua, altri rimasero uccisi. Una nave di moderna e robusta costruzione come tutti i caccia della classe Soldati, l’Ascari resse bene al danno e registrò solo un leggero appruamento, tanto che non solo rimase in grado di muovere, ma, quando alle 8.30 il Malocello si spezzò in due ed affondò, mise a mare la sua unica imbarcazione (che rimase danneggiata durante la sua messa a mare) per soccorrerne i superstiti e provvide al salvataggio di quanti più uomini possibile: per cinque ore sia l’Ascari che la sua motolancia furono impegnati nel salvataggio dei naufraghi del Malocello, dispersi dalle onde per un chilometro. Durante questo lasso di tempo l’Ascari, grazie ad abili manovre ed all’impegno dell’equipaggio della motolancia, riuscì a trarre in salvo la maggior parte dell’equipaggio e delle truppe imbarcate sul Malocello. A bordo, nel frattempo, l’equipaggio lavorava per puntellare le paratie, che avevano retto all’esplosione, e per liberare i militari tedeschi intrappolati nelle lamiere della prua. Furono fatte delle prove per verificare il funzionamento delle macchine, mentre gli uomini sottocoperta intonavano canti patriottici per tenere alto il morale; le provviste rimaste – una parte erano andate perdute – vennero date ai feriti. Venne determinata la posizione della nave per capire dove si trovava rispetto ai campi minati (un’operazione inutile, trattandosi di un campo minato da poco posato e mai rilevato prima, ma di questo gli ufficiali dell’Ascari non erano a conoscenza). La motolancia tornò all’Ascari a mezzogiorno, per poi ripartire; frattanto si cercò di raddrizzare una lamiera che era divenuta un ostacolo per la navigazione, senza successo. Vennero avvistati anche un MAS, a cui fu chiesto di salvare altri superstiti, e due idrovolanti, che non poterono ammarare a causa del mare mosso ed in peggioramento. Un aereo, forse scambiando un’increspatura per la scia lasciata da un periscopio o da un siluro, effettuò dei segnali luminosi (stella bianca e poi stella verde) che da bordo della nave vennero ritenuti indicare la presenza di un sommergibile (in realtà non ve ne erano in zona) e la scia di un siluro.


L’Ascari, privo della prua, fotografato alle 12.50 del 24 marzo 1943 mentre manovra a marcia indietro per raggiungere una zattera con superstiti del Malocello. Dieci minuti più tardi la nave urterà una seconda mina (g.c. STORIA Militare)

Intorno alle 13, mentre l’Ascari – già sovraccarico di truppe e naufraghi – manovrava a marcia indietro, a bassa velocità, per raggiungere alcune zattere cariche di naufraghi, urtò un’altra mina che questa volta asportò l’intera poppa, sino all’altezza del quadrato ufficiali. A sorprendente conferma della robustezza di queste navi, e dell’impegno e preparazione dell’equipaggio, l’Ascari rimase a galla, tanto che il comandante Gerini ed i suoi ufficiali ritennero che non ci fosse neanche un immediato pericolo di affondamento, ma ormai il cacciatorpediniere, privo di eliche e timoni, non era niente più che un relitto alla deriva, in balia del vento che lo avrebbe portato verso qualche altra mina dello sbarramento. Le macchine vennero fermate, tutto il personale venne fatto salire in coperta, ed il comandante Gerini incitò l’equipaggio a resistere, dicendo “Rifaremo la prora, rifaremo la poppa e ci vendicheremo!”. Degli aerei gettarono degli zatterini, che vennero però allontanati dal vento.

