giovedì 13 aprile 2017

Casaregis

Il varo del Casaregis (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net

Piroscafo di 6485 tsl e 3908 tsn, lungo 120,2 metri, largo 15,7 e pescante 8,6, con velocità di 12 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Lloyd Triestino, con sede a Trieste, ed iscritto con matricola 2158 al Compartimento Marittimo di Genova. Aveva un gemello, il Caffaro.

Breve e parziale cronologia.

18 settembre 1924
Varato nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente (numero di costruzione 250). Inizialmente commissionato da Gio. Ansaldo & C. come Ansaldo XI, è stato poi ribattezzato Casaregis.

31 dicembre 1924
Completato per la Società Transatlantica Italiana (con sede a Genova), una controllata dell’Ansaldo. La sua costruzione è costata 3.000.000 di lire.
1934
A seguito del fallimento della Società Transatlantica Italiana, il Casaregis viene venduto alla Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA. Cambia il porto di registrazione della nave: Napoli, al posto di Genova.
1934
Trasporta truppe in Africa Orientale.
1936
La compagnia armatrice assume il nome di Tirrenia Società Anonima di Navigazione.
Gennaio 1937
Imbarca truppe a Genova e le trasporta in Libia.
1937
Trasferito al Lloyd Triestino. Il porto di registrazione torna ad essere Genova.
20 settembre 1940
Il Casaregis compie un viaggio, scarico, da Durazzo a Bari, scortato dalla torpediniera Partenope.
27 settembre 1940
Il Casaregis ed il piroscafo Chisone trasportano 6537 tonnellate di rifornimenti (tra cui automezzi e foraggio, oltre a materiali vari) da Bari a Durazzo, con la scorta dell’incrociatore ausiliario RAMB III.
22 ottobre 1940
Un carico di tappeti provenienti dall’India (spedito dalla società Aspinwall Ltd. di Calcutta e destinato al Tappetificio Paracchi di Torino), nazione ora nemica, e rimasti sul Casaregis dopo la dichiarazione di guerra, viene confiscato a Venezia dalle autorità italiane. Il Tappetificio Paracchi, avendo pagato la merce in anticipo, protesta, sostenendo che i tappeti sono di sua proprietà e non più della società indiana; ma la Corte delle Prede, il 21 maggio 1943, giudicherà a sfavore del Tappetificio, ritenendo che il carico sia da ritenersi ancora di proprietà della Aspinwall Ltd. e che perciò la sua confisca per diritto di guerra sia legittima.
25 ottobre 1940
Il Casaregis, in convoglio con il piroscafo Campidoglio e la motonave Città di Marsala, riparte vuoto da Durazo alle sette del mattino, scortato dalla torpediniera Calatafimi e dall’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi.
Alle 18 la Calatafimi deve lasciare la scorta, a causa delle avverse condizioni del mare, e si rifugia a Lagosta.
26 ottobre 1940
Il convoglio raggiunge Bari alle 3.30 di notte.
5 novembre 1940
Parte da Bari alle 20.15 insieme alla motonave Carlotta ed al piroscafo Carnia, con la scorta della torpediniera Nicola Fabrizi e del piccolo incrociatore ausiliario Lago Zuai. Il convoglio trasporta in tutto 231 veicoli e 779 tonnellate di benzina.
6 novembre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle 13.45.
12 novembre 1940
Il Casaregis, il Campidoglio ed il motopeschereccio oceanico/nave frigorifera Genepesca II, scarichi, lasciano Durazzo alle 16 con la scorta delle torpediniere Francesco Stocco e Monzambano.
13 novembre 1940
Il convoglio arriva a Bari alle 7.30.
17 novembre 1940
Il Casaregis e la motonave Marin Sanudo, aventi a bordo 200 veicoli, salpano da Bari alle tre di notte e raggiungono Durazzo alle 16.50. Li scorta la torpediniera Monzambano.
6 dicembre 1940
Il Casaregis ed il piroscafo Nita, scortati dalla torpediniera Solferino, salpano da Bari alle 20.40. I due piroscafi hanno a bordo 279 automezzi e 1620 tonnellate di materiali, oltre a 43 militari, diretti a Durazzo.
7 dicembre 1940
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 11.20.
12 dicembre 1940
Casaregis, Nita ed un terzo piroscafo, il Monrosa, lasciano Durazzo alle 16 per rientrare a Bari, scarichi, sotto la scorta dell’incrociatore ausiliario Brindisi.
13 dicembre 1940
Il convoglio arriva a Bari a mezzogiorno.
6 gennaio 1941
Parte da Bari (dov’è giunto da Ancona) alle 23, insieme al piroscafo Carnia ed alla motonave Donizetti. Il convoglio, che trasporta 693 uomini, 101 veicoli e 1733 tonnellate di rifornimenti, è scortato dal posamine Azio e dall’incrociatore ausiliario Brioni.
7 gennaio 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle 13.20.
14 gennaio 1941
Il Casaregis lascia scarico Durazzo alle 13.40, scortato dall’incrociatore ausiliario Barletta.
15 gennaio 1941
Casaregis e Barletta arrivano a Bari alle 00.02.
16 gennaio 1941
Il Casaregis salpa da Durazzo alle 7.45 diretto a Brindisi, insieme alle motonavi Città di Trapani e Città di Marsala. I tre bastimenti, vuoti, sono scortati dalla torpediniera Altair; giungono a Brindisi alle 20.30. (Apparente incompatibilità con il viaggio precedente – ambedue riportati nella cronologia del volume USMM "La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo").
31 gennaio 1941
Il Casaregis e la motonave Donizetti partono da Durazzo alle 18.30, scarichi, scortati dalla torpediniera Giacomo Medici.
1° febbraio 1941
Il convoglio giunge a Bari alle 8.
11 febbraio 1941
Parte da Bari alle 23.45 in convoglio con i piroscafi Carnia (che insieme al Casaregis trasporta 271 automezzi), Padenna (carico di carburante) e Rosandra (che trasporta 1600 operai) e la scorta del Brioni e della Solferino.
