mercoledì 8 aprile 2020

Ciro Menotti

Il Menotti nei primissimi anni di servizio, prima delle modifiche (Coll. Aldo Cavallini, via www.naviearmatori.net)

Sommergibile di media crociera della classe Bandiera (dislocamento di 933 o 942 tonnellate in superficie e 1096 o 1147 in immersione).
Nel periodo di guerra contro gli Alleati effettuò 36 missioni, di cui 23 offensive/esplorative (perlopiù in Mediterraneo orientale), otto di trasporto (durante le quali trasportò complessivamente 374,3 tonnellate di rifornimenti, di cui 99,1 di benzina in lattine, 194,3 di munizioni, 65,3 di viveri e 15,6 di materiale vario) e cinque di trasferimento, percorrendo complessivamente 22.281 miglia in superficie e 2800 in immersione (trascorrendo 180 giorni in mare), nonché 53 uscite addestrative per la Scuola Sommergibili di Pola.
Motto: “In virtute vis” (la forza nella virtù).

Breve e parziale cronologia.

12 maggio 1928
Impostazione nei cantieri Odero Terni Orlando di La Spezia (numero di costruzione 214).
Altra fonte indica la data d’impostazione come l’11 febbraio 1928.
29 dicembre 1929
Varo nei cantieri Odero Terni Orlando di La Spezia.
Altre fonti indicano la data del varo come il 29 luglio 1929 od il 7 agosto 1929.


Il Menotti nella sua configurazione originaria, con il cannone scudato e senza il “nasone” a prua (sopra: dal libro “OTO 1939”, via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net; sotto: g.c. STORIA militare)


20 agosto 1930
Durante le prove di collaudo, il Menotti supera per la (sua) prima volta i 100 metri di profondità, scendendo a 102,5 metri.

Documento firmato dall’equipaggio del Menotti al raggiungimento dei 100 metri di profondità alle prove (Coll. Armando Duval/www.grupsom.it)

29 agosto 1930
Entrata in servizio.
Altre fonti indicano la data di entrata in servizio come il 29 luglio 1930 od il 10 settembre 1930.

Il Menotti ed il gemello Santorre di Santarosa in allestimento nel 1930 (da www.marinai.it)

1930-1931
Poco dopo il completamento, avendo evidenziato un’eccessiva lentezza nella fase d’immersione, il Menotti e gli altri sommergibili della classe Bandiera subiscono la rimozione delle camicie dei periscopi, e vengono praticate due serie di fori circolari sullo scafo esterno per accorciare i tempi d’immersione.
Qualche mese dopo, siccome sono emerse anche una tendenza al beccheggio, scarsa stabilità trasversale e tendenza ad immergersi di prua durante la navigazione in superficie (specialmente in caso di mare grosso di prua e/o di navigazione a velocità elevata), Menotti e gemelli vengono sottoposti ad un altro ciclo di lavori di modifica: a prua le strutture dello scafo saranno rialzate per inserire una cassa autoallagabile per mitigare il beccheggio, creando così un “nasone”; verranno installate controcarene laterali (per aumentare la stabilità) e modificata la forma della torretta, rendendola più chiusa. Ciò migliorerà la tenuta al mare dei sommergibili della classe, ma a discapito della velocità (originariamente di 17,9 nodi in superficie e di 9 nodi in immersione, diverrà di 15 in superficie ed 8 in immersione), calata di due nodi in superficie e di uno in immersione a causa della resistenza generata dalle nuove controcarene esterne.

Un’altra immagine del Menotti nella configurazione originale senza controcarene (da “I sommergibili italiani tra le due guerre mondiali” di Alessandro Turrini, USMM, 1990)

1931
Una volta completate le modifiche il Menotti, insieme ai gemelli Fratelli BandieraLuciano Manara e Santorre Santarosa (e per un periodo, anche al sommergibile posamine Filippo Corridoni), va a formare la VI Squadriglia Sommergibili di Media Crociera, avente base a Taranto.
Nello stesso anno Menotti, Manara e Santarosa compiono una crociera a Tripoli e nel Dodecaneso, con lo scopo di verificare le prestazioni della classe; si nota ancora una tendenza ad infilarsi con mare di prora.
30 maggio 1931
Riceve a La Spezia la bandiera da combattimento, donata da Modena, città natale di Ciro Menotti. Madrina del vessillo è donna Elena San Donnino.

Menotti e Santarosa nel 1931 (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

1932
La VI Squadriglia Sommergibili di Media Crociera cambia nome in VII Squadriglia.
1933
La VII Squadriglia Sommergibili viene trasferita a Brindisi. Durante questo periodo (1932-1933) Menotti e gemelli svolgono, oltre all’addestramento, crociere di breve durata in acque italiane.
1934
La VII Squadriglia cambia nuovamente nome in VI Squadriglia e viene trasferita a Napoli.
Menotti e Santarosa compiono una crociera alle Baleari ed in porti della Spagna.


In uscita dal Mar Piccolo a Taranto negli anni Trenta (foto Paolo De Siati, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)


1935
Verso fine anno la squadriglia viene trasferita a Tobruk, dove resterà per circa un anno.
1936
Assume il comando del Menotti il capitano di corvetta Vittorio Moccagatta, che vi è già stato imbarcato col grado di tenente di vascello; durante il medesimo periodo (1936-1937) presta servizio sul Menotti il tenente di vascello Giuliano Prini, futura Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Il sommergibile viene dislocato a Tobruk, in seno al V Gruppo Sommergibili.

Il capitano di corvetta Vittorio Moccagatta, comandante del Menotti durante la guerra di Spagna (USMM)

22 o 23 gennaio 1937
Il Menotti (capitano di corvetta Vittorio Moccagatta) parte da Cagliari per una missione clandestina nelle acque di Malaga, in appoggio alle forze franchiste durante la guerra civile spagnola.
Tra fine gennaio ed inizio febbraio 1937 sono ben diciassette i sommergibili italiani schierati in agguato nelle acque tra Almeria e Barcellona, Menotti compreso: il loro compito è di insidare i porti spagnoli in mano alla fazione repubblicana e tagliare i flussi di rifornimenti ivi diretti.
31 gennaio 1937
In agguato notturno al largo di Malaga, dopo diverse ore di mare grosso ed otto giorni trascorsi senza aver avvistato alcunché, il Menotti avvista la sagoma di un piroscafo alla fonda, a luci spente, vicino al faro spento di Torrox (secondo altra fonte, a bordo si sarebbe ritenuto che la nave fosse in navigazione, non alla fonda). Il comandante Moccagatta decide di attaccarlo: lancia due siluri, quasi alla cieca, e riesce a colpire la nave con uno di essi, provocandone l’affondamento in acque basse (cinque metri d’acqua: la nave rimane parzialmente emergente, e sbandata su un fianco), a poca distanza dalla riva (a seconda delle fonti, tra i 60 ed i 300 metri dalla spiaggia).
Si tratta del piroscafo Delfin (1253 tsl), al servizio della Spagna repubblicana ed adibito al traffico tra Alicante e Malaga con scali intermedi ad Almeria e Cartagena (trasportando posta e poco altro: in tutto 2900 tonnellate di merci in 18 viaggi tra l’agosto 1936 ed il gennaio 1937), al comando del capitano Fernando Gomila. Partito da Barcellona alcuni giorni prima con un carico di farina, grano, vino, olio e merluzzo (altra fonte parla anche di altre merci, tra cui rasoi e carta marrone) destinato alla popolazione ed alla guarnigione di Malaga, aveva fatto scalo ad Alicante (28 gennaio), Almeria ed infine a Motril, dove aveva pernottato tra il 29 ed il 30 gennaio salpando alle nove del mattino del 30 alla volta di Malaga. All’alba, mentre procedeva sottocosta al largo di Nerja, era stato avvistato da un idrovolante Heinkel He 59 dell’Aufklärungsgruppe See 88 della "Legione Condor" tedesca e successivamente attaccato da un altro Heinkel He 59 (tenente Werner Klumpfer), scortato da due Heinkel He 60, decollato da Atalayon (Melilla) dopo la segnalazione del ricognitore: l’He 59 gli aveva sganciato contro un siluro, che tuttavia l’aveva mancato perché difettoso (dapprima non si era neanche sganciato, mentre al secondo tentativo, attuato manualmente, si era sganciato, ma aveva preso a girare in cerchio). Manovrando per sottrarsi all’attacco, il Delfin aveva rivolto la prua verso terra e si era andato ad incagliare volontariamente presso La Herredura (vicino a Torrox) (secondo una fonte, obbedendo ad ordini superiori precedentemente impartiti per una simile evenienza, allo scopo di rendere possibile il recupero del carico), dopo di che era stato abbandonato dall’equipaggio (che aveva raggiunto la vicina costa sulle scialuppe), pur non avendo subito danni; dopo che gli aerei tedeschi si erano allontanati, l’equipaggio era tornato a bordo ed aveva tentato di disincagliare la nave, ma alle 16.30 dello stesso 30 gennaio si era verificato un nuovo attacco aereo con lancio di bombe  e mitragliamento. Di nuovo il Delfin non era stato colpito, ma l’equipaggio aveva nuovamente abbandonato la nave, rifiutandosi di tornare a bordo; le autorità a Malaga (i responsabili del sindacato dei marittimi, le delegazioni della Marina repubblicana e della compagnia Transmediterranea, il comandante del bacino galleggiante) si erano attivate e si era pensato di farlo disincagliare con l’intervento di un peschereccio e del guardacoste Xauen, ma quest’ultimo era immobilizzato in porto a causa dei danni subiti in un precedente attacco aereo.
Nella notte successiva il Menotti aveva avvistato il piroscafo intatto ma deserto – non alla fonda, come Moccagatta aveva erroneamente creduto nell’oscurità, bensì incagliato – e lo aveva colpito con un siluro, facendolo affondare e provocando danni tali da farlo considerare come perduto ed irrecuperabile. Il carico, invece, poté in parte essere recuperato, grazie ai bassifondali che avevano impedito alla nave di rimanere completamente sommersa (questo secondo alcune fonti italiane, tra cui il libro “Uomini sul fondo” di Giorgio Giorgerini: tuttavia, un articolo di Francisco González-Ruiz pubblicato sulla spagnola “Revista General de Marina” del gennaio-febbraio 1998 affermava invece che il personale spagnolo di terra, nell’annunciare che dopo il siluramento il Delfin era da ritenersi come completamente perduto – pérdita total del buque –, riferì che "il carico che potrà essere recuperato sarà insignificante"). Il 2 febbraio il relitto venne ancora bombardato da altri idrovolanti tedeschi dell’Aufklärungsgruppe See 88, tra cui di nuovo l’Heinkel He 59 di Werner Klumpfer, che ritenne di averlo colpito a centro nave con una bomba da 250 kg sganciata da mille metri di altezza (tanto da essere insignito da Hermann Göring, capo della Luftwaffe, di un “diploma” che lo riconobbe come l’affondatore del Delfin, per quanto questi fosse già, a quel punto, un relitto semiaffondato).
Non vi sono state vittime tra l’equipaggio, non essendovi nessuno a bordo al momento del siluramento.
L’affondamento del Delfin darà vita ad un modo di dire diffuso in certe zone della Spagna: “essere più persi della nave del riso”. La popolazione di Malaga, assediata dalle forze falangiste e ridotta alla fame, era infatti stata informata del previsto arrivo da Valencia di una nave carica di provviste (riso, secondo alcune versioni, mentre secondo un altro articolo “la nave del riso” era il termine genericamente utilizzato in quei tempi per parlare di una nave che trasportava viveri per le popolazioni assediate): vale a dire il Delfin; nave che, attesa con ansia dai malaghesi, che per giorni si recarono al porto sperando di vederla arrivare, non giunse mai. Da qui il modo di dire “essere più persi della nave del riso”, il Delfin, tanto atteso e mai arrivato perché affondato a poche miglia dalla sua destinazione. Secondo un articolo, anche la vicina spiaggia di Calaceite dovrebbe il suo nome all’affondamento del Delfin, essendo stata invasa da una marea di carburante fuoriuscito dalla nave affondata (“aceite”, in spagnolo, significa olio: “Calaceite” è la “spiaggia dell’olio”). Tuttavia, il fatto che un articolo dell’epoca (2 febbraio 1937) del giornale “El Luchador” menzioni il luogo dell’attacco come “Punta del Aceite”, porta a dubitare di questa affermazione.
Il relitto del Delfin è oggi una popolare attrazione per i subacquei.
Nei giorni seguenti, il Menotti continua il suo pattugliamento della costa di Malaga, senza avvistare alcuna nave, ma rilevando un intenso traffico di veicoli sulla strada costiera.


