venerdì 1 maggio 2015

Gino Allegri


La Gino Allegri (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net)

Motonave da carico di 6836 tsl, 4020 tsn e 9192 tpl, lunga 138,68 metri, larga 18,92 e pescante 12,10, con velocità di 15,8 nodi. Appartenente alla Società Oriens – Linee Triestine per l’Oriente (il Lloyd Triestino) ed iscritta con matricola 453 al Compartimento Marittimo di Trieste.
Appartenente alla “classe” Filzi (Fabio Filzi, Carlo Del Greco, Gino Allegri, Mario Roselli, Reginaldo Giuliani) costruita nei CRDA di Monfalcone per il Lloyd Triestino, fece parte del primo “gruppo” di nove grandi e veloci motonavi da carico di nuova costruzione ad entrare in servizio tra l’agosto ed il dicembre 1941, permettendo, per la prima volta dall’inizio della guerra, di formare convogli veloci di motonavi da carico; fu anche una delle prime ad andare perduta, in un periodo relativamente tranquillo della battaglia dei convogli.

Breve e parziale cronologia.

18 marzo 1940
Impostata nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1238).
26 febbraio 1941
Varata nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
18 dicembre 1941
Completata e contestualmente requisita a Trieste dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
3 gennaio 1942
Dopo aver imbarcato 4175 tonnellate di rifornimenti (23 tonnellate di munizioni per le forze italiane, 1330 tonnellate di carburante per le forze italiane e 788 per le forze tedesche, 1371 tonnellate di altri materiali per le forze italiane e 663 per le forze tedesche), 33 carri armati (20 italiani e 13 tedeschi), 92 automezzi (79 italiani e 13 tedeschi) e 97 militari (72 italiani e 25 tedeschi), l’Allegri lascia Brindisi alle 13.15, scortata dal cacciatorpediniere Freccia e dalla torpediniera Procione, nell’ambito dell’operazione di rifornimento «M. 43». È, per la motonave, il primo viaggio.
Nell’ambito di questa operazione, l’Allegri e la sua scorta compongono il convoglio numero 3; la «M. 43» prevede in tutto l’invio in Libia di cinque grandi motonavi da carico ed una petroliera, tutte veloci (almeno 14 nodi) e di recente costruzione, con una scorta poderosa: oltre alle siluranti di scorta di ciascun convoglio, vi sono una forza di «scorta diretta incorporata nel convoglio» (ammiraglio di squadra Carlo Bergamini, con il compito di respingere eventuali attacchi di formazioni leggere di superficie come la Forza K) composta dalla corazzata Duilio con gli incrociatori leggeri Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, Raimondo Montecuccoli, Muzio Attendolo e Giuseppe Garibaldi ed i cacciatorpediniere Maestrale, Scirocco, Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti, ed un gruppo d’appoggio a distanza (ammiraglio di squadra Angelo Iachino, con l’incarico di proteggere il convoglio da un eventuale attacco in forze della Mediterranean Fleet) formato dalle corazzate Littorio, Giulio Cesare ed Andrea Doria, dagli incrociatori pesanti Trento e Gorizia e dai cacciatorpediniere Aviere, Geniere, Carabiniere, Alpino, Camicia Nera, Ascari, Antonio Pigafetta ed Antonio Da Noli. Alla scorta aerea concorrono la Regia Aeronautica (Armata Aerea e Ricognizione Marittima) e la Luftwaffe (II Corpo Aereo Tedesco e X Corpo Aereo Tedesco, di base l’uno in Sicilia e l’altro in Grecia) per effettuare ricognizione sul porto della Valletta (Malta) e nelle acque di Alessandria, bombardamenti preventivi sugli aeroporti maltesi e scorta di caccia, antiaerosilurante ed antisommergibile sui cieli del convoglio nonché a protezione delle navi impegnate nello scarico una volta giunte a Tripoli. Completa il dispositivo di difesa la dislocazione di undici sommergibili sulle probabili rotte che una ipotetica forza navale nemica dovrebbe percorrere per attaccare il convoglio.
4 gennaio 1942
Tra le 4 e le 11, come previsto, il convoglio «Allegri» si unisce ai convogli 1 (motonavi Monginevro, Lerici e Nino Bixio, cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, Nicoloso Da Recco, Antoniotto Usodimare, Bersagliere e Fuciliere) e 2 (motonave Monviso, motocisterna Giulio Giordani, torpediniere Orsa, Aretusa, Castore ed Antares), partiti rispettivamente da Messina e Taranto; si forma così un unico grande convoglio, il cui caposcorta è il contrammiraglio Amedeo Nomis di Pollone sul Vivaldi. Mentre il convoglio «Allegri» si unisce al Gruppo «Duilio», la III Divisione Navale (Trento e Gorizia) del gruppo d’appoggio viene avvistata da un ricognitore britannico; da Malta decolla una formazione aerea per attaccare, ma deve rientrare senza essere riuscita a trovare il convoglio. Al tramonto il gruppo «Duilio» s’incorpora nella formazione del convoglio, che durante la notte mette la prua su Tripoli.


