mercoledì 21 marzo 2018

Selve

Il Selve fotografato sotto bandiera jugoslava, col nome di Galeb, a Sebenico (da www.paluba.info)

Cacciasommergibili/cannoniera classe Selve (515 tonnellate di dislocamento standard, 590 a pieno carico), lungo 59,6 metri e largo 7,30, pescaggio 2,15 metri, velocità massima 16 (poi calata a 14) nodi, autonomia 2000 (poi ridotte a 1680) miglia nautiche a 14 nodi. Armato con due cannoni da 90/45 mm, due mitragliere contraeree da 13,2 mm (per altra fonte, da 7,9/92 mm), uno scaricabombe per 16 bombe di profondità ed attrezzature per trasportare e posare 12 mine, nonché attrezzature per il dragaggio.
Nato come dragamine tedesco nel 1918 e divenuto posamine jugoslavo nel 1921, secondo alcune fonti sarebbe stato inizialmente classificato come posamine anche nella Regia Marina, ma non sembra essere mai stato utilizzato come tale sotto bandiera italiana (la capacità di trasporto e posa di mine, dopo il trasferimento alla Regia Marina, venne dimezzata, passando da 24 ordigni a 12). Riclassificato come cacciasommergibili AS 118 Selve, viene anche menzionato come cannoniera, e risulta infatti essere stato impiegato prevalentemente nella caccia antisommergibili, nel pattugliamento costiero ed in compiti di scorta.

Selve e gemelli appartenevano originariamente alla classe Minensuchboot 1916, una numerosa (119 unità) classe di dragamine d’altura costruiti per la Marina imperiale tedesca durante la prima guerra mondiale ed utilizzabili anche come posamine. Unità semplici, ben armate (per difendersi dalle siluranti nemiche), adatte alla navigazione d’altura e di facile manutenzione, costituirono la più grande e numerosa classe di dragamine costruiti in Germania durante la prima guerra mondiale, e si rivelarono adatte a svolgere egregiamente una moltitudine di compiti, oltre a quelli principali di dragaggio e posa di mine.
Sotto bandiera italiana, le unità della classe Selve si rivelarono in generale delle unità robuste ed affidabili, di discrete qualità marine, seppure caratterizzate da una velocità non molto elevata; adeguato anche il loro armamento di superficie, costituito da due moderni cannoni Škoda di produzione cecoslovacca. Nella Regia Marina ebbero utile impiego come cannoniere per la scorta al naviglio mercantile lungo le coste dell’Africa Settentrionale e dell’Italia meridionale, per il pattugliamento costiero e per la caccia ai sommergibili.

Breve e parziale cronologia.

