giovedì 1 giugno 2017

Manzoni

La Manzoni, in primo piano, carica rifornimenti nel porto di Napoli il 10 gennaio 1943, prima di partire per Biserta (g.c. STORIA militare)

Motonave da carico da 4550 tsl e 4200 tpl, lunga 111,3 metri e larga 15,2, con velocità di 14,7 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia (con sede a Napoli), iscritta con matricola 106 al Compartimento Marittimo di Fiume.
Faceva parte della classe «Poeti» (Foscolo, Monti, D’Annunzio, Manzoni, Oriani, Tommaseo, Alfieri, Leopardi, Pascoli, Locchi, Borsi), una serie di veloci (15-16 nodi) motonavi da carico di dimensioni più contenute rispetto alle altre motonavi di costruzione bellica (che stazzavano invece tra le 6000 e le 8000 tsl), più basse sul mare e con aspetto meno appariscente, in modo da rendere più difficile la loro individuazione. Ordinate in origine dalla Tirrenia nel 1939 (su incentivo della Legge Benni per l’ammodernamento della flotta mercantile), per le linee del Nord Europa e del periplo italico, furono molto utili in guerra, permettendo di portare in Libia importanti carichi in circostanze che lo avrebbero reso quasi impossibile a mercantili più "tradizionali".
Molto richiesta per i trasporti veloci, la Manzoni ebbe una breve ma intensa vita sulla "rotta della morte" per la Tunisia.

Breve e parziale cronologia.

