mercoledì 16 luglio 2014

Città di Messina

La Città di Messina a Civitavecchia (da “Dallo smoking alla divisa - La marina mercantile italiana  dal 1932 al 1945” di Francesco Ogliari, Cavallotti Edizioni, 1984, via Danilo Pellegrini e www.betasom.it)
Motonave mista da 2472 tsl e 1419 tsn, lunga 87,9 metri e larga 12,2, pescaggio 5,76 metri, velocità 12 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia (di Napoli), matricola 145 al Compartimento Marittimo di Palermo.

Breve e parziale cronologia.

1929
Costruita nei Cantieri ed Officine Meridionali (Società Italiana per Costruzioni Navali e Meccaniche) di Baia (numero di cantiere 20) per la Florio Società Italiana di Navigazione, con sede a Palermo. Fa parte di una serie di nove motonavi gemelle (le altre sono Città di Agrigento, Città di Alessandria, Città di Livorno, Città di Marsala, Città di Bastia, Città di Savona, Città di La Spezia Città di Trapani) costruite per le linee secondarie della compagnia, concepite per trasportare 111 passeggeri in prima, seconda e terza classe ed altri 450 in sistemazioni provvisorie.
1932
Con la fusione della Florio con la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA) nella Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA, la flotta Florio passa alla nuova compagnia.
1936
La compagnia armatrice assume il nome di Tirrenia Società Anonima di Navigazione.
10 giugno 1940
Entrata in guerra dell’Italia. La Città di Messina non verrà mai requisita dalla Regia Marina, ma sarà egualmente impiegata nel trasporto di truppe.
13 agosto 1940
Lascia Bengasi a mezzogiorno insieme al piroscafo Leopardi, con la scorta della vecchia torpediniera Generale Achille Papa, diretta a Derna. Alle 15.15 la formazione, in linea di fila, è assunta: in testa Papa, al centro Città di Messina ed in coda Leopardi, ad un chilometro di distanza. Le navi procedono a sei nodi sulle rotte di sicurezza (alle 20 la Papa si porta in posizione di scorta notturna, su rilevamento 80° da prora sinistra della Città di Messina).
14 agosto 1940
Alle tre di notte il Leopardi urta una mina facente parte di uno sbarramento posato il 21 luglio dal sommergibile britannico Rorqual (sul momento si pensa però ad un siluro) ed affonda rapidamente nel punto 32°93’ N e 21°03’ E (sette miglia a nord-nord-est di Tolmetta, in Cirenaica). La Papa, dopo aver gettato tre bombe di profondità, ordina alle 3.10 alla Città di Messina di proseguire a tutta forza verso Derna, dove giunge senza ulteriori complicazioni (la torpediniera rimane invece sul posto a recuperare i naufraghi del Leopardi, per poi rientrare a Bengasi).
Gennaio 1941
Trasporta a Tripoli personale della Regia Aeronautica, scortata dalla Papa.

L’affondamento

Alle cinque del pomeriggio dell’11 gennaio 1941 la Città di Messina, con a bordo 598 uomini tra cui 460 ufficiali, sottufficiali ed avieri della Regia Aeronautica (tra cui parte degli uomini della 90a Squadriglia Caccia della V Squadra Aerea ed il personale del 9° Stormo, che doveva essere rimpatriato) che stavano venendo evacuati dalla Cirenaica, dove le forze britanniche erano in travolgente avanzata, partì da Bengasi (che sarebbe caduta il 6 febbraio) diretta a Tripoli, scortata dalla torpediniera Centauro. All’1.35 del 12 gennaio il sommergibile britannico Regent (al comando del capitano di corvetta Hugh Christopher Browne) lanciò due siluri contro la Città di Messina, che venne però mancata; alle 14 del 13 febbraio, al largo di Homs, la Centauro avvistò di nuovo scie di siluri dirette verso di essa (forse un falso allarme), ma le evitò e la navigazione proseguì. Alle 8.50 del 15 gennaio, tuttavia la Città di Messina venne silurata dal Regent, ed affondò nel punto 32°59’ N e 14°11’ E, al largo di Homs, circa 45 miglia ad est di Tripoli, nel golfo della Sirte (per altre fonti al largo di Misurata o di Bengasi). La Centauro, dopo aver eluso altri siluri che il Regent le aveva lanciato, recuperò i 166 sopravvissuti, che furono sbarcati in Libia. Il bilancio fu pesantissimo: 432 uomini affondarono con la Città di Messina (tra di essi, 53 uomini del 9° Stormo della Regia Aeronautica).



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