1917
Impostato nei cantieri Johannes Carl Tecklenborg di Geestemünde (numero di scafo 307) come dragamine M 100 (classe Minensuchboot 1916 o M 57) per la Kaiserliche Marine, la Marina imperiale tedesca.
23 maggio 1918
Varato nei cantieri Tecklenborg di Geestemünde.
16 giugno 1918
Entra in servizio come M 100 per la Kaiserliche Marine. Assegnato alla 8a Mezza Flottiglia Dragamine; il suo primo comandante è il sottotenente di vascello Hans-Paul Leithäuser.
L’armamento originario consiste in due cannoni SK L/45 da 105 mm, oltre ad attrezzature per trasportare e posare 30 mine.
1919
Finita la prima guerra mondiale con la sconfitta della Germania, l’M 100 viene lasciato alla Reichsmarine, la Marina del nuovo Stato tedesco repubblicano sorto dopo il collasso dell’Impero tedesco.
4 agosto 1919-14 novembre 1919
È comandante dell’M 100 il tenente di vascello Dietrich von Jagow.
3 marzo 1921
Radiato dalla Marina tedesca per essere venduto.
20 luglio 1921
Acquistato dalla Marina del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni tramite una compagnia privata di Amburgo, al prezzo di 1.400.000 marchi. Comprato senza armamento, ufficialmente classificato come rimorchiatore (un espediente per eludere il divieto imposto alla Germania di vendere navi da guerra), non appena entra in servizio sotto bandiera jugoslava viene riarmato (con due cannoni Škoda L/45 da 90 mm e due mitragliere, il tutto installato a Cattaro), ribattezzato Galeb e riclassificato posamine (per altra fonte, l’unità e le gemelle sarebbero state inizialmente classificate “navi appoggio/deposito/trasporto mine”, venendo riclassificate come posamine solo nel 1935-1936). La capacità di trasporto e posa di mine è di 24 ordigni.
Insieme all’M 100, altri cinque dragamine tedeschi della classe Minensuchboot 1916 vengono acquistati dalla Marina jugoslava con le medesime modalità: le sei unità vanno a formare la classe di posamine “Galeb” della Marina jugoslava, della quale il Galeb risulta così essere il “capoclasse”.
Assegnato al "settore centrale" della flotta jugoslava.
Autunno 1921
Il Galeb viene visitato, nelle Bocche di Cattaro, dalla scrittrice e drammaturga slovena Zofka Kveder Demetrović, che ne incontra il comandante. Al suo ritorno a Zagabria, Demetrović promuove un’iniziativa a seguito della quale i principali membri dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria donano al Galeb, come regalo di Natale, varie loro opere: il pittore Tomislav Krizman invia un ritratto di re Alessandro di Jugoslavia; lo scultore Valdec, un busto di re Pietro; lo scultore Ivo Kerdić, una placca in bronzo ritraente re Pietro; lo scultore Robert Frangeš, una placca in bronzo ritraente la Vittoria; il pittore Menci Crnčić, due vedute marine; il pittore Kovačić, un paesaggio della Sava; il pittore Ljubo Babić, un paesaggio. Il valore complessivo delle opere donate assomma ad oltre 100.000 dinari. La stessa Demetrović, inoltre, fa omaggio al comandante del Galeb di un libro nel quale registrare gli avvenimenti più importanti della storia della nave.

Il Galeb a Spalato nel 1922 (da www.paluba.info)

Maggio 1922
Il Galeb visita Spalato: è la prima nave della neonata Marina jugoslava a visitare la città dalmata, e l’occasione viene celebrata solennemente; il Galeb viene accolto da una copiosa folla di cittadini, da vari notabili locali, da autorità militari jugoslave, dal console cecoslovacco Heržman e da una rappresentanza della "Guardia Adriatica", una associazione marittima jugoslava.

Un’altra immagine del Galeb a Spalato, attorniato dalla folla (da www.paluba.info)

1929
Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni diventa Regno di Jugoslavia, la cui Marina assume il nome di Jugoslovenska Kraljevska Ratna Mornarica.
1931
A seguito della decisione da parte della Marina jugoslava di standardizzare le artiglierie del proprio naviglio, i cannoni da Škoda da 90 mm del Galeb (e dei gemelli Kobac, Orao e Labud) vengono sostituiti con pezzi Škoda da 83/52 mm, modello adottato dalla Marina jugoslava come cannone standard di medio calibro, in modo da poter usare le stesse munizioni dei cannoni a doppio scopo dell’incrociatore leggero Dalmacija.
In questo periodo, l’attività addestrativa della flotta jugoslava è ridotta al minimo, a causa della scarsità dei fondi disponibili.
Agosto 1935
Il Galeb ed i gemelli Labud e Kobac visitano Corfù insieme alla nuova nave portaidrovolanti Zmaj.
1939
Scoppia la seconda guerra mondiale. La Jugoslavia rimane inizialmente neutrale.
Il Galeb ed i gemelli Labud e Sokol sono assegnati al Settore Centrale della Marina jugoslava; insieme ai gemelli Jastreb, Orao e Kobac del Settore Meridionale, poseranno in tutto 1110 mine, ostruendo i canali di Maltempo/Tihi e della Morlacca/Velebit e proteggendo i porti di Sebenico, Spalato e Bocche di Cattaro.

