martedì 8 dicembre 2020

Beilul

Il varo del Beilul (da www.ak-group.ru)

Sommergibile di piccola crociera della classe Adua (detta anche “classe Africani”; dislocamento di 698 tonnellate in superficie, 866 tonnellate in immersione).
Durante il conflitto effettuò in tutto 34 missioni di guerra, percorrendo in tutto 23.305 miglia in superficie e 3321 in immersione e trascorrendo 234 giorni in mare.
 
Breve e parziale cronologia.
 
2 luglio 1937
Impostazione nei cantieri Odero Terni Orlando del Muggiano (La Spezia).
22 maggio 1938
Varo nei cantieri Odero Terni Orlando del Muggiano.


Altre due immagini del varo (sopra: da “I sommergibili classe 600 serie Adua” di Alessandro Turrini, su “Rivista Italiana di Difesa” n. 3 del marzo 1986, via www.betasom.it; sotto: da www.xmasgrupsom.com)


14 settembre 1938
Entrata in servizio.
12 dicembre 1938
Posto alle dipendenze di Maricosom, il Comando Squadra Sommergibili. Dopo una crociera addestrativa nel Dodecaneso, viene dislocato nella base di Lero.

Il Beilul nel 1938 (da www.marina.it)

Maggio 1940
Il Beilul (capitano di corvetta Paolo Vagliasindi, 34 anni, da Randazzo) viene assegnato alla XXXV Squadriglia Sommergibili del III Grupsom, di base ad Augusta.
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Beilul forma insieme ai gemelli Durbo e Tembien la XXXV Squadriglia Sommergibili (III Grupsom), di base a Messina. Il Beilul, tuttavia, ha base ad Augusta.
Lo stesso giorno della dichiarazione di guerra, il Beilul viene inviato in agguato offensivo nel Canale di Sicilia, tra Pantelleria e Lampedusa.
19 giugno 1940
Rientra ad Augusta, senza aver avvistato unità nemiche.
Poco tempo dopo, viene trasferito a Lero, in seno al V Gruppo Sommergibili.
29 giugno 1940
Inviato in ricognizione davanti ad Alessandria d’Egitto per sorvegliare i movimenti della Mediterranean Fleet.
3 luglio 1940
Il Beilul (capitano di corvetta Paolo Vagliasindi) salpa da Lero diretto in un’area d’agguato situata tra Derna e Gaudo, sulla congiungente Alessandria-Capo Kupho (Creta). Insieme ad un altro sommergibile inviato nella stessa zona, il Tricheco (schierato venti miglia più a nordest), dovrà fornire protezione alla navigazione di un importante convoglio diretto in Libia, il cui transito è programmato per l’8 luglio (operazione «TCM», cioè “Terra, Cielo, Mare”: l’invio in Africa di 2190 soldati, 72 carri armati M11/39, 232 automezzi, 5720 tonnellate di carburante e 10.445 tonnellate di rifornimenti mediante il piroscafo Esperia, la motonave passeggeri Calitea e le motonavi da carico Marco FoscariniFrancesco Barbaro e Vettor Pisani, con la scorta diretta delle torpediniere OrsaProcioneOrione e Pegaso, dei cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Libeccio e Scirocco e degli incrociatori Giovanni delle Bande Nere e Bartolomeo Colleoni, e la scorta indiretta dell’intera flotta da battaglia italiana).
7 luglio 1940
Alle 23.40 (per altra fonte, all’1.30 dell’8) il Beilul (capitano di corvetta Paolo Vagliasindi) lancia un siluro da distanza ravvicinata (meno di mille metri), stando in superficie, contro un cacciatorpediniere nemico identificato erroneamente come l’HMS Whirlwind, avvistato in posizione 32°40’ N e 28°10’ E (al largo di Creta); subito dopo si disimpegna in immersione. A bordo viene avvertita una forte esplosione e si ritiene quindi di aver colpito e danneggiato il bersaglio, ma in realtà le armi hanno mancato il bersaglio. Sottoposto a pesante caccia con lancio di numerose bombe di profondità, il Beilul viene danneggiato e costretto a lasciare prematuramente l’area avvistata e rientrare a Lero, ma durante la navigazione di rientro riesce a comunicare l’avvistamento della forza nemica (comprensiva della posizione e con menzione della dura reazione subita) a Supermarina.
Il cacciatorpediniere attaccato dal Beilul faceva parte della Mediterranean Fleet (corazzate Warspite, Malaya e Royal Sovereign, portaerei Eagle, incrociatori leggeri Orion, Neptune, Sydney, Gloucester e Liverpool, cacciatorpediniere Hasty, Hyperion, Hero, Hostile, Hereward, Ilex, Dainty, Defender, Decoy, Nubian, Mohawk, Janus, Juno, Stuart, Voyager e Vampire), uscita da Alessandria tra il pomeriggio e la sera del 7 luglio in tre gruppi (Forze A, B e C) per appoggiare la navigazione di due convogli (MS 1 e MF. 1) da Malta ad Alessandria (operazione «MA. 5») e che di lì a due giorni, scontrandosi con la flotta italiana uscita in mare a copertura dell’operazione «TCM», scatenerà la battaglia di Punta Stilo.
