venerdì 22 marzo 2019

Generale Marcello Prestinari

La Generale Marcello Prestinari (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)

Torpediniera, già cacciatorpediniere, della classe Generali (dislocamento standard 730 tonnellate, in carico normale 832, a pieno carico 870 o 890), appartenente alla numerosa serie delle "tre pipe".
Svolse intensa attività e numerose crociere nel periodo interbellico; durante la seconda guerra mondiale venne impiegata in compiti di scorta nel Basso Adriatico, in Grecia, in Libia, in Tunisia ed in Mar Tirreno. Inizialmente impiegata sulle rotte tra l’Italia e l’Albania (1940-autunno 1941), fu successivamente trasferita sulle rotte di cabotaggio lungo le coste libiche (fine 1941-1942).

Breve e parziale cronologia.

23 maggio 1921
Impostazione nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
4 luglio 1922
Varo nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
17 agosto 1922
Entrata in servizio. Posto alle dipendenze del Dipartimento Militare Marittimo di La Spezia.
1923
È comandante del Prestinari il capitano di corvetta Lorenzo Stallo.
Aprile 1923
Il Prestinari viene inviato a Monaco a presenziare ad una gara internazionale di motonautica.


Il Prestinari a Monaco nell’aprile 1923. Sullo sfondo si riconoscono, a sinistra, il vecchio incrociatore Americo Vespucci, utilizzato come nave scuola (predecessore dell’omonimo veliero attualmente in servizio nella Marina Militare), ed a destra le cannoniere francesi Diligente e Tapageuse (sopra: Alex Sabirsanof, via www.naviearmatori.net; sotto: Wikimedia Commons)


30 agosto 1923
Nel corso della Crisi di Corfù, scatenata dall’assassinio (avvenuto ad opera di ignoti, il 27 agosto, tra Giannina e Porto Edda) del generale Enrico Tellini e di altri tre membri di una delegazione italiana che avrebbe dovuto definire i confini tra Grecia ed Albania (eccidio che le autorità italiane hanno subito attribuito alla Grecia, anche se la reale identità e nazionalità dei colpevoli non verrà mai scoperta: di fatto Benito Mussolini approfitta dell’accaduto per guadagnare prestigio a livello nazionale con una dimostrazione di forza ai danni della Grecia, oltre a considerare l’idea, poi abbandonata per l’opposizione anglo-francese, di occupare permanentemente Corfù e le Isole Ionie), il Prestinari salpa da Taranto con una forza navale incaricata di difendere il Dodecaneso da possibili azioni ostili da parte della Grecia. La squadra – che oltre al Prestinari comprende anche i cacciatorpediniere Giuseppe Sirtori, Giuseppe La MasaGenerale Antonio CantoreGenerale Antonio ChinottoGenerale Achille Papa, le corazzate Duilio ed Andrea Doria, l’esploratore Augusto Riboty, un dragamine e due navi ausiliarie – viene dislocata a Portolago, nell’isola di Lero.
Al contempo, prende il mare da Taranto una seconda squadra navale italiana (la compongono le corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, gli incrociatori corazzati San Giorgio e San Marco, l’esploratore Premuda, 5 cacciatorpediniere, due torpediniere, due sommergibili e quattro MAS) che bombarderà ed occuperà l’isola di Corfù, occupazione che si protrarrà per poco meno di un mese, fino a quando la Grecia non cederà alle pretese italiane: scuse ufficiali all’Italia, onori tributati alla squadra navale italiana al Falero, pagamento di un risarcimento di 50.000.000 di lire.
19 settembre 1923
Il Prestinari, insieme ai gemelli Generale Antonio CantoreGenerale Antonino CascinoGenerale Antonio ChinottoGenerale Carlo Montanari e Generale Achille Papa ed alle corazzate Cesare e Cavour, compone la divisione navale che presenzia, nella baia di Falero, alla resa degli onori (63 salve di cannone con la bandiera italiana al picco) alla bandiera italiana da parte di una divisione navale greca – corazzata Kilkis, incrociatore corazzato Georgios Averof e quattro cacciatorpediniere – che rappresenta (insieme ad un indennizzo economico) l’atto formale di "riparazione", da parte della Grecia, per l’eccidio di Giannina. Presenziano come testimoni anche gli incrociatori Comus (britannico) e Mulhouse (francese).
25-27 settembre 1923
Il Prestinari rimorchia da Corfù a Taranto la torpediniera costiera 53 AS.
1° gennaio 1924
Il Prestinari trasporta a Napoli la salma del capitano di corvetta Jean Du Plessis De Grénédan, comandante del dirigibile francese Dixmude, esploso e precipitato in mare al largo di Sciacca (Sicilia) nella notte del 21 dicembre 1923, durante un temporale, con la morte di tutte le 50 persone a bordo. Il corpo di Du Plessis, unico ad essere ritrovato, è stato rinvenuto il 26 dicembre da pescatori siciliani nelle cui reti è rimasto impigliato. Verrà successivamente trasbordato su una nave da guerra francese, che lo porterà a Tolone.
1926
È comandante del Prestinari il capitano di corvetta Antonino Toscano.
Ottobre 1926-1927
È comandante del Prestinari il capitano di corvetta Alberto Da Zara.

Il Generale Marcello Prestinari (a destra) insieme ai similari Nicola Fabrizi (a sinistra) e Generale Achille Papa (al centro) in una foto dei primi mesi del 1927 (Coll. Franco Bargoni, via Coll. Luigi Accorsi e www.associazione-venus.it)

1929
Forma, insieme a Giuseppe La MasaGenerale Antonio CantoreGenerale Carlo Montanari e Generale Achille Papa, la VI Squadriglia Cacciatorpediniere, che con la V Squadriglia (Nicola Fabrizi, Angelo Bassini, Giacinto Carini, Giuseppe La Farina) e l’esploratore Carlo Mirabello compone la 3a Flottiglia della II Divisione Siluranti (2a Squadra Navale, di base a Taranto).
1° ottobre 1929
Declassato a torpediniera, come tutti i vecchi "tre pipe".
28 ottobre 1929
La Prestinari partecipa alle ricerche di un idrovolante di linea britannico, il City of Rome (un trimotore Short S. 8 Calcutta praticamente nuovo, numero di matricola G-AADN, appartenente alla compagnia Imperial Airways, all’epoca nota in Italia come “Valigia delle Indie”), ammarato forzatamente nel pomeriggio precedente tra Livorno e La Spezia durante un viaggio da Napoli (dov’era giunto da Alessandria d’Egitto) a Genova. L’idrovolante, che aveva a bordo quattro passeggeri e tre membri dell’equipaggio, è dovuto ammarare a causa di un’avaria al motore sinistro ed ha lanciato un S.O.S. alle 15.15 del 27 ottobre; la stazione radiotelegrafica del Castellaccio di Genova ha ritrasmesso il segnale di soccorso alle 21.15, chiedendo a tutte le navi di passaggio nella zona di cercarlo. Subito il Comando della base di La Spezia ha inviato nel Golfo cacciatorpediniere e MAS per cercare il velivolo, ma le ricerche si sono rivelate infruttuose e sono state sospese per la notte, anche a causa del vento e del mare in rapido peggioramento (una vera e propria burrasca, con venti fino a 109 km/h); il mattino del 28 il rimorchiatore mercantile La Famiglia, subito dopo l’arrivo a La Spezia, ha riferito di aver incontrato il City of Rome dieci miglia a sudovest dell’isola del Tino, dove questi era ammarato, e di averlo preso a rimorchio, cercando di portarlo a La Spezia. A causa del mare grosso, però, tutti e tre i cavi di rimorchio si era spezzato dopo un’ora e mezza; per un’altra ora il La Famiglia aveva vanamente cercato di prendere a bordo gli occupanti dell’idrovolante, del quale si udiva chiaramente il rumore di almeno un motore ancora funzionante, dopo di che quest’ultimo era scomparso nel buio. Il rimorchiatore era tornato indietro a cercarlo, ma senza risultato, ed allora il comandante aveva deciso di raggiungere La Spezia per allertare i soccorsi. Avuto notizia di ciò, viene immediatamente disposta l’uscita in mare della Prestinari, sul quale viene imbarcato il pilota del La Famiglia, per riprendere le ricerche (contestualmente prendono il mare da Genova, La Spezia, Viareggio e Livorno anche altri cacciatorpediniere e rimorchiatori, che setacciano il mare in cooperazione con sette aerei); nel pomeriggio dello stesso giorno, purtroppo, una vedetta della torpediniera avvista in rapida successione due corpi senza vita che galleggiano 10 miglia a sudest del Tino. La nave si accosta alle salme, che vengono recuperate e riconosciute: sono il pilota del City of Rome, Lascelles Spence Birt, ed il radiotelegrafista dell’idrovolante, Sidney Jarvis Stone. L’idrovolante si è inabissato durante la notte, e nessuno degli occupanti è sopravvissuto: i corpi del meccanico, Terence Francis Premboke, e dei quattro passeggeri (i signori Charles Ritchie ed Henry King Robinson e la signorina Marjorie Ruth Bromford, saliti ad Alessandria, e l’ufficiale di dogana britannico Bertie Ernest Turney, salito a Napoli) non verranno mai ritrovati.


La nave a inizio 1930 (da www.kreiser.unoforum.pro)

Fine 1929-Maggio 1930
È comandante della Prestinari il capitano di corvetta Adalberto Mariano, reduce dalla tragica spedizione in Artide del generale Umberto Nobile: è questo il suo primo incarico dopo questa disavventura.
1930
Compie una crociera in Grecia insieme alla corazzata Duilio.

La Prestinari a inizio 1930 (foto Ugo Pucci & Figli, La Spezia, via Coll. Luigi Accorsi e www.associazione-venus.it)

Metà anni Trenta
È comandante della Prestinari il tenente di vascello Ener Bettica.
1935-1937
È comandante della Prestinari il tenente di vascello (promosso capitano di corvetta proprio durante questo comando) Ernesto De Pellegrini Dai Coi, al suo primo comando.
1936
Dotata di attrezzature per il dragaggio in corsa.


