mercoledì 3 dicembre 2014

Vega

La Vega in tempo di pace (Naval History and Heritage Command, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)

Torpediniera della serie Perseo della classe Spica (630 tonnellate di dislocamento standard, 970 in carico normale, 1020 a pieno carico).

Breve e parziale cronologia.

14 novembre 1935
Impostazione nei Cantieri del Quarnaro di Fiume.
28 giugno 1936
Varo nei Cantieri del Quarnaro di Fiume.
12 ottobre 1936
Entrata in servizio. Viene impiegata in Adriatico come nave appoggio per i MAS.
1937
Opera ancora in Adriatico, dopo di che effettua una crociera con la quale si reca a Tripoli.
1937-1938
Partecipa alla guerra civile spagnola, in operazioni di lotta al contrabbando di rifornimenti per le forze repubblicane.

Le

5 maggio 1938
Partecipa alla rivista navale «H» organizzata nel Golfo di Napoli in occasione della visita in Italia di Adolf Hitler.
Successivamente viene dislocata in Dodecaneso come stazionaria.
Febbraio 1939
Assume il comando della
10 giugno 1940
All’entrata in guerra dell’Italia la

La torpediniera a Ventimiglia nel giugno 1940 (g.c. Giorgio Parodi via

Novembre 1940
Inizia a scortare convogli anche nell’Alto Tirreno.
26-28 novembre 1940
La
Le torpediniere rientrano a Trapani tra le 8.40 e le 10 del mattino del 27 novembre.
Nel pomeriggio del 27, però, Supermarina ordina al Comando Militare Marittimo della Sicilia di replicare il rastrellamento notturno della notte precedente anche per la notte tra il 27 ed il 28, aggiungendo che le torpediniere dovranno irradiarsi per rastrellare alle 19.30. Alle 17.05, pertanto,
Giunte sul punto d’irradiamento alle 20.50, le quattro torpediniere iniziano il rastrellamento alle 21.30 (dopo essere arrivate sulla base di ricerca ad intervalli medi di cinque miglia, con, da nordest a sudovest,
La
Poco dopo la torpediniera accosta di nuovo per 120° per riprendere contatto, ma non riesce più a trovare le navi avversarie, così, all’1.10, inizia a pendolare
Alle 7 la
La formazione attaccata dalle torpediniere italiane era la Forza F del viceammiraglio Lancelot E. Holland, con gli incrociatori leggeri
A motivazione dell’insuccesso vengono addotti l’eccessiva produzione di fumo quando la velocità supera i 20 nodi (causata dall’usura delle caldaie delle torpediniere, continuamente in moto per la scorta ai convogli), che ha facilitato l’avvistamento da parte delle navi nemiche, e la mancanza di affiatamento tra le unità del gruppo, tutte torpediniere provenienti da diverse formazioni (benché formalmente appartenenti alla stessa squadriglia, la X) e messe insieme per l’occasione (per il futuro, infatti, il Comando Militare Marittimo della Sicilia proporrà, se possibile, di tenere per le operazioni di rastrellamento qualche squadriglia sempre pronta, pienamente efficiente e con buon affiatamento tra le unità).


Un’altra foto del tempo di pace (Naval History and Heritage Command, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net).

20-22 dicembre 1940
Lascia Palermo alle 2.45 per scortare a Tripoli un convoglio formato dal piroscafo frigorifero
Alle 16.05 (o verso le 16.30), nel momento in cui la scorta aerea non è presente, il convoglio della
Il
7-8 gennaio 1941
Alle 22.20 del 7
Una volta in mare la formazione si dispone in linea di fila (nell’ordine,

Un’altra immagine della torpediniera (g.c. STORIA militare)