Secondo www.naval-history.net, il Beilul avrebbe attaccato la Forza B, composta dalla corazzata Warspite (nave di bandiera dell’ammiraglio Andrew Browne Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet) e dai cacciatorpediniere Hero, Hereward, Decoy, Nubian e Mohawk. Tuttavia, l’orario dell’attacco del Beilul sembra combaciare piuttosto con quello di un avvistamento da parte del cacciatorpediniere HMS Hasty della Forza C (composta, oltre che dall’Hasty, da Malaya, Eagle, Royal Sovereign – avente a bordo il contrammiraglio Henry Pridham-Wippell –, Hyperion, Hostile, Ilex, Imperial, Dainty, Defender, Janus, Juno, Voyager e Vampire, salpati da Alessandria alle sei di sera del 7), che alle 23.59 del 7 luglio riferisce di aver avvistato un sommergibile emerso a circa mille iarde (914 metri) di distanza, attaccandolo con un pacchetto di bombe di profondità e ritenendo, erroneamente, di averlo affondato. Un’ora dopo, poco prima di ricongiungersi alla Forza C, l’Hasty effettua un altro attacco con bombe di profondità contro un contatto sonar, ritenendo di aver danneggiato un altro sommergibile.
La segnalazione del Beilul, che colloca la flotta nemica circa 150 miglia a nordovest di Alessandria, permetterà anche di lanciare attacchi aerei sulla Mediterranean Fleet, che causeranno il serio danneggiamento dell’incrociatore leggero Gloucester.
Per questa azione ed altre successive, il comandante Vagliasindi sarà insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
17 settembre 1940
Inviato in pattugliamento a nord di Creta.
1° gennaio 1941
Salpa da Lero per un pattugliamento nell’Egeo.
9 gennaio 1941
La sera dell’8 gennaio il Beilul (capitano di corvetta Paolo Vagliasindi), in agguato a nord del Canale di Caso, avvista nella luce lunare al largo di Creta (in posizione 35°25’ N e 26°28’ E, a nord di Caso e poco a nordest dell’estremità orientale dell’isola) un convoglio formato da cinque mercantili e tre unità di scorta. Si tratta del convoglio "AS. 10", formato da undici mercantili britannici e greci salpati da Port Said l’8 febbraio e diretti a Suda (dove arriveranno il 10) con la scorta di cinque cacciatorpediniere greci. (Ciò secondo lo storico Francesco Mattesini; secondo l’Historisches Marinearchiv si sarebbe invece trattato del convoglio "MW.5C", partito da Alessandria il 7 gennaio, giunto a Malta il 10 e formato dalla cisterna militare Breconshire e dal piroscafo Clan Macaulay scortati dall’incrociatore antiaerei Calcutta e dai cacciatorpediniere Diamond e Defender).
Restando in superficie, alle 00.17 del 9 il Beilul lancia quattro siluri contro due dei mercantili, per poi disimpegnarsi con l’immersione rapida ed allontanarsi; due minuti e 55 secondi dopo i lanci, a bordo vengono sentiti due scoppi, che inducono l’equipaggio a ritenere di aver colpito due mercantili, ma in realtà non stata colpita alcuna unità. Il caposcorta del convoglio, capitano di vascello Gregory Mezeviris (imbarcato sul cacciatorpediniere Vasilef Georgios), avverte tre forti vibrazioni causate da altrettante esplosioni, una delle quali vicina alla sua nave; ritenendo a ragione che si tratti di siluri lanciati da un sommergibile, i cacciatorpediniere della scorta reagiscono con lancio di bombe di profondità, che tuttavia non arrecano danni al Beilul.
Il segnale di scoperta lanciato dal Beilul – che riferisce di aver lanciato quattro siluri contro due piroscafi di un convoglio scortato nel Canale di Caso – giunge a Roma alle 4.30; da parte Alleata il caposcorta Mezeviris riferirà l’accaduto all’arrivo a Porto Said, e gli verrà risposto da ufficiali di Marina britannici che le esplosioni sono state probabilmente causate da siluri giunti a fine corsa, lanciati da un sommergibile o da una torpediniera nascostasi sottocosta.
12 gennaio 1941
Rientra alla base.
9-18 febbraio 1941
Pattugliamento in Egeo.
Marzo 1941
Inviato nelle acque intorno a Creta, insieme ad altri sommergibili, per attaccare i convogli britannici in mare nell’ambito dell’operazione "Lustre".
Tale operazione, decisa dai comandi britannici pochi giorni prima, consiste nell’invio in Grecia, con convogli partiti dall’Egitto, di rinforzi e rifornimenti britannici per aiutare l’esercito ellenico, impegnato contro quello italiano in Albania ed ora minacciato anche dall’imminente intervento tedesco sul confine bulgaro, come è emerso dalle decrittazioni di “ULTRA”. "Lustre" è cominciata il 4 marzo con l’invio delle prime navi cariche di rinforzi da Alessandria al Pireo. Tra marzo ed aprile 1941, con il duplice invio, ogni tre giorni (da Alessandria al Pireo ed a Volo), di un convoglio di navi mercantili scortate cariche di materiali ed un convoglio veloce di navi da guerra adibite a trasporto truppe (in tutto 27 convogli, 15 dall’Egitto alla Grecia e 12 sulla rotta opposta), saranno trasferiti dall’Egitto alla Grecia 58.364 o 60.364 uomini (la 1a Brigata Corazzata, la 2a Divisione Neozelandese e la 6a e 7a Divisione Australiana) e 8588 tra veicoli, mezzi corazzati e pezzi d’artiglieria, più i relativi equipaggiamenti e rifornimenti. Per la difesa contraerea dei convogli sono a disposizione gli incrociatori antiaerei CoventryCalcutta e Carlisle, mentre contro eventuali attacchi con navi di superficie prende il mare una forza di copertura solitamente composta da una corazzata od un incrociatore, più un gruppo di cacciatorpediniere.
