martedì 1 settembre 2026

Cosala

Il Cosala sotto l'originario nome di Serafin Topić (da www.croinfo.net)

Piroscafo da carico di 4259 tsl, 2723 tsn e 7700 tpl, lungo 112,74 metri, largo 15,57 e pescante 7,29-7,95, con velocità di 9 nodi. Ex jugoslavo, non era immatricolato in Italia al momento della perdita, bensì munito di passavanti provvisorio della Capitaneria di Porto di Fiume.

Breve e parziale cronologia.

22 febbraio 1913

Varato come Trevilley dal West Yard di South Shields della John Readhead & Sons Ltd. (numero di costruzione 432).

7 aprile 1913

Completato come Trevilley per la Hain Steamship Company Ltd. di St. Ives (o Londra); in gestione a E. Hain & Son (secondo www.wrecksite.eu, alla controllata Trevilley Steamship Company Ltd.). Stazza lorda e netta 4259 tsl e 2770 (o 2724) tsn, porto di registrazione St. Ives, nominativo di chiamata radio JBVT. La sua costruzione è costata 43.142 sterline.

25 dicembre 1913

Colto da un'avaria che ne mette fuori uso le macchine durante un viaggio da Barry a Buenos Aires, il Trevilley viene rimorchiato a Londra dal mercantile Edlington.

1915

È comandante del Trevilley il capitano Frederick Blake.

24 ottobre 1917

Il Trevilley parte da Hampton Roads per Londra in convoglio con altri 27 piroscafi.

27 ottobre 1917

Alle 10.45 deve lasciare il convoglio, facendo rotta per Sydney (Canada), perché troppo lento.

Novembre 1917

La Hain Steamship Company viene rilevata dalla Peninsular & Oriental Steam Navigation Company.

1932

Acquistato per 7350 sterline dall'Österreichischer Lloyd Schiffahrts AG di Vienna e ribattezzato Wien.

1933

Acquistato dalla Slobodna Plovidba Topić D. D. di Susak (o Sebenico), in Jugoslavia, e ribattezzato Serafin Topić (per altre fonti, erroneamente, Serafin Topich o Serafim Topic). In gestione ad Antonio Topić, iscritto al compartimento marittimo di Susak (Jugoslavia), nominativo di chiamata YTEB. Stazza lorda 4259 (per altra fonte 4294) tsl, netta 2724 tsn.

La nave in porto (da www.ecodellalocride.it)

1940

Il Serafin Topić ed un altro piroscafo, il greco Joanis P. Goulandris, trasportano da New York a Spalato mille autocarri militari Chevrolet da 3 tonnellate acquistati dalla General Motors dall'esercito jugoslavo. Gli autocarri sono parzialmente smontati per il trasporto; verranno riassemblati nelle officine militari di Kragujevac, a sud di Belgrado.

22 aprile 1941

In seguito all'invasione della Jugoslavia da parte delle forze dell'Asse ed alla conseguente disgregazione dello Stato jugoslavo, il Serafin Topić viene internato ad Orano, dove si trova al momento dell'invasione, dalle autorità della Francia di Vichy. (Per altra versione la nave sarebbe stata sequestrata dalle autorità francesi; altra fonte data l'internamento della nave ad Orano già al giugno 1940, ma sembra probabile un errore).