L’Allegri in navigazione (g.c. Manuel Staropoli)

5 gennaio 1942
Il gruppo «Duilio» lascia il convoglio, che giunge indenne a Tripoli alle 12.30 senza aver subito alcun attacco.
19 gennaio 1942
Allegri (che ha imbarcato 439 internati, di cui 424 anglo-maltesi, 5 greci e 10 ebrei inglesi) e Lerici lasciano Tripoli alle 16.30 per rientrare a Trapani, scortate dai cacciatorpediniere Antonio Da Noli (caposcorta) e Saetta e dalla torpediniera Clio. Durante la navigazione l’Allegri evita di stretta misura una mina al largo di Pantelleria.
20 gennaio 1942
Le due motonavi arrivano a Trapani alle 20.20.
3 marzo 1942
L’Allegri si trova nel porto di Palermo quando la città sicula viene bombardata da 16 bombardieri Vickers Wellington della Royal Air Force decollati da Malta, che colpiscono il porto e la città causando 30 vittime tra militari e civili. Uscita indenne dal bombardamento, l’Allegri riesce frettolosamente a mollare gli ormeggi ed allontanarsi dal molo dove si trova prima che esso venga investito dall’esplosione del piroscafo tedesco Cuma, carico di munizioni e carburante, che esplode dopo essere stato incendiato dalle bombe, causando danni al porto ed ad altre navi (l’Allegri stessa, i piroscafi Securitas, Tricolore e Le Tre Marie, la nave appoggio sommergibili Antonio Pacinotti, la cisterna militare Marte, i cacciatorpediniere Folgore e Strale e le torpediniere Giuseppe Cesare Abba e Partenope; i danni comunque non sono gravi).
7 marzo 1942
L’Allegri salpa da Messina alle cinque del mattino, scortata dai cacciatorpediniere Bersagliere ed Antonio Da Noli, formando il convoglio numero 2 dell’operazione di traffico «V. 5». Alle 19.20, a sud di Santa Maria di Leuca, il convoglio dell’Allegri si riunisce con il convoglio numero 1, partito da Brindisi con le motonavi Nino Bixio e Reginaldo Giuliani e la scorta del cacciatorpediniere Antonio Pigafetta e della torpediniera Aretusa (poi rimpiazzata dal cacciatorpediniere Scirocco); le navi proseguono poi per meridiano sino all’imbocco del Golfo della Sirte.
8 marzo 1942
Alle 7.30, al convoglio 1-2 si aggrega anche il numero 3, composto dalla motonave Monreale proveniente da Napoli con le torpediniere Castore e Circe ed i cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi e Fuciliere; entro le 8.30, a 190 miglia da Leuca, si forma così un unico convoglio sotto il comando del capitano di vascello Enrico Mirti della Valle, imbarcato sul Pigafetta. Poco dopo, alle 9.45, sopraggiunge anche il gruppo di scorta, al comando dell’ammiraglio di divisione Raffaele De