martedì 1 settembre 2015

Francesco Stocco



La Stocco nel 1942 (g.c. STORIA militare)

Torpediniera, già cacciatorpediniere, della classe Sirtori (790 tonnellate di dislocamento in carico normale, 850 t a pieno carico).
Durante la prima guerra mondiale eseguì missioni di appoggio ai monitori, ricognizioni offensive e crociere di protezione nell’Alto Adriatico.
Durante la seconda guerra mondiale svolse compiti di scorta convogli e (più raramente) caccia antisommergibili, ricerca e soccorso nel Basso Adriatico (soprattutto) e nel Golfo di Taranto (e, dal 1943, in Dalmazia). In tutto, durante tale conflitto, effettuò 174 missioni di guerra (di cui 157 di scorta) e percorse 69.000 miglia nautiche.

Breve e parziale cronologia.

2 febbraio 1916
Impostazione nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
5 giugno 1917
Varo nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
19 luglio 1917
Entrata in servizio.
13-14 agosto 1917
Lo Stocco parte nottetempo da Venezia insieme ai gemelli Vincenzo Giordano Orsini, Giuseppe Sirtori e Giovanni Acerbi, che con lo Stocco formano una squadriglia, ad una seconda squadriglia di cacciatorpediniere (Ardente, Audace, Animoso e Giuseppe Cesare Abba) ed alla sezione di cacciatorpediniere Carabiniere-Pontiere, per attaccare una formazione leggera austroungarica (cacciatorpediniere Streiter, Reka, Velebit, Scharfschutze e Dinara e 6 torpediniere) che ha fornito appoggio ad un attacco da parte di 32 aerei contro Venezia, durante il quale è stato colpito l’ospedale di San Giovanni e Paolo e sono rimaste uccise 14 persone, e ferita un’altra trentina. Di tutta la formazione italiana, solo l’Orsini riesce a prendere contatto con le navi nemiche, ma, condotto verso i campi minati nemici, deve rompere il contatto per non finire tra le mine. Il gruppo navale austroungarico, rotto il contatto, rientra alla base senza ulteriori complicazioni.
29 settembre 1917
Lo Stocco lascia Venezia alle 21.45 insieme ad Abba, Acerbi ed Orsini, che con esso compongono la squadriglia «Orsini» (c.te Vaccaneo), all’esploratore Sparviero (capitano di vascello Ferdinando di Savoia-Genova, capo formazione) ed alla squadriglia cacciatorpediniere «Audace» (Audace, Ardente, Ardito) per dare appoggio a dieci velivoli Caproni del Regio Esercito inviati a bombardare Pola, oltre che a seguito dell’avvertimento da parte dei servizi segreti che un’operazione austroungarica è in corso. L’attacco italiano, infatti, è pressoché contemporaneo ad un’analoga iniziativa austroungarica, che vede alcuni idrovolanti effettuare un’incursione su Ferrara, nella quale viene incendiato il dirigibile M 8 della Regia Marina. Anche questo bombardamento fruisce di una forza navale d’appoggio, segnatamente i cacciatorpediniere austroungarici Turul, Velebit, Huszár e Streiter e le torpediniere TB 90F, TB 94F, TB 98M e TB 99M. La formazione italiana viene informata dell’incursione nemica su Ferrara e dirige perciò su Rovigno a 22 nodi, con l’intento di intercettare le navi austroungariche che, tornando alla base, dovrebbero verosimilmente passare al largo della cittadina istriana. Alle 22.03 la previsione si rivela esatta, in quanto lo Sparviero avvista navi sconosciute ad una distanza di circa due miglia, ed alle 22.05 entrambe le formazioni, mentre scende la sera, aprono un intenso fuoco da 2000 metri di distanza ed iniziano il combattimento. Per la versione italiana, alle 22.30 le due formazioni, avendo rotte divergenti, perdono il contatto, così ponendo fine allo scontro, salvo riprendere fugacemente contatto alle 22.45, guidati dallo Sparviero, in mezzo ai campi minati (la TB 98M viene colpita con una vittima a bordo), per poi perderlo definitivamente dopo pochi minuti; non vi sono vincitori né vinti. Secondo la versione austroungarica, lo Sparviero subisce seri danni perché colpito cinque volte e lascia la linea di combattimento, e viene colpito anche l’Orsini, dopo di che l’Ardito, seguito da Stocco ed Acerbi, taglia la scia della formazione nemica ed apre il fuoco da 1000-2000 metri (lo scontro sarebbe iniziato ad una distanza di circa 3000): viene colpito lievemente l’Huszár, mentre il Velebit incassa diversi colpi, con l’inutilizzazione degli apparati di governo ed un incendio a bordo. Poi le unità italiane cessano il fuoco e si allontanano. Il Velebit viene poi preso a rimorchio dallo Streiter, ma in quel momento arrivano due cacciatorpediniere italiani che serrano le distanze ad un chilometro; questi però si ritirano sotto il fuoco di Streiter, Velebit e delle torpediniere. (Gli orari riferiti da un’altra fonte sono molto differenti, forse basati fu fonti austroungariche: il primo scontro sarebbe cessato alle 00.30, il secondo sarebbe iniziato alle 00.45 protraendosi per pochi minuti).
16 novembre 1917
Stocco, Orsini, Acerbi, Animoso, Ardente, Abba ed Audace escono da Venezia per contrastare il bombardamento navale attuato dalle corazzate costiere austroungariche Wien e Budapest contro le batterie d’artiglieria e posizioni italiane a Cortellazzo (Wien e Budapest, giunte alle 10.35 davanti a Cortellazzo, hanno iniziato il tiro sulle linee italiane; dopo l’immediata reazione delle artiglierie di terra, il contrasto è stato affidato agli aerei, che hanno compiuto tre attacchi; Wien e Budapest cessano il tiro alle 11.52 per non interferire con le proprie truppe di terra, poi si riportarono a tiro alle 13.30, e riaprono il fuoco alle 13.35). I cacciatorpediniere italiani si portano a ponente della zona attaccata e supportarono l'attacco dei MAS 13 e 15, che, insieme agli attacchi aerei ed a quelli effettuati dai sommergibili F 11 e F 13, contribuisce a disturbare il bombardamento navale, sino al ritiro delle due corazzate.
19 novembre 1917
Stocco, Sirtori, Ardito e Orsini bombardano con i cannoni da 102 mm le linee austroungariche tra Caorle e Revedoli, sparando cento colpi per pezzo, in appoggio alle operazioni delle forze di terra.
28 novembre 1917
Stocco, Sirtori, Acerbi, Orsini, Animoso, Ardente, Ardito, Abba ed Audace, unitamente agli esploratori Aquila e Sparviero, lasciano Venezia e – in cooperazione con idrovolanti da ricognizione – si mettono a cercare i cacciatorpediniere austroungarici Triglav, Reka e Dinara e le torpediniere TB 78, 7986 e 90, che hanno danneggiato un treno e le linee ferroviaria e telegrafica alle foci del Metauro, nonché i cacciatorpediniere Dikla, Streiter ed Huszar e quattro torpediniere che, formando un secondo gruppo, ha attaccato dapprima Porto Corsini e poi Rimini sebbene senza risultati. I due gruppi austroungarici, riunitisi in uno solo, stanno rientrando alle basi, attaccati più volte da idrovolanti. Le navi italiane arrivano in vista di quelle nemiche solo quando ormai si trovano al largo di Capo Promontore, troppo vicino a Pola, principale base delle k.u.k. Kriegsmarine, così che devono lasciar perdere l’inseguimento.
10 gennaio 1918
Il delegato della Deputazione Provinciale di Catanzaro (terra natia di Francesco Stocco), Evellino Marincola di San Floro, consegna allo Stocco una targa in bronzo realizzata dallo scultore Domenico Cucchiari.
10 febbraio 1918
Stocco, Sirtori, Acerbi, Ardente, Ardito e l’esploratore Aquila (al comando della formazione – il 1° Gruppo, su un totale di tre previsti per l’operazione –, che per alcune fonti comprende anche il MAS 18, è il capitano di fregata Piero Lodolo) vengono inviati a Porto Levante (Porto Viro) per dare supporto, qualora necessario, all’attacco di MAS che diverrà famoso come la «beffa di Buccari». Le unità, su ordine del Comando in Capo di Venezia, si ormeggiano a Porto Levante e rimangono pronte ad intervenire (oppure incrociano in quelle acque a protezione dei MAS), poi incrociano a scopo protettivo in due gruppi («Aquila» con Aquila, Ardente, Ardito, Acerbi, Sirtori e Stocco e «Animoso» con Animoso, Abba ed Audace), ma non sarà necessario che intervengano.
8-9 aprile 1918
Lo Stocco ed altre siluranti escono in mare nottetempo per fornire supporto ad un tentativo di attacco della base austroungarica di Pola mediante il “barchino saltatore” (silurante) «Grillo», ma l’operazione viene interrotta.
12-13 aprile 1918
Seconda uscita notturna per attaccare Pola con il «Grillo», anch’essa abortita.
6-7 maggio 1918
Altra uscita di notte a supporto di un nuovo tentativo di attacco di Pola con il «Grillo», pure interrotta.
9-10 maggio 1918
Nuovo tentativo notturno d’attacco a mezzo «Grillo» a sua volta cancellato.
11-12 maggio 1918
Ennesima uscita notturna in appoggio ad un altro attacco abortito del «Grillo» contro Pola.
13-14 maggio 1918
Alle 17.30 del 13 Stocco, Sirtori, Acerbi, Orsini, Animoso, le torpediniere costiere 9 PN e 10 PN ed i MAS 95 e 96 (questi ultimi due con il «Grillo» a rimorchio) salpano da Venezia per dare appoggio ad un altro tentativo di attacco del «Grillo»: l’operazione è affidata al capitano di fregata Costanzo Ciano. I cacciatorpediniere hanno compiti di vigilanza a distanza. Alle 2.18, arrivata la formazione nel punto prestabilito (a 1300 metri dalla diga di Pola), viene mollato il rimorchio, ed alle 3.16 inizia l’attacco del «Grillo»: scoperto, tuttavia, il mezzo d’assalto viene distrutto senza poter far danni, ed il suo equipaggio catturato. I MAS si ritirano illuminati (alle 3.35 ed alle 3.40) dai proiettori, per poi ricongiungersi ai cacciatorpediniere del gruppo di supporto alle 5 del 14 e fare infine ritorno alla base.