La Prestinari in uscita dal canale navigabile di Taranto nel 1933 (archivio Antonello Gamaleri, via sito ANMI)

Aprile 1939
Secondo una fonte non confermata, la Prestinari avrebbe partecipato alle operazioni per l’invasione dell’Albania, che videro in totale la partecipazione di due corazzate, sette incrociatori, tredici cacciatorpediniere, quattordici torpediniere, dieci sommergibili ed un posamine (oltre alle navi mercantili ed ausiliarie adibite al trasporto del corpo di spedizione), suddivisi in quattro gruppi (ciascuno dei quali assegnato ad uno dei quattro obiettivi dello sbarco: Valona, Durazzo, San Giovanni di Medua e Santi Quaranta). Né il libro "Tra continuità e incertezza: Italia e Albania (1914-1939)" né il saggio di Pier Paolo Ramoino "La Regia Marina tra le due guerre mondiali", i quali dettagliano la composizione delle forze navali che presero parte all’operazione, fanno però menzione della Prestinari.
1939 
Lavori di ammodernamento e potenziamento dell’armamento contraereo: i due pezzi singoli Ansaldo 1917 da 76/40 mm vengono sbarcati, mentre vengono installate due mitragliere binate Breda 1935 da 20/65 mm e due o quattro mitragliatrici singoli da 8/80 mm.

La Generale Marcello Prestinari ad Ancona prima della guerra, insieme ad altre “tre pipe” e ad un cacciatorpediniere classe Palestro (sulla sinistra) (g.c. Pietro Berti via www.naviearmatori.net)

10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale la Prestinari fa parte, insieme alla gemella Generale Antonio Cantore, della III Squadriglia Torpediniere, di base a Napoli e posta alle dipendenze della Circoscrizione Basso Tirreno. (Secondo una fonte avrebbero fatto parte della III Squadriglia anche altre due "tre pipe", la Giacinto Carini e la Giuseppe La Masa, che sarebbero però state distaccate presso la XVI Squadriglia Torpediniere).
18 settembre 1940
La Prestinari e la gemella Generale Antonio Cantore salpano da Napoli alle 10 (o 18) scortando i trasporti truppe Esperia e Marco Polo, diretti a Tripoli.
19 settembre 1940
In mattinata il convoglio giunge a Trapani, dove Prestinari e Cantore vengono sostituite nella scorta dalla XIV Squadriglia Cacciatorpediniere (Antonio Da Noli, Luca Tarigo, Lanzerotto Malocello).
21 ottobre 1940
Con la ricostituzione del Comando Superiore Traffico Albania (Maritrafalba, già esistito dal 5 settembre al 12 ottobre 1940, ma senza che la Prestinari ne facesse parte), la Prestinari viene assegnata ad esso – unitamente ai vecchi cacciatorpediniere Mirabello e Riboty, alle torpediniere CastelfidardoCurtatoneCalatafimiMonzambanoConfienzaSolferinoPrestinariNicola Fabrizi e Giacomo Medici, agli incrociatori ausiliari RAMB IIICapitano A. CecchiLago Tana e Lago Zuai ed alla XIII Squadriglia MAS con i MAS 534535538 e 539 – e dislocata a Brindisi per scortare i convogli in navigazione tra Italia ed Albania, oltre a svolgere inoltre mansioni di ricerca e caccia antisommergibili.
25 ottobre 1940
La Prestinari sostituisce, a Brindisi, l’incrociatore ausiliario RAMB III nella scorta ad un convoglio proveniente da Bari (da dov’è partito all’una) e diretto a Durazzo (dove arriverà alle 18.45), formato dalle motonavi Verdi e Puccini, cariche di 1499 soldati e 24 tonnellate di materiali.
27 ottobre 1940
La Prestinari lascia Durazzo alle 7.30 scortando Verdi e Puccini, che rientrano scariche, e la motonave Filippo Grimani, in servizio postale. Quest’ultima raggiunge Brindisi, mentre Prestinari, Verdi e Puccini giungono a Bari alle 23.30.
28 ottobre 1940
La Prestinari, la torpediniera Solferino ed il piccolo incrociatore ausiliario Lago Zuai salpano da Bari alle 17 scortando i piroscafi ArgentinaFirenze e Premuda, carichi di 1871 soldati, 150 quadrupedi, 27 automezzi e 184 tonnellate di rifornimenti.
29 ottobre 1940
Il convoglio arriva a Valona alle 6.30.
30 ottobre 1940
Prestinari e Lago Zuai lasciano Bari alle 18.30 scortando i piroscafi Olimpia e Cadamosto e la motonave Birmania, che trasportano 189 veicoli e 1314 tonnellate di materiali.
31 ottobre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle 10.50.
2 novembre 1940
Prestinari e Lago Zuai ripartono da Durazzo alle 19.30 scortando il piroscafo Nita e la motonave Narenta, che rientrano scarichi a Bari.
3 novembre 1940
Il convoglietto arriva a Bari alle 11.30. Sempre secondo la cronologia USMM ("La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo"), Prestinari e Lago Zuai sarebbero partite da Bari alle 18.30 del 2 novembre per scortare a Durazzo i piroscafi Oreste e Titania, aventi a bordo 100 militari e 999 quadrupedi, giungendo a destinazione alle 16.40 del 3. Ciò risulta incompatibile con gli orari della precedente missione di scorta su rotta inversa.
Ancora, secondo la medesima cronologia PrestinariLago Zuai avrebbero lasciato Durazzo alle 20.30 del 2 per scortare in Italia il piroscafo Bolsena e le motonavi Verdi e Puccini, scariche, arrivando a Bari alle 7.30 del 3. Presumibilmente qualcuna delle date è errata (forse si trattava del 3 e 4 novembre anziché del 2 e 3 novembre).
12 novembre 1940
La Prestinari si aggrega a Brindisi alla scorta di un convoglio partito da Bari (?) alle 7.30 e diretto a Durazzo, composto dalle motonavi Verdi e Puccini (con a bordo 1283 uomini e 41,5 tonnellate di materiali) e scortato dall’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi. Il convoglio raggiunge Durazzo alle 23.
13 novembre 1940
Lascia Durazzo alle 19 unitamente alla torpediniera Giacomo Medici, scortando le motonavi scariche VerdiPuccini e Barbarigo, di ritorno a Bari.
14 novembre 1940
Il convoglio arriva a Bari alle 13.30.
16 novembre 1940
Lascia Bari alle 00.30 scortando, unitamente alla torpediniera Francesco Stocco ed all’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi, i trasporti truppe Piemonte e Donizetti, che trasportano 2554 militari, 151 quadrupedi e 306 tonnellate di materiali. Il convoglio giunge a Valona alle 16.
17 novembre 1940
Prestinari e Stocco lasciano Valona alle 11 di scorta ai trasporti truppe ViminaleArgentina e Quirinale, che rientrano vuoti. Il convoglio giunge a Brindisi alle 21.
19 novembre 1940
La Prestinari lascia Brindisi alle 5.40 scortando i piroscafi Titania e Tagliamento, diretti a Durazzo con 421 soldati, 1116 quadrupedi e 40 tonnellate di materiali. Il convoglio giunge a destinazione alle 16.
23 novembre 1940
Lascia Durazzo alle 4.30 scorando Titania, Tagliamento ed Oreste, che ritornano scarichi a Brindisi, dove giungono alle 16.45.
24 novembre 1940
La Prestinari, la torpediniera Curtatone ed il piccolo incrociatore ausiliario Lago Tana partono da Brindisi alle 6, scortando le motonavi ViminaleCittà di Agrigento e Città di Savona ed il piroscafo Monrosa, che trasportano il primo scaglione della 5a Divisione Alpina "Pusteria" (in tutto 2524 uomini, 917 quadrupedi, dodici veicoli, 274 tonnellate di carrette ed altri materiali, tra cui del foraggio). Il convoglio raggiunge Valona alle 16.30.
28 novembre 1940
La Prestinari, insieme alla torpediniera Angelo Bassini ed ai cacciatorpediniere Antonio PigafettaEmanuele Pessagno ed Augusto Riboty (per una fonte anche un quarto, il Nicoloso Da Recco, che con Pigafetta e Pessagno forma la XVI Squadriglia Cacciatorpediniere), salpa da Brindisi alle 2.45 per eseguire un’azione di bombardamento contro le installazioni militari greche sulla costa settentrionale e nordorientale di Corfù. Le cinque navi iniziano il bombardamento alle 7.58 e lo concludono alle 8.57, dopo aver sparato in tutto circa 1600 colpi da 102 e 120 mm, da distanze comprese tra i 3 ed i 9 km. I risultati del cannoneggiamento vengono giudicati come soddisfacenti, mentre la reazione delle batterie costiere greche è valutata come debole; le navi italiane rientrano a Brindisi alle 14.50.
Secondo un’altra versione, il bombardamento è eseguito dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta, Alvise Da Mosto, Giovanni Da Verrazzano e Nicolò Zeno della XV Squadriglia Cacciatorpediniere, mentre Prestinari e Bassini non partecipano direttamente al cannoneggiamento, bensì precedono i cacciatorpediniere durante l’azione, eseguendo dragaggio in corsa.
Quella del 28 novembre è la prima delle tredici azioni di bombardamento controcosta effettuate da navi da guerra italiane durante la campagna di Grecia: lo Stato Maggiore della Marina, poco convinto – a ragione – dell’efficacia di azioni di questo tipo (come ha potuto constatare dall’osservazione dei risultati di analoghe azioni di bombardamento navale britanniche contro obiettivi costieri italiani in Africa Settentrionale, che hanno in genere causato danni piuttosto limitati), ha alla fine ceduto – per considerazioni di natura “etica e politica” – alle insistenti pressioni dell’Esercito, che da tempo richiede che la Marina bombardi con le sue navi obiettivi costieri sul fronte greco-albanese. Nel pomeriggio dello stesso giorno, le navi impiegate nell’azione rientrano a Brindisi per rifornirsi di munizioni.
3 gennaio 1941
Parte da Bari all’una di notte per scortare a Durazzo i piroscafi Stampalia ed Andrea Contarini, adibiti a traffico civile. Causa il maltempo, però, il convoglio deve rientrare a Bari.
5 gennaio 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Brioni salpano da Bari alle 00.00 scortando il piroscafo Quirinale e le motonavi Città di Savona e Puccini, che trasportano 2533 uomini e 392 tonnellate di rifornimenti. Il convoglio giunge a Durazzo alle 12.30.
6 gennaio 1941
Lascia Durazzo alle 18.30 scortando Quirinale, Puccini e Città di Savona che rientrano scariche.
7 gennaio 1941
Il convoglio giunge a Bari alle 9.
8 gennaio 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Barletta partono da Bari alle 22 scortando Città di SavonaPuccini e Quirinale, aventi a bordo 2783 uomini e 781 tonnellate di rifornimenti.
9 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 10.15.
11 gennaio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 16.45, scortando QuirinaleCittà di Savona e Puccini che rientravano vuoti a Bari.
12 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 15.
13 gennaio 1941
Prestinari e Barletta ripartono da Bari alle 00.00 di scorta alle motonavi VerdiDonizetti e Birmania, dirette a Durazzo con 1579 militari, 148 veicoli e 392 tonnellate di materiali. Il convoglio arriva a Durazzo alle 12.45.
16 gennaio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 7, scortando i piroscafi Zena e Carnia, che ritornano vuoti.
17 gennaio 1941
Prestinari, Zena e Carnia arrivano a Bari all’1.15.
19 gennaio 1941
La Prestinari parte da Bari alle 20.05 scortando i piroscafi Miseno (avente a bordo 559 tonnellate di viveri) e Tripolino (adibito al traffico civile) e la piccola nave cisterna Abruzzi (pure adibita a traffico civile).
20 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 13.20.
23 gennaio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 16.15, scortando i piroscafi Milano e Aventino e la motonave Narenta, scarichi.
24 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 4.
25 gennaio 1941
La Prestinari salpa da Bari all’una di notte, unitamente all’incrociatore ausiliario Città di Genova, per scortare a Durazzo i piroscafi Italia e Milano, che trasportano uomini, 145 quadrupedi e 170 tonnellate di rifornimenti. Il convoglio giunge a destinazione alle 12.30.
27 gennaio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 5 e raggiunge Brindisi alle 14, scortando le motonavi Città di Bastia e Città di Trapani che ritornano vuote.