Courten, formato dagli incrociatori Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli e Giuseppe Garibaldi e dai cacciatorpediniere Alfredo Oriani, Aviere, Ascari e Geniere; tale gruppo zigzaga a 16-18 nodi di velocità mantenendosi poco a poppavia del convoglio, che procede a 15 nodi verso sud passando a 190 miglia da Malta. La scorta aerea è fornita da due bombardieri medi CANT Z. 1007 della Regia Aeronautica e da sei tra bombardieri Junkers Ju 88 e caccia pesanti Messerschmitt Me 110 della Luftwaffe; comunque non si concretizza alcuna minaccia da parte degli aerei di Malta, essendo l’isola sottoposta a continui bombardamenti da più di due mesi (la cui intensità viene peraltro aumentata quando vengono inviati grossi convogli). Al tramonto il gruppo di scorta viene “incorporato” nel convoglio.
9 marzo 1942
Al largo di Ras Cara (punto d’atterraggio), in mattinata, il gruppo di scorta lascia il convoglio e si posiziona in modo da coprirlo da eventuali attacchi di navi britanniche, che però non hanno luogo. Alle 7.30 Scirocco e Pigafetta lasciano anch’essi il convoglio per rinforzare la scorta di un altro partito da Tripoli per tornare in Italia (e che ha in quel momento incrociato quello proveniente dall’Italia); l’Allegri e le altre navi entrano nel porto di Tripoli tra le 17.30 e le 18.
17 marzo 1942
L’Allegri lascia Tripoli alle 22 scortata dalla torpediniera Circe, navigando di conserva con motonave Reginaldo Giuliani e la torpediniera Perseo (ambedue partite da Tripoli mezz’ora prima), per tornare a Palermo nell’ambito dell’operazione «Sirio», che vede in mare una serie di convogli da e per la Libia (piroscafo Reichenfels e motonave Vettor Pisani da Napoli e Messina a Tripoli con i cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, Pessagno e Zeno e le torpediniere Pallade e Prestinari; piroscafo Assunta De Gregori da Palermo a Tripoli con il cacciatorpediniere Premuda e la torpediniera Castore; motonavi Nino Bixio e Monreale da Tripoli a Napoli con la stessa scorta che ha scortato Pisani e Reichenfels sulla rotta opposta) fruenti della protezione a distanza dell’incrociatore leggero Duca d’Aosta con i cacciatorpediniere Grecale e Scirocco.
Nella notte il convoglio dell’Allegri viene infruttuosamente attaccato da aerei.
18 marzo 1942
In mattinata si uniscono alla scorta di Allegri e Giuliani, per il tratto da Pantelleria a Trapani (cioè fino al primo pomeriggio), anche i MAS 563 e 564. L’Allegri (con la Circe) arriva a Palermo alle 23.30, preceduta di mezz’ora dalla Giuliani (con la Perseo).

