sabato 10 gennaio 2015

Superga




La Superga (g.c. Arthur Blundell via Miguel Sehested Zambras e www.7seasvessels.com)


Piroscafo cisterna da 6154 tsl, 3389 tsn e 9000 tpl, lungo 116-121,1 metri, largo 15,7-15,8 e pescante 10,5, con velocità 10-11 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Alta Italia avente sede a Genova, immatricolato al 1101 del Compartimento Marittimo di Genova, nominativo di chiamata internazionale ICIP.

Breve e parziale cronologia.

1922
Impostata dalla Società Esercizio Bacini di Riva Trigoso (numero di cantiere 85).
9 settembre 1922
Varata dalla Società Esercizio Bacini di Riva Trigoso.

  
Due foto del varo della Superga (utente Commis, da www.naviearmatori.net)


Gennaio 1923

Completata per la Società Anonima di Navigazione Alta Italia. Si tratta della prima petroliera della flotta della S. A. Alta Italia. Caratteristiche originarie (fino al 1931) 6914 tsl e 4097 tsn.
2 giugno 1940
Requisita a La Spezia dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
10 aprile 1941
Lascia Palermo alle 13.30 in convoglio con la nave cisterna Persiano ed i piroscafi Bosforo ed Ogaden e la scorta delle torpediniere Perseo, Giuseppe Missori e Generale Carlo Montanari.
11 aprile 1941
I cacciatorpediniere britannici Jervis (CV Mack), Janus, Nubian e Mohawk lasciano Malta per intercettare il convoglio italiano tra Lampione e le Kerkennah, ma non ricevono un messaggio inviato dal sommergibile Unique che corregge la velocità del convoglio, la cui stima iniziale è errata. Le unità britanniche non riescono così a trovare quelle italiane, e devono rientrare a Malta.
Lo stesso giorno il convoglio viene infruttuosamente attaccato dal sommergibile britannico Upholder al largo di Capo Bon.
12 aprile 1941
Alle 8.30 il convoglio, con rotta 150° e velocità stimata 10 nodi, viene avvistato dal sommergibile britannico Tetrarch (CC Richard Micaiah Towgood Peacock) a 37 miglia per 340° (a nordovest) dal faro di Tripoli. Alle 8.50 il Tetrarch lancia quattro siluri da 4100 metri contro la Persiano, che viene colpita, poi s’immerge più in profondità. La Montanari dà la caccia al Tetrarch per tre ore dopo l’attacco, lanciando senza risultato nove bombe di profondità, e poi di nuovo a partire dalle 16.10, mentre il battello si sta allontanando, con 15 bombe di profondità e di nuovo infruttuosamente. La Persiano affonda dopo qualche ora nel punto 33°29’ N e 13°01’ E, una trentina di miglia a nordovest di Tripoli.
Il resto del convoglio giunge a Tripoli alle 15.
16 maggio 1941
Si aggrega a Palermo al «26. Seetransport Konvoi», partito da Napoli alle 18.30 del 16 e composto dai mercantili tedeschi Preussen e Sparta, dagli italiani Motia, Capo Orso e Castelverde e dalla motonave cisterna Panuco scortati dai cacciatorpediniere Turbine, Euro, Folgore, Fulmine e Strale. La forza di copertura è costituita dagli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi con i cacciatorpediniere Granatiere, Bersagliere, Fuciliere e Alpino.
19 maggio 1941
Alle 11.30, durante una manovra per eludere un attacco subacqueo nemico, Preussen e Panuco entrano in collisione, ma i danni non sono gravi ed entrambe le navi possono proseguire.