Foto di gruppo della “classe Galeb”, meno una unità: il Galeb è in seconda posizione (da www.paluba.info)

6 aprile 1941
Le forze italiane, tedesche ed ungheresi danno il via all’invasione della Jugoslavia. Il Galeb, insieme ai gemelli Sokol, Labud e Orao, si trova Spalato, in Dalmazia.
Nei giorni seguenti, la piccola Marina jugoslava vede ben poca azione: il morale degli equipaggi, composti in massima parte da personale croato (compresi ufficiali e sottufficiali), è in rapido deterioramento, come del resto lo è quello delle altre forze armate del regno di Jugoslavia, in via di rapida disgregazione. Ante Pavelic, il capo della movimento ultranazionalista e fascista croato degli Ustascia, ha dichiarato la nascita di uno Stato Indipendente di Croazia (di fatto assoggettato all’Asse), e molti croati sono più propensi a servire quest’ultimo che non un Regno di Jugoslavia che percepiscono come non loro.
L’11 aprile la II Armata italiana inizia ad occupare la costa dalmata, avanzando verso sud ed incontrando scarsa resistenza.
16 aprile 1941
Reparti italiani della 52a Divisione Fanteria "Torino" ed elementi motorizzati del Comando Truppe Zara entrano a Spalato. In realtà, le poche truppe italiane giunte a Spalato, più che occupare la città, si limitano a passare attraverso di essa e proseguono subito nella loro avanzata verso sud, verso le Bocche di Cattaro, senza procedere ad un’occupazione vera e propria, che avverrà poco più avanti. Gran parte della popolazione di Spalato, nella quasi totalità di etnia croata, si considera già come parte dello Stato Indipendente di Croazia, la cui nascita è stata annunciata l’11 aprile dalla radio di Zagabria (ma di lì a poco si ritroveranno invece annessi, loro malgrado, al Regno d’Italia, con l’istituzione del Governatorato della Dalmazia e della Provincia di Spalato).
Nel porto di Spalato le truppe italiane trovano una rilevante aliquota della flotta jugoslava: sono infatti ormeggiati nella base dalmata, tutti intatti, il Galeb, i gemelli Sokol, Labud e Orao, le vecchie torpediniere T 3, T 5, T 6 e T 7, la moderna portaidrovolanti Zmaj, il piccolo posamine Mosor, la motosilurante Cetnik, il rimorchiatore di salvataggio Spasilac e lo scafo incompleto del cacciatorpediniere Split, quest’ultimo in costruzione.
Le navi hanno a bordo soltanto una piccola porzione dei loro equipaggi (il resto ha disertato); gli otturatori dei cannoni e delle mitragliere vengono rimossi, per renderli inutilizzabili, e consegnati agli italiani, dopo di che il Galeb e le altre unità di Spalato rimangono per qualche giorno senza bandiera, in una sorta di limbo. Con l’arrivo a Zagabria di Ante Pavelic, fino ad allora “ospitato” dall’Italia (che ha anche fornito a lui ed ai suoi uomini le armi e l’equipaggiamento col quale si sono avventurati in Jugoslavia in seguito all’invasione italo-tedesco), la questione viene presto decisa in favore dell’Italia: come Hitler aveva promesso a Mussolini fin dal 27 marzo, sia la Dalmazia che le unità della flotta jugoslava vengono assegnate all’Italia, a dispetto del volere di una parte dei fascisti croati, che speravano invece in un loro trasferimento al loro “Stato Indipendente” che si rivelerà presto non essere altro che un fantoccio nelle mani di Italia e Germania.
21 aprile 1941
Giungono a Spalato la torpediniera San Martino e l’incrociatore ausiliario Lazzaro Mocenigo, per procedere alla stabile occupazione della città ed alla cattura delle navi. Le due unità hanno a bordo la 3a Compagnia del Battaglione "Grado" del Reggimento "San Marco": celermente sbarcati, i fanti di Marina italiani, dopo un breve quanto inconclusivo scambio di fucilate con alcuni croati, occupano Spalato e catturano le navi. Le prime a cadere in mano italiana, entro la sera del 21, sono le torpediniere; le altre unità (tra cui il Galeb), radunate presso il locale cantiere navale, passano invece in mani italiane il 22 aprile. Gli ultimi marinai jugoslavi rimasti a bordo vengono sbarcati e tutte le navi vengono incorporate nella Regia Marina, ad eccezione della Zmaj, che, essendo di costruzione tedesca, è stata assegnata alla Germania da accordi precedentemente presi.