Un’altra immagine della motonave (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

3 aprile 1942
L’Allegri e la motonave Monreale salpano da Augusta per Tripoli alle due di notte, scortate dai cacciatorpediniere Freccia e Nicolò Zeno, nell’ambito dell’operazione di traffico «Lupo» (invio in Libia di 6 moderne motonavi). Al tramonto il convoglio «Allegri» si aggrega ad un più grande convoglio formato dalle motonavi Nino Bixio, Monviso, Lerici ed Unione scortate dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta), Antonio Da Noli, Emanuele Pessagno, Euro e Folgore e dalle torpediniere Pallade e Centauro, a sua volta frutto dell’unione di due convogli partiti da Taranto e Messina.
Forniscono scorta a distanza l’incrociatore leggero Eugenio di Savoia ed i cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi e Mitragliere, mentre la scorta aerea è assicurata da 17 velivoli.
4 aprile 1942
Alle cinque del mattino il convoglio viene avvistato da ricognitori nemici; nonostante reiterati attacchi aerei, tutte le navi (il cui carico complessivo assomma a 6190 tonnellate di carburante, 14.955 tonnellate di munizioni ed altri rifornimenti, 769 tra automezzi e rimorchi, 82 carri armati e 327 uomini) giungono indenni a Tripoli in mattinata.
11 aprile 1942
L’Allegri riparte da Tripoli per Napoli alle 19, scortata dalla torpediniera Centauro.
12 aprile 1942
Il convoglio, essendo stato avvistato da un ricognitore, viene dirottato a Messina durante la notte.
13 aprile 1942
Allegri e Centauro giungono a Napoli alle 10.30.
22 aprile 1942
L’Allegri e la motonave Agostino Bertani (convoglio «C») salpano da Napoli per Tripoli alle 22.30, scortati dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta) e Nicolò Zeno.
23 aprile 1942
Alle 17 Pigafetta e Zeno lasciano il convoglio «C» per assumere la scorta del convoglio «K», in navigazione sulla stessa rotta ma in direzione opposta; la scorta di Allegri e Bertani viene assunta dalle vecchie torpediniere Generale Antonio Cantore e Generale Carlo Montanari giunte da Tripoli con i motodragamine tedeschi R 12 e R 15.
24 aprile 1942
Dopo aver superato indenne attacchi di bombardieri ed aerosiluranti, il convoglio «C» giunge a Tripoli alle 12.30.
30 aprile 1942
Allegri e Bertani ripartono da Tripoli alle 19 per tornare a Napoli, scortate dai cacciatorpediniere Premuda (caposcorta) e Lanzerotto Malocello.
2 maggio 1942
Il convoglio arriva a Napoli alle 6.15.
10 maggio 1942
L’Allegri, con a bordo 94 militari, 154 tra veicoli e mezzi corazzati e 4049 tonnellate di rifornimenti (3544 tonnellate di munizioni ed altri materiali e 505 tonnellate di carburanti e lubrificanti), parte da Napoli alle 17.15 insieme alle motonavi Reginaldo Giuliani, Agostino Bertani e Reichenfels, quest’ultima tedesca, e con la scorta dei cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta, capitano di vascello Aldo Cocchia) e Premuda e delle torpediniere Pallade e Polluce: si tratta del convoglio «G», uno dei tre in mare per l’operazione di traffico «Mira», consistente nell’invio a Tripoli di sei grandi e moderne motonavi suddivise in tre convogli. Per la prima volta, per maggior protezione ed a titolo sperimentale, la scorta sarà interamente costituita da siluranti dotate di ecogoniometro.
11 maggio 1942
Alle 3.30 la Giuliani, colta da un’avaria del timone, deve rifugiarsi a Palermo scortata dal Premuda (potrà comunque ripartire poco dopo, arrivando a Tripoli il 14).
All’alba il convoglio «G» si congiunge con gli altri due convogli di «Mira», l’«X» (motonave Unione e torpediniera Climene, partite da Messina) e l’«H» (motonave Ravello e torpediniera Castore, partite da Napoli), costituendo un unico convoglio sotto il comando del capitano di vascello Cocchia sul Da Recco. Il convoglio imbocca la rotta di ponente per giungere a Tripoli.
12 maggio 1942
Alle 00.05 il convoglio viene raggiunto dalla torpediniera Generale Marcello Prestinari, inviata da Tripoli per Pilotarlo sulle rotte di sicurezza.
Tutte le navi, nonostante attacchi aerei e subacquei nemici nel Canale di Sicilia, arrivano a Tripoli in mattinata (tra le 6.40 e le 9.45) con uno dei più grandi carichi mai portati in Libia da un singolo convoglio.
17 maggio 1942
L’Allegri lascia Tripoli alle 6.30 per rientrare a Brindisi, scortata dal Da Recco. Durante la navigazione, a causa dell’inesperienza dei comandanti militare e civile, che non seguono gli ordini impartiti dal caposcorta capitano di vascello Aldo Cocchia, la motonave rischia di andare a finire su un campo minato italiano, costringendo il Da Recco, risultato vano ogni altro mezzo ed essendo il pericolo imminente, a segnalarle apertamente via radio quanto sta rischiando, con segnali lanciati in chiaro, così infrangendo le norme in vigore per la navigazione di guerra.
19 maggio 1942
Allegri e Da Recco giungono a Brindisi all’una di notte.