20 maggio 1941
Tra le 9.32 e le 9.34, una quarantina di miglia a nordovest di Lampedusa, il sommergibile britannico Urge (CC Tomkinson) avvista la forza di copertura del convoglio, e poi, alle 9.47, il convoglio stesso, che procede a dodici nodi con rotta 135° a nord di Tunisi. L’Urge passa quindi all’attacco (in posizione 35°44’ N e 11°59’ E, o 34°56’ N e 11°56’ E), lanciando quattro siluri alle 9.52 contro il Capo Orso e la Superga, poi scende a 85 metri di profondità, subendo il contrattacco dell’Euro, con dieci bombe di profondità nei dieci minuti successivi l’attacco. Tanto le rivendicazioni dell’Urge (di aver affondato una o due navi) quanto quelle dell’Euro (di aver affondato il sommergibile attaccante) risulteranno errate: nessuna unità riporta in realtà alcun danno.
21 maggio 1941
Il convoglio giunge a Tripoli alle undici.
24 maggio 1941
Lascia Tripoli in convoglio con i piroscafi tedeschi Duisburg e Preussen, gli italiani Bainsizza e Bosforo e la cisterna Panuco, scortati dai cacciatorpediniere Folgore, Fulmine e Turbine, nonché da una forza di copertura costituita dall’incrociatore leggero Luigi Cadorna e dai cacciatorpediniere Maestrale e Grecale. Il convoglio raggiunge Palermo e poi Napoli senza danni.
16 giugno 1941
Compie un viaggio da Taranto a Corinto in convoglio con altre due pirocisterne, la Berbera e la Sanandrea, e la scorta degli incrociatori ausiliari Egitto e Città di Napoli.
14 agosto 1941
La Superga è in navigazione da Burgas a Varna (per poi proseguire verso il Bosforo) insieme ai piroscafi romeni Peles e Suceava e con la scorta delle torpediniere bulgare Derzki e Strogi, quando al crepuscolo – alle 19.50 – il convoglio viene attaccato con due siluri, lanciati da 500 metri, dal sommergibile sovietico SHCH 211 (TV A. D. Devyatko) a nordest di Capo Emine (Bulgaria), nel punto 42°46’ N e 27°59’ E. Mentre la Superga viene mancata dai siluri, il Peles viene colpito ed affonda in meno di due ore. (Altra fonte colloca l’attacco alle 10.52 del 15 agosto, e l’affondamento del Peles il 16).
16 agosto 1941
Secondo alcune fonti, in questa data la Superga sarebbe stata infruttuosamente attaccata in Mar Nero dal sommergibile sovietico SHCH 211, ma probabilmente l’attacco di quest’unità fu in realtà diretta contro un convoglio composto dai mercantili Kavarna, romeno, e Tsar Ferdinand, bulgaro.
6 settembre 1941
La Superga ed un’altra cisterna italiana, la Tampico, vengono avvistate in Mar Nero dal sommergibile sovietico S-32. Il comandante del battello dà ordine di attaccare, ma, causa l’errata interpretazione del suo ordine, il sommergibile si immerge. I quattro uomini in torretta annegano, e l’attacco non ha più luogo.
9 settembre 1941
La Superga e la Tampico effettuano un viaggio da Varna (Bulgaria) a Costanza (Romania), scortate, da Capo Sabla in poi, dal dragamine romeno Sublocotenant Ghiculescu. A Costanza le due cisterne imbarcano il proprio carico di petrolio romeno, poi ripartono scortate dal Ghiculescu, che all’altezza di Capo Sabla viene rilevato da una scorta bulgara.

