domenica 7 dicembre 2014

Stampalia

Lo Stampalia (foto tratta da “Storia dei trasporti italiani” di Francesco Ogliari, via Antonio Benedetti)

Piroscafo misto da 1228 tsl, 714 tsn e 1460 tpl, lungo 70,22 m e largo 9,9-10,31, pescante 6 m, con velocità di 10,5 nodi (oppure 9). Appartenente alla società Adriatica, iscritto con matricola 195 al Compartimento Marittmo di Venezia, nominativo internazionale ICIG.

Breve e parziale cronologia.

1907
Costruito nei cantieri danesi Frederikshavns Vaerft & Flydedok A/S di Frederikshavn (numero di cantiere 111) come Kong Sigurd per la compagnia norvegese Sondenfjelds Norske Dampskibsselskab Oslo.
1926
Acquistato dalla Società Anonima di Navigazione Martinolich.
Poco dopo (prima del 1927) passato alla Società Anonima di Navigazione San Marco.
21 settembre 1926
Viene coinvolto in un incidente nelle acque di Brindisi durante la navigazione da Bari a Brindisi.
Settembre 1927
Nuovo incidente, sempre presso Brindisi, durante la navigazione dal Pireo a Brindisi.
3 settembre 1931
Nel pomeriggio lo Stampalia molla gli ormeggi, nel porto di Ancona, per raggiungere Pola. Mentre sta per uscire dal porto viene però investito da forte vento, che lo spinge verso il Molo Trapezoidale; viene subito calata un’ancora per fermare la nave, ma l’ancora non fa presa sul fondale, lo Stampalia non si ferma e sperona a poppa il piccolo piroscafo Gioconda, ormeggiato al molo. Mentre lo Stampalia non subisce danni e può ripartire poco dopo, il Gioconda, cui una pala dell’elica dello Stampalia ha aperto una grossa falla nel fasciame, affonda nelle acque del porto. Non vi sono feriti.
1932
Trasferito alla Compagnia Adriatica di Navigazione, nella quale la società San Marco è confluita.
1937
La Compagnia Adriatica di Navigazione diviene Società Anonima di Navigazione Adriatica, con sede a Venezia. Lo Stampalia viene assegnato alla linea n. 46 da Bari alle Isole Tremiti, via Manfredonia.
10 aprile 1938
Disarmato a Venezia.
11 settembre 1938
Trasferito a Monfalcone per essere sottoposto a lavori di ristrutturazione che dureranno un anno.
14 settembre 1939
I lavori di ristrutturazione vengono completati.
8 ottobre 1939-16 luglio 1940
Compie numerosi viaggi straordinari tra l’Alto Adriatico e l’Albania. Nel frattempo, il 10 giugno 1940, l’Italia entra nella seconda guerra mondiale.
23 luglio-16 dicembre 1940
Posto in parziale disarmo per lavori alle macchine e per la realizzazione di postazioni per cannoni e mitragliere.
17 dicembre 1940
Noleggiato al Ministero della Guerra (non requisito dalla Regia Marina, né iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato).
3 gennaio 1941
Parte da Bari all’una di notte in convoglio con il piroscafo A. Contarini, entrambi adibiti a traffico civile e diretti a Durazzo con la scorta della vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari. A causa dello stato del mare, tuttavia, il convoglio deve tornare in porto.
5 gennaio 1941
Riparte da Bari alle 18 insieme al piroscafo Miseno ed alla piccola nave cisterna Abruzzi (tutti adibiti a traffico civile), con la scorta della torpediniera Calatafimi.
6 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 12.45.
20 gennaio 1941
Lascia Durazzo alle 14, scarico, insieme alla motonave Tergestea, con la scorta dell’incrociatore ausiliario Città di Genova.
21 gennaio 1941
Le navi arrivano a Bari alle 3.30.
29 gennaio 1941
Salpa da Brindisi alle 00.30, carico di benzina e scortato dalla torpediniera Partenope, giungendo a Valona alle 9.
16 febbraio 1941
Lascia Valona scarico, alle 7.30, in convoglio con i piroscafi Lido e Scarpanto e la scorta della torpediniera Nicola Fabrizi, giungendo a Brindisi alle 16.35.
25 febbraio 1941
Parte da Brindisi alle 22.10, in convoglio con il piroscafo Favorita e la scorta della torpediniera Giuseppe Cesare Abba.
26 febbraio 1941
Il convoglio, che trasporta 693 tonnellate di carburante e 3863 tonnellate di provviste, arriva a Valona alle 9.30.
27 marzo 1941
Parte da Brindisi insieme al piroscafo Iseo per aggregarsi, nel punto «Y» al largo di Brindisi, ad un convoglio partito da Bari per Durazzo alle 16 e composto dal piroscafo Caterina scortato dall’incrociatore ausiliario Brioni. L’Iseo non trova il convoglio e torna indietro, mentre lo Stampalia riesce a raggiungerlo.
28 marzo 1941
Il convoglio, il cui carico assomma a 1664 tonnellate di foraggio e 728 di benzina e vettovaglie, arriva a Valona alle 9.15.
2 aprile 1941
Riparte da Valona a mezzogiorno, scarico, in convoglio con i piroscafi Fertilia, Asteria e Silvano, scortati dalla Prestinari.
3 aprile 1941
Le navi giungono a Brindisi alle 2.30.

