venerdì 20 febbraio 2026

MAS 537

Profilo dei MAS della seconda serie della classe "500", cui apparteneva il MAS 537 (Associazione Navimodellisti Bolognesi)



Motoscafo armato silurante del tipo Baglietto Velocissimo "500" seconda serie (dislocamento di 21-25,5 tonnellate, lunghezza 18,70 metri, larghezza 4,70, pescaggio 1,43, velocità massima 42-44 nodi, equipaggio dieci uomini, armamento due tubi lanciasiluri da 450 mm, una mitragliera da 13,2 mm, una tramoggia antisom con sei bombe torpedini da getto). Le unità di questo tipo, con carena a due gradini, non erano molto robuste ma erano veloci e manovriere. Il MAS 537 era una delle cinque unità di questo tipo (MAS da 536 a 539 e MAS 545) costruite dai cantieri Picchiotti di Limite sull'Arno.

Breve e parziale cronologia.

1939
Costruito dai cantieri Picchiotti di Limite sull'Arno.
10 giugno 1940
All'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il MAS 537 (tenente di vascello Guido Bressani) fa parte della XVI Squadriglia MAS, che forma con i gemelli MAS 536, 542 e 545, inquadrata con le Squadriglie VII, XI e XXII nella 3a Flottiglia MAS, di stanza nel Dodecaneso.
19 giugno 1940
Alle 13.45 il MAS 537, con a bordo il governatore del Dodecaneso Cesare De Vecchi ed il comandante delle forze navali dell'arcipelago ammiraglio Luigi Biancheri, si reca incontro al sommergibile Squalo (partito alcune ore prima da Lero per un pattugliamento nel Canale di Caso) che De Vecchi intende visitare. Affiancatosi al sommergibile, il MAS vi trasborda De Vecchi e Biancheri alle 14; la visita si protrae fino alle 14.25, dopo di che i due alti personaggi tornano sul MAS e lo Squalo riprende la missione.
Queste visite sono un'abitudine di De Vecchi, per questo inviso a molti di comandanti di sommergibili del Dodecaneso perché la fermata in alto mare, per ragioni del tutto superflue, li espone al rischio di essere attaccati da sommergibili nemici.

Il tenente di vascello di complemento Guido Bressani, ultimo comandante del MAS 537 (da www.movm.it). Nato a Gradisca d'Isonzo il 20 giugno 1909, si diplomò capitano di lungo corso presso l'Istituto nautico di Trieste e nel settembre 1927 si arruolò volontario in Marina come allievo timoniere; il 1° gennaio 1928 fu promosso sottocapo timoniere ed entrò nel 23° corso allievi ufficiali di complemento all'Accademia Navale di Livorno. Il 1° giugno 1928 divenne aspirante guardiamarina e cinque mesi dopo guardiamarina, imbarcando sul sommergibile H 6, dove il 23 settembre 1929 fu promosso a sottotenente di vascello; dopo aver frequentato il corso superiore all'Accademia Navale, fu trasferito alla scuola CREM del Varignano e poi a quella di Pola. Nel novembre 1935 entrò alla Scuola di osservazione aerea di Taranto, conseguendo il brevetto di osservatore marittimo nell'aprile 1936 per poi partecipare alle operazioni navali connesse alla guerra civile spagnola, venendo promosso a tenente di vascello nel gennaio 1937. Scoppiato il conflitto mondiale, fu trasferito a domanda sui MAS, ricevendo il comando del MAS 537 sul quale trovò la morte.