Da parte italiana, ben undici sommergibili sono stati inviati nelle acque attorno a Creta (nei canali ad est ed ovest dell’isola, nonché a sudest della stessa) per ostacolare, durante tutto il mese di marzo, il flusso dei convogli britannici: oltre al Beilul, anche il Malachite, il Nereide, lo Smeraldo, l’Ambra, l’Ascianghi, l’Anfitrite, il Galatea, il Dagabur, l’Ondina e l’Onice. L’impiego di questi sommergibili risulterà però infruttuoso (non verrà affondato nessun mercantile, anche se il 31 marzo l’Ambra coglierà un isolato successo affondando l’incrociatore leggero Bonaventure), come pure lo saranno i primi attacchi aerei lanciati dalla Regia Aeronautica, il 6 marzo, contro i convogli AS. 16 e AN. 17 a sud del Canale di Caso: l’unico effetto sarà di costringere la scorta a consumare tra il 30 % ed il 50 % delle proprie munizioni per respingere gli attacchi, ma nessuna nave sarà colpita.
Durante la sua missione, il Galatea non riesce ad intercettare convogli nemici.
10 aprile 1941
I decrittatori britannici di Bletchley Park (poi divenuti noti come “ULTRA”, nominativo all’epoca non ancora assunto), probabilmente sulla scorta di alcuni cifrari catturati nei mesi precedenti a bordo di sommergibili italiani catturati (Galileo Galilei) od abbordati prima dell’affondamento (DurboUebi Scebeli), riescono a decifrare alcune comunicazioni italiane che permettono loro di comunicare ai comandi di Alessandria d’Egitto che il Beilul dovrà partire alle tre di notte dello stesso 10 aprile per una nuova missione, transitando per il Canale di Caso. L’informazione non si traduce però in un attacco ai danni del sommergibile.
12-20 maggio 1941
In pattugliamento a nordovest di Alessandria.
27 settembre 1941
Inviato in pattugliamento difensivo in Mar Ligure, nella notte del 27, durante l’operazione britannica «Halberd». Questa consiste nell’invio di un convoglio a Malta (cisterna militare Breconshire e navi da carico AjaxCity of LincolnCity of CalcuttaClan MacDonaldClan FergusonRowallan CastleImperial Star e Dunedin Star con un carico complessivo di 81.000 tonnellate di rifornimenti), ma i comandi italiani, non conoscendo il vero obiettivo dei britannici, temono invece possa essere un altro bombardamento navale contro le coste italiane, ragion per cui inviano cinque sommergibili nel Mar Ligure (oltre al Beilul, anche il Giovanni Da Procida ed i vecchi H 1, H 4 e H 6).
Novembre 1941
Secondo una fonte (www.codenames.info) il Beilul sarebbe stato dislocato nel Mediterraneo centrale in appoggio alla navigazione del convoglio “Duisburg” verso la Libia (poi distrutto dalla Forza K britannica nella notte tra l’8 ed il 9 novembre), ma non avrebbe avvistato unità nemiche. La storia ufficiale dell’USMM tuttavia non lo menziona tra i sommergibili inviati nelle acque di Malta a protezione della navigazione di questo convoglio, che risulterebbero essere stati tre (Corallo, Delfino, Luigi Settembrini).
25 novembre 1941
Al comando del tenente di vascello Francesco Pedrotti (30 anni, da Genova), viene inviato in pattugliamento 25 miglia a nord di Derna.
1° dicembre 1941
Al largo di Derna il Beilul viene attaccato e danneggiato in serata da un idrovolante britannico Short Sunderland: la tempestiva reazione delle mitragliere del battello costringe l’attaccante alla fuga (secondo l'equipaggio del sommergibile l'aereo si sarebbe allontanato visibilmente danneggiato e con incendio a bordo, ma nel registro delle operazioni del 230th Squadron RAF, cui il Sunderland apparteneva, non si parla di danni subiti dal velivolo), ma non prima che questi abbia danneggiato il Beilul, che deve interrompere la missione per i danni subiti.
Per quest’azione il comandante Pedrotti sarà insignito della Croce di Guerra al Valor Militare, con motivazione "Comandante di un sommergibile, attaccato nottetempo ripetutamente, essendo in superficie, da un bombardiere nemico, disponeva la immediata e vigorosa reazione, manovrando opportunamente e aprendo il fuoco con le mitragliere e col cannone, frustrando il suo attacco e danneggiandolo visibilmente in modo grave".