Una foto scattata alle 13.15 del 24 marzo da un aereo della 144a Squadriglia da Ricognizione Marittima, decollato da Marsala-Tagnone, all’Ascari, privo ora anche della poppa. Cinque minuti dopo lo scatto di questa foto, il cacciatorpediniere avrebbe urtato una terza mina e sarebbe affondato (g.c. STORIA Militare)


Alle 13.20, infine, l’Ascari urtò una terza mina in corrispondenza della plancia: fu dato l’ordine di buttarsi in mare con ordine, la nave affondò immediatamente, spezzandosi in due, 25 miglia a nord di Zambretta (altra fonte indica le 13.12 come ora dell’affondamento). I sopravvissuti dei due cacciatorpediniere rimasero in acqua per ore, in un mare forza 4-5 e cosparso dalla nafta fuoriuscita dai depositi delle navi affondate, che ostacolava il movimento, la vista e la respirazione. Una cinquantina di sopravvissuti si accalcò su uno zatterino, altri tutt’intorno aggrappati, molti naufraghi si aggrapparono ad altri trascinandosi sott’acqua a vicenda; ufficiali e marinai delle due navi, esausti dopo ore di sforzi per salvare i naufraghi e la nave, non avevano più molte energie per resistere, ed i soldati tedeschi, molti in preda al panico, annegarono a centinaia, non sapendo nuotare. L’invio di mezzi di soccorso da Tunisi, da Biserta e dalla Sicilia venne ostacolato dalle condizioni meteomarine, in continuo peggioramento. Soltanto dopo quattro ore i pochi sopravvissuti vennero infine tratti in salvo da due MAS provenienti da Biserta e da altri due venuti da Pantelleria: solo unità con così scarso pescaggio potevano attraversare impunemente i campi minati per soccorrere i naufraghi delle navi affondate sulle mine.

Un’altra immagine dell’Ascari, mutilato della prua e della poppa e gremito di uomini, poco prima di urtare la terza mina. (Immagine scattata da un velivolo italiano non in grado di dare aiuto e proveniente dal libro “La battaglia dei convogli: Mediterraneo 1940-1943” di Riccardo Nassigh, Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, 1994).



Dell’Ascari vennero tratti in salvo solo 59 uomini: 53 dei 247 membri dell'equipaggio, e solo 6 dei 286 militari tedeschi. Il comandante Gerini non era tra loro.
194 ufficiali, sottufficiali e marinai dell’Ascari erano scomparsi in mare, insieme a 280 dei militari tedeschi che il cacciatorpediniere aveva a bordo: in tutto 474 tra morti e dispersi, su 533 uomini presenti a bordo del cacciatorpediniere.
In totale gli scomparsi in mare, in quello che fu probabilmente il peggior disastro della guerra di mine, furono 994 tra membri degli equipaggi di Ascari e Malocello e soldati tedeschi imbarcati sulle due unità, con solo 135 o 139 sopravvissuti. Alcune vittime dell’Ascari vennero sepolte in cimiteri della Sicilia.

I caduti tra l’equipaggio dell’Ascari:

