giovedì 26 dicembre 2013

Ogaden


L’Ogaden, con bandiera finlandese e nome Naxos, a Capetown nei primi anni Trenta (foto del John H. Marsh - Maritime Research Centre di Capetown, via Mauro Millefiorini)
Piroscafo da carico di 4546 tsl e 9300 t di dislocamento, lungo 114,90 metri fuori tutto, largo 15,1 metri. Nominativo internazionale IBUK.


Breve e parziale cronologia.


9 febbraio 1905

Varato come Glenaffric nei cantieri Charles Connell & Co. Ltd. di Scotstoun (numero di cantiere 292).

Marzo 1905

Completato come Glenaffric per la compagnia britannica Steamship Gairloch Company Ltd. di Glasgow, e dato in gestione a James Gardiner & Company – Western Steam Ship Company, di Glasgow. Piroscafo da carico, stazza lorda 4144 (o 4160) tsl, stazza netta 2685 (o 2560) tsn, portata lorda 7819 (o 6830) tpl.

23 aprile-24 ottobre 1915

Requisito ed impiegato come trasporto per conto dell’Expeditionary Force, nel trasporto di rifornimenti dal Canada.

7 dicembre 1915-30 marzo 1916

Impiegato nel trasporto di nitrati per conto dell’Expeditionary Force.

26 giugno-28 agosto 1916

Adibito nel trasporto di nitrati per conto del Commercial Branch (delle forze armate del Commonwealth).

29 agosto-30 ottobre 1916

Impiegato come carboniera (n. 1258) dalla Royal Navy.

31 ottobre 1916-11 marzo 1917

Adibito al trasporto di grano dall’Australia.

12 marzo-9 maggio 1917

Impiegato per la Expeditionary Force (n. F0126) nel trasporto di autocarri di seconda mano da Immingham a Dunkerque.

10 maggio-23 giugno 1917

Nuovamente impiegato come carboniera (n. 1258) dalla Royal Navy, ma in servizio per il governo italiano.

24 giugno-11 settembre 1917

Adibito al trasporto di zucchero da Cuba.

12 settembre-25 novembre 1917

Usato di nuovo dalla Royal Navy come carboniera n. 1258.

3 ottobre 1917

Venduto alla Furness, Withy & Company Ltd.

14 novembre 1917

Venduto alla Rio-Cape Line Ltd. (altra fonte lo dà come venduto a tale compagnia nel 1919, che ne avrebbe cambiato il nome in Saxon Prince), in gestione a Furness, Withy & Company Ltd. di Londra.

26 novembre 1917-26 febbraio 1918

Impiegato dal Commercial Branch delle forze armate britanniche nel trasporto di nitrati dal Cile.

27 febbraio-20 settembre 1918

Adibito al trasporto di grano dal Golfo del Messico e dall’Argentina.

21 settembre-27 novembre 1918

Ancora impiegato come carboniera n. 1258 dalla Royal Navy.

28 novembre 1918-31 gennaio 1919

Impiegato nel trasporto di grano dal Rio de la Plata.

1° febbraio 1919

Assegnato alla Liner Section.

1919-1920

In servizio per trasporto merci sulla linea Hull-Santos-Buenos Aires-New York.

7 dicembre 1921

Ribattezzato Saxon Prince (altra fonte retrodata il cambio di nome al 1919).

1922

In gestione alla Prince Line.

1924

Acquistato da compagnia finlandese Aktiebolaget (in gestione alla Naxos Mattson Rederi A/B di Helsinki), ribattezzato Naxos.

1936

Acquistato dall’armatore genovese Ignazio Messina & C., ribattezzato Ogaden. Sottoposto a lavori di ricostruzione per poter trasportare anche passeggeri (in vista del servizio per l’Africa Orientale Italiana), allungato a 119,3 metri, stazza lorda portata a 4546 (o 4553) tsl. Iscritto con matricola 2075 al Compartimento Marittimo di Genova.

Impiegato sulla linea regolare Genova-Livorno-Napoli-Massaua-Assab-Gibuti-Mogadiscio (quest’ultima solo saltuariamente), la “linea postale per l’Impero Etiopico”.
 

L’Ogaden con la livrea della compagnia Messina (g.c. Ignazio Messina& C. via www.naviearmatori.net)

Marzo 1936

Il marinaio Rolando Galli di Lerici, di 36 anni, muore per malattia a bordo dell’Ogaden, nel porto di Massaua.

7-12 settembre 1940

Nella mattinata del 7 lascia Napoli in convoglio con i piroscafi Maria Eugenia e Gloriastella diretto a Tripoli, dove arriva il 12. Le navi trasportano truppe, rifornimenti e veicoli per la X Armata. Maria Eugenia e Gloriastella proseguiranno poi per Bengasi scortate dalla torpediniera Fratelli Cairoli.

7-9 novembre 1940

Naviga da Palermo a Tripoli in convoglio con il piroscafo Ernesto e la scorta della torpediniera Generale Carlo Montanari.

10 aprile 1941

Parte da Palermo alle 13.30 insieme al piroscafo Bosforo ed alle navi cisterna Persiano e Superga, diretto a Tripoli con la scorta delle vecchie torpediniere Montanari e Giuseppe Missori e della più moderna Perseo.

11 aprile 1941

Il sommergibile britannico Upholder attacca infruttuosamente il convoglio al largo di Capo Bon.