La Prestinari all’ormeggio in una foto dell’inizio del 1941, sulla destra la poppa del piroscafo Bainsizza (g.c. STORIA militare)

4 febbraio 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Egeo partono da Brindisi alle 12.15 scortando la motonave Piero Foscari ed il piroscafo Argentina, che trasportano 1654 soldati, 4 automezzi e 438 tonnellate di materiali.
5 febbraio 1941
Il convoglio arriva a Valona alle 10.
6 febbraio 1941
Prestinari ed Egeo lasciano Valona alle 10.30 unitamente all’incrociatore ausiliario Brindisi, scortando i piroscafi Piemonte e Galilea, con a bordo feriti che rimpatriano, e la motonave Viminale, di ritorno scarica. Il convoglio arriva a Brindisi alle 18.30.
10 febbraio 1941
La Prestinari parte da Brindisi alle 5.30 scortando i piroscafi Ugo Bassi (carico di benzina), Scarpanto (carico di carburante), Monrosa e Fanny Brunner (con a bordo 1129 quadrupedi, 83 tonnellate di foraggio e 159 soldati), coi quali raggiunge Valona alle 14.
12 febbraio 1941
La Prestinari, il Brindisi e la torpediniera Altair lasciano Valona alle 9 scortando la motonave Viminale (vuota) ed i piroscafi Crispi e Piemonte (aventi a bordo, tra tutti e due, 477 feriti), coi quali arrivano a Brindisi alle 15.20.
13 febbraio 1941
Prestinari ed Egeo lasciano Brindisi alle 7 scortando le motonavi Foscari e Città di Agrigento, con 1157 uomini e 386 tonnellate di materiali, raggiungendo Valona alle 19.30.
16 febbraio 1941
La Prestinari lascia Valona a mezzogiorno scortando il piroscafo Polcevera e le motonavi Foscari e Città di Marsala, scariche.
17 febbraio 1941
Il convoglio raggiunge Brindisi alle 00.45.
19 febbraio 1941
La Prestinari salpa da Brindisi alle 5.30 scortando i piroscafi Fertilia e Miseno, carichi di carburante e foraggio, e Palomba, adibito a traffico civile. Il convoglio arriva a Valona alle 17.15.
22 febbraio 1941
La Prestinari lascia Valona alle 7 di scorta ai piroscafi Diana (carico di prigionieri) e Luciano (scarico), arrivando a Brindisi alle 15.45.
26 febbraio 1941
La Prestinari parte da Brindisi alle 21 scortando i piroscafi PescaraTriton MarisBottiglieriPontinia e Scarpanto, che trasportano in tutto 126 automezzi, 1753 tonnellate di munizioni e 59 tonnellate di vestiario.
27 febbraio 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 9.30.
28 febbraio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 23.50 scortando il piroscafo Casaregis e le motonavi NarentaCittà di Bastia e Marin Sanudo, dirette a Bari.
1° marzo 1941
Il convoglio raggiunge Bari alle 14.30.
2 marzo 1941
La Prestinari lascia Brindisi alle 23 scortando i piroscafi ApriliaTitania e Polcevera, aventi a bordo 1662 quadrupedi, 2600 tonnellate di munizioni e materiale per l’Aeronautica e 528 tonnellate di foraggio.
3 marzo 1941
Il convoglio arriva a Valona alle 11.15. Lo stesso giorno la Prestinari riparte da Valona e scorta a Brindisi il piroscafo Piemonte, con a bordo 699 feriti leggeri, insieme all’incrociatore ausiliario Piero Foscari.
6 marzo 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Francesco Morosini partono da Brindisi per Valona all’una di notte, scortando il piroscafo Monstella e la motonave Città di Marsala, che trasportano 660 uomini, 572 quadrupedi e 1072 tonnellate di veicoli. Il convoglio arriva a destinazione alle 9.45.
7 marzo 1941
La Prestinari salpa da Valona scortando i piroscafi TitaniaMiseno e Fanny Brunner, scarichi, arrivando a Brindisi alle 16.50.
10 marzo 1941
La Prestinari ed il Capitano Cecchi lasciano Bari alle 5 per scortare a Durazzo, dove arrivano alle 17.25, i piroscafi AventinoMilano e Zena e la motonave Rossini, aventi a bordo 2991 militari, 483 quadrupedi e 352 tonnellate di materiali.
11 marzo 1941
La Prestinari riparte da Durazzo alle 11 scortando i piroscafi Aventino (con 321 feriti lievi) e Milano (scarico) e la motonave Rossini (scarica), arrivando a Bari alle 22.30.
13 marzo 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Brioni partono da Bari alle 3 scortando il piroscafo Rosandra, adibito a traffico civile, le motonavi Narenta e Puccini ed il piroscafo Casaregis, aventi a bordo 991 uomini, 141 automezzi e 444 tonnellate di materiali. Il convoglio raggiunge Durazzo alle 16.45.
15 marzo 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 6.30, scortando i piroscafi scarichi TitaniaLuana e Carnia.
16 marzo 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 00.30.
Prestinari e Capitano Cecchi salpano da Bari alle 00.00 scortando le motonavi Città di TripoliCittà di AgrigentoCittà di Bastia e Verdi, dirette a Durazzo con 2909 uomini e 172 tonnellate di materiali. Il convoglio giunge a destinazione alle 16.25.



Un esempio di fotomontaggio degli anni Venti: la foto originale, sotto (da www.lavocedelmarinaio.com), mostra la Prestinari in uscita dal canale navigabile di Taranto, in epoca antecedente alla prima metà del 1923. Per ottenere la foto sopra ritratta, la Prestinari è stata ritagliata dall’immagine precedente, ed incollata su uno sfondo di mare aperto. Una traccia di questo fotomontaggio è lo strano “pennone” sbilenco visibile sull’albero di trinchetto della Prestinari, sopra la coffa: tale “pennone” non esisteva, si tratta in reltà di un tratto di muraglione del canale navigabile di Taranto che l’autore del fotomontaggio ha per errore ritagliato insieme alla nave e “trasformato” in un pennone (si ringrazia Marcello D’Andrea per la spiegazione).


17 marzo 1941
La Prestinari salpa da Durazzo alle 7 scortando le motonavi Città di BastiaCittà di Agrigento e Verdi ed il piroscafo Tripoli, tutti scarichi tranne uno, che ha a bordo 243 feriti leggeri.
18 marzo 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 00.30, e quattro ore dopo la Prestinari ne riparte unitamente al Morosini, scortando i piroscafi Francesco Crispi e Galilea e la motonave Viminale, aventi a bordo 3358 soldati e 217 tonnellate di materiali. Il convoglio raggiunge Valona alle 11.
19 marzo 1941
La Prestinari riparte da Valona alle 10.30 di scorta ai piroscafi scarichi BrundisiumFavorita ed Irma Calzi, arrivando a Brindisi alle 22.15.
31 marzo 1941
Prestinari e Brioni salpano da Brindisi alle 2.20 scortando i piroscafi Argentina e Galilea, con a bordo 2278 militari e 433 tonnellate di materiali. Il convoglio raggiunge Valona alle 9.
2 aprile 1941
La Prestinari riparte da Valona a mezzogiorno diretta a Brindisi, scortando i piroscafi FertiliaAsteriaSilvano e Stampalia, tutti scarichi.
3 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Brindisi alle 2.30.
4 aprile 1941
La Prestinari salpa da Brindisi alle 00.15, scortando i piroscafi CarmelaMiseno e Luana (carichi di 891 tonnellate di foraggio e 1296 di altri rifornimenti), e raggiunge Durazzo a mezzogiorno.
5 aprile 1941
La Prestinari parte da Durazzo alle 10 scortando i piroscafi Milano (con 67 feriti lievi), Aventino e Quirinale (scarichi), diretti a Bari. Qui il convoglio arriva alle 23.45.
7 aprile 1941
Prestinari e Capitano Cecchi salpano da Bari alle 00.00 scortando le motonavi Città di AlessandriaCittà di Tripoli e Donizetti, dirette a Durazzo con 2305 militari e 263 tonnellate di rifornimento. Il convoglio arriva a Durazzo alle 16.30.
8 aprile 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 6.40, di scorta ai piroscafi LuanaNeghelliMarco e Carmela, che tornano vuoti in Italia.
9 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Bari alle 8.45.
11 aprile 1941
La Prestinari parte da Bari alle 3.15 per scortare a Durazzo, dove giungono alle 16.30, i piroscafi Istria e Padenna, aventi a bordo 29 militari, 121 automezzi, 156 tonnellate di carburanti e 6 di altri materiali.
12 aprile 1941
Lascia Durazzo alle 7.30 scortando la motonave Riv ed i piroscafi Enrico e Casaregis, tutti scarichi.
13 aprile 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 6, ed alle 22 la Prestinari riparte per Durazzo scortando i piroscafi Sant'AgataSilvanoLauretta e Perla, che trasportano 146 soldati, 1105 quadrupedi, 1054 tonnellate di provviste e 3044 di altri rifornimenti.
14 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 16.15.
15 aprile 1941
Alle 5.30 la Prestinari lascia Durazzo per scortare a Bari la motonave Città di Marsala ed i piroscafi ContariniMaddalena e Zena, tutti scarichi, arrivando a destinazione alle 13.
16 aprile 1941
La Prestinari salpa da Bari alle 21.30 diretta a Durazzo, scortando i piroscafi Minerva, Laura C. ed Elvira Vaselli, aventi a bordo 189 veicoli, 1574 tonnellate di viveri e 500 tonnellate di altri materiali, oltre a 50 uomini.
17 aprile 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 17.30.
18 aprile 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 5 scortando il piroscafo Lauretta e le motonavi Città di Bastia e Donizetti, di ritorno scariche in Italia. La torpediniera scorta il convoglio fino a Brindisi, dopo di che le subentra l’incrociatore ausiliario Capitano Cecchi per l’ultimo tratto della navigazione, da Brindisi a Bari (dove il convoglio giunge alle 23).
20 aprile 1941
Nelle prime ore della notte la Prestinari si unisce a Brindisi ad un convoglio partito da Bari alle 00.30 e diretto a Durazzo, con la motonave Rossini ed i piroscafi Milano e Maria C. (aventi a bordo in tutto 1608 soldati, 93 automezzi e 1490 tonnellate di materiali) scortate dal Barletta. Il convoglio giunge a destinazione alle 14.30.
21 aprile 1941
La Prestinari riparte da Durazzo alle 9.45, per scortare in Italia i mercantili scarichi Abruzzi (una piccola nave cisterna), Riv (una motonave da carico), Padenna e Casaregis (due piroscafi da carico). La torpediniera, di nuovo, li scorta solo fino a Brindisi, dopo di che viene sostituita dal Capitano Cecchi per la scorta fino a Bari (dove arrivano alle 4 del 22 aprile).
24 aprile 1941
Alle 4.30 Prestinari e Barletta salpano da Brindisi per scortare a Valona la pirocisterna Poseidone (in zavorra) e la motonave Città di Agrigento (avente a bordo 466 militari ed un carico di automezzi, munizioni ed altri materiali). Il convoglio giunge a destinazione a mezzogiorno.
25 aprile 1941
La Prestinari lascia Valona alle 6 scortando i piroscafi scarichi TripolinoLuigi Martini e Fertilia, coi quali arriva a Brindisi alle 20.


