sabato 19 marzo 2016

Rosolino Pilo

La Rosolino Pilo nel maggio 1942, fotografata dal cacciatorpediniere Euro (Archivio Centrale dello Stato, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net

Motonave da carico da 8325,52 tsl, 5019 tsn e 9206 tpl, lunga 144 metri e larga 18,6, con velocità di 14 nodi. Appartenente alla Società Anonima Cooperativa Garibaldi, con sede a Genova, ed iscritta con matricola 2332 al Compartimento Marittimo di Genova.
Faceva parte di un gruppo di quattro moderne motonavi gemelle (le altre tre erano Nino Bixio, Luciano Manara ed Agostino Bertani) ordinate in origine dalla Cooperativa Garibaldi per il servizio di trasporto merci di linea da e per l’Africa Orientale Italiana. Erano le più grandi navi da carico costruite in Italia fino a quel momento; avevano confortevoli sistemazioni per 12 passeggeri oltre a capaci stive per il carico, mentre i motori FIAT a sette cilindri da 6000 HP garantivano la buona velocità di 14-16 nodi.
Naturalmente, nessuna delle navi fu impiegata per lo scopo designato, dato che furono completate in piena guerra e subito utilizzate sulle rotte per la Libia; la Pilo, ultima ad entrare in servizio, fu anche l’unica ad andare definitivamente perduta in guerra (la Manara fu silurata due volte ma sopravvisse al conflitto, mentre Bixio e Bertani, affondate in porto, vennero recuperate e ricostruite nel dopoguerra).

Breve e parziale cronologia.

6 marzo 1939
Impostata nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente (numero di cantiere 325).
11 ottobre 1941
Varata nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente.


Il varo della Pilo (sopra: Tony Ferrando via Nedo B. Gonzales; sotto: g.c. Pietro Berti; entrambe da www.naviearmatori.net)


15 maggio 1942
Completata per la S. A. Cooperativa Garibaldi di Genova e subito requisita a Genova dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
29 maggio 1942
La Pilo salpa da Taranto per Tripoli alle 17, con la scorta del cacciatorpediniere Euro (capitano di fregata Giuseppe Cigala Fulgosi). È il suo primo viaggio per la Libia; Pilo ed Euro costituiscono il convoglio «P».
30 maggio 1942
Verso le 6.30, un centinaio di miglia a sudest di Punta Stilo, il convoglio «P» si unisce al convoglio «L», cioè la motonave Gino Allegri ed il cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, provenienti da Brindisi. Il convoglio unico così formato (caposcorta è il capitano di vascello Aldo Cocchia, del Da Recco) imbocca la rotta di levante per la Libia, passando a circa 200 miglia ad est di Malta.
Nella notte del 30, a seguito della segnalazione della presenza di un sommergibile sul percorso, nonché della presenza di ricognitori britannici, la rotta viene cambiata più volte per confondere le idee al nemico. Il Da Recco lancia delle bombe di profondità contro un sommergibile dalla nazionalità dubbia.
Alle 22.30 il convoglio si scinde di nuovo, ma scambiandosi le navi scorta: la Pilo dirige per Tripoli con la scorta del Da Recco, mentre l’Allegri fa rotta verso Bengasi, scortata dall’Euro.
31 maggio 1942
Pilo e Da Recco raggiungono indenni Tripoli alle 12.45. Non sarà così per l’Allegri, che, attaccata per due volte da aerei e poi dal sommergibile britannico Proteus, salterà in aria con la perdita di quasi tutto il personale imbarcato.
Alle 4.25 Pilo e Da Recco (che la precede a 1-2 miglia compiendo ampi zig zag) vengono avvistate, in posizione 33°34’ N e 18°30’ E, dal sommergibile britannico Taku (capitano di corvetta Jack Gethin Hopkins), rispetto al quale si trovano a 5 miglia per 230°. Il sommergibile si avvicina a tutta forza in superficie, poi alle 4.40 s’immerge e prosegue nell’avvicinamento, sempre alla massima velocità.
Alle 4.43 il Taku lancia tre siluri (un quarto non parte per un problema ad una valvola del tubo) dalla distanza di 5500 metri (la presenza del Da Recco gli impedisce di avvicinarsi di più). Nonostante Hopkins ritenga di aver avvertito esplosioni e visto fiamme al periscopio, nessuna nave viene colpita, e l’attacco non è anzi nemmeno notato.