Agosto 1941

Il Serafin Topić, insieme ai mercantili danesi Estrid, Almena, Muinam ed Australien, agli olandesi Pluto e Rhea ed al belga Egypte, fa parte di un gruppo di otto navi straniere sotto controllo francese (tutte appartenenti a Paesi invasi ed occupati dall'Asse e sequestrate dalle autorità di Vichy in porti francesi), per complessive 35.000 tpl, cedute dalla Francia di Vichy alla Germania per accontentare temporaneamente le pressanti richieste tedesche di naviglio, da tempo rivolte dalla Germania a Vichy, senza dover cedere navi francesi. La cessione avviene a Wiesbaden (sede della commissione d'armistizio italo-tedesca con la Francia) in seguito ad un incontro cui partecipa l'ammiraglio Gabriel Auphan, ministro della Marina del governo di Vichy (Auphan scriverà, nelle sue memorie, di aver guadagnato con questa mossa diversi mesi prima di dover consegnare naviglio francese alla Germania). Le navi vengono nominalmente restituite ai loro proprietari per consentire alla Germania, che esercita così il diritto di potenza occupante, di requisirle (o noleggiarle). Non è però molto chiaro se il Serafin Topić sia stato effettivamente utilizzato da parte tedesca: mentre le altre navi iniziarono a navigare per conto della Germania nel corso del 1941 (quelle ex danesi e l'Egypte, per aumentare la confusione, ricevendo i nomi di navi italiane affondate nel primo anno di guerra, pur essendo in realtà tedesche: questo per confondere gli Alleati), non sembrano esservi notizie di un impiego del Serafin Topić da parte tedesca. Secondo alcune fonti la nave sarebbe stata ceduta all'Italia già nel 1941, ma secondo il volume USMM "Navi mercantili perdute" ciò avvenne soltanto nel novembre 1942, il che curiosamente coincide con l'occupazione italo-tedesca della Francia di Vichy (operazione "Anton") seguita agli sbarchi angloamericani nel Nordafrica francese (operazione "Torch") ed al passaggio alla causa Alleata delle truppe di Vichy ivi stanziata; in seguito a tale occupazione, oltre 150 mercantili francesi vennero trasferiti all'Italia ed alla Germania. È forse possibile che per ragioni non specificate il Serafin Topić, a differenza degli altri sette mercantili, fosse stato lasciato alla Francia di Vichy nel 1941, venendo catturato e trasferito all'Italia solo in seguito all'occupazione del novembre 1942.

Novembre 1942

Posto a disposizione dell'Italia e ribattezzato Cosala; affidato in gestione al capitano Antonio Valle di Fiume.

Per altra fonte la nave sarebbe stata trasferita sotto il controllo del governo italiano già nel 1941 (o confiscato ad Orano nel 1941 dal governo italiano, il che dev'essere un errore).

10 novembre 1942

Requisito a Napoli dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato. Viene armato con un cannone OTO da 100/47 mm sistemato a poppa (e, secondo una fonte, anche un altro cannone a prua).


Un'altra foto della nave come Serafin Topić (da www.paluba.info)


L'affondamento


Il 10 febbraio 1943 il Cosala partì da Messina diretto a Taranto in navigazione isolata, ma non doveva fare molta strada.

Il 30 gennaio il sommergibile britannico Una, al comando del tenente di vascello John Dennis ("Joe") Martin, era partito da Malta per la sua diciannovesima missione di guerra (la diciassettesima ed ultima in Mediterraneo, al termine della quale avrebbe lasciato quel teatro per fare ritorno nel Regno Unito). Inviato inizialmente nel Golfo di Hammamet, il 1o febbraio aveva attaccato a cannonate i motovelieri Nicolò Lo Porto e L'Angelo Raffaele, ma era stato preso sotto il tiro delle batterie costiere, che avevano provocato alcuni danni ed un ferito a bordo; era allora tornato a Malta per sbarcare il ferito ed effettuare alcune riparazioni, per poi riprendere il mare dopo poche ore (era il 3 febbraio) spostando però adesso la sua zona d'agguato a sud dello stretto di Messina ed al largo della costa orientale della Calabria.

Dopo qualche giorno trascorso senza avvistamenti, alle 14.55 del 10 febbraio l'Una avvistò in posizione 38°30' N e 16°40' E (nel Golfo di Squillace, 22 miglia a nord di Punta Stilo; per altra fonte in 38°52' N e 16°35' E) proprio il Cosala, del quale il comandante Martin stimò correttamente la stazza in 4000 tsl, diretto verso nord ed apparentemente scarico. Non vi era scorta, all'infuori di un singolo aereo; il sommergibile britannico andò dunque all'attacco ed alle 15.51, giunto a 915 metri di distanza, lanciò quattro siluri contro la sua vittima. Poco più di un minuto dopo il lancio, uno dei siluri colpì il Cosala (il volume USMM "Navi mercantili perdute" indica l'orario del siluramento come le 14, probabilmente per differenza di fuso orario, e la posizione come a sette miglia per 170o, cioè a sud, da Punta Staletti, a sud di Catanzaro Marina; un verbale della Capitaneria di Porto di Crotone del novembre 1944 indica l'orario del siluramento come le 14.50 e la posizione come al largo di Punta Stilo; secondo alcuni siti britannici il siluramento sarebbe avvenuto a sette miglia da Punta Stilo).