L’affondamento

Alle 11.30 del 12 aprile 1941 lo Stampalia, al comando del capitano Paolo Gambinafici, giunse nella rada di Valona carico di fusti di benzina. La nave, che trasportava 650 tonnellate di benzina (c’erano anche cinque veicoli ed altri rifornimenti), era partita alle tre di notte da Brindisi insieme alla motonave Filippo Grimani, con la scorta dell’anziana torpediniera Solferino.
La sera del 12 il piroscafo si ancorò vicino al pontile Dukati, quanto più possibile vicino alla costa, in base alle istruzioni che aveva ricevuto dal Comando Difesa Traffico di Valona. Qui la nave sarebbe dovuta restare per alcuni giorni: quello sarebbe invece finito con l’essere il suo ancoraggio per sempre.
Di giorno, con vento da nordovest, lo Stampalia restava in acque basse, mentre di notte prendeva a tirare vento da terra e la nave veniva sospinta verso il largo, presentando il lato di dritta verso l’imbocco della rada.
Il 14 aprile l’equipaggio lavorò sino a mezzanotte, trasbordando 500 fusti di benzina, con il buio, sulla motonave Alessandro. Vedette ed artiglieri erano ai loro posti, ma, nonostante il comandante Gambinafici lo avesse già chiesto ripetutamente sia a Venezia che a Brindisi, il cannone da 76/40 mm di cui il piroscafo era dotato era sprovvisto di granate antiaeree, rendendolo così inutile nel caso di un attacco aereo (cioè l’unica possibile offesa che sarebbe potuta essere diretta contro la nave mentre questa si trovava in porto).
Ipotesi quest’ultima tutt’altro che improbabile: dal precedente 12 marzo, infatti, gli aerosiluranti Fairey Swordfish dell’815th Squadron della Fleet Air Arm, imbarcati sulla portaerei britannica Illustrious, erano stati trasferiti nell’aeroporto di Paramythia, in Grecia ed in prossimità del confine con l’Albania, allo specifico scopo di attaccare le basi italiane in Albania, tra cui i porti di Valona e Durazzo, dove giungevano i convogli carichi di rifornimenti per le truppe italiane. In marzo gli Swordfish di Paramythia avevano già colto tre successi, affondando nella rada di Valona la torpediniera Andromeda, il piroscafo Santa Maria e la nave ospedale Po (lo Stampalia era presente, ormeggiato nella parte meridionale della rada, nella notte in cui la Po era stata affondata, il 14 marzo, ed aveva aperto il fuoco con le proprie armi contraeree durante l’incursione).
E la sera del 14 aprile, alle 23.50, gli Swordfish si levarono di nuovo in volo: sette velivoli, al comando del tenente di vascello Frederick Michael Alexander Torrens-Spence (un veterano che aveva già silurato corazzata Littorio nella “notte di Taranto” e l’incrociatore pesante Pola nella battaglia di Capo Matapan), decollarono da Paramythia diretti a Valona. Ognuno portava un siluro da 730 kg.
Durante il volo uno degli aerosiluranti, pilotato dal tenente di vascello C. S. Lea, ebbe un’avaria ad un motore e dovette rientrare, ma gli altri raggiunsero Valona provenendo dall’entroterra, superando i monti che ne circondavano la rada a 2440 metri di quota.