Due immagini di una sequenza scattata dall’Euro alla Pilo, con ogni probabilità il 29 o 30 maggio 1942 (Archivio Centrale dello Stato, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)



7 giugno 1942
La Pilo lascia Tripoli alle 23 insieme alle motonavi Lerici e Reichenfels (tedesca), con la scorta dei cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi (caposcorta) e Lanzerotto Malocello e della torpediniera Polluce. Le navi formano il convoglio «K».
8 giugno 1942
Alle 17.25 il convoglio «K», al largo di Ras Iddah, ne incontra un altro proveniente da Palermo e diretto a Tripoli, con il piroscafo Numidia e la nave cisterna Caucaso scortate dalle torpediniere Castore e Clio. La Polluce, come prestabilito, passa al convoglio nuovo arrivato, assumendone il comando, mentre il «K» prosegue verso la sua destinazione.
9 giugno 1942
Il convoglio arriva a Napoli a mezzogiorno.
20 giugno 1942
La Pilo parte da Napoli per Tripoli alle 2.30 (od alle 2), insieme alla Reichenfels, trasportando 2892 tonnellate di materiali vari, munizioni e materiali d’artiglieria, 25 tonnellate di carburante e lubrificante, un pontone da 554 tonnellate, 135 tra veicoli e rimorchi, quattro carri armati e 153 militari (la Reichenfels ha invece a bordo 3671 tonnellate di munizioni, materiale d’artiglieria e materiali vari, 613 tonnellate di carburante e lubrificante, 241 tra automezzi e rimorchi e 137 uomini); la scorta è formata dai cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta, capitano di vascello Aldo Cocchia) e Strale (capitano di corvetta Maresca) e dalla torpediniera Centauro. Il convoglio segue una rotta che passa tra la Tunisia e l’isola di Zembra, passa a circa un miglio da Capo Bon e percorre il Caale di Sicilia.
21 giugno 1942
Fino alle 00.47 il convoglio mantiene la prua sul faro di Capo Bon (rilevamento 88°) con Da Recco in testa, seguito da Reichenfels al centro e Pilo in coda in linea di fila, con lo Strale in scorta laterale sulla dritta e Centauro in scorta laterale sulla sinistra, a circa 700 metri dalle due motonavi. A quell’ora, però, il caposcorta ordina di passare a rilevamento 68° ed ordina allo Strale di accostare a sinistra ed accodarsi alla Pilo per non passare troppo vicino alla costa; il cacciatorpediniere (che ha ufficiali inesperti ed un comandante alla sua prima missione dopo lungo impiego a terra), tuttavia, accosta invece a dritta e, all’una di notte, s’incaglia su una secca presso Ras el Ahmar, a 3 km dalla rotta che avrebbe dovuto seguire.
La Centauro viene distaccata per assisterlo (lo Strale non potrà essere disincagliato, e andrà così perduto), mentre Pilo e Reichenfels proseguono con la scorta del solo Da Recco.
Durante la mattinata le tre navi, in navigazione nel Canale di Sicilia con una scorta aerea di tre velivoli (un bombardiere tedesco Junkers Ju 88, un aerosilurante italiano Savoia Marchetti S. 79 “Sparviero” ed un idrovolante italiano CANT Z. 501), vengono avvistate da ricognitori Martin Maryland del 69th Squadron, e ripetutamente attaccate dagli aerei britannici di base a Malta.