Excess

La sera del 9 gennaio 1941 la
Alle 7.12 del mattino del 10 gennaio la
La
Serrate le distanze sino a 4000-5000 metri, le due torpediniere lanciarono tra le 7.26 e le 7.28 (da parte britannica invece si stimò che il lancio fosse avvenuto alle 7.41, da 3660 metri): per prima la
Dopo il lancio,
Da parte loro, nella formazione britannica due unità – precisamente il cacciatorpediniere
A questo punto l’incrociatore accostò a tutta forza verso le torpediniere italiane ed iniziò a sparare contro la
Ne seguì un inseguimento con impari scontro di artiglieria: la
Ridotta ad un relitto immobile ed in fiamme, martellata dal fuoco nemico,
Lo
Bonaventure ed
Alle 8.15 (o 8.20), dopo una quarantina di minuti di combattimento, dato che la
Il comandante Fontana, che era rimasto illeso, incoraggiò l’equipaggio e diede gli ordini necessari perché i suoi uomini si mettessero in salvo, poi diede il suo salvagente al direttore di macchina, capitano del Genio Navale Direzione Macchine Luigi De Luca (che non sapeva nuotare), e rimase a bordo: come altri comandanti prima e dopo di lui, seguì fino alla fine la sorte della sua nave. 
Affondò con la anche il sottotenente di vascello Scalia, anche lui dopo aver messo in salvo i suoi uomini e dato il proprio salvagente – non pochi erano andati distrutti nel combattimento – ad un marinaio, inesperto del nuoto (Scalia era stato invece in tempo di pace campione di nuoto e pallanuoto della S.S. Lazio), che non lo aveva. 
Entrambi avrebbero ricevuto la Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.


Sopra, il capitano di fregata Giuseppe Fontana; sotto, il sottotenente di vascello Giorgio Scalia (USMM)


La
Dopo aver seguito la costa occidentale di Pantelleria, la
L’imbarcazione lasciata dalla
Su 128 uomini che componevano l’equipaggio della

Dopo l’affondamento, la famiglia del marinaio ventunenne Giorgio Ghezzi, di Caponago, ricevette l’ultima lettera da lui scritta, a Trapani, il 4 gennaio 1941. Ghezzi pregava la madre di accendere un cero perché potesse tornare a casa salvo, ma si diceva convinto che non avrebbe invece più fatto ritorno dalla famiglia, ed inviava un ultimo saluto a tutti i parenti, chiedendo anche alla madre, se non fosse tornato, di trascrivere a macchina la lettera per conservarla come ricordo. La sua ultima volontà dovette purtroppo essere esaudita.
La madre del furiere Luigi Pellegrino, di Pace del Mela, neanche vent’enne, si ammalò improvvisamente nella notte tra il 9 ed il 10 gennaio. Il fratello Fortunato, anche lui in Marina – che nella stessa notte aveva avuto a che fare con una fastidiosa insonnia –, cercò per giorni di sapere cosa fosse successo al fratello, che non aveva più inviato corrispondenza come invece era solito fare, specie dopo aver sentito l’annuncio, al bollettino di guerra, di una torpediniera non rientrata da un attacco contro navi nemiche; i suoi commilitoni cercarono di tenerlo all’oscuro di quanto successo fino al 18 gennaio (anche dicendogli che la nave affondata era la
 