Vista da poppa (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

L’affondamento

Alle 13.45 del 29 maggio 1942 l’Allegri salpò ancora una volta da Brindisi diretta a Bengasi, costituendo con il suo cacciatorpediniere di scorta, il Nicoloso Da Recco (capitano di vascello Aldo Cocchia, caposcorta), il convoglio «L».
Sfortunatamente, come ricordò in seguito il caposcorta Cocchia del Da Recco, sia il comandante civile che quello militare dell’Allegri erano poco abituati a navigare in convoglio, pertanto la nave stava male in formazione, ed i suoi due comandanti seguivano con poca convinzione le disposizioni del caposcorta. Inoltre l’Allegri era provvista di radiosegnalatori per comunicare con la propria scorta, ma a detta di Cocchia apparteneva a quella categoria di navi con cui “le comunicazioni a volte andavano piuttosto male, o perché non capivano, o perché facevano finta di non sentire o perché gli apparati, sempre delicati, non erano in ordine”. Fuori Otranto, il Da Recco avvistò un sommergibile emerso che si stagliava vistosamente contro la luna; il convoglio era stato avvisato che avrebbe incontrato un U-Boot tedesco, ma la posizione e l’ora del previsto incontro erano differenti, e non vi era quindi certezza sulla nazionalità del battello avvistato. Cocchia riteneva necessario, prima di chiarire tale dubbio, mettere al sicuro l’Allegri da ogni possibile attacco da parte del sommergibile, ed a questo scopo impartì alla motonave, con tutti i mezzi disponibili, una serie di ordini di cambiare rotta, ma il mercantile non diede segno di aver inteso, anzi, secondo Cocchia, “sembrava che la «L» [così Cocchia chiama l’Allegri, senza mai farne esplicitamente il nome] facesse apposta per mettersi nelle condizioni migliori per essere attaccata”. Alla fine fu il sommergibile, accortosi a sua volta della presenza delle due navi, a risolvere la questione immergendosi; il Da Recco lanciò solo alcune bombe di profondità a scopo intimidatorio regolate per scoppiare a bassa profondità, così che un sommergibile amico, immersosi in profondità per evitare incidenti, non ne sarebbe stato danneggiato, mentre un battello nemico, rimasto poco sotto la superficie per attaccare, non sarebbe potuto passare all’attacco.
Alle 6.30 del 30 maggio, un centinaio di miglia a sudest di Punta Stilo, l’Allegri si unì ad un’altra moderna motonave, la Rosolino Pilo, partita da Taranto per Tripoli con la scorta del cacciatorpediniere Euro (capitano di fregata Giuseppe Cigala Fulgosi; tale convoglio era denominato «P»), formando così un unico convoglio, il cui caposcorta era il Da Recco.
Di nuovo l’Allegri non obbedì agli ordini trasmessi dal Da Recco, tanto che il cacciatorpediniere dovette lasciare la propria posizione nella formazione per avvicinarsi sino a portata di voce e ribadire gli ordini al megafono, cui Cocchia aggiunse pesanti rimproveri. Non c’era altro verso di farsi ascoltare, ma Cocchia si sarebbe più tardi rammaricato della severità del suo rimprovero, vista la sorte poi toccata alla nave ed al suo equipaggio.
Le due motonavi e la relativa scorta viaggiarono insieme fino alla sera del 30 maggio, seguendo la rotta orientale per la Libia e passando 200 miglia ad est di Malta ad una velocità di 15,5 nodi.
Nella notte del 30 il convoglio, avendo ricevuto segnalazione della presenza di sommergibili nemici sulla propria rotta ed essendo cercato dalla ricognizione aerea, variò la propria rotta per eludere tali minacce.
Stavolta, però, «ULTRA» aveva fatto cilecca: già dal 27 maggio, infatti, il servizio di decrittazione britannico aveva segnalato che dal 25 l’Allegri stava caricando munizioni a Brindisi, ma in seguito non era riuscito a decifrare alcun altro messaggio utile su questo convoglio, e quando vi sarebbe riuscito, il 31, sarebbe ormai stato troppo tardi per influire sugli eventi, che erano già giunti al termine. A scatenare gli attacchi sul convoglio fu invece il suo casuale avvistamento da parte di un aereo britannico, alle 11.03 del 30 maggio.