Alle 15.56 l'Una osservò che il suo bersaglio appariva appoppato, ma non tentò di finirlo, ritirandosi invece verso il mare aperto e ricaricando intanto i tubi lanciasiluri. (Secondo il libro "The History of the British U-Class Submarine" di Derek Walters, il Cosala sarebbe stato visto l'ultima volta "bloccato con la poppa giù in acque basse con la prua che spuntava dall'acqua").


Rimasto inizialmente a galla, il Cosala venne portato ad arenarsi a 4200 metri da Marina di Badolato, ma questa manovra non fu sufficiente a salvarlo: nella notte tra il 10 e l'11 febbraio, anche a causa del mare tempestoso, il piroscafo affondò definitivamente.

La torpediniera Angelo Bassini, inviata a recuperare i naufraghi, non riuscì a trovarli a causa della forte pioggia e del maltempo, ma questi raggiunsero egualmente la costa; tutto l'equipaggio civile e militare del Cosala riuscì a mettersi in salvo ad eccezione del cuoco catanese Salvatore Giannitto, di 44 anni, il cui corpo non fu mai trovato. Quasi due anni dopo, venne dichiarato ufficialmente scomparso in mare.



Sopra, l'elenco dell'equipaggio del Cosala (Ufficio Storico della Marina Militare); sotto, il verbale di scomparizione di Salvatore Giannitto (g.c. Michele Strazzeri)

Il siluramento del Cosala nel giornale di bordo dell'Una (da Uboat.net):

"1455 hours - Sighted a Northbound unladen 4000 tons merchant vessel escorted by one aircraft. Started attack.

1551 hours - Fired four torpedoes from 1000 yards. One hit was obtained after just over a minute.

1556 hours - Sighted the target down by the stern. Una meanwhile withdrew to seaward to reload the torpedo tubes."



Due riproduzioni 3D del relitto del Cosala (g.c. Megale Hellas Diving Center)

Il relitto del Cosala, meta d'immersioni e noto semplicemente ai pescatori locali come "il bastimento" ("u bastimentu", od anche "a navi" e "u piroscafu"), giace oggi spezzato in due tronconi a circa due miglia dalla costa (a metà strada tra Badolato Marina e Santa Caterina dello Ionio, alcuni dei cui più anziani abitanti ricordano ancor oggi il rumore provocato dal siluramento), a profondità comprese tra i 30 ed i 55 metri. (Secondo qualche sito il relitto sarebbe diviso non in due ma in tre sezioni: oltre alla prua a sud ed alla poppa a nord, il ponte di comando giacerebbe separato dal resto, più ad ovest). Ben conservato, il troncone prodiero è adagiato sul fondale di sabbia e fango a 44 metri di profondità, quasi in assetto di navigazione; numerose reti da pesca sono impigliate nel relitto, il cui albero prodiero è rimasto in piedi per decenni prima che una rete da circuizione rimasta impigliata ne provocasse la caduta. Anche i picchi di carico sono crollati in coperta, mentre sono ancora riconoscibili le grosse bitte in coperta e le ancore nei loro occhi di cubia. A poppa, distante qualche decina di metri dalla prua, sono ancora ben riconoscibili il cannone montato a scopo difensivo, con il relativo deposito munizioni (nel quale ancora si trovano i resti delle munizioni) ed il carrello per il caricamento, ed anche lo squarcio provocato dal siluro dell'Una, che attraversa anche il deposito munizioni. Tra i pesci che ne abitano i resti vi sono anthias, occhiate, ricciole, saraghi, scorfani, faraoni, dentici, cernie, corvine, castagnole, pesci balestra, tonni e gronghi; le lamiere del relitto sono colonizzate da spugne e nudibranchi.




Alcune foto del relitto del Cosala (g.c. Ivan Rullo/www.ivanrullo.it)



Il Cosala su Wrecksite

Ship Fact Sheet – Trevilley

Il Trevilley su Tyne Built Ships

L'affondamento del Cosala nel libro "The Fighting Tenth"

L'HMS Una su Uboat.net

Il Cosala su Immersi nel Blu

Il Cosala su Warsailors Forum

Il relitto del Cosala

Il relitto del Cosala su Megale Hellas

Il relitto del Cosala su Archeomedia

Relittologo si nasce o si diventa?

Lloyd's Register of Shipping 1936 Steamers

Lloyd's Register of Shipping 1934 Steamers

Filmato del relitto del Cosala

Un altro filmato del relitto

Altro filmato del relitto

Ulteriore filmato

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