Lo Stocco con i lievi danni riportati nello scontro del 2 luglio 1918 (g.c. STORIA militare)

1-2 luglio 1918
Stocco, Sirtori, Acerbi, Orsini, Audace ed altri due cacciatorpediniere, il Giuseppe Missori ed il Giuseppe La Masa, danno appoggio a distanza alle torpediniere 64 PN, 65 PN, 66 PN, 40 OS, 48 OS, Climene e Procione (le ultime due d’alto mare, con sola funzione d’appoggio alle altre, costiere) mentre procedono lentamente tra Cortellazzo e Caorle bombardando le linee nemiche, simulando inoltre uno sbarco (con le torpediniere 15 OS, 18 OS e 3 PN che rimorchiano alcuni finti pontoni da sbarco) per distogliere l’attenzione delle forze nemiche e così favorire l’avanzata di quelle italiane. I cacciatorpediniere italiani s’imbattono inoltre negli austroungarici Csikós e Balaton e nelle torpediniere TB 83F e la TB 88F, partite da Pola nella tarda serata del 1° luglio per supportare un’incursione aerea su Venezia e giunte in zona dopo aver superato l’attacco di un MAS (che ha lanciato un siluro contro il Balaton, che ha una caldaia guasta) all’alba del 2 luglio. Le unità italiane avvistano quelle nemiche alle 3.10 ed aprono il fuoco, dopo di che anche le siluranti austroungariche iniziano a sparare: nel breve scambio di colpi le unità nemiche, soprattutto il Balaton, subiscono alcuni danni, ma anche lo Stocco viene colpito, con alcuni morti e feriti tra l'equipaggio ed un incendio a bordo che lo obbliga a fermarsi (dopo aver evitato due siluri con la manovra), e l'Acerbi si deve fermare per fornire aiuto all’unità gemella. Il Balaton, centrato più volte in coperta a prua, si porta in posizione più avanzata, mentre Missori, Audace e La Masa combattono contro il Csikós e le due torpediniere, rimaste indietro: da entrambe le parti si lanciano infruttuosamente siluri, mentre il Csikós viene colpito da un proiettile nel locale caldaie poppiero ed anche le due torpediniere ricevono un colpo ciascuna. Dopo qualche tempo le unità italiane si allontanano per riprendere il loro ruolo, mentre quelle austroungariche tornano a Pola.
1° novembre 1918
Lo Stocco fa parte della V Squadriglia Cacciatorpediniere, di base a Venezia, che forma coi gemelli Sirtori, Acerbi ed Orsini.
3 novembre 1918
Durante l’offensiva finale italiana, un giorno prima dell’annuncio dell’armistizio di Villa Giusti, Stocco, Acerbi, Orsini, Pilo, Audace, Missori, La Masa ed un altro cacciatorpediniere, il Nicola Fabrizi, entrano a Trieste trasportando il generale Petitti di Roreto, il 7° e l’11° Reggimento Bersaglieri ed alcuni membri di reparti speciali.

Sirtori (a sinistra) e Stocco (a destra) arrivano a Fiume il 4 novembre 1918 (g.c. STORIA militare)

3-4 novembre 1918
Stocco (al comando del capitano di corvetta Silvio Bonaldi), Sirtori, Acerbi e Orsini partono alle 7  del 3 novembre da Venezia unitamente all’anziana corazzata Emanuele Filiberto (nave ammiraglia del contrammiraglio Guglielmo Rainer, comandante del gruppo) per raggiungere Fiume, dove tutelare gli interessi italiani e la popolazione italiana della città dai disordini scoppiati dopo il collasso dell’Impero Austro-Ungarico. Sullo Stocco sono saliti anche Attilio Podram e Mario Petris, due dei cinque rappresentanti del Consiglio Nazionale Italiano costituitosi a Fiume che il 29 ottobre si sono recati a Trieste per chiedere l’intervento italiano (divenuti poi noti come gli «Argonauti del Carnaro»). La navigazione è ostacolata dalla fitta nebbia e dalle mine vaganti; a mezzogiorno giunge notizia che tre U-Boote tedeschi, fuggiti da Pola prima della consegna della flotta ex austroungarica alla neonata Jugoslavia, si trovano ora nel golfo di Trieste, pertanto i cacciatorpediniere vengono disposti in formazione protettiva attorno all’Emanuele Filiberto, e s’intensifica la vigilanza da parte delle vedette.
La formazione giunge all’imbocco del Quarnaro quando è già sera, di nuovo con nebbia (dopo una moderata schiarita durante il giorno) e scirocco fresco; i piloti ritengono troppo pericoloso l’attraversamento notturno del canale della Faresina in tali condizioni (ci sono anche dei campi minati), quindi l’ammiraglio Rainer decide di incrociare in quelle acque fino all’alba. Infine, all’alba del 4 novembre, riprende la navigazione, con lo Stocco in testa, seguito dalla corazzata.
Lungo il percorso Acerbi e Orsini vengono distaccate per prendere possesso di Abbazia e Lussino; le altre tre navi arrivano invece a Fiume alle 10.30 (le 14 per altra fonte) del giorno stesso, festosamente accolte dalla popolazione italiana della città. Lo Stocco è la prima nave ad attraccare in banchina (molo Adamich), tra l’entusiasmo della folla; tra i primi a salire a bordo vi sono il nuovo conte supremo, il croato Riccardo Lenac, ed un capitano pure croato, nonché il capo del Consiglio Nazionale Italiano, Antonio Grossich, che dichiara di essere il solo, in nome di Fiume italiana, cui spetti di salutare i rappresentanti della madrepatria.
Anni dopo, a seguito dell’annessione della città all’Italia, uno dei moli del porto (il più piccolo, lungo 45 metri) sarà ribattezzato proprio Molo Stocco.
Non vi è però una vera e propria occupazione: non vengono sbarcate truppe italiane (a differenza che in Istria), in quanto il patto di Londra assegna Fiume alla Croazia anziché all’Italia (ma il 17 novembre sbarcheranno comunque le prime truppe italiane).

