domenica 7 ottobre 2018

Jantina

Lo Jantina (foto USMM)

Sommergibile di piccola crociera della classe Argonauta (650 tonnellate di dislocamento in superficie e 800 tonnellate di dislocamento in immersione). Insieme al gemello Jalea, si distingueva dalle altre unità della classe per il diverso apparato motore (motori diesel FIAT e motori elettrici CRDA, mentre Salpa e Serpente avevano motori diesel Tosi e motori elettrici Marelli, ed Argonauta, Medusa e Fisalia avevano motori sia diesel che elettrici CRDA).
Effettuò in guerra 7 missioni offensive/esplorative e 4 per trasferimento od esercitazione, percorrendo in tutto 5634 miglia in superficie e 1203 in immersione, e trascorrendo 72 giorni in mare.

Breve e parziale cronologia.

20 gennaio 1930
Impostazione presso i cantieri Odero Terni Orlando del Muggiano (La Spezia).
16 maggio 1932
Varo presso i cantieri Odero Terni Orlando del Muggiano (La Spezia).

Lo Jantina appena varato (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net)
Lo Jantina in allestimento nel 1932 (da www.u-historia.com)


Lo Jantina ed il gemello Jalea durante l’allestimento (sopra: da “I sommergibili italiani fra le due guerre mondiali” di Alessandro Turrini, MariStat, 1990, via www.betasom.it; sotto: da www.grupsom.com)


1° marzo 1933
Entrata in servizio. Viene inizialmente assegnato ad una squadriglia “mista” (formata, cioè, da sommergibili di classi diverse) con base a La Spezia.
Nello stesso anno compie un viaggio sullo Jantina il pittore Anselmo Bucci.
Uno dei suoi primi comandanti è il tenente di vascello Giuseppe De Angioy.

Lo Jantina (secondo da sinistra) fotografato ad Oneglia l’8 ottobre 1934 insieme ai gemelli Zaffiro, Rubino, Ametista e Topazio, da sinistra a destra (Coll. Guido Alfano, via Marcello Risolo)

Fine 1935
Lo Jantina ed il gemello Medusa vengono dislocati nel Dodecaneso, assegnati al Gruppo Sommergibili di Lero, rimanendovi per circa un anno.
24 gennaio 1937
Lo Jantina (capitano di corvetta Cristiano Masi), facente parte del VI Gruppo Sommergibili di Lero, salpa da La Spezia per compiere una missione clandestina nelle acque di Barcellona, nell’ambito delle operazioni subacquee italiane durante la guerra civile spagnola. I sommergibili italiani operano a supporto delle forze spagnole nazionaliste di Francisco Franco, cercando di ostacolare l’afflusso di rifornimenti per le truppe spagnole repubblicane.
31 gennaio 1937
Dopo pattugliato la zona di Barcellona per una settimana senza risultato, lo Jantina rientra a La Maddalena. Nel viaggio di ritorno il sommergibile subisce un’avaria, e dev’essere rimorchiato in porto dall’incrociatore leggero Eugenio di Savoia.
14 agosto 1937
Lo Jantina (tenente di vascello Gustavo Miniero), assegnato ora al I Gruppo Sommergibili di La Spezia, salpa di nuovo da La Spezia per un’altra missione clandestina al largo di Barcellona durante la guerra civile spagnola. In questo periodo, le regole d’ingaggio – che impongono la massima segretezza, dal momento che non vi è un formale stato di guerra tra Italia e Spagna repubblicana, e dunque l’attività dei sommergibili italiani è illegale – prescrivono di attaccare: il naviglio militare della Spagna repubblicana; il naviglio mercantile repubblicano o sovietico sia in acque territoriali che in acque internazionali; il naviglio mercantile di qualsiasi nazionalità che sia sorpreso in navigazione notturna a luci spente entro tre miglia dalla costa spagnola controllata dai repubblicani, o che sia sotto scorta da parte di navi repubblicane, o che di notte si trovi in navigazione a luci spente sotto scorta di navi da guerra di qualsiasi nazionalità.
17 agosto 1937
Nella notte del 17, al largo di Barcellona, lo Jantina avvista un cacciatorpediniere e gli lancia due siluri, senza riuscire a colpirlo. Il cacciatorpediniere reagisce con una pesante caccia con bombe di profondità, ma il sommergibile non subisce danni.