La Prestinari in bacino di carenaggio a La Spezia (da “La rotta insanguinata” di Mario Miccinesi, Mursia, 2004)

8 maggio 1941
La Prestinari lascia Brindisi alle 2.15 per scortare a Valona i piroscafi Marco e Fanny Brunner, carichi di provviste ed altri rifornimenti; il convoglio giunge a destinazione a mezzogiorno.
9 maggio 1941
Riparte da Valona alle 6 scortando il piroscafo Absirtea, carico di materiali vari, col quale arriva a Brindisi alle 14.
10 maggio 1941
Salpa da Bari alle 6.30, scortando la piccola motonave frigorifera Genepesca II diretta a Valona, dove arriva alle 17.55.
12 maggio 1941
Salpa da Valona alle sei del mattino, scortando il piroscafo Minerva carico di truppe, e giunge a Brindisi alle 15.50. Riparte poi alle 22, unitamente al Barletta, di scorta ai piroscafi MilanoItalia ed Aventino ed alla motonave Rossini, diretti a Durazzo con 1255 militari, quadrupedi ed altri rifornimenti.
13 maggio 1941
Il convoglio arriva a destinazione alle 11.45.
14 maggio 1941
Prestinari e Barletta lasciano Durazzo alle 4 per scortare le stesse quattro navi dell’andata, che rientrano in Italia con 3485 militari rimpatrianti ed il relativo materiale, arrivando a Bari alle 16.30. Alle 22 la Prestinari riparte da Bari per scortare a Durazzo i piroscafi Perla e Sagitta, carichi di materiali; il convoglio fa scalo a Brindisi, dove si aggrega ad esso anche il piroscafo Merano, in servizio postale.
15 maggio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo a mezzogiorno. La Prestinari risulterebbe però ripartita da Durazzo già alle quattro del mattino dello stesso 15 per scortare a Bari il piroscafo Monstella, carico di truppe e quadrupedi, col quale arriva a Bari alle 15.
16 maggio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 4.30 di scorta ai piroscafi TergesteaContarini e Tripolino, carichi di veicoli, quadrupedi ed altri rifornimenti, coi quali raggiunge Bari alle 18.30. Alle 22 la torpediniera riparte da Bari unitamente all’incrociatore ausiliario Zara, per scortare a Durazzo ItaliaAventinoMilano e Puccini, carichi di truppe e rifornimenti.
17 maggio 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo a mezzogiorno. La Prestinari torna poi a Bari ed alle 21.30 ne riparte per scortare a Durazzo un altro convoglio, formato dalle motonavi Città di Alessandria e Rossini e dai piroscafi Sant'Agata e Monrosa, carichi di truppe e materiali.
18 maggio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 13.
19 maggio 1941
La Prestinari lascia Durazzo alle 11.15 per scortare a Bari, unitamente al Barletta, le motonavi Città di Alessandria e Rossini ed i piroscafi IstriaMonrosa e Sant’Agata, aventi a bordo in tutto 1500 militari, 1336 quadrupedi e 186 automezzi.
20 maggio 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 6.30.
29 maggio 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Brindisi lasciano Durazzo alle 20 per scortare a Bari le motonavi Città di AlessandriaCittà di MarsalaMilano e Marin Sanudo, che hanno a bordo 830 prigionieri ed un carico di materiali.
30 maggio 1941
La Marin Sanudo si ferma a Brindisi, mentre il resto del convoglio raggiunge Bari.
1° giugno 1941
Scorta da Brindisi a Valona i piroscafi Argentina e Città di Tripoli e la motonave Viminale, aventi a bordo in tutto 430 uomini ed un carico di vestiario ed altri materiali.
4 giugno 1941
Scorta da Valona a Bari, insieme all’incrociatore ausiliario Brindisi, Città di TripoliArgentina e Viminale di ritorno con 3130 militari rimpatrianti, oltre a materiali.
6 giugno 1941
La Prestinari, salpata da Brindisi scortando il piroscafo Galilea, si unisce insieme ad esso ad un convoglio proveniente da Bari e composto dai piroscafi Francesco Crispi e Città di Tripoli, scortati dall’incrociatore ausiliario Brindisi. Il convoglio, carico di truppe e materiali, raggiunge Valona.
7 giugno 1941
Scorta da Brindisi a Valona il piroscafo Argentina, avente a bordo personale dell’Esercito e della Marina.
9 giugno 1941
Scorta da Valona a Bari i piroscafi ZenaSant'Agata e Luigi Martini, carichi di 448 quadrupedi.
10 giugno 1941
Scorta da Bari a Durazzo i piroscafi Galilea ed Ivorea, con a bordo personale e materiale del Corpo di Commissariato dell’Esercito.
11 giugno 1941
Scorta da Brindisi a Durazzo il Galilea e l’Ivorea, aventi a bordo truppe e materiali.
13 giugno 1941
Scorta da Durazzo a Bari la motonave Marin Sanudo ed i piroscafi Istria e Caterina, carichi di truppe e materiali.
17 giugno 1941
La Prestinari e l’incrociatore ausiliario Zara scortano da Brindisi a Valona il piroscafo Argentina e la motonave Viminale, aventi a bordo 963 militari, altro personale della Regia Marina e materiali.
18 giugno 1941
Scorta da Valona a Brindisi i piroscafi ApriliaMonrosaOriani e Costante C., carichi di truppe e materiali.
21 giugno 1941
Prestinari e Brindisi scortano da Valona a Brindisi PucciniDonizetti e Milano, carichi di truppe rimpatrianti della 58a Divisione Fanteria "Legnano".
23 giugno 1941
Scorta da Brindisi a Durazzo PucciniDonizetti e Milano, carichi di personale e materiali militare.
24 giugno 1941
Prestinari e Brindisi scortano da Valona a Brindisi i piroscafi Italia e Quirinale, carichi di truppe rimpatrianti della Divisione "Legnano".
26 giugno 1941
Prestinari e Zara scortano da Brindisi a Durazzo la motonave Rossini ed i piroscafi Italia, Rosandra e Quirinale, carichi di personale militare diretto a varie destinazioni e di 1400 operai militarizzati che rimpatriano (?).
27 giugno 1941
Prestinari e Brindisi scortano da Valona a Brindisi Città di Agrigento e Viminale, dopo di che – il giorno stesso – la Prestinari raggiunge Durazzo e da lì scorta a Bari, insieme allo Zara, RossiniItaliaRosandra e Quirinale con personale e materiale delle forze armate.
29 giugno 1941
Scorta Argentina e Viminale, con materiale delle forze armate, da Brindisi a Valona.
3 ottobre 1941
Scorta da Bari a Durazzo ItaliaMilano e Rosandra, aventi a bordo personale dell’Esercito e dell’Aeronautica con varie destinazioni.
4 ottobre 1941
Scorta ItaliaMilano e Rosandra, aventi a bordo 2100 militari che rimpatriano, da Durazzo a Bari.
12 ottobre 1941
La Prestinari parte da Trapani per Tripoli all’1.30, scortando il piroscafo Achille Lauro, carico di 8000 tonnellate di carbone.
Le due navi seguono la rotta del Canale di Sicilia, passando a circa 70 miglia da Malta, ma non subiscono attacchi; probabilmente non sono neanche state avvistate, nonostante le notevoli dimensioni dell’Achille Lauro. Grazie all’orario di partenza ed alla velocità del mercantile, il pezzo più pericoloso del viaggio – il tratto tra Lampedusa e le isole Kerkennah – viene effettuato quasi nella sua interezza nelle ore diurne e con forte scorta aerea.
14 ottobre 1941
Prestinari ed Achille Lauro giungono a Tripoli alle 14. Da questo momento, la Prestinari rimane dislocata in Libia: nei mesi successivi opererà in missioni di scorta al naviglio adibito al cabotaggio libico e, più di rado, in missioni di scorta tra l’Italia e la Libia.
23 ottobre 1941
La Prestinari lascia Tripoli alle 7 per scortare a Bengasi la piccola motonave frigorifera Amba Aradam ed il piroscafo tedesco Spezia.