Due immagini del relitto del Delfin (sopra: Coll. Franco Bargoni, via Revista General de Marina; sotto: da Facebook)


2 febbraio 1937
Durante la notte (secondo altra fonte, alle cinque del pomeriggio), il Menotti esegue un’azione di bombardamento costiero col proprio cannone, sparando in dieci minuti 27 granate da 102 mm contro il ponte e la strada costiera di La Herradura (vicino a Malaga), in appoggio all’offensiva scatenata dalle forze italiane e spagnole nazionaliste per la conquista di Malaga.
L’offensiva contro Malaga avrà inizio il giorno seguente, 3 febbraio: vi partecipano 15.000 soldati spagnoli nazionalisti (comprese truppe coloniali marocchine e miliziani carlisti), al comando del generale Gonzalo Queipo de Llano, e tra i 5000 ed i 10.000 italiani (nove battaglioni di camicie nere del Corpo Truppe Volontarie, dotati di carri armati leggeri CV35, il cui apporto sarà decisivo per le sorti della battaglia), al comando del generale Mario Roatta. La guarnigione repubblicana, al comando del colonnello José Villalba Rubio, è numericamente superiore, potendo contare tra i 30.000 ed i 40.000 miliziani, ma poco e male armata. Roatta e Queipo de Llano hanno chiesto l’aiuto della Marina italiana, oltre che di quella spagnola nazionalista, affinché partecipino all’investimento di Malaga con azioni di bombardamento contro costa, specialmente contro i collegamenti stradali e litoranei. Da parte italiana, non potendosi scoprire troppo per ragioni politiche (ufficialmente l’Italia non partecipa al conflitto spagnolo), tali azioni possono essere eseguite soltanto di nascosto, nottetempo, da sommergibili: tra questi il Menotti, inviato in agguato sulla rotta d’accesso al porto ed incaricato di eseguire due azioni di bombardamento costiero.
3 febbraio 1937
Sempre di notte, il Menotti esegue nuovamente un’azione di bombardamento costiero di obiettivi stradali in appoggio alle operazioni contro Malaga, sparando in quindici minuti altre 35 granate da 102 mm contro il viadotto di Cala Honda (o Calanda, o Calahonda).
Malaga cadrà l’8 febbraio.
9 febbraio 1937
Il Menotti conclude la missione raggiungendo Napoli (per altra fonte Tobruk).
Per questa missione, il comandante Moccagatta sarà decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con motivazione «Comandante del sommergibile Menotti durante una missione di guerra sulla costa spagnola effettuata in condizioni di tempo particolarmente avverse, dava prova di incrollabile tenacia e di spiccato spirito offensivo compiendo nonostante le notevoli difficoltà due bombardamenti del porto di Malaga, e risolutamente attaccando ed affondando in prossimità della costa nemica un piroscafo contrabbandiere».

Il Menotti a Taranto nel 1937 (foto Paolo De Siati, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)