(Ciò in base all’articolo di Enrico Cernuschi "Le operazioni aeronavali contro la Jugoslavia, 6-18 aprile 1941 – Parte II", pubblicato su "Storia Militare" n. 242 del novembre 2013. Per altra fonte, invece, il Galeb sarebbe stato catturato a Sebenico il 15 aprile, mentre un’altra lo dà come catturato a Cattaro il 17 aprile insieme allo Jastreb, mentre Kobac, Sokol, Labud e Orao sarebbero stati catturati a Spalato il 10 aprile. Una versione ancora differente – www.navyworld.narod.ru – afferma invece che il Galeb sarebbe giunto a Sebenico il 15 aprile, e che qui l’equipaggio avrebbe aderito allo Stato Indipendente di Croazia, dopo di che la nave si sarebbe trasferita sotto bandiera croata a Divulje, un piccolo villaggio nei pressi di Traù, dove il Galeb sarebbe stato consegnato alle forze italiane).
22 maggio 1941
Ribattezzato Selve, entra in servizio nella Regia Marina. Secondo una fonte, è inizialmente classificato come posamine, ma dopo poco tempo diverrà un cacciasommergibili, e questo sarà il suo principale impiego. Non verrà mai utilizzato come posamine, bensì come cacciasommergibili (riceverà infatti la caratteristica AS 118 in aggiunta al nome) e cannoniera per pattugliamento costiero, venendo anche dotato di sonar.
Tutti e sei i posamine della classe Galeb vengono catturati ed incorporati nella Regia Marina, ricevendo nuovi nomi; nella Marina italiana le sei unità vengono denominate "classe Selve", così che l’ex M 100, già capoclasse sotto bandiera jugoslava come Galeb, si ritrova ad esserlo nuovamente, come Selve, sotto bandiera italiana.
Estate 1941
A seguito di richieste rivolte da Marina Bengasi al Comando Marina della Libia, il Selve ed i gemelli Zuri e Zirona, insieme ad alcune motovedette della Guardia di Finanza, vengono dislocati a Bengasi con compiti di vigilanza e caccia antisommergibili.
Nel corso del mese di luglio, infatti, l’attività dei sommergibili britannici nelle acque della Cirenaica ha registrato un pericoloso crescendo, con aumento degli attacchi e degli affondamenti anche nelle immediate vicinanze di Bengasi; le acque attorno al porto di Bengasi (destinazione del traffico di cabotaggio che porta in Cirenaica i rifornimenti trasportati a Tripoli dalle navi provenienti dall’Italia) sono infestate da sommergibili nemici che operano anche nei pressi delle rotte di sicurezza, e Marina Bengasi non dispone di mezzi adeguati per contrastare tale attività (nemmeno di un’unità dotata di idrofono).
Il comandante di Marina Bengasi ha dunque richiesto l’invio di unità navali adatte alla vigilanza foranea, in grado di reggere il mare agitato e dotate di idrofoni, buoni apparati di comunicazione (per poter prontamente segnalare gli avvistamenti), armamento adeguato per la difesa (almeno un cannone ed una mitragliera) e robusto apparato motore in grado di garantire una velocità di almeno 8 nodi.
In risposta a questa richiesta vengono dunque mandati il Selve ed i gemelli, che rispondono appieno ai requisiti elencati dal comando locale.
14 settembre 1941
Il Selve parte da Brindisi alle 19 insieme alla torpediniera Polluce, per scortare a Bengasi i piroscafi Petrarca e Capo Orso. (Per altra versione il Selve si sarebbe unito al convoglio il 16, sostituendo la Polluce).
17 settembre 1941
Il convoglio raggiunge Bengasi alle 13.30.
1-2 ottobre 1941