12 febbraio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 14.
28 febbraio 1941
Il Casaregis, insieme alle motonavi Narenta, Città di Bastia e Marin Sanudo, lascia scarico Durazzo alle 23.50. Il convoglio è scortato dalla torpediniera Generale Marcello Prestinari.
1° marzo 1941
Il convoglio giunge a Bari alle 14.30.
4 marzo 1941
Il Casaregis, insieme alle motonavi Maria, Donizetti e Città di Bastia, salpa da Bari per Durazzo alle 00.45. Il convoglio, scortato dalla torpediniera Curtatone e dall’incrociatore ausiliario Capitano Cecchi, trasporta 1462 uomini, 286 automezzi e 546 tonnellate di materiali; arriva a Durazzo alle 15.15.
5 marzo 1941
Il Casaregis (vuoto) e la Donizetti (con 140 feriti a bordo) lasciano Durazzo alle 22, scortati dalla Curtatone.
6 marzo 1941
Le tre navi arrivano a Bari a mezzogiorno.
13 marzo 1941
Il Casaregis, insieme al piroscafo Rosandra ed alle motonavi Narenta e Puccini, salpa da Bari alle tre di notte diretto a Durazzo, con la scorta della Prestinari e dell’incrociatore ausiliario Brioni. Casaregis, Narenta e Puccini hanno a bordo in tutto 141 automezzi, 991 soldati e 444 tonnellate di materiali, mentre il Rosandra è in servizio civile.
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 16.45.
17 marzo 1941
Il Casaregis, insieme ai piroscafi Scarpanto e Monstella ed alla piccola nave cisterna Abruzzi, lascia Durazzo alle 17, per rientrare a Bari. Le navi, scariche, sono scortate dal cacciatorpediniere Augusto Riboty.
18 marzo 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 10.30.
29 marzo 1941
Il Casaregis, insieme ai piroscafi Polcevera, Bucintoro e Costante C., salpa da Bari per Durazzo alle 18, con la scorta della torpediniera Solferino. Il convoglio trasporta complessivamente 154 autoveicoli, 2726 tonnellate di munizioni, 380 tonnellate di foraggio e 760 tonnellate di materiali vari, oltre a 32 militari.
30 marzo 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 8.45.
1° aprile 1941
Il Casaregis lascia Durazzo alle 23, scarico, unitamente ai piroscafi Albachiara e Monstella ed alla motonave Caldea. Li scorta la torpediniera Curtatone.
2 aprile 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 12.30.
7 aprile 1941
Casaregis, Monstella ed un terzo piroscafo, l’Andrea Contarini, salpano da Bari alle 21.30 trasportando 130 militari, 561 quadrupedi, 135 automezzi e 2660 tonnellate di materiali, diretti a Durazzo. Li scorta la torpediniera Calatafimi.
8 aprile 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 18.45.
12 aprile 1941
Il Casaregis, il piroscafo Enrico e la motonave Riv lasciano vuoti Durazzo alle 7.30, scortati dalla torpediniera Prestinari.
13 aprile 1941
Le navi arrivano a Bari alle 6.
17 aprile 1941
Casaregis, Narenta e Riv, scortati dal Capitano Cecchi, salpano da Bari alle 23 trasportando 504 militari, 234 automezzi e 1402 tonnellate di materiali vari per Durazzo. A Brindisi il Capitano Cecchi viene sostituito dalla torpediniera Castelfidardo.
18 aprile 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle 16.15.
21 aprile 1941
Il Casaregis, insieme al piroscafo Padenna, alla piccola cisterna Abruzzi ed alla motonave Riv, tutte scariche, lascia Durazzo alle 9.45, con la scorta della Prestinari.
22 aprile 1941
A Brindisi la Prestinari viene sostituita dal Capitano Cecchi; il convoglio prosegue per Bari, dove arriva alle quattro del mattino.
13 maggio 1941
Il Casaregis, insieme ai piroscafi Rina Corrado e Laura C., salpa da Brindisi a mezzogiorno con la scorta della Castelfidardo. I tre piroscafi trasportano provviste e materiali per la costruzione di un oleodotto lungo il Canale di Corinto: il progetto è stato voluto dalla Regia Marina perché le petroliere italiane, che trasportano in Italia nafta romena dal Mar Nero, sono troppo grandi per poter attraversare il canale a pieno carico; per questo, si prevede che debbano scaricare parte della nafta all’imbocco del canale, per poi reimbarcarla all’altra estremità, dove essa verrà pompata attraverso l’oleodotto. Inoltre, l’oleodotto sarebbe ancor più utile qualora il transito nel Canale di Corinto dovesse essere interrotto per bombardamento aereo.
14 maggio 1941
Il convoglio giunge a Patrasso alle 13.10. I lavori di costruzione dell’oleodotto, grazie al personale e materiale trasportati dal Casaregis e dalle altre navi, avranno inizio il 19 maggio.
10 luglio 1941
Il Casaregis e la motonave Città di Bastia, scortati dal Brioni e dalla torpediniera Lira, trasportano personale e materiali delle forze armate italiane da Samos ad Istmia.
11 luglio 1941
Il Casaregis, insieme alla motonave Città di Alessandria, compie un altro viaggio da Samos ad Istmia, con la scorta del cacciatorpediniere Francesco Crispi.
9 agosto 1941
Il Casaregis e la motonave Città di Agrigento, scortati dal Crispi, salpano dal Pireo e raggiungono Sira.
1° settembre 1941
Il Casaregis ed il piroscafo Perla compiono un viaggio da Patrasso a Taranto, scortati dall’incrociatore ausiliario Città di Napoli e dal cacciatorpediniere Augusto Riboty.
5 settembre 1941
Il Casaregis, il Perla ed il piroscafo tedesco Savona, scortati dalla torpediniera San Martino, trasportano da Patrasso a Taranto personale e materiali italiani e tedeschi.
17 settembre 1941
Requisito a Napoli dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
 