Lo Stocco (a sinistra) a Fiume all’inizio di novembre del 1918. Sullo sfondo la corazzata Emanuele Filiberto (g.c. STORIA militare)

6 o 10 novembre 1918
Lasciata Fiume, lo Stocco procede all’occupazione di Cherso, evento celebrato con la realizzazione di un dipinto dello Stocco (presente ancor oggi nel municipio della città) e di un monumento comprensivo di un tratto della catena d’ancora della nave.
7 dicembre 1918
Viene nuovamente inviato a Fiume dove stanno montando le tensioni tra italiani e croati.
7 giugno 1919
Lo Stocco trasporta a Lussinpiccolo il generale Carlo Caneva, recatovisi in visita.
14 settembre 1919
Trasporta a Fiume l’ammiraglio Mario Casanuova, comandante il Dipartimento di Venezia, affinché questi ripristini l’ordine tra le unità italiane dislocate nella città quarnerina, dopo che parte degli equipaggi di alcune navi (la corazzata Dante Alighieri, l’esploratore Carlo Mirabello, i cacciatorpediniere Francesco Nullo e Giuseppe Cesare Abba) si sono ammutinati e si sono uniti alle forze radunate da Gabriele D’Annunzio per l’occupazione di Fiume nella «Reggenza del Carnaro». L’ammiraglio Casanuova verrà arrestato dai dannunziani subito dopo il suo arrivo; lo Stocco rientra a Pola.
7 dicembre 1919
Nuovamente inviato a Fiume.
11 ottobre 1919
A Venezia, il sommergibile F 16 molla gli ormeggi alle 6.30 con l’intento, segreto, di unirsi agli uomini di D’Annunzio a Fiume. Dopo che alle 8.30 il battello è transitato davanti al posto di guardia di San Nicoletto senza farsi riconoscere, replicare ai segnali od aspettare ordini, la torpediniera costiera 42 PN mette in moto per inseguirlo, e alle 8.45 il capitano di vascello Ettore Rota, comandante della Difesa Marittima di Venezia, ordina per via telefonica all’ufficiale addetto al Passo Spignon di recarsi sullo Stocco e disporre che il cacciatorpediniere accenda subito le caldaie; poi, con un fonogramma d’ufficiale, ordina che la nave salpi appena pronta ed impieghi ogni mezzo per obbligare l’F 16 a rientrare (le disposizioni impartite prescrivono che, se il battello dovesse sparire, lo Stocco dovrà restare in contatto radio con Venezia e cercare il sommergibile lungo la rotta Venezia-Capo Promontore), informando inoltre il cacciatorpediniere che la 42 PN si è già posta all’inseguimento.
Lo Stocco molla gli ormeggi e si pone all’inseguimento dell’F 16, ma intanto la 42 PN riuscirà da sé a fermare l’F 16 ed obbligarlo a tornare indietro.
29 aprile 1920
Lo Stocco, mentre sta procedendo al largo di Fiume, viene cannoneggiato da una batteria costiera sotto il controllo dei legionari di D’Annunzio, i quali impiegano anche dei MAS per cercare di catturare il cacciatorpediniere, che riesce però a sfuggire e fare ritorno ad Abbazia.
1920
Lavori di modifica dell’armamento: i 6 pezzi singoli Schneider-Armstrong 1914-1915 da 102/35 mm vengono sostituiti con altrettanti Scheider-Armstrong 1917 da 102/45 mm, più moderni.
1919-1921
Opera nell’Alto Adriatico ed in Dalmazia, con crociere di vigilanza a protezione dei traffici navali italiani e delle rotte che uniscono Venezia a Trieste.
1921
Posto alle dipendenze del Comando Militare Marittimo di Brindisi, ha base per alcuni brevi periodi a Saseno.
1921-1923
Rimane inattivo a Brindisi.
Estate 1923
Assegnato alla II Squadriglia Cacciatorpediniere della Forza Navale del Mediterraneo.
Estate 1923-Marzo 1927
Avendo base a Taranto e Messina, ha saltuario impiego in compiti di uso locale, poi viene assegnato alla V Squadriglia dell’Armata Navale, e disimpegna attività addestrativa in Mar Tirreno.
1928
Entra a far parte della Divisione Speciale, ed opera intensamente in Adriatico.
1929
Lo Stocco, con Sirtori ed Acerbi e con l’Ippolito Nievo della classe Pilo, forma la X Squadriglia Cacciatorpediniere, che, insieme alla IX Squadriglia Cacciatorpediniere (Giuseppe Cesare Abba, Giuseppe Dezza, Antonio Mosto, Giuseppe Missori, Fratelli Cairoli) ed all'esploratore Aquila, compone la 5a Flottiglia della Divisione Speciale, che comprende anche l'esploratore Brindisi, nave comando.
Lo Stocco partecipa ad una crociera nel Dodecaneso con il resto della Divisione Speciale.
1° ottobre 1929
Declassato a torpediniera.
1930
Dislocata per un anno in Tripolitania.
28 settembre 1930
Imbarca 33 capi religiosi delle zavie senussite, internati a Benina dopo il loro arresto (durante la repressione della rivolta senussita in Cirenaica), e li trasporta ad Ustica, dove è stata disposta la loro deportazione.
1931-1933
Dislocata di nuovo a Taranto e Messina e poi a La Spezia, inquadrata nella IV Squadriglia Torpediniere.
1932
Dopo il completamento del cacciatorpediniere Strale, avente caratteristica ottica ST come la Stocco, quest’ultima muta la propria in SO.
Aprile-maggio 1933
È comandante in seconda della Stocco il guardiamarina Mario Arillo, futura MOVM.
1934-1940
Impiegata nel rimorchio di bersagli per la I Squadra Navale.

