lunedì 11 novembre 2019

V 165 Gesù e Maria

Il motoveliero Giorgio I, poi Gesù e Maria, in costruzione a Viareggio (g.c. Mauro Millefiorini)

Vedetta foranea, già motoveliero da carico (brigantino goletta) da 238 tsl, 206 tsn e 340 tpl, lungo 36,40 metri, largo 7,88 e pescante 4,02. Appartenente all’armatore Gaspare Abbà di Rimini fino al febbraio 1941, poi all’armatore Gino Rossini anch’egli di Rimini; iscritto con matricola 564 al Compartimento Marittimo di Rimini, nominativo di chiamata INTM.

Breve e parziale cronologia.

1920
Costruito nel Cantiere Costruzione e Navigazione Velieri di Viareggio come veliero Giorgio I (o Giorgio L.), un brigantino goletta con scafo in legno ed originariamente privo di motore.
Stazza lorda e netta 245 tsl e 211 tsn. Iscritto con matricola 446 al Compartimento Marittimo di Trapani; nominativo di chiamata NRHT (INTM dal 1934).
19??
Acquistato dall’armatore Giuseppe Vajarelli di Trapani.
19??
Ribattezzato Gesù e Maria.
19??
Acquistato dagli armatori Davide e Gaspare Abbà ed Abuta Vasini di Rimini, ed Oreste Lazzarini di Bellaria.
Gli Abbà, famiglia amatoriale riminese di origini istriane, sono proprietari di una piccola flotta di motovelieri adibiti ai traffici nell’Adriatico ed in tutto il Mediterraneo.
Sembra per la verità esservi una notevole confusione riguardo la storia del Giorgio I/Gesù e Maria nel periodo interbellico. Secondo "Navi mercantili perdute", allo scoppio della guerra il Gesù e Maria apparteneva all'armatore Gaspare Abbà di Rimini (e poi Gino Rossini, sempre di Rimini, dal febbraio 1941), e secondo un articolo sulla storia della famiglia Abbà, questi sarebbe anzi stato il suo proprietario fin dall'inizio. Viceversa, il registro dei velieri del Lloyd's Register indica come armatore di questa nave, ininterrottamente dal 1930 al 1942, Giuseppe Vajarelli di Trapani. Detto registro peraltro sembra indicare alternativamente il suo nome precedente come Giorgio L. Giorgio I. Per giunta, secondo i Lloyd's Register, ancora nel 1940 il Gesù e Maria non sarebbe stato dotato di motore, il che ne farebbe un veliero anziché – come indicato da "Navi mercantili perdute" e dalla Gazzetta Ufficiale dell’epoca – un motoveliero.
Il libro "La flotta scomparsa" di Flavio Serafini, dal canto suo, dà il Gesù e Maria come appartenente, nel 1937-1938, ad armatori di Trapani (dunque, con ogni probabilità, Giuseppe Vajarelli). È possibile che l’acquisto da parte degli Abbà sia avvenuto nel 1940, forse dopo l’inizio della guerra (anche se ciò sembrerebbe contraddire il summenzionato articolo), e che proprio da questi il Gesù e Maria sia stato motorizzato.
31 ottobre 1940
Requisito dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come vedetta foranea, con sigla V 165.
Febbraio 1941
Ceduto da Gaspare Abbà a Gino Rosini, anch’egli di Rimini.
3 maggio 1941
Assegnato come nave appoggio alla XIII Squadriglia MAS (composta dai MAS 534, 535, 538 e 539), posta alle dipendenze del neocostituito Comando Gruppo Navale dell’Egeo Settentrionale (Marisudest, con sede ad Atene e retto dal capitano di vascello Corso Pecori Giraldi) in seguito all’occupazione della Grecia.