Il comandante Pedrotti con due dei suoi ufficiali a bordo del Beilul, all’inizio di una missione di guerra (g.c. Giovanni Pinna)

5 dicembre 1941
Fa ritorno alla base.
3 gennaio 1942
Inviato in agguato a sud/sudest di Malta (l’agguato ha inizio a mezzogiorno del 3 gennaio), nell’area compresa tra i meridiani 21°40’ E e 22°20’ E ed i paralleli 33°20’ N e 34°00’ N, col compito di avvistare ed attaccare eventuali forze navali britanniche che dovessero prendere il mare per contrastare l’operazione «M. 43», consistente nell’invio di un grosso convoglio di rifornimenti in Libia. In totale, ben undici sommergibili (BeilulPlatinoOniceGalatea, DelfinoAlagiAradamAxumTurcheseZaffiroDessiè) vengono dislocati in agguato sulle probabili rotte che potrebbe percorrere una formazione navale britannica; un gruppo (AxumTurchesePlatinoAradamOniceAlagi e Delfino) viene dislocato ad est di Malta, contro eventuali provenienze da quest’isola, un altro (Beilul, Galatea e Dessiè) più a levante, tra Creta e la Cirenaica, sulla rotta che seguirebbe una formazione che prendesse il mare da Alessandria. I sommergibili hanno compito offensivo-esplorativo nelle ore diurne ed offensivo totale in quelle notturne.
Nessuna forza navale britannica sortirà per attaccare il convoglio, essendo la Mediterranean Fleet ridotta ai minimi termini in conseguenza delle perdite inflitte a fine 1941 dalle mine, dai mezzi d’assalto italiani e dai sommergibili tedeschi (situazione di cui però a Roma non si ha contezza, così da portare a misure precauzionali estreme come questo dispiegamento di unità subacquee per proteggere la navigazione di un convoglio importante come «M. 43»); il convoglio raggiungerà indenne la propria destinazione, portando in Libia 15.379 tonnellate di carburante, 2417 tonnellate di munizioni, 10.242 tonnellate di materiali vari, 144 carri armati, 520 automezzi e 901 tra ufficiali, sottufficiali e soldati.
13-19 febbraio 1942
In pattugliamento nelle acque di Siria e Palestina, senza conseguire successi.
Maggio 1942
In agguato nel Mediterraneo orientale.
3 o 4 giugno 1942
In pattugliamento al largo della Cirenaica, il Beilul (tenente di vascello Francesco Pedrotti) attacca due piccoli convogli scortati col lancio di tre siluri da grande distanza, ma viene individuato dalla scorta e sottoposto a pesante, precisa e prolungata caccia con bombe di profondità, che causa seri danni e lo obbliga al rientro anticipato alla base. Il comandante Pedrotti riceverà per quest’azione una Medaglia di Bronzo al Valor Militare (la seconda conseguita durante il suo periodo al comando del Beilul), con motivazione “Comandante di sommergibile in missione di guerra, avvistato un convoglio fortemente scortato da aerei e unità di superficie, si portava arditamente con azione pronta e decisa all’attacco della formazione effettuando immediatamente il lancio dei siluri. Sottoposto a violenta e prolungata azione di caccia dalle navi di scorta, riusciva con opportuna manovra a disimpegnarsi ed a ricondurre la sua unità alla base”.
6 giugno 1942
Arriva a Lero.
Rimane poi in riparazione per diversi mesi.
Per altra fonte, nella prima metà di giugno il Beilul sarebbe stato inviato nelle acque della Palestina insieme a Sirena, Ondina e Galatea, ed a partire dal 12 giugno, insieme a questi tre sommergibli ed ai tedeschi U 77U 81U 205U 431U 453 e U 559, sarebbe stato inviato nelle acque della Libia per partecipare al contrasto alla fallimentare operazione britannica “Vigorous” – invio di un convoglio fortemente scortato da Alessandria a Malta – durante la battaglia di Mezzo Giugno.
Novembre 1942
Partito da Lero, svolge una missione della durata di 15 giorni nel Mediterraneo orientale.
Gennaio-Febbraio 1943
Svolge due missioni della durata complessiva di 19 giorni.
Marzo 1943
Compie una missione ad est di Cipro; si tratta dell’unica missione svolta da un sommergibile italiano nel Mediterraneo orientale nel mese di marzo.
25 maggio 1943
Salpa da Lero (al comando del tenente di vascello Pasquale Beltrame) per un pattugliamento nel Golfo della Sirte, in un settore compreso tra i meridiani 14° e 20° E, il parallelo 34° N e la costa libica.
28 maggio 1943
Durante il mattino il Beilul viene mitragliato da un aereo e risponde al fuoco con le proprie mitragliere; né l’aereo né il sommergibile subiscono danni.
29 maggio 1943
Raggiunge il settore assegnato.
31 maggio 1943
Alle 22.35, in posizione 32° N e 17°30’ E, il Beilul avvista due motovedette impegnate in ricerca antisommergibili, e si disimpegna in immersione.
13 giugno 1943
