mercoledì 20 maggio 2026

Volta

Il Volta

Piroscafo mezzo salone a ruote del dislocamento di 267 tonnellate, lungo 54,17 metri e largo 10,86, con capienza di 650 passeggeri. Di proprietà della Società Lariana di Navigazione a Vapore; in servizio sul lago di Como.
Veloce, capiente e confortevole, era affettuosamente chiamato “El me moro” dal suo comandante Manfredo Stoppani.

Breve e parziale cronologia.

1872
Costruito nel cantiere di Campo Garibaldi (Como) della Società Lariana di Navigazione a Vapore. Ha un gemello, il Lariano, insieme al quale è adibito alle corse dirette da Como verso il centro ed alto lago.
È propulso da una macchina a vapore a bassa pressione verticale oscillante di 400 CV della Escher & Wyss di Zurigo, alimentata a carbone, su due ruote a pale laterali.
Al completamento il Volta è il battello più grande della Società Lariana; veloce ed elegante, insieme al Lariano (che è leggermente più corto) è una delle navi di punta della compagnia durante il periodo di spietata concorrenza con la rivale Società Italiana per la Navigazione a Vapore sui Laghi. La costruzione dei due piroscafi è stata decisa anche a fronte dell'incrementato afflusso di turisti sulle sponde del Lario durante la Belle Époque.


Il Volta, nella sua spartana configurazione originaria, ormeggiato ad una boa a Campo Garibaldi, vicino a Como (da "La navigazione sui laghi italiani – Lago di Como" di Francesco Ogliari, via www.digilander.libero.it/lariana) 



1874
La società Lariana si fonde con la concorrente Società Italiana per la Navigazione a Vapore sui Laghi, dando vita alle Società Riunite per la Navigazione a Vapore sul Lago di Como.


Il Volta in un'immagine probabilmente di fine Ottocento (da www.lapiccolabellagioapartments.com)


In arrivo a Malgrate (da www.navicomo.blogspot.it)


1884
Le Società Riunite cambiano ragione sociale in "Lariana" Società Anonima in Como per la Navigazione a Vapore nel Lago di Como.

Il Volta all'imbarcadero di Como nel 1892 (da www.navicomo.blogspot.com)

1893
Sottoposto a radicali lavori di rimodernamento, con la sostituzione delle caldaie e la completa ricostruzione delle sovrastrutture, che gli conferiscono così un aspetto del tutto nuovo, elegante e slanciato.

Il Volta all'imbarcadero di Como nel 1898 (foto Giuseppe Michelini, via Fondazione CariBo/Progetto Digital Humanities)

Ancora in partenza da Argegno, con in secondo piano il piroscafo Plinio (da www.navicomo.blogspot.com)


Ottobre 1908
Durante una corsa serale, il Volta s'incaglia nel golfo di Coldirolo (Varenna) a causa del buio e del forte vento di breva, riportando seri danni.


Il Volta in arrivo a Bellagio in una foto colorizzata di inizio ’900 (Ferdinando Spinelli-Facebook)


A Cadenabbia (da www.cuginischiantarelli.it)


25 dicembre 1909
Sorpreso da fittissima nebbia durante la navigazione da Menaggio a Bellagio, il Volta salta quella fermata ed entra a Cadenabbia, dove si ormeggia fino a quando la nebbia non si dissipa, insieme al piroscafo ad elica Umberto I.

Il Volta al largo di Bellagio (foto Carlo Broggi, da Wikimedia Commons)


23 luglio 1910
Sorpreso da un tornado (lo stesso che in quelle ore devasta la Brianza e l'Alto Milanese, causando ingenti danni ed una sessantina di vittime) poco dopo la partenza da Lenno, il Volta deve saltare tutti i pontili dopo Colonno a causa del forte vento, ma riesce a raggiungere Como.


Il Volta a Bellagio negli anni Venti; sullo sfondo il Grand Hotel Bretagne (da www.navicomo.blogspot.com)


Il Volta a Como negli anni Venti (da www.navicomo.blogspot.com)


Ottobre 1924
Al largo di Menaggio sperona una barca che navigava senza illuminazione, provocando la morte per annegamento di un pescatore.

Il Volta a Como nel 1935 (foto Ico Parisi, Biblioteca Civica Palazzo Volpi – Como, via www.lombardiabeniculturali.it)


24 novembre 1941
Il Volta si trova al pontile di Bellagio quando i piroscafi ad elica Brunate e Menaggio entrano in collisione: il primo, speronato dal secondo, tenta di portarsi all'incaglio ed affonda in acque basse (tre metri), con la prua incastrata sulla riva; dal Volta, oltre che da riva, vengono tese catene e gomene cui il Brunate viene assicurato per evitare che scivoli in acque più profonde. Verrà poi recuperato e rimesso in servizio.


Il Volta e l'Elvezia ormeggiati in diga a Como, senza fumaiolo; in primo piano un otto della Canottieri Lario (da “C’era una volta il lungolago”)


Al pontile di Como (da www.navicomo.blogspot.com)


31 gennaio 1945
Il Volta viene mitragliato e danneggiato non gravemente a Domaso, dove si trova ormeggiato vuoto in sosta, da aerei angloamericani, rimanendo comunque in grado di muovere con le proprie macchine.
È una giornata particolarmente densa di attacchi, a causa del cielo sereno e limpido che agevola l'attività degli aerei angloamericani: oltre al Volta, vengono mitragliati e danneggiati il piroscafo Lombardia a Blevio, il piroscafo Como ad Onno ed il motoscafo di linea Moltrasio a Como. I danni riportati dalle diverse unità vengono celermente riparati nei cantieri di Tavernola e Dervio. (Per altra fonte, oltre che a Domaso il Volta sarebbe stato danneggiato ad Onno, ma sembra probabile una confusione con il Como).