5 agosto 1937
Il Menotti (tenente di vascello Francesco De Rosa) salpa da Messina, dov’è stato trasferito in seno al III Grupsom, per una missione nel Canale di Sicilia a contrasto del traffico di rifornimenti verso i porti della Spagna repubblicana. Più precisamente, dovrà pattugliare le acque a nord di Pantelleria, in una zona compresa tra Capo Lilibeo in Sicilia e Capo Bon in Tunisia.
Il 3 agosto Francisco Franco ha chiesto urgentemente a Mussolini di usare la sua flotta per fermare un grosso “convoglio” sovietico appena partito da Odessa e diretto nei porti repubblicani; sulle prime era previsto il solo impiego di sommergibili, ma Franco è riuscito a convincere Mussolini ad impiegare anche le navi di superficie. Nel suo telegramma Franco afferma: «Tutte le informazioni degli ultimi giorni concordano nell’annunciare un aiuto possente della Russia ai rossi, consistente in carri armati, dei quali 10 pesanti, 500 medi e 2 000 leggeri, 3 000 mitragliatrici motorizzate [sic], 300 aerei e alcune decine di mitragliatrici leggere, il tutto accompagnato da personale e organi del comando rosso [si trattava, in realtà, di una grossolana esagerazione]. L’informazione sembra esagerata, poiché le cifre devono superare la possibilità di aiuto di una sola nazione. Ma se l’informazione trovasse conferma, bisognerebbe agire d’urgenza e arrestare i trasporti al loro passaggio nello stretto a sud dell’Italia e sbarrare la rotta verso la Spagna. Per far ciò, bisogna, o che la Spagna sia provvista del numero necessario di navi o che la flotta italiana intervenga ella stessa. Un certo numero di cacciatorpediniere operanti davanti ai porti e alle coste dell’Italia potrebbe sbarrare la rotta del Mediterraneo ai rinforzi rossi: la cattura potrebbe essere effettuata da navi battenti apertamente bandiera italiana, aventi a bordo un ufficiale e qualche soldato spagnolo, che isserebbero la bandiera nazionalista spagnola al momento stesso della cattura. Invierò d’urgenza un rappresentante a Roma per negoziare questo importante affare. Nell’intervallo, e per impedire l’invio delle navi che saranno già in rotta per la Spagna, prego il governo italiano di sorvegliare e segnalare la posizione e la rotta delle navi russe e spagnole che lasciano Odessa. Queste navi devono essere sorvegliate e perquisite da cacciatorpediniere italiani che segnaleranno la loro posizione alla nostra flotta. Vogliate trasmettere in tutta urgenza al Duce e a Ciano l’informazione di cui sopra e la nostra richiesta, unita all’assicurazione dell’indefettibile amicizia e della riconoscenza del generalissimo alla nazione italiana».
Mussolini ha pertanto ordinato alla Marina di bloccare il Canale di Sicilia, per impedire l’invio di rifornimenti dall’Unione Sovietica (Mar Nero) alle forze repubblicane spagnole.
Il blocco navale viene ordinato da Roma il 7 agosto ed ha inizio due giorni più tardi; oltre ai sommergibili, inviati sia al largo dei Dardanelli che lungo le coste della Spagna, prendono il mare gli incrociatori Diaz e Cadorna, otto cacciatorpediniere ed altrettante torpediniere che si posizionano nel Canale di Sicilia e lungo le coste del Nordafrica francese. Cacciatorpediniere e torpediniere operano in cooperazione con quattro sommergibili (tra cui il Menotti) ed un sistema di esplorazione aerea a maglie strette (idrovolanti dell’83° Gruppo Ricognizione Marittima, di base ad Augusta) e sono alle dipendenze dell’ammiraglio di divisione Riccardo Paladini, comandante militare marittimo della Sicilia, cui è affidata la direzione del dispositivo di sbarramento; successivamente verranno avvicendati da altre siluranti e dalla IV Divisione Navale (incrociatori leggeri Armando DiazAlberto Di GiussanoLuigi CadornaBartolomeo Colleoni). Sono complessivamente ben 40 le navi mobilitate per il blocco: i quattro incrociatori della IV Divisione, l’esploratore Aquila, dieci cacciatorpediniere (FrecciaDardoSaettaStraleFulmineLampoEsperoBorea, Ostro e Zeffiro), 24 torpediniere (CignoCanopoCastoreClimeneCentauroCassiopeaAndromedaAntaresAltairAldebaranVegaSagittarioAstoreSirioSpicaPerseoGiuseppe La MasaGenerale Carlo MontanariIppolito NievoGiuseppe Cesare AbbaGenerale Achille PapaNicola FabriziGiuseppe Missori e Monfalcone) e la nave coloniale Eritrea. Altre due navi, gli incrociatori ausiliari Adriatico e Barletta, camuffati da spagnoli Lago e Rio, hanno l’incarico di visitare i mercantili sospetti avvistati dalle navi da guerra in crociera. I primi quattro sommergibili a partecipare al blocco, a partire dal 9 agosto, sono il Menotti, il gemello Santarosa ed i più piccoli Diaspro e Berillo, che operano in cooperazione con le Squadriglie Cacciatorpediniere “Freccia” e “Zeffiro” e con le Squadriglie Torpediniere “Cigno” ed “Altair”.
Il dispositivo di blocco è articolato in più fasi: informatori ad Istanbul segnalano all’Alto Comando Navale le navi sovietiche, o di altre nazionalità ma sospettate di operare al servizio dei repubblicani, che passano per il Bosforo; ad attenderle in agguato per primi vi sono i sommergibili appostati all’uscita dei Dardanelli. Se le navi superano indenni questo primo ostacolo, vengono segnalate alle navi di superficie ed ai sommergibili in crociera nel Canale di Sicilia e nello Stretto di Messina; qualora dovessero riuscire ad evitare anche questo nuovo pericolo (possibile soltanto appoggiandosi a porti neutrali) troverebbero ad aspettarle altre navi da guerra in crociera nelle acque della Tunisia e dell’Algeria. Infine, come ultima barriera per i bastimenti che riuscissero ad eludere anche tale minaccia, altri sommergibili sono in agguato lungo le coste della Spagna.
Il blocco si protrae dal 7 agosto al 12 settembre con intensità variabile; nel periodo di maggiore attività sono contemporaneamente in mare nel Canale di Sicilia 12 navi di superficie, 5 sommergibili e 6 aerei. Gli ordini per le navi di superficie sono di avvicinare e riconoscere tutti i mercantili avvistati, specialmente quelli privi di bandiera (e che non la issano subito dopo averne ricevuto l’intimazione dalle unità italiane), quelli che di notte procedono a luci spente, quelli con bandiera sovietica o spagnola repubblicana, quelli che hanno in coperta carichi di natura palesemente militare, e quelli che sono stati specificamente indicati per nome dal Comando Centrale. Se un mercantile viene riconosciuto come al servizio della Spagna repubblicana, la nave italiana che l’ha avvistato deve seguirlo e segnalarlo al sommergibile più vicino, che dovrà poi procedere ad affondarlo. Se quest’ultimo fosse impossibilitato a farlo, spetterebbe alla nave di superficie il compito di seguire il mercantile fino a notte, tenendosi in contatto visivo, per poi silurarlo una volta calata l’oscurità. I piroscafi identificati come “contrabbandieri” di notte devono invece essere subito affondati. Se venisse incontrato un mercantile repubblicano a grande distanza dalle acque territoriali della Tunisia, la nave che lo avvista deve chiamare sul posto uno tra Rio e Lago oppure una nave da guerra spagnola nazionalista (parecchie di queste sono appositamente dislocate nel Mediterraneo centrale) che provvederanno a catturarlo. Ordini tassativi sono emanati per evitare interferenze o incidenti con bastimenti neutrali (il che talvolta obbliga a seguire un mercantile “sospetto” per tutto il giorno al fine di identificarlo, dato che talvolta quelli diretti nei porti repubblicani usano bandiere false), e questo, insieme all’intensità del traffico navale nel Canale di Sicilia, rende piuttosto complessa e delicata la missione delle navi che partecipano al blocco.
Il blocco navale così organizzato (del tutto illegale, dato che l’Italia non è formalmente in guerra con la Repubblica spagnola) si rivela un pieno successo: sebbene le navi effettivamente affondate o catturate siano numericamente poche, l’elevato rischio comportato dalla traversata a causa del blocco italiano porta in breve tempo alla totale interruzione del flusso di rifornimenti dall’Unione Sovietica alla Spagna repubblicana. Soltanto qualche mercantile battente bandiera britannica o francese riesce a raggiungere i porti repubblicani, oltre a poche navi che salpano dalla costa francese del Mediterraneo e raggiungono Barcellona col favore della notte. Entro settembre, l’invio di mercantili con rifornimenti per i repubblicani dall’Unione Sovietica attraverso il Bosforo è praticamente cessato, tanto che i comandi italiani si possono ormai permettere di ridurre di molto il numero di navi in mare per la vigilanza, essendo quest’ultima sempre meno necessaria e non volendo provare troppo le navi in una zona dove c’è spesso maltempo con mare grosso. Ad ogni modo, le navi assegnate al blocco vengono mantenute nelle basi siciliane, pronte a riprendere il mare qualora dovesse manifestarsi una ripresa nel traffico verso la Spagna.
Oltre alla grave crisi nei rifornimenti di materiale militare, che si verifica proprio nel momento cruciale della conquista nazionalista dei Paesi Baschi (principale centro di produzione di armi tra le regioni in mano repubblicana), il blocco ha un impatto notevole anche sul morale dei repubblicani, tanto nella popolazione civile (il cui morale va deteriorandosi per la difficoltà di procurarsi beni di prima necessità) quanto nei vertici politico-militari, che si rendono conto di come, mentre i nazionalisti ricevono dall’Italia supporto incondizionato, persino sfacciato, con largo dispiego di mezzi, Francia e Regno Unito non sembrano disposte a fare molto più che parlare in aiuto alla causa repubblicana (in alcuni centri repubblicani si svolgono anche aperte manifestazioni contro queste due nazioni, da cui i repubblicani si sentono abbandonati).
Il blocco italiano impartisce dunque un durissimo colpo ai repubblicani, ma scatena anche gravi tensioni internazionali (specie col Regno Unito) e feroci proteste sulla stampa spagnola repubblicana ed internazionale, con accuse di pirateria – essendo, come detto, un’operazione in totale violazione di ogni legge internazionale – nei confronti della Marina italiana, ripetute anche da Winston Churchill. Il governo britannico, invece, evita di accusare apertamente l’Italia, dato che il primo ministro Neville Chamberlain intende condurre una politica di “riavvicinamento” verso l’Italia per allontanarla dalla Germania; anche questo fa infuriare i repubblicani, che hanno fornito ai britannici prove del coinvolgimento italiano (prove che i britannici peraltro possiedono già, dato che l’Operational Intelligence Center dell’Ammiragliato intercetta e decifra svariate comunicazioni italiane relative alle missioni “spagnole”), solo per vedere questi ultimi fingere di attribuire gli attacchi ai soli nazionalisti spagnoli.
Nel settembre 1937 Francia e Regno Unito organizzeranno la Conferenza di Nyon per contrastare la “pirateria sottomarina”: gli occhi di tutti sono puntati sull’Italia, anche se questa non viene accusata direttamente (tranne che dall’Unione Sovietica, ragion per cui l’Italia, sebbene invitata, rifiuta di partecipare alla conferenza). Se ufficialmente i britannici non parlano apertamente di coinvolgimento italiano, attraverso i canali diplomatici questi fanno pervenire al ministro degli Esteri italiano, Galeazzo Ciano, l’irritazione per alcuni incidenti che hanno coinvolto proprio navi britanniche (il cacciatorpediniere HMS Havock è stato attaccato, ancorché senza risultato, dal sommergibile italiano Iride), ragion per cui il 12 settembre si decide di sospendere il blocco per non incrinare le relazioni con il Regno Unito. Nel periodo 7 agosto-12 settembre, le navi italiane hanno avvicinato e identificato ben 1070 bastimenti mercantili, di svariate nazionalità. Da questo momento, sarà incombenza unicamente della Marina franchista impedire che altri rifornimenti raggiungano i porti repubblicani.