La nave nel 1934 (Coll. Aldo Fraccaroli, via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it

10 giugno 1940
L’Italia fa il suo ingresso nel secondo conflitto mondiale. La Stocco forma la VI Squadriglia Torpediniere di base a Taranto, insieme alla Sirtori ed alle similari Giuseppe Missori e Rosolino Pilo.
Assegnata inizialmente al V Gruppo Torpediniere (Taranto), svolge missioni di scorta nel Golfo di Taranto; successivamente viene trasferita al III Gruppo Torpediniere (Brindisi).
5 settembre 1940
Viene costituito il Comando Superiore Traffico Albania (Maritrafalba). La Stocco non è tra le navi assegnate a Maritrafalba, ma Marina Taranto (da cui la Stocco dipende) la mette a disposizione di tale Comando, e la quasi totalità dell’attività bellica della Stocco consisterà di fatto in missioni di scorta convogli e caccia antisom per conto di Maritrafalba.
5 ottobre 1940
Prima missione per Maritrafalba: scorta da Brindisi a Valona i piroscafi Alfio, Agata, Carmela e Poseidone, con un carico di materiali.
12 ottobre 1940
Scioglimento di Maritrafalba.
21 ottobre 1940
Ricostituzione di Maritrafalba; la Stocco è nuovamente posta a disposizione dello stesso.
24 ottobre 1940
Salpa da Brindisi all’1.10 di scorta alle motonavi postali Piero Foscari e Filippo Grimani. Dopo averle scortate a Durazzo, riparte con esse per Brindisi, ove giungerà alle 14.20.
Trasferitasi a Bari, ne riparte alle 18, scortando il piroscafo Artiglio diretto a Durazzo con 144 automezzi.
25 ottobre 1940
Stocco e Artiglio giungono a Durazzo alle 9.
26 ottobre 1940
Salpa da Brindisi alle 2.20 di scorta alla Foscari, diretta a Durazzo per il servizio postale, ma deve tornare a Brindisi per le avverse condizioni meteomarine (che invece non fermano la Foscari, che prosegue e giungerà a Durazzo alle 8).
4 novembre 1940
Salpa da Brindisi alle 00.45 di scorta ai piroscafi Nautilus (impiegato in traffico civile) ed Acilia (carico di carne congelata), diretti a Valona, dove arrivano alle 10.
6 novembre 1940
Parte a mezzogiorno da Durazzo per scortare a Bari i piroscafi Olimpia, Oreste e Neghelli, che ritornano vuoti.
7 novembre 1940
Il convoglio arriva a Bari alle 9.50.
8 novembre 1940
La Stocco e la torpediniera Monzambano salpano da Bari di scorta al piroscafo Perla (avente a bordo 94 veicoli) e la motonave Narenta (traffico civile).
9 novembre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle 11.15.
12 novembre 1940
Stocco e Monzambano ripartono da Durazzo alle 16 scortando i piroscafi Campidoglio e Casaregis e la piccola nave frigorifera Genepesca II, di ritorno scarichi.
13 novembre 1940
Il convoglio giunge a Bari alle 7.30.
15 novembre 1940
La Stocco e la torpediniera Giacomo Medici salpano da Bari alle 00.20 scortando i piroscafi Nautilus e Poseidone, ambedue in servizio civile; le navi giungono a Valona alle 19.
16 novembre 1940
Lascia Bari alle 00.30 scortando, unitamente alla torpediniera Generale Marcello Prestinari ed all’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi, i trasporti truppe Piemonte e Donizetti, che trasportano 2554 militari, 151 quadrupedi e 306 tonnellate di materiali. Il convoglio giunge a Valona alle 16.
17 novembre 1940
Stocco e Prestinari lasciano Valona alle 11 di scorta ai trasporti truppe Viminale, Argentina e Quirinale, che rientrano vuoti. Il convoglio giunge a Brindisi alle 21, poi la Stocco scorta Argentina e Quirinale fino a Bari.
18 novembre 1940
Parte da Durazzo alle 7.45 per scortare a Brindisi i piroscafi Aventino e Milano, che rientrano scarichi, insieme al cacciatorpediniere Augusto Riboty.
24 novembre 1940
Salpa da Valona alle 7 di scorta ai piroscafi Poseidone, Nautilus e Bottiglieri, tutti impiegati nel traffico civile. Le navi giungono a Brindisi alle 19.50.
Il marinaio elettricista Angelo Legame, della Stocco, muore in territorio metropolitano.
3 dicembre 1940
La Stocco e la torpediniera Curtatone salpano da Bari alle 23 scortando i trasporti truppe Italia, Donizetti e Quirinale, aventi a bordo 2902 uomini, 86 quadrupedi e 427 tonnellate di materiali.
4 dicembre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle 9.30.
5 dicembre 1940
Riparte da Durazzo alle 18.30, scortando il piroscafo Diana e le motonavi Barbarigo e Tergestea, che tornano scariche in Italia.
6 dicembre 1940
Il convoglio arriva a Bari alle 8.
7 dicembre 1940
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Brindisi salpano da Brindisi alle 3.20 di scorta al piroscafo Argentina (che trasporta 1547 uomini, cinque veicoli e 224 tonnellate di materiali), giungendo a Valona alle 11.
19 dicembre 1940
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Barletta lasciano Bari all’1.50, di scorta ai trasporti truppe Città di Savona, Donizetti, Italia e Quirinale, con a bordo in tutto 3514 soldati e 85 tonnellate di materiali; il convoglio arriva a Durazzo alle 17.
21 dicembre 1940
Stocco e Barletta salpano da Bari all’1.30, scortando i trasporti truppe Verdi, Puccini, Milano e Galilea, che trasportano 3804 uomini, 182 quadrupedi e 360 tonnellate di materiali; c’è anche la motonave Narenta, che però lascia il convoglio già a Brindisi. Le altre navi arrivano a Durazzo alle 15.
22 dicembre 1940
Riparte da Durazzo alle 12.30, di scorta a Galilea, Milano, Verdi e Puccini di ritorno scarichi.
23 dicembre 1940
Il convoglio giunge a Bari alle 4.30.
Il giorno stesso la motonave Marin Sanudo, mentre cambia posto d’ormeggio nel porto di Bari, entra in collisione con la Stocco. Non vi sono vittime, ma parte della prua della torpediniera viene asportata dalla collisione.
31 gennaio 1941
Secondo varie fonti, in questa data la Stocco avrebbe urtato una mina appartenente ad uno sbarramento posato il 28 gennaio, dal sommergibile britannico Rorqual, tra Fiume e Sansego, spezzandosi in due ma potendo comunque essere rimorchiata a Fiume in due tronconi, tra il 10 ed il 27 febbraio, “riunita” e riparata.
In realtà, tutto ciò non accadde; la Stocco, danneggiata dalla collisione del 23 dicembre, non era neppure in mare il 31 gennaio.
9 febbraio 1941
Giunge a Fiume per effettuare le riparazioni dei danni subiti nella collisione del 23 dicembre.
27 giugno 1941
Stocco e Barletta scortano da Brindisi a Durazzo la motonave Città di Marsala, con truppe e rifornimenti militari.
28 giugno 1941
Stocco e Barletta scortano da Durazzo a Bari la Città di Marsala ed i piroscafi Milano e Galilea, con materiale e personale militare.
4 luglio 1941
Stocco e Barletta scortano da Valona a Brindisi Argentina e Viminale, con truppe rimpatrianti e materiali.
5 luglio 1941
La Stocco scorta da Brindisi a Durazzo il piroscafo Rosandra carico di truppe.
6 luglio 1941
Stocco e Barletta scortano da Durazzo a Bari i trasporti truppe Città di Marsala, Puccini, Milano e Rosandra, che trasportano 3400 militari rimpatrianti, 1406 operai militarizzati e 70 quadrupedi.
7 luglio 1941
La Stocco scorta da Brindisi a Valona le motonavi Città di Agrigento e Città di Trapani, con materiale e personale militare.
10 luglio 1941
Stocco e Barletta scortano da Valona a Brindisi i trasporti truppe Rossini, Italia e Quirinale, con 2700 soldati rimpatrianti.
12 luglio 1941
La Stocco scorta da Brindisi a Valona Rossini, Quirinale, Italia e Galilea, carichi di truppe e rifornimenti.
13 luglio 1941
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Zara scortano da Valona a Brindisi Rossini, Italia e Quirinale con truppe e quadrupedi rimpatrianti.
14 luglio 1941
Stocco e Zara scortano da Valona a Brindisi Città di Marsala e Galilea, con truppe che rimpatriano.
16 luglio 1941
Stocco e Zara scortano da Brindisi a Durazzo Puccini, Italia, Rosandra e Quirinale, carichi di personale e materiale militare.
18 luglio 1941
Scorta Rossini e Puccini, cariche di truppe e materiali, da Durazzo ad Antivari.
19 luglio 1941
Stocco e Zara, insieme alla torpediniera Giacomo Medici, scortano da Durazzo a Cattaro Italia, Aventino, Milano e Città di Marsala, con a bordo truppe e rifornimenti.
20 luglio 1941
Scorta da Cattaro a Durazzo la motonave Marin Sanudo carica di truppe e materiali.
24 luglio 1941
Stocco e Brindisi scortano da Durazzo a Bari l’Aventino ed il Milano, di ritorno con 1600 militari rimpatrianti, veicoli e materiali.
4 agosto 1941
Stocco e Brindisi scortano da Bari a Durazzo il Milano e la Rossini con personale del Regio Esercito (avente varie destinazioni), poi scortano sulla rotta inversa la Donizetti ed il Quirinale con 2000 soldati che rimpatriano.
6 agosto 1941
Scorta da Durazzo a Bari la Rossini ed il Milano, con truppe che rimpatriano.
16 agosto 1941
Scorta da Patrasso a Brindisi il piroscafo Francesco Crispi, con truppe rimpatrianti.
25 agosto 1941
Stocco e Barletta scortano da Bari a Durazzo Città di Marsala, Città di Alessandria, Milano e Rosandra, con truppe a bordo.
27 agosto 1941
Stocco e Brindisi scortano Città di Alessandria, Milano e Rosandra con 3250 militari rimpatrianti, da Durazzo a Bari.
2 settembre 1941
Scorta da Porto Edda a Brindisi i piroscafi Enrico Contarini e Tarquinia (in navigazione separatamente) e successivamente da Brindisi a Patrasso il piroscafo Sagitta (diretto a Rodi) e la cisterna militare Devoli.
5 settembre 1941
Scorta da Patrasso a Brindisi il piroscafo tedesco Thessalia e l’italiano Abbazia, con truppe a bordo.
8 settembre 1941
Scorta il trasporto militare Tripoli da Taranto a Prevesa.
10 settembre 1941
Stocco e Barletta scortano le motonavi Città di Bastia e Città di Savona, con personale del Regio Esercito e della Regia Aeronautica (destinazioni varie) e materiali, da Brindisi a Corfù e poi a Prevesa.
12 settembre 1941
Scorta la Città di Savona da Corfù a Prevesa.
14 settembre 1941
Scorta da Patrasso a Brindisi le motonavi passeggeri Calino e Calitea.
16 settembre 1941
Stocco e Zara scortano da Brindisi a Valona la Città di Alessandria carica di materiali.
18 settembre 1941
Stocco e Zara scortano da Brindisi a Valona il piroscafo Galilea, con truppe e materiali.
22 settembre 1941
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Arborea scortano da Brindisi a Patrasso i trasporti truppe Francesco Crispi e Piemonte, con personale del Regio Esercito e della Regia Marina diretto in varie destinazioni.
3 ottobre 1941
Stocco e Brindisi scortano da Valona a Patrasso i piroscafi Aventino e Galilea con truppe e rifornimenti.
11 ottobre 1941
Scorta da Patrasso a Gallipoli la motonave Maria carica di munizioni.
26 ottobre 1941
Scorta da Brindisi a Valona il piroscafo Gismondi, con truppe a bordo.
7 novembre 1941
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Attilio Deffenu scortano da Bari a Patrasso i trasporti truppe Francesco Crispi, Piemonte e Viminale con truppe e materiali.
11 novembre 1941
Scorta da Navarino a Patrasso il piroscafo tedesco Savona.
18 novembre 1941
La Stocco, il Deffenu e la torpediniera Generale Carlo Montanari scortano da Patrasso a Bari Crispi, Piemonte e Viminale con 4120 militari che rimpatriano.
28 novembre 1941
Stocco e Zara scortano da Bari a Patrasso Galilea, Piemonte e Viminale con truppe dirette varie destinazioni.
12 dicembre 1941
Stocco e Zara scortano da Patrasso a Bari Galilea, Piemonte e Viminale, con 4000 militari che rimpatriano.
17 dicembre 1941
Stocco e Brindisi scortano da Durazzo a Bari Aventino, Italia, Rosandra e Viminale, con 3000 soldati rimpatrianti.
19 dicembre 1941
Stocco e Brindisi scortano da Bari a Durazzo Donizetti, Rosandra e Quirinale con truppe e rifornimenti.
21 dicembre 1941
Stocco e Brindisi scortano da Durazzo a Bari Rosandra e Quirinale con truppe che rimpatriano.
24 dicembre 1941
Scorta il piroscafo Aventino, con truppe e materiali, da Bari a Durazzo.
26 dicembre 1941
Scorta da Durazzo a Bari l’Aventino, carico di truppe rimpatrianti.
30 dicembre 1941