Durante la notte, il Selve ed il gemello Zuri perlustrano attentamente, eseguendo ascolto idrofonico, le acque nelle quali la mattina del 2 ottobre dovrà passare un convoglio (piroscafi tedeschi Savona e Castellon, torpediniere Calliope e Pegaso) proveniente da Napoli e diretto a Bengasi. Insieme a Zuri e Selve viene impiegato per lo stesso compito il sommergibile Onice; tale perlustrazione, diretta dal comandante del gruppo antisommergibili, è stata disposta dal Comando Marina di Bengasi, per localizzare ed attaccare eventuali sommergibili britannici che si ritiene possano trovarsi in agguato poco fuori del porto di Bengasi.
Mentre l’Onice lascia la zona poco dopo le tre di notte del 2 ottobre, Selve e Zuri rimangono sul posto e per proseguire la ricerca e poi andare a rinforzare la scorta del convoglio.
Le misure prese da Marina Bengasi per far fronte alla possibilità di attacchi di sommergibili sono notevoli: oltre alla perlustrazione eseguita da Selve e Zuri,
due piccoli cacciasommergibili sono inviati lungo la rotta di sicurezza, la torpediniera Partenope viene mandata incontro al convoglio per pilotaggio e scorta, ed all’alba due Junkers Ju 88 tedeschi e due idrovolanti CANT Z. 501 della Marina assumono la scorta aerea del convoglio, per difenderlo sia da aerei che da sommergibili.
Tutto inutile: alle 9.55 il convoglio, emergendo dalla foschia (la visibilità è mediocre, a causa delle nuvole di sabbia che il vento di ghibli spinge fino sul mare), viene avvistato da 5500 metri di distanza dal sommergibile britannico Perseus (capitano di corvetta Edward Christian Frederick Nicolay), che manovra per attaccare. Alle 10.05 il Perseus lancia tre siluri contro il mercantile di testa, da una distanza di 3200 metri, ed alle 10.07 ne lancia altri due contro il secondo mercantile. Il CANT Z. 501 situato ad ovest del convoglio si accorge subito del lancio del siluro, e lo segnala alle navi sganciando bombe sulla bolla d’aria fuoriuscita al momento del lancio, mitragliando le scie dei siluri e lanciando fumogeni colorati. Il Savona, compreso il significato dei segnali, accosta subito a sinistra con tutta la barra, ma il Castellon accosta troppo tardivamente e viene colpito, alle 10.12, da uno dei siluri, affondando di prua in pochi minuti in posizione 32°30’ N e 19°09’ E (una cinquantina di miglia a nordovest di Bengasi; per altra fonte, ad una decina di miglia da tale porto).
Tra le 10.11 e le 10.34 la scorta contrattacca col lancio di 38 bombe di profondità, ma nessuna esplode molto vicina al Perseus. Pegaso e Calliope, insieme ai cacciasommergibili, rimangono poi sul posto per recuperare i naufraghi del Castellon (vengono salvati 108 uomini, 6 italiani e 102 tedeschi, mentre le vittime sono 8, tutte tedesche), mentre il Savona prosegue per Bengasi con la sorta della Partenope.
21 novembre 1941
Il Selve parte da Bengasi per Tripoli alle 21, insieme al cacciasommergibili Arcione, scortando la piccola motonave frigorifera Amba Aradam ed il piroscafo tedesco Brook. L’Arcione lascia il convoglio a mezzanotte.
23 novembre 1941
Il convoglietto sosta a Buerat dalle 3.30 alle 7.45, venendo raggiunto dalla torpediniera Generale Antonino Cascino, mandata da Tripoli.
24 novembre 1941
Le navi arrivano a Tripoli alle 9.15.
15 dicembre 1941
Il Selve ed il gemello Zuri partono da Bengasi per Tripoli alle 15, di scorta ai piroscafi Spezia e Cadamosto.
17 dicembre 1941
Il convoglio raggiunge Tripoli alle 15.
25 giugno 1942
Il Selve salpa da Trapani alle 23.55, insieme ai gemelli Eso ed Oriole, per scortare a Tripoli il piroscafo Iseo.
Eso ed Oriole entrano però in collisione, e sono costretti a tornare a Trapani, scortati (o rimorchiati) dal Selve. L’Iseo prosegue da solo, raggiungendo Tripoli alle 20.30 del 28.
1° agosto 1942