Dettaglio della torretta del Menotti nel 1937 (da www.trentoincina.it)

18 o 19 agosto 1937
Il Menotti conclude la missione rientrando alla base.
Durante la missione ha condotto quattro manovre d’attacco, che ha però sempre interrotto all’ultimo momento per l’impossibilità di identificare con certezza i bersagli.
1937
Menotti, ManaraBandieraSantarosa vanno a formare la XXXII Squadriglia Sommergibili (poi XXXIV Squadriglia Sommergibili) con base a Messina.
5 maggio 1938
Al comando del tenente di vascello Alberto Avogadro di Cerrione, il Menotti prende parte alla rivista navale "H" organizzata nel Golfo di Napoli per la visita in Italia di Adolf Hitler. Partecipa alla rivista la maggior parte della flotta italiana: le corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, i sette incrociatori pesanti della I e III Divisione, gli undici incrociatori leggeri della II, IV, VII e VIII Divisione, sette "esploratori leggeri" classe Navigatori, diciotto cacciatorpediniere (le Squadriglie VII, VIII, IX e X, più il Borea e lo Zeffiro), trenta torpediniere (le Squadriglie IX, X, XI e XII, più le vecchie AudaceCastelfidardoCurtatoneFrancesco StoccoNicola Fabrizi e Giuseppe La Masa ed i quattro "avvisi scorta" della classe Orsa), ben 85 sommergibili della Squadra Sommergibili al comando dell’ammiraglio Antonio Legnani, e 24 MAS (Squadriglie IV, V, VIII, IX, X e XI), nonché le navi scuola Cristoforo Colombo ed Amerigo Vespucci, il panfilo di Benito Mussolini, l’Aurora, la nave reale Savoia e la nave bersaglio San Marco.
La Squadra Sommergibili è protagonista di uno dei momenti più spettacolari della parata, nella quale gli 85 battelli effettuano una serie di manovre sincronizzate: dapprima, disposti su due colonne, alle 13.15 passano contromarcia tra le due squadre  navali che procedono su rotte parallele; poi, terminato il defilamento, alle 13.25 tutti i sommergibili effettuano un’immersione simultanea di massa, procedono per un breve tratto in immersione e poi emergono simultaneamente ed eseguono una salva di undici colpi con i rispettivi cannoni.

Torretta e cannone del Menotti in una foto scattata poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale (g.c. STORIA militare)
1939
Presta servizio sul Ciro Menotti, inquadrato nella XXXIV Squadriglia Sommergibili di Messina, il tenente di vascello Carlo Fecia di Cossato, futuro asso dell’Atlantico.
10 giugno 1940
All’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Menotti (tenente di vascello Carlo Fecia di Cossato) fa parte della XXXIII Squadriglia Sommergibili del VIII Grupsom, insieme ai gemelli Fratelli Bandiera, Luciano Manara e Santorre Santarosa, con base a Trapani (altra fonte afferma invece che avrebbe fatto parte della XXXIV Squadriglia del III Grupsom di Messina, ma sembra probabile un errore).
19 o 21 giugno 1940
Il Menotti (tenente di vascello Carlo Fecia di Cossato) parte per la prima missione di guerra, un pattugliamento offensivo tra Gaudo (isolotto a sud di Creta) e Ras el Tin (Libia).
27 giugno 1940
Termina la prima missione di guerra, senza aver avvistato navi nemiche. Secondo una fonte di incerta attendibilità, durante questa missione il Menotti sarebbe stato attaccato da un idrovolante Short Sunderland, che avrebbe respinto e danneggiato col tiro delle proprie mitragliere.
7 luglio 1940
Inviato in pattugliamento a sud della Sardegna, insieme ai sommergibili Ascianghi, Axum, Glauco, Turchese e Luciano Manara.

Il tenente di vascello Carlo Fecia di Cossato, comandante del Menotti nei primi mesi del conflitto (da it.wikipedia.org)

9 luglio 1940
Il Menotti viene inviato, insieme ad altri cinque sommergibili (Ascianghi, AxumTurcheseGlaucoLuciano Manara), tra il meridiano di Capo Spartivento Sardo e le congiungenti Capo Carbonara-Capo Lilibeo e Capo Passero-Zuara, per pattugliare le acque tra l’isola di La Galite e Tunisi fino a una profondità di 50 miglia dalla costa tunisina. La formazione di tale sbarramento è stata disposta da Maricosom (il Comando Squadra Sommergibili, ammiraglio Mario Falangola) per ordine del capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Domenico Cavagnari, in seguito all’uscita da Gibilterra della Forza H britannica.
Quest’ultima, partita alle 17 dell’8 luglio con l’incrociatore da battaglia Hood (nave di bandiera dell’ammiraglio James Somerville), le corazzate Valiant e Resolution, la portaerei Ark Royal, gli incrociatori leggeri DelhiAurora ed Enterprise e dieci cacciatorpediniere (KeppellDouglasVortigenWishartWatchmanFaulknorForesightFearlessFouhoundEscort), è uscita in mare per creare un diversivo rispetto all’operazione "M.A. 5" (invio di convogli tra Malta ed Alessandria con la protezione del grosso della Mediterranean Fleet), in corso negli stessi giorni nel Mediterraneo centro-orientale (ne deriverà la battaglia di Punta Stilo). L’Ark Royal deve lanciare un attacco aereo con 12 aerosiluranti Fairey Swordfish contro Cagliari, all’alba del 10 luglio; scopo dell’operazione è tenere in allarme le forze italiane anche nel Mediterraneo occidentale. Supermarina ha saputo alle 13.40 dell’8 luglio, da osservatori appostati in territorio spagnolo vicino a Gibilterra, della partenza da qul porto di una corazzata, una portaerei, tre incrociatori e tredici cacciatorpediniere; un dispiegamento di forze simile a quelle uscite nello stesso tempo da Alessandria, che desta notevole preoccupazione a Supermarina, la quale ipotizza che possa essere in atto un’operazione combinata da parte della Forza H e della Mediterranean Fleet, nei due bacini del Mediterraneo, anche perché la Forza H, a differenza della Mediterranean Fleet, non sta scortando nessun convoglio. Alle 14.30 dell’8 Marina Orano, sulla base di un’intercettazione francese, ha comunicato che alle 13.45 sono state avvistate quattro grosse navi, due incrociatori e unità leggere in posizione 36°16’ N e 03°16’ E. A questo punto l’ammiraglio Cavagnari, supponendo che la Forza H possa dirigere verso le acque meridionali della Sardegna per attaccare all’alba obiettivi sulle coste sud di quell’isola (come infatti avverrà) e magari anche sulle coste orientali della Sicilia, ha ordinato all’ammiraglio Falangola di predisporre uno sbarramento di sommergibili. Il Menotti non entrerà però in contatto con le forze britanniche, il cui attacco contro Cagliari non produrrà danni.
Estate 1940
Durante l’estate del 1940 il Menotti, al comando di Carlo Fecia di Cossato, compie varie missioni di agguato nel Mediterraneo centrale, senza cogliere risultati.
Nell’autunno del 1940 Fecia di Cossato viene trasferito in Atlantico quale comandante in seconda del sommergibile Enrico Tazzoli, del quale in seguito assumerà il comando.
11-12 novembre 1940
Il Menotti si trova a Taranto, ormeggiato in Mar Piccolo alla banchina sommergibili (insieme ad Ambra, Anfitrite, Atropo, Malachite, Pietro Micca, Naiade, Sirena, Ondina, Uarsciek e Zoea del IV Grupsom, Dagabur, Serpente e Smeraldo del X Grupsom e Giovanni Da Procida del III Grupsom, mentre il Menotti è l’unico battello dell’VIII Grupsom presente in porto) quando la base navale viene attaccata da aerosiluranti britannici decollati dalla portaerei Illustrious, che silurano tre corazzate (Conte di Cavour, Littorio e Duilio, affondando la prima e danneggiando gravemente le altre due) in quella che diverrà nota come “notte di Taranto”. 
28 ottobre 1940
Il Menotti, insieme a Luigi SettembriniTricheco e Dessiè, è tra i sommergibili inviati a formare uno sbarramento a sud di Creta, tra Mar Ionio e Mar Egeo.
31 ottobre 1940
La Mediterranean Fleet britannica, salpata da Alessandria d’Egitto nelle prime ore del 29 ottobre in seguito all’attacco italiano alla Grecia ed entrata in Mar Ionio, si spinge nelle prime ore del 31 fino ad ovest di Zante, Cefalonia e Corfù: tuttavia non viene avvistata né dal Menotti, né dagli altri sommergibili dello sbarramento, le cui maglie sono troppo larghe. La flotta britannica rientrerà ad Alessandria il 2 novembre. 
10-20 gennaio 1941
Compie un agguato al largo del Canale d’Otranto a protezione del traffico di rifornimenti verso l’Albania.
Fine gennaio 1941
Forma uno sbarramento nel Basso Adriatico e nell Ionio settentrionale insieme ai sommergibili Ambra, Turchese, Tito Speri, Filippo Corridoni, Domenico Millelire, Jalea e Dessiè.
22 febbraio-7 marzo 1941
Altro agguato nei pressi del Canale d’Otranto a tutela dei convogli per l’Albania.

Il Ciro Menotti (in secondo piano) ed il sommergibile Giovanni Da Procida (primo piano) ormeggiati a Taranto sottobordo al “pontone” GM 64 Buttafuoco (ex pirofregata corazzata austroungarica Erzherzog Albrecht, costruita nel 1870-1874, radiata nel 1908 e divenuta preda bellica italiana dopo la prima guerra mondiale), usato come nave caserma per gli equipaggi dei sommergibili del Grupsom di Taranto, nel marzo 1941 (g.c. STORIA militare)

9-21 aprile 1941
Terzo agguato nella zona del Canale d’Otranto a protezione del traffico con l’Albania.
Maggio 1941
Assume il comando del Menotti il capitano di corvetta Ugo Gelli.
18 maggio 1941
Il Menotti (capitano di corvetta Ugo Gelli) salpa da Taranto per portarsi in agguato a sud di Zante, in seguito alla segnalazione dell’avvistamento in quelle acque di un sommergibile britannico che, si teme, potrebbe attaccare il naviglio che si sta radunando nel Golfo di Patrasso in preparazione dell’invasione tedesca di Creta (operazione "Merkur") nonché per trasferire in Italia truppe e mezzi corazzati tedeschi che da lì dovranno essere inviati sul fronte orientale (via ritenuta più sicura rispetto a quella terrestre attraverso i Balcani).
20 maggio 1941
Poco prima di mezzanotte, il Menotti avvista una sagoma scura in navigazione verso est a circa 15 nodi. Si tratta probabilmente del posamine britannico Abdiel, che poche ore dopo poserà un campo minato al largo di Capo Dukato (Isola di Santa Maura, nelle Isole Ionie): su queste mine affonderanno il cacciatorpediniere Carlo Mirabello, la cannoniera Pellegrino Matteucci ed i piroscafi tedeschi Marburg e Kybfels.

