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Il Numidia (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net) |
Piroscafo da carico di 5339 tsl, 3397
tsn e 8292 tonnellate di dislocamento a pieno carico, lungo
118,87-123,3 metri, largo 16,32 e pescante 8,2-9,04, con velocità di
10,5 nodi. Di proprietà della Società Anonima di Navigazione D.
Tripcovich, con sede a Trieste, ed iscritto con matricola 79 al
Compartimento Marittimo di Trieste; nominativo di chiamata radio
IBBZ. Le sue stive avevano una capienza di 11.299 metri cubi.
Breve e parziale cronologia.
11 maggio 1912
Impostato nel Cantiere San Rocco di Trieste dello Stabilimento Tecnico Triestino (numero di costruzione 25).
4 giugno 1913
Varato nel Cantiere San Rocco di Trieste.
21 luglio 1913
Completato per la D. Tripcovich & Co. Società Anonima di Navigazione, Rimorchi e Salvataggi, avente sede a Trieste, all'epoca parte dell'Impero austroungarico (per altra versione, sarebbe stato completato per il "Consorzio del piroscafo Numidia", avente sede a Trieste, con ogni probabilità una sussidiaria della Tripcovich creata per motivi giuridici o fiscali). È una delle più grandi navi da carico battenti bandiera austroungarica.
13 febbraio 1919
Requisito dal governo britannico in seguito alla sconfitta e dissoluzione dell'Impero austroungarico al termine della prima guerra mondiale. (Per altra fonte, sarebbe stato catturato già durante il conflitto).
1921
Ricomprato dalla società Tripcovich, divenuta italiana in seguito all'annessione di Trieste e della Venezia Giulia all'Italia.
1924
Noleggiato al Lloyd Triestino, il Numidia viene impiegato sulla linea commerciale mensile con l'India.
7 gennaio 1927
In difficoltà nel Nordatlantico a causa di un'avaria al timone, durante un viaggio da Baltimora (da dov'è partito il 30 dicembre) a Brest, il Numidia lancia un SOS segnalando di necessitare di assistenza e di trovarsi in posizione 39°10' N e 53°33' O. Il messaggio viene ricevuto e ritrasmesso dal mercantile giapponese Albu Maru; si dirige in soccorso del Numidia il transatlantico Conte Biancamano, partito il giorno precedente da New York per l'Italia, ma alle quattro il Numidia comunica di non aver più bisogno di assistenza, ed è in grado di riprendere la navigazione.
1930
Dai Lloyd's Registers il Numidia risulta avere nominativo di chiamata radio PAMW ed essere di proprietà della Numidia Steamship Company, in gestione a Danilo Tripcovich; porto di registrazione Trieste.
1934
Il nominativo di chiamata radio diventa IBBZ.
1935-1937
Viene requisito per trasportare truppe e rifornimenti in Africa Orientale durante la guerra d'Etiopia.
Alcune
immagini del Numidia ad Ancona negli anni Trenta (g.c. Pietro
Berti, via www.naviearmatori.net)
A guerra mondiale già scoppiata, ma durante la non belligeranza italiana, il Numidia finisce al centro di un incidente internazionale: partito da Rotterdam e diretto in Italia con un carico di carbone tedesco, viene sequestrato e dirottato da cacciatorpediniere britannici nella rada delle Downs (al largo di Deal, nel Kent, dove è stata stabilita una base britannica per i controlli sul contrabbando) dalle unità britanniche che assicurano il blocco navale contro la Germania (dal 1° marzo è entrato in vigore il divieto, imposto dal Regno Unito, dell'esportazione di carbone tedesco da Rotterdam in Italia, pena l'intercettazione in alto mare e conseguente sequestro delle navi e confisca dei carichi come preda bellica), per effettuare controlli. Stessa sorte subiscono anche altre otto navi italiane anch'esse cariche di carbone: i piroscafi Absirtea, Orata, Liana, Caterina, Rapido, Ernesto e Felce e la motonave Loasso, ed entro l'8 marzo il numero salirà a 15, tra cui i mercantili Pozzuoli, Ischia, Integritas, Pamia, Semien e San Luigi (in tutto in quei giorni vi sono a Rotterdam 17 navi intente a caricare carbone: l'Italia, per questa risorsa di energia, dipende infatti dalle importazioni, ed il 60 % del carbone importato – 11.000.000 di tonnellate – viene dalla Germania). Complessivamente, più di 100.000 tonnellate di carbone vengono confiscate. Il governo italiano invia a Londra una forte nota di protesta, dicendo che l'accaduto mette in discussione le relazioni politiche ed economiche stabilite tra i due paesi, e la notizia viene riportata da numerosi giornali tedeschi (che parlano di pirateria e furto ai danni dell'Italia), britannici (alcuni dei quali rivendicano il diritto del Regno Unito di interdire le esportazioni di carbone della Germania, mentre altri prospettano una crisi con l'Italia ed ipotizzano i suoi risvolti), italiani (tra i quali "Il Popolo d'Italia" denuncia l'accaduto come imperdonabile, mentre altre testate auspicano una soluzione che non nuocia ai rapporti anglo-italiani), australiani, americani. A Venezia un folto gruppo di studenti universitari organizza una manifestazione di protesta (la prima manifestazione antibritannica dai tempi della guerra d'Etiopia) contro il blocco navale britannico sotto il consolato del Regno Unito, venendo disperso da polizia e carabinieri. L'accaduto sconcerta anche molti circoli italiani usualmente favorevoli ai britannici.