A mezzogiorno (le 12.55 per l’orario britannico, probabilmente avanti di un’ora causa il fuso orario) si verifica l’attacco più intenso, con ben nove aerosiluranti Bristol Beaufort del 217th Squadron della Royal Air Force (guidati dal maggiore Robert Gran Lynn; gli altri sono pilotati dai tenenti A. H. Aldridge e W. J. Stevens, sottordini di Lynn, dal tenente Phillips, dal sottotentente McSharry e dai sergenti Downe, Smyth e Fenton) scortati da sei caccia Bristol Beaufighter del 235th Squadron (tre, guidati dal maggiore A. E. Cook, in scorta ravvicinata, e tre, al comando del maggiore W. C. Wigmore, per copertura in quota). Gli aerei britannici (decollati da Malta alle 11.15; uno dei Beaufort è però dovuto tornare indietro) attaccano da poppa sinistra, intendendo lanciare contro entrambe le motonavi; giunti però ad un miglio di distanza, il Da Recco apre un violento tiro contraereo (lo stesso fanno anche Pilo e Reichenfels) ed abbatte dapprima il caposquadriglia degli aerosiluranti, e subito dopo altri due Beaufort (i Beaufort abbattuti sono il W6052 del maggiore Lynn, l’AW342 del sergente William Dennis Smyth ed il DD996 del tenente Phillips; da parte britannica, però, si afferma che solo Lynn e Phillips furono direttamente abbattuti dal tiro del Da Recco, mentre l’aereo di Smyth venne accidentalmente colpito dal siluro dell’aereo di Lynn, staccatosi dal velivolo colpito). La formazione attaccante viene così scompaginata e due altri aerosiluranti vengono danneggiati gravemente (per altra fonte sono tre i Beaufort danneggiati, dagli aerei tedeschi della scorta aerea), ma gli aerei superstiti riescono egualmente a lanciare i loro siluri, uno dei quali colpisce a prua il Reichenfels. Gli aerei britannici invertono poi la rotta per andarsene; i tre aerei della scorta aerea del convoglio li attaccano, ma vengono tutti abbattuti dai Beaufighter.
Abbandonato ordinatamente dall’equipaggio e dalle truppe tedesche imbarcate, il Reichenfels affonda in un quarto d’ora, senza perdite umane. Si tratta della prima nave affondata dai Beaufort di Malta (e proprio la Pilo, due mesi dopo, sarà la seconda).
La Pilo prosegue da sola verso Tripoli, mentre il Da Recco recupera gli uomini imbarcati sulla nave tedesca ed i superstiti degli aerei abbattuti (4 superstiti dello Ju 88 abbattuto dai Beaufighter, un sopravvissuto del Beaufort di Smyth e tutto l’equipaggio di quello di Phillips, che è riuscito ad ammarare, mentre tutto l’equipaggio del caposquadriglia Lynn è perito); poi questi raggiunge la motonave italiana, con la quale arriva a Tripoli alle 20.40 (dopo essere state raggiunte, nell’ultimo tratto, dalle torpediniere Circe e Generale Antonio Cantore, salpate da Tripoli alle 6 per andare incontro al convoglio).
23 giugno 1942
La Pilo lascia Tripoli alle 4.50, scortata dalle torpediniere Circe (caposcorta) e Generale Carlo Montanari, diretta a Bengasi.
24 giugno 1942
Le tre navi arrivano a Bengasi alle otto del mattino.
28 giugno 1942
Un sommergibilista malato, imbarcato sulla Pilo, muore a bordo della nave mentre questa si trova ancora a Bengasi.
4 luglio 1942
La Pilo lascia Bengasi per Brindisi alle 8.15, scortata dalle torpediniere Castore, Pegaso ed Antares. Verso le 19 le quattro navi si uniscono ad un altro gruppo partito da Tripoli con analoga destinazione (motonavi Sestriere e Vettor Pisani, scortate dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco e dalle torpediniere Lince e Calatafimi), così formando il convoglio «M».
5 luglio 1942
Alle 7 del mattino la scorta viene rinforzata dalle torpediniere Polluce e Sagittario, ed alle 8.30 dal cacciatorpediniere Giovanni Da Verrazzano. Quest’ultimo, però, lascia la scorta già alle 11.30, e successivamente (in base a disposizioni prestabilite) anche le due torpediniere se ne vanno, Polluce diretta a Patrasso (alle 24) e Sagittario diretta a Taranto (alle 5.30).