L'affondamento

Il 29 agosto 1940 ebbe inizio "Hats", un'operazione complessa britannica che come spesso accadeva riuniva diverse sotto-operazioni che perseguivano simultaneamente molteplici obiettivi: in questo caso, il rinforzo della Mediterranean Fleet con una corazzata (la Valiant, che doveva prendere il posto delle troppo lente Ramillies e Royal Sovereign, inadatte all'impiego in squadra), una portaerei (la nuovissima Illustrious) e due incrociatori antiaerei (Coventry e Calcutta), unità riunite nella "Forza F" (di cui facevano parte anche i cacciatorpediniere Gallant, Griffin, Greyhound, Hotspur, Janus, Hero, Nubian e Mohawk: gli ultimi quattro erano stati inviati da Malta a Gibilterra il 29 agosto per prendere parte all'operazione) che si sarebbe trasferita da Gibilterra ad Alessandria d'Egitto passando per Malta, dove avrebbe anche sbarcato dei rifornimenti trasportati dalla Valiant e dagli incrociatori; l'invio da Alessandria a Malta di un convoglio carico di rifornimenti (M.F. 2, composto dai piroscafi Cornwall e Volo e dalla nave cisterna militare Plumfleaf, che trasportavano complessivamente 36.000 tonnellate di rifornimenti); un duplice attacco aereo contro le basi aeree di Cagliari da parte degli aerei della portaerei Ark Royal (operazioni "Smash" e "Grab"); la scorta di un convoglio (A.S. 3) da Nauplia a Port Said; un attacco aereo contro l'aeroporto di Rodi da parte degli aerei dell'Illustrious; un bombardamento navale dell'aeroporto di Scarpanto (queste ultime tre operazioni, da svolgersi dopo l'arrivo a Malta di convoglio e Forza F, avrebbero costituito nel loro insieme l'operazione "M.B. 3"). Due cacciatorpediniere, il Wishart ed il Velox, sarebbero stati inviati a nord delle Baleari per effettuare trasmissioni radio allo scopo di essere intercettati dagli italiani ed ingannarli così sulla posizione delle forze navali britanniche, inducendoli a credere che una squadra navale britannica fosse diretta verso il Golfo di Genova (operazione "Squawk").

