venerdì 29 maggio 2015

Dardo

Il Dardo (da www.warshipsww2.eu)

Cacciatorpediniere capoclasse della classe Dardo (dislocamento standard di 1520 tonnellate, 2200 a pieno carico), la prima classe di cacciatorpediniere italiani ad avere un unico fumaiolo anziché due (per ridurre il volume delle sovrastrutture e così ampliare il campo di tiro delle artiglierie). Nelle fasi iniziali del conflitto la velocità delle unità della classe Dardo (ormai non superiore a 30 nodi) permise loro di scortare le corazzate più lente (Cesare e Cavour), ma la loro scarsa autonomia e le ripetute avarie di macchina avrebbero costretto a destinarle a compiti di scorta convogli già alla fine del 1940.
In guerra svolse 89 missioni (31 di trasferimento, 27 di scorta convogli, 12 di addestramento, 7 con la squadra da battaglia, 6 antisommergibile ed una di trasporto), percorrendo 33.952 miglia e passando ben 748 giorni ai lavori, a causa soprattutto del tragico incidente di Palermo del settembre 1941 e delle successive avarie di macchina.

Breve e parziale cronologia.

23 gennaio 1929
Impostazione nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
6 luglio 1930
Varo nei cantieri Odero di Sestri Ponente. Ne è madrina Matilde Sirianni, nipote del Ministro della Marina.
25 gennaio 1932
Entrata in servizio.
Insieme al gemello Strale, il Dardo sarà una delle due sole, su otto unità similari delle classi Freccia-Folgore, ad avere la prora dritta; le altre navi, infatti, saranno modificate durante la costruzione per avere una prua arcuata, modifica non più effettuabile su Dardo e Strale, essendo ormai la costruzione già troppo avanzata.
Le prove in mare riveleranno un’elevata velocità ma gravi problemi di stabilità trasversale e tenuta del mare, tanto da costringere ad alleggerire le sovrastrutture superiori (eliminando due “gambe” degli alberi a tripode nonché la maggior parte dei riflettori, abbassando il fumaiolo e spostando le due mitragliere singole da 40/39 mm dal cielo della tuga al ponte di coperta, ai lati della tuga, ma così perdendo gran parte del vantaggio del fumaiolo unico), ingrandire le alette antirollio (allargandole di una decina di centimetri), modificare la posizione di alcuni depositi di nafta ed aggiungere 90 tonnellate di zavorra (60 sotto i locali caldaie e 30 sotto quelli delle turbine di poppa), così riducendo la velocità originaria (tanto da farla scendere al di sotto di quella della precedente classe Turbine).
1932
Viene visitato da una commissione sovietica presieduta da K. I. Dushenov. La visita, da parte di questa commissione, del Dardo e del Baleno (appartenente alla successiva classe Folgore, di poco differente) influenzerà il progetto della classe di cacciatorpediniere sovietici Progetto 7 (nota anche come classe Gnevny).

Il Dardo nell’agosto 1932 (Coll. Maurizio Brescia via www.associazione-venus.it)

1934
Il Dardo fa parte della I Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli Freccia, Saetta e Strale. La I Squadriglia, insieme alla II (Folgore, Fulmine, Lampo, Baleno) forma la 1a Flottiglia Cacciatorpediniere (conduttore l’esploratore Antonio Pigafetta), inquadrata nella I Squadra Navale.

La nave nel 1934 (Coll. A. Fraccaroli via M. Brescia e www.associazione-venus.it)

1935
Presta servizio sul Dardo, come ufficiale alle comunicazioni, il guardiamarina Mario Arillo, futura Medaglia d’oro al Valor Militare.
26 novembre 1936
Partecipa ad una rivista navale svolta nel Golfo di Napoli in onore del reggente d’Ungheria.

Il Dardo a metà anni Trenta (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)

Agosto-settembre 1937
Durante la guerra civile spagnola, partecipa con altre unità italiane al blocco navale del Mediterraneo imposto per impedire l’invio di rifornimenti alle forze spagnole repubblicane.
1938-1939
È caposquadriglia della VII Squadriglia Cacciatorpediniere, che forma con Freccia, Saetta e Strale. Viene temporaneamente messo a disposizione del principe Umberto.
In seguito a nuovi lavori viene installata un’“unghia” sopra al fumaiolo, per impedire al fumo di recare disturbo all’equipaggio; vengono inoltre eliminate (1939-1940) le due mitragliere singole da 40/39 mm e le due binate da 13,2/76 mm, sostituite con 5-6 mitragliere singole da 20/65 mm Breda Mod. 1939-1940 e da due scaricabombe di profondità.

L’unità a Venezia nel 1938 (Giorgio Ramperti via Giuseppe Celeste e www.associazione-venus.it)