6 luglio 1942
Il convoglio arriva a Brindisi alle 14.
20 luglio 1942
La Pilo salpa da Brindisi alle 21.50, scortata dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta) e Premuda, così costituendo il convoglio «M». A bordo della motonave si trovano 2907 tonnellate di munizioni, materiale d’artiglieria e materiali vari, 717 tonnellate di carburanti e lubrificanti, 106 veicoli, 19 carri armati e 146 militari; il carico è di particolare importanza perché comprende parte delle batterie costiere assegnate alla difesa di Tobruk, riconquistata da un mese.
21 luglio 1942
Un dispaccio di “ULTRA” delle 11.24 del 21 luglio informa i comandi britannici che, stando alle decrittazioni, la Luftwaffe organizzerà la scorta aerea di questo convoglio per il 22 luglio. Un Supermarine Spitfire del 69th Squadron RAF, inviato a cercare il convoglio, riesce presto a localizzarlo.
Di conseguenza, alle 11.30, nove aerosiluranti Bristol Beaufort (due del 39th Squadron, quattro dell’86th Squadron e tre del 217th Squadron, decollati da Malta alle 9.55, al comando del tenente colonnello Reginald Patrick Mahoney Gibbs), scortati da cinque caccia Bristol Beaufighter (un sesto caccia è dovuto tornare indietro) attaccano il convoglio al largo di Capo Gherogambo (Navarino). I Beaufort attaccano il convoglio sia da prua che da poppa, volando a bassa quota e cogliendo di sorpresa la scorta, il cui fuoco contraereo riesce a danneggiare solo uno degli attaccanti; ma non ha miglior esito l’attacco britannico, perché nessun siluro va a segno. La Pilo non subisce danni di rilievo, sebbene il mitragliamento contemporaneamente effettuato dai Beaufort causi alcune perdite tra il personale imbarcato.
I britannici ritengono invece di aver colpito la Pilo, ma dopo meno di un’ora ci pensa “ULTRA” ad avvisare che probabilmente non è così, rincarando la dose alle 18.16 (il convoglio sta “quasi certamente proseguendo verso Bengasi”).
A seguito dell’attacco, però, il convoglio viene temporaneamente dirottato a Navarino per rinforzare la scorta, e anche di questo “ULTRA” apprende ed informa i comandi britannici, alle 20.03.
22 luglio 1942
La Pilo riprende la navigazione verso Bengasi, con il rinforzo delle torpediniere Polluce, Circe e Clio. Ancora una volta “ULTRA” intercetta e decifra le relative comunicazioni, riferendo la nuova rotta del convoglio alle 3.34.
23 luglio 1942
Dodici bombardieri Consolidated B-24 “Liberator” attaccano la Pilo al largo di Bengasi, ma la nave non subisce alcun danno. Il convoglio arriva a Bengasi alle 17.
1° agosto 1942
La Pilo lascia Bengasi per Napoli alle 11, scortata dalla torpediniera Circe (così formando il convoglio «K»).
2 agosto 1942
Pilo e Circe arrivano a Tripoli alle 12.30 e vi sostano fino alle 19, prima di proseguire; la Pilo imbarca 3000 prigionieri da trasportare in Italia.
4 agosto 1942
Pilo e Circe arrivano a Napoli alle 6.45.
Il viaggio, per i prigionieri, è avvenuto in condizioni pessime, essendo stipati in stive sovraffollate e prive di servizi igienici; un prigioniero è deceduto per soffocamento durante la traversata. Un altro prigioniero, il sergente John Verdun Kelley, definirà in seguito la Pilo una “nave negriera”, ricordando libici che calpestavano le dita di chi non scendeva abbastanza in fretta le scalette di corda che portavano nelle stive, secchi d’acqua salata rovesciati attraverso le grate, caldo soffocante nelle stive, odore di nafta e rumore di motori che ostacolavano il sonno, dissenteria.
 