Nel tardo pomeriggio del 29 agosto partì da Alessandria il convoglio di tre mercantili (Cornwall, Plumfleaf e Volo), scortati da quattro cacciatorpediniere (Jervis, Juno, Dainty e Diamond), diretti a Malta; l'indomani alle 8.45 prese il mare da Gibilterra un'aliquota della Forza H, denominata Forza B (al comando dell'ammiraglio James Somerville), consistente nell'Ark Royal, nell'incrociatore da battaglia Renown, nell'incrociatore leggero Sheffield e nei cacciatorpediniere Fortune, Fury, Faulknor, Firedrake, Foresight, Forester, Encounter, Wishart e Velox (questi ultimi due furono distaccati alle 21.50 del 31 agosto per eseguire "Squawk"), incaricata di scortare la Forza F nella prima parte della navigazione, fino all'imbocco del Canale di Sicilia, e di lanciare i previsti attacchi aerei contro la Sardegna. Alle 4.45 era salpata da Alessandria la Mediterranean Fleet (ammiraglio Andrew Browne Cunningham) con le corazzate Warspite e Malaya, la portaerei Eagle, l'incrociatore pesante Kent, gli incrociatori leggeri Orion e Sydney ed i cacciatorpediniere Hereward, Imperial, Defender, Decoy (britannici), Stuart, Vampire, Vendetta, Voyager (australiani) e Garland (polacco), per fornire copertura al convoglio diretto a Malta ed assumere la scorta della Forza F nel tratto finale della navigazione (l'indomani a mezzogiorno si unirono alla formazione anche l'incrociatore pesante Kent, gli incrociatori leggeri Liverpool e Gloucester del 3rd Cruiser Squadron ed i cacciatorpediniere Hasty, Ilex ed Hyperion, di ritorno da una crociera esplorativa nel Canale di Caso e nell'Egeo meridionale).
Supermarina ebbe parziale contezza dei movimenti britannici il 30 agosto, grazie al rapporto di un idrovolante da ricognizione che era riuscito a sfuggire ai caccia dell'Eagle (che alle 14.30 avevano abbattuto un altro idroricognitore prima che potesse lanciare il segnale di scoperta), e l'indomani dispose l'uscita in mare del grosso della flotta da battaglia per contrastarli: al comando degli ammiragli Inigo Campioni ed Angelo Iachino salparono dalle basi di Taranto, Brindisi e Messina le corazzate Littorio, Vittorio Veneto, Giulio Cesare, Duilio e Conte di Cavour, gli incrociatori pesanti Trento, Trieste, Bolzano, Zara, Pola, Fiume, Gorizia, gli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Emanuele Filiberto Duca d'Aosta, Muzio Attendolo, Raimondo Montecuccoli, Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e 39 cacciatorpediniere, che si riunirono nel Mar Ionio. Non sapendo del convoglio diretto a Malta, i Comandi italiani temevano un attacco alle coste italiane, pertanto ordinarono alle forze da battaglia di posizionarsi tra Malta e Zante per intercettare i britannici se si fossero diretti verso le acque italiane (al contempo, le navi furono avvistate da un ricognitore britannico che avvertì Cunningham, il quale modificò la rotta in modo da passare più a sud in modo da evitare il contatto con le forze italiane e da tenersi più vicino al convoglio da proteggere); ma il 31 agosto la ricognizione aerea scoprì il convoglio diretto a Malta, così rivelando (almeno in parte) il vero scopo dei movimenti britannici. Contro di esso furono inviati i bombardieri della Regia Aeronautica, che a mezzogiorno danneggiarono seriamente il piroscafo Cornwall (in seguito a questo attacco, la scorta diretta del convoglio fu temporaneamente rinforzata da Kent, Liverpool e Gloucester). Alle 16.20 l'ammiraglio Iachino, che con la 2a Squadra Navale precedeva il grosso delle forze, chiese libertà d'azione per attaccare la flotta britannica, che alle 15.35 era segnalata dalla ricognizione come distante solo 120 miglia verso sud; dieci minuti più tardi Campioni assentì, ma subito dopo giunse l'ordine di Supermarina di invertire la rotta se non si fosse entrati in contatto con il nemico entro le 16, in modo da raggiungere il centro del Golfo di Taranto alle cinque del mattino del 1° settembre per poi assumere rotta verso sudest. L'ordine fu decifrato da Campioni alle 16.50 e subito questi ordinò a Iachino di invertire la rotta: una delle decisioni più discusse dell'intero conflitto, data la netta superiorità rispetto ai britannici di cui godeva la flotta italiana.
Durante la notte, tuttavia, Supermarina cambiò idea ed ordinò alla flotta di dirigere nuovamente verso sud, per intercettare i britannici mentre rientravano da Malta: ma adesso il tempo aveva iniziato a peggiorare, con forti venti da nord che entro il mattino del 1o settembre degenerarono in una vera e propria tempesta, che oltre ad impedire del tutto la ricognizione aerea mise in seria difficoltà i cacciatorpediniere: nel pomeriggio fu giocoforza ordinare nuovamente, e definitivamente, il ritorno in porto della squadra. Torpediniere e MAS, inviati in agguato nel Canale di Sicilia ed ad ovest di Malta nella notte tra il 2 ed il 3 settembre, non avvistarono niente.
Nel mentre, tra le 3.30 e le otto del 1° settembre, l'Ark Royal condusse la sua incursione contro Cagliari con nove biplani Fairey Swordfish, che attaccarono la base aerea di Elmas e gli idrovolanti ormeggiati nello Stagno di Cagliari arrecando modesti danni; alle 21.10 la Forza F e la Forza B si separarono a nordest del banco di Skerki (Canale di Sicilia) e la prima proseguì per Malta (alle nove del mattino del 2 si congiunse con la Mediterranean Fleet), mentre la seconda iniziò la navigazione di rientro a Gibilterra (dove giunse alle undici del mattino del 3 settembre), durante la quale tra le 3.30 e le otto del 2 settembre l'Ark Royal condusse un secondo attacco contro Cagliari (obiettivi la base aerea di Elmas e la centrale elettrica) con altri nove Swordfish, risultato però del tutto fallimentare a causa della nebbia.