10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Dardo forma la VII Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli Freccia, Saetta e Strale. Assieme alla VIII Squadriglia, la VII è assegnata alla V Divisione Navale (corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour) della 1a Squadra.
7-9 luglio 1940
Alle 14.10 del 7 luglio il Dardo salpa da Taranto con i tre gemelli, la VIII Squadriglia Cacciatorpediniere (Folgore, Fulmine, Lampo e Baleno) e le corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour (nonché la IV e VIII Divisione Navale, con sei incrociatori leggeri, e le Squadriglie Cacciatorpediniere XV e XVI con otto unità) per fornire sostegno a distanza ad un convoglio di quattro mercantili carichi di truppe rifornimenti (i trasporti truppe Esperia e Calitea e le moderne motonavi da carico Marco Foscarini, Vettor Pisani e Francesco Barbaro) in navigazione verso la Libia con la scorta diretta della II Divisione Navale (incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere e Bartolomeo Colleoni), della X Squadriglia Cacciatorpediniere (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco) e di sei torpediniere (le moderne Orsa, Procione, Orione e Pegaso e le vetuste Rosolino Pilo e Giuseppe Cesare Abba) e la scorta a distanza dell’incrociatore pesante Pola, delle Divisioni Navali I, III e VII e delle Squadriglie Cacciatorpediniere IX, XI, XII e XIII.
Il mattino dell’8 luglio il sommergibile britannico Phoenix (capitano di corvetta Gilbert Hugh Nowell) lancia alcuni siluri contro Cesare e Cavour scortate dalle quattro unità della VII Squadriglia, in posizione 35°36’ N e 18°28’ E (circa duecento miglia ad est di Malta). Le armi mancano i loro bersagli e non vengono nemmeno avvistate.
Giunto il convoglio a destinazione, la flotta italiana si avvia sulla rotta di rientro, ma viene informata che anche la Mediterranean Fleet è in mare per un’operazione simile, quindi dirige per riunirsi ed incontrare il nemico, in quella che diverrà l’inconclusiva battaglia di Punta Stilo.
Il Dardo, così come lo Strale ed il più grande Antonio Da Noli della XIV Squadriglia, viene però colto da avarie di macchina nel mattino del 9 luglio (tra le 10.30 e le 12.30), ed è così costretto a tornare a Taranto senza poter partecipare alla battaglia.
1-2 settembre 1940
Partecipa all’uscita in mare della flotta a contrasto dell’operazione britannica «Hats». La VII Squadriglia cui appartiene (con Freccia, Saetta e Strale) parte da Taranto alle sei del mattino del 31 agosto insieme alla IX Divisione (corazzate Littorio, nave di bandiera dell’ammiraglio di squadra Inigo Campioni, e Vittorio Veneto), alla V Divisione (corazzate DuilioConte di Cavour e Giulio Cesare, quest’ultima aggregatasi solo il 1° settembre a causa di avarie), alla I Divisione (incrociatori pesanti Zara, Pola, Fiume e Gorizia), all’VIII Divisione (incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi) ed ad alle Squadriglie Cacciatorpediniere VII (Freccia, Dardo, Saetta, Strale), VIII (Folgore, Fulmine, Lampo, Baleno), X (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco), XIII (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino), XV (Antonio Pigafetta, Alvise Da Mosto, Giovanni Da Verrazzano, Nicolò Zeno) e XVI (Nicoloso Da Recco, Emanuele Pessagno, Antoniotto Usodimare). Complessivamente all’alba del 31 prendono il mare da Taranto, Brindisi e Messina 4 corazzate, 13 incrociatori della I, III, VII e VIII Divisione e 39 cacciatorpediniere. Alle 22.30 la formazione italiana, che procede a 20 nodi, riceve l’ordine di impegnare le forze nemiche lungo la rotta 155°, a nord della congiungente Malta-Zante, dunque deve cambiare la propria rotta per raggiungerle (o non potrebbe prendere contatto con esse), dirigendo più verso sudovest (verso Malta) e superando la congiungente Malta-Zante. Il mattino del 1° settembre, tuttavia, il vento, già in aumento dalla sera precedente, dà origine ad una violenta burrasca da nordovest forza 9, che verso le 13 costringe la flotta italiana a tornare alle basi, perché i cacciatorpediniere non sono in grado di tenere il mare compatibilmente con le necessità operative (non potendo restare in formazione né usare l’armamento). Poco dopo la mezzanotte del 1° settembre le unità italiane entrano nelle rispettive basi; tutti i cacciatorpediniere sono stati danneggiati (specie alle sovrastrutture) dal mare mosso, alcuni hanno perso degli uomini in mare. Le navi verranno tenute pronte a muovere sino al pomeriggio del 3 settembre, ma non si concretizzerà alcuna nuova occasione.

Il Dardo ormeggiato tra i gemelli Saetta (a destra) e Strale (a destra) (da www.regiamarina.net

7-9 settembre 1940
Il Dardo, insieme a Freccia e Saetta, alle Squadriglie Cacciatorpediniere VIII (Folgore, Fulmine, Baleno), X (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco) e XIII (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino) ed alla IX Divisione Navale (corazzate Littorio e Vittorio Veneto), cioè alla I Squadra Navale, nonché alla II Squadra (incrociatore pesante Pola, I Divisione con gli incrociatori pesanti Zara e Gorizia, III Divisione con gli incrociatori pesanti Trento, Trieste e Bolzano, cacciatorpediniere Vittorio Alfieri della IX Squadriglia, Geniere della XI Squadriglia ed Ascari, Carabiniere e Corazziere della XII Squadriglia) lascia Taranto alle 16 del 7 diretto a sud della Sardegna, per intercettare la Forza H britannica che si presume diretta verso Malta.
La formazione supera lo stretto di Messina nella notte tra il 7 e l’8, ed alle 16 dell’8 giunge 50 miglia a sud di Cagliari, come ordinato.
La ricognizione aerea, tuttavia, non avvista nessuna nave nemica (la Forza H, infatti, aveva lasciato Gibilterra per un’operazione da svolgersi non nel Mediterraneo ma nell’Atlantico, ed aveva simulato l’ingresso in Mediterraneo al preciso scopo di trarre in inganno i comandi dell’Asse), dunque alle 16 dell’8 settembre la formazione italiana, arrivata a sud della Sardegna, inverte la rotta e raggiunge le basi del Tirreno meridionale (la I Squadra a Napoli, la II a Palermo e Messina), da dove, dopo essersi rifornite ed aver vanamente atteso l’eventualità di tornare in mare, le navi torneranno nelle basi di dislocazione normale (Taranto e Messina) il 10 settembre.
29 settembre-1° ottobre 1940
Lascia Taranto la sera del 29 settembre, insieme ai gemelli Saetta e Strale nonché all’incrociatore pesante Pola, alle Divisioni I (incrociatori pesanti Zara, Fiume, Gorizia), V (corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour), VII (incrociatori leggeri Muzio Attendolo e Raimondo Montecuccoli, da Brindisi), VIII (incrociatori leggeri Giuseppe Garibaldi e Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi) e IX (corazzate Littorio e Vittorio Veneto) e le Squadriglie Cacciatorpediniere X (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco), XIII (Granatiere, Bersagliere, Alpino), XV (Alvise Da Mosto, Giovanni Da Verrazzano) e XVI (Emanuele Pessagno, Antoniotto Usodimare) (il Pola con la I Divisione e 4 cacciatorpediniere partono alle 18.05 e le altre unità alle 19.30) e da Messina la III Divisione con 4 cacciatorpediniere per contrastare un’operazione britannica in corso, la «MB. 5». La formazione uscita da Taranto assume rotta 160° e velocità 18 nodi, riunendosi con le navi provenienti da Messina alle 7.30 del 30 settembre. In mancanza di elementi sufficienti ad apprezzare la composizione ed i movimenti della Mediterranean Fleet ed in considerazione dello svilupparsi di una burrasca da Scirocco (che avrebbe reso impossibile una navigazione ad alta velocità verso sud da parte dei cacciatorpediniere) Supermarina decide di rinunciare a contrastare l’operazione ed ordina alle unità in mare di invertire la rotta alle 6.25 del 30 ed incrociare dapprima tra i paralleli 37° e 38°, poi (dalle 10.30) 38° e 39° ed alle 14 fare rotta verso sudovest sino a raggiungere il 37° parallelo, poi, alle 17.20, di rientrare alle basi. Navigando nella burrasca, la flotta italiana raggiunge le basi tra l’una e le quattro del mattino del 1° ottobre, vi si rifornisce in fretta e rimane in attesa di un’eventuale nuova uscita per riprendere il contrasto, ma in base alle nuove informazioni ottenute ciò risulterà impossibile, pertanto, alle 14.00 del 2 ottobre, le navi riceveranno l’ordine di spegnere le caldaie.
11-12 ottobre 1940
Dato che alle 8.45 dell’11 ottobre un velivolo di linea italiano ha avvistato 20 navi britanniche (15 navi da guerra e 5 di tipo imprecisato) in posizione 35°20’ N e 15°40’ O, a 65 miglia per 115° da (ad est-sudest di) Malta – si tratta dell’intera Mediterranean Fleet, uscita in mare l’8 ottobre per fornire scorta a distanza ad un convoglio diretto a Malta ed ora, dopo l’arrivo in porto dei mercantili (avvenuto l’11 ottobre), in attesa di assumere la scorta di tre piroscafi scarichi di ritorno ad Alessandria d’Egitto – Supermarina, tra le diverse contromisure ordinate (ricognizioni con aerei, invio di MAS in agguato notturno al largo della Valletta, approntamento delle due squadre navali, messa in allarme delle difese di Taranto, della Sicilia e della Libia, interruzione del traffico tra Italia e Libia), decide di inviare numerose siluranti a controllare e, in caso di avvistamento di unità avversarie, attaccare (ricerca offensiva, da svolgersi nottetempo). La VII Squadriglia esegue, nella notte tra l’11 ed il 12, una ricerca a rastrello sulla congiungente Marettimo-Zembra al largo di Capo Bon (nell’ipotesi di transito di navi provenienti o dirette a Malta), ma non trova nulla. A trovare il nemico saranno la I Squadriglia Torpediniere e la XI Squadriglia Cacciatorpediniere, inviate più ad est, scatenando un combattimento nel quale affonderanno il cacciatorpediniere Artigliere e le torpediniere Airone ed Ariel.
11-12 novembre 1940
Insieme al resto della VII Squadriglia, è tra le unità presenti a Taranto (ormeggiato in Mar Piccolo, con numerose altre siluranti, alla banchina torpediniere od alla banchina di Porta Ponente) durante la tristemente nota “notte di Taranto”, l’attacco di aerosiluranti britannici che causa l’affondamento della corazzata Conte di Cavour ed il grave danneggiamento delle corazzate Littorio e Duilio, ma non viene colpito.

