martedì 30 dicembre 2014

Flutto


Il Flutto durante le prove di velocità con pesi, visibili in coperta a prua (da www.marina.difesa.it, via Marcello Risolo)

Sommergibile di media crociera della classe Tritone (866 tonnellate di dislocamento in superficie e 1058 in immersione), sovente chiamata per l’appunto anche classe Flutto. Effettuò in guerra 6 missioni di trasferimento ed una missione offensiva, percorrendo 1923 miglia in superficie.

Breve e parziale cronologia.

1° dicembre 1941
Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1281).
19 novembre 1942
Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
20 marzo 1943
Entrata in servizio.
Le prove in mare mettono in luce l’inferiorità, rispetto alle aspettative, delle qualità del sommergibile: l’autonomia in superficie, alla velocità di crociera, risulta di ben 1123 miglia inferiore a quella di progetto, quella in immersione (a 4 nodi) è a sua volta minore del previsto, la velocità in immersione è più bassa di quanto progettato, per giunta con maggiori consumi di carburante per miglio (sempre alla velocità di crociera), e le eliche a passo costante presentano seri problemi, tanto da dover essere rimpiazzate da altre a passo variabile. Il deterioramento delle condizioni dell’industria italiana, dopo tre anni di guerra, sta mostrando il suo effetto.
Marzo-giugno 1943
Intraprende un periodo d’intenso addestramento per divenire rapidamente operativo.

Il sommergibile a Monfalcone nel novembre 1942 (foto Aldo Fraccaroli via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)

L’affondamento

All’alba del 10 luglio 1943, mentre gli Alleati sbarcavano in Sicilia, il Flutto, al comando del tenente di vascello Francesco Caprile, salpò da Bonifacio per la sua prima missione, un agguato da compiere al largo di Augusta proprio a contrasto dell’operazione «Husky». Nell’impossibilità, per la flotta di superficie, di prendere il mare per battersi contro un nemico avente ormai una superiorità schiacciante ed il controllo dei cieli, non restava che inviare i sommergibili a tentare non certo di fermare – obiettivo ormai impossibile – ma almeno di far pagare a caro prezzo lo sbarco agli Alleati. Pochi, in realtà, sarebbero stati i successi, e sei i sommergibili italiani perduti nel tentativo di difendere la Sicilia: il Flutto sarebbe stato il primo.
Alle 17.05 (le 15 per altre fonti) dell’11 luglio il sommergibile, procedendo in superficie, attraversò lo stretto di Messina, poi scomparve con i 49 uomini del suo equipaggio. Il 6 agosto 1943 il battello, continuando a non rispondere alle chiamate, venne dichiarato disperso.
Dagli archivi Alleati emerse, nel dopoguerra, che alle 21.30 (o 21.15) dell’11  luglio il Flutto era stato attaccato nel punto 37°34’ N e 15°43’ E (all’estremità meridionale dello Stretto di Messina, 25 miglia al largo della costa siciliana tra Catania ed Acireale, a nordovest di Catania) dalle motosiluranti britanniche MTB 640, MTB 651 e MTB 670, che si trovavano in quelle acque proprio in funzione antisommergibile, per impedire attacchi alle navi alleate che trasportavano i rifornimenti. Ne era seguito un violento combattimento in superficie: le unità britanniche avevano bersagliato il sommergibile con il lancio di siluri, il fuoco delle proprie mitragliere ed il lancio di bombe di profondità; il Flutto aveva risposto al fuoco con l’intenso tiro delle proprie mitragliere, che avevano ucciso o ferito ben 17 uomini tra gli equipaggi delle tre motosiluranti, soprattutto sulle MTB 640 e 651 (sulla MTB 670 fu ferito solo un mitragliere, non gravemente).
La MTB 670 (comandante Ian McQuarrie), dopo aver avvistato il Flutto, si era lanciata a tutta velocità verso il sommergibile, che da parte sua aveva iniziato un fuoco furioso con cannone e mitragliere, per poi iniziare l’immersione. La MTB 670 aveva a sua volta aperto il fuoco sul sommergibile con tutte le mitragliere che era in grado di puntare, tentando di affiancarlo prima che si potesse immergere; gli artiglieri del Flutto avevano continuato a sparare contro le motosiluranti anche mentre il battello s’immergeva, per poi, presumibilmente, scendere sottocoperta all’ultimo minuto. Il Flutto era riuscito ad immergersi ed a sottrarsi all’attacco delle motosiluranti, ma subito dopo la MTB 670 aveva gettato in mare, nel punto in cui il sommergibile era scomparso, tutte e quattro le bombe di profondità in dotazione, regolate per scoppiare a 15 e 30 metri. L’unità britannica era poi rimasta brevemente sul posto per verificare i risultati del lancio, ma non c’erano stati “segnali” – emersione di rottami, bolle d’aria, chiazze di nafta – che indicassero l’avvenuta distruzione del sommergibile. Non potendo trattenersi a lungo in zona ad aspettare, dovendo ancora raggiungere il settore assegnato per il pattugliamento, le motosiluranti avevano ripreso la navigazione senza aver accertato nulla.
A conclusione dello scontro, le motosiluranti avevano rivendicato solo il danneggiamento del sommergibile nemico (che si presumeva essere il Flutto), non l’affondamento.
Se il Flutto sia stato effettivamente affondato dalle motosiluranti britanniche, oppure solo danneggiato e poi affondato in seguito (magari per altra causa), è probabilmente destinato a rimanere un mistero: d’altra parte, nessun’altra unità alleata rivendicò l’affondamento di un sommergibile in quella zona e periodo, ad eccezione di quelli identificati con certezza perché vi furono superstiti.