Scorta da Bari a Durazzo Italia, Rosandra e Quirinale con truppe e materiali.
1942
In seguito a lavori, due dei sei cannoni da 102 mm vengono rimossi, e sono imbarcati due scaricabombe per bombe di profondità.
2 gennaio 1942
Stocco e Zara scortano da Durazzo a Bari Italia, Rosandra e Quirinale con truppe rimpatrianti.
4 gennaio 1942
Stocco e Zara scortano Italia, Rosandra e Quirinale con truppe e materiali da Bari a Durazzo.
30 gennaio 1942
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Città di Napoli scortano da Bari a Durazzo i piroscafi Aventino e Città di Catania.
5 febbraio 1942
Stocco e Città di Napoli scortano da Durazzo a Bari Donizetti, Aventino e Città di Catania carichi di truppe rimpatrianti.
7 febbraio 1942
La Stocco e l’incrociatore ausiliario Egitto scortano da Brindisi a Corfù i piroscafi Hermada e Vesta con truppe e rifornimenti.
8 febbraio 1942
Stocco, Egitto, Città di Napoli, Montanari e la torpediniera Antares scortano da Corfù a Patrasso un grosso convoglio formato dai piroscafi Città di Bergamo, Potestas, Volodda, Vesta, Mameli, Hermada, Rosario e Salvatore.
13 febbraio 1942
Scorta da Navarino a Patrasso la cisterna militare Prometeo.
14 febbraio 1942