Il Dardo in Mar Ligure (da www.marina.difesa.it)

26-28 novembre 1940
Tra le 11.50 e le 12.30 del 26 il Dardo lascia Napoli unitamente al Freccia ed al Saetta (la VII Squadriglia è al comando del capitano di fregata Amleto Baldo), alla XIII Squadriglia Cacciatorpediniere (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino) ed alle corazzate Vittorio Veneto e Giulio Cesare (prendono il mare al contempo anche l’incrociatore pesante Pola, la I Divisione con due unità e la IX Squadriglia Cacciatorpediniere con quattro unità). La formazione italiana (vi sono anche la III Divisione e la XII Squadriglia Cacciatorpediniere partite da Messina) si riunisce 70 miglia a sud di Capri alle 18.00 del 26 novembre, assumendo poi rotta 260° e velocità 16 nodi, per intercettare un convoglio britannico diretto a Malta. VII e XIII Squadriglia scortano le due corazzate (così formando la I Squadra). Tra le 8.30 e le 9.10 la I Squadra, rimanendo indietro rispetto agli incrociatori (che formano la II Squadra), a poppavia dei quali sta procedendo, accelera a 17 e poi a 18 nodi per ridurre la distanza. Alle 9.50 le corazzate avvistano un ricognitore britannico Bristol Blenheim, contro cui aprono il fuoco alle 10.05 (il velivolo si allontana). Alle 11 la formazione inverte la rotta ed aumenta la velocità da 16 a 18 nodi, ed alle 11.28 assume rotta 135°, per intercettare la formazione britannica che (dalle segnalazioni dei ricognitori) risulta avere posizione differente da quella prevista. Alle 12.07, in seguito alla constatazione che la formazione britannica appare superiore a quella italiana (i cui ordini sono di impegnarsi solo se in condizioni di sicura superiorità) l’ammiraglio Inigo Campioni, al comando della flotta italiana, ordina di assumere rotta 90° per rientrare alle basi senza ingaggiare il combattimento, e di aumentare la velocità. Alle 12.15, tuttavia, vengono avvistate le sopraggiungenti navi britanniche, pertanto viene ordinato di incrementare ancora la velocità (che è di 25 nodi per la I Squadra e di 28 per la II Squadra, che deve riunirsi alla I essendo più indietro). Alle 12.20 gli incrociatori della II Squadra aprono il fuoco da 21.500-22.000 metri. Per avvicinarsi rapidamente alla II Squadra, alle 12.27 la I Squadra inverte la rotta ad un tempo sulla dritta, ed alle 12.35 inverte nuovamente la rotta, sempre a dritta; poco dopo un gruppo di aerosiluranti britannici, decollati dalla portaerei Ark Royal, si porta a 650 metri dalle corazzate (tra queste ed i cacciatorpediniere della scorta) e lancia infruttuosamente i propri siluri, undici, tutti evitati con la manovra. I cacciatorpediniere rispondono con un intenso tiro delle mitragliere contraeree, così come le corazzate (con i loro pezzi da 90 ed anche da 152 mm oltre alle mitragliere). Alle 13.00 la Vittorio Veneto apre il fuoco da poco meno di 29.000 metri, ma le unità britanniche subito accostano a dritta e la distanza aumenta a 31.000 metri, costringendo la corazzata a cessare il fuoco già alle 13.10. Alle 13.15, essendo la distanza (della II Squadra dalle forze britanniche) salita a 26.000 metri, il tiro viene cessato anche dagli incrociatori, viene rotto il contatto. Ha così fine l’inconclusiva battaglia di Capo Teulada. Alle 21 del 27 novembre le navi italiane assumono rotta nord a 15 nodi e procedono sino alle 00.30, poi dirigono verso est fino alle 7.30 del 28, dopo di che seguono le rotte costiere, arrivando a Napoli tra le 13.25 e le 14.40 del 28.
5 dicembre 1940
Durante un’esercitazione congiunta della VII e della VIII Squadriglia Cacciatorpediniere nel Golfo di Taranto, il Dardo ed il Saetta, per errori di manovra, rischiano di entrare in collisione con lo Strale, che riesce ad evitarli di stretta misura.
15 dicembre 1940
Intorno alle 17 la VII Squadriglia, insieme alle Squadriglie Cacciatorpediniere IX e XIII, alle corazzate Giulio Cesare e Vittorio Veneto ed agli incrociatori pesanti Zara e Gorizia, lascia Napoli diretto a La Maddalena, dove le navi sono state temporaneamente trasferite per sottrarle ad altri attacchi aerei britannici dopo che, nelle settimane precedenti, vari bombardamenti hanno causato vari danni. Le unità rimangono a La Maddalena, porto non molto più al sicuro di Napoli dagli attacchi aerei, solo per i pochi giorni necessari all’approntamento a Napoli di adeguate contromisure contro i bombardamenti (tra cui impianti per l’annebbiamento del porto).
Fine dicembre 1940
Trasporta da Augusta a Lero, insieme al gemello Strale, otto Motoscafi da Turismo Modificati, i cosiddetti “barchini esplosivi” ed i relativi equipaggi, che saranno poi impiegati con successo in un attacco contro la base cretese di Suda (26 marzo 1941).
Inverno 1940-1941
Partecipa, con altre unità (incrociatori leggeri e cacciatorpediniere), a crociere notturne (tra i paralleli 39°45’ N e 40°18’ N) a protezione dei convogli che trasportano in Albania i rifornimenti per le truppe italiane impegnate sul fronte greco-albanese, nonché ad azioni di bombardamento navale a supporto delle stesse operazioni.
9 gennaio 1941
In serata la VIII Squadriglia e la XIII Squadriglia lasciano Napoli e si trasferiscono a La Spezia scortando le corazzate Vittorio Veneto e Giulio Cesare, fatte partire da Napoli per sottrarle ad eventuali attacchi aerei (per maggior sicurezza) dopo la scoperta che le forze navali britanniche sono impegnate nell’operazione «Excess».