10 agosto 1939
Impostata nei Cantieri Navali del Quarnaro di Fiume (numero di costruzione 218).
18 giugno 1942
Varata nei Cantieri Navali del Quarnaro di Fiume.
Dicembre 1942
Completata.
15 dicembre 1942
Requisita a Fiume dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
28 dicembre 1942
La Manzoni parte da Brindisi per Biserta alle 17, scortata dalla torpediniera Rosolino Pilo.
29 dicembre 1942
Sosta a Messina dalle 6 alle 13; qui la Pilo viene sostituita nella scorta dalla torpediniera Angelo Bassini, che scorta la Manzoni fino a Palermo, dove giungono alle 23.30.
30 dicembre 1942
La Manzoni lascia Palermo alle due di notte scortata dalla torpediniera Sirio, unendosi alle motonavi Mario Roselli ed Alfredo Oriani ed ai cacciatorpediniere Maestrale, Corsaro e Lampo ed alla torpediniera Pallade. Le navi formano un unico convoglio, del quale è caposcorta il Maestrale.
Alle 5.04 il sommergibile britannico Ursula (tenente di vascello Richard Barklie Lakin), a circa 12 miglia per 360° da Capo San Vito (nel punto approssimato 38°43’ N e 12°40’ E), avvista il convoglio italiano che procede a 15 nodi su rotta 240°, a 8200 metri di distanza. Alle 5.09 l’Ursula s’immerge e si avvicina alla massima velocità per attaccare il mercantile di testa, immergendosi a quota leggermente maggiore alle 5.13 perché il cacciatorpediniere di testa passa vicino, salvo poi tornare a quota periscopica alle 5.15 per trovare che il convoglio ha zigzagato di 35° verso l’Ursula stesso. Alle 5.20 la motonave di testa è a soli 550 metri dall’Ursula – che ha già superato lo schermo dei cacciatorpediniere e sta per lanciare i siluri – e continua ad avvicinarsi; il sommergibile tenta di scendere più in profondità per evitare la collisione, ma rimane per oltre un minuto a 7,6 metri di profondità e viene così speronato, alle 5.22, quando si trova a soli 8,8 metri di profondità. La collisione danneggia la torretta e le camicie dei periscopi dell’Ursula (i periscopi e le relative camicie, così come i telegrafi superiori e le luci esterne, vanno distrutti), che è costretto ad abbandonare la missione. Le navi italiane proseguono senza aver nemmeno notato l’accaduto.
Infruttuosamente attaccato anche da aerei, e raggiunto alle 14.30 dalle motosiluranti MS 16 e MS 33 (provenienti da Biserta), il convoglio giunge a Biserta tra le 17 e le 17.30.
5 gennaio 1943
La Manzoni, insieme a Roselli ed Oriani, lascia Biserta a mezzogiorno con la scorta delle torpediniere Ardente ed Ardito (caposcorta).
6 gennaio 1943
Il convoglio giunge a Napoli alle 9.15.
10 gennaio 1943
Manzoni, Oriani e Roselli lasciano Napoli per Biserta alle 17, scortate dal cacciatorpediniere Camicia Nera (caposcorta) e dalle torpediniere Ardente, Ardito e Clio.
Il convoglio è continuamente sorvolato da ricognitori avversari, ma non si materializza alcun attacco.
11 gennaio 1943
Alle 11.10 un sommergibile attacca infruttuosamente il convoglio.
Le navi giungono a Biserta alle 18.
14 gennaio 1943
Manzoni ed Oriani ripartono da Biserta alle 23.30 per rientrare a Napoli, scortate dalla vecchia torpediniera Giacinto Carini, inviata da Napoli.
15 gennaio 1943
Le tre navi raggiungono Napoli alle 24.
31 gennaio 1943
Manzoni, Oriani e Roselli salpano da Napoli per Biserta alle 4.30, scortate dal cacciatorpediniere Saetta e dalle torpediniere Sirio (caposcorta), Clio, Uragano e Monsone.
Secondo una fonte, in questa data il convoglio sarebbe stato infruttuosamente attaccato (con lancio di siluri) dal sommergibile britannico Turbulent a nordovest della Sicilia, ma si tratta probabilmente di un errore.
1° febbraio 1943
Il convoglio arriva a Palermo alle 17.45, sostandovi per alcune ore.
2 febbraio 1943
Il convoglio riparte da Palermo alle 00.30, giungendo a Biserta alle 15.
7 febbraio 1943
Manzoni ed Oriani salpano da Biserta per Napoli alle 9, scortate dalle torpediniere Fortunale (caposcorta), Ciclone e Calliope.
Alle 23.30 iniziano i primi attacchi di bombardieri ed aerosiluranti, che si protrarranno senza sosta fino all’1.30 dell’8. Nessuna nave viene colpita.
8 febbraio 1943
Il convoglio giunge a Napoli alle 10.30.
12 marzo 1943
Manzoni e Roselli salpano da Napoli per Biserta alle 7, scortate dalle torpediniere Sagittario (capitano di corvetta Vittorio Barich) e Clio (capitano di corvetta Carlo Brambilla).
Inizialmente le navi (che formano il convoglio «Roselli») vengono avviate verso la Sardegna; solo al tramonto, una volta giunte 80 miglia ad est della Sardegna, accostano verso sud in modo da congiungersi, all’alba del 13 (nel Canale di Sicilia, e precisamente dieci migli ad est del Banco Skerki), con un il convoglio «D» (piroscafi tedeschi Esterel e Caraibe e cisterna italiana Sterope, scortati dalle torpediniere Sirio, Pegaso, Cascino, Orione e Cigno e dalle corvette Cicogna e Persefone), insieme al quale dovranno proseguire verso la Tunisia.
Già dal 10 marzo, tuttavia, i comandi britannici – attraverso le decrittazioni di “ULTRA” – sanno che la nave cisterna Sterope e la motonave Nicolò Tommaseo devono arrivare a Messina alle 20 del 9, provenienti da Brindisi, per poi unirsi a Manzoni, Esterel e Caraibe e Manzoni provenienti da Napoli e diretti a Messina o Trapani, per poi fare rotta insieme verso Tunisi e Biserta, dove giungere nel pomeriggio dell’11. Il 12 marzo “ULTRA” ha poi appreso del rinvio di 48 ore di tale programma, con l’arrivo a Messina di Sterope e Tommaseo alle 14 dell’11 anziché la sera del 9; i comandi britannici deducono correttamente che la prevista riunione in mare avverrà nella giornata del 12, e pertanto inviano numerosi aerei a cercare il convoglio.
Alle 20.18, intanto, un ricognitore della Luftwaffe avvista al largo di Bona quattro cacciatorpediniere britannici, diretti a nordest a velocità elevata, ed alle 20.30 si verifica un altro avvistamento, sempre di quattro cacciatorpediniere, al largo di Tabarca (Tunisia) e diretti verso est.
Alle 20.55 i cacciatorpediniere britannici combattono una prima scaramuccia contro le motosiluranti tedesche della 3. Schnellboot-Flottille, dislocate da Supermarina ad est dell’isola di La Galite proprio allo scopo di proteggere i convogli in mare da eventuali forze nemiche di superficie provenienti da ovest.
Alle 22.10, una sessantina di miglia a sud-sudest di Capo Carbonara, si svolge un secondo scontro, che vede stavolta la partecipazione di motosiluranti sia della 3. Schnellboot-Flottille che della 7. Schnellboot-Flottille: questa volta la motosilurante tedesca S 55 colpisce con un siluro il cacciatorpediniere britannico Lightning, che affonda alle 22.25.
Un secondo scontro tra cacciatorpediniere e Schnellboote inizia subito dopo e si protrae alle 22.55.
Supermarina, informata di tali avvenimenti, stima che, se il convoglio «Roselli» proseguisse, potrebbe essere attaccato dai cacciatorpediniere intorno all’una di notte del 13; pertanto dispone che il convoglio inverta la rotta e raggiunga Olbia, restandovi poi in attesa di ordini.
13 marzo 1943
Alle 9.10 il convoglio «Roselli» si ancora nella rada di Olbia. Alle 14.50 le navi lasciano Olbia per riprendere la navigazione verso la Tunisia. Il convoglio «D» è ormai ridotto al solo Caraibe, perché attacchi di aerosiluranti hanno danneggiato gravemente sia l’Esterel che la Sterope, costringendo a rimorchiarle in porto (l’Esterel a Trapani, la Sterope a Palermo); nondimeno, è comunque prevista la riunione con esso del convoglio «Roselli», all’alba del 14.
14 marzo 1943
Alle 8.15, 70 miglia a sudovest di Trapani, le motonavi vengono raggiunte dalle torpediniere Sirio (che assume il ruolo di caposcorta), Cigno, Libra ed Orione (per altra versione, anche Pegaso e Generale Antonino Cascino), provenienti da Trapani. Si uniscono alla scorta anche i cacciasommergibili VAS 231 e VAS 232 (per altra fonte, tre dragamine), per effettuare dragaggio sui bassifondali.
Il convoglio «D» ormai non esiste più: a seguito di ulteriori attacchi di aerosiluranti, anche il Caraibe è stato colpito ed affondato.
Il convoglio «Roselli», eccetto che per Libra ed Orione (che, in prossimità di Biserta, hanno ricevuto ordine di dirigere per Tunisi), giunge a Biserta alle 16.40.