Il 2 settembre il convoglio e la Forza F raggiunsero Malta, dove sbarcarono i rifornimenti (Plumfleaf e Volo raggiunsero Malta alle 11.30 insieme ai cacciatorpediniere Dainty e Diamond, mentre il danneggiato Cornwall, rimorchiato dai rimorchiatori Ancient e Jaunty e scortato dai cacciatorpediniere Jervis e Juno, vi arrivò soltanto il giorno seguente; la Forza F entrò alla Valletta alle 14.30 e ne ripartì alle 19 unendosi alla Mediterranean Fleet); poi la Forza F e la Mediterranean Fleet congiunte diressero verso est, passando a nord di Creta e puntando verso il Dodecaneso, e poco prima delle 17 si divisero in vari sottogruppi per dare attuazione all'operazione "M.B. 3".
Le Forze I ed E, che riunivano le corazzate Valiant, Warspite (ammiraglia di Cunningham) e Malaya, le portaerei Illustrious ed Eagle, gli incrociatori antiaerei Coventry e Calcutta e 16 cacciatorpediniere (Warspite, Valiant, Illustrious, Calcutta ed i cacciatorpediniere Stuart – poi distaccato con l'ordine di aggregarsi al convoglio A.S. 3 in seguito ad un'avaria di macchina –, Voyager, Defender, Decoy, Hereward, Hyperion, Imperial, Wryneck, Hasty ed Ilex costituivano la Forza I, mentre Eagle, Malaya, Coventry ed i cacciatorpediniere Dainty, Diamond, Vampire, Vendetta, Janus e Juno formavano la Forza E), si diressero verso il canale che divide Rodi da Scarpanto per lanciare l'attacco aereo contro le basi aeree di Rodi, Maritza, Gadurrà e Calato, ma l'operazione iniziò male e proseguì peggio. Il piano prevedeva che Eagle ed Illustrious avrebbero lanciato ciascuna dodici biplani Fairey Swordfish, qui impiegati come bombardieri: appartenenti agli Squadrons 813 e 824 della Fleet Air Arm quelli della Eagle (che avrebbero attaccato la base di Maritza), appartenenti agli Squadrons 815 e 819 quelli della Illustrious (che avrebbero attaccato le basi di Calato e Gadurrà). Il nono Swordfish della Illustrious, tuttavia, si schiantò in fase di decollo, uccidendo uno dei tre membri dell'equipaggio (gli altri due furono recuperati dall'Imperial) ed impedendo il decollo degli ultimi tre aerei, così che la forza d'attacco effettiva risultò alla fine composta da venti Swordfish (dodici dell'Eagle ed otto dell'Illustrious) anziché 24; inoltre, gli Swordfish dell'Eagle, decollati con un quarto d'ora di ritardo rispetto al previsto (le 3.45) a causa dei venti variabili, arrivarono a Maritza quando già la base era in stato di allarme ed i caccia FIAT CR. 32 e CR. 42 della 163a Squadriglia Autonoma Caccia Terrestre della Regia Aeronautica erano decollati per contrattaccare: nella conseguente battaglia aerea vennero abbattuti quattro Swordfish dell'813th Squadron (E4C, E4K, E4H, E4M), dei quali uno (pilotato dal tenente di vascello David Robert Henry Drummond) precipitò in mare con la morte dei tre uomini dell'equipaggio, un altro (E4H, pilotato dal tenente di vascello Drury Neale Collins) cadde anch'esso in mare ma l'equipaggio fu salvato (e fatto prigioniero) da un sommergibile italiano, un terzo (tenente di vascello Stafford Hook) precipitò con la morte di un membro dell'equipaggio mentre gli altri due furono catturati, ed il quarto (E4M, matricola K8043, pilotato dal tenente di vascello Roland Henry Hain) effettuò un atterraggio d'emergenza a Caso, venendo catturato insieme all'equipaggio. Da parte italiana un FIAT CR. 32 ed un CR. 42 andarono distrutti in una collisione nella fase di decollo, ed un secondo CR. 32, pilotato dal sergente Aristodemo Morri, non fece ritorno alla base. Uno degli Swordfish fu abbattuto dal comandante della 163a Squadriglia, capitano Giovanni D'Ajello.
In tutto gli Swordfish sganciarono un centinaio di bombe sopra Rodi, alle 4.30: a Maritza si ebbero solo lievi danni alle aviorimesse ed un ferito oltre alla distruzione di un camion con rimorchio, mentre a Gadurrà, dove gli aerei dell'Illustrious non avevano incontrato resistenza e sganciarono 30 bombe ad alto esplosivo e 20 incendiarie, furono distrutti al suolo due aerosiluranti Savoia Marchetti SM. 79 "Sparviero" del 39° Stormo Bombardamento Terrestre e danneggiati altri sette aerei (tre SM. 79, due CANT Z. 1007 bis, un Savoia Marchetti SM. 81 ed un Savoia Marchetti SM. 82 da trasporto), subirono seri danni i depositi di carburante e munizioni e si ebbero quattro feriti gravi e venti lievi. Su Calato caddero solo poche bombe, che provocarono un ferito e modesti danni alla rete elettrica.