Il Menotti ormeggiato a Taranto alla fine della primavera del 1941, in attesa di iniziare un turno di lavori in Arsenale (g.c. STORIA militare)

Estate 1941
Sottoposto ad un periodo di lavori presso l’Arsenale di Taranto.
Dicembre 1941
A partire da questo mese il Menotti, ormai in condizioni di efficienza mediocri e ritenuto inadeguato a ruoli offensivi (secondo una fonte, già nel 1940 i Bandiera avevano ormai ridotto valore bellico), viene adibito a compiti di trasporto di rifornimenti sulle rotte per la Libia (altre fonti affermano che sarebbe stato destinato a questo impiego a partire dal maggio 1942, ma si tratta di un evidente errore).
1° dicembre 1941
Il Menotti (capitano di corvetta Celli) parte da Taranto alle 13, trasportando un carico di 25 tonnellate di viveri (altra versione parla di 14 tonnellate, più precisamente di gallette) destinati alla piazzaforte Bardia.
Già da tempo i Comandi dell’Esercito in Libia, specialmente quelli tedeschi, fanno pressione sulla Marina affinché utilizzi dei sommergibili per trasportare rifornimenti nei piccoli porti, come Derna e Bardia, più vicini alla linea del fronte e dove le navi mercantili non possono attraccare: Supermarina si è a lungo opposta, data la scarsa quantità di rifornimenti che possono essere imbarcati su un sommergibile (nel migliore dei casi, un decimo di quello che potrebbe trasportare un mercantile di modeste dimensioni), ma alla fine ha ceduto dinanzi alle continue pressioni. Sulle prime si sono destinati a questo servizio i grandi sommergibili oceanici della classe Ammiragli ed i sommergibili posamine, che hanno una capacità di carico superiore alla media; ma in dicembre, per effetto delle sempre più pressanti richieste tedesche (la situazione è particolarmente difficile: in novembre le perdite nei rifornimenti inviati via mare sono state elevatissime, sfiorando il 70 %, ed i britannici hanno scatenato un’offensiva in grande stile denominata "Crusader"), Supermarina ha intensificato ulteriormente il traffico a mezzo dei sommergibili, destinandovi anche anziani battelli come il Menotti che, se da una parte non hanno grande valore bellico (il che fa sì che non sia una gran perdita il distoglierli dal normale impiego operativo), dall’altra hanno una capacità di carico ancor più ridotta.
4 dicembre 1941
Arriva a Bardia alle 17, scarica le provviste e riparte alle 20.30 per rientrare a Taranto, trasportando quattordici ufficiali prigionieri.
L’arrivo delle gallette non è molto gradito dalla guarnigione di Bardia, che ne ha già fin troppe e preferirebbe provviste di altro tipo, di cui invece vi è carenza: per soddisfare almeno in minima parte questa richiesta, l’equipaggio del Menotti cede agli uomini del presidio, per ordine del comandante Celli, tutte le (modeste) provviste di uova e di verdura delle proprie razioni.
Nel rapporto redatto al termine della missione, il comandante Celli scriverà che «Il generale italiano di Bardia [presumibilmente il generale di divisione Fedele De Giorgis, comandante della 55a Divisione Fanteria "Savona" i cui uomini formavano i tre quarti del presidio di Bardia] ha fatto presente che, secondo richieste già avanzate, ha necessità urgente di nafta e cariche per artiglieria, come pure esprime il desiderio (condiviso dal comando tedesco) che, invece di galletta, della quale vi è già sul posto larga disponibilità, siano inviati viveri d’altro genere e possibilmente legumi (…)».
8 dicembre 1941
Giunge a Taranto alle 11.30.
14 dicembre 1941
Il Menotti salpa da Taranto alle 15.40 per una nuova missione di trasporto, stavolta verso Bengasi, carico di 45 tonnellate di motorina sfusa, 8,5 tonnellate di viveri, 5,5 di parti di ricambio per automezzi e 7,5 di munizioni (in tutto 66,5 o 67,765 tonnellate di rifornimenti, a seconda della fonte).
15 dicembre 1941
Alle sette del mattino il sommergibile britannico P 34 (poi Ultimatum, tenente di vascello Peter Robert Helfrich Harrison), in navigazione verso est, avvista un “U-Boot” in navigazione in superficie circa 110 miglia ad ovest di Zante, s’immerge e si avvicina per intercettarlo, ma lo perde di vista.
L’“U-Boot” era con ogni probabilità il Menotti, in navigazione verso Bengasi.
16 dicembre 1941
Raggiunge Bengasi alle 14.30, sbarca il carico e riparte per Taranto alle 18.45, con a bordo quindici prigionieri ed alcuni militari rimpatrianti.
20 dicembre 1941
Arriva a Taranto alle 14.10.
13 gennaio 1942
Parte da Taranto per Tripoli alle 13.40, trasportando 20 tonnellate di armi e munizioni, 15 tonnellate di provviste, 1,5 di materiali vari e 0,3 di petrolio in latte.
14 gennaio 1942
Arriva ad Augusta alle 18 e vi sosta per quasi ventiquattr’ore.
15 gennaio 1942
Lascia Augusta alle 17, diretto a Tripoli.
18 gennaio 1942
Arriva a Tripoli alle due del pomeriggio.
19 gennaio 1942
Una volta scaricati i rifornimenti, lascia Tripoli alle 15 diretto ad Augusta.
21 gennaio 1942
Alle sette del mattino, in posizione 36°55’ N e 15°38’ E (25 miglia a sudest di Augusta), il sommergibile britannico Unique (tenente di vascello Anthony Foster Collett), mentre si trova immerso a 21 metri di profondità, rileva rumore di motori su rilevamento 110°, in movimento verso sinistra. Portatosi subito a quota periscopica, Collett non vede niente; siccome il rilevamento della fonte del rumore cambia rapidamente, ritiene trattarsi di un cacciatorpediniere o di una torpediniera, ma dopo pochi minuti il rumore scompare. Alle 7.16 l’Unique rileva di nuovo del rumore su rilevamento 160°, in movimento verso destra a bassa velocità, ed alle 7.20 avvista un oggetto scuro di piccole dimensioni su tale rilevamento, identificato alle 7.24 come un sommergibile: si tratta infatti del Ciro Menotti (capitano di corvetta Ugo Gelli), che sta rientrando da Tripoli ad Augusta al termine della sua missione di trasporto. Fin dalle 7.20 l’Unique ha portato tutti i tubi lanciasiluri “in punteria” verso l’unità sconosciuta, ed alle 7.24 Collett decide di attaccare, ma non riesce a portarsi subito in posizione favorevole; alle 7.30 il periscopio d’attacco smette di funzionare, costringendo ad usare l’altro periscopio, e solo alle 7.37 il sommergibile britannico riesce a lanciare quattro siluri contro il Menotti.
Nessuno va a segno, ed il sommergibile italiano, che non si è neanche accorto dell’attacco, prosegue per la sua rotta, sparendo alla vista alle 7.48: raggiungerà indenne Augusta alle 10.30. (Secondo altra fonte, invece, l’Unique avrebbe attaccato non il Menotti ma il Ruggero Settimo, che lo precedeva di non molto sulla medesima rotta).
10-13 febbraio 1942
Inviato al largo della Cirenaica per contrastare la navigazione da Alessandria a Malta di un convoglio britannico nell’ambito dell’operazione "MF 5". Denominato "MW. 9" e partito da Alessandria il 12 febbraio, il convoglio è formato dai mercantili Clan Campbell, Clan Chattan e Rowallan Castle, scortati da quattro incrociatori antiaerei (Naiad, Dido, Euryalus e Carlisle) e ben 16 cacciatorpediniere (Lance, Heythrop, Avon Vale, Eridge, Hurworth, Southwold, Dulverton, Beaufort, Arrow, Griffin, Havock, Hasty, Jaguar, Kelvin, Kipling e Jaguar), il tutto sotto il comando del contrammiraglio Philip L. Vian. Contestualmente all’arrivo a Malta del "MW. 9", lascerà l’isola un convoglio di mercantili scarichi (Ajax, Breconshire, City of Calcutta e Clan Ferguson), il "ME. 10", scortato dalla Forza K del commodoro William Gladstone Agnew (incrociatore leggero Penelope, cacciatorpediniere DecoyFortuneLegionLivelySikh e Zulu).
Per attaccare il convoglio britannico diretto a Malta, ben undici sommergibili italiani vengono schierati in un’area di poco più di 800 miglia quadrate: oltre al Menotti, anche Topazio, TrichecoSirenaDandoloMalachite, OndinaPerlaPlatino.
Il Menotti non entrerà in contatto del convoglio "MW. 9", che sarà completamente distrutto dall’azione della Luftwaffe: Clan Chattan e Rowallan Castle verranno affondati dai bombardieri tedeschi il 14 febbraio, 250 miglia ad est di Malta, mentre già il giorno precedente il Clan Campbell è stato danneggiato e costretto a rinunciare a raggiungere Malta, entrando a Tobruk. Il convoglio "ME. 10", invece, raggiungerà indenne Port Said il 16 febbraio.
È questa l’ultima di 23 missioni offensive/esplorative effettuate dal Menotti in Mediterraneo orientale dall’inizio della guerra, tutte prive di risultati.