Un’altra immagine della petroliera (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)


L’affondamento

Il 21 settembre 1941 la Superga, carica di 1800 tonnellate di gasolio e 2350 di petrolio non raffinato, salpò da Costanza (Romania) insieme alla Tampico per fare ritorno in Mediterraneo. Come in altri viaggi precedenti, le cisterne italiane erano state inviate in Mar Nero per imbarcare carburante romeno – la Romania possedeva la principale riserva di petrolio dell’asse – per la Regia Marina, e tornavano ora in Italia.
Durante la navigazione il convoglio, scortato dalle torpediniere romene Smeul, Sborul e Naluca e dalle cannoniere Ghiculescu e Dumitrescu, venne ripetutamente attaccato, sebbene senza risultato, dai sommergibili sovietici M-34 e D-5 Spartakovets.
Alle otto l’M-34 (che imbarcava anche il comandante della 4a Brigata Sommergibili sovietica ed un ufficiale britannico, il capitano di vascello D. Fox, per supervisionare gli attacchi alle petroliere italiane) lanciò un siluro contro la Superga, nel punto 43°59’ N e 28°44’ E al largo di Capo Tuzla (una decina di miglia a sudest di Costanza), ritenendo a torto di averla affondata (impressione condivisa anche dal capitano di vascello Fox, ma la cisterna fu invece mancata), e subì poi il contrattacco della scorta, che lanciò 36 cariche di profondità, due delle quali causano alcuni danni; alle 10.20 il D-5 Spartakovets lanciò infruttuosamente un siluro contro la Tampico al largo di Capo Shabla (a nordest di Varna, in Bulgaria), poi subì anch’esso la caccia da parte della torpediniera romena Naluca e di alcuni idrovolanti, con quattro cariche di profondità, che non causarono danni.
A seguito di tali attacchi, il convoglio dovette dirigere su Varna, in Bulgaria, perché la sua scorta fosse rinforzata. Qui le navi giunsero il 21 settembre, rimanendovi poi per una settimana.
Il 29 settembre 1941 Superga e Tampico ripartirono da Varna alla volta di Burgas insieme ad un piroscafo romeno, il Sulina, e scortate da un cacciatorpediniere e due torpediniere bulgare. L’aggregazione al convoglio da parte di una quarta nave, la cisterna italiana Albaro, fu rifiutata dal comando navale tedesco di Varna (Marineverbindungsstabes Bulgarien) perché la scorta era ritenuta insufficiente. La partenza fu ritardata da un’ora da un inconveniente occorso alla Tampico, che non riuscì a salpare l’ancora se non dopo molti sforzi, costringendo Superga e Sulina e la scorta ad attendere fuori dal porto. Una volta che tutte le navi furono partite, il convoglio si dispose con i mercantili in linea di fila: la Tampico in testa, la Superga al centro ed il Sulina in coda. Anche un aereo raggiunse il convoglio e si unì alla scorta.
Il mattino dello stesso il convoglio si trovava al largo della foce del Kamchiya, nel Mar Nero, quando il convoglio, alle 8.48 (9.48 ora sovietica), venne avvistato a 5,3 miglia di distanza dal sommergibile sovietico SHCH 211, al comando del tenente di vascello A. D. Devyatko.
Questi valutò la rotta del convoglio in 180° e la velocità in dieci nodi, ma dopo un minuto e mezzo si accorse di un’altra nave, distante appena 180-280 metri, che dirigeva verso di lui. Il battello sovietico dovette abbassare il periscopio ed immergersi in profondità, ma Devyatko non si diede per vinto e tornò a quota periscopica, trovando che l’angolo con il convoglio si era ridotto a 5,5 gradi. Dopo aver attraversato la rotta del convoglio, l’SHCH 211 si avvicinò sino a soli 300 metri prima di lanciare un siluro dai tubi di poppa (un siluro tipo 53-58, lanciato dal tubo V) contro la seconda nave mercantile, quella al centro: la Superga. La petroliera italiana avvistò l’arma, tentò di virare a dritta per evitarla e lanciò diversi corti squilli per dare l’allarme, ma alle 9.15 (10.16 per l’orario sovietico) fu colpita dal siluro e fu scossa da un’esplosione, affondando rapidamente nel punto 43°00’ N e 27°58’ E (o 43°01'5" N e 27°53' E). Vi furono due vittime.

L’esplosione – avvistata anche a terra (l’orario riportato dai diari del comando tedesco è pero, stranamente, le 9.30), essendo il convoglio partito da poco ed ancora prossimo alla costa – fu tanto vicina che anche l’SHCH 211 fu scosso con violenza. Secondo fonti sovietiche, le unità bulgare della scorta credettero che la Superga avesse urtato una mina, e di conseguenza non iniziarono alcuna ricerca e caccia antisommergibile. Il diario del comando tedesco riporta però che il periscopio del sommergibile venne avvistato poco prima del lancio del siluro, tra il convoglio e la costa. In ogni caso, non vi fu nessun contrattacco, tanto che mezz’ora dopo il siluramento, alle 10.45 (ora sovietica), l’SHCH 211 poté tornare a quota periscopica e fotografò il relitto affiorante della propria vittima, unico caso del genere nella guerra sottomarina sovietica.
Una delle torpediniere bulgare rimase accanto al relitto semisommerso della nave italiana, mentre le altre proseguirono nella scorta al convoglio verso Burgas.