Tutte le navi, tranne la Loasso (che ha caricato il suo carbone prima che il divieto entrasse in vigore), vengono rilasciate solo dopo la confisca del carico.
10 giugno 1940
L'Italia entra nella seconda guerra mondiale. Nel corso del conflitto il Numidia non verrà mai requisito dalla Regia Marina, né iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
7 giugno 1942
Il Numidia, carico di 7500 tonnellate di carbone, e la motonave cisterna Caucaso, carica di nafta e gasolio, lasciano Palermo alle 7.45 (9.45 per altra versione) scortate dalle torpediniere Castore e Clio (convoglio «Numidia»).
8 giugno 1942
Alle 17.25, al largo di Ras Iddah, le navi incontrano il convoglio «K» (motonavi Lerici, Rosolino Pilo e Reichenfels, cacciatorpediniere Vivaldi e Malocello, torpediniera Polluce, in navigazione da Napoli a Tripoli) dal quale si distacca la torpediniera Polluce, che assume il comando del convoglio «Numidia» come pianificato in precedenza.
11 giugno 1942
Il convoglio arriva a Tripoli all'una di notte.
30 giugno 1942
Il Numidia lascia Tripoli alle 19.40 con la scorta della torpediniera Climene.
1° luglio 1942
Raggiunta Sfax, il Numidia vi sosta prima di proseguire per Napoli, via Palermo, con la scorta della torpediniera Cigno, uscita da Trapani.
4 luglio 1942
Arriva a Napoli alle 16.20.
26 ottobre 1942
Il Numidia salpa da Napoli per Tripoli alle 13.30, scortato dal cacciatorpediniere Nicolò Zeno.
27 ottobre 1942
Arriva a Palermo alle 13, sostandovi per una decina di giorni.
4 novembre 1942
Riparte da Palermo alle 19.50, in convoglio con il piroscafo XXI Aprile e la scorta delle torpediniere Calliope e Cigno.
7
novembre 1942
Alle sette del mattino Calliope e Cigno vengono rimpiazzate dalle torpediniere di scorta Groppo ed Animoso (per altra fonte, la sostituzione sarebbe avvenuta poche ore dopo la partenza).
8 novembre 1942
Le navi giungono a Tripoli alle 7.45 (o 7.10).
22 novembre 1942
Alle 6.30 il Numidia, avente a bordo 1100 prigionieri, lascia Tripoli diretto a Palermo, scortato dalla torpediniera di scorta Ardito (tenente di vascello Emanuele Corsanego).
23 novembre 1942
Tra le 11.16 e le 12.40 l'Ardito sottopone sommergibile che ha rilevato con l'ecogoniometro a caccia con bombe di profondità; vengono in superficie bolle d'aria e nafta, di cui viene raccolto un campione (sulla base del tipo di nafta e della posizione dell'attacco, Supermarina riterrà in seguito che l'Ardito non abbia attaccato un sommergibile, bensì il relitto del piroscafo Tembien, che giace nei pressi).