Sommergibili classe Bandiera in bacino di carenaggio a Monfalcone (da “Le navi del re. Immagini di una flotta che fu” di Achille Rastelli, SugarCo edizioni, 1988, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)

1942
Il cannone da 102/35 mm viene sbarcato e sostituito con un più lungo e moderno pezzo OTO Mod. 38 da 100/47 mm, dotato di miglior gittata e minor tempi di caricamento (modifica apportata sul solo Menotti, tra i sommergibili della sua classe).
Viene inoltre ridimensionata la falsatorre.
7 marzo 1942
Assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola per essere impiegato nell’addestramento (secondo altre fonti, vi sarebbe invece stato assegnato dal 7 marzo 1943).
Marzo-Novembre 1942
Svolge 53 uscite addestrative per la Scuola Sommergibili, nonché alcuni agguati protettivi antisommergibili in Alto Adriatico.
Agosto 1942
Nella seconda metà del mese il Menotti compie un agguato protettivo in acque metropolitane (presumibilmente in Adriatico).
13 maggio 1942
Secondo una fonte, in questa data il Menotti sarebbe partito da Augusta per effettuare una missione di trasporto con destinazione Tripoli, con un carico di 18,2 tonnellate di armi e munizioni. Di questa missione non vi è, tuttavia, traccia nella cronologia contenuta in appendice al volume USMM "La difesa del traffico con l’Africa Settentrionale dal 1° ottobre 1941 al 30 settembre 1942"; peraltro, la fonte che accenna a questa missione afferma anche che essa sarebbe stata la prima missione di trasporto del Menotti, il che è sbagliato (la prima fu quella iniziata il 1° dicembre 1941).

Una foto scattata sul Menotti al largo di Pola sul finire del 1942, dopo i lavori di ridimensionamento della torretta (g.c. Marcello Risolo)

Novembre 1942
Terminata l’attività addestrativa per la Scuola Sommergibili di Pola, il Menotti viene nuovamente dislocato ad Augusta per riprendere l’attività come sommergibile da trasporto.
18 novembre 1942
Il Menotti parte da Taranto per Tripoli alle 23.50, trasportando 30 tonnellate di munizioni e 21 di benzina in latte.
23 novembre 1942
Sosta a Buerat durante la notte tra il 22 ed il 23, poi prosegue per Tripoli, dove giunge alle 13.
Alle 22 dello stesso giorno, sbarcato il carico, lascia Tripoli per tornare a Taranto.
26 novembre 1942
Arriva a Taranto alle 15.30.
12 dicembre 1942
Il Menotti parte da Taranto per Tripoli alle 15.15, trasportando 35 tonnellate di munizioni, 21 di benzina in latte, 11 di motorina e 1,5 di materiali vari.
16 dicembre 1942
Arriva a Tripoli alle 8.45, sbarca il carico e riparte alle 15.50.
19 dicembre 1942
Arriva a Taranto alle 14.20.
Gennaio 1943
Compie una missione di trasporto di materiali e personale (tra quest’ultimo, il tenente Armi Navali Sebastiano Caltabiano) da Trapani a Lampedusa.
Aprile 1943
Altra missione di trasporto (munizioni ed altri rifornimenti) con destinazione Lampedusa.
Giugno (?) 1943
Assume il comando del Menotti il tenente di vascello Giovanni Manunta.
27 luglio 1943
Il Menotti parte da Brindisi con a bordo due pattuglie di guastatori del Reparto "G" del Reggimento "San Marco", che dovranno attaccare gli aeroporti Alleati situati vicino a Bengasi distruggendovi quanti più aerei possibile (Operazione "Beta"). In tutto i sabotatori sono 19 o 20 (a seconda delle fonti), comandati dal sottotenente di vascello De Martino e dai tenenti Visintini e Caselli.
4 agosto 1943
Nella notte tra il 3 ed il 4 agosto, il Menotti sbarca i 20 sabotatori sulla costa cirenaica, nei dintorni di Bengasi. Dovrebbe poi restare in zona per recuperarli al termine della missione, ma ciò gli viene impedito dalla sistematica caccia attuata ai suoi danni dall’aviazione nemica.
Ad ogni modo, nessuno dei sabotatori riuscirà comunque a raggiungere il punto prestabilito per il reimbarco: un gruppo di dieci incursori (un ufficiale e nove uomini del "San Marco") verranno infatti scoperti ed attaccati da gruppi di arabi armati tra la costa ed il chilometro 10 della strada Bengasi-Agedabia; asserragliatisi in un edificio e qui assediati dagli attaccanti, saranno infine catturati da una pattuglia britannica del No. 4 AA Practice Camp nel tardo pomeriggio dello stesso 4 agosto. Il secondo gruppo di dieci incursori, sbarcato vicino a Suani el-Terria (Sawānī Tīkah), verrà anch’esso catturato da una pattuglia della Sudan Defence Force, che lo consegnerà poi ad un plotone dello Squadrone C dell’8th (King's Royal Irish) Hussars.
Settembre 1943
Il Menotti fa parte del IV Gruppo Sommergibili, di base a Taranto, insieme ad Atropo, Marcantonio Bragadin, Filippo Corridoni, Giovanni Da Procida, Otaria, Luigi Settembrini, Ruggero Settimo, Tito Speri e Zoea.
3 settembre 1943
In seguito allo sbarco in Calabria dell’VIII Armata britannica (operazione “Baytown”), Maricosom attiva il Piano «Zeta», predisposto fin dal precedente marzo, che prevede lo schieramento della maggior parte dei sommergibili superstiti a difesa delle coste campane e calabresi contro tentativi di sbarco angloamericani. Tra questi battelli è anche il Menotti, che parte da Brindisi alle 18 e viene schierato nel Golfo di Squillace (Mar Ionio); oltre ad esso, tra quel golfo e lo stretto di Messina (lungo la costa orientale della Calabria) vengono dislocati in agguato anche Onice, Luigi Settembrini e Zoea, mentre Vortice e Luciano Manara venono inviati sulla costa ionica della Sicilia, Brin ed Alagi nel Golfo di Salerno, Diaspro e Marea nel Golfo di Policastro, ed i sommergibili tascabili CB 8, CB 9 e CB 10 tra Capo Colonne e Punta Alice.
Tuttavia, quando diviene chiaro che l’operazione “Baytown” è limitata alla costa meridionale della Calabria e che non sono in corso altri sbarchi, Maricosom fa rientrare tutti i sommergibili in mare ad eccezione di Settembrini, Vortice, Onice e Zoea. Secondo il saggio di Giuliano Manzari "I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1945", pubblicato nel Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare del dicembre 2011, tuttavia, anche il Menotti sarebbe rimasto in mare fino all’armistizio.
Secondo il libro “Uomini sul fondo” di Giorgio Giorgerini, il Menotti sarebbe rimasto in mare insieme a Vortice, Onice, Settembrini e Zoea, ai quali il 7 settembre – in seguito al ridispiegamento di parte dei sommergibili del Piano «Zeta» determinato dall’avvistamento delle avvisaglie dell’operazione “Avalanche”, lo sbarco a Salerno – si sarebbero aggiunti altri quattro sommergibili (Fratelli Bandiera, Squalo, Jalea e Marcantonio Bragadin) a completamento dello schieramento in Mar Ionio, tra la Sicilia, la Calabria e l’estremità pugliese di Capo Santa Maria di Leuca. Altri undici sommergibili (Brin, Alagi, Diaspro, Giada, Galatea, Marea, Nichelio, Platino, Turchese, Topazio e Velella) vengono contestualmente schierati in Mar Tirreno, tra il Golfo di Paola ed il Golfo di Gaeta.

In navigazione con l’equipaggio schierato in coperta (g.c. Marcello Risolo, via www.naviearmatori.net)