Anche un gruppo di cacciatorpediniere britannici (Jervis, Janus, Nubian e Mohawk) viene fatto partire da Malta per attaccare il convoglio (secondo le previsioni, l’intercettazione dovrebbe avvenire tra Lampione e le isole Kerkennah), ma fortunatamente l’incontro non avviene, anche grazie alla mancata ricezione, da parte dei cacciatorpediniere britannici, di un messaggio inviato dal sommergibile Unique che, avendo avvistato il convoglio, ne comunicava la velocità corretta (la precedente informazione britannica al riguardo era invece sbagliata).

12 aprile 1941

Alle 8.30 il sommergibile britannico Tetrarch avvista il convoglio (a 37 miglia per 340° dal faro di Tripoli, in navigazione su rotta 150° con velocità di dieci nodi) ed alle 10.20 silura la Persiano, che viene incendiata. La Montanari viene distaccata a dare la caccia al sommergibile ed assistere la nave colpita (in rinforzo vengono inviate anche le torpediniere Polluce e Partenope da Tripoli), mentre il resto del convoglio prosegue. La Persiano, stante l’impossibilità di salvarla, dovrà essere finita dalle stesse unità della scorta nel pomeriggio, affondando in posizione 33°29’ N e 14°01’ E, circa trenta miglia a nordovest di Tripoli.

Il convoglio arriva a Tripoli alle tre del pomeriggio del 12 aprile.

27 ottobre 1941

Requisito a Genova dalla Regia Marina (ma già da prima della requisizione era impiegato per il trasporto di truppe e rifornimenti).

7 aprile 1942

Salpa da Bari in convogli con i trasporti truppe Aventino ed Italia ed il piroscafo Titania, diretto a Durazzo con la scorta del cacciatorpediniere Euro, l’incrociatore ausiliario Brioni e le anziane torpediniere Angelo Bassini e Giacomo Medici. Bassini ed Aventino entrano in collisione  sono costretti a rientrare a Bari, mentre il resto del convoglio raggiunge Durazzo senza ulteriori problemi.

12 aprile 1942

Torna a Bari insieme al Titania, con la scorta dell’incrociatore ausiliario Arborea.


L’affondamento


Alle 12.30 dell’11 agosto 1942 l’Ogaden partì da Bengasi diretto a Tobruk (per altra fonte, probabilmente erronea, a Tripoli), al comando del capitano Salvatore Cacace e con a bordo 200 prigionieri di guerra britannici (secondo il superstite Giovanni Croci, si trattava di prigionieri che avevano deciso di collaborare con l’Italia). La scorta era fornita dalla torpediniera Montanari, che venne però afflitta da un’avaria alle macchine.

Il 12 agosto, l’organizzazione britannica “Ultra” intercettò e decifrò un messaggio delle 02.33 del 12 agosto che riferiva che l’Ogaden era diretto a Tobruk lungo la rotta costiera, e che alle 4.30 del 12 si sarebbe trovato al largo di Derna. Il sommergibile britannico Porpoise (al comando del tenente di vascello Leslie William Abel Bennington), impegnato nella posa di mine al largo di Sollum, venne così informato del passaggio del convoglio.

Poco dopo le 8.30 il Porpoise attaccò il convoglio a nordovest di Ras el Tin: la Montanari venne mancata, ma alle 8.35 l’Ogaden venne colpito da un siluro. Non soddisfatto del risultato, subito dopo il Porpoise lanciò un altro siluro per accelerare l’affondamento della nave danneggiata: raggiunto anche dalla seconda arma, il piroscafo affondò in breve tempo a nove miglia per 308° da Ras el Tin.

Delle 262 persone a bordo dell’Ogaden, tre rimasero uccise. La Montanari, dopo aver infruttuosamente dato la caccia al sommergibile (per alcune ore, secondo Croci), prese a bordo il comandante Cacace, altri otto ufficiali, 44 tra civili e militari dell’equipaggio o di passaggio (38 italiani e 6 tedeschi) e 109 prigionieri. Altri 97 superstiti, principalmente prigionieri, raggiunsero la costa libica a bordo di due scialuppe.

Uno dei membri dell’equipaggio civile dell’Ogaden morì a bordo della Montanari per le ferite riportate, portando così il bilancio finale a quattro morti.

Lo storico statunitense James Sadkovich menziona in una delle sue opere la morte di 200 prigionieri nell’affondamento, ma l’informazione è probabilmente sbagliata, dal momento che i documenti italiani dell’epoca (incluso il rapporto della Montanari), consultati dallo storico Platon Alexiades presso l’archivio USMM, riportano che, prigionieri compresi, le vittime furono quattro ed i superstiti 258. (Anche il figlio di Giovanni Croci, Riccardo, ha riferito che secondo il padre quasi tutti i prigionieri affondarono con l’Ogaden e vi furono pochi sopravvissuti, ma come spesso accade è verosimile che si trattasse di un ricordo errato, alterato dal tempo o da altri ricordi, oppure che Croci al momento dell’affondamento avesse avuto l’errata impressione della morte di gran parte dei prigionieri, forse non essendo a conoscenza del fatto che gran parte di essi aveva raggiunto terra sulle due lance, dato che lui era stato tratto in salvo dalla Montanari).

Tra le vittime vi furono il carbonaio Alfio Barbarino, di Riposto, nato il 19 maggio 1890, ed un altro italiano dell’equipaggio, Tabbone.

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