martedì 15 marzo 2016

Corallo

Il Corallo sullo scalo, durante la costruzione (da “Sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM, 1999)

Sommergibile di piccola crociera della classe Perla (dislocamento di 680 tonnellate in superficie, 844 in immersione).
Durante la seconda guerra mondiale effettuò 23 missioni offensive/esplorative e 25 missioni di trasferimento, percorrendo 21.131 miglia in superficie e 2587 in immersione, trascorrendo 180 giorni in mare ed affondando tre piccoli motovelieri per complessive 205 tsl.

Breve e parziale cronologia.

1° ottobre 1935
Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1144).

L’unità nelle fasi iniziali della costruzione (da “Gli squali dell’Adriatico. Monfalcone ed i suoi sommergibili nella storia navale italiana” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999).

2 agosto 1936
Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
26 settembre 1936
Entrata in servizio. Assegnato alla XXXIV Squadriglia Sommergibili, con base a Messina, svolge alacre attività addestrativa in Adriatico e Dodecaneso, compiendo diverse crociere addestrative e di resistenza.
Marzo 1937
Riceve la bandiera di combattimento: la cerimonia, alla presenza dell’arcivescovo di Napoli Ascalesi (che benedice la bandiera), del prefetto e del comandante del Dipartimento Militare Marittimo Basso Tirreno, si svolge a Torre del Greco, porto noto appunto come centro della pesca e lavorazione del Corallo. Il cofanetto per la bandiera è realizzato dall’incisore torrese Michele Scala.
1937
Svolge una campagna addestrativa.
1938
Altra campagna addestrativa.
15 ottobre 1938
Aggregato alla Flottiglia Scuola Comando.
1939
Dislocato a Cagliari, in seno alla LXXII Squadriglia Sommergibili (VII Grupsom), della quale farà ancora parte (con i gemelli Diaspro e Turchese ed il più anziano Medusa) all’ingresso in guerra dell’Italia.
10 giugno 1940
Alla data dell’entrata nel conflitto dell’Italia, il Corallo si trova a Monfalcone per lavori di manutenzione.
Fine agosto 1940
Completati i lavori, torna in servizio.
3 settembre 1940
Il Corallo (capitano di corvetta Loris Albanese) viene inviato in missione offensiva circa 60 miglia a sud di Creta, tra Gaudo ed Alessandria d’Egitto.
17 settembre 1940
Verso le 18 il Corallo avvista (in posizione 33°34’ N e 25°34’ E) una formazione britannica in navigazione (procedendo a zig zag) verso Alessandria d’Egitto: la compongono la portaerei Illustrious (identificata correttamente), la corazzata Valiant (che Albanese identifica erroneamente come un incrociatore pesante) e cinque cacciatorpediniere (Valiant ed Illustrious procedono in linea di fila, coi cacciatorpediniere sui lati), di ritorno ad Alessandria d’Egitto dopo aver bombardato Derna e Bengasi. Alle 18.30 il sommergibile, avvicinatosi in immersione e superata la scorta, lancia due siluri – da 1500 – metri contro l’Illustrious, dopo di che s’immerge subito a 80 metri (per eludere un’eventuale reazione della scorta, in particolare di un cacciatorpediniere che minaccia di speronarlo) ed avverte due forti detonazioni (ritenute «diverse da quelle delle bombe di profondità») dopo 75 secondi; nessuna nave, comunque, è stata colpita. I cacciatorpediniere reagiscono sottoponendo il Corallo ad un bombardamento con bombe di profondità, protrattosi per tre ore; il Corallo subisce diversi danni (che ne compromettono l’efficienza operativa) ed un membro dell’equipaggio, il capo silurista Angelo Bianchi, rimane ucciso in camera lancio siluri poppiera, probabilmente per essere stato sbattuto contro una parete od altra parte del locale durante le ripetute perdite di assetto verificatesi durante il bombardamento. Per ridurre la probabilità di essere localizzati, viene assunto l’assetto silenzioso, travasando e sbarcando l'acqua di assetto e compenso con l'aria compressa; ciò implica però lo sfogo delle casse, ad intervalli regolari, verso l’interno, così facendo salire di molto la pressione interna. Conclusa la caccia, il sommergibile riemerge, e nel farlo perde un altro uomo: il comandante in seconda, tenente di vascello Alfredo Gatti, non riesce a regolare la pressione al momento di aprire il portello della torretta e viene così proiettato all’esterno dalla pressione stessa, finendo in mare. Non si riuscirà più a trovarlo, nonostante prolungate ricerche.
18 settembre 1940
Dato che i danni subiti non sono riparabili coi mezzi disponibili a bordo, il Corallo interrompe la missione e raggiunge Tobruk.
Novembre 1940