Dopo qualche iniziale problema nell’individuazione dei bersagli, che li costrinse a compiere un giro in cerchio, gli Swordfish attaccarono alle 00.40 (l’1.40 ora italiana): Torrens-Spence lanciò un siluro contro un piroscafo di stazza stimata (e sopravvalutata) in 7000 tsl, il sottotenente di vascello Swayne lanciò senza risultato, il sottotenente di vascello Macaulay lanciò la sua arma contro un mercantile di stazza apparente 6000 tsl, un altro Swordfish lanciò anch’esso a vuoto ed altri due cercarono infruttuosamente un bersaglio per tre quarti d’ora, prima di desistere ed andarsene senza aver attaccato. Il prezzo pagato dagli attaccanti fu la perdita dello Swordfish P4137 dei sottotenenti di vascello W. C. Sarra e J. Bowker, abbattuto dalla contraerea italiana (Sarra e Bowker vennero fatti prigionieri, mentre il terzo componente dell’equipaggio dell’aereo perse la vita).
Sullo Stampalia, le vedette diedero l’allarme generale all’1.45: avevano visto un aereo volare a bassa quota. Tutti corsero ai loro posti. Per poter partire subito qualora le circostanze lo avessero imposto, le caldaie del piroscafo erano state tenute sempre in pressione, ed in mare erano state calate solo quattro lunghezze di catena; l’ancora poteva essere celermente smanigliata. Il comandante Gambinafici ordinò «pronti in macchina» e si accinse ad ordinare di salpare, ma era già troppo tardi.
Un aereo (forse quello di Swayne) apparve in avvicinamento a proravia dello Stampalia, volando a bassissima quota, e sganciò il proprio siluro. L’arma passò a raso del dritto di poppa, mancando di pochissimo il bersaglio, e si arenò sulla vicina spiaggia.
Lo Stampalia aprì subito il fuoco con una mitragliera, e da bordo si ritenne di aver ripetutamente colpito l’aereo, ma ad un certo punto l’arma s’inceppò. Anche le difese costiere avevano iniziato un tiro furioso, sparando da tutte le parti contro gli aerosiluranti nemici. Poco dopo il piroscafo venne investito da numerose bombe e spezzoni incendiari, a più ondate.
Essendo la nave danneggiata ed impossibilitata a difendersi, il comandante Gambinafici ordinò di calare le scialuppe per mettere al sicuro i suoi uomini. Le imbarcazioni si erano appena allontanate dallo Stampalia, quando i naufraghi sentirono una violenta esplosione e videro una colonna di fumo bianco levarsi dal lato di dritta della loro nave, in corrispondenza delle caldaie: lo Stampalia era stato colpito da un siluro.
Temendo che le caldaie, e magari anche i fusti di benzina, potessero esplodere, le scialuppe si allontanarono quanto più possibile dal bastimento agonizzante, dirigendosi verso terra. Gambinafici pensava di tornare a bordo qualora la situazione si fosse “normalizzata”. Tutti i 34 membri dell’equipaggio dello Stampalia raggiunsero terra sani e salvi, si registrarono solo pochi feriti lievi.
Il mattino del 15 aprile il comandante Gambinafici, il primo ufficiale, il nostromo ed il carpentiere tornarono sul luogo del siluramento, per vedere cosa fosse successo allo Stampalia. Lo trovarono esattamente dove l’avevano lasciato: il piroscafo era affondato là dov’era ancorato, sbandando sul lato sinistro, con la prua puntata verso il pontile di Pasha Liman. Dall’acqua non emergevano che gli alberi. Il relitto giaceva nel punto 40°20’ N e 19°26’ E.
Nello stesso attacco aereo venne affondato anche un altro piroscafo, il Luciano, che esplose uccidendo 24 dei 35 membri del suo equipaggio.
Il relitto di un mercantile semidistrutto (rimane solo parte di chiglia e scafo) e non identificabile giace oggi in otto-dieci metri d’acqua vicino al punto dove dovrebbe essere affondato lo Stampalia.

Un’altra immagine del piroscafo (foto tratta da “Storia dei trasporti italiani” di Francesco Ogliari, via Antonio Benedetti)

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