Il Dardo e, in secondo piano, il similare Folgore (da www.marina.difesa.it)

Inizio 1941
Subisce lavori di modifica a seguito dei quali le mitragliere binate Breda Mod. 31 da 13,2 mm in plancia vengono sostituite con due mitragliere singole Breda da 20/65 mm Mod. 1935, ed i due obici illuminanti da 120 mm vengono sostituiti con due mitragliere binate da 20 mm.
27 marzo 1941
Dardo, Folgore e Strale partono da Napoli  per scortare a Tripoli i mercantili tedeschi Galilea, Heraklea, Ruhr, Adana e Samos.
28 marzo 1941
Alle 21.58 il sommergibile britannico Utmost (capitano di corvetta Richard Douglas Cayley), dopo aver avvistato il convoglio – con rotta 150° e velocità 12 nodi, a 8230 metri per 330° – nel punto 35°40’ N e 11°19’ E (al largo delle Kerkennah e 22 miglia a sudest di Kuriat), lancia quattro siluri contro tre dei mercantili, per poi scendere più in profondità e ritirarsi verso est. Ad essere colpite sono l’Heraklea (avente a bordo 212 soldati tedeschi e 100 automezzi) e la Ruhr (che trasporta 585 soldati tedeschi e 160 veicoli): la prima affonda con 78 dei 212 uomini a bordo, la seconda viene assistita e presa a rimorchio dal Dardo, che la rimorchia a Trapani con l’assistenza delle torpediniere Circe, Alcione e Sagittario e di due MAS. Il resto del convoglio arriva a Tripoli il 30 marzo.
9 aprile 1941
Lascia Napoli scortando le motonavi da carico Andrea Gritti, Sebastiano Venier, Rialto, Barbarigo e Birmania insieme alle torpediniere Clio, Enrico Cosenz e Generale Achille Papa.
11 aprile 1941
Il convoglio arriva a Tripoli senza aver incontrato problemi di sorta.
Lo stesso giorno il Dardo ed i cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, Antonio Da Noli e Lanzerotto Malocello partono da Napoli per Tripoli scortando un convoglio formato dai piroscafi e motonavi tedesche Ankara, Galilea, Marburg, Reichenfels e Kybfels. Da Tripoli verranno poi inviate a rinforzo della scorta le torpediniere Circe e Generale Carlo Montanari.
Da Malta escono in mare i cacciatorpediniere Jervis, Janus, Nubian e Mohawk con il compito di intercettare il convoglio, ma non riescono a trovarlo.
12-13 aprile 1941
Nella notte il convoglio viene attaccato da aerei, ma la reazione della scorta abbatte due dei velivoli attaccanti (quello del sottotenente A. P. Dawson e quello del sergente aviere C. H. Wines), appartenenti all’830th Squadron della Fleet Air Arm (gli equipaggi, sopravvissuti, saranno internati nel Nordafrica francese).
16 aprile 1941
Partecipa ai soccorsi ai superstiti del convoglio «Tarigo» (piroscafo italiano Sabaudia, piroscafi tedeschi Arta, Adana, Aegina e Iserlohn, cacciatorpediniere Luca Tarigo, Lampo e Baleno), annientato la notte precedente dai cacciatorpediniere britannici Jervis, Janus, Nubian e Mohawk (quest’ultimo affondato nello scontro). In tutto saranno tratti in salvo 1248 superstiti, mentre le vittime saranno centinaia.

Il Dardo fotografato a Tripoli all’istante dell’esplosione della motonave Birmania (sullo sfondo), il 3 maggio 1941, che causò la perdita di due navi (la Birmania stessa e l’incrociatore ausiliario Città di Bari), decine di vittime ed ingenti danni alle strutture portuali (g.c. STORIA militare)