Un’altra immagine della Pilo durante il viaggio del 29-30 maggio 1942 (Archivio Centrale dello Stato, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)
L’affondamento

Alle otto del mattino del 15 agosto 1942 la Rosolino Pilo, dopo aver caricato 112 tra automezzi e rimorchi, 17 cannoni, tre barche a motore e 3439 tonnellate di materiali vari, oltre a 101 militari di passaggio, salpò da Napoli per Tripoli, scortata dai cacciatorpediniere Maestrale (caposcorta, capitano di vascello Riccardo Pontremoli) e Vincenzo Gioberti (capitano di fregata Gianroberto Burgos). Comandante militare della Pilo era il tenente di vascello F. Pepe.
Si trattava dell’unica nave di grandi dimensioni avviata a Tripoli nell’agosto 1942, mese nel quale i rifornimenti più consistenti venivano inviati direttamente a Tobruk, Derna e Bengasi, più vicine al fronte egiziano dove le forze italo-tedesche stavano compiendo la loro ultima, illusoria avanzata.
Prima di partire da Napoli, il caposcorta Pontremoli aveva personalmente domandato a Supermarina notizie su quali forze britanniche si trovassero in quel momento a Malta, ma gli fu risposto che mancavano informazioni precise; Marina Messina gli avrebbe dato informazioni più particolareggiate l’indomani. Ciò, però, non accadde.
Giunto a Trapani nelle prime ore del 16 agosto, il piccolo convoglio vi sostò per circa un giorno, poi ripartì alle 6.30 del 17 a 15 nodi, diretto a Tripoli. Oltre che dai due cacciatorpediniere (in posizione di scorta avanzata prodiera, Gioberti a dritta e Maestrale a sinistra), la Pilo godeva anche della scorta di numerosi velivoli della Luftwaffe.
Né le navi italiane né gli aerei tedeschi, tuttavia, furono in grado di fermare i dieci aerei  britannici che assalirono la motonave alle 15.30 (o 15.40) dello stesso 17 agosto (a detta di Pontremoli, anzi, la scorta aerea aveva “forse concorso a ritardare la messa in allarme delle unità”).
I britannici avevano saputo che la Pilo era pronta già il 14 agosto, mediante le decrittazioni di “ULTRA”, che avevano anche precisato la composizione del carico. Lo stesso 17 agosto, poi, nuove intercettazioni avevano rivelato che la Pilo, giunta a Trapani, ne sarebbe ripartita alle sei del mattino del 17, con arrivo a Tripoli previsto per le 12.30 del 18. Un ricognitore, pilotato dal capitano (Flight Lieutenant) Donald Charles Scharman, aveva localizzato il convoglio, e da Malta erano decollati sei aerosiluranti Bristol Beaufort dell’86th Squadron della Royal Air Force (altra fonte parla del 39th Squadron), scortati da cinque caccia Bristol Beaufighter ed otto Supermarine Spitfire degli Squadrons 235 e 252.