La Generale Marcello Prestinari (a destra; la nave nella foto è identificata anche come la Generale Achille Papa) ormeggiata insieme alle gemelle Generale Antonino Cascino (a sinistra) e Generale Antonio Chinotto (al centro) (da www.regione.sicilia.it)

25 ottobre 1941
Il convoglietto raggiunge Bengasi alle 7.30.
29 ottobre 1941
La Prestinari lascia Bengasi alle 18 per scortare a Tripoli l’Amba Aradam, il piroscafo italiano Anna Maria ed il piroscafo tedesco Brook.
31 ottobre 1941
Il convoglio giunge a Tripoli alle 21.
11 novembre 1941
Alle 19.30 la Prestinari salpa da Trapani per scortare a Tripoli i piroscafi Sant’Antonio e Le Tre Marie, aventi a bordo complessivamente 3000 tonnellate di provviste e materiali per la popolazione civile in Libia. Il convoglio procede a velocità di poco superiore ai 7 nodi.
12 novembre 1941
Il convoglietto giunge a Pantelleria alle 11 e vi sosta fino all’indomani.
13 novembre 1941
Le navi ripartono da Pantelleria alle 17, senza subire attacchi. La navigazione procede però con molta lentezza, perché Sant’Antonio e Le Tre Marie, a causa sia del maltempo che di altre ragioni, si trattengono per una notte alla fonda presso la boa numero 6 delle secche di Kerkennah, dopo di che, una volta imboccate le rotte costiere verso Tripoli, si incagliano entrambi vicino a Zuara. Mentre il Sant’Antonio riesce a disincagliarsi in tempi brevi con l’aiuto della Prestinari e del rimorchiatore Ciclope, raggiungendo Tripoli alle 9 del 17 novembre (o la sera del 16), per liberare il Le Tre Marie occorreranno più di due settimane.
19 novembre 1941
La Prestinari, raggiunta Tripoli, ne riparte alle 19 scortando il piroscafo Anna Maria ed il piroscafetto per recuperi Rostro, diretti a Bengasi.
22 novembre 1941
Il convoglietto arriva a Bengasi alle 8.
30 novembre 1941
Alle 16 la Prestinari entra nella rada di Zuara scortando il Le Tre Marie, finalmente disincagliato, a rimorchio del rimorchiatore Ciclope.
1° dicembre 1941
La Prestinari (tenente di vascello Pompeo Visintin) salpa da Tripoli nel primo pomeriggio, dietro ordine di Supermarina, per andare a rinforzare il cacciatorpediniere Alvise Da Mosto nella scorta alla nave cisterna Iridio Mantovani, in navigazione da Trapani a Tripoli con un prezioso carico di 8629 tonnellate di carburante, dopo che quest’ultima è stata attaccata e colpita da aerei britannici, rimanendo immobilizzata a 75 miglia dalla sua destinazione (nel punto 33°53’ N e 12°28’ E). Lasciato il porto libico, la torpediniera dirige subito verso la posizione in cui si trova la Mantovani. Contemporaneamente alla Prestinari, sempre su ordine di Supermarina, salpa da Zuara il rimorchiatore Ciclope, mentre qualche ora più tardi esce da Tripoli il cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello, anch’essi per scortare ed assistere la Mantovani.
Prima che ciascuna delle tre unità riesca a raggiungerla, tuttavia, la Mantovani viene colpita ancora da nuovi attacchi aerei e poi attaccata anche dalla Forza K britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope, cacciatorpediniere Lively), che le dà il colpo di grazia ed affonda anche il Da Mosto, che aveva disperatamente tentato di difenderla.
Marina Tripoli, informata dell’accaduto dai velivoli della scorta aerea, richiama in porto le navi che aveva fatto partire, essendo ormai inutile il loro intervento, per evitare che finiscano con lo scontrarsi con forze nemiche nettamente superiori. Tuttavia, mentre Ciclope e Malocello, essendo ancora molto vicini ai rispettivi porti di partenza, tornano indietro, la Prestinari prosegue verso la zona dello scontro: quando la raggiunge l’ordine di Marina Tripoli, infatti, la torpediniera sta già a vedendo in lontananza i bagliori delle cannonate del combattimento in corso tra Da Mosto e Forza K, pertanto il comandante Visintin decide di proseguire in quella direzione, al fine di prestare almeno soccorso ai naufraghi e ad eventuali navi rimaste danneggiate ma galleggianti.
La Prestinari si ritrova di fatto ad assistere, a distanza, allo svolgersi del combattimento: alle 17.42 la torpediniera avvista di prua due navi da guerra e l’albero di una terza non identificabile, in formazione, intente a sparare granate contraeree contro aerei che non risultano visibili (si tratta di caccia FIAT CR. 42 che stanno in quel momento attaccando la Forza K); le navi sconosciute assumono rotta 270° (prima appariva più inclinata) ed alle 17.55 le prime due, potendone meglio distinguere le caratteristiche, vengono correttamente identificate dagli uomini della Prestinari come due incrociatori leggeri classe Arethusa (l’Aurora ed il Penelope: la terza unità è invece il Lively). Verso le 18 le tre navi britanniche aprono il fuoco contro navi che la Prestinari non può ancora vedere; per poter seguire con attenzione lo svolgersi degli eventi ed al contempo tenersi pronto a rispondere il fuoco con tutti i cannoni, Visintin ordina di ridurre la velocità a 16 nodi effettivi, permettendo così a tutto l’equipaggio di stare al posto di combattimento. Nel mentre viene avvistata la Mantovani, proprio nel momento in cui questa viene colpita da una salva sulla prua.
Alle 18.04 la Prestinari accosta per 307° ed avvista una colonna di fumo seguita da un’altissima fiammata, tale da far pensare all’esplosione di un deposito munizioni: da ciò viene intuita la posizione del Da Mosto, che in effetti è stato colpito proprio in quel momento con esplosione di un deposito munizioni. La Forza K viene poi vista allontanarsi verso nord, sparando gli ultimi colpi contro la Mantovani già in fiamme. Lo scontro è finito; la Prestinari prosegue con la prua proprio sulla nave cisterna agonizzante.
Alle 18.30 la torpediniera, che ha rotta vera 314°, avvista un fuoco Very rosso e dirige verso il punto da dove è partito. Alle 19.40 la torpediniera giunge sopravento rispetto alla Mantovani e rallenta, e cinque minuti dopo avvista alcune zattere alla deriva, cariche di naufraghi: la Prestinari cala le due proprie imbarcazioni per recuperare quelli che si trovano sopravento, ed intanto si lascia scadere verso altre due zattere che si trovano sottovento. Mentre l’armamento contraereo rimane pronto a reagire ad un’eventuale offesa proveniente dall’aria, fuochisti e marinai organizzati in squadre si distribuiscono lungo il bordo per procedere al salvataggio. Alle 20.05 la Prestinari si sposta per raggiungere altre zattere più lontane, ed alle 20.30, avendo avvistato un aereo su rilevamento 320° (in allontanamento con rotta approssimativa 30°, a 3-4 km di distanza ed a 500 metri di quota), il comandante Visintin fa intensificare il servizio di vedetta ed accelerare le operazioni di soccorso.
Complessivamente la Prestinari trae in salvo 135 naufraghi, 10 della Mantovani e 125 del Da Mosto (tra cui il suo comandante, capitano di fregata Francesco Dell’Anno); altri 24 naufraghi (tutti della Mantovani) sono stati recuperati dalle navi della Forza K, mentre hanno perso la vita 138 uomini del Da Mosto e 49 della Mantovani.
Per il salvataggio dei naufraghi del Da Mosto, il comandante Visintin (39 anni, da Montebelluna) verrà decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare (motivazione: "Comandante di torpediniera, destinata a riggiungere un convoglio per rafforzare la scorta di una cisterna gravemente colpita da siluro, benché ricevuto l'ordine di rientro alla base in seguito ad avvistamento di una notevole forza navale nemica, nelle acque da percorrere, dirigeva decisamente con audacia perizia verso le unità per prestare tempestivamente la sua opera di assistenza. Avvistata la cisterna e la silurante di scorta attaccate col cannone e gravemente colpite, si portava risolutamente al loro soccorso, tenendosi pronto ad intervenire con le armi di bordo, nonostante il modesto potere offensivo della sua unità di fronte alla preponderanza nemica. Con accorta ed ardita manovra si prodigava infaticabilmente con tutti i mezzi a disposizione per effettuare le operazioni di salvataggio dei naufraghi riuscendo a trarli in salvo nella loro totalità malgrado le avverse condizioni del mare").
Molti anni dopo, il 30 novembre 1975, i reduci di Da Mosto e Prestinari terranno un raduno congiunto a Messina.
2 dicembre 1941
La Prestinari arriva a Tripoli all’1.30 con i naufraghi di Da Mosto e Mantovani.
7 dicembre 1941
La Prestinari lascia Tripoli alle 19 per scortare a Bengasi il piroscafo tedesco Spezia.
10 dicembre 1941
Prestinari e Spezia arrivano a Bengasi alle 7.30.
11 dicembre 1941
Riparte da Bengasi alle 18 scortando l’Amba Aradam, diretta a Tripoli.
13 dicembre 1941
Prestinari ed Amba Aradam arrivano a Tripoli alle 9.50.
18-19 dicembre 1941
La Prestinari e la torpediniera Perseo, provenienti da est, si uniscono al convoglio «L» (motonavi Monginevro, Napoli e Vettor Pisani, cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, Pessagno, Zeno, Da Recco e Da Noli) in navigazione da Taranto a Tripoli durante l’operazione «M. 42». Prestinari e Perseo raggiungono il convoglio nel tratto finale della navigazione, quando questo si è frazionato, per ordine del caposcorta (contrammiraglio Amedeo Nomis di Pollone, sul Vivaldi), in tre sottogruppi, ed ha subito il danneggiamento della motonave Napoli (scortata da Da Noli e Zeno) colpita a poppa estrema da un siluro o da una bomba, che ha causato pochi danni allo scafo ma ha immobilizzato il timone, ed entrata poco dopo in collisione con lo Zeno, rimasto a sua volta danneggiato (ha una falla nello scafo, ma riuscirà a raggiungere Tripoli con i propri mezzi).
Per soccorrere la motonave, Nomis di Pollone ha richiesto l’invio di rimorchiatori dalla ormai vicina Tripoli, e distaccato Pessagno e Malocello dagli altri gruppi inviandoli nella zona in cui si trova la motonave, essendo tale area particolarmente pericolosa perché abitualmente infestata da sommergibili. Prestinari e Perseo vengono appunto inviate anch’esse a rinforzare il gruppo della Napoli; il rimorchiatore Ciclope, inviato da Tripoli, prende a rimorchio la motonave danneggiata (che in precedenza è stata presa a rimorchio dal Da Noli).
A rimorchio del Ciclope, la Napoli a giunge a Tripoli alle 16 del 19, preceduta di due ore da Da NoliPessagnoMalocello e Zeno. L’operazione «M. 42» si conclude in un successo, con l’arrivo a destinazione di tutti i rifornimenti inviati.
28 dicembre 1941
Lascia Tripoli alle 14 per scortare a Palermo il piroscafo Achille Lauro, avente a bordo 265 prigionieri catturati in Cirenaica.
31 dicembre 1941
Prestinari ed Achille Lauro giungono a Palermo alle 16.30.
16 febbraio 1942
La Prestinari viene inviata ad assumere la scorta del cacciatorpediniere Carabiniere, che alle 13.15 è stato silurato dal sommergibile britannico P 36 (tenente di vascello Larry Noel Edmonds) a sud dello stretto di Messina, in posizione 37°42’ N e 15°35’ E, con asportazione della prua. La torpediniera scorta il cacciatorpediniere mutilato, preso a rimorchio dal rimorchiatore Instancabile, fino a Messina.