11 maggio 1941
Lascia Napoli scortando, insieme ai cacciatorpediniere Aviere, Geniere, Camicia Nera, Grecale e Scirocco, un convoglio composto dai piroscafi Ernesto e Tembien e dalle motonavi italiane Giulia e Col di Lana e dalle tedesche Preussen e Wachtfels.
La scorta a distanza è fornita dagli incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere, Luigi Cadorna, Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e dai cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, Emanuele Pessagno, Antoniotto Usodimare, Antonio Pigafetta, Maestrale, Scirocco, Bersagliere, Fuciliere ed Alpino.
14 maggio 1941
Il convoglio arriva Tripoli.
19 maggio 1941
Riparte da Tripoli insieme ai cacciatorpediniere Aviere, Grecale e Camicia Nera ed alla vecchia torpediniera Enrico Cosenz per scortare i piroscafi Amsterdam ed Ernesto, la pirocisterna Sanandrea e le motonavi Giulia, Col di Lana e Wachtfels (tedesca) di ritorno a Napoli. Il convoglio gode anche di scorta indiretta, rappresentata dagli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e dai cacciatorpediniere Granatiere, Bersagliere ed Alpino.
1° giugno 1941
Nel primo pomeriggio lascia Napoli di scorta, insieme ad Aviere, Geniere e Camicia Nera ed alla vetusta torpediniera Giuseppe Missori, al convoglio «Aquitania», composto dai trasporti Aquitania, Caffaro, Nirvo, Montello e Beatrice C. e dalla nave cisterna Pozarica, diretti a Tripoli. Il convoglio, che non riesce ad avere velocità superiore agli otto nodi, è appoggiato a distanza dalla VIII Divisione (incrociatori leggeri Giuseppe Garibaldi e Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi).
2 giugno 1941
Il convoglio viene localizzato da un ricognitore e da un sommergibile britannici. Intorno alle 14 cinque bombardieri Bristol Blenheim decollati da Malta raggiungono il convoglio ad una ventina di miglia dalle isole Kerkennah, e, scambiati dalle navi italiane (che li hanno avvistati alle 14.15) per Junkers Ju 88 tedeschi, si tengono a distanza in attesa che la scorta aerea (due caccia Fiat CR. 42) se ne vada. Alle 14.30 i due CR. 42 lasciano il convoglio per tornare alle basi e vengono sostituiti da un idrovolante CANT Z. 501, che si posiziona a proravia del convoglio in funzione antisommergibile; a questo punto i Blenheim si avvicinano da poppa al convoglio e lo attaccano, sganciando le proprie bombe da 500 metri di quota mentre lo “risalgono” sino alle unità in testa. Uno degli aerei viene abbattuto dal tiro contraereo delle navi, ma il Montello, colpito, salta in aria con tutto l’equipaggio (era carico di benzina e munizioni), ed il Beatrice C. viene gravemente danneggiato e, nell’impossibilità di salvarlo, dev’essere abbandonato dall’equipaggio e finito dal Camicia Nera.
4 giugno 1941
Il resto del convoglio arriva a Tripoli, dove subirà altri quattro attacchi aerei mentre in porto, che ritarderanno le operazioni di scarico a tal punto che l’11 giugno, quando si renderà necessario far ripartire le navi per liberare il porto a causa dell’arrivo di un altro convoglio, buona parte dei carichi finirà col tornare in patria all’interno delle stive, non essendovi stato modo di sbarcarlo.
30 giugno 1941
Salpa da Napoli per Tripoli di scorta, unitamente ai gemelli Freccia e Strale ed al più anziano Turbine, ad un convoglio formato dalle motonavi Francesco Barbaro, Sebastiano Venier, Rialto, Barbarigo, Andrea Gritti ed Ankara (quest’ultima tedesca).
27 luglio 1941
Parte da Napoli per scortare a Tripoli, insieme a Freccia, Strale e Turbine, un convoglio composto dai piroscafi Amsterdam, Spezia e Bainsizza e dalla motonave Col di Lana, con rifornimenti per l’Afrika Korps.
29 luglio 1941
Lascia Tripoli per Napoli per scortare, insieme a Freccia, Turbine e Strale, il convoglio di ritorno composto dagli stessi mercantili di due giorni prima.

Il Dardo in navigazione (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

16 agosto 1941
Salpa da Napoli alle 00.30 di scorta, insieme al gemello Freccia, al cacciatorpediniere Euro ed alle torpediniere Giuseppe Sirtori, Procione e Pegaso, ad un convoglio (40. Seetransport Staffel) formato dai piroscafi Caffaro, Nicolò Odero e Maddalena Odero, dalle motonavi Giulia e Marin Sanudo e dalla nave cisterna Minatitlan.
Alle 9.13 il sommergibile olandese O 23 (tenente di vascello Gerardus Bernardus Michael Van Erkel) avvista il convoglio, che procede con rotta 212° a dieci nodi di velocità, a 10 miglia per 057°, ed alle 10.03, nel punto 39°35’ N e 13°18’ E (a sudovest di Capri), lancia due siluri da cinque miglia per poi scendere subito a 40 metri. Nessuna delle armi colpisce, ma dopo undici minuti alcune unità della scorta si portano al contrattacco e lanciano, fino alle 13.30, un centinaio di bombe di profondità. L’O 23 evita danni scendendo a 95 metri; terminata la caccia, alcune unità continuano a lanciare una carica di profondità ogni venti minuti sino alle 19.30.
17 agosto 1941
Il convoglio viene attaccato da aerei della Royal Air Force decollati da Malta, che colpiscono con un siluro il Maddalena Odero. Quest’ultimo dirige per riparare a Lampedusa scortato da Sirtori e Pegaso, ma verrà affondato da attacchi aerei il giorno seguente.
18 agosto 1941
Il sommergibile britannico P 32 (tenente di vascello David Anthony Baily Abdy) avvista alle 15.30 il resto del convoglio italiano diretto a Tripoli, ma dieci minuti dopo, mentre manovra per portarsi all’attacco, affonda per esplosione interna.
19 agosto 1941
Il resto del convoglio arriva a Tripoli alle 17.30.
24 agosto 1941
Il Dardo, insieme al resto della VII Squadriglia (Freccia e Strale), alla VIII Squadriglia (Fulmine e Folgore) ed alla VIII Divisione Navale (Duca degli Abruzzi, Montecuccoli ed Attendolo) esce da Palermo alle 5.30 a contrasto dell’operazione britannica «Mincemeat», consistente nell’invio del posamine Manxman, camuffato da cacciatorpediniere francese classe Leopard, a posare mine al largo di Livorno, con azione diversiva della Forza H al largo della Sardegna ed attacco aereo su Tempio Pausania. Altre aliquote delle forze navali italiane sono uscite il 23 da Taranto (IX Divisione con Littorio e Vittorio Veneto, XI Squadriglia Cacciatorpediniere con Aviere e Camicia Nera, XIII Squadriglia con Granatiere, Bersagliere, Fuciliere ed Alpino), Messina (III Divisione con Trento, Trieste, Bolzano e Gorizia, X Squadriglia con Maestrale e Scirocco, XII Squadriglia con Corazziere, Carabiniere, Ascari e Lanciere), Napoli (cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi e Lanzerotto Malocello della XIV Squadriglia e Nicoloso Da Recco della XVI Squadriglia) e Trapani (cacciatorpediniere Antonio Pigafetta e Giovanni Da Verrazzano della XV Squadriglia). L’VIII Divisione e le due squadriglie di cacciatorpediniere con essa dovrebbero effettuare una crociera verso La Galite per intercettare un eventuale convoglio. Alle 16, dato che la ricognizione aerea, spintasi sino al meridiano 3° E, non ha trovato alcun convoglio, l’VIII Divisione ed i relativi cacciatorpediniere ricevono ordine di non proseguire più verso La Galite (ormai in vista) dopo le 17, ma di assumere invece rotta 30° per riunirsi, se del caso, al gruppo «Littorio». Alle 16.56 la Divisione inizia ad accostare di conseguenza alla velocità di 22 nodi, ma all’1.25 giungerà l’ordine di rientrare a Palermo – essendo la Forza H già tornata a Gibilterra – dove le navi arriveranno alle 8.45.
1° settembre 1941
Lascia Napoli per Tripoli scortando, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Strale e Nicoloso Da Recco (caposcorta, capitano di vascello Stanislao Esposito), un convoglio composto dalle motonavi Andrea Gritti, Vettor Pisani, Rialto, Sebastiano Venier e Francesco Barbaro.
2 settembre 1941
Il convoglio, informato della probabile presenza di un sommergibile nemico, devia dalla rotta, manovra che lo farà passare nello stretto di Messina con tre ore di ritardo. Passato lo stretto, il convoglio si divide in due colonne, con Rialto e Pisani a dritta, Gritti e Barbaro a sinistra, Venier più a poppavia, tra le due colonne, e la scorta tutt’intorno (Da Recco in testa, Freccia e Strale a dritta, Folgore e Dardo a sinistra). La deviazione compiuta in precedenza fa però sì che il convoglio si trovi in acque pericolose – nel raggio d’azione degli aerei britannici di base a Malta – in acque notturne (senza cioè poter fruire della scorta aerea italiana, che vi è solo di giorno), contrariamente alle previsioni iniziali.
3 settembre 1941
Alle 00.25-00.30, 26 miglia a sud/sudest (per 140°) di Capo Spartivento (nel punto 37°33’ N e 16°26 E) il convoglio viene attaccato da nove aerosiluranti Fairey Swordfish dell’830th Squadron F.A.A. decollati da Malta, che, nonostante la reazione delle artiglierie contraeree delle navi, colpiscono Gritti e Barbaro con un siluro ciascuna. La prima, incendiata, esplode uccidendo tutti i 349 uomini a bordo tranne due, mentre la Barbaro viene incendiata e presa a rimorchio dal Dardo (il quale prende inoltre a bordo i 9 ufficiali e 294 sottufficiali e soldati del Regio Esercito che si trovavano imbarcati di passaggio sulla motonave), che, con la scorta dei cacciatorpediniere Ascari e Lanciere (e successivamente rilevato, nel rimorchio, dai rimorchiatori Titano e Porto Recanati), riuscirà a portarla a Messina, giungendovi alle 18.30 dello stesso giorno. Il resto del convoglio arriverà a Tripoli il 4 settembre.
19 settembre 1941
Mentre il Dardo, insieme ai cacciatorpediniere Freccia, Folgore, Euro e Vincenzo Gioberti, sta scortando da Napoli a Tripoli il piroscafo Caterina, la petroliera Minatitlan e le motonavi Col di Lana e Marin Sanudo, il convoglio viene attaccato da aerei della Royal Air Force, che danneggiano la Col di Lana. La motonave, presa a rimorchio dal Gioberti, potrà essere condotta in salvo.