Rientra alla base, senza aver avvistato traffico nemico e dopo aver subito a più riprese intensa ricerca e caccia antisom.
25 giugno 1943
Lascia Lero per una nuova missione a sud di Creta, a cavallo del 25° meridiano est.
La missione si protrae fino alla prima decade di luglio; non vengono condotti attacchi, mentre viene riscontrata intensa attività aerea antisommergibili.
10 luglio 1943
Mentre rientra a Lero, il Beilul riceve ordine di dirigere verso le coste sudorientali della Sicilia, dove sono sbarcati gli angloamericani: insieme ad altri nove sommergibili, dovrà contrastare gli sbarchi.
(Secondo altra fonte, il Beilul sarebbe salpato da Pozzuoli l’11 luglio insieme ai sommergibili Ascianghi e Nereide, diretto nelle acque della costa orientale della Sicilia per andare a contrastare le forze da sbarco angloamericane che il giorno precedente hanno dato il via all’invasione dell’isola. Secondo un’altra, il Beilul sarebbe stato inviato in quelle acque, insieme ad altri sommergibili, già la sera del 9 luglio, in seguito all’avvistamento della flotta da sbarco Alleata da parte di aerei della 2. Luftflotte. Secondo “I sommergibili italiani 1940-1943” di Erminio Bagnasco e Maurizio Brescia, invece, si sarebbe trovato in agguato a nord della Cirenaica, nell’ambito di una missione iniziata il 25 giugno, e sarebbe stato dirottato verso la zona degli sbarchi il 10 luglio).
12 luglio 1943
Raggiunta la zona assegnata al largo di Capo Passero, dopo poche ore – alle 21.45 – il Beilul (tenente di vascello Pasquale Beltrame, 30 anni, da Savona), in pattugliamento in superficie, avvista in posizione 36°54’ N e 15°35’ E tre cacciatorpediniere classe Jervis che navigano in formazione; giudicata la situazione favorevole per un attacco, il comandante Beltrame manovra per avvicinarsi. Alle 21.55, giunto a 1500 metri di distanza, il Beilul attacca col lancio di tre siluri (la formazione nemica appare molto compatta), per poi disimpegnarsi in immersione. Le armi non vanno a segno (anche se dopo due minuti e 15 secondi, il tempo previsto per la corsa dei siluri, vengono sentite a bordo due forti detonazioni, facendo ritenere all’equipaggio di aver danneggiato un cacciatorpediniere), ma il sommergibile riesce ad allontanarsi indenne (per altra fonte, quest’azione si sarebbe verificata il 12 giugno 1943, anziché il 12 luglio).
Per quest’azione il comandante Beltrame sarà decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con motivazione “Comandante di sommergibile animato da costante volontà combattiva e da alto senso del dovere, durante una lunga missione di guerra, avvistata una formazione nemica si portava con decisione e perizia all’attacco silurando due cacciatorpediniere. Si disimpegnava dalla reazione avversaria con perfetta manovra, continuando la missione”.
Il presunto successo di questo attacco sarà annunciato nel bollettino di guerra n. 1154 del 14 luglio: «…un'altra unità subacquea, comandata dal tenente di vascello Pasquale Beltrame da Savona, lanciava una salva di siluri contro una formazione di cacciatorpediniere dei quali due venivano colpiti…».
16 luglio 1943
Alle 22.17 il Beilul, mentre sta navigando in superficie – in trasferimento da Lero a Taranto – usando i motori diesel, che emettono troppo fumo, viene avvistato in posizione 39°19’ N e 17°40’ E dal sommergibile britannico United (tenente di vascello John Charles Young Roxburgh). Siccome il nuovo arrivato si trova nella zona d’agguato assegnata ai sommergibili Trooper e Tactician, il comandante dell’United è incerto se sia amico o nemico, e decide di non attaccare. Anche il Beilul avvista l’United, ed anche il comandante del battello italiano non sa se l’altro sommergibile sia amico o nemico: pertanto, Beltrame decide di allontanarsi prudenzialmente, provvedendo inoltre a passare dalla propulsione diesel a quella elettrica, perché l’eccessiva quantità di fumo emessa dai suoi motori lo rende troppo facilmente visibile ad eventuali unità nemiche.
17 luglio 1943
Rientra alla base.
Metà agosto 1943
Entra in cantiere a Monfalcone per un lungo periodo di grandi lavori di manutenzione ed ammodernamento.
8 settembre 1943
Alla data dell’armistizio, il Beilul risulta formalmente inquadrato nel V Gruppo Sommergibili di Lero, insieme ad Onice, Sirena ed Ametista: per varie ragioni, però, nessuno dei sommergibili si trova a Lero al momento dell’armistizio (tre su quattro sono ai lavori in Italia, mentre l’Onice è stato trasferito a Taranto e schierato in Mar Ionio a contrasto delle forze da sbarco angloamericane).
 