Nel mentre la Forza A, composta dagli incrociatori Orion, Sydney, Gloucester, Liverpool e Kent e dai cacciatorpediniere Nubian, Mohawk, Ilex e Decoy, fece rotta per Nauplia poco dopo mezzogiorno del 3 settembre, ed alle 17 assunse la scorta del convoglio diretto a Port Said (che sarebbe giunto a destinazione il 6 settembre); alle 21.30 (o 22.30) del 3 settembre, a nord di Capo Sparta (ad est di Creta), questa formazione distaccò l'Orion, il Sydney (che costituivano il 7th Cruiser Squadron) ed i cacciatorpediniere Ilex e Decoy per bombardare Scarpanto all'alba del 4. Avrebbero dovuto avvicinarsi all'isola dal lato meridionale.
Il MAS 537 (tenente di vascello Guido Bressani) ed il gemello MAS 536 avevano passato tutta la notte tra il 3 ed il 4 settembre in crociera nel Canale di Caso in cerca di forze navali nemiche, un agguato particolarmente estenuante per via del mare burrascoso che aveva messo seriamente alla prova i piccoli scafi ed i loro equipaggi. Cionondimeno, quando alle 4.30 del 4 settembre – giunta ormai l'alba – i due MAS avvistarono Orion, Sydney, Ilex e Decoy nel Canale di Caso, il comandante Bressani non ebbe esitazioni: si lanciò all'attacco, seguito dal MAS 536, nonostante il mare agitato di prua gli impedisse di sfruttare la velocità, fattore decisivo per il successo di un attacco ed anche per sottrarsi alla prevedibile reazione avversaria. Avvistato e fatto a segno del tiro dell'intera formazione britannica, il MAS 537 perseverò nell'attacco e lanciò i suoi due siluri, ma senza successo, anche se sul MAS 536 si credette che fossero andati a segno. Poi, colpito in pieno dal tiro delle navi britanniche e secondo alcune fonti anche speronato dall'Ilex, esplose ed affondò con tutto l'equipaggio cinque miglia a sud dell'estremità orientale di Caso. Il MAS 536, dopo aver anch'esso lanciato i suoi due siluri senza risultato da oltre mille metri di distanza, dovette ritirarsi per non fare la stessa fine. I britannici ritennero di aver affondato due MAS e di averne danneggiato un terzo. (Il volume "Navi militari perdute" dell'Ufficio Storico della Marina Militare indica l'orario dell'affondamento come le 3.30 circa, ma "Le azioni navali – Tomo I – Dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941", anch'esso dell'USMM, indica invece l'ora come le 4.30 circa).
Le quattro unità britanniche proseguirono nella loro missione ed un'ora dopo giunsero dinanzi a Scarpanto, provenendo da sud; aprirono quindi il fuoco con le loro artiglierie contro la base aerea e gli abitati di Scarpanto e Pigadia e successivamente contro il porticciolo di Maltezana e striscia d'atterraggio nella vicina isola di Stampalia, causando soltanto danni lievi (secondo Enrico Cernuschi, i due incrociatori si sarebbero avvicinati all'isola battendo falsa bandiera italiana per ingannare eventuali batterie costiere, che però non c'erano, e l'attacco dei due MAS sarebbe avvenuto subito dopo l'apertura del fuoco da parte degli incrociatori, e non durante l'avvicinamento a Scarpanto). Diressero poi per il rientro ad Alessandria, dove giunsero il mattino del 6 settembre, precedute dalle Forze I ed E che avevano superato indenni diversi attacchi aerei sferrati dall'Aeronautica dell'Egeo (il gruppo che aveva bombardato Scarpanto fu attaccato da cinque SM. 79 mentre procedeva verso sud e l'Ilex subì alcuni danni al timone, per i quali dovette passare nove giorni ai lavori in bacino di carenaggio, per effetto di una bomba esplosa in mare a poca distanza).