Disastro a Palermo



Due immagini del Dardo capovolto a Palermo il 23 settembre 1941, mentre sono in corso tentativi di salvare gli uomini intrappolati nello scafo (sopra: Coll. Maurizio Brescia via www.associazione-venus.it; sotto: g.c. STORIA militare)


Sul finire del 1941, il Dardo venne scaricato ed alleggerito della zavorra prima di subire un ciclo di lavori di manutenzione e rimodernamento, da effettuare a Palermo. Il 23 settembre 1941, però, i cronici problemi d’instabilità delle unità della classe Dardo, aggravati dalla mancanza di zavorra, riemersero con tragiche conseguenze. Intorno alle cinque del pomeriggio, mentre il Dardo veniva rimorchiato all’interno del porto di Palermo per entrare nel bacino di carenaggio, la mancanza di pesi nello scafo ed il vento che tirava in quel momento causarono uno sbandamento che in breve portò al capovolgimento della nave.
Dei 234 uomini del suo equipaggio, solo 122 (per altra fonte 193), al comando del capitano di corvetta Ferdinando Corsi, si trovavano a bordo, mentre gli altri erano già partiti in licenza, dato che la nave non sarebbe tornata in servizio per un po’ di tempo. Esistono stime divergenti sul numero delle vittime: a seconda delle fonti, 38 o 40 uomini trovarono la morte nel disastro. I volumi che elencano i caduti e dispersi della Marina Militare nella seconda guerra mondiale elencano i nomi di 33 uomini del Dardo deceduti in tale data; è possibile che le altre vittime fossero operai o comunque personale di cantiere che si trovava già a bordo della nave.

Trenta corpi furono recuperati dal relitto e sepolti nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli (Palermo), nella prima fila della cappella numero 3 (reparto soldati), durante la settimana successiva all'affondamento, mentre altri due, ritrovati dopo alcune settimane, furono sepolti il 23 ottobre 1941. Per i sei rimanenti, si sarebbe dovuto aspettare fino al recupero del relitto: i resti di cinque di loro furono ritrovati il 20 febbraio 1942, a recupero terminato, e quelli dell'ultimo disperso vennero rinvenuti solo il 23 marzo di quello stesso anno. 
Su otto delle lapidi, non essendo stato possibile identificare le salme (si trattava di Enzo Fiorini di Firenze, Alcide Giovetti di Cusano Milanino, Giuseppe Micalizzi di Catania, Italo Vetromile ed Alfonso Viapiano di Taranto, Luigi Visone di Sant’Anastasia, Pietro Zanette di Godega Sant’Urbano e Rino Conventi di Goro di Mesola), fu scritto semplicemente «Marinaio del Dardo».
Le famiglie di alcuni dei marinai – ufficialmente dichiarati dispersi –, nonostante alcune di esse avessero ripetutamente inviato lettere alla Marina fin dal 1941, non avrebbero appreso la verità sulla sorte dei loro congiunti sino a quando, il 3 dicembre 1982, un sopravvissuto del Dardo avrebbe raccontato la storia dell'affondamento durante una puntata della trasmissione “Portobello” di Enzo Tortora. Alcune delle famiglie avrebbero allora reclamato le salme, che, dopo tanto tempo, sarebbero infine tornate ai paesi d’origine. 
I resti degli otto marinai mai identificati, invece, attendono tuttora un'identificazione che le odierne tecnologie renderebbero possibile, e che permetterebbe di restituirli alle loro famiglie: appelli in questo senso dei discendenti del marinaio Rino Conventi, però, sono rimasti finora inascoltati.