Alle 14.42 il convoglietto viene attaccato da due bombardieri Bristol Beaufighter, uno dei quali mitraglia l'Ardito a volo radente uccidendo due uomini e ferendone undici, per poi essere a sua volta colpito ed abbattuto dal tiro della torpediniera alle 14.55; il secondo viene costretto a rinunciare all'attacco ed allontanarsi alle 15.15 (poco dopo, però, viene visto abbattere un aereo italiano da trasporto che volava nei pressi). Alle 15.30 la torpediniera danneggiata lascia la scorta del Numidia e dirige ad alta velocità verso Trapani (dove giungerà all'1.35 del 24 novembre) per sbarcarvi i feriti, ordinando al piroscafo di rifugiarsi a Susa. Qui il Numidia entra alle 18.
24 novembre 1942
Il Numidia lascia Susa alle dieci del mattino, scortato dalle motosiluranti MS 31 e MS 32, che lo lasciano durante la notte successiva, venendo sostituiti da MAS che si alternano a sezioni.
25 (o 26) novembre 1942
Scortato dai MAS 543 e 547, che l'hanno raggiunto all'altezza di Capo San Vito siculo, il Numidia arriva a Palermo alle sette del mattino.
9 dicembre 1942
Il Numidia e la nave cisterna Caucaso salpano da Palermo per Tunisi alle 12.20, scortati dalle torpediniere Climene (caposcorta) ed Ardente.
10 dicembre 1942
Il convoglio giunge a Tunisi alle 18.45, venendo infruttuosamente attaccato da aerei all'arrivo in porto.
18 dicembre 1942
Alle 18 il Numidia salpa da Tunisi diretto a Palermo, con la scorta della torpediniera Cigno.
20 dicembre 1942
Arriva a Palermo alle 3.25.
23 dicembre 1942
Il nostromo del Numidia Domenico Rocco, da Rovigno, rimane ucciso in un bombardamento aereo.
8 settembre 1943
Viene proclamato l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati. Il Numidia rimane in territorio sotto controllo tedesco e viene requisito ed affidato alla Mittelmeer Reederei di Amburgo (la compagnia parastatale tedesca incaricata della gestione del naviglio mercantile tedesco in Mediterraneo), continuando a navigare in Adriatico con equipaggio civile italiano ed equipaggio militare tedesco.
Alle sette del mattino Calliope e Cigno vengono rimpiazzate dalle torpediniere di scorta Groppo ed Animoso (per altra fonte, la sostituzione sarebbe avvenuta poche ore dopo la partenza).
8 novembre 1942
Le navi giungono a Tripoli alle 7.45 (o 7.10).
22 novembre 1942
Alle 6.30 il Numidia, avente a bordo 1100 prigionieri, lascia Tripoli diretto a Palermo, scortato dalla torpediniera di scorta Ardito (tenente di vascello Emanuele Corsanego).
23 novembre 1942
Tra le 11.16 e le 12.40 l'Ardito sottopone sommergibile che ha rilevato con l'ecogoniometro a caccia con bombe di profondità; vengono in superficie bolle d'aria e nafta, di cui viene raccolto un campione (sulla base del tipo di nafta e della posizione dell'attacco, Supermarina riterrà in seguito che l'Ardito non abbia attaccato un sommergibile, bensì il relitto del piroscafo Tembien, che giace nei pressi).
Alle 14.42 il convoglietto viene attaccato da due bombardieri Bristol Beaufighter, uno dei quali mitraglia l'Ardito a volo radente uccidendo due uomini e ferendone undici, per poi essere a sua volta colpito ed abbattuto dal tiro della torpediniera alle 14.55; il secondo viene costretto a rinunciare all'attacco ed allontanarsi alle 15.15 (poco dopo, però, viene visto abbattere un aereo italiano da trasporto che volava nei pressi). Alle 15.30 la torpediniera danneggiata lascia la scorta del Numidia e dirige ad alta velocità verso Trapani (dove giungerà all'1.35 del 24 novembre) per sbarcarvi i feriti, ordinando al piroscafo di rifugiarsi a Susa. Qui il Numidia entra alle 18.
24 novembre 1942
Il Numidia lascia Susa alle dieci del mattino, scortato dalle motosiluranti MS 31 e MS 32, che lo lasciano durante la notte successiva, venendo sostituiti da MAS che si alternano a sezioni.
25 (o 26) novembre 1942
Scortato dai MAS 543 e 547, che l'hanno raggiunto all'altezza di Capo San Vito siculo, il Numidia arriva a Palermo alle sette del mattino.