Alle 22.30 del 30 maggio le motonavi si divisero nuovamente per raggiungere le rispettive destinazioni, ciascuna con un cacciatorpediniere: Allegri con Euro per Bengasi, Pilo con Da Recco per Tripoli.
Il convoglio formato da Allegri ed Euro, però, venne localizzato alle 00.15 del 31 da ricognitori britannici decollati dalle basi cirenaiche, che indirizzarono su di esso gli aerei di base a Malta (che proprio in quel periodo, a seguito della riduzione dell’intensità dei bombardamenti tedeschi e dell’arrivo di nuovi velivoli decollati da delle portaerei, stavano iniziando a rimettere i denti ed a riprendere ad attaccare i convogli dopo un periodo di scarsissima attività aerea). Il primo attacco aereo si verificò alle 00.35 del e passò senza causare alcun danno; ma alle prime luci dell’alba gli aerei, dei bombardieri Vickers Wellington del 221st Squadron della Royal Air Force, tornarono alla carica.
Nel frattempo, alle 4.20 (ora italiana, d’ora in poi usata; 5.20 ora di bordo del Proteus) il sommergibile britannico Proteus, al comando del capitano di corvetta Philip Stewart Francis, aveva avvistato le due navi oscurate italiane su rilevamento 300°, in posizione 32°28’ N e 18°52’ E. Alle 4.22 il Proteus si era immerso, non potendo attaccare in superficie a causa della luce lunare, ed alle 4.30 avvistò di nuovo il convoglio al periscopio, riconoscendolo correttamente come composto da un mercantile scortato da un cacciatorpediniere.
Alle 4.41 il Proteus lanciò due siluri da 1370 metri, con i tubi di poppa, contro l’Allegri, per poi scendere in profondità ed allontanarsi verso nordovest.
Colpita, alle 4.45, sia dalle bombe degli aerei che dai siluri del Proteus, la motonave – carica di munizioni – prese fuoco e dopo sei minuti saltò in aria nel punto 32°31’ N e 18°36’ E (o 32°27’ N e 18°54’ E), un’ottantina di miglia ad ovest di Bengasi, ricoprendo tutto il mare circostante con una coltre di fumo nero. L’esplosione fu tanto violenta che anche il Proteus, immerso ad elevata profondità e notevole distanza, fu scosso violentemente e subì anche alcuni danni. (Le fonti italiane attribuirono inizialmente la perdita all’attacco aereo, e successivamente, appreso dell’attacco del Proteus, ad una coincidenza che avesse portato le bombe degli aerei ed i siluri del Proteus a colpire contemporaneamente l’Allegri;  il Proteus però non parlò minimamente della presenza di aerei nel suo giornale di bordo. Alcune fonti parlano anche di partecipazione all’attacco da parte del sommergibile britannico Taku, ma in realtà il Taku lanciò, alle 4.43 e 60 miglia più a nord, contro la Rosolino Pilo, senza riuscire a colpirla).
All’Euro non rimase che raccogliere i pochi superstiti: 21, tutti feriti, su circa 300 uomini che erano a bordo. Il cacciatorpediniere proseguì poi per Bengasi, dove arrivò a mezzogiorno e dieci.
Così il comandante Cocchia del Da Recco, nel suo libro di memorie “Convogli”, descrisse la fine dell’Allegri: “Nella notte, poco prima dell’alba, ci separammo e, mentre il Da Recco proseguiva col Pilo per Tripoli, la «L», scortata dall’Euro, diresse per Bengasi. Non erano passati forse 20 minuti dalla separazione che, in direzione dell’Euro-«L», vedemmo chiari i segni di un attacco aereo. Lancio di bengala, rabbioso fuoco antiaereo e intorno una forte vampata della quale capimmo anche troppo bene il significato. Intercettammo subito dopo le comunicazioni radio con le quali Cigala informava Supermarina di essere stato attaccato da velivoli e che la «L» era saltata in aria. Aveva a bordo diverse migliaia di tonnellate di munizioni e, una volta colpita da una bomba, non potevano esserci dubbi sulla sua sorte”.