Le vittime tra l’equipaggio del Dardo:

Mario Amato, marinaio radiotelegrafista, deceduto
Filippo Bersaglio, marinaio, deceduto
Giuseppe Barnazzani, marinaio, deceduto
Marino Bianchi, marinaio, deceduto
Pietro Bovi, marinaio carpentiere, deceduto
Alberto Capanna, marinaio cannoniere, deceduto
Dante Cavallari, sottocapo segnalatore, deceduto
Giuseppe Cirillo, marinaio, deceduto
Michele Coccaro, sottocapo cannoniere, deceduto
Domenico Comiti, sottocapo cannoniere, deceduto
Rino Conventi, marinaio, disperso
Aldo Cundari, marinaio cannoniere, deceduto
Stefano De Pasqua, secondo capo meccanico, deceduto
Vito De Tullio, marinaio radiotelegrafista, deceduto
Enzo Fiorini, sottocapo cannoniere, deceduto
Bruno Gerenzani, marinaio cannoniere, da Olgiate Olona (nato a Marnate), deceduto
Alcide Giovetti, marinaio S. D. T., disperso
Leonardo Inglese, marinaio silurista, deceduto
Antonio Lo Nardo, marinaio fuochista, deceduto
Lucio Lunani, sottocapo radiotelegrafista, deceduto
Giulio Mairo, secondo capo meccanico, deceduto
Paolo Mazzoni, sottocapo cannoniere, deceduto
Silvio Melis, marinaio cannoniere, deceduto
Giuseppe Micalizzi, sottocapo infermiere, disperso
Vincenzo Morvillo, marinaio, deceduto
Gennaro Mottola, marinaio, deceduto
Nevio Sangigli, marinaio fuochista, deceduto
Antonio Stucchi, marinaio fuochista, deceduto
Mario Vargiù, marinaio cannoniere, deceduto
Italo Vetromile, operaio militarizzato col grado di sergente, disperso
Alfonso Viapiano, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Visone, sottocapo elettricista, disperso
Pietro Zanette, sottocapo meccanico, disperso


Il marinaio Pietro Bovi, morto nel capovolgimento del Dardo a Palermo, qui fotografato durante il precedente servizio sul sommergibile Jantina (per g.c. del nipote Gabriele Gamberoni)


I comandi italiani decisero che valesse la pena di recuperare la nave per ripararla e rimetterla in servizio. Il relitto del cacciatorpediniere fu recuperato nel febbraio 1942 e rimorchiato inizialmente a Genova, da dove, il 24 novembre 1942, fu trasferito a La Spezia (dove entrò in bacino), a rimorchio del rimorchiatore Vortice e scortato dalla vecchia torpediniera Nicola Fabrizi e dal MAS 509.
Durante i successivi lavori di riparazione e ricostruzione, l’impianto lanciasiluri poppiero venne rimpiazzato da due mitragliere pesanti Breda da 37/54 mm; furono inoltre installate altre tre mitragliere singole Scotti/Isotta Fraschini da 20/70 mm (due a proravia del fumaiolo ed una a poppa) ed un radar italiano Ec.3/ter “Gufo” (per altre fonti quest’ultimo fu installato solo durante i nuovi lavori nell’agosto 1943). Per migliorare la stabilità, lo scafo fu allargato di 1,2 metri e venne rimossa la centrale di tiro.

Completati i lavori, il Dardo tornò a Genova il 4 maggio 1943 e qui compì, il 21 ed il 28 maggio e l’8 giugno, le prove in mare, dopodiché fece ritorno a La Spezia il 19 giugno.
 
Il Dardo a Genova nell’agosto 1943 (Foto Aldo Fraccaroli, Coll. Maurizio Brescia via www.associazione-venus.it)

Rientrato in servizio il 15 giugno 1943, al comando del capitano di corvetta Angelo Biancheri, il Dardo effettuò esercitazioni al largo di La Spezia il 27 ed il 29 giugno e poi ancora l’1, il 3 ed il 5 luglio. Il 19 luglio salpò per la prima nuova missione di guerra, scortando a La Maddalena i piroscafi Altamura e Cassino, per poi tornare a La Spezia, dove giunse il 22.
La seconda vita del cacciatorpediniere, però, fu di effimera durata. Nello stesso mese di luglio, il Dardo fu nuovamente messo fuori uso dallo scoppio di una delle sue turbine, e dovette nuovamente essere sottoposto ad un periodo di lavori.
Quando fu annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, i lavori sul Dardo – formalmente assegnato alla XVI Squadriglia Cacciatorpediniere di base a La Spezia, che componeva con i più grandi Ugolino Vivaldi, Antonio Da Noli e Nicolò Zeno – non erano ancora terminati, e la nave, impossibilitata a muovere, venne catturata a Genova dalle forze tedesche il 9 settembre 1943.
Diversi membri dell'equipaggio vennero catturati ed internati in Germania; due di essi, il marinaio Angelo Ghinassi ed il sottocapo motorista Mario Silla Magi, non ne avrebbero più fatto ritorno. Altri marinai del Dardo sarebbero morti in Italia nei diciotto lunghissimi mesi a venire, nei quali il Paese sarebbe stato sconquassato dai combattimenti tra tedeschi e Alleati, dalla lotta senza quartiere tra fascisti e partigiani, dai bombardamenti, dai rastrellamenti, dalle rappresaglie.

Il 17 settembre il Dardo fu incorporato nella Kriegsmarine con il nome di TA 31 (Torpedoboot Ausland, dunque declassata a torpediniera), ma tornò in servizio solo il 17 giugno 1944, dopo aver subito la sostituzione, nel corso dei lavori di riparazione, di una delle mitragliere da 20 mm (quella sita a poppavia del fumaiolo) con una da 37 (per altra fonte furono imbarcate due mitragliere singole M1939 da 37 mm). Anche il radar italiano era stato sostituito con un modello tedesco, un Fu.Mo.24 o 31. A causa della bassa qualità dei lavori di riparazione, la nave non era in perfette condizioni d’operatività (le macchine erano inaffidabili e non consentivano di superare i 30 nodi), ma, stante la scarsità di naviglio disponibile, la Kriegsmarine dovette accontentarsi.
Assegnata alla 10. Torpedoboot-Flotille (con base a Genova ed interamente composta da unità ex italiane), la TA 31 effettuò subito, lo stesso 17 giugno, la sua prima missione: poche ore prima che gli Alleati avviassero le operazioni per l’invasione dell’arcipelago elbano, la nave imbarcò la ridotta guarnigione tedesca di Pianosa e, scortata da MAS e Schnellboote, fece rotta per Marina di Campo. Nelle prime ore di quello stesso giorno la piccola formazione navale fu avvistata da unità di pattuglia alleate, ma queste vennero respinte dal tiro della TA 31 e poi inseguite da una Schnellboot. La TA 31 e le altre navi giunsero poi a Portolongone, dove sbarcarono la guarnigione di Pianosa.