Alla memoria del comandante Bressani venne conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione: «Giovane ed entusiasta ufficiale osservatore nella ricognizione aereomarittima destinato in zona di operazione oltremare, chiedeva di imbarcare Volontariamente su M.A.S. destinato a rischiose imprese di guerra. Nel corso di missione di ricerca offensiva del naviglio avversario, dopo estenuante notte di agguato trascorsa in condizioni di mare decisamente avverse, avvistava all'alba preponderante formazione, comprendente due incrociatori ed altrettante siluranti, in rotta verso le coste nazionali. Freddamente determinato ad ostacolare il piano offensivo dell'avversario, pur conscio che la violenza del mare gli avrebbe impedito di sfruttare la velocità del suo mezzo quale fattore di sorpresa, di successo e di salvezza, affrontava la disperata impresa muovendo all'attacco. Subito individuato ed investito dal violento concentrato tiro della intera formazione avversaria, con sovrumano slancio e sereno sprezzo del pericolo insisteva nell'attacco e lanciava i siluri con presunto esito positivo. Colpita in pieno e distrutta la fragile unità da violente esplosioni, scompariva in mare lasciando fulgido esempio di cosciente ardimento, di predare virtù militari e dedizione al dovere fino al supremo olocausto. (Canale di Caso, 4 settembre 1940)».
Il MAS 537 fu in assoluto il primo MAS ad andare perduto durante il secondo conflitto mondiale.

L'equipaggio del MAS 537, scomparso al completo:

Armando Agostini, secondo capo silurista, 21 anni, da Pernumia
Guido Bressani, tenente di vascello (comandante), 31 anni, da Gradisca d'Isonzo
Cesare Cantaroni, capo meccanico di seconda classe, 34 anni, da Padova
Michele De Piano, marinaio segnalatore, 18 anni, da Serino
Enzo Ferrara, marinaio cannoniere, 20 anni, da San Germano Vercellese
Giulio Gallotti, sergente motorista, 25 anni, da La Spezia
Marcello Grill, marinaio torpediniere, 20 anni, da Fiume
Oreste Lazzini, marinaio cannoniere, 20 anni, da Sarzana
Pietro Mandrile, sottocapo radiotelegrafista, 23 anni, da Beinette
Francesco Mininni, capo radiotelegrafista di seconda classe, 33 anni, da Terlizzi
Romeo Palmieri, marinaio radiotelegrafista, 20 anni, da Brindisi
Alberto Riccardi, sottocapo motorista, 20 anni, da Genova
Eusebio Tagliaferri, marinaio nocchiere, 19 anni, da Borgo San Lorenzo

Il sottocapo motorista Alberto Riccardi morì il giorno del suo ventesimo compleanno; il secondo capo silurista Armando Scotto due giorni prima di compiere ventun anni.