Perirono con la

Balilla Andreani, marinaio fuochista, disperso
Pietro Barbieri, secondo capo furiere, deceduto
Gerolamo Bardini, marinaio cannoniere, disperso
Sabatino Bardini, sergente cannoniere, disperso
Salvatore Bari, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Barone, marinaio, disperso
Saverio Barone, capo meccanico di terza classe, deceduto
Pietro Baronti, marinaio cannoniere, disperso
Michele Boccagna, marinaio silurista, disperso
Beniamino Bonaiti, sottocapo torpediniere, disperso
Giunio Brunotti, sottocapo meccanico, disperso
Gennaro Buffo, marinaio, disperso
Enea Buoni, secondo capo meccanico, disperso
Siro Calvi, marinaio cannoniere, disperso
Umberto Calpista, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Antonio Capraro, guardiamarina, disperso
Francesco Cardillo, marinaio, deceduto
Carlo Carollo, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Castelli, marinaio silurista, disperso
Domenico Catalano, marinaio, disperso
Domenico Catapano, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Cazzola, marinaio, disperso
Gino Cerasani, marinaio cannoniere, disperso
Domenico Chila, marinaio fuochista, disperso
Attilio Chinci, capo meccanico di terza classe, disperso
Antonio Ciraci, marinaio fuochista, disperso
Gianfranco Cirri, marinaio fuochista, disperso
Guerrino Cognini, marinaio S. D. T., disperso
Antonio Conte, marinaio cannoniere, deceduto
Giovanni Conte, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Corelli, marinaio segnalatore, disperso
Ettore Corradi, marinaio radiotelegrafista, deceduto
Michelangelo Corosu, sottotenente di vascello, disperso
Ettore D’Incecco, marinaio motorista, disperso
Bruno Dal Pous, sottocapo meccanico, disperso
Pietro Dalla Torre, marinaio S. D. T., disperso
Giacinto De Panis, sottocapo cannoniere, deceduto
Giuseppe De Santis, sottocapo cannoniere, disperso
Giovanni De Simone, marinaio, disperso
Nicola Del Pozzo, sergente silurista, disperso
Giovanni Di Giuseppe, marinaio, disperso
Leopoldo Di Luca, capitano del Genio Navale, deceduto
Giovanni Faldi, marinaio fuochista, deceduto
Francesco Farella, marinaio, disperso
Francesco Favalessa, marinaio fuochista, disperso
Enrico Ferroni, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Fontana, capitano di fregata (comandante), disperso
Carlo Formenti, sottocapo elettricista, disperso
Gino Formentin, marinaio fuochista, disperso
Umberto Forte, marinaio fuochista, disperso
Domenico Fusi, marinaio cannoniere, disperso
Aldo Galeazzi, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Galletta, marinaio cannoniere, disperso
Giorgio Ghezzi, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Giannandrea, marinaio motorista, disperso
Giacomo Giorgio, marinaio nocchiere, disperso
Osvaldo Grassi, sottocapo S. D. T., disperso
Alberto Graziaplena, marinaio, disperso
Italo Grottolo, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Guarreschi, marinaio cannoniere, disperso
Gioacchino Isgrò, marinaio cannoniere, disperso
Vincenzo Kalani, marinaio, disperso
Sergio La Forgia, marinaio, disperso
Giovanni La Placa, marinaio fuochista, disperso
Edoardo Lai, marinaio radiotelegrafista, disperso
Camillo Lauriti, capo meccanico di prima classe, deceduto
Domenico Lentini, marinaio fuochista, disperso
Luigi Lima, secondo capo meccanico, disperso
Antonio Lo Pinto, sottocapo silurista, disperso
Daniele Losano, marinaio cannoniere, disperso
Dante Lupieri, sottocapo silurista, disperso
Giuseppe Maggioli, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Manasia, marinaio fuochista, disperso
Orazio Manigrassi, marinaio cannoniere, disperso
Salvatore Marletta, marinaio cannoniere, disperso
Salvatore Marras, marinaio cannoniere, disperso
Aurelio Martini, marinaio silurista, disperso
Epifanio Mascali, colonnello commissario, deceduto
Fortunato Mastrofini, marinaio cannoniere, deceduto
Primo Montagner, sottocapo meccanico, disperso
Guido Mucelli, sottocapo torpediniere, disperso
Ferdinando Murri, marinaio elettricista, disperso
Ciro Negri, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Gerolamo Nigro, marinaio, disperso
Guglielmo Nuzzo, sottocapo cannoniere, disperso
Matteo Olivieri, marinaio fuochista, disperso
Mario Palella, marinaio segnalatore, disperso
Antonio Pallado, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Parlato, marinaio cannoniere, disperso
Ercole Pastorino, marinaio fuochista, disperso
Andrea Pavone, secondo capo nocchiere, disperso
Alfredo Pedretti, secondo capo, disperso
Luigi Pellegrino, marinaio furiere, disperso
Valdo Pellizzaro, marinaio fuochista, disperso
Francesco Pilo, secondo capo segnalatore, deceduto
Giuseppe Potitò, sottocapo cannoniere, disperso
Temistocle Racca, capo silurista di seconda classe, disperso
Renato Randellini, marinaio cannoniere, deceduto
Amos Ravasenghi, marinaio cannoniere, disperso
Gaetano Rodoquino, sottocapo cannoniere, disperso
Hermes Romanenghi, sottocapo silurista, disperso
Adriano Roncallo, marinaio fuochista, disperso
Nicola Ruggero, sottocapo meccanico, disperso
Antonio Ruocco, marinaio, deceduto
Vincenzo Russo, sottocapo nocchiere, disperso
Renato Saltara, secondo capo meccanico, disperso
Giorgio Scalia, sottotenente di vascello, disperso
Biagio Schipa, secondo capo cannoniere, disperso
Angiolino Scozzi, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Scuratti, marinaio cannoniere, disperso
Nicola Signorile, marinaio cannoniere, disperso
Domenico Soppelsa, sottocapo cannoniere, disperso
Mario Sterlini, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Tessarin, marinaio fuochista, disperso
Francesco Testa, marinaio cannoniere, disperso
Cosimo Toscano, marinaio fuochista, disperso
Livio Tusset, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Varisco, sottocapo cannoniere, disperso
Sergio Vecchiet, marinaio infermiere, disperso
Antonio Verrando, sottocapo cannoniere, deceduto
Tullio Vittori, marinaio nocchiere, disperso
Gaspare Zangara, marinaio fuochista, disperso