(g.c. Gruppo di Cultura Navale)

22 agosto 1937
Lo Jantina rientra a La Maddalena, concludendo così la sua seconda ed ultima missione “spagnola”.
19 giugno 1938
Lo Jantina riceve la bandiera di combattimento, donata dalla città di Bergamo e consegnata dalla contessa Laura Calvi Roncalli, fiduciaria provinciale dei fasci femminili.
Sia lo Jantina che il gemello Jalea passano la maggior parte del periodo immediatamente precedente la seconda guerra mondiale nel Dodecaneso.
10 maggio 1940
Lo Jantina, insieme ai sommergibili Ametista, Jalea, Delfino e Zaffiro, lascia Messina per trasferirsi nell’isola di Lero, la principale base navale del Dodecaneso. Il trasferimento dei cinque sommergibili è stato disposto per rinforzare le forze subacquee dislocate nel Dodecanso (sommergibili Tricheco, Squalo e Narvalo), in preparazione della guerra ormai imminente. Pochi giorni dopo i cinque battelli, attraversato l’Egeo, raggiungono la loro destinazione.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. Lo Jantina (capitano di corvetta Vincenzo Politi) fa parte, insieme ai similari Zaffiro, Ametista e Jalea, della LII Squadriglia Sommergibili (V Grupsom), avente base a Lero.
Lo stesso giorno della dichiarazione di guerra, lo Jantina salpa per la prima missione, un pattugliamento nel Canale di Caso (tra Creta e l’isola di Caso) in una zona adiacente a quella assegnata al gemello Jalea.
20 giugno 1940
Lascia la zona d’agguato per rientrare alla base, senza aver incontrato navi nemiche.
21 giugno 1940
Arriva a Lero.
2 luglio 1940
Prende il mare per una nuova missione, un pattugliamento del canale tra Cerigo e Cerigotto.
8 luglio 1940
Durante il pomeriggio, lo Jantina rileva agli idrofoni dei rumori di eliche di unità navali in transito nella zona, ma non riesce ad avvistare le navi nemiche.
13 luglio 1940
Rientra alla base.
In questo periodo ha inizio, a Lero, il razionamento dei viveri: dall’entrata in guerra fino alla caduta della Grecia e di Creta (aprile-maggio 1941), infatti, il Dodecaneso si ritroverà sostanzialmente sotto blocco navale, rifornito soltanto da qualche solitaria nave inviata ogni qualche mese con lo stretto necessario per allontanare lo spettro della fame. A Lero, comunque, la situazione è meno problematica che altrove, perché la Marina, a differenza dell’Esercito e dell’amministrazione civile, ha provveduto già da tempo a creare cospicue riserve di viveri per il proprio personale. Per il resto la vita a Lero trascorre monotona: la guerra sembra lontana, gli unici a vederla sono gli aerei ed i sommergibili, come lo Jantina, che “vanno a cercarla” al di fuori delle acque del Dodecaneso.

Lo Jantina a La Spezia (Coll. Giuseppe Celeste, via www.associazione-venus.it)