Mentre i Beaufighter e gli Spitfire attaccavano gli Ju 88 della scorta aerea e li allontanavano dal convoglio, gli aerosiluranti sganciarono i loro siluri nei settori poppieri della Pilo (lasciati completamente scoperti dalla posizione di scorta avanzata prodiera di Maestrale e Gioberti: Pontremoli criticò anche questa decisione nel suo rapporto, affermando la necessità che almeno una terza nave scorta si trovasse in coda al convoglio, per proteggere dalle provenienze poppiere; era necessario tenere a proravia le altre due unità, non solo per attacchi aerei provenienti da prua, ma anche per la difesa contro i sommergibili), da 550 metri, ed intanto altri aerei da caccia (i Beaufighter del 252nd Squadron del maggiore Derek Frecker, che mitragliò personalmente la Pilo) effettuarono mitragliamento di tutte e tre le navi.
La Pilo ebbe la peggio ed alle 15.50 venne colpita a poppa da un siluro, restando immobilizzata con incendio a bordo ad una cinquantina di miglia per 190° da Pantelleria (per altra fonte, 45 miglia a sud dell’isola). Il Maestrale venne mitragliato ma ebbe pochi danni, mentre il Gioberti, mitragliato (forse non solo dagli aerei, ma anche dalla Pilo stessa, i cui artiglieri tirarono forse troppo basso nella concitazione dell’attacco) e colpito da alcuni spezzoni, ebbe danni più seri, principi d’incendio, sette morti e parecchi feriti, tra cui il comandante e quasi tutti gli ufficiali in plancia, tanto che ad assumere il comando dovette essere un sottotenente di vascello.
Questo attacco fu il primo colto dai velivoli di Malta dopo che l’isola era stata rinvigorita dai rifornimenti giunti a seguito dell’accanita battaglia di Mezzo Agosto, pochi giorni prima.
Mentre il malconcio Gioberti si allontanava verso nord, il Maestrale iniziò a recuperare equipaggio e “passeggeri” della Pilo; i soldati tedeschi imbarcati, che non erano accompagnati da alcun ufficiale, avevano perduto la calma.
Alle 18.45 il Maestrale era ancora impegnato nell’operazione di salvataggio – la Pilo era immobilizzata, ma resisteva bene a galla – quando avvistò in lontananza, verso nord (su rilevamento vero 30°), un nutrito fuoco contraereo che sembrava provenire da qualche nave da guerra di grandi dimensioni, almeno un incrociatore. Subito dopo, agli uomini del Maestrale parve di vedere una sagoma profilarsi lontana sull’orizzonte; il comandante Pontremoli, pertanto, lanciò il segnale di scoperta, comunicando la propria posizione, ed assunse rotta 30° e massima velocità per dirigere incontro al presunto nemico, con l’intenzione di impegnarlo e portarlo lontano dalla inerme Pilo, in attesa che intervenisse l’aviazione. Poco dopo, però, la sagoma avvistata svanì. Pontremoli avrebbe voluto inviare gli aerei tedeschi ad esplorare la zona in cui si era svolto l’avvistamento, ma non era stato imbarcato alcun operatore radio tedesco per la missione, dunque non c’era modo di contattarli.
Non riuscendo più a trovare la presunta unità nemica, il Maestrale proseguì in direzione di Pantelleria, finché Supermarina lo contattò orinandogli di non impegnarsi contro forze superiori e di dirigere per Trapani; qui giunto, vi stazionò fino all’indomani.
Di fatto, tanto le salve contraeree quanto la sagoma “vista” dagli uomini del Maestrale non erano state altro che un’illusione ottica: nessuna nave britannica, infatti, si trovava quel giorno a Malta o nel Canale di Sicilia.