Il Selve parte da Tripoli e si reca incontro al piroscafo Istria, in arrivo da Trapani con la scorta dell’Eso e della torpediniera Giuseppe Dezza (caposcorta), per rinforzarne la scorta. L’Istria entra a Tripoli alle dieci del mattino.
4 agosto 1942
Selve ed Oriole salpano da Tripoli alle due di notte per scortare l’Istria fino a Bengasi.
6 agosto 1942
Le tre navi giungono a Bengasi alle 9.30. Da qui l’Istria proseguirà per Patrasso con la scorta del cacciatorpediniere Freccia.
7 agosto 1942
Selve ed Oriole lasciano Bengasi alle 8 scortando il piroscafo Iseo, diretto a Tobruk.
8 agosto 1942
Le navi raggiungono Tobruk alle 17.30.
11 agosto 1942
Il Selve riparte da Tobruk alle 19.30 scortando i piroscafi Sibilla ed Albachiara, diretti a Bengasi.
12 agosto 1942
Alle 8.02 il sommergibile britannico Porpoise (tenente di vascello William Abel Bennington) inizia la posa di un campo minato in posizione 32°42’ N e 23°05’5” E, al largo di Ras el Tin. Poco prima di iniziare la posa, il Porpoise avvista il convoglio che comprende il Selve, in avvicinamento con rotta ovest; il sommergibile britannico esegue ugualmente la posa, e due minuti dopo che tale operazione è terminata, il convoglio italiano passa proprio sopra il campo minato appena posato, completamente ignaro del pericolo.
Dato però che il campo è appena stato posato, le mine non hanno ancora fatto in tempo ad attivarsi: di conseguenza, le navi italiane superano il campo minato senza subire alcun danno. Se fossero passate dieci minuti più tardi, sarebbero saltate tutte sulle mine.
Il Porpoise manovra allora per attaccare col siluro, ed alle 8.55 lancia un siluro contro la seconda nave del convoglio, da una distanza di 2740 metri: ma l’arma non va a segno. Subito dopo il Porpoise avvista un’altra nave italiana, il piroscafo Ogaden, e sposta la sua attenzione su di essa (l’attacco contro l’Ogaden, sfortunatamente per quest’ultimo, avrà invece esito positivo).
13 agosto 1942
Alle cinque del mattino il convoglietto viene raggiunto dalla torpediniera Sagittario, che si unisce alla scorta.
Alle 12.30, in posizione 32°30’ N e 20°08’ E, il sommergibile britannico Taku (capitano di corvetta Jack Gethin Hopkins) avvista il convoglio italiano (il Selve viene identificato come uno “sloop classe Crotone”, ed in effetti i posamine classe Crotone della Regia Marina appartengono anch’essi alla classe Minensuchboot 1916, dunque sono gemelli del Selve), sorvolato anche da tre aerei, e manovra per attaccare. Alle 12.51 il Taku lancia tre siluri contro il mercantile di coda, ma i siluri mancano il bersaglio; uno degli aerei, invece, avvista il sommergibile, ed un paio di minuti dopo il lancio gli sgancia contro tre bombe, che cadono molto vicine, distruggendo le luci di navigazione.
Il convoglio prosegue; alle 20 il Selve lascia la scorta. Le altre navi arriveranno indenni a Bengasi.
23 agosto 1942
Selve ed Eso salpano da Bengasi per Tobruk alle 11.45 per scortarvi il piroscafo Ostia e la nave cisterna Olympos, entrambe tedesche.
Al largo di Derna il convoglio viene attaccato da un sommergibile, ma non subisce danni.
24 agosto 1942
Le navi arrivano a Tobruk alle 15.30.
31 agosto 1942
Il Selve e due cacciasommergibili tedeschi lasciano Tobruk alle 16.30 per scortare a Derna e Bengasi l’Olympos ed il piroscafo italiano Alato.
Durante la navigazione il convogli si divide: il Selve dirige su Bengasi con l’Alato, mentre le tre navi tedesche fanno rotta per Derna.
1° settembre 1942
Selve ed Alato giungono a Bengasi alle 10.
14 settembre 1942
Il Selve parte da Bengasi per Tripoli alle 10, scortando il piroscafo Sportivo.
20 settembre 1942
Selve e Sportivo entrano a Tripoli alle 11.45.
29 settembre 1942
Il Selve salpa da Tripoli per Bengasi alle 4.30, scortando il piroscafo Anna Maria e la piccola nave frigorifera Amba Alagi.
1° ottobre 1942
Il convoglietto arriva a Bengasi alle 12.30.
 