L’affondamento

Alle 2.30 del 21 marzo 1943 la Manzoni, insieme alla Mario Roselli, lasciò Biserta per rientrare a Napoli, con la scorta delle torpediniere Antares (capitano di corvetta Maurizio Ciccone), Sagittario (tenente di vascello Alessandro Senzi) e Fortunale (quest’ultima avente a bordo il caposcorta, capitano di fregata Antonio Monaco di Longano). A bordo della Manzoni si trovavano in tutto 125 uomini.
Durante la navigazione, la Manzoni subì ripetute avarie di macchina, che la costrinsero a fermarsi più volte durante la giornata del 21: la motonave finì così col trovarsi arretrata di circa 25 miglia rispetto alla Roselli, che proseguì invece verso Napoli alla velocità prevista, insieme alla Fortunale.
Con la Manzoni, per fornirle protezione ed assistenza, rimasero l’Antares e la Sagittario.
I britannici sapevano del viaggio: lo stesso 21 marzo, infatti, i decrittatori di «ULTRA» avevano potuto riferire che «era prevista per il 21 marzo la partenza del Roselli e del Manzoni, nonché del Saluzzo, da Biserta per Napoli». La sera del 21, pertanto, aerei britannici si misero puntualmente alla ricerca del convoglio: lo trovarono poco prima di mezzanotte.
Tra le 23.15 del 21 marzo e l’una di notte del 22, il gruppo formato da Manzoni, Antares e Sagittario avvistò a grande distanza verso poppa, ad intervalli, otto serie di bengala.
All’1.45 del 22, quando la Manzoni e le due torpediniere erano ormai in vista del faro di Capri, si accodò al gruppo anche un MAS, che pattugliava la zona alla ricerca di eventuali sommergibili; era una limpida notte di luna piena.
All’1.50 un aerosilurante britannico (era un Vickers Wellington del 221st Squadron della Royal Air Force) si materializzò improvvisamente dinanzi al convoglio: la Sagittario lo avvistò solo all’ultimo momento, troppo tardi per potergli impedire di lanciare il siluro. L’arma, dopo una breve corsa, colpì la Manzoni a poppa, un paio di miglia a sudest (per altra fonte, a sudovest) di Punta Carena, all’estremità sudoccidentale di Capri (per altra fonte, invece, la Manzoni fu colpita da bombe e non da siluri; il diario della Divisione Operazioni dello Stato Maggiore della Kriegsmarine riporta che la nave fu affondata "da siluri di aerei e probabilmente anche da bombe").
Gli attacchi aerei (sempre da parte di Wellington del 221st Squadron) proseguirono con ripetuti sganci di bombe, che costrinsero Antares e Sagittario a lasciare momentaneamente la motonave danneggiata per rifugiarsi sottocosta a nord di Capri, dove non vennero più attaccate.
Alle 3.05 la Manzoni colò a picco a cinque miglia per 240° da Capri. Antares e Sagittario tornarono sul posto alle 3.40, precedute dal MAS di prima e da una motovedetta frattanto giunta sul luogo, che avevano già iniziato a recuperare i naufraghi, opera cui ora si unirono anche le torpediniere.
Le vittime tra il personale imbarcato sulla Manzoni furono sei; i 119 sopravvissuti vennero sbarcati a Napoli dalle due torpediniere, che vi giunsero alle otto di quel mattino.



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