17 agosto 1940
Lascia Lero per un’altra missione, un pattugliamento delle acque comprese tra Capo Sidero e le Isole Cicladi.
31 agosto 1940
Ritorna a Lero, al termine di una missione infruttuosa.
5 settembre-10 ottobre 1940
Turno di lavori di manutenzione ordinaria in arsenale.
Durante questo periodo avviene, il 20 settembre, il primo attacco aereo britannico su Lero; le bombe cadono tutte in campagna, senza provocare danni alle installazioni militari, nonostante le affermazioni contrarie dei bollettini britannici. L’unica vittima dell’incursione è un contadino greco, ucciso da una bomba insieme ad alcuni animali.
24-25 ottobre 1940
Lo Jantina viene inviato in pattugliamento tra le isole di Scio e Kaloyeri (Mar Egeo).
26 novembre 1940
Secondo bombardamento britannico di Lero: questa volta i bombardieri, Fairey Swordfish guidati dal tenente di vascello Richard W. V. Hamilton dell’819th Squadron della Fleet Air Arm (che in tempo di pace aveva soggiornato a Lero come turista, il che gli aveva permesso di osservare le installazioni militari presenti nell’isola), conducono un attacco a quota radente col favore del buio, cogliendo di sorpresa le difese italiane, e riescono ad infliggere danni considerevoli alle installazioni a terra, provocando una quarantina di vittime e centrando con due bombe anche la caserma per gli equipaggi dei sommergibili. Non subiscono invece alcun danno le unità navali, sommergibili compresi.
Qualche giorno dopo, i bombardieri britannici tornano alla carica, sempre guidati da Hamilton: questa volta, però, le difese sono in allerta e tendono agli assalitori una trappola, lasciando che si avvicinino a sufficienza prima di aprire il fuoco. L’aereo di Hamilton viene abbattuto dal tiro della batteria 306, schiantandosi con la morte del pilota e di tutto l’equipaggio; altri aerei sono colpiti e vengono visti cadere in mare. Da parte italiana non vi è alcuna perdita.
Il giorno seguente, i resti del tenente di vascello Hamilton e dei suoi uomini vengono sepolti nel cimitero di Temenia con solenni onoranze. Questo fallimento segnerà, per parecchio tempo, la cessazione degli attacchi aerei britannici su Lero.
3 dicembre 1940
Inviato in pattugliamento al largo delle Cicladi.
4 dicembre 1940
A seguito di gravi avarie verificatesi durante il primo giorno in zona d’operazioni, deve interrompere la missione e rientrare anticipatamente a Taranto per i lavori.
Lo stesso giorno i decrittatori britannici di Bletchley Park (poi divenuti noti come “ULTRA”, nominativo all’epoca non ancora assunto), probabilmente sulla scorta di alcuni cifrari catturati nei mesi precedenti a bordo di sommergibili italiani catturati (Galileo Galilei) od abbordati prima dell’affondamento (Durbo, Uebi Scebeli), riescono a decifrare alcune comunicazioni italiane che permettono loro di comunicare ai comandi di Alessandria d’Egitto che lo Jantina si trova in quel momento in un settore d’operazioni compreso tra 36°30’ N e 37°00’ N e tra 26°30’ E. L’informazione non si traduce però in un attacco ai danni del sommergibile (forse proprio perché ha dovuto lasciare tale settore il giorno stesso per rientrare alla base).
20 dicembre 1940-30 maggio 1941
In lavori presso l’Arsenale di Taranto.

Lo Jantina alla banchina del 1° Grupsom di La Spezia, al termine del periodo di lavori eseguiti nell'Arsenale di La Spezia: è stato realizzato un paraspruzzi sotto i finestrini della plancia, ed è stato applicato (nel marzo 1941) uno schema mimetico sperimentale, con macchie a bordi rettilinei color grigio ferro su fondo cenerino chiaro. Sulla base di prove comparative con altri sommergibili dotati di altri schemi mimetici, verrà definito lo schema standard di mimetizzazione che verrà poi applicato a tutti i sommergibili del Mediterraneo (g.c. STORIA militare)

Giugno 1941
Terminati i lavori, si trasferisce ad Augusta.
11 giugno 1941
Lascia Augusta per un pattugliamento al largo di Haifa.
15 giugno 1941
Colto da avarie ai motori, deve dirottare su Lero.
21 giugno 1941
Concluse le riparazioni, lo Jantina (capitano di corvetta Vincenzo Politi) lascia Lero per una missione nelle acque dell’Egitto.

Lo Jantina nella tarda primavera del 1941 (g.c. Carlo Di Nitto/ANMI Gaeta)

27 giugno 1941
Alle 5.45, subito dopo essere giunto nell’area assegnata, lo Jantina avvista in posizione 31°34’ N e 27°28’ E (al largo di Marsa Matruh) un’unità identificata come un cacciatorpediniere "classe Hero" (cioè, classe H), e gli lancia un siluro da distanza ravvicinata. Mentre si disimpegna in immersione (per una fonte, dopo il tempo previsto per il lancio), lo Jantina sente distintamente una forte detonazione.
In realtà, l’unità attaccata è lo sloop australiano Parramatta (capitano di corvetta Jefferson Hirst Walker), in navigazione verso Marsa Matruh, che non è stato colpito: il siluro, regolato per una profondità eccessiva – dato che il Parramatta ha un pescaggio un po’ inferiore rispetto ad un cacciatorpediniere classe H –, è passato sotto il suo scafo senza esplodere. Il Parramatta passa al contrattacco con bombe di profondità, e successivamente si unisce alla caccia anche il cacciatorpediniere Stuart (capitano di vascello Hector Macdonald Laws Waller), anch’esso australiano. (Per altra fonte, probabilmente erronea, il bersaglio attaccato e mancato dallo Jantina sarebbe stato il cacciatorpediniere britannico Hotspur, effettivamente appartenente alla classe H).
Subito dopo l’attacco, lo Jantina viene sottoposto a pesante caccia con bombe di profondità da parte di navi ed aerei, protrattasi complessivamente per ben quarantott’ore. Riesce infine a sottrarsi alla caccia, ma seriamente danneggiato, con numerose avarie, macchinari lesionati, pericolose vie d’acqua e forti perdite d’aria, deve rientrare a Lero.
Per l’azione del 27 giugno, cui all’epoca viene erroneamente attribuito, da parte italiana, l’affondamento di un cacciatorpediniere (per via dello scoppio sentito dopo il lancio dei siluri), il comandante Politi riceverà una Medaglia d’Argento al Valor Militare (motivazione: "Comandante di sommergibile, in un'audace missione di guerra, risolutamente attaccava il nemico affondando un ct. nemico, dimostrando elevato spirito aggressivo, sereno ardimento ed elevatissime qualità professionali. Fatto segno di violenta, prolungata caccia, manovrava con perizia e coraggio, riuscendo, nonostante le gravi avarie sofferte, a disimpegnare ed a portare alla base l'unità al suo comando. Nell'assolvimento del suo compito apportava l'ardente ed appassionato contributo al suo animo temperato alla dura scuola del dovere e del sacrificio dando prova di superbe virtù militari"). Anche il resto dell’equipaggio verrà decorato per l’azione; il comandante in seconda Loggini, il direttore di macchina Pirro, l’ufficiale di rotta Colombo, il guardiamarina Giadrossi, il capo elettricista Polito ed il capo meccanico Da Rold riceveranno la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, il resto dell’equipaggio la Croce di Guerra al Valor Militare. Le decorazioni, però, giungeranno quasi tutte postume.
 