Emissione di una cortina fumogena dalla Prestinari, inizio 1942 (Coll. Luigi Accorsi, via www.associazione-venus.it)

18 marzo 1942
La Prestinari, salpata da Tripoli in mattinata, si reca incontro ad un convoglio in arrivo dall’Italia nell’ambito dell’operazione di traffico «Sirio» (motonavi Vettor Pisani e Reichenfels, cacciatorpediniere Vivaldi – caposcorta, capitano di vascello Ignazio Castrogiovanni –, Malocello, Pessagno e Zeno, torpediniera Pallade). Raggiunto il convoglio, la Prestinari si aggrega alla sua scorta; le navi entrano a Tripoli alle 15.15 dello stesso giorno. Con l’operazione «Sirio» arrivano in Libia 36 carri armati, 278 veicoli e 13.124 tonnellate di rifornimenti, oltre a 103 tra ufficiali e soldati.
27 marzo 1942
La Prestinari salpa da Tripoli per Bengasi alle 7, scortando l’Amba Aradam ed il piroscafo tedesco Sturla.
30 marzo 1942
Alle 6.30 il convoglietto viene attaccato da aerei britannici, che mitragliano l’Amba Aradam, uccidendo un membro del suo equipaggio. Tutte e tre le navi arrivano a Bengasi alle 10.
Alle 21 la Prestinari riparte da Bengasi per scortare nuovamente l’Amba Aradam che ritorna a Tripoli.
2 aprile 1942
Prestinari ed Amba Aradam arrivano a Buerat alle quattro del mattino e vi sostano fino alle 20 del giorno seguente.
4 aprile 1942
Le due navi giungono a Tripoli alle 11.
8 aprile 1942
La Prestinari salpa da Tripoli alle 8 per scortare a Sfax il piroscafo Assunta De Gregori, che deve caricarvi fosfati da portare in Italia.
9 aprile 1942
L’Assunta De Gregori arriva a Sfax alle 7.30. Caricati i fosfati, salperà poi per l’Italia con la scorta di un’altra torpediniera, la Castore.
14 aprile 1942
La Prestinari, la gemella Montanari e la più moderna torpediniera Clio escono da Tripoli per andare a rinforzare la scorta del convoglio «Aprilia», in arrivo dall’Italia con le motonavi Vettor Pisani, Reginaldo Giuliani, Ravello, Giulia e Reichenfels (quest’ultima tedesca) ed il piroscafo Amsterdam, scortati dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta), Nicolò Zeno, Freccia e Mitragliere e dalla torpediniera Pallade. Si uniscono alla scorta anche numerosi aerei da caccia ed antisommergibili.
15 aprile 1942
Il convoglio raggiunge Tripoli tra le 9.30 e le 10. È possibile che il sommergibile britannico Upholder sia rimasto vittima, in questi giorni, dell’intensa attività antisommergibili connessa all’operazione «Aprilia».
19 aprile 1942
La Prestinari parte da Tripoli alle 19 per scortare a Bengasi, insieme ai motodragamine tedeschi R 9, R 12 e R 15, i piroscafi Sturla e Sant’Antonio.
20 aprile 1942
L’R 15 lascia il convoglio e ritorna a Tripoli.
22 aprile 1942
La Prestinari e le altre navi arrivano a Bengasi a mezzogiorno; la Prestinari ne riparte alle 21 scortando i piroscafi Brook (tedesco) e Bravo (italiano) diretti a Tripoli.
24 aprile 1942
Il convoglietto giunge a Tripoli alle 9.30.
6 maggio 1942
La Prestinari e la torpediniera Centauro (caposcorta) lasciano Tripoli alle 19, scortando la motonave Lerici diretta a Napoli.
7 maggio 1942
La Prestinari lascia la scorta della Lerici (che arriverà regolarmente a destinazione) alle 17.40.
12 maggio 1942
La Prestinari salpa da Tripoli alle 00.05 per andare incontro al convoglio «Mira», in arrivo dall’Italia (lo compongono le motonavi Unione, Ravello, Gino Allegri, Reichenfels, Agostino Bertani e Reginaldo Giuliani, scortate dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco – caposcorta – e dalle torpediniere Castore, Climene, Pallade e Polluce), e pilotarlo sulla rotta di sicurezza.
Ciò avviene regolarmente; la Prestinari raggiunge il convoglio e lo pilota fino a Tripoli, dove tutte le navi, nonostante attacchi aerei e subacquei nemici nel Canale di Sicilia, arrivano tra le 6.40 e le 9.45 di quel mattino, con uno dei più grandi carichi mai portati in Libia da un singolo convoglio.
14 maggio 1942
La Prestinari salpa da Tripoli per Bengasi alle 17.50, scortando il piroscafo italiano Regulus, la piccola motocisterna tedesca Lola ed il motoveliero italiano Ildebrando da Soana.
17 maggio 1942
Il convoglietto arriva a Bengasi alle 10.
18 maggio 1942
Su ordine di Marina Bengasi, la Prestinari, che si trova già in mare, viene dirottata sul luogo dell’affondamento del piroscafo Bolsena, silurato all’1.12 dal sommergibile britannico Turbulent, per soccorrerne i naufraghi. La torpediniera giunge sul posto alle 9.10, ma i superstiti del piroscafo sono stati già tratti tutti in salvo da due cacciasommergibili tedeschi usciti da Bengasi (le vittime sono 48).
28 maggio 1942
Alle 10.30 la Prestinari parte da Tripoli per scortare a Bengasi i piroscafi Bravo (italiano) e Savona (tedesco).
30 maggio 1942
Alle 5.26 il sommergibile britannico Proteus (capitano di corvetta Philip Stewart Francis) avvista al periscopio due oggetti indistinti su rilevamento 225°, in posizione 31°51’ N e 19°26’ E. Alle 5.30 questi oggetti vengono identificati come tre navi, più precisamente due mercantili scortati da un cacciatorpediniere: si tratta di Bravo, Savona e Prestinari. Portatosi all’attacco, alle 6.22 il Proteus lancia tre siluri contro il secondo mercantile, da una distanza di 2740 metri.
Uno dei siluri va a segno (alle 6.30, secondo fonti italiane), colpendo il Bravo, che affonda in quattro minuti nel punto 31°42’ N e 19°13’ E (per altra fonte, 32°21’ N e 18°54’ E; ad una cinquantina di miglia per 230° da Bengasi).
I velivoli della scorta aerea mitragliano il punto in cui ritengono essere il sommergibile, e vi sganciano due bombe. La Prestinari dà immediatamente la caccia al sommergibile attaccante, che intanto si ritira verso ovest ad una profondità di 55 metri: l’attacco ha inizio alle 6.28 e vede il lancio di 20 bombe di profondità, nessuna delle quali, tuttavia, esplode vicina al sommergibile. Data l’estrema calma del mare e la presenza di aerei che pattugliano la zona, il Proteus rimane a profondità elevata finché non si è allontanato di parecchio dalla zona dell’attacco. Dopo la caccia, la Prestinari torna sul luogo dell’affondamento e recupera 39 superstiti, in cooperazione con il rimorchiatore Porto Fossone inviato da Bengasi (vi è un unico disperso, oltre a quattro feriti).
31 maggio 1942
Prestinari e Savona arrivano a Bengasi a mezzogiorno. Poco dopo la Prestinari riparte da Bengasi per andare a rinforzare la scorta della motonave Gino Allegri, in arrivo dall’Italia con la scorta del cacciatorpediniere Euro: prima che la torpediniera la possa raggiungere, tuttavia, la motonave viene silurata ed affondata (dal sommergibile Proteus e/o da aerei britannici) circa 80 miglia ad ovest di Bengasi. La Prestinari può soltanto partecipare, insieme all’Euro, al recupero dei pochi superstiti: a causa dell’esplosione del carico di munizioni che l’Allegri aveva a bordo, sono sopravvissuti solo 21 uomini su circa 300 imbarcati sulla motonave.
1° giugno 1942
La Prestinari salpa da Tripoli per Bengasi alle otto di sera, insieme ad un cacciasommergibili tedesco, per scortare a Bengasi i piroscafi tedeschi Trapani e Sparta.
4 giugno 1942
Il convoglio giunge a Bengasi alle 3.30.
18 giugno 1942
La Prestinari salpa da Tripoli per Bengasi a mezzogiorno, scortando il Trapani. Alternativamente, la data e l’ora di partenza sono indicati anche come le 18.10 del 19 giugno.
21 giugno 1942
Prestinari e Trapani arrivano a Bengasi a mezzogiorno. Sette ore dopo, la Prestinari riparte alla volta di Tripoli, scortando il piroscafo Sturla.
22 giugno 1942
Alle 5.24 il sommergibile britannico Turbulent (capitano di fregata John Wallace Linton) avvista lo Sturla (valutato in 2000 tsl e ritenuto scarico) e la Prestinari (identificata come una torpediniera classe La Masa, in effetti molto simile alla classe Generali, e posizionata a poppavia o poppavia sinistra rispetto al piroscafo che scorta), in navigazione verso ovest, in posizione 31°10’ N e 19°20’ E. Essendo ormai troppo prossima l’alba per condurre un attacco in superficie, Linton accosta per portarsi avanti rispetto al convoglio, ed alle 5.48 s’immerge per attaccare; alle 6.26, in posizione 31°11’ N e 19°10’ E (una settantina di miglia a sudovest di Bengasi), il Turbulent lancia due siluri da 1190 metri contro lo Sturla, ma entrambi i siluri mancano il bersaglio. Alcuni minuti dopo il lancio la Prestinari, che al momento dell’attacco si trovava a poppavia del piroscafo, contrattacca con il lancio di cinque bombe di profondità singole, seguite da un pacchetto di due bombe; si ricongiunge poi con lo Sturla, e nel farlo passa, senza accorgersene, proprio sulla verticale del Turbulent.
23 giugno 1942
Prestinari e Sturla arrivano a Tripoli alle 21.30.
3 luglio 1942
Alle 6 la Prestinari salpa da Tripoli per scortare a Bengasi il piroscafo tedesco Ostia.
4 luglio 1942
Alle ore 24 la Prestinari lascia la scorta dell’Ostia (che arriverà a Bengasi alle 18 del giorno seguente) e raggiunge lo Sturla, partito anch’esso da Tripoli alle 18 del 3 luglio.
6 luglio 1942
Lo Sturla giunge a Bengasi alle 10.40.
12 luglio 1942
La Prestinari salpa da Tobruk alle 16 di scorta al piroscafo Petrarca, diretto a Tripoli.
Il convoglietto fa scalo a Bengasi, dove il Petrarca sosta brevemente; quando prosegue per Tripoli, ne assume la scorta la Generale Carlo Montanari, in luogo della Prestinari.