Il Corallo ed altri quattro sommergibili (Topazio, Fratelli Bandiera, Pier Capponi e Goffredo Mameli) vengono inviati circa 90 miglia a sud-sud-est di Malta a contrasto dell’operazione britannica «Coat», consistente nell’invio a Malta di un convoglio (di navi da guerra: la corazzata Barham, l’incrociatore pesante Berwick, l’incrociatore leggero Glasgow e tre cacciatorpediniere, con una forza di copertura costituita dalla portaerei Ark Royal – che lancerà anche un attacco aereo diversivo su Cagliari –, dall’incrociatore leggero Sheffield e da tre cacciatorpediniere) con truppe ed armi antiaeree, nell’ambito dell’operazione complessa «MB.8» (che prevede anche altre operazioni secondarie: il trasferimento di unità da guerra da Gibilterra ad Alessandria, l’invio di convogli in Grecia, l’attacco di aerosiluranti contro Taranto dell’11-12 novembre ed una puntata offensiva contro convogli italiani nel Canale d’Otranto). Il Corallo e gli altri sommergibili formano uno sbarramento con intervalli di 20-30 miglia tra ogni unità e l’ordine di effettuare pendolamento notturno; il Corallo, comunque, non avvista alcuna unità nemica.
Gennaio 1941
Partito per una nuova missione, deve rientrare subito alla base in seguito ad un’avaria.
Febbraio 1941
Inviato in missione a nord di Capo Bougaroni: altri problemi ai motori lo obbligano al rientro.
Aprile 1941
Inviato in missione a sud della Sardegna, deve di nuovo interrompere la missione e tornare prima del previsto, stavolta per via del tempo avverso.
Maggio 1941
Agguato circa 50 miglia a ponente dell’isola La Galite. Nessun risultato.
Giugno 1941
Agguato sul meridiano 8° Est; il 14 giugno avvista un gruppo di ben 14 aerei, ma la missione è senza esito.
Luglio 1941
Infruttuosa missione offensiva a sudovest della Sardegna.
Ottobre 1941
Nuovo agguato, stavolta al largo di Capo Zebib, ma ancora priva di successi.
3 novembre 1941
Inviato ad ovest di Malta (al comando del capitano di corvetta Andreani) con compiti di agguato offensivo ed esplorativo, a protezione dell’invio in Libia di un grosso convoglio (il «Beta», detto anche «Duisburg»), raggiunge all’alba la zona d’agguato. Il suo incarico è rilevare e segnalare eventuali movimenti navali britannici ad ovest di Malta, ed attaccare le navi avvistate.
9 novembre 1941
Il convoglio «Duisburg» viene intercettato e distrutto dalla Forza K britannica, uscita da Malta senza che il Corallo l’abbia potuta rilevare (inevitabilmente, data la sua posizione rispetto all’isola: la Forza K non è passata in quelle acque, bensì ai margini della zona d’agguato del sommergibile Settembrini). Al tramonto, il sommergibile lascia il settore assegnato e ne raggiunge un altro al largo di Algeria e Tunisia, come ordinato.
Gennaio 1942
Nuovo agguato tra Malta e Capo Passero.
Marzo 1942
Altro agguato nelle acque di Malta.
Aprile 1942
Il Corallo (tenente di vascello Gino Andreani) viene inviato in missione al largo di Capo Bon.
28 aprile 1942
Ferma alle 4.10, al largo di Bona, i motovelieri tunisini Dar es Salaam (una goletta di 138 tsl) e Tunis (uno sciabecco di 41 tsl). Le due piccole unità, appartenenti alla Francia di Vichy, possono navigare solo con apposito permesso, ma non lo hanno: pertanto il Corallo ne prende a bordo gli equipaggi (tredici uomini un tutto), poi le affonda a cannonate nel punto 37°01’ N e 11°09’ E.
Maggio 1942
Nuova missione a levante della Galite.
Giugno 1942
Altra missione, di nuovo ad est della Galite.
7 giugno 1942
Sempre al comando del tenente di vascello Andreani, il Corallo ferma un altro motoveliero tunisino, l’Hady M’Hammed di sole 26 tsl, lungo le coste della Tunisia; ritenendo che stia trasportando dei materiali per conto degli Alleati, il  comandante del Corallo ordina ai sei uomini dell’equipaggio tunisino di abbandonarlo, li prende a bordo come prigionieri e poi lo affonda a cannonate, alle due di notte, in posizione 37°24’ N e 09°10’ E. Indi il Corallo riceve ordine di spostare la sua zona d’agguato a nordovest di Algeri.
Al rientro dalla missione, assume il comando del Corallo il tenente di vascello Guido Guidi.
11 giugno 1942
Il battello viene inviato, assieme ad altri quattro sommergibili (Onice, Ascianghi, Aradam e Dessiè) in agguato nel triangolo compreso tra Malta, Pantelleria e Lampedusa a contrasto dell’operazione britannica «Harpoon» (convoglio fortemente scortato da Gibilterra a Malta), nell’ambito della battaglia di Mezzo Giugno. Il Corallo non avvista, tuttavia, alcuna nave.
Ottobre 1942
Inviato a sud delle Baleari.
Novembre 1942
Inviato nelle acque di Biserta; penetra anche la rada di Philippeville, ma non vi trova alcuna nave da attaccare.
1° dicembre 1942
Forma uno sbarramento di sommergibili nel Mediterraneo occidentale, assieme ai sommergibili Alagi, Argento, Bronzo, Galatea, Porfido, Volframio, Mocenigo, Diaspro e Malachite.
 