Lo Jantina poco tempo prima dell’affondamento (g.c. STORIA militare)

L’affondamento

I gravi danni subiti durante l’ultima missione al largo dell’Egitto avevano ridotto lo Jantina «in stato di inefficienza», e non risultavano riparabili con i modesti mezzi disponibili nel Dodecaneso: di conseguenza, fu giocoforza deciderne l’invio in Italia per effettuarvi le necessarie riparazioni, anche se il trasferimento in quelle condizioni (i danni riportati impedivano l’immersione), dovendo percorrere un lungo viaggio in acque infestate da sommergibili nemici, si presentava tutt’altro che semplice.
Venne stabilito che da Lero lo Jantina avrebbe dovuto raggiungere dapprima Corinto e successivamente Messina, per poi proseguire alla volta di Napoli, sua destinazione finale, dove sarebbe entrato in bacino per i lavori. Per altre fonti, invece, da Lero lo Jantina avrebbe dovuto fare rotta verso Brindisi, ed in questa base si sarebbero dovuti svolgere i lavori di riparazione.
In ogni caso, nelle prime ore del 5 luglio 1941 lo Jantina lasciò Lero per rientrare in Italia. Lo comandava, come in tutte le missioni fin dall’entrata in guerra un anno prima, il capitano di corvetta Vincenzo Politi. A causa dei danni subiti, il sommergibile avrebbe dovuto compiere tutta la navigazione restando in superficie, con tutti i rischi che ciò comportava.
Purtroppo, lo Jantina non doveva fare molta strada prima di imbattersi in uno di questi pericoli. Alle 17.46 dello stesso 5 luglio il sommergibile britannico Torbay (capitano di corvetta Anthony Cecil Capel Miers), trovandosi a 11,5 miglia per 240° dall’isoletta greca di Stapodia, avvistò un altro sommergibile che navigava in superficie, a quattro miglia di distanza, su rilevamento 080°. Era lo Jantina.
Subito il Torbay accostò in direzione del nuovo arrivato, ed alle 18.16, giunto in posizione adatta al lancio, lanciò sei siluri da una distanza di 1370 metri. Il sole stava tramontando.
Sullo Jantina, che in quel momento era al traverso dell’isola di Mykonos (menzionata dalle fonti italiane come Mykoni o Mykoni), nessuno sospettava di niente: solo quando – alle 18.15, secondo le fonti italiane – vennero avvistate due scie di siluri, vicinissime, ci si rese conto di essere sotto attacco. Purtroppo era già troppo tardi: i siluri erano troppo vicini quando furono avvistati, e non fu possibile evitarli. Colpito da due delle armi, una a prua e l’altra a centro nave, lo Jantina affondò in meno di un minuto, nel punto 37°21’ N e 25°20’ E (secondo le fonti italiane; in Mar Egeo, tre o quattro miglia a sud di Mykonos) o 37°30’ N e 25°00’ E (secondo fonti britanniche; ad est di Mykonos; altra fonte britannica afferma “a sud di Melos” ma si tratta certamente di un errore).
Sul Torbay venne registrata, un minuto dopo il lancio, «un’esplosione seguita dieci secondi più tardi da una tremenda doppia esplosione», che scosse violentemente il battello britannico, causando anche qualche lieve danno. Quando Miers diede un’occhiata al periscopio, vide un aereo in avvicinamento, pertanto decise di scendere in profondità ed allontanarsi (per una fonte, l’aereo avrebbe anche lanciato una bomba di profondità contro il Torbay, che però non avrebbe subito danni di rilievo).