Oscar Acquarone, guardiamarina, deceduto
Giuseppe Aiello, sottocapo cannoniere, disperso
Gabriele Allais, sergente S. D. T., disperso
Bartolomeo Alvino, sergente silurista, disperso
Amilcare Ambrosini, marinaio cannoniere, deceduto
Angelo Arrigoni, marinaio cannoniere, disperso
Mario Augliera, marinaio cannoniere, disperso
Rocco Aversa, secondo capo meccanico, deceduto
Giuseppe Baldi, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Baldi, marinaio cannoniere, disperso
Carlo Balzarini, marinaio fuochista, disperso
Marino Balzarini, marinaio fuochista, deceduto
Bruno Barbuti, secondo capo meccanico, disperso
Pasquale Barone, capo silurista di seconda classe, disperso
Emo Bartoli, marinaio radiotelegrafista, disperso
Ilio Bertellotti, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Moreno José Bertolotti, marinaio fuochista, disperso
Clemente Bignamini, marinaio cannoniere, disperso
Alessio Biondi, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Biosa, marinaio carpentiere, disperso
Pietro Bordoni, sottocapo cannoniere, disperso
Silvio Bottero, guardiamarina, disperso
Luigi Braccini, marinaio fuochista, disperso
Francesco Brachi, tenente di vascello, disperso
Carlo Brambilla, marinaio cannoniere, disperso
Enrico Busacco, marinaio cannoniere, disperso
Michele Cadetto, marinaio cannoniere, disperso
Aldo Calozzi, marinaio cannoniere, deceduto
Renato Camillucci, secondo capo S. D. T., deceduto
Giuseppe Campo, marinaio, disperso
Mario Capuzzo, marinaio cannoniere, disperso
Raffaele Cara, marinaio cannoniere, deceduto
Nazario Sauro Cardarelli, sergente cannoniere, deceduto
Dino Caregaro, marinaio meccanico, disperso
Enzo Casacci, marinaio fuochista, deceduto
Antonio Casella, marinaio, deceduto
Giuseppe Cavallaro, marinaio nocchiere, disperso
Alessandro Cavasin, marinaio elettricista, disperso
Corrado Ceppi, marinaio, deceduto
Felice Chiapetto, capo furiere di terza classe, deceduto
Domenico Chilelli, marinaio, disperso
Giorgio Chimenti, tenente di vascello, deceduto
Severino Coassin, sergente cannoniere, deceduto
Mario Colaneri, sottocapo furiere, disperso
Francesco Colmani, marinaio fuochista, disperso
Nicola Colonna, marinaio segnalatore, disperso
Angelo Concina, sottocapo cannoniere, deceduto
Michele Coppola, marinaio, disperso
Ugo Cordara, sottocapo furiere, deceduto
Giovanni Correnti, marinaio, disperso
Ermanno Corsini, sottocapo meccanico, disperso
Ciro Cubelli, marinaio motorista, disperso
Carmelo Cutri, marinaio, disperso
Giuseppe D’Urso, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Dasconi, marinaio fuochista, disperso
Pietro De Francesco, marinaio elettricista, deceduto
Onelio De Paoli, marinaio fuochista, disperso
Saturnino De Salvi, marinaio fuochista, deceduto
Pasquale De Vita, marinaio elettricista, disperso
Marsale Degl’Innocenti, secondo capo S. D. T., disperso
Livio Del Zotto, marinaio torpediniere, disperso
Damiano Deledda, capo meccanico di prima classe, deceduto
Valerio Dell’Orco, sottocapo segnalatore, disperso
Pantaleo Di Gioia, marinaio, deceduto
Nunzio Di Lauro, marinaio cannoniere, disperso
Domenico Di Maio, marinaio, disperso
Vincenzo Di Mauro, secondo capo cannoniere, deceduto
Giannino Diotalevi, marinaio fuochista, disperso
Roberto Dogliotti, sergente S. D. T., disperso
Niceta Durante, marinaio fuochista, disperso
Raimondo Emmaus, marinaio nocchiere, disperso
Rino Fabiani, marinaio cannoniere, deceduto
Antonio Fabrizio, sottocapo cannoniere, disperso
Bruno Faggiani, marinaio cannoniere, disperso
Danilo Fanti, marinaio torpediniere, deceduto
Nicola Fasano, marinaio fuochista, disperso
Fedro Fedi, sottocapo meccanico, disperso
Alessandro Fernaroli, marinaio cannoniere, deceduto
Adriano Ferrari, sottotenente del Genio Navale, disperso
Pietro Ferrero, secondo capo meccanico, disperso
Alessandro Foglieni, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Fois, sergente cannoniere, disperso
Leo Foletti, marinaio fuochista, deceduto
Antonio Foti, marinaio, disperso
Benito Franchino, marinaio motorista, deceduto
Giuseppe Frasca, marinaio cannoniere, disperso
Sole Freddi, marinaio fuochista, disperso
Amelio Freddo, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Ignazio Frigau, sergente cannoniere, disperso
Gino Frollo, secondo capo mecanico, disperso
Dino Fusai, marinaio, disperso