Il Casaregis negli anni Trenta, con i colori del Lloyd Triestino (da www.naviearmatori.net, utente tetide)

L’affondamento

Alle 22.20 dell’8 ottobre 1941 il Casaregis salpò da Napoli diretto a Tripoli, facendo parte del convoglio «Giulia». Formavano il convoglio, oltre al Casaregis, i piroscafi Zena e Bainsizza, la motonave Giulia e la nave cisterna Proserpina, con la scorta dei moderni cacciatorpediniere della XIII Squadriglia: Granatiere (caposquadriglia e caposcorta, capitano di vascello Ferrante Capponi), Bersagliere, Fuciliere ed Alpino. Sul Casaregis, tra equipaggio e truppe di passaggio, si trovavano imbarcati 295 uomini.
Era inoltre previsto che da Trapani sarebbero partiti per unirsi al convoglio anche il piroscafo Nirvo e l’anziana torpediniera Generale Antonino Cascino, ma il Nirvo ebbe un’avaria di macchina subito dopo la partenza da Trapani, e dovette così rientrare (mentre la Cascino, al contrario, raggiunse il convoglio). Poco più tardi anche il Bainsizza ebbe un’avaria di macchina e dovette lasciare il convoglio e raggiungere Trapani, riducendo così i mercantili a quattro.
Il resto del convoglio imboccò la rotta del canale di Sicilia alla velocità di 9 nodi.