Il Beilul subito dopo il varo (da “Sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM, 1999, via www.betasom.it)

Epilogo
 
L’annuncio dell’armistizio di Cassibile, l’8 settembre 1943, sorprese il Beilul (tenente di vascello Pasquale Beltrame) in bacino di carenaggio nelle officine dei CRDA a Monfalcone. Erano molte le unità in costruzione o riparazione in quell’importante polo cantieristico: in riparazione c’erano il Beilul, il sommergibile Argo, i MAS 518, 550 e 554 e le motosiluranti MS 41 e MS 76; in varie fasi di costruzione erano le corvette Egeria, Euridice, Tersicore e Melpomene, i sommergibili Cromo, Ferro, Piombo, Potassio, Rame, Zinco, Bario, Litio, Sodio, R 7, R 8 e R 9, i sommergibili tascabili CM 2 e CM 3, i motodragamine RD 115, RD 116, RD 117, RD 118, RD 119, RD 120, RD 121 e RD 122, i rimorchiatori militari San Biagio, San Cesario e Sant’Antonio e sette navi mercantili, tra cui la nave passeggeri Ausonia (in corso di trasformazione in nave ospedale) e la motonave cisterna Antonio Zotti. Altri due sommergibili, il Nautilo ed il “tascabile” CM 1, erano in fase avanzata di allestimento, il primo entrato in servizio da poco, il secondo non ancora ufficialmente entrato in servizio.
 
A Monfalcone, non essendovi un vero e proprio Comando Marina ma solo una sezione distaccata dell’Ufficio Genio Navale di Trieste, il ruolo di comandante di Marina era ricoperto dall’ufficiale più anziano del Gruppo Sommergibili in allestimento, alle cui dipendenze si trovavano Beilul, Argo, Bario, Cromo, Ferro, Litio, Nautilo, Piombo, Potassio, Rame, R 7, R 8, R 9, Sodio, Zinco, CM 2 e CM 3. L’ufficiale più anziano, all’8 settembre, era il capitano di corvetta Alberto Campanella, comandante del Nautilo; le difese di Monfalcone si limitavano però soltanto a sette batterie contraeree armate dalla Marina, tre fisse e quattro carreggiate.
Il capitano di vascello Lorenzo Stallo, comandante di Marina Trieste, ordinò a tutte le navi in grado di prendere il mare di salpare per evitare la cattura. Da Monfalcone partirono per Venezia il mattino del 9 settembre il Nautilo ed il CM 1: sul primo si erano imbarcati anche gli equipaggi di Beilul ed Argo, essendo questi ultimi immobilizzati e non in grado di prendere il mare. Non sarebbero però andati lontani, perché il Nautilo, immobilizzato a Venezia (dov’era giunto alle quattro del pomeriggio dello stesso 9 settembre) da un’avaria, vi venne catturato dai tedeschi insieme a tutto l’equipaggio.
Partito il Nautilo, ufficiale più anziano a Monfalcone rimase il maggiore del Genio Navale Oreste Bambini; messosi in contatto con il Comando Territoriale dell’Esercito, Bambini fece salpare i due MAS in grado di muovere (518 e 554) e sabotare sia le unità approntabili in meno di tre mesi (come ordinato da Supermarina) sia le batterie contraeree. Centinaia di operai dei cantieri si arruolarono come partigiani nella neocostituita “Brigata Proletaria”, ed affrontarono gli invasori tedeschi, insieme ad ufficiali e soldati del Regio Esercito intenzionati a resistere ed a partigiani sloveni, nella serie di scontri – protrattisi dall’11 al 26 settembre e conclusisi con la distruzione della Brigata ad opera delle preponderanti forze avversarie – che sarebbe divenuta nota come battaglia di Gorizia.
Le navi in lavori a Monfalcone, Beilul compreso, caddero tutte in mano tedesca quando le truppe tedesche (probabilmente il 211° Reggimento Granatieri della 71a Divisione Fanteria, provenienti da Trieste) occuparono il cantiere, tra il 10 e l’11 settembre. Secondo alcune fonti il Beilul, prima della cattura, sarebbe stato sabotato dall’equipaggio il 9 settembre.
 