La Pilo in fiamme fotografata da uno degli aerei attaccanti (foto Roger Hayward, via Kelvin Youngs e www.aircrewremembered.com




Intanto, però, sulla Pilo, ora sola e indifesa in mezzo al mare, rimaneva ancora parte dell’equipaggio. Il comandante militare Pepe, pensando che il Maestrale se ne fosse andato per qualche grave motivo, e che potessero quindi essere in arrivo nuovi attacchi, che avrebbero trovato la motonave come un bersaglio immobile, decise di abbandonare la nave. Cercò una delle lance di salvataggio più grandi, la prese a rimorchio, la portò sottobordo alla Pilo e vi fece imbarcare tutti gli uomini che erano ancora a bordo; dopo aver attrezzato tutte le imbarcazioni per una lunga permanenza in mare, si allontanò di qualche miglio dalla nave danneggiata. Erano ormai le 21 quando l’equipaggio lasciò la Pilo, il sole era tramontato.
La decisione del comandante Pepe si rivelò a breve essere stata una saggia scelta: alle 21.30, infatti, i naufraghi sentirono rumori di motori di aerei, seguiti dopo mezz’ora dall’accensione di un bengala. Ne furono lanciati altri cinque, illuminando a giorno il mare intorno alla Pilo, e l’ultimo si spense alle 23.30. Alle 00.10 del 18 agosto l’equipaggio della Pilo vide un’enorme fiammata, alta un chilometro, levarsi là dov’era stata la loro nave.
Quello che era accaduto era che l’immobilizzato mercantile, avvistato da dei velivoli Vickers Wellington, era stato segnalato con comunicazioni radio e bengala; il sommergibile britannico United (tenente di vascello Thomas Erasmus Barlow), che si trovava nelle vicinanze, aveva ricevuto l’ordine di cercare la nave danneggiata, la cui posizione gli era stata indicata come 16 miglia per 295° da Lampione. Alle 20.50 Barlow aveva assunto una rotta che lo portasse in quella direzione, ed alle 22.34 aveva avvistato il primo bengala di quelli che, gli era stato detto, la RAF avrebbe lanciato sulla Pilo per segnalarne la posizione. Mentre si avvicinava, l’United aveva avvistato alle 22.39 un secondo bengala, nella cui luce si era riuscita ad intravedere anche la sagoma della nave italiana; altri bengala erano stati lanciati alle 22.46, alle 22.50, alle 23.03 ed alle 23.07, ed a quell’ora la Pilo era ormai perfettamente visibile, a sei miglia di distanza, nella luce dell’ultimo bengala. L’United si era ancora avvicinato alla motonave, che appariva immobilizzata ed appoppata, a 29 miglia per 302° da Lampione; ed alle 00.09, restando in superficie, aveva lanciato un siluro da 1370 metri di distanza.
La Pilo era stata colpita ed era esplosa immediatamente, con tale violenza che lo stesso sommergibile britannico era stato investito da una grandinata di suoi rottami e seriamente danneggiato (innumerevoli frammenti avevano perforato lo scafo resistente, aprendo vie d’acqua nel locale motori, un pezzo di metallo lungo più di tre metri e mezzo aveva centrato e semidistrutto parte della torretta, restandovi incastrato, e tutti gli strumenti di navigazione e comunicazione erano stati messi fuori uso), tanto da obbligarlo a tornare a Malta per le riparazioni. Quando la pioggia di rottami era cessata, della Rosolino Pilo non restava più traccia.

Il rimorchiatore Montecristo, salpato da Pantelleria la mattina del 18, non trovò nessuna nave da rimorchiare; insieme al Maestrale, ripartito da Trapani alle 6.20, ed al cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello, anch’esso fatto partire per quello scopo da Trapani il 18 mattina, provvide al salvataggio dei naufraghi.
Tra il personale imbarcato sulla Pilo vi fu un’unica vittima, un membro dell’equipaggio civile.

L’affondamento della Pilo nel giornale di bordo dell’United (da Uboat.net):

“In the evening P 44 was ordered to investigate the scene of a successful RAF attack on a merchant vessel in position 295°, Lampion Island, 16 nautical miles.
2050 hours - Set course to comply with the orders. Several new positions were signalled later on.
2234 hours - Sighted a flare. Closed the scene as it had been signalled that the RA would drop flares over the damaged ship.
2239 hours - A second flare was fired. Sighted the target in the light of the flare. More flares were dropped at 2246, 2250, 2303 and 2307 hours.
2307 hours - The merchant vessel could now clearely be seen in the light of the last flare. Range was 6 nautical miles. Closed. No escort was seen and the merchant, of 7000 to 8000 tons, was stopped and down by the stern. She was in position 302°, Lampion Island, 29 nautical miles.
18 August 1942

0009 hours - Fired one torpedo from 1500 yards. The result was gratifying, if unexpected. The explosion of the torpedo was followed instantaneously by another of gigantic porportions as the whole merchant ship exploded. As the commanding officer left the bridge a violent hot blast reached P 44 and debris was already clattering on the casing and before it was possible to dive, a report of the motor room was received of water coming in fast. P 44 therefore remained on the surface as no escort seemed to be present and when the hailstorm of debris had descended, it was found that the bridge was partially wrecked by a 12 foot lenght of one-inch frame embedded in the starboard side. Jumping wire had parted and loop and main aerials broken. In addition, upper steering was wrecked. There was no sign of the merchant ship.

The pressure hull aft was examined and a 6" gash was found which was then caulked with wood and cotton waste.
A signal was then sent to Malta reporting the situation.
1309 hours - Received orders to return to Malta. Set course accordingly.”

L’United al rientro a Malta, con i danni causati dall’esplosione della Pilo (foto tratta dal libro “The History of the British U-Class Submarine”)


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