La 

La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita alla memoria del capitano di fregata Giuseppe Fontana, nato a Vicenza il 22 agosto 1902, comandante della

“Comandante di squadriglia torpediniere, in numerose delicate missioni di guerra dette sempre prova di perizia e di sereno ardimento.

Il sacrificio del comandante Fontana in un'illustrazione della rivista "Illustrazione del Popolo"

La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita alla memoria del sottotenente di vascello Giorgio Scalia, nato a Roma il 18 aprile 1917:

“Direttore del tiro di torpediniera, impegnata in audacissimo attacco contro soverchianti forze navali avversarie, dirigeva con magnifico ardimento e perizia il tiro delle artiglierie e, sfidando l'intensa azione di fuoco del nemico, che concentrava tutti i suoi calibri sull'unità, riusciva a colpire ed infliggere sicure perdite alle navi nemiche.

La


Giorgio Scalia, il nuotatore biancoceleste che sacrificò la sua vita per salvare un marinaio


4 commenti:

  1. Amos Ravasenghi era il fratello minore di mio nonno.
    Mio nonno ne parlava poco, sua mamma non si era mai rassegnata alla perdita del figlio. anche noi abbiamo l'ultima lettera indirizzata a mio nonno prima dell'affondamento.

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  2. Il fratello di mia madre,Edoardo Lai, a diciotto anni si arruolo' in marina, imbarcato sulla torpediniera Vega scomparve nell'affondamento il 10 gennaio del 1941

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  3. Il Gruppo ANMI di Vicenza è Intitolato al Comandante Capitano di Fregata Giuseppe Fontana nato a Vicenza. Girolamo Trombetta Presidente Gruppo ANMI Vicenza.

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  4. Il fratello di mia madre Bardini Gerolamo marinaio della torpediniera Vega scrisse una lettera pochi giorni prima del suo affondamento. Risulto' disperso. Sua madre (mia nonna) mai si rassegno alla sua morte.

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