Stocco e Città di Napoli scortano da Patrasso a Brindisi la nave cisterna bulgara Balcik.
15 febbraio 1942
Stocco ed Arborea scortano da Patrasso a Corfù e poi a Brindisi il piroscafo tedesco Cagliari.
16 febbraio 1942
Scorta da Brindisi a Duazzo il piroscafo Favorita e la minuscola nave cisterna Abruzzi.
21 febbraio 1942
Stocco, Città di Napoli ed Arborea scortano Italia, Aventino e Città di Catania con truppe e materiali da Bari a Durazzo.
9 marzo 1942
Scorta da Taranto a Patrasso il piroscafo tedesco Hans Schmidt. Nelle acque di Santa Maria di Leuca le due navi si uniscono ad un convoglio composto dai piroscafi Motia, Probitas e Caterina M. scortati dal cacciatorpediniere Turbine; giungono poi insieme a Patrasso.
17 marzo 1942
La Stocco attacca il sommergibile britannico Unbeaten (tenente di vascello Edward Arthur Woodward), che ha appena silurato e affondato (alle 6.40) il sommergibile Guglielmotti al largo di Capo dell’Armi, in posizione 37°42’ N e 15°58’ E. La torpediniera lancia 17 bombe di profondità senza riuscire a danneggiare l’Unbeaten (le bombe scoppiano lontane da esso), poi recupera un cadavere; non riuscirà a trovare alcun superstite dei 61 membri dell’equipaggio del Guglielmotti, nonostante l’Unbeaten, subito dopo l’attacco, ne avesse visti in mare una dozzina.
23 marzo 1942
Alle dieci del mattino la Stocco raggiunge il relitto di un aerosilurante Savoia Marchetti S. 79 “Sparviero”, costretto ad ammarare – la sera precedente, durante la seconda battaglia della Sirte – al largo di Capo Passero per esaurimento del carburante, e trae in salvo gli avieri Angelo Barba e Francesco Malara. Gli altri tre membri dell’equipaggio dello “Sparviero”, il sottotenente Gaetano Maletta, il sergente maggiore Albino Scalabrin ed il motorista Adriano Rossi, si sono invece allontanati sul battellino gonfiabile in dotazione: non verranno mai ritrovati.
4 aprile 1942

Stocco ed Antares scortano da Taranto ad Argostoli la pirocisterna Alberto Fassio ed i piroscafi Pluto e Rhea.
11 aprile 1942
Scorta da Taranto a Patrasso la motonave cisterna Rondine.
20 aprile 1942
Scorta da Patrasso a Brindisi il piroscafo Audace.
2 maggio 1942
Il marinaio silurista Aldo Zanchetta, della Stocco, muore in territorio metropolitano.
7 maggio 1942
La Stocco, la Medici e l’incrociatore ausiliario Lorenzo Marcello scortano la Donizetti ed il Quirinale dapprima Bari a Zante con truppe e rifornimenti e poi sulla rotta inversa con truppe rimpatrianti.
11 maggio 1942
La Stocco, il Marcello e la torpediniera Generale Antonino Cascino scortano da Bari a Durazzo l’Italia ed il Rosandra con truppe e materiali. Il giorno stesso, la Stocco e l’incrociatore ausiliario Brioni scortano da Patrasso a Bari la motonave Calino.
16 maggio 1942
Stocco, Marcello e Cascino scortano da Durazzo a Bari Italia e Rosandra con truppe rimpatrianti.
29 giugno 1942
Scorta da Brindisi ed Argostoli il piroscafo Contarini, avente un carico di materiali.
7 luglio 1942
Scorta da Patrasso a Bari la Calino, diretta a Rodi.
14 luglio 1942
Scorta da Brindisi a Patrasso i piroscafi Abbazia e Minerva.
24 luglio 1942
Salpa da Patrasso alle 13 e scorta a Taranto (giungendovi in giornata) la piccola nave frigorifera Genepesca I, poi prosegue insieme ad essa verso Tobruk.
25 luglio 1942

Stocco e Genepesca I arrivano a Tobruk alle 16.30.
7 agosto 1942
Stocco e Zara scortano da Bari a Patrasso la Donizetti con truppe e materiali.
12 agosto 1942
Stocco ed Arborea scortano da Durazzo a Bari il Quirinale con truppe rimpatrianti.
15 agosto 1942
Stocco ed Arborea scortano da Bari a Durazzo il Quirinale con truppe e rifornimenti.
19 agosto 1942
Stocco ed Arborea scortano da Bari a Durazzo il Rosandra, carico di truppe e materiali.
25 agosto 1942
Stocco ed Arborea scortano da Bari a Durazzo il Quirinale.
26 agosto 1942
Stocco ed Arborea scortano il Rosandra da Antivari a Bari.
29 agosto 1942
Scorta da Bari a Patrasso il piroscafo Padenna.
1° settembre 1942
Scorta da Patrasso a Bari il piroscafo Chisone.
3 settembre 1942
Stocco ed Arborea scortano il Rosandra da Bari a Durazzo.
5 settembre 1942
Scorta la nave cisterna Cesco da Bari a Valona.
10 settembre 1942
Stocco ed Arborea scortano il Rosandra da Durazzo a Bari con truppe rimpatrianti.
13 settembre 1942
Stocco e Zara, insieme al cacciatorpediniere Premuda ed alla torpediniera Antonio Mosto, scortano i piroscafi Chisone, Quirinale e Rosandra carichi di truppe e materiali da Bari a Durazzo.
21 settembre 1942
Scorta da Brindisi a Patrasso la pirocisterna Lina Campanella.
27 settembre 1942
Scorta da Patrasso a Brindisi il Genepesca I.
10 ottobre 1942
Stocco e Zara scotano da Bari a Valona Cesco ed Aventino, con truppe e materiali.
12 ottobre 1942
La Stocco, il Riboty e l’incrociatore ausiliario Città di Genova scortano Rosandra e Quirinale, con truppe e materiali, da Bari a Durazzo.
6 novembre 1942
Il marinaio cannoniere Santo Renna, della Stocco, muore in Cirenaica.
8 novembre 1942
La Stocco ed il cacciatorpediniere Folgore scortano la nave cisterna Annarella da Brindisi a Patrasso.
21 novembre 1942
La Stocco, il cacciatorpediniere Sebenico e l’incrociatore ausiliario Olbia scortano Rosandra e Quirinale, con truppe e rifornimenti, da Bari a Durazzo.
26 novembre 1942
Scorta da Patrasso a Brindisi il Pluto e l’Abbazia.
1° dicembre 1942
Stocco ed Olbia scortano Rosandra e Quirinale, carichi di truppe e materiali, da Durazzo a Bari.
1943
Assegnata al III Gruppo Torpediniere (Dipartimento Militare Marittimo «Ionio e Basso Adriatico») con le similari Giuseppe Sirtori, Giuseppe Missori, Giuseppe Cesare Abba, Giuseppe Dezza ed Enrico Cosenz, viene impiegata anche nelle scorte sulle rotte per la Dalmazia.
30 gennaio 1943
Il sottocapo fuochista Luigi Radice, della Stocco, muore nel Mediterraneo centrale.
16 maggio 1943
Il marinaio cannoniere Fernando Guidarelli, della Stocco, muore in territorio metropolitano.
9 giugno 1943
Alle 9.40 il sommergibile britannico Uproar (tenente di vascello Laurence Edward Herrick) avvista, al largo di Punta Stilo, il fumo prodotto dal piroscafo Sezze, che la Stocco sta scortando da Messina a Crotone e Taranto. Dalle 9.45 alle 10 l’Uproar si avvicina a Punta Stilo ad alta velocità, ed alle 10.25 dà inizio all’attacco; alle 11.14, in posizione 38°37’ N e 16°39’ E, il sommergibile lancia quattro siluri da una distanza di 6860 metri.
Una vedetta della Stocco avvista un periscopio e poco dopo le scie di tre siluri, e dà l’allarme; la Stocco vira a sinistra ed evita così i siluri, che passano 200 metri a poppavia della nave e finiscono poi sulla spiaggia di Soverato. Al contempo, anche il velivolo della scorta aerea avvista le scie, scende in picchiata sull’Uproar e sgancia due bombe. La Stocco getta subito delle bombe di profondità da 30 kg a scopo intimidatorio, poi risale le scie dei siluri e getta alcune bombe di profondità da 100 kg, regolate per 100 metri di profondità; poi effettua un secondo passaggio e getta altre sette cariche da 100 kg, così restando con due sole bombe di questo tipo. Dopo aver gettato alcune altre bombe intimidatorie (in tutto l’Uproar conterà 21 esplosioni dalle 11.22), la Stocco torna assieme al Sezze, lasciando all’VIII Gruppo Antisommergibili il compito di proseguire la caccia (che non darà risultati). Il convoglio giungerà indenne a destinazione.
27 giugno 1943
Stocco e Sirtori, insieme al minuscolo incrociatore ausiliario Rovigno, scortano i piroscafi Campidoglio, Milano e Quirinale da Patrasso a Brindisi.
1° luglio 1943
Scorta i piroscafi Salvatore e Probitas da Brindisi a Corfù.
9 luglio 1943
Scorta il Campidoglio da Brindisi a Corinto, insieme alla torpediniera Giuseppe Cesare Abba.
13 luglio 1943
Stocco ed Abba scortano il Campidoglio e la motonave Città di La Spezia da Valona a Bari.
25 luglio 1943
La Stocco e la torpediniera Sagittario scorta da Patrasso a Corfù e poi a Bari i piroscafi Dubac e Probitas.
2 agosto 1943
Scorta da Bari a Patrasso la nuova motonave cisterna Ugo Fiorelli.
10 agosto 1943
Parte da Taranto alle 5.15, scortando il trasporto militare Asmara diretto a Bari. Alle 18.20, al largo di Brindisi, il sommergibile britannico Unshaken (tenente di vascello Jack Whitton) colpisce l’Asmara a poppa con un siluro, immobilizzandolo. La Stocco getta 20 bombe di profondità per venti minuti, ma i lanci sono imprecisi, e l’Unshaken non viene danneggiato. L’Asmara, abbandonato dall’equipaggio (due dei 157 uomini a bordo sono rimasti uccisi), andrà alla deriva fino al giorno seguente, per poi capovolgersi ed affondare intorno alle 14.30 dell’11 agosto, in posizione 40°44’ N e 18°03’ E.
8 settembre 1943
Mentre rientra a Brindisi al termine di una missione di scorta in Dalmazia, in serata, sente alla radio la notizia dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati.
9 settembre 1943
Il sottocapo cannoniere Antonio De Palma, della Stocco, risulta disperso in territorio metropolitano.
 