Federico Galli, sottotenente medico, deceduto
Matteo Gaudio, marinaio, disperso
Mario Gerini, capitano di fregata (comandante), deceduto
Ultimo Granata, marinaio cannoniere, disperso
Arturo Guidi, marinaio nocchiere, disperso
Vito Guidobaldi, sottocapo silurista, deceduto
Pietro Hasele, marinaio segnalatore, disperso
Giuseppe Iacobbe, marinaio radiotelegrafista, disperso
Pasquale Iunko, marinaio fuochista, deceduto
Antonio La Candia, marinaio, disperso
Vincenzo La Notte, maggiore del Genio Navale, deceduto
Carmelo La Spina, marinaio fuochista, deceduto
Sebastiano Leonardi, marinaio fuochista, disperso
Angelo Leone, marinaio silurista, disperso
Vitale Lillo, sottocapo furiere, disperso
Giuseppe Longo, sottocapo cannoniere, deceduto
Michele Longobardi, marinaio cannoniere, disperso
Michele Lovera, marinaio, deceduto
Domenico Maiola, marinaio fuochista, disperso
Osvaldo Manetti, sottocapo cannoniere, disperso
Angelo Mangione, secondo capo nocchiere, disperso
Davide Manzari, sottocapo meccanico, disperso
Rolando Manzotti, marinaio, disperso
Alipio Marcantognini, marinaio S. D. T., disperso
Felice Marchionni, sottotenente del Genio Navale, deceduto
Nello Marchisio, marinaio cannoniere, disperso
Gennaro Marigliano, marinaio, deceduto
Antonio Melandri, capo meccanico di seconda classe, deceduto
Aldo Minetto, sottocapo meccanico, disperso
Lorenzo Mocci, marinaio radiotelegrafista, disperso
Francesco Moccia, marinaio furiere, deceduto
Pasquale Molle, marinaio fuochista, disperso
Enrico Morello, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Moscato, sottocapo meccanico, deceduto
Carlo Navetta, sottocapo fuochista, disperso
Annunziato Papa, marinaio, deceduto
Antonio Parisi, marinaio cannoniere, disperso
Vito Pellegrini, sottocapo infermiere, deceduto
Antonio Pellerano, marinaio, disperso
Giacinto Pelletti, marinaio nocchiere, disperso
Silverio Pennoni, marinaio fuochista, deceduto
Gaetano Pertusio, sottocapo cannoniere, deceduto
Giovanni Piazza, sergente radiotelegrafista, disperso
Salvatore Pitino, marinaio, disperso
Renato Pizzigo, marinaio fuochista, disperso
Otello Porcile, marinaio fuochista, deceduto
Adriano Porcu, sottocapo cannoniere, disperso
Francesco Previti, capo meccanico di seconda classe, deceduto
Antenore Prevogna, marinaio cannoniere, deceduto
Angelo Quaini, marinaio fuochista, disperso
Mario Ricceri, marinaio cannoniere, disperso
Vittorio Ricchiardi, secondo capo cannoniere, disperso
Delo Ridolfi, marinaio, disperso
Salvatore Rizzo, sergente segnalatore, disperso
Mario Rocco, marinaio cannoniere, disperso
Pasquale Salvi, capo meccanico di seconda classe, deceduto
Antonio Santomauro, marinaio cannoniere, disperso
Raffaele Santoro, sottocapo cannoniere, deceduto
Fedele Schifano, sottocapo nocchiere, disperso
Giovanni Schifano, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Sciotti, sottocapo cannoniere, disperso
Virgilio Semplici, secondo capo furiere, disperso
Carlo Serdoz, sottocapo torpediniere, disperso
Giuseppe Seveso, marinaio cannoniere, deceduto
Vincenzo Silvestro, marinaio, disperso
Plinio Sollai, capo radiotelegrafista di prima classe, deceduto
Virgilio Sparisi, capo segnalatore di terza classe, disperso
Giacomo Spasaro, sergente cannoniere, deceduto
Dante Stocchi, sottocapo cannoniere, disperso
Giovanni Stoppini, marinaio cannoniere, deceduto
Gildo Stridacchio, marinaio S. D. T., disperso
Cherubino Tiozzo, marinaio nocchiere, disperso
Carlo Toffoli, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Tomagra, marinaio, disperso
Giorgio Tricarico, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Paolo Trinchero, secondo capo cannoniere, disperso
Antonio Tronchin, marinaio fuochista, disperso
Vittorio Valdo, marinaio cannoniere, deceduto
Vladimiro Valencich, marinaio cannoniere, deceduto
Giuseppe Valore, marinaio motorista, disperso
Felice Varini, guardiamarina, deceduto
Velino Vecchi, marinaio cannoniere, deceduto
Marcello Velicogna, sottocapo meccanico, disperso
Franco Vellani, marinaio cannoniere, disperso
Luciano Viducci, sottocapo cannoniere, disperso
Carlo Vignali, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Carmine Villani, marinaio, disperso
Ferruccio Zaccaria, marinaio nocchiere, disperso
Guido Zanardi, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Zancanaro, marinaio fuochista, disperso