Il marinaio del Beilul Mario Isidoro Nardin, ventenne, triestino, sorpreso a Monfalcone dall’armistizio, si recò a Verona in compagnia di altri cinque sommergibilisti; trovando la città già occupata dai tedeschi, mentre il comandante aveva provveduto all’autoaffondamento del sommergibile, Nardin e compagni vennero rimandati a Trieste e dopo iniziali incertezze ed un incontro con il locale federale si arruolarono nella X Flottiglia MAS, schieratasi con la Germania e con la Repubblica Sociale Italiana. Nardin, in particolare, divenne un “uomo Gamma”, un sommozzatore d’assalto; sopravvissuto al conflitto, nel dopoguerra avrebbe messo in pratica le sue capacità nel campo dei recuperi di residuati bellici, tra Caorle e Venezia.
Anche il comandante Beltrame risulterebbe aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana, assumendo il comando della Compagnia Protezione Impianti a Bassano del Grappa (Wack Kompanie 1009 Bassano nei documenti tedeschi) fino al dicembre 1943, con il grado di capitano. Questa compagnia, composta da 148 uomini (due ufficiali, 23 sottufficiali, 133 soldati), formalmente alle dipendenze della prefettura di Vicenza ma di fatto sotto diretto controllo tedesco (Platzkommandantur di Vicenza), aveva il compito di proteggere dai sabotaggi e dagli attacchi dei partigiani le reti telegrafica, telefonica e ferroviaria nonché depositi di munizioni, il vecchio Forte Tombion (usato come deposito di esplosivi), l’aeroporto di Asiago e lo stabilimento Isotta Fraschini di Vicenza. Beltrame risulterebbe essere sopravvissuto alla guerra.
Il guardiamarina ventitreenne Mario Falchi Cavallini, imbarcato sul Beilul dal maggio precedente (era stato il suo primo imbarco, una volta uscito dall’Accademia Navale e completato il corso alla Scuola Sommergibili di Pola), si trovava in licenza a Lugo di Romagna al momento dell’armistizio (era partito da Monfalcone appena due giorni prima); scartata l’idea di raggiungere il Beilul dopo aver appreso che il cantiere era già stato occupato dai tedeschi, il mattino del 9 settembre andò a Rimini, da dove prese un treno per Roma e poi da lì per Pescasseroli, in Abruzzo, dove giunse l’11 settembre. Incamminatosi a piedi verso sud, deciso a raggiungere il territorio rimasto sotto il controllo del governo regio, dopo otto giorni di cammino incontrò un reparto canadese a nord di Foggia ed attraversò così le linee (“linee che in realtà, alla fine di settembre non esistevano”, avrebbe poi ricordato). Posto a disposizione del Comando Marina di Taranto dal 1° ottobre 1943, a metà mese Falchi Cavallini ebbe il comando del sommergibile tascabile CB 11 (che però assunse di fatto solo l’11 dicembre successivo), fino alla tarda primavera del 1944, quando fu trasferito sulla torpediniera Clio. Nel dopoguerra Falchi Cavallini avrebbe proseguito la sua carriera in Marina, fino a diventare ammiraglio; sarebbe morto nel 2015, all’età di 95 anni.
Non fu altrettanto fortunato il sottocapo radiotelegrafista Alessandro Bianchet, di 21 anni, da Belluno: catturato dai tedeschi, morì in prigionia in Jugoslavia il 10 novembre 1944. Risulta essere stato l'unico caduto, nell’arco dell’intero conflitto, tra l’equipaggio del Beilul (ciò è quanto risulta dall'Albo dei caduti e dispersi della Marina Militare nella seconda guerra mondiale e dall'Albo dei caduti IMI; secondo il libro "Siamo fieri di voi" di Corrado Capone, invece, Bianchet sarebbe morto sul Beilul il 30 novembre 1941, ma deve trattarsi di un errore).
 
In un primo momento, i tedeschi decisero di non completare i lavori in corso, degradando il Beilul al ruolo di bettolina carburanti; ma dopo non molto tempo, complice probabilmente la falcidia di sommergibili che stavano subendo in Mediterraneo, cambiarono idea e decisero di rimetterlo in servizio. A differenza degli altri sommergibili italiani catturati dai tedeschi, tuttavia, il Beilul non fu incorporato nella Kriegsmarine, bensì ceduto alla Marina Nazionale Repubblicana, la piccola Marina della Repubblica Sociale Italiana. Fu anzi il più grande sommergibile assegnato a tale forza armata, la cui componente subacquea era per il resto composta esclusivamente da sommergibili tascabili.
 