L’affondamento

Il mattino del 12 giugno 1941 il Gesù e Maria, al comando del capo nocchiere militarizzato di prima classe Domenico Ghezzo, si trovava in navigazione dal Pireo a Mudros (Lemno) con un carico di materiali e parti di ricambio per l’Aeronautica quando, verso le 10.15, venne avvistato dal sommergibile britannico Torbay (capitano di corvetta Anthony Cecil Capel Miers) da una distanza di circa tre miglia.
Il Torbay era partito da Alessandria d’Egitto il 28 maggio per la sua terza missione di guerra (la seconda in Mediterraneo), da svolgere nell’Egeo settentrionale; nelle due settimane in cui era stato in mare aveva affondato a cannonate i caicchi Pi 2104 Agios Nikolaos e Le 135 Menelaos (entrambi greci, ma sotto controllo tedesco), e coi siluri le navi cisterna Giuseppina Ghirardi, italiana, ed Alberta, della Francia di Vichy; un altro caicco greco, il Poseidon, l’aveva mandato a picco speronandolo, dopo averlo fatto abbandonare dall’equipaggio. Il Gesù e Maria sarebbe stato l’ultima vittima di questa fruttuosa missione.
Dopo aver avvistato il motoveliero italiano, il Torbay rimase immerso per circa un’ora, poi emerse e si pose al suo inseguimento. Alle 11.39 il sommergibile aprì il fuoco con il proprio cannone da 102 mm contro il Gesù e Maria: bastarono tredici minuti e venticinque colpi di cannone per mandare a fondo la piccola nave italiana. Il Gesù e Maria colò a picco in posizione 39°10’ N e 25°20’ E, a nordovest dell’isola di Sciro (Skyros) ed a 19 miglia per 137° dall’isola di Strati.
Il comandante Ghezzo, dopo aver ordinato all’equipaggio superstite di abbandonare la nave, scese sottocoperta per un estremo tentativo di salvare il suo motoveliero: non risalì mai più. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Alle 12.52 il Torbay s’immerse e si allontanò verso sud. Sarebbe giunto ad Alessandria il 16 giugno; il comandante della 1st Submarine Flotilla di Alessandria, capitano di vascello Sydney Moffatt Raw, avrebbe inviato a Miers ed ai suoi uomini un messaggio di congratulazioni per la missione “brillantemente condotta”. Miers era destinato a diventare uno dei più famosi e decorati sommergibilisti della Royal Navy (avrebbe ricevuto la massima decorazione militare britannica, la Victoria Cross), ma anche uno dei più discussi, avendo fatto mitragliare, nel luglio 1941, una zattera carica di soldati tedeschi dopo aver affondato il caicco che li trasportava.

Su 18 uomini che componevano l’equipaggio del Gesù e Maria, nove persero la vita, compreso il comandante Ghezzo; dei nove sopravvissuti, tratti in salvo dai MAS mandati sul posto, uno rimase gravemente ferito ed un altro ferito in modo lieve.


La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita alla memoria del capo nocchiere di 1a classe militarizzato Domenico Ghezzo, nato a Rimini il 17 febbraio 1905:

"Comandante di piccola unità ausiliaria,di appoggio a Squadriglia Mas, dislocata in un importante settore operativo, assolveva il delicato compito affidatogli con coraggio, perizia e spirito di sacrificio. Attaccata l'unità in navigazione isolata da sommergibile nemico e gravemente colpita col cannone, esaurito ogni tentativo di salvare il battello, adottava con prontezza e abnegazione i provvedimenti per mettere in salvo l'equipaggio, incurante di se stesso ma solo sollecito dell'altrui destino. Sceso nei locali interni dell'unità per tentare,in un supremo generoso impulso, il salvataggio o perire con essa, scompariva con la piccola nave, che rapidamente affondava, fedele alla consegna impostasi di non abbandonarla mai
(Mediterraneo Orientale, 12 giugno 1941)".


L’affondamento del Gesù e Maria nel giornale di bordo del Torbay (da Uboat.net):

“At 1115 hours Torbay sighted a large schooner about three miles away.
At 1218 hours, Lt.Cdr. Miers surfaced and gave chase.
At 1239 hours, Torbay, in position 19 nautical miles bearing 137° Strati Island, opened fire and sank the enemy ship with 25 rounds of gunfire.
At 1252 hours Torbay dived and proceeded to the south”.


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