La maggior parte dei 47 (per altra fonte 48) uomini che componevano l’equipaggio dello Jantina si trovavano sottocoperta al momento del siluramento: non ebbero scampo, e affondarono con il sommergibile. Gli uomini che si trovavano in plancia vennero gettati in mare dall’esplosione, e si ritrovarono in acqua, confusi e intontiti. Soltanto in sei si salvarono, raggiungendo a nuoto la vicina Mykonos: il guardiamarina Michele Giadrossi e cinque tra sottufficiali e marinai.
Perirono con lo Jantina il comandante Politi, altri tre ufficiali e 37 tra sottufficiali, sottocapi e marinai.

I loro nomi:

Sante Bobbo, sottocapo motorista, da Treviso
Domenico Bornancin, sottocapo elettricista, da Pordenone
Guerrino Bossi, sottocapo motorista, da Cremona
Vito Brescia, marinaio motorista, da Monopoli
Attilio Carradore, marinaio silurista, da Arzignano
Aurelio Casadio, sottocapo fuochista, da Ravenna
Valdemaro Castagneto, secondo capo silurista, da Viareggio
Luciano Cella, sottocapo elettricista, da Milano
Amleto Cerutti, capo meccanico di terza classe, da Milano
Augusto Colombo, guardiamarina (ufficiale di rotta), da Mercallo
Antonio Conte, marinaio radiotelegrafista, da Sant’Angelo a Cupolo
Middel Mario Costa, marinaio elettricista, da Genova
Salvatore D’Arco, marinaio, da Ponza
Bruno Da Rold, capo meccanico di seconda classe, da Belluno
Rosario Esposito, marinaio elettricista, da Palermo
Giuseppe Fardelli, marinaio fuochista, da Massa Marittima
Attilio Feola, marinaio, da Ponza
Antonio Ferrigno, sergente furiere, da Maiori
Martino Furettini, secondo capo nocchiere, da Piadena
Francesco Gulminelli, marinaio silurista, da Gardone Val Trompia
Vito Laraspata, sottocapo radiotelegrafista, da Napoli
Vittorio Loggini, tenente di vascello (comandante in seconda), da Roccastrada
Ermanno Maritano, sottocapo fuochista, da Trofarello
Pietro Molgora, marinaio elettricista, da Milano
Giacomo Montagna, secondo capo meccanico, da Sala Baganza
Saverio Monticelli, sottocapo silurista, da Leporano
Alfonso Muollo, marinaio, da Castellammare di Stabia
Gerardo Pascale, secondo capo radiotelegrafista, da San Marzano sul Sarno
Guido Pirro, tenente del Genio Navale (direttore di macchina), da Torre del Greco
Vincenzo Politi, capitano di corvetta (comandante), da Napoli
Giovanni Polito, capo elettricista di prima classe, da La Spezia
Matteo Rossi, sergente radiotelegrafista, da Salerno
Vinicio Salvaggio, sottocapo motorista, da Pola
Vincenzo Sgroi, sergente furiere, da Montelepre
Giuseppe Sorrentino, marinaio cannoniere, da Portici
Ruggero Trombetti, sottocapo radiotelegrafista, da Medicina
Armando Vecchietti, sergente motorista, da Civitanova Marche
Beniamino Zaccaro, sergente cannoniere, nato in Venezuela
Arturo Zagnoli, sottocapo segnalatore, da Riolunato
Gino Zenier, marinaio silurista, da Venezia
Michele Zoli, sottocapo silurista, da Sassocorvaro

Nota – Una fonte Internet (sito ANMI Gaeta) riporta, oltre ai 41 nomi sopra elencati, anche quelli di altri sei caduti: marinaio Sebastiano Agliano; capo di prima classe Arturo Brandani; marinaio Tommaso Ferragina; marinaio Alberto Morbin; marinaio Giuseppe Poggi; marinaio Giuseppe Tesoriero. Nell’elenco dei caduti e dispersi della Marina Militare nella seconda guerra mondiale, tuttavia, il nome di Sebastiano Agliano non compare, mentre Brandani, Ferragina, Morbin, Poggi e Tesoriero risultano tutti appartenenti all’equipaggio non dello Jantina, ma del sommergibile Sirena: Brandani, Ferragina, Poggi e Tesoriero morirono il 10 aprile 1943 nel bombardamento della base di La Maddalena, mentre Morbin morì in Italia a guerra finita, il 24 novembre 1946.