Armistizio

Nelle confuse giornate che seguirono l’annuncio dell’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), il Menotti fu protagonista di un episodio che dimostra l’atmosfera di incertezza, tensione e diffidenza di quel periodo. Il proclama dell’armistizio lo sorprese mentre stava pattugliando le acque del Mar Ionio, al comando del tenente di vascello Giovanni Manunta: questi, incerto sul da farsi e dubbioso dell’autenticità degli ordini che andava intercettando via radio, si consultò il mattino del 9 settembre con il parigrado Pasquale Gigli, comandante del sommergibile Jalea, incontrato nello Ionio. Dopo lo scambio di opinioni, le strade dei due sommergibili si divisero: Manunta decise di fare rotta col Menotti verso Siracusa, mentre Gigli decise di portare il suo Jalea a Gallipoli.
Nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno, mentre era in navigazione nel Canale d’Otranto, il Menotti venne intercettato dal sommergibile britannico Unshaken (tenente di vascello Jack Whitton), che stava rientrando a Malta dopo la sua diciottesima missione di guerra, svolta al largo di Brindisi.
L’Unshaken era in superficie quando l’idrofonista annunciò di aver rilevato rumore di motori che andavano ad alta velocità; temendo che potesse trattarsi di un sommergibile nemico, Whitton ordinò l’immersione, dopo di che avvistò il Menotti al periscopio alle 18.25, in posizione 39°51’ N e 19°04’ E, a cinque miglia di distanza su rilevamento 180°. Sulle prime, tuttavia, il comandante britannico ebbe qualche difficoltà a determinare la nazionalità del nuovo arrivato attraverso il periscopio: il suo scafo non era visibile, ancora al di là dell’orizzonte, mentre la torretta luccicava al sole. Identificatolo in un primo momento come un U-Boot tedesco, Whitton manovrò per attaccare, ma alle 18.50 si rese conto che il sommergibile avvistato era in realtà italiano (il giornale di bordo dell’Unshaken riferisce: "1825 hours - In position 39°51'N, 19°04'E sighted a U-boat bearing 180°, range 5 nautical miles. Enemy course 340°. Closed to attack. 1850 hours - The submarine was now seen to be not German but Italian (Unshaken had received a signal to cease hostilities against Italy at 2231/8). Il comandante Whitton dell’Unshaken avrebbe così descritto, anni dopo, quei momenti: “A circa 1500 iarde di distanza [1370 metri], quando non mancavano che pochi minuti al lancio dei siluri, diedi una lunga ed attenta occhiata al bersaglio: il sommergibile era italiano. Issava anche la sua bandiera ed aveva un numero insolitamente grande di persone sulla plancia, le quali, come potevo vedere chiaramente, avevano lo sguardo fisso rivolto verso nordovest, senza dubbio verso il loro amato Paese [che si trovava] a poche miglia di distanza. Con quel mucchio di persone in plancia, [il Menotti] non era certo in una posizione adatta per una immersione rapida (…) Avremmo cercato di fermarlo, e poi abbordarlo”.
Una volta appurata la sua nazionalità, l’Unshaken emerse (erano le sette di sera) e sparò un colpo d’avvertimento con il cannone, intimando al sommergibile italiano di fermarsi. Il Menotti rifiutò tuttavia di obbedire, e rispose alla cannonata con una raffica di mitragliera (secondo una fonte ufficiale britannica, il comandante Manunta avrebbe poi giustificato l’apertura del fuoco affermando di aver inizialmente scambiato l’Unshaken per un U-Boot tedesco); l’Unshaken reagì manovrando per portarsi in posizione adatta a lanciare i siluri, e solo a questo punto il battello italiano cessò il fuoco ed accondiscese ad arrestarsi.
L’Unshaken si affiancò allora al Menotti e si avvicinò fino a portata di voce, mandando al contempo a bordo dell’unità italiana un drappello di tre marinai, comandato dal tenente di vascello David "Shaver" Swanston, grande amico di Whitton nonché comandante "soprannumerario" presso la 10st Submarine Flotilla di Malta, imbarcato sull’Unshaken per quella missione. Whitton incaricò Swanston di assumere il controllo del Menotti. La parola a Whitton: “L’Unshaken emerse e sparò un colpo d’avvertimento a cavallo della prua dell’U-Boot: c’erano [adesso] ancora più uomini in plancia [del Menotti
] di prima; suppongo fossero saliti per vedere cosa diavolo stesse per accadere. A questo punto l’Unshaken era affiancato [al Menotti], fermo, con la nostra prua contro la prua dell’unità italiana. Il drappello d’abbordaggio, guidato da Shaver che brandiva una calibro 45, stava saltando a bordo [del Menotti]. Corsero lungo il ponte di prua e si arrampicarono sulla torretta dell’unità nemica. L’obiettivo: assumere il controllo del boccaporto della torretta e così arrestare l’immersione, indi soffocare ogni ulteriore resistenza. Ma non ci fu nessuna resistenza [né avrebbe potuto esserci, visto che l’Italia aveva cessato le ostilità contro gli Alleati, nda]”. Tra i marinai del drappello vi era tale Ronald "Sharky" Ward, che secondo un racconto britannico sarebbe stato armato, a sua insaputa, con una pistola scarica, essendo i proiettili contenuti in una busta a parte che era consegnata al marinaio insieme agli ordini.

Una volta che i due sommergibili furono affiancati, ed il drappello britannico fu salito sul Menotti, si accese una vivace discussione tra il comandante italiano, che voleva raggiungere Brindisi, e quello britannico, che pretendeva invece che il Menotti facesse rotta su Malta. Ancora Whitton: “…seguì uno scambio di battute piuttosto acceso, con i due comandanti, ciascuno sulla sua plancia, fianco a fianco, dava voce alle proprie intenzioni: Brindisi, gridava lui; Malta, gridavo io. Brindisi… Malta…” Lo storico britannico John Wingate, autore del libro "The Fighting Tenth", aggiunge ulteriori particolari alla descrizione di questa surreale situazione: il comandante in seconda dell’Unshaken, sottotenente di vascello Herbert Patrick "Percy" Westmacott, passò a Whitton il suo berretto da ufficiale, “per dare un po’ più di solennità alla situazione”. Infine Whitton riuscì a “persuadere” Manunta facendogli spiegandore i dettagli dell’armistizio e, soprattutto, puntando il cannone dell’Unshaken contro la torretta del Menotti.
Il comandante dell’Unshaken conclude così il proprio racconto: “Me lo misi [il berretto]. Al cannone da 76 mm, ancora armato, e pronto all’azione, venne ordinato: caricare un colpo HE [High Explosive]. Il servente, un marinaio con considerevole iniziatia, sollevò il proiettile ad alto esplosivo da 76 mm: lo mostrò, come avrebbe fatto un prestigiatore a teatro, ad un pubblico italiano che ne fu molto impressionato. Poi lasciò scivolare il proiettile nel cannone, chiudendo seccamente la culatta. La bocca del cannone venne puntata sullo stomaco del comandante italiano, ad una distanza di circa tredici piedi [meno di quattro metri]. A Shaver, in piedi vicino a lui, fu chiesto di spostarsi da parte. Con un’alzata di spalle e le mani in aria, l’italiano concordò: Malta. Adesso stavamo cantando la stessa canzone, e non penso che sia stato il mio berretto ad aver sortito questo effetto. Con Shaver Swanston ed il drappello d’abbordaggio al controllo, il battello italiano, il Menotti, avrebbe fatto rotta per Malta”.

Per sincerarsi che il Menotti raggiungesse effettivamente Malta e non tentasse d’immergersi e filarsela, Whitton fece trasbordare un ufficiale e tre marinai del Menotti sull’Unshaken come “ostaggi”; inoltre decise di effettuare il viaggio verso Malta, che avrebbe richiesto due giorni, restando perlopiù in superficie, per poter meglio tener d’occhio il sommergibile italiano.
L’episodio è così riportato nel giornale di bordo dell’Unshaken: «ore 19.00 – Emergo e sparo un colpo di cannone a cavallo della prua del sommergibile [il Menotti] per fermarlo. Il sommergibile italiano risponde con una raffica di mitragliera. L’Unshaken modifica poi la propria rotta come per lanciare dei siluri, al che il tiro di mitragliera cessa. Mi avvicino al [sommergibile] italiano fino a giungere a portata di voce. Gli italiani affermano quindi che sono diretti a Brindisi per ricevervi ordini. Diciamo loro allora di invertire la rotta e fare rotta su Malta, ma si rifiutano, ma quando puntiamo il nostro cannone verso di loro ed il tenente di vascello Swanston spiega i dettgli della resa il comandante italiano cambia idea. Apprendiamo a questo punto che il sommergibile è il Ciro Menotti. Invio un drappello d’abbordaggio di quattro uomini al comando del tenente di vascello Swanston e prendo come ostaggi un ufficiale e tre marinai italiani. Ore 20.00 – Procediamo verso Malta con il Menotti davanti a noi» ("1900 hours - Surfaced and fired one round across submarine's bows to stop her. The Italian submarine answered with a burst of machine gun fire. Unshaken then altered course as to fire torpedoes, the machine gun fire then stopped. Closed the Italian to hailing distance. The Italians then stated they were making for Brindisi for orders. We then told him to turn round and make for Malta but they refused but when we pointed our gun towards him and when Lt. Swanston had explained the details of surrender the Italian Commanding Officer changed his mind. It was then found out that the submarine was the Ciro Menotti. 1900 hours - Sent over a boarding party of four with Lt. Swanston in command and took one Italian officer and three ratings as hostages. 2000 hours - Proceeded on passage to Malta with Menotti in front").

Il 10 settembre Menotti ed Unshaken, in navigazione verso Malta, avvistarono un aereo tedesco, ma non si verificarono attacchi. Ogni sera l’Unshaken si avvicinava al Menotti per controllare che la situazione sull’unità italiana fosse sotto controllo; secondo Wingate, “Swanston si lamentava della sporcizia e della mancanza di disciplina, ma evidentemente non aveva problemi con gli ufficiali, che esprimevano apertamente la loro ripugnanza verso i tedeschi in particolare e verso la guerra in generale. Il comandante del Menotti disse in seguito a Whitton: non aveva ordini di procedere verso un porto Alleato, eccetto un messaggio che riteneva falso, dato che gli Alleati avevano usato cifrari italiani catturati. Era turbato dalla sconfitta; detestava i tedeschi ma non gli dispiaceva di arrendersi ai britannici”.
L’11 settembre (secondo fonti britanniche; fonti italiane parlano invece del 12 settembre, una addirittura delle 17.30 del 14) il Menotti entrò a Malta scortato dall’Unshaken (una fonte britannica lo definisce addirittura “sotto arresto”, date le particolari circostanze del suo “fermo”), passando in mezzo alle altre navi da guerra italiane che lo avevano qui preceduto e che si trovavano adesso all’ancora nel Grand Harbour. Wingate conclude così la narrazione dell’episodio: “Quel pomeriggio il comandante dell’Unshaken ricevette quella che deve essere stata una delle ricevute più inusuali mai compilate nella storia. Scritta su carta con corona goffrata dalla macchina per scrivere di Lazaretto, era indirizzata al sommergibile di sua maestà Unshaken e recava la data di sabato 11 settembre 1943. Firmata da George Phillips in qualità di comandante della 10a Flottiglia Sommergibili, recitava: «Ricevuto dal tenente di vascello J. Whitton, R. N., un sommergibile italiano chiamato Menotti e sessantuno uomini di equipaggio»”.
Il Menotti andò ad ormeggiarsi a Lazaretto Creek, presso la località di Marsa Muscetto, vicino alla locale base sommergibili britannica. Fu il primo sommergibile italiano a raggiungere Malta dopo l’armistizio; gli altri iniziarono ad affluire soltanto a partire dal 13 settembre.