Nicolò Zuliani, marinaio motorista, disperso

 
La commissione d’inchiesta istituita sul disastro, presieduta dall’ammiraglio di divisione Accorretti, terminò il suo lavoro il 21 maggio 1943 ipotizzando che in conseguenza delle circa 30 tonnellate in più rappresentate dalle truppe imbarcate, del vento e del mare mosso da est-scirocco i cacciatorpediniere, avendo navigato a zig zag per tutta la notte, fossero scarrocciati di alcune miglia verso ovest (verso destra rispetto alla rotta) e fossero finiti sullo stesso campo minato su cui già erano affondati il 7 marzo la torpediniera Ciclone ed il piroscafo francese Henry Estier, uno sbarramento di 160 mine ad urto posato dal posamine britannico Abdiel il 5 marzo 1943 (indicato come n. 11) e che non si era potuto dragare per carenza di dragamine d’altura. In epoca successiva, in base alle nuove informazioni pervenute, si ritenne invece altrettanto probabile (se non di più) che Ascari e Malocello fossero affondati su un altro campo minato (indicato come n. 12), anch’esso di 160 mine ad urto, che l’Abdiel aveva posato nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1943 (all’indomani dell’affondamento della Ciclone e dell’Estier), otto miglia più a nord di quello su cui erano affondate Ciclone ed Estier.

La perdita dell’Ascari e del Malocello fu l’ultima, e la più grave, di una lunga serie di navi affondate su mine sulle rotte per la Tunisia a partire dal gennaio del 1943.


Un’altra foto dell’Ascari a La Spezia nel dicembre 1941 (collezione Erminio Bagnasco – via Maurizio Brescia)

La guerra delle mine, su Trentoincina

2 commenti:

  1. mio zio Cadetto Michele cannoniere comune di prima classe di soli 17 anni risulta disperso nell'affondamento dell'ascari.vorrei chiedere il significato dei segnali luminosi sella bianca seguita da una stella verde lanciato da un aereo di soccorso all'Ascari interpretato come sottomarino e scia di siluro.

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    1. Purtroppo non sono esperto nel significato dei segnali. Dato che molto spesso, nel caso di unità perse o danneggiate su mine, al momento si pensava ad attacco di sommergibili, posso solo supporre che l'equipaggio dell'aereo, magari influenzato da quanto accaduto all'Ascari, avesse scambiato una particolare increspatura del mare mosso per la scia lasciata da un periscopio/siluro di un sommergibile, ed avesse pertanto segnalato all'Ascari il pericolo.

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