Mentre i primi giorni di navigazione procedevano senza problemi, in una tenuta del Buckinghamshire, 75 chilometri a nordovest di Londra, si lavorava alacremente per permettere l’intercettazione e distruzione del convoglio. "ULTRA", l’organizzazione britannica per la decrittazione dei messaggi in codice dell’Asse, con sede a Bletchley Park, stava in quel momento entrando a pieno regime nella sua attività d’intercettazione e decifrazione delle comunicazioni sui convogli italiani che trasportavano rifornimenti in Africa Settentrionale. Fino ad allora una sola nave, la motonave Barbarigo, era stata affondata (luglio 1941) per opera di "ULTRA", ma presto la lista delle vittime dei decrittatori britannici avrebbe cominciato ad allungarsi senza interruzione: questo dubbio onore sarebbe toccato a due piroscafi del convoglio «Giulia».
Lo stesso 8 ottobre, difatti, "ULTRA" annunciò ai comandi britannici, sulla scorta di messaggi decrittati, che «Il convoglio Casaregis, comprendente il Casaregis (6485 tsl), lo Zena (5219), il Giulia (5921), il Bainsizza (7933) ed il Proserpina (?) parte da Napoli alle 21.30 del giorno 8, transitando ad occidente (di Malta) diretto a Tripoli alla velocità di 9 nodi. Orario di arrivo ore 18.00 del giorno 11. Scorta 4 cacciatorpediniere. Il Nirvo (5164) ed il ct Cascino si uniranno al convoglio al largo di Trapani». Il giorno seguente "ULTRA" annunciò l’avvenuta partenza del convoglio, confermando le informazioni del giorno precedente ed aggiungendone altre sull’entità della scorta e sul previsto orario di arrivo a Tripoli: «Casaregis, Zena, Giulia, Bainsizza, Proserpina, Nirvo, scortati da 5 Ct, sono salpati da Napoli alle 21.30 del giorno 8, velocità 9 nodi, per giungere a Tripoli alle 18.00 del giorno 11». Ulteriori decrittazioni sarebbero seguite ancora l’11 ed il 12 ottobre, ma ormai a cose fatte: tanto che in quella del 12 si annunciava l’avvenuto affondamento del Casaregis.
Il 10 ottobre, intanto, sulla base delle informazioni di "ULTRA", furono fatti decollare da Malta dei ricognitori, che trovarono il convoglio alle 12.45 circa 35 miglia a sud di Pantelleria.