La Stocco al Pireo nel dicembre 1941 (foto Aldo Fraccaroli, Coll. Domenico Jacono, via www.associazione-venus.it

Corfù

Il 13 settembre 1943 la Stocco (al comando del tenente di vascello Renato Lupi) e la Sirtori (tenente di vascello Alessandro Senzi) furono inviate a Corfù con il compito di dare appoggio al presidio italiano, sottoposto dal giorno precedente ad incursioni aeree tedesche. Il loro invio rispondeva appunto ad una richiesta del Comando della guarnigione italiana di Corfù, affinché partecipassero col proprio armamento alla difesa dell’isola. Le due torpediniere giunsero a Corfù la sera del 13 settembre, poco dopo la conclusione di un nuovo bombardamento aereo tedesco, e già alle nove del mattino seguente divennero a loro volta oggetto di una nuova incursione. Una formazione mista di bombardieri in picchiata Junkers Ju. 87 “Stuka” e bimotori Ju. 88 piombò sull’isola bombardandone il porto e la città con bombe dirompenti ed incendiari; tre “Stukas”, separatisi dalla formazione, si avventarono proprio su Sirtori e Stocco, ancorate a 150 metri l’una dall’altra.
La Sirtori venne centrata da una bomba e devastata da altre che caddero vicinissime, e dovette essere portata all’incaglio per scongiurarne l’affondamento.
Il Comando Marina dell’isola, per evitare un’analoga fine alla Stocco, le ordinò di allontanarsi; la torpediniera incrociò lungo la costa meridionale di Corfù fino ai limiti dell’autonomia, cioè fino alla sera del 14 settembre, Marina Brindisi le ordinò di tornare a Brindisi, per assumere compiti di scorta dei convogli di sgombero che trasportavano a Brindisi le truppe italiane evacuate da Santi Quaranta. La nave venne anche attaccata da quattro aerei tedeschi, che respinse col tiro delle proprie mitragliere.

All’alba del 24 settembre 1943, la Stocco (al comando del tenente di vascello Mario Trisolini, che aveva sostituito il parigrado Lupi) salpò da Brindisi insieme alla moderna corvetta Sibilla, per scortare a Santi Quaranta un convoglio formato dai piroscafi Probitas e Dubac e dalla motonave Salvore, che ivi avrebbero dovuto provvedere all’imbarco della Divisione «Perugia» da evacuare in Italia.
Frattanto, la notte precedente, la situazione era andata precipitando: dopo un primo tentativo di sbarco respinto (il 15 settembre), la Luftwaffe aveva intensamente bombardato la città e le postazioni difensive per nove giorni; avendole indebolite a sufficienza, la notte tra il 23 ed il 24 le forze tedesche effettuarono uno sbarco sulla spiaggia di San Giorgio, seguito da un secondo la mattina del 24. L’avanzata tedesca era stata inarrestabile, e quel che restava della guarnigione italiana era ormai alle strette.
Supermarina, informata dal Comando militare di Corfù della situazione disperata dell’isola (il colonnello Luigi Lusignani, comandante militare dell’isola, comunicò: «Nemico nella giornata odierna con dominio aereo incontrastato ha bombardato quasi totalità caposaldi et ha sbarcato ingenti rifornimenti uomini et materiali alt Possibilità difesa è limitata al solo caso che velivoli da bombardamento abbiano predominio su quello nemico alt Che mezzi navali vigilino contro ulteriori azioni di sbarco che mezzi corazzati et artiglieria contraerea et campali siano sbarcati sull’isola entro 48 ore alt»), ordinò alla Stocco di lasciare il convoglio e dirigere a massima velocità verso Corfù, per contrastare lo sbarco tedesco sulla spiaggia di San Giorgio, e trattenersi in tale area per un’ora.
La Stocco arrivò a San Giorgio quando ormai lo sbarco era concluso da diverse ore; per un’ora cercò i mezzi da sbarco tedeschi, che a sua insaputa si erano spostati ad est di Corfù, dopo di che – non avendo ricevuto un messaggio con cui Marina Corfù le comunicava che nuovi sbarchi stavano avvenendo sul lato opposto dell’isola – diresse per riunirsi al convoglio.
Ma durante tale navigazione, alle 16.20, aerei della Lutwaffe iniziarono ad attaccare la torpediniera. Fu disposto l’invio di caccia della Regia Aeronautica, ma, mentre gli “Stukas” potevano raggiungere i loro obiettivi in pochi minuti grazie alle basi epirote, gli aerei italiani, dovendo decollare dalla Puglia (a 250 km di distanza), impiegavano molto più tempo: i caccia italiani sarebbero giunti sul posto solo quando la Stocco era già in affondamento.
Gli attacchi aerei tedeschi si protrassero fino alle 17.15; infine sopraggiunsero ben dodici “Stukas”, e la sorte della Stocco fu segnata. Dopo aver abbattuto uno degli attaccanti, la torpediniera fu a sua volta colpita ed immobilizzata con numerose vie d’acqua; l’equipaggio iniziò ad abbandonarla.
L’ufficiale di rotta della Stocco, sottotenente di vascello Mario Naldini, era rimasto gravemente ferito durante gli attacchi aerei e venne imbarcato su una zattera; quando sentì di stare morendo, chiese ed ottenne di essere riportato sul relitto agonizzante della torpediniera. Spirò poco dopo sulla Stocco che, affondando, divenne il suo sepolcro. Alla sua memoria fu conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La Stocco colò infine a picco intorno alle 19.20, a ponente di Corfù.
Dopo l’affondamento, gli aerei tedeschi mitragliarono i naufraghi, ed il maltempo scatenatosi la notte successiva disperse e decimò ulteriormente i sopravvissuti. Morì così anche il comandante in seconda della Stocco, sottotenente di vascello Ireneo Sala, già sopravvissuto in Mar Rosso all’affondamento dei cacciatorpediniere Nullo e Manin ed a quasi tre anni d’internamento su un’isola araba. Naufrago per la terza volta in tre anni, cercò di allontanarsi a nuoto ma venne colpito a morte dal tiro delle mitragliatrici.
Dell’equipaggio della Stocco, trovarono la morte 7 ufficiali, 8 sottufficiali e 88 tra sottocapi e marinai. I cacciatorpediniere Quilliam (britannico) e Piorun (polacco), giunti successivamente sul posto, poterono recuperare solo 19 sopravvissuti.
Il comandante Trisolini fu tra i pochi superstiti; ferito, venne soccorso insieme ad un sottotenente di vascello e a dieci marinai, tutti feriti, dalla popolazione dell’isolotto di Merlera (a nord di Corfù). Il 29 settembre giunse in quest’isola una barca a vela al comando del brigadiere della Guardia di Finanza Calogero Condemi, in fuga, insieme a dodici finanzieri e due soldati sbandati, da Corfù ormai caduta in mano tedesca: i dodici naufraghi vennero recuperati dalla barca di Condemi e giunsero così a Brindisi il mattino del 30 settembre.