Scomparvero con il Flutto:

Domenico Alessi, sottocapo
Salvatore Arru, comune
Giuseppe Avilla, sottocapo
Girolamo Bagnasco, sergente
Nicola Bausani, sottocapo
Roberto Bellando, sottocapo
Quinto Besate, sergente
Enrico Boccacci, guardiamarina altri corpi
Vladimiro Boccaccini, comune
Luigi Boidi, sergente
Primo Boina, comune
Alessandro Brasi, comune
Geremia Busini, comune
Vincenzo Caponetti, secondo capo
Francesco Caprile, tenente di vascello (comandante)
Menennio Cargagnin, sergente
Paolo Cestari, aspirante guardiamarina
Orlando Cosma, sottocapo
Paolo D’Amato, comune
Luciano Delle Fratte, sottocapo
Vito Diana, guardiamarina
Francesco Dinucci, comune puntatore mitragliere
Luigi Esposito, comune
Antonio Fiori, sottocapo
Franco Franchi, sergente
Stefano Frangipane, comune
Irmo Furini, comune
Luciano Gandini, sergente
Lino Gheroni, secondo capo
Giacomo Lerici, comune
Bruno Lodi, comune
Luigi Miniotti, comune
Liberantonio Papagno, comune
Romeo Pascottin, comune
Nicola Passiatore, comune
Giuseppe Perillo, sergente
Enrico Pisa, capo di seconda classe
Roberto Pontieri, sottocapo
Clemente Ponziani, comune
Tarcisio Redaelli, comune
Lucio Sandri, sottotenente di vascello (comandante in seconda), 21 anni, da Roma
Enrico Severgnini, sottotenente del Genio Navale di complemento
Assuero Segalini, comune
Otello Serini, comune, da San Vincenzo
Ferdinando Siesto, sergente
Angelo Torretti, comune
Antonio Valenza, capo di terza classe
Luigi Vinetti, sottocapo
Guido Volpato, sergente


Il fratello di Otello Serini, Ernesto, era anche lui in Marina, imbarcato sulla corazzata Roma: e come il fratello avrebbe trovato la morte in mare, il 9 settembre 1943, nell’affondamento della sua nave da parte di aerei tedeschi.

Così Ian Quarrie, comandante della MTB 670, ricordò l’attacco al Flutto:

“We increased to full speed, the submarine still on the surface and guns blazing on both sides. We could only assume that our SO's signals had confused the U-boat into believing us to be an Italian unit, as never before had British forces been sighted so close to Sicily in broad daylight. The attack appeared to be unsuccessful, though.
We turned directly towards the U-boat at full speed and opened fire with every gun that would bear, striving to get alongside her before she disappeared below the surface. Her gunners, brave fellows, were still firing at us and presumably took a last minute dive down her conning tower hatch or not, we would never know. Even so, they managed to score the odd hit and wounded one of my young gunners, not seriously, but quite painfully. The sea around the enemy bubbled as the air was forced out of her ballast tanks and she disappeared below us. We dropped our four charges, set at 50 and 100 feet, close around her ... and then waited.
In a hurry to press on and reach our patrol area, we could not stay long looking for signs of damage or destruction, and we saw none. Later we learned that we had, in fact, sunk the [Italian] submarine Flutto.” 
Un’altra immagine del Flutto durante le prove a tutta forza in superficie, nel 1943 (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)


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