Soltanto cinque salme poterono essere recuperate dopo qualche giorno: quelle del comandante Politi, del sottocapo motorista Sante Bobbo, del secondo capo silurista Valdemaro Castagneto, del capo meccanico Amleto Cerutti, e del marinaio elettricista Middel Costa. Furono sepolte nel cimitero di Lero. Il 10 luglio 1941 il capitano di vascello Aldo Cocchia, comandante militare di Lero, scriveva nel suo diario: «…ben altra commozione proviamo oggi alla triste cerimonia dei funerali del capitano di corvetta Politi, comandante del sommergibile Jantina. Lo Jantina era partito da Lero due giorni fa diretto in Italia e, quando salutavamo con affettuosa cordialità questo sommergibile che rimpatriava dopo un periodo di buon lavoro in Egeo, non avremmo mai pensato che le sue ore fossero contate. Al largo di Miconi lo Jantina veniva silurato da un sommergibile nemico e affondava rapidamente portando con sé la quasi totalità del suo equipaggio. Mezzi di soccorso partirono da Lero e da Dira, ma purtroppo riuscirono a salvare soltanto due giovani ufficiali e a recuperare le salme del comandante e di quattro uomini. Ai funerali interviene l’ammiraglio Biancheri che pronuncia brevi parole, ma non vi sono parole che riescano ad esprimere la nostra commozione». Più avanti, nel suo libro di memorie “Convogli”, Cocchia descrive il piccolo cimitero di Lero nel quale riposarono per qualche tempo, fino al dopoguerra, i resti del comandante Politi e dei quattro uomini recuperati dal mare: «No, non ha proprio niente di molto suggestivo o di poetico il nostro cimitero, sito, com’è, sulla collina brulla, recinto di un muro bianco. Pochi cipressi stenti e vizzi, piantati quasi tutti quest’anno [1941], non riescono a creare quell’atmosfera di dolce raccoglimento propria dei camposanti di campagna. L’altare contro il muro di fondo è troppo aperto, troppo esposto perché possa invitare alla preghiera. Le tombe sono allineate su più file quasi siano ancora in riga i soldati e i marinai che vi dormono. E forse in riga sono ora i loro spiriti, inquadrati come un tempo per vegliare su di noi che continuiamo la loro opera. Tombe tutte eguali, senza monumenti e senza epigrafi, tutte ricoperte di una lastra di cemento sormontata da una croce, tutte bordate da una fascia di fiori – anemoni, dalie, crisantemi – tutte con una piastra di bronzo sulla quale sono impressi un nome, due date. Nient’altro. Sotto le grigie lastre di cemento giacciono i marinai e i soldati caduti per servizio, per i bombardamenti aerei, per la guerra, per qualsiasi ragione. Ultimi giunti i cinque del sommergibile Jantina. In un angolo del cimitero riposano aviatori inglesi abbattuti dalle nostre artiglierie e fra essi è il capitano Hamilton che per molti anni era venuto, in pace, a villeggiare a Lero».
Il comandante Politi ed il sottocapo Bobbo riposano oggi presso il Sacrario dei Caduti Oltremare di Bari. Quasi tutti gli altri uomini dello Jantina, per usare le parole di Aldo Cocchia riferite a tanti marinai e avieri partiti da Lero senza più fare ritorno, «dormono ora sotto il gran sudario azzurro del mare».


L’affondamento dello Jantina nel giornale di bordo del Torbay (da Uboat.net):

“At 1946 hours, while Torbay was in position 240° Stapodia Island 11.5 nautical miles, a submarine was sighted bearing 080° 4 nautical miles away. Torbay at once turned to engage the target.
At 2016 hours 6 torpedoes were fired from 1500 yards. One minute later an explosion was heard followed by a tremendous double explosion 10 seconds later. The explosion shook Torbay violently causing some light damage. When Lt.Cdr. Miers took a look through the periscope an aircraft was seen approaching so he took Torbay deep.”


Un'altra immagine dello Jantina (g.c. Marcello Risolo via www.naviearmatori.net)


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