Per tutta la giornata del 10 ottobre, le navi del convoglio «Giulia» vennero sorvolate da aerei da caccia ed antisommergibile dell’Aeronautica della Sicilia (che per la scorta aerea del convoglio mobilitò in tutto venti caccia e dodici bombardieri, questi ultimi dei Savoia Marchetti S.M. 79 "Sparviero"), che tennero lontani gli aerei britannici di base a Malta, nonostante la notevole vicinanza dell’isola e la scarsa velocità del convoglio (ma non riuscirono ad impedire, come detto, il suo avvistamento da parte dei ricognitori).
Al tramonto, tuttavia, la scorta aerea dovette, come sempre, lasciare il convoglio. Le navi assunsero allora la formazione per la navigazione notturna, con i mercantili in doppia linea di fila ed i cacciatorpediniere (eccetto l’Alpino, che si posizionò in coda al convoglio) tutt’intorno.
Il cielo era sereno con ottima visibilità, il mare calmo.
Alle 22.45 del 10 ottobre, dopo un paio d’ore di navigazione indisturbata, i primi aerei britannici fecero la loro comparsa nelle vicinanze del convoglio «Giulia», e presto si scatenarono gli attacchi aerei, che proseguirono fino all’alba. Mercantili e scorta reagirono con la manovra e con cortine nebbiogene, sparando qualche raffica di mitragliera quando c’era speranza di colpire qualcosa. Per un’ora fu possibile contenere gli attacchi, ed i trasporti evitarono alcuni siluri, ma alle 23.45, durante un attacco da parte di sette aerosiluranti Fairey Swordfish dell’830th Squadron della Fleet Air Arm (erano decollati da Malta in dieci, al comando del capitano di corvetta Hunt: tre sono dovuti rientrare per problemi meccanici), si ebbe la prima vittima: lo Zena, colpito da un siluro all’altezza della sala macchine.
L’Alpino ebbe ordine di fornire assistenza alla nave colpita, cosa che fece; dato però che gli aerei britannici si accanivano proprio sul piroscafo immobilizzato, alle 00.15 dell’11 ottobre anche il caposcorta Granatiere invertì la rotta per recarsi in soccorso dello Zena, che galleggiava ancora.
Il resto del convoglio proseguì invece sotto la guida del Bersagliere, cui alle 00.20 il caposcorta aveva delegato la direzione del convoglio fino al suo ritorno.
All’1.05 il Granatiere, informato dall’Alpino circa la situazione dello Zena, tornò verso il convoglio, accelerando a 18 nodi per raggiungerlo più in fretta. L’Alpino tentò di prendere lo Zena a rimorchio, ma alle tre di notte il piroscafo s’inabissò in posizione 34°52’ N e 12°22’ E.
Nel frattempo, il tempo era cambiato: il cielo era andato coprendosi di nuvolaglia, e si era anche alzato un po’ di vento e di mare da libeccio.
Il Granatiere tornò ad assumere la sua posizione in formazione, ed il suo ruolo di caposcorta, alle 2.20. Di quando in quando i piroscafi, che proseguivano su rotta 164°, sparavano qualche raffica di mitragliera contro sagome di aerei veri o presunti, apparsi nella notte.
Alle 4.15 Supermarina comunicò al caposcorta che era probabile un ulteriore attacco di aerosiluranti, ed alle 5.45, puntualmente, vennero avvistati degli aerei (erano ancora Swordfish dell’830th Squadron F. A. A. di Malta): fu subito lanciato l’allarme, mentre i primi bengala si accendevano nel cielo. Tutte le navi del convoglio iniziarono il tiro contraereo, e manovrarono per diradarsi ed ridurre quindi la probabilità che i siluri andassero a segno.
Varie esplosioni subacquee, di bombe o siluri, si susseguirono alle 5.51, alle 5.56 ed alle 5.58; alle 6.10 il Granatiere vide uno Swordfish che volava molto basso sul mare, sulla sua dritta. Il biplano dirigeva per lanciare nella direzione del cacciatorpediniere; il caposcorta Capponi poté vedere il momento del lancio del siluro, e lo spruzzo d’acqua sollevato dall’impatto dell’arma con la superficie del mare. Il Granatiere accelerò e mise tutta la barra a sinistra, per evitare il siluro; ma dopo parecchi secondi, il caposcorta Capponi avvertì un tonfo sordo nella direzione in cui si trovava il Casaregis, che al momento del lancio del siluro era a prora a dritta del Granatiere, poco lontano. Le strutture del Granatiere vibrarono fortemente: il Casaregis era stato colpito dal siluro.
Alle 6.30, Capponi ordinò al Bersagliere di recuperare l’equipaggio del piroscafo silurato; trovandosi già nei pressi, anche il Granatiere rimase per fornire assistenza.

Alle 6.45, le prime luci dell’alba mostrarono il Casaregis traversato al mare, fortemente sbandato a sinistra, con la prua sommersa fino alle cubie. Il piroscafo scarrocciava verso nordovest, circondato da innumerevoli zatterini ed imbarcazioni cariche di naufraghi.
Granatiere e Bersagliere, per recuperare prima possibile tutti i superstiti, si misero entrambi a trarre in salvo i naufraghi. Alle 6.47, intanto, l’Alpino riferì di aver abbattuto un aereo, che era precipitato nelle sue vicinanze.
Il caposcorta Capponi si mise in contatto col comandante del Casaregis, che era ancora a bordo della sua nave, chiedendogli se ritenesse possibile tentare il rimorchio del piroscafo: questi rispose affermativamente. Alle 7.15 il Granatiere comunicò a Supermarina che il Casaregis era stato silurato, che era in corso il recupero dei naufraghi e di aver dato ordine al Bersagliere di tentare di prendere il piroscafo a rimorchio, oppure di affondarlo.
Nonostante la buona volontà e gli sforzi profusi dagli ufficiali, non ci fu niente da fare per il Casaregis: le sempre più precarie condizioni del piroscafo, sul quale scoppiò anche un incendio, impedirono il rimorchio, anche se la nave non volle saperne di affondare subito. Il bastimento ferito rimase a galla per diverse ore, con la prua completamente sommersa, in condizioni via via peggiori; alla fine il caposcorta, data la vicinanza di Malta ed il fatto che il piroscafo scarrocciava proprio verso quell’isola, ordinò al Bersagliere di accelerarne l’agonia con qualche cannonata. A mezzogiorno circa dell’11 ottobre 1941 il Casaregis s’inabissò, sotto i colpi del Bersagliere, in posizione 34°02’ N e 12°42’ E (per altra fonte 34°10’ N e 12°38’ E), circa ottanta miglia a nord-nord-ovest di Tripoli.
Non vi furono perdite umane; tutti i 295 uomini imbarcati dal Casaregis vennero tratti in salvo dalla scorta.
 
Un’altra immagine del varo (Fondazione Ansaldo)



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