Il Volta in partenza da Como negli anni Trenta (da "La navigazione sui laghi italiani – Lago di Como" di Francesco Ogliari, via www.digilander.libero.it/lariana)



Epilogo

Già danneggiato a fine gennaio 1945 dai cacciabombardieri angloamericani che infestavano il Nord Italia dando caccia libera a qualsiasi mezzo di trasporto che potesse potenzialmente essere utilizzato dai tedeschi, il Volta ebbe da essi il colpo di grazia un mese e mezzo più tardi.
Nel febbraio 1945 (per altra fonte ad inizio marzo) la "Lariana" prese infatti una decisione mai del tutto pienamente spiegata: fece arenare il Volta, il Lariano ed il più grande piroscafo salone Lombardia sulla spiaggia La Punta, nel Pian di Spagna (tra Sorico e Gera Lario, alla foce del fiume Mera), di prua ed affiancati bordo contro bordo (per altra versione i tre piroscafi non furono fatti arenare, ma messi alla fonda poco lontano dalla foce del Mera).

I tre battelli vennero mimetizzati con rami di piante, ma le loro grosse dimensioni, il fatto che fossero ormeggiati fianco a fianco, ed il loro contrasto con il colore della pianura verde a proravia e quello dell'acqua azzurra del lago e della spiaggia giallastra a poppa, rendevano comunque impossibile non vederli: in quelle condizioni, apparivano vere vittime sacrificali in attesa dei piloti angloamericani. Lo storico della R.S.I. Pieramedeo Baldrati, diciottenne all'epoca dei fatti, avrebbe in seguito ipotizzato che i piroscafi fossero stati deliberatamente usati come esca, ma se Volta e Lombardia erano già stati danneggiati da precedenti attacchi aerei (rimanendo però in grado di muovere con le proprie macchine), non troverebbe spiegazione sensata la scelta di sacrificare anche il Lariano, che invece era perfettamente integro, come rilevato dallo stesso Baldrati. Del resto, nel successivo attacco gli aerei Alleati non subirono alcuna perdita: se i battelli erano l'esca, sembrerebbe che la trappola non abbia però funzionato. Poco lontano si trovava il Forte Montecchio Nord di Colico, ma il suo armamento contraereo non diede certo gran prova.

Una foto aerea della zona del Pian di Spagna all'inizio nel 1945: Volta, Lariano e Lombardia erano arenati nel punto indicato dalla freccia (Daniele Paino-Facebook)


A metà mattina del 14 marzo 1945, una squadriglia di sei cacciabombardieri statunitensi – tenendosi fuori del tiro delle mitragliere del già citato forte di Montecchio Nord – attaccò come prevedibile i tre piroscafi inermi. Dopo reiterati passaggi di mitragliamento, Volta, Lariano e Lombardia furono trasformati in altrettanti roghi; i pompieri volontari di Menaggio e Gravedona e numerosi soldati della RSI accorsero rapidamente sul posto, unitamente a numerosi abitanti del luogo (scappati verso le montagne durante l'attacco e poi tornati sul posto nonostante il coprifuoco), ma i tentativi di domare le fiamme risultarono del tutto infruttuosi: i tre battelli bruciarono furiosamente per tutto il giorno e tutta la notte successiva (per altra versione, per ben tre giorni). A causa dei fori aperti negli scafi dai colpi di mitragliatrice, affondarono poi tutti e tre sul bassofondale sabbioso.
Unico lato positivo fu l'assenza di perdite umane, non essendovi nessuno a bordo al momento dell'attacco. Non sembra esistano immagini dell'attacco o dei relitti, dal momento che fu subito imposto il divieto di avvicinarsi, rimasto in vigore fino alla rimozione dei relitti due anni dopo.
I relitti carbonizzati dei tre piroscafi rimasero a La Punta per oltre due anni, in stato di sequestro da parte dell'autorità di occupazione.

Nella primavera del 1946 il relitto semidistrutto del Volta, completamente consumato dall'incendio, venne rimorchiato a Tavernola, dove non si poté far altro che constatare che i danni erano irreparabili (per altra fonte, il Volta fu rimorchiato a Tavernola nel maggio 1947, insieme a Lariano e Lombardia). Il relitto di quello che era stato un elegante battello a ruote venne pertanto demolito nel 1947, insieme a quello del Lombardia; il Lariano, risparmiato inizialmente nella speranza di poterlo riparare, li avrebbe seguiti nel 1950.


Il Volta al pontile di Cadenabbia, in bianco e nero ed in versione con colorizzatura “d’epoca” (da www.navicomo.blogspot.com)


Il Volta a Como; in secondo piano il gemello Lariano, ormeggiato in diga senza fumaiolo (da www.navicomo.blogspot.com)


Il Volta (sulla destra, con lo scafo nero) ed il Plinio a Menaggio (da www.navicomo.blogspot.com)


(da www.digilander.libero.it/lariana)


A Bellagio (da www.navicomo.blogspot.com)


Ancora al pontile di Cadenabbia (da www.navicomo.blogspot.com)


Davanti a Carate Urio (da www.navicomo.blogspot.com)


Davanti a Villa Carlotta (da www.navicomo.blogspot.com)


In navigazione in Tremezzina (da www.navicomo.blogspot.com)


In navigazione nella Zoca de l'Oli (da www.navicomo.blogspot.com)


In navigazione verso Tavernola (da www.navicomo.blogspot.com)


In partenza da Nesso (da www.navicomo.blogspot.com)


Sul Lungo Lario di Ponente (da “C’era una volta il lungolago di Como”, di Enrico Levrini)




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