Il Menotti entra a Lazaretto Creek il 12 settembre 1943 (g.c. STORIA militare)

Il comandante Whitton dell’Unshaken ed il suo secondo, sottotenente di vascello Herbert Patrick Westmacott, ricevettero in seguito la Distinguished Service Cross per aver, tra le altre cose, “enforced the surrender of the Italian submarine Menotti, deliberately contravening the armistice regulations” (“obbligato il sommergibile italiano Menotti, che stava deliberatamente contravvenendo alle regole dell’armistizio, ad osservare i termini della resa”); tre marinai (tra cui il sottufficiale motorista Samuel Joseph Lindop Evans) ricevettero la Distinguished Service Medal e diversi altri una “menzione nei dispacci”. Qualche pubblicazione britannica afferma che l’Unshaken avrebbe “catturato” il Menotti, ma quest’affermazione lascia il tempo che trova, dato che la supposta “cattura” avvenne dopo l’armistizio, e dopo che il Menotti, come ogni altra unità italiana, aveva ricevuto ordine di cessare le ostilità contro gli Alleati. La citata motivazione della DSC appare più aderente al vero, al di là della pretesa “deliberatezza” del Menotti nella mancata osservanza dell’ordine di recarsi a Malta (frutto, più che altro, della legittima incertezza che regnava in quei momenti nella mente di tanti comandanti italiani, trovatisi di colpo dinanzi ad un cambiamento tanto repentino della propria situazione). Per la verità, poi, secondo la versione italiana il Menotti stava effettivamente eseguendo gli ordini ricevuti dai sommergibili schierati nello Ionio, che avevano ricevuto disposizione di dirigersi ad Augusta (Siracusa è a poca distanza ed era parimenti in mano britannica) e così fecero (tra gli altri, raggiunsero Augusta Vortice, Squalo, Bragadin, Onice, Settembrini e Zoea), raggiungendo poi Malta dopo qualche giorno. In effetti la discrepanza più grande tra le fonti italiane e britanniche è appunto costituita dalla destinazione scelta dal comandante Manunta: secondo le prime il Menotti era in navigazione verso Siracusa quando venne intercettato dall’Unshaken, mentre stando alle seconde sarebbe stato invece intenzionato a raggiungere Brindisi.

Sommergibili italiani ormeggiati a Sliema (Marsa Muscetto, Malta) nella terza decade del settembre 1943: il Menotti è il dodicesimo da sinistra (g.c. STORIA militare)

Il comandante della flotta italiana internata a Malta era l’ammiraglio di divisione Alberto Da Zara, il più anziano tra i comandanti divisionari quivi giunti con la flotta dopo la morte dell’ammiraglio Carlo Bergamini sulla corazzata Roma: quando fu informato di quanto accaduto al Menotti e della sua situazione, Da Zara protestò energicamente presso l’ammiraglio Andrew Browne Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet, il quale ordinò di restituire subito il sommergibile alla Regia Marina. Il Menotti tornò dunque sotto pieno controllo italiano, andandosi ad ormeggiare, il 13 settembre, a St. Paul’s Bay, insieme alla nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia, al cacciatorpediniere Augusto Riboty, alle torpediniere Libra ed Orione ed ai sommergibili Atropo, Fratelli Bandiera e Jalea.
Sembra però probabile che una conseguenza di questo episodio sia stata la sostituzione del comandante Manunta, forse dietro pressioni britanniche, dal momento che un mese più tardi a comandare il Menotti non era più lui, ma il tenente di vascello Enzo Mariano.

Il Menotti in manovra per cambiare ormeggio a Malta, nel settembre 1943 (g.c. STORIA militare)

21 settembre 1943
Il Menotti viene temporaneamente dislocato nell’ormeggio di San Paolo (Malta), insieme ad altri dieci sommergibili (AlagiBrinGalateaH 1H 2H 4JaleaOnice, Squalo e Zoea; più tardi anche il Turchese), alle “dipendenze” della nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia (si tratta del "Gruppo San Paolo", uno dei due gruppi in cui sono stati suddivisi i sommergibili italiani giunti a Malta: l’altro, denominato "Gruppo Marsa Scirocco", è ubicato in tale località alle dipendenze della corazzata Giulio Cesare).
13 o 16 ottobre 1943
A seguito della dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, il Menotti (tenente di vascello Enzo Mariano) lascia Malta alle 8.30 insieme ai sommergibili AtropoCorridoni e Zoea, diretto ad Haifa (Palestina).
Dato che le guarnigioni italiane di alcune delle isole del Dodecaneso, rinforzate da truppe britanniche, stanno ancora resistendo agli attacchi tedeschi, questi sommergibili vengono inviati ad Haifa per essere impiegati in missioni di rifornimento di armi e munizioni verso tali isole (nonché di sgombero feriti al ritorno): in particolare, i britannici hanno chiesto l’impiego di alcuni sommergibili italiani per il rifornimento di Lero il 13 ottobre. La loro capacità di carico stimata è di 70 tonnellate di munizioni o 40 tonnellate di provviste.
21 ottobre 1943
MenottiCorridoni e Zoea giungono ad Haifa in mattinata, preceduti dall’Atropo (arrivato il giorno precedente).
Qui viene costituito il Comando Superiore Navale Italiano del Levante (Maricosulev Haifa), con un Gruppo Sommergibili del Levante (Grupsom Levante), al comando del capitano di fregata Carlo Liannazza; i sommergibili del Gruppo sono alle dipendenze della 1st Submarine Flotilla della Royal Navy.
28 ottobre 1943
Il Menotti (tenente di vascello Enzo Mariano) parte da Haifa alle 19 per una missione di trasporto, con a bordo un carico di munizioni ed altri rifornimenti destinati alla guarnigione di Lero.
31 ottobre 1943
Arriva a Portolago (Lero) alle 22.50.
A proposito dell’impiego dei sommergibili per il rifornimento di Lero, la storia ufficiale dell’USMM scrive: «L’apporto effettivo dei smg. ai rifornimenti non fu naturalmente di grande importanza, data la loro naturale scarsa capacità di trasporto. Portarono munizioni, benzina, materiali vari ed anche cannoni Bofors rizzati in coperta. Grande fu invece l’apporto morale che le visite notturne dei smg. italiani diedero ai difensori di Lero per la soddisfazione ed il prestigio che ad essi derivava da questa attività militare italiana. Essa infatti si svolgeva senza particolare controllo inglese (salvo un rappresentante degli Alleati per il servizio delle comunicazioni), pur essendo i smg. in pieno assetto di guerra e pronti a combattere durante la traversata, che veniva, in buona parte, eseguita con navigazione occulta». Le operazioni di scarico devono essere eseguite di notte, perché soltanto col buio la Luftwaffe sospende i suoi continui attacchi aerei.
1° novembre 1943
Dopo aver sbarcato il carico, il Menotti riparte da Portolago alle 2.27.
5 novembre 1943
Arriva ad Haifa alle 4.21.
3 dicembre 1943
Venuta meno, con la caduta di Lero e Samo, l’esigenza di sommergibili per missioni di trasporto, il Menotti lascia Haifa alle 17.35 per fare ritorno in Italia.
10 dicembre 1943
Arriva a Taranto alle 13.47.
1944-1945
Impiegato nel Mediterraneo orientale (Haifa, Alessandria, Malta e Tobruk) per l’addestramento delle unità antisommergibili Alleate, durante la cobelligeranza, partecipando a numerose esercitazioni antisom.
7 giugno 1944
Risulta essere deceduto in questa data l’unico caduto in guerra tra l’equipaggio del Menotti: il sergente nocchiere Michele Matarese, di 25 anni, da Monte di Procida.
Stranamente, Matarese risulta essere deceduto in prigionia in Germania (più precisamente, nell’ospedale dello Stalag VI D di Dortmund, per malattia, dopo essere stato precedentemente prigioniero anche nello Stalag I A/EB di Ebenrode, in Prussia orientale), pur non essendo il Menotti stato catturato dai tedeschi dopo l’armistizio: si può azzardare l’ipotesi che l’8 settembre Matarese si trovasse a terra, ad esempio in licenza, e che sia stato catturato e deportato in Germania. È sepolto nel cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno.
Estate 1944
Assume il comando del Menotti il tenente di vascello Luigi De Ferrante.
Dicembre 1944
Una “pink list” britannica (lista pubblicata settimanalmente, che indicava la posizione di ciascuna unità della Royal Navy e delle Marine alleate o cobelligeranti) datata 12 dicembre 1944 indica il Menotti come uno degli “A/S Training Submarines” (“sommergibili adibiti all’addestramento antisommergibili”) e lo indica come dislocato a Taranto in quel periodo.

Il Menotti (sulla sinistra) in disarmo a Taranto, sul finire del 1944 (in primo piano lo Squalo, ancora operativo) (g.c. STORIA militare)

1945
Posto in disarmo.
1° febbraio 1948
Radiato dai quadri del naviglio, per disposizione del trattato di pace.
1949
Demolito.

Un’altra immagine del Menotti nei primi anni Trenta (da www.xmasgrupsom.com)

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