Morirono sulla Stocco:

Francesco Alecci, marinaio, disperso
Angelo Antignani, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Antolini, marinaio, disperso
Adolfo Bagaglia, marinaio meccanico, disperso
Adelio Barberis, marinaio elettricista, disperso
Guido Berra, marinaio cannoniere, disperso
Umberto Bertrand, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Guido Bianchini, marinaio, disperso
Alceste Bondioli, marinaio cannoniere, disperso
Ciro Borriello, marinaio fuochista, disperso
Onofrio Boscarino, marinaio fuochista, disperso
Armando Brescia, sottocapo cannoniere, disperso
Alfredo Burioli, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Calì, marinaio fuochista, disperso
Remo Calvi, marinaio fuochista, disperso
Adone Ceccato, secondo capo meccanico, disperso
Vincenzo Citarella, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Gino Comin, marinaio, disperso
Gaetano Costa, marinaio nocchiere, disperso
Lino Cristofich, marinaio fuochista, disperso
Letterio Currò, sottocapo cannoniere, disperso
Angelo D’Agostino, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe D’Ambrosio, marinaio fuochista, disperso
Andrea De Bernardinis, secondo capo nocchiere, disperso
Sebastiano De Mattia, secondo capo meccanico, deceduto
Luigi Di Fonzo, sottocapo silurista, disperso
Giuseppe Di Stefano, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Ercoli, sergente meccanico, disperso
Valentino Fiorucci, marinaio segnalatore, disperso
Giovanni Antonio Flore, marinaio cannoniere, disperso
Annibale Frittoli, marinaio, disperso
Achille Fusarri, sottocapo cannoniere, disperso
Salvatore Galazzo, marinaio, disperso
Aldo Gallo, marinaio, disperso
Gaetano Gallo, marinaio, disperso
Alvaro Garattoni, marinaio fuochista, disperso
Mariano Genovese, marinaio fuochista, disperso
Mario Giacomelli, marinaio, disperso
Manlio Giannelli, sottocapo meccanico, disperso
Giuliano Gorghetto, marinaio fuochista, disperso
Oddone Grassi, marinaio cannoniere, deceduto
Giovanni Gregoretti, aspirante guardiamarina, disperso
Giovanni Iarossi, sottocapo meccanico, disperso
Mario Lamperti, marinaio fuochista, disperso
Francesco Lanfranchi, marinaio cannoniere, disperso
Mariano Lombardo, marinaio cannoniere, disperso
Vittorio Lorenzoni, marinaio cannoniere, disperso
Emilio Magliano, marinaio cannoniere, disperso
Paolo Mancini, sottocapo cannoniere, disperso
Camillo Maritati, aspirante guardiamarina, disperso
Mario Mazzucchellil, secondo capo radiotelegrafista, deceduto
Francesco Medoro, marinaio nocchiere, disperso
Guido Miele, aspirante guardiamarina, disperso
Vincenzo Milea, sottocapo nocchiere, disperso
Mario Naldini, sottotenente di vascello, deceduto
Angelo Paita, marinaio fuochista, disperso
Mario Palmieri, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Pani, marinaio cannoniere, disperso
Balduino Paolella, secondo capo meccanico, disperso
Carlo Pastore, marinaio silurista, disperso
Giovanni Patalano, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Perez, marinaio, disperso
Biagio Pesci, marinaio, disperso
Alessandro Pierini, capo cannoniere di seconda classe, disperso
Luigi Piras, marinaio fuochista, disperso
Lorenzo Pisati, marinaio, disperso
Emilio Ponzio, marinaio, disperso
Sante Pozzati, marinaio fuochista, disperso
Artemio Prizzon, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Rapisarda, secondo capo furiere, disperso
Armando Riccardi, sergente S. D. T., disperso
Ruggero Riontino, marinaio, disperso
Amelio Rizzi, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Rizzi, marinaio infermiere, disperso
Francesco Romeo, marinaio radiotelegrafista, disperso
Simone Ronchi, secondo capo silurista, disperso
Giuseppe Rossi, tenente del Genio Navale, disperso
Giovanni Rovis, sottocapo cannoniere, disperso
Ireneo Sala, tenente di vascello, disperso
Bartolomeo Santoro, sottocapo segnalatore, disperso
Nicola Soldano, secondo capo meccanico, disperso
Sesto Staffoli, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Stanganelli, marinaio, disperso
Mario Steffenino, marinaio fuochista, disperso
Sante Tiozzo, marinaio, disperso
Salvatore Tramparulo, marinaio S. D. T., disperso
Antonio Uttaro, marinaio meccanico, disperso
Donato Valente, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Vantini, marinaio cannoniere, disperso
Angelo Vella, marinaio fuochista, disperso
Candiano Venturi, marinaio cannoniere, deceduto in territorio metropolitano (per le ferite) il 28.9.1943
Pietro Venturini, marinaio, disperso
Igino Vernareccio, marinaio silurista, disperso
Giuseppe Vigliarolo, marinaio fuochista, disperso
Secondo Zaccaria, marinaio fuochista, disperso
Ovidio Zambini, marinaio meccanico, disperso
Salvatore Zuccaro, marinaio fuochista, disperso
  

Un’altra immagine della Stocco (da www.difesa.it


2 commenti:

  1. Ho trovato interessante ,le vicende di questa Nave ,vi chiedo se avete notizie del Marinaio Sambin ALBANO CL1918, DI SEGUSINO (TV)SCOMPARSO IN ACQUE INTERNAZIONALI IL 9 SETTEMBRE 1943,A SEGUITO ATTACCO TEDESCO BARATTO Pietro

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    1. Buonasera,
      Albano Sambin, nato ad Arzergrande il 16/5/1918, secondo capo portuale, risulta disperso il 9 settembre 1943 nell'affondamento del cacciatorpediniere Antonio Da Noli, inabissatosi nelle Bocche di Bonifacio per urto contro mina mentre, insieme al gemello Vivaldi, era impegnato in un combattimento contro alcune batterie costiere della Corsica in mano tedesca. Morirono 228 uomini, solo 39 i sopravvissuti. Non ho ancora pubblicato una pagina relativa a questa nave (lo farò tra alcuni mesi), ma l'ho già scritta; se vuole può fornirmi un indirizzo e-mail e le posso inviare tutte le notizie che ho raccolto sulla storia di questa nave e del suo affondamento.

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