Il Galeb, poi Selve, ormeggiato accanto al gemello Kobac, poi italiano Unie. Entrambi avrebbero terminato la loro vita sotto le bombe, in porti nordafricani (da www.paluba.info)

La fine

Il 23 ottobre 1942 iniziava la seconda (o terza, a seconda della corrente storiografica considerata) battaglia di El Alamein: l’VIII Armata britannica, con una superiorità di uomini e mezzi di due contro uno, lanciava la sua grande controffensiva contro le forze italo-tedesche giunte a poco più di cento chilometri da Alessandria d’Egitto. Dopo due settimane di accaniti combattimenti, che avrebbero lasciato sul terreno 14.000 uomini di ambo le parti, i resti dell’Armata corazzata italo-tedesca, che aveva perso più di metà dei suoi uomini e la quasi totalità dei carri armati, iniziava la sua inesorabile ritirata, prima verso la Tripolitania e poi verso la Tunisia.
All’inizio di novembre, mentre le truppe italo-tedesche iniziavano il ripiegamento, la Royal Air Force intensificò progressivamente la pressione aerea contro Bengasi, il principale porto della Cirenaica, dove ancora arrivavano gli ultimi convogli con rifornimenti dall’Italia. Il 4 novembre vi fu la prima vittima: centrata dalle bombe Alleate, affondò in fiamme la torpediniera Centauro, veterana di tante missioni di scorta convogli. Ma il colpo più duro giunse il 6 novembre 1942: quel giorno, i bombardieri della RAF colarono a picco ben quattro navi nel porto di Bengasi. Affondarono sotto le bombe la petroliera Portofino, la piccola cisterna costiera Lombardi, il dragamine ausiliario DM 37 Mars e, per l’appunto, il Selve, che alle tre di quel pomeriggio venne incendiato ed affondato durante un’incursione da parte di quadrimotori della Royal Air Force sul porto di Bengasi.
(Secondo altra versione, invece, il Selve fu gravemente danneggiato e, portato all’incaglio per evitarne l’affondamento, venne completamente divorato dalle fiamme.)
Rimasero uccisi 22 uomini del suo equipaggio.
Bengasi fu occupata dalle forze britanniche due settimane dopo, il 20 novembre 1942. Il relitto del Selve venne demolito nel 1948.

I caduti nell’affondamento del Selve:

Romeo Boccardo, marinaio radiotelegrafista, disperso
Giovanni Ceriani, marinaio torpediniere, disperso
Enrico Crippa, marinaio fuochista, disperso
Dino Deagostini, sottocapo idrofonista, disperso
Marino Dell’Aquila, marinaio fuochista, deceduto in Cirenaica (per le ferite?) l’8/11/1942
Angelo Fiderio, sottocapo fuochista, disperso
Giuseppe Forzelli, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Gatti, marinaio cannoniere, disperso
Fortunato Giannini, sottocapo meccanico, disperso
Terenzio Gilardone, marinaio fuochista, disperso
Sante Intrano, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Lenzuolo, marinaio fuochista, disperso
Baldassarre Lo Cicero, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Manzi, marinaio cannoniere, disperso
Gaetano Marini, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Monaco, marinaio cannoniere, disperso
Alfio Musumeci, marinaio cannoniere, disperso
Savino Rago, marinaio, deceduto
Luigi Ravanelli, sottocapo fuochista, disperso
Gustavo Rigon, marinaio motorista, deceduto
Antonio Sciacca, marinaio cannoniere, disperso
Giorgio Steiner, marinaio, deceduto
  
Un’altra immagine della nave come Galeb (da www.paluba.info)


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