Foto della Generale Marcello Prestinari in uscita da Taranto, prima e dopo il restauro ad opera di Maurizio Brescia (da www.betasom.it)

ca. 14/15 luglio 1942
Lasciata la scorta del Petrarca, la Prestinari riparte da Bengasi per scortare a Tobruk il piroscafo tedesco Menes, proveniente da Tripoli con la scorta della torpediniera Circe (che la Prestinari va a sostituire).
16 luglio 1942
Prestinari e Menes arrivano a Tobruk alle 10.
17 luglio 1942
Prestinari e Circe (caposcorta) salpano da Bengasi per Tobruk alle 15, scortando la motonave Apuania.
18 luglio 1942
Le tre navi arrivano a Tobruk alle 10.
20 luglio 1942
La Prestinari lascia Tobruk alle 21 per scortare a Bengasi il piroscafo Iseo.
22 luglio 1942
Prestinari ed Iseo arrivano a Bengasi alle 6.
6 agosto 1942
La Prestinari salpa da Tripoli per Napoli alle 18, scortando il piroscafo Argentea. Le due navi seguono le rotte costiere della Tunisia prima di dirigere verso l’Italia.
9 agosto 1942
Prestinari ed Argentea arrivano a Napoli all’1.10.
Ca. tarda estate/inizio autunno 1942
Periodo di lavori. La nave viene dotata, tra l’altro, di alette di plancia, e vengono installate delle altre mitragliere contraeree da 20 mm. (Entro fine 1942, l’armamento contraereo della Prestinari giunge a contare 7 mitragliere Mod. 1939 da 20/70 mm).
21 gennaio 1943
Durante una missione di scorta nel Mediterraneo centrale, la Prestinari (tenente di vascello Agostino Caletti) difende accanitamente il convoglio che sta scortando da una serie di attacchi di bombardieri ed aerosiluranti; viene a sua volta attaccata ed evita con rapida manovra un siluro diretto contro di essa, per poi colpire l’aereo attaccante, che viene visto precipitare in fiamme.
28 gennaio 1943
Alle due di notte la Prestinari (tenente di vascello Agostino Caletti) salpa da Messina per scortare in Tunisia, insieme alle moderne torpediniere di scorta Ardito (capitano di corvetta Silvio Cavo, caposcorta) ed Animoso (tenente di vascello Camillo Cuzzi) ed alla torpediniera Calliope (tenente di vascello Marcello Giudici), il convoglio «Firenze», formato dai piroscafi ParmaSabbia, Vercelli e Lanusei (Parma e Vercelli sono diretti a Tunisi, Sabbia e Lanusei a Biserta).
Il convoglio, però, ha appena lasciato il porto, quando le decrittazioni di “ULTRA” permettono ai comandi britannici di sapere che «il Vercelli ed il Parma dovevano arrivare a Tunisi nel pomeriggio del 29». Un attacco aereo viene conseguentemente preparato.
Al largo di Palermo, intorno alle 15.30 dello stesso 28 gennaio, si uniscono al convoglio anche il piroscafo tedesco Stella (diretto a Biserta) e le moderne corvette Procellaria (tenente di vascello Giorgio Volpe) e Persefone (tenente di vascello Roberto Lucciardi). Un’ora dopo la Calliope lascia la scorta e dirige per Palermo, a seguito di problemi all’apparato motore; sempre da Palermo prende allora il mare per rimpiazzarla la torpediniera Libra (tenente di vascello Giulio Riccardi), che raggiunge il convoglio alle 19.40.
29 gennaio 1943
Si aggregano al convoglio anche tre MAS, provenienti da Biserta.
Alle 11.15 (o 11.25), a trenta miglia per 337° da (a nord/nordovest di) Capo Bon, una nutrita formazione di bombardieri statunitensi (a seconda delle fonti, North American B-25 Mitchell o Martin B-26 Marauder) attacca il convoglio volando a bassa quota. Torpediniere, corvette, piroscafi e MAS reagiscono con un furioso fuoco contraereo, ed anche i caccia italiani e tedeschi della scorta aerea vanno al contrattacco; ma inutilmente. Mentre il Lanusei viene danneggiato solo leggermente da raffiche di mitragliatrice (vi è anche un principio d’incendio, prontamente domato), il Vercelli è colpito in pieno da due bombe, che centrano i locali delle macchine. Dodici membri dell’equipaggio rimangono uccisi, e la nave sbanda sulla sinistra, immobilizzata e con alcuni compartimenti allagati.
Mentre il resto del convoglio prosegue (subirà più tardi anche la perdita del Parma, saltato su una mina quando ormai è giunto nell’avamporto di Tunisi), Prestinari e Persefone vengono lasciate dal caposcorta a dare assistenza al danneggiato Vercelli.
La Prestinari attracca sul lato sinistro del piroscafo e prende a bordo quasi tutti gli uomini imbarcati, poco meno di duecento; a bordo del Vercelli rimangono il comandante, capitano di lungo corso Cristofolo Cerruti, e parte dell’equipaggio, per tentare di salvare la nave. È ancora la Prestinari ad essere protagonista di questo tentativo, prendendo a rimorchio il bastimento agonizzante per portarlo a Biserta; intorno alle 22 la torpediniera cede il rimorchio da due rimorchiatori inviati da Biserta, ma non c’è niente da fare.
30 gennaio 1943
Alle 3.30 i due rimorchiatori devono prendere a bordo gli uomini ancora presenti sul Vercelli ed abbandonare il piroscafo al suo destino: alle 4.15 la nave si capovolge ed affonda a 1,5 miglia per 330° da Capo Farina ed a un miglio dall’isola Plane.
Prestinari e Persefone giungono a Biserta alle 17.30 del 30 gennaio, sbarcandovi i naufraghi del Vercelli.
 
La Prestinari in bacino di carenaggio, con colorazione mimetica (da www.wrecksite.eu)

Guerra di mine

La perdita della Prestinari fu un ennesimo capitolo della crudele guerra di mine combattuta nel Canale di Sicilia nei primi mesi del 1943: crudele perché le mine, infide e inanimate, mietevano vittime senza riguardo o distinzione, i soccorritori insieme alle loro precedenti vittime.
La storia della perdita della Prestinari inizia in un certo senso tre settimane prima del suo effettivo affondamento. Quel giorno, 9 gennaio 1943, la motonave Ines Corrado era in navigazione da Napoli a Biserta con la scorta dei cacciatorpediniere Maestrale e Corsaro: quando ormai non mancavano che 40 miglia alla destinazione, il Maestrale aveva urtato una mina, che gli aveva asportato di netto tutta la poppa. Mentre l’Ines Corrado proseguiva da sola (raggiunse poi indenne Biserta), il Corsaro si era avvicinato alla nave ferita per prestarle aiuto, credendo che fosse stata colpita da un siluro lanciato da un sommergibile; ma così facendo aveva urtato a sua volta due mine, in rapida successione, ed era affondato in pochi attimi, portando con sé 187 dei 235 uomini del suo equipaggio. L’immobilizzato Maestrale, rimasto alla deriva in mezzo ai campi minati senza eliche né timone, era riuscito ad evitare di finire su altre mine ancorandosi in oltre trecento metri d’acqua dopo aver unito le catene delle due ancore per ottenere una singola catena di lunghezza doppia. Da Tunisi e Biserta erano stati mobilitati i soccorsi: si erano precipitate sul posto le torpediniere Cigno, Calliope e Giuseppe Dezza, il piropeschereccio armato Cefalo ed i rimorchiatori Porto Cesareo e Vigoreux. La Calliope, prima ad arrivare sul luogo (aveva a bordo l’ammiraglio Luigi Biancheri, comandante di Maritunisia, uscito in mare personalmente per dirigere i soccorsi), sfidando il rischio delle mine era riuscita a prendere il rimorchio il Maestrale ed a portarlo in salvo, con l’aiuto di Vigoreux e Porto Cesareo che l’avevano più tardi raggiunta a loro volta.
Il danneggiato Maestrale era poi rimasto per qualche settimana a Biserta, dove aveva ricevuto le prime riparazioni, ma i danni che aveva subito erano troppo gravi per poterli riparare in loco: occorreva trasferirlo in Italia, dove sarebbe stato possibile ricostruirne la poppa perduta. A questo scopo, alle 3.45 del 31 gennaio 1943, la torpediniera di scorta Animoso (tenente di vascello Camillo Cuzzi) aveva lasciato Biserta rimorchiando il cacciatorpediniere mutilato, con la scorta delle corvette Persefone (tenente di vascello Roberto Lucciardi) e Procellaria (tenente di vascello Giorgio Volpe), delle motosiluranti MS 16 e MS 35 e delle motozattere tedesche F 481 e F 484. L’insolito convoglio fece rotta per Trapani, ma nella tarda mattinata di quel giorno entrò a sua volta in un nuovo campo minato: alle 11.19 la Procellaria urtò una mina che le asportò la poppa, ed iniziò lentamente ad affondare, 24 miglia a nordovest di Capo Bon. Il suo equipaggio venne tratto in salvo dalle due motozattere tedesche (il cui fondo piatto riduceva il rischio di saltare sulle mine), mentre il resto del convoglio riuscì ad uscire dal campo minato ed a raggiungere la sua destinazione il giorno seguente.
La Procellaria ci mise diverse ore ad affondare, scomparendo soltanto alle 14.30; quando a Biserta l’ammiraglio Biancheri, poco dopo mezzogiorno, fu informato dell’accaduto, e apprese che la corvetta sembrava per il momento restare a galla, pensò che fosse possibile ripetere il salvataggio del Maestrale, condotto con successo poche settimane prima. Data la distanza e l’orario, però, un semplice rimorchiatore non avrebbe potuto raggiungere la Procellaria prima del tramonto, e c’era anche il rischio che la corvetta immobilizzata, scarrocciando verso est o sudest, andasse a finire sui campi minati difensivi italiani X 2 e X 3, situati poco lontano. Occorreva dunque una nave più veloce, che potesse raggiungere la Procellaria in tempi brevi: per combinazione, era previsto che quello stesso giorno la Prestinari, per ordine di Supermarina, dovesse già lasciare Biserta per trasferirsi a Palermo, e così Biancheri decise di approfittare della sua già prevista traversata per abbinarvi la missione di soccorso alla Procellaria. L’ammiraglio ordinò infatti alla Prestinari di uscire da Biserta per tentare di raggiungere la Procellaria, prenderla a rimorchio, se fosse stato possibile, e condurla in salvo; se la torpediniera non fosse riuscita a trovare la corvetta danneggiata, aggiunse Biancheri, sarebbe dovuta proseguire per Palermo.
Alle 15 (o 15.30) del 31 gennaio, pertanto, la Prestinari, al comando del tenente di vascello Agostino Caletti (30 anni, milanese), lasciò Biserta diretta verso il punto 37°20’ N e 10°37’ E, nel quale risultava trovarsi la Procellaria. A quell’ora, in realtà, la corvetta era già affondata: ma questa notizia non era ancora giunta a Biserta.
Lasciata Biserta, la Prestinari incrementò progressivamente la velocità, fino a portarla a 25 nodi; ma navigando in quelle acque pericolose, circa due ore e mezza dopo la partenza, anche la vecchia torpediniera finì con l’urtare a sua volta una mina. Il disastro avvenne alle 17.31 (altra fonte parla delle 16.30), vicino al punto in cui tre ore prima si era inabissata la Procellaria: l’esplosione della mina, che la Prestinari aveva urtato con la poppa, aprì nello scafo della torpediniera un grosso squarcio, che non fu possibile tamponare. Il comandante Caletti, assodato che la nave versava in condizioni critiche, radunò l’equipaggio verso prua e diede ordine di mettere a mare i mezzi di salvataggio; più tardi, dato che la Prestinari stava ormai affondando, diede ordine di abbandonare la nave. Un gruppetto di uomini, tra cui il guardiamarina Leone Pozar, il sottocapo radiotelegrafista Giuseppe De Vivo, il sottocapo S.D.T. Rinaldo Doglioli ed i marinai Domenico Zabarino e Vittorio Di Peco, tornò successivamente a bordo del relitto abbandonato della torpediniera per lanciare via radio una richiesta di aiuto e distruggere i documenti segreti. La Prestinari, affondando, li portò con sé. 
Circa un’ora dopo aver urtato la mina, alle 18.25 del 31 gennaio, la Prestinari colò a picco a 18 miglia per 137° dall’Isola dei Cani (cioè a sudest di tale isola), nel Canale di Sicilia.
Purtroppo, la posizione indicata dalla torpediniera nel segnale di soccorso (37°20’ N e 10°27’ E) risultò probabilmente sbagliata: l’ammiraglio Biancheri, non appena ebbe ricevuto la richiesta di aiuto, fece immediatamente partire tre motovedette antisiluranti in soccorso dei naufraghi della Prestinari, ma i superstiti vennero trovati soltanto il mattino del 1° febbraio, dopo aver trascorso tutta la sera e la notte sulle zattere o nell’acqua fredda di fine gennaio. Entro quel tempo la maggior parte di essi, compreso il comandante Caletti, era già morto: i soccorritori trovarono in vita meno di un terzo dell’equipaggio della sfortunata torpediniera.