Dalla base francese di Betasom (Bordeaux) e da quella polacca di Marigammasom (Danzica, dove all’armistizio erano in addestramento gli equipaggi destinati ad armare nove U-Boote ceduti dalla Kriegsmarine alla Regia Marina) fu fatto giungere in Italia tra marzo ed aprile 1944 un equipaggio italiano, destinato ad armare il Beilul non appena questi fosse stato pronto; al suo comando venne designato il tenente di vascello Mario Rossetto, già comandante del sommergibile Finzi in Atlantico e poi dell’S 6 ex tedesco a Danzica, dove l’aveva sorpreso l’armistizio, in seguito al quale aveva deciso di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Quale comandante in seconda fu nominato il sottotenente di vascello Manlio Massi, quale direttore di macchina il capitano del Genio Navale Angelo Vivo Leo; gli altri ufficiali assegnati al Beilul erano i tenenti di vascello Alfio Petralia (veterano dell’Atlantico, come Rossetto), Paolo Di Natale (anch’essi, come Rossetto, provenienti da Danzica) ed Antonio Galante ed il guardiamarina Ciuk. L’equipaggio venne alloggiato nella caserma “Ammiraglio Legnani” di Trieste, intitolata alla memoria dell’ammiraglio Antonio Legnani, ultimo comandante della flotta subacquea italiana (dal dicembre 1941 all’armistizio) e primo comandante della Marina Nazionale Repubblicana, rimasto ucciso in un incidente automobilistico nell’ottobre 1943.
Ma proprio quando i lavori erano stati quasi del tutto ultimati, il 25 maggio 1944 (altra fonte, probabilmente erronea, parla del 10 maggio), il Beilul, ormai pronto a tornare in servizio, fu colpito da bombe ed affondato nel corso di un’incursione della Royal Air Force sul porto di Monfalcone. I danni subiti furono tali da farlo ritenere irrecuperabile.
Lo stesso attacco distrusse anche altre tre unità, in allestimento a Monfalcone per conto della Kriegsmarine: il sommergibile da trasporto UIT 4 (ex italiano R 7), il sommergibile tascabile UIT 8 (ex italiano CM 2) e la corvetta UJ 204 (ex italiana Euridice). Furono inoltre danneggiati il sommergibile da trasporto UIT 5 (ex R 8), parimenti in allestimento, e diverse motozattere.
 
L’equipaggio destinato al Beilul venne pertanto disciolto ed i suoi membri, insieme a personale proveniente da altri reparti, andarono a formare gli equipaggi dei sommergibili tascabili del Gruppo CB (o I Grupsom “Comandante Longobardo”) di base a Pola, il Battaglione “San Giusto” della X Flottiglia MAS ed il Reparto servizi della Caserma “Legnani”. La loro sorte successiva, nel quadro della sanguinosa occupazione jugoslava della Venezia Giulia alla fine del conflitto, fu spesso drammatica: il tenente di vascello Galante, destinato al comando di un CB, fu catturato dai partigiani jugoslavi nel maggio 1945, in seguito all’occupazione di Pola, e mai più rivisto. Altri due membri dell’equipaggio, il sottocapo elettricista Giuseppe Makuc ed il sottocapo motorista navale Caputo, furono assegnati all’equipaggio del CB 21: il 29 aprile 1945 questo minisommergibile venne speronato ed affondato al largo di Pola da un Kriegstransporter tedesco, con la morte di Makuc – rimasto intrappolato sottocoperta ed affondato con il sommergibile – ed il grave ferimento di Caputo, che fu tratto in salvo ma ebbe un braccio maciullato da un portello.
Meglio andò al tenente di vascello Rossetto: trasferito alla X MAS a La Spezia, superò indenne il turbolento periodo dell’immediato dopoguerra e lasciò la Marina nel 1947, pur essendo stato assolto da ogni accusa per la sua adesione alla RSI ed essendo stato reintegrato nel ruolo. Divenuto dirigente della Saipem (gruppo ENI), sarebbe morto nel 2015, alla bella età di cento anni.
 
Secondo alcune fonti (tra cui “Navi e marinai italiani nella seconda guerra mondiale” di Erminio Bagnasco), dopo essere stato affondato nel bombardamento il Beilul sarebbe stato successivamente riportato a galla dai tedeschi, per poi essere da loro nuovamente affondato (probabilmente, autoaffondato) al momento della loro ritirata, a inizio maggio 1945. Quando gli Alleati giunsero a Monfalcone, quello del Beilul era solo uno dei tanti relitti che costellavano lo specchio d’acqua antistante il cantiere semidistrutto: in quelle acque giacevano affondate del tutto od in parte anche le corvette UJ 203 (ex Tersicore) ed UJ 204 (ex Euridice) ed i sommergibili Argo, UIT 4 (ex R 7), UIT 5 (ex R 8), UIT 6 (ex R 9), UIT 7 (ex Bario), UIT 8 (ex Litio), UIT 9 (ex Sodio) e UIT 18 (ex CM 2), oltre agli scafi arenati o semiaffondati di sei dragamine veloci.
 
Radiato formalmente dai quadri del naviglio militare il 27 febbraio 1947, il Beilul venne recuperato nell’estate del 1947 e demolito nel corso di quello stesso anno.
 
1947: il relitto del Beilul viene recuperato per essere demolito (g.c. STORIA militare)

 

2 commenti:

  1. MIO PADRE CAPO SILURISTA DI PRIMA CLASSE LUIGI PEZZI ERA A BORDO DEL BEILUL DURANTE QUELLE AZIONI DI GUERRA E A BORDO SI INTERESSAVA ANCHE DI RIPRESE FOTOGRAFICHE . GRAZIE ...

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  2. Il comandante Paolo Vagliasindi l’ho ritrovato negli anni 60 professore di navigazione all’Istituto Nautico di Catania poi ho perso ogni riferimento

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