Secondo quanto riportato dal diario del comando navale tedesco (che lamentò il mancato invio di rimorchiatori, che avrebbero forse potuto portare la nave in acque più basse così evitandone la perdita, da parte degli ufficiali di Marina di collegamento), la Superga affondò rapidamente di poppa toccando il fondale, ma l’acqua era tanto bassa – 21 metri – che la parte prodiera del relitto rimase emergente. Per altra versione (riportata da fonti italiane e sovietiche), invece, la nave si spezzò in due ed il troncone prodiero rimase affiorante perché continuò a galleggiare semisommerso, senza affondare del tutto (oppure toccò anch’esso il fondale, ma rimase emergente a causa dell’acqua bassa).
In ogni caso, il comando tedesco richiese l’invio di due rimorchiatori romeni, il Brüsterort e l’Istria, a Varna per tentare il recupero della petroliera. Le due unità, dopo aver imbarcato le attrezzature necessarie ed il tenente di vascello tedesco Wefels, responsabile dell’operazione, giunsero sul punto dell’affondamento il 30 settembre per iniziare il recupero. Non era possibile prendere a rimorchio il relitto semisommerso della Superga, quindi si pensava di pompare il petrolio dalla cisterna n. 4 alla cisterna n. 3 per appesantire la prua ed alleggerire la poppa, per poi tentare il rimorchio.
Mentre questo accadeva, lo stesso 30 settembre l’SHCH 211 tornò sul luogo dell’attacco e vi trovò un cacciatorpediniere, quattro cacciasommergibili, un’altra piccola unità e due aerei. Un rimorchiatore si trovava nei pressi della prua emergente della Superga. Devyatko decise di finire la nave italiana, ma a causa della forte sorveglianza esercitata dalle unità avversarie non riuscì ad avvicinarsi a sufficienza, ed alle 12.28 venne attaccato con bombe di profondità, tre delle quali esplosero 30-50 metri a poppa, danneggiando il cannone poppiero, mentre altre due detonarono più lontane. Avendo deciso di distruggere il relitto della Superga con il favore del buio, Devyatko fece posare l’SHCH 211 sul fondale ed ordinò di cessare ogni rumore, poi rimase in attesa ed in ascolto idrofonico. Fino alle 18.55 si sentirono rumori di pompe ed eliche di navi, poi cessarono; alle 19.21 il sommergibile sovietico si portò a quota periscopica ed alle 19.35 lanciò due siluri tipo 45-36, dai tubi II e III, da una distanza di 1110 metri. Le armi andarono a segno, semidistrussero la plancia, danneggiarono ulteriormente la prua e fecero sprofondare ancora di più il relitto, del quale continuarono però a restare emergenti plancia e castello di prua.
Da parte romeno-tedesca, tuttavia, non ci si avvide dell’attacco: quando i lavori ripresero l’indomani, si notò che nella notte tra il 30 settembre ed il 1° ottobre la Superga era affondata ulteriormente, rendendo impossibile raggiungere le cisterne per l’operazione di pompaggio, e vanificando ogni tentativo di rimorchio, ma non si capì che ciò fosse dovuto ad un altro siluramento. A mezzogiorno il Brüsterort e l’Istria lasciarono Varna per tornare a Costanza.
L’SHCH 211 tornò sul posto per verificare i risultati dell’attacco della sera prima (che non aveva potuto constatare a causa del buio), poi si allontanò definitivamente dall’area.

Il 2 ottobre un rimorchiatore, inviato sul posto per prelevare quanto ancora recuperabile dalla plancia e dalla prua della Superga, scoprì che la nave presentava uno squarcio nel lato sinistro. Non era più possibile recuperare alcunché. Il comando tedesco ritenne, a torto, improbabile che un sommergibile sovietico avesse silurato la nave di nuovo la notte precedente. Successivamente il relitto scivolò completamente sotto la superficie.
La Superga, insieme ad un’altra nave cisterna italiana affondata in Mar Nero, la Torcello, fu una delle uniche due navi mercantili italiane affondate da unità sovietiche durante la seconda guerra mondiale.
Per l’affondamento della Superga e quello, precedente, del Peles (due dei pochi successi colti dall’arma subacquea sovietica in Mar Nero durante il conflitto), il comandante Devyatko dell’SHCH 211 fu decorato con l’Ordine della Bandiera Rossa.

La Superga in affondamento nella foto scattata attraverso il periscopio dell’SHCH 211 (g.c. Eugen Chirva via www.town.ural.ru)

Il relitto della Superga è oggi meta di immersioni. Il troncone prodiero, quasi completamente distrutto, giace a 25 metri di profondità nel punto 43°10.936' N e 27°56.187' E, nella baia di Varna, a circa un chilometro dalla foce del Kamchiya.
Le coincidenze della storia hanno voluto che non molto lontano dal relitto della nave italiana giaccia anche quello del suo affondatore, l’SHCH 211: nella missione successiva (novembre 1941) a quella dell’affondamento della Superga, infatti, il sommergibile sovietico saltò su una mina romena al largo di Varna ed affondò con il comandante Devyatko e l’intero equipaggio.


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