Probabilmente la mina urtata dalla Prestinari apparteneva allo stesso sbarramento su cui era affondata la Procellaria – identificato dalle fonti italiane come “sbarramento n. 6” –, appena posato dal posamine britannico Welshman (capitano di vascello Wiliam Howard Dennis Friedberger). Partito da Malta la sera del 30 gennaio, il Welshman aveva posato le 158 mine dello sbarramento nella notte tra il 30 ed il 31, iniziando subito prima della mezzanotte, nel punto 37°20’ N e 10°37’ E, nel Canale di Skerki (circa 15 miglia a nordovest di Zembra, nonché a nordest di Capo Farina). Il dubbio sulla correttezza o meno della posizione indicata nel segnale di soccorso lanciato dalla Prestinari, unito a quello sullo scarroccio verso est – che però potrebbe anche non essere avvenuto, in quelle ore, per un possibile occasionale compenso di vento e di corrente –, impedisce tuttavia di esserne del tutto certi. (Qualche fonte secondaria, non verificata, attribuisce l’affondamento della Prestinari ad uno sbarramento di 45 mine posato dal sommergibile HMS Rorqual il 18 gennaio 1943 a cinque miglia per 75° dall’Isola dei Cani, ma sembra probabile un errore).
Il Welshman sopravvisse di appena un giorno alle sue vittime, in quanto il 1° febbraio 1943, mentre ritornava dalla missione in cui aveva posato le mine che avevano affondato Procellaria e Prestinari, venne a sua volta affondato da siluri lanciati dal sommergibile tedesco U 617, con la morte di oltre metà del suo equipaggio.

Su 118 o 119 uomini che componevano l’equipaggio della Prestinari, scomparvero in mare 84 tra ufficiali, sottufficiali e marinai, compreso il comandante Caletti. I sopravvissuti furono soltanto 34 o 35, cinque dei quali feriti.

Le vittime (mancano cinque nomi):

Giammario Allegretta, marinaio nocchiere, disperso
Aldo Armari, sottocapo S.D.T., disperso
Mario Baldeschi, marinaio cannoniere, deceduto
Nicola Barbero, marinaio fuochista, disperso
Ferruccio Barbi, secondo capo meccanico, disperso
Gildo Bassetto, capo cannoniere di terza classe, disperso
Antonino Bellantone, marinaio fuochista, deceduto
Luigi Benzoni, marinaio fuochista, disperso
Devi Bertagna, marinaio S.D.T., disperso
Bernardino Bettini Gregori, secondo capo furiere, deceduto
Alberto Bode, marinaio cannoniere, disperso
Guido Borghesi, sergente infermiere, disperso
Guido Boscolo, marinaio nocchiere, disperso
Emilio Brozzi, marinaio fuochista, disperso
Antonino Calapristi, sottocapo meccanico, disperso
Onofrio Caldarulo, marinaio motorista, deceduto
Agostino Caletti, capitano di corvetta (comandante), disperso
Luigi Campus, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Cannone, marinaio, disperso
Pasquale Castagna, marinaio fuochista, disperso
Stefano Cavallo, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Colli, marinaio, disperso
Angelo Colonnelli, secondo capo meccanico, disperso
Armando Coltro, marinaio fuochista, disperso
Domenico Contrasti, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio D’Alleva, marinaio nocchiere, disperso
Corradino D’Onofrio, tenente C.R.E.M., disperso
Giobatta Dallafior, marinaio, disperso
Vittorio De Peco, marinaio, disperso
Vincenzo De Vincenzo, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe De Vivo, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Renato Del Mestre, marinaio meccanico, disperso
Arturo Dell’Omodarme, capo meccanico di prima classe, deceduto
Michele Della Schiava, sottocapo meccanico, disperso
Salvatore Di Natale, secondo capo furiere, disperso
Renaldo Doglioli, sottocapo S.D.T., disperso
Virgilio Faustini, marinaio, disperso
Lorenzo Favero, sergente silurista, disperso
Nicola Ferrante, sergente segnalatore, disperso
Santo Fisicaro, marinaio fuochista, disperso
Armando Fortelli, secondo capo segnalatore, disperso
Fernardo Furbini, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Luigi Furco, marinaio fuochista, deceduto
Oscar Fusetti, marinaio elettricista, disperso
Arnaldo Galletti, tenente di vascello, disperso
Bruno Giordano, secondo capo meccanico, disperso
Ugo Giovanardi, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Graffeo, marinaio, disperso
Gino Guarnieri, sottocapo furiere, disperso
Giuseppe Ingrassia, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Maccaferro, sottocapo silurista, disperso
Antonio Mantegazza, marinaio, disperso
Luigi Maratta, marinaio cannoniere, disperso
Virgilio Marino, marinaio cannoniere, disperso
Vittoriano Masciandaro, marinaio elettricista, disperso
Carmine Mastantuoni, marinaio cannoniere, disperso
Secondo Mazzola, marinaio silurista, disperso
Mario Mencarelli, sottocapo elettricista, disperso
Giuseppe Montagna, marinaio silurista, disperso
Angelo Morandi, marinaio fuochista, deceduto
Riccardo Nardulli, marinaio fuochista, disperso
Luigi Orrù, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Angelo Ortalli, marinaio fuochista, disperso
Luigi Panariello, marinaio cannoniere, disperso
Vincenzo Patruno, marinaio fuochista, deceduto
Bruno Peroni, marinaio cannoniere, disperso
Paolo Perricci, marinaio cannoniere, disperso
Leone Pozar, guardiamarina, disperso
Angiolino Rossetti, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Rossi, marinaio cannoniere, disperso
Sante Russo, marinaio, disperso
Ferruccio Siccardi, marinaio radiotelegrafista, disperso
Giuseppe Tedesco, marinaio, disperso
Felice Ursino, marinaio, disperso
Giovanni Ventura, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Verolla, marinaio cannoniere, disperso
Vittorio Vinciguerra, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Domenico Zabarino, marinaio cannoniere, deceduto
Lazzaro Zandi, marinaio fuochista, disperso

Un’altra foto della Prestinari in uscita da Taranto (da www.betasom.it)

La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita alla memoria del guardiamarina Leone Pozar, nato a Trieste il 1° gennaio 1920:

«Ufficiale di rotta di torpediniera in navigazione verso unità sinistrata in zona minata, esplicava i propri compiti con serenità e coraggio. Saltata la propria nave per lo scoppio di arma subacquea, l’abbandonava all'ordine del comandante. Successivamente animava i naufraghi ed alla testa di pochi animosi, ritornava sul relitto ormai in sicura fase di affondamento, per lanciare nello spazio segnali di soccorso e concorrere alla distruzione dell'archivio segreto. Travolto in seguito all'affondamento scompariva in mare lasciando fulgido esempio di elevato sentimento del dovere.
(Mediterraneo, 31 gennaio 1943)».

La motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare conferita alla memoria del sottocapo S.D.T. Rinaldo Doglioli (nato a Novi Ligure l’8 maggio 1919), del sottocapo radiotelegrafista Giuseppe De Vivo (nato a Napoli il 2 agosto 1922), del marinaio Domenico Zabarino (nato a Favignana il 27 settembre 1921) e del marinaio Vittorio De Peco (nato a Francavilla al Mare il 20 novembre 1921):

«Imbarcato su torpediniera in navigazione verso unità sinistrata in zona minata, esplicava i propri compiti con serenità e coraggio. Saltata la propria nave per lo scoppio di arma subacquea, la abbandonava all'ordine del comandante. Successivamente, con pochi animosi, ritornava sul relitto ormai in fase di sicuro affondamento, per lanciare nello spazio segnali di soccorso e concorrere alla distruzione dell'archivio segreto. Travolto in seguito all'affondamento scompariva in mare lasciando fulgido esempio di elevato sentimento del dovere.
(Mediterraneo, 31 gennaio 1943)».
 
La Prestinari a La Spezia a inizio 1930 (Coll. Luigi Accorsi, via www.associazione-venus.it)


Nessun commento:

Posta un commento