La consegna della bandiera di combattimento: sullo sfondo i Molini Meridionali Marzoli.

L’affondamento

Il 10 dicembre 1942 il Corallo, al comando del tenente di vascello Guido Guidi, salpò da Cagliari per una missione da svolgere in un’area situata tra Bona e Biserta (poi gli fu ordinato di spostarsi tra La Galite e Cap de Fer), con ordine di penetrare nella rada di Bougie durante la notte del 13, ed attaccare eventuali navi nemiche che avesse trovato in rada.
Un membro dell’equipaggio, Salvatore Fanale, rimase a terra perché doveva essere operato d’appendice: una malattia che gli salvò la vita. Dopo la partenza, infatti, il Corallo non diede più notizia di sé; invano le chiamate radio continuarono fino al 23 dicembre.
A guerra finita si seppe cos’era successo. Nella notte del 13 dicembre 1942 il Corallo, a 14 miglia da Bougie (e 165 miglia a nordest di Algeri), era stato localizzato ed attaccato da quattro unità britanniche di scorta al convoglio «KMS 4» (in navigazione da Gibilterra ad Algeri); sottoposto a bombardamento con cariche di profondità, era stato danneggiato ed obbligato ad emergere (per altra versione, probabilmente errata, le navi nemiche avevano colpito il sommergibile coi loro cannoni mentre questi tentava di disimpegnarsi ed immergersi). A questo punto, secondo alcune fonti, marinai del Corallo avevano raggiunto il cannone del sommergibile ed avevano cercato di puntarlo verso lo sloop Enchantress (capitano di fregata Arthur Edward Tolfray Christie) per ingaggiare uno scontro d’artiglieria, ma la nave britannica aveva speronato il battello italiano. Mentre l’Enchantress aveva subito nella collisione seri danni alle strutture prodiere, il Corallo aveva avuto la peggio, ed era affondato con tutto l’equipaggio – il comandante Guidi, 5 altri ufficiali e 43 tra sottufficiali e marinai – nel punto 36°58’ N e 05°07’ E (a nord del golfo di Bougie).

Morirono nell’affondamento:

Giuseppe Berra, sottotenente di vascello
Virgilio Boi, sottocapo
Sergio Camporeale, sergente
Giovanni Capraro, sottocapo
Guido Caucci, tenente del Genio Navale (direttore di macchina)
Silvio Cavicchio, sottocapo
Armando Cecchini, sottocapo
Alberico Ciccarelli, marinaio
Giuseppe Cimminiello, secondo capo
Giuseppe Crociani, sottocapo
Angelo De Luca, sottocapo
Emanuele De Luca, sottocapo
Albino Di Domenico, sottocapo
Carlo Di Stefano, marinaio
Pietro Durandoni, marinaio
Carmelo D’Urso, sottotenente di vascello (comandante in seconda)
Antonio Esposito, marinaio
Giuseppe Failla, sottocapo
Giovanni Falcone, marinaio
Erminio Finistauri, marinaio
Nicola Giacobbe, sottocapo
Giovanni Gilardi, capo di terza classe
Isidoro Gori, secondo capo
Guido Guidi, tenente di vascello (comandante)
Giovanni La Pira, marinaio
Michele Leonardi, secondo capo
Benedetto Lojacono, capo di terza classe
Ardengo Manzella, guardiamarina
Salvatore Marras, secondo capo
Antonio Mazzella, marinaio
Mauro Mignosa, sottocapo
Francesco Monaco, sottocapo
Gualtiero Montecuccoli, marinaio
Dino Morgantini, marinaio
Marino Nibbi, secondo capo
Francesco Nicoletta, marinaio
Elia Origgi, marinaio
Sebastiano Palazzolo, sergente
Salvatore Perrini, sottocapo
Salvatore Petracchi, sottocapo
Franco Pirazzini, aspirante guardiamarina
Carlo Quagliato, sergente
Giovanni Sansonetti, sottocapo
Cosimo Scianaro, sottocapo
Antonio Simeoni, sottocapo
Mariano Sirago, sottocapo
Rosario Sottile, sottocapo
Vincenzo Torre, sergente
Antonio Urban, sottocapo



Il Corallo durante l’allestimento, il 1° settembre 1936 (da “Sommergibili in guerra” di Achille Rastelli ed Erminio Bagnasco, Albertelli Editore, 1994)


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