lunedì 3 febbraio 2014

Loasso

Motonave da carico da 5968 tsl e 3491 tsn, lunga 120,1 metri e larga 15,8, pescaggio 10,7 metri, velocità 10 nodi. Di proprietà della Società Anonima di Navigazione Polena di Genova, iscritta con matricola 1048 al Compartimento Marittimo di Genova.
 
Breve e parziale cronologia.
 
1921
Costruita dai cantieri Ansaldo-San Giorgio di La Spezia (per altra fonte G. Ansaldo & Co. di Sestri Ponente), con numero di cantiere 195, come piroscafo Vejo, per la Società di Navigazione Romana (avente sede a Roma).
1929
Acquistato dalla Società Anonima Italiana di Navigazione (di Genova) e ribattezzato Messico.
1936
Acquistato dalla Polena Società di Navigazione (di Genova), trasformato in motonave e ribattezzato Loasso.
Marzo 1940
A guerra mondiale già scoppiata, ma durante la non belligeranza italiana, la Loasso finisce al centro di un incidente internazionale insieme ad un’altra nave, l’Orata. Entrambe le unità, partite da Rotterdam e dirette in Italia con un carico di carbone tedesco, il 5 marzo 1940 vengono infatti sequestrate e dirottate da cacciatorpediniere britannici nella rada delle Downs (al largo di Deal, nel Kent, dove è stata stabilita una base britannica per i controlli sul contrabbando) dalle unità britanniche che assicurano il blocco navale contro la Germania (dal 1° marzo è entrato in vigore il divieto, imposto dal Regno Unito, dell’esportazione di carbone tedesco da Rotterdam in Italia, pena l’intercettazione in alto mare e conseguente sequestro delle navi e confisca dei carichi come preda bellica), per effettuare controlli. Stessa sorte subiscono anche altre sette navi italiane anch’esse cariche di carbone, i piroscafi Absirtea, Felce, Numidia, Liana, Rapido, Ernesto e Caterina, ed entro l’8 marzo il numero salirà a 15, tra cui i mercantili Pozzuoli, Ischia, Integritas, Pamia, Semien e San Luigi (in tutto in quei giorni vi sono a Rotterdam 17 navi intente a caricare carbone: l’Italia, per questa risorsa di energia, dipende infatti dalle importazioni, ed il 60 % del carbone importato – 11.000.000 di tonnellate – viene dalla Germania). In tutto più di 100.000 tonnellate di carbone vengono confiscate. Il governo italiano invia a Londra una forte nota di protesta, dicendo che l’accaduto mette in discussione le relazioni politiche ed economiche stabilite tra i due paesi, e la notizia viene riportata da numerosi giornali tedeschi (che parlano di pirateria e furto ai danni dell’Italia), britannici (alcuni dei quali rivendicano il diritto del Regno Unito di interdire le esportazioni di carbone della Germania, mentre altri prospettano una crisi con l’Italia ed ipotizzano i suoi risvolti), italiani (tra i quali “Il popolo d’Italia” denuncia l’accaduto come imperdonabile, mentre altre testate auspicano una soluzione che non nuoccia ai rapporti anglo-italiani), australiani, americani. A Venezia un folto gruppo di studenti universitari organizza una manifestazione di protesta (la prima manifestazione antibritannica dai tempi della guerra d’Etiopia) contro il blocco navale britannico sotto il consolato del Regno Unito, venendo disperso da polizia e carabinieri. L’accaduto sconcerta anche molti circoli italiani usualmente favorevoli ai britannici.
Il 6 marzo la Loasso, dopo i controlli effettuati al largo di Deal dal comitato britannico sulle esportazioni nemiche, viene rilasciata insieme al suo carico di carbone tedesco, unica delle navi sequestrate (le altre verranno rilasciate solo dopo aver sbarcato il carico), perché è partita da Rotterdam prima del 1° marzo (od il giorno stesso), data stabilita come inizio del blocco, sebbene sia stata ritardata da problemi alle macchine. La Loasso può così raggiungere l’Italia, mentre il carbone trasportato dalle altre navi viene invece confiscato.
 
L’affondamento
 
Intorno alle 3.30 del 26 giugno 1940, appena sedici giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, la Loasso, in navigazione (da sola) da Venezia a Bari carica di carbone, urtò a tre miglia da Mattinata, nel golfo di Manfredonia (per altra fonte nei pressi di Torre Preposti od a tre miglia dal Gargano), una mina appartenente ad uno sbarramento di 50 ordigni posato il 14 giugno precedente, due miglia e mezzo ad est di Brindisi, dal sommergibile posamine britannico Rorqual. Altra fonte (Historisches MarineArchiv) puntualizza che in zona era presente anche un campo minato difensivo italiano, ma le fonti ufficiali italiane, mentre evidenziano la possibilità che quest’ultimo sia stato la causa della perdita del piroscafetto Rina Croce, affondato su mine nella stessa zona tre mesi più tardi, sembrano invece attribuire con certezza alle mine del Rorqual la perdita della Loasso. L’intero equipaggio della motonave poté porsi in salvo, ma dopo una lunga agonia la Loasso affondò alle 6.50 dello stesso 26 giugno, in posizione 41°40’ N e 16°20’ E.
 
 
 
 


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