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Il Carlo entra invelato nel Canale Burlamacca a Viareggio (da “La flotta scomparsa” di Flavio Serafini) |
Veliero da carico (nave goletta) di
253 tsl, lungo 35,24 metri, largo 8,30 e pescante 4. Di proprietà
dell'armatore Emilio Tomei di Viareggio, iscritto con matricola 63 al
Compartimento Marittimo di Viareggio.
Breve e parziale cronologia.
Novembre 1900
Varato ad Oneglia dal cantiere di Ambrogio Terrizzano.
31 dicembre 1900
Completato, lascia Oneglia diretto in Inghilterra, via Cassis, al comando del capitano viareggino Giuseppe Tomei, noto come “Morino della Chiara”, che ne manterrà il comando fino al 1904. Armatore è invece il capitano Carlo Tomei, “Carlino”.
1908
È comandante del Carlo il capitano di gran cabotaggio Antonio Tomei.
1908-1913
È comandante del Carlo il capitano Emilio Tomei, detto “Cadorna”, figlio dell'armatore, che ha già comandato il veliero nel 1906. In questo periodo la nave compie viaggi tra l'Italia, la Tunisia (Sfax) e l'Inghilterra.
1913
Il comando passa a Guido Eugenio Tomei, e successivamente al capitano di gran cabotaggio Giovanni Paolo Vassalle, col quale compie viaggi a Saint-Raphaël.
1914-1915
Comanda il Carlo il capitano Francesco Vannucci, col quale la nave compie viaggi ad Algeri. Successivamente la nave torna al comando di Emilio Tomei.
1916-1923
Comanda il Carlo Carlo Tomei, nipote ed omonimo dell'armatore; la nave compie viaggi a Bastia, Barcellona, Vinaroz, Sfax ed in Inghilterra.
1918
Alla morte di Carlo Tomei (l'armatore), sei carati della proprietà passano agli eredi.
1919
Il comando del Carlo passa a Carlo Marcucci, per poi tornare a Carlo Tomei (nipote).
1922
Compie viaggi a Bilbao, al comando del capitano di gran cabotaggio Mario Tomei.
1925-1929
Di nuovo al comando di Carlo Tomei, con viaggi a Bilbao e Lisbona.
1930
Armatore è Emilio Tomei; comandante, ancora Carlo Tomei.
Secondo il libro "La flotta scomparsa" di Flavio Serafini, durante gli anni Trenta il Carlo sarebbe stato motorizzato, diventando un motoveliero; il volume "Navi mercantili perdute" dell'Ufficio Storico della Marina Militare lo descrive però ancora come un veliero, invece che motoveliero, all'epoca della sua perdita.
Mine
Al Carlo toccò l'infausto primato di essere il primo dei tanti velieri viareggini ad andare perduti nella seconda guerra mondiale, oltre che in assoluto tra le prime navi italiane ad affondare durante il conflitto. Il 12 giugno 1940, due giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia, l'ormai attempato “barcobestia” lasciò Porto Torres diretto a Genova, al comando del capitano di lungo corso Giuseppe Duilio Simoncini: poco dopo la partenza, tuttavia, il Carlo venne scosso da una violenta esplosione al largo di Piombino ed affondò a 18 miglia da Pianosa. La maggior parte degli otto uomini dell'equipaggio stava dormendo sottocoperta ed affondò con la nave: soltanto in tre si salvarono.
Non erano tra di essi il comandante Simoncini ed il figlio Umberto. Una stele nel cimitero di Viareggio li ricorda insieme agli altri dispersi.
I
loro nomi:
Leopoldo
Bergamini, marinaio, da Viareggio
Milo
Fabbri, mozzo, da Viareggio
Giuseppe
Duilio Simoncini, comandante, da Viareggio
Umberto
Simoncini, marinaio, da Viareggio
Alberico
Vannucchi, marinaio, da Viareggio
L'esplosione che aveva affondato il Carlo era stata causata da una mina italiana, appartenente agli sbarramenti difensivi posati nei giorni precedenti, a cavallo dell'entrata in guerra.
I danni causati dalle mine nazionali alle navi italiane nei primi venti giorni di guerra
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