La TA 31 nell’estate del 1944 (Coll. G. Vaccaro via M. Brescia e www.associazione-venus.it)

Successivamente l’unità svolse alcune altre missioni e prese parte ad un’azione al largo di Bocca di Serchio, dopo di che l’usura causata dall’intensa e prolungata attività operativa, e le continue avarie che la colpirono, spinsero a porla in disarmo già il 20 ottobre 1944. Pochi giorni dopo, il 25 ottobre, la nave venne colpita da bombe e seriamente danneggiata durante un’incursione aerea; i danni non vennero nemmeno riparati. (Altre fonti sembrano invece attribuire il disarmo della TA 31 proprio alle conseguenze dei danni subiti nel bombardamento, così posponendo la data della radiazione.)
Il 24 aprile 1945, poco prima della resa tedesca, la TA 31 venne autoaffondata nel porto di Genova. Il relitto venne recuperato nel novembre 1946 e demolito.


Caduti in guerra tra l’equipaggio del Dardo:

Mario Amato, marinaio radiotelegrafista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Vito Baldini, sergente meccanico, deceduto in territorio metropolitano il 31.10.1943
Luigino Bellu, marinaio cannoniere, deceduto nel Mediterraneo Centrale il 17.4.1941
Filippo Bersaglio, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Giuseppe Barnazzani, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Marino Bianchi, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Umberto Bosani, secondo capo cannoniere, deceduto in Libia il 20.4.1941
Pietro Bovi, marinaio carpentiere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Placido Busà, marinaio furiere, deceduto in territorio metropolitano il 29.8.1944
Alberto Capanna, marinaio cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Dante Cavallari, sottocapo segnalatore, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Giuseppe Cirillo, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Michele Coccaro, sottocapo cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Domenico Comiti, sottocapo cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Rino Conventi, marinaio, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Antonio Cosentino, marinaio fuochista, deceduto in territorio metropolitano il 30.10.1943
Aldo Cundari, marinaio cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Stefano De Pasqua, secondo capo meccanico, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Vito De Tullio, marinaio radiotelegrafista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Enzo Fiorini, sottocapo cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Bruno Gerenzani, marinaio cannoniere, da Olgiate Olona (nato a Marnate), deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Angelo Ghinassi, marinaio, disperso in prigionia in Germania il 3.1.1945
Alcide Giovetti, marinaio S. D. T., disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Leonardo Inglese, marinaio silurista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Antonio Lo Nardo, marinaio fuochista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Lucio Lunani, sottocapo radiotelegrafista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Mario Silla Magi, sottocapo motorista, deceduto in prigionia in Germania il 26.2.1945
Giulio Mairo, secondo capo meccanico, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Paolo Mazzoni, sottocapo cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Silvio Melis, marinaio cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Giuseppe Micalizzi, sottocapo infermiere, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Vincenzo Morvillo, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Gennaro Mottola, marinaio, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Nevio Sangigli, marinaio fuochista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Antonio Stucchi, marinaio fuochista, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Mario Vargiù, marinaio cannoniere, deceduto il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Italo Vetromile, operaio militarizzato col grado di sergente, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Alfonso Viapiano, marinaio cannoniere, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo
Luigi Visone, sottocapo elettricista, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo

Pietro Zanette, sottocapo meccanico, disperso il 23.9.1941 per capovolgimento della nave a Palermo


Il relitto della nave nel maggio 1945 (Coll. Achille Rastelli via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)


2 commenti:

  1. Sono un pronipote di uno dei 40 sfortunati del Dardo.

    Mio prozio venne a mancare quando aveva poco più di vent'anni, con una moglie appena più giovane di lui ed un matrimonio durato venti giorni.

    Il caso volle che non solo lui fosse mio parente (primo cugino di mio nonno paterno), ma anche la moglie lo fosse, dato che sarebbe diventata la sorella di mia nonna materna.

    Mia prozia Maria non si risposò: dal 1941 ha invocato notizie del marito, ufficialemte "disperso", secondo le autorità.
    Ricordo bene la puntata di Portobello citata nell'articolo e quanto mio padre abbia cercato di fare per dare a mia prozia delle risposte, dopo 41 anni di attesa; ricordo quanto si siano prodigati anche i superstiti del Dardo, mettendosi in comunicazione con mia prozia ed offrendo tutta la loro vicinanza e solidarietà.

    Quando 10 anni fa venne a mancare mia prozia Maria, uno dei suoi più grandi rammarichi e rimpianti era non essere riuscita a riportare i resti del marito al cimitero locale.

    Nel 2008 interessai il Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, chiedendo di contattare le altre 7 famiglie dei non riconosciuti e tentare l'identificazione dei resti (di mio prozio, conservo una ciocca di capelli biondi, di cui egli fece dono alla moglie, all'ultima visita al paese): la mia mail, preceduta da una serie di contatti telefonici, non ha mai avuto riscontro.
    Spiegavo che i ragazzi del Dardo, al pari di tutti quelli che non sono più a causa di quel conflitto bellico, di certo non ambivano a diventare eroi: lo sono diventati loro malgrado.

    Uno Stato che onora realmente i propri caduti non lo fa con la retorica: riportare a casa le salme di quegli 8 sfortunati, avrebbe un valore simbolico enorme, anche a distanza di quasi ottantanni.

    Chiunque legga questo mio appello e lo condivida, avendo suggerimenti, mi contatti alla seguente mail:
    rinoconventi@gmail.com

    Sì, porto il nome di mio prozio e sono stato allevato da quella che è stata sua moglie per 20 giorni, ma materialmente per tutta la vita.

    Grazie.

    Rino Conventi

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    1. Avevo tratto la notizia proprio da quanto lei aveva scritto nella descrizione di un filmato sulla vicenda del suo prozio, pubblicato su Youtube.
      In effetti una tale situazione è deprimente, e Onorcaduti non sembra essere molto reattivo alle e-mail inviate: credo che sia stato oggetto di tagli negli ultimi anni...

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