L’equipaggio civile della Gino Allegri nell’ultimo viaggio (si ringrazia Manuel Staropoli, che ne ha rinvenuto l’elenco):

Sebastiano Aimone, 46 anni, da Trieste, panettiere
Giovanni Anatrella, 19 anni, da Napoli, mozzo
Nicolò Arbanassi, 31 anni, da Trieste, fuochista
Libero Autuoro, 33 anni, da Formia, marinaio
Arnaldo Bevilacqua, 36 anni, da Trieste, operaio
Renato Biagi, 46 anni, da Trieste, fuochista
Gino Bignami, 23 anni, da Trieste, garzone di camera
Giovanni Bono, 30 anni, da Napoli, amanuense
Ignazio Cardi, 18 anni, da Riposto, mozzo
Antonio Cardinale, 53 anni, da Napoli, primo cuoco
Carlo Causini, 45 anni, da Trieste, primo cameriere
Francesco Colantuono, giovanotto di seconda
Enrico Costantini, 39 anni, da Torre del Greco, carbonaio
Ciro D’Acunzo, 33 anni, da Resina, terzo ufficiale
Giuseppe Della Motta, 49 anni, da Trieste, primo ufficiale di macchina
Ciro Esposito, 28 anni, da Napoli, garzone di camera
Augusto Ferini, 23 anni, da Monte di Capodistria, mozzo
Edmondo Filippini, 32 anni, da Trieste, elettricista
Galliano Fumi, 46 anni, da Trieste, secondo ufficiale
Aniello Gaglione, 29 anni, da Torre del Greco, giovanotto di prima
Gennaro Garofalo, 42 anni, da Torre del Greco, carbonaio
Miroslavo Gulli, 33 anni, da Trieste, elettricista
Ferdinando Holzhausen, 55 anni, da Genova, comandante
Mario Liguoro, 31 anni, da Napoli, marinaio
Raffaele Loffredo, 31 anni, da Torre del Greco, marinaio
Giorgio Martinelli, 54 anni, da Lavagna, maestro di casa
Vincenzo Mazzella di Regnella, 35 anni, da Monte di Procida, marinaio
Angelo Milonco, 47 anni, da Monfalcone, direttore di macchina
Mario Morin, 45 anni, da Trieste, marconista
Vito Nevoli, 18 anni, da Monopoli, piccolo di camera
Clemente Nocerino, 37 anni, da Torre del Greco, marinaio
Pasquale Oliva, 46 anni, da Trieste, fuochista
Raffaele Olivieri, 49 anni, da Torre del Greco, marinaio
Augusto Orlando, 39 anni, da Trieste, secondo ufficiale di macchina
Domenico Pansini, 40 anni, da Molfetta, marinaio
Mario Pechiar, 46 anni, da Trieste, operaio
Francesco Pescatori, 27 anni, da Trieste, garzone di camera
Alessandro Pettener, 40 anni, da Trieste, nocchiere
Armando Pintarelli, 29 anni, da Napoli, secondo cuoco
Mario Pranmalico, 25 anni, da Trieste, garzone di cucina
Giuseppe Rigoli, 45 anni, da Trieste, fuochista
Michele Risola, 29 anni, da Trieste, operaio
Giorgio Sepcich, 34 anni, da Cherso, operaio
Pasquale Sorrentino, 36 anni, da Torre del Greco, marinaio
Renato Spizzamiglio, 32 anni, da Buie d’Istria, terzo ufficiale di macchina
Francesco Staropoli, 41 anni, da Trieste, fuochista
Oliviero Suban, 42 anni, da Trieste, elettricista
Umberto Tosorato, 36 anni, da Trieste, marinaio
Bruno Vascotto, 31 anni, da Isola, marinaio


Il fuochista Francesco Staropoli, nato a Parghelia (Vibo Valentia) nel 1901 e trasferitosi a Trieste nel 1938. Navigò sull’Allegri per quasi tutta la breve vita di questa nave, sino alla sua perdita; fu tra i dispersi nell'affondamento, lasciando sette figli. (Si ringrazia il nipote Manuel Staropoli).


 L’elenco dell’equipaggio civile dell’Allegri (g.c. Manuel Staropoli)



L’affondamento dell’Allegri nel giornale di bordo del Proteus (da Uboat.net):

0520 hours - When in position 32°28'N, 18°52'E sighted two darkened ships bearing 300°.
0522 hours - Turned tail on and dived. It had been decided to attack from submerged due to the bright moonlight.
0530 hours - Sighted the enemy through the periscope. The two ships were seen to be a merchant vessel escorted by a destroyer.
0541 hours - Fired two stern torpedoes from 1500 yards. Went deep on firing and retired to the north-west. The target was the merchant vessel, a modern ship of about 6000 tons.
0542 hours - Heard two loud explosions of torpedoes hitting.
0548 hours - Heard a very loud explosion of ammunition blowing up. Proteus was badly shaken and this caused some minor defects.
0620 hours - Returned to periscope depth. The destroyer was seen laying stopped in the position of the attack, 2 nautical miles off. The merchant was not seen. The area was covered by black smoke.”

Un’altra foto dell’Allegri (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)


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