9 dicembre 1942
Il Numidia e la nave cisterna Caucaso salpano da Palermo per Tunisi alle 12.20, scortati dalle torpediniere Climene (caposcorta) ed Ardente.
10 dicembre 1942
Il convoglio giunge a Tunisi alle 18.45, venendo infruttuosamente attaccato da aerei all'arrivo in porto.
18 dicembre 1942
Alle 18 il Numidia salpa da Tunisi diretto a Palermo, con la scorta della torpediniera Cigno.
20 dicembre 1942
Arriva a Palermo alle 3.25.
23 dicembre 1942
Il nostromo del Numidia Domenico Rocco, da Rovigno, rimane ucciso in un bombardamento aereo.
8 settembre 1943
Viene proclamato l'armistizio tra l'Italia e gli Alleati. Il Numidia rimane in territorio sotto controllo tedesco e viene requisito ed affidato alla Mittelmeer Reederei di Amburgo (la compagnia parastatale tedesca incaricata della gestione del naviglio mercantile tedesco in Mediterraneo), continuando a navigare in Adriatico con equipaggio civile italiano ed equipaggio militare tedesco.
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Il Numidia in uscita da un porto britannico (g.c. Mauro Millefiorini, via www.naviearmatori.net) |
L'affondamento
Il Numidia terminò la sua trentennale carriera là dove l'aveva cominciata: nell'Alto Adriatico, più precisamente tre miglia e mezzo ad ovest di Parenzo, sulla costa istriana. Era il 18 agosto 1944, e come per altre vittime della "guerra dimenticata" – così venne chiamato l'ultimo anno della campagna d'Italia, passata in secondo piano dopo la liberazione di Roma per via degli sviluppi del conflitto nell'Europa continentale – le circostanze della sua perdita appaiono fumose e contraddittorie. Il volume "Navi mercantili perdute" dell'Ufficio Storico della Marina Militare afferma che il Numidia venne affondato da un siluro lanciato da un sommergibile, ma si tratta di un errore: nessun sommergibile Alleato era attivo in zona al momento dell'affondamento. Alcuni siti Internet affermano che la nave affondò per urto contro mina, probabilmente tedesca, ma anche questa versione è errata.
A segnare la sorte del Numidia fu effettivamente un siluro, e non una mina: ma a lanciarlo non fu un sommergibile, ma motosiluranti britanniche della 20th MTB Flotilla, che da una decina di giorni era stata dislocata ad Ancona, da poco liberata dagli Alleati, per insidiare i traffici marittimi tedeschi in Alto Adriatico. La sera del 17 agosto 1944 tre di esse, le MTB 295 (tenente di vascello Hugh Somerville Cassidy), 297 (tenente di vascello John Robinson Woods) e 371 (tenente di vascello Barry George Syrett), salparono da Ancona al comando del capitano di corvetta James Donald Lancaster (imbarcato sulla MTB 295) per un rastrello offensivo nelle acque dell'Istria: si trattava della prima missione delle motosiluranti Vosper nel Golfo di Venezia.
Le tre motosiluranti raggiunsero la zona da pattugliare poco prima di mezzanotte, dopo aver attraversato una flottiglia di pescherecci che procedevano, a luci accese, sparpagliati in un'area di diverse miglia quadrate. Non c'era vento, il mare era calmo e la notte estremamente buia, senza luna; la visibilità era ulteriormente ridotta da una nebbiolina bassa che aveva oscurato l'orizzonte al tramonto.
All'1.25 dell'8 agosto le motosiluranti si trovavano in posizione 45°09.7' N e 13°33.1' E, al largo di Rovigno, quando avvistarono dei razzi bianchi verso poppa, in direzione della terra; poco dopo venne osservato un razzo rosso a cinque "stelle", seguito dopo una decina di minuti da una serie di altri razzi analoghi, che i comandanti britannici ritennero costituire probabilmente un segnale di riconoscimento tedesco in uso sulle rotte costiere. All'1.40, quando Lancaster stava per dare l'ordine di rientro (non si poteva aspettare ancora molto per rispettare l'ordine di essere lontani dall'area prima che sorgesse il sole), le vedette avvistarono un oggetto a poppavia, che presto si rivelò essere un mercantile di 4000-5000 tsl a pieno carico, in navigazione verso sud, tenendosi vicino alla costa, ad una velocità stimata di dieci nodi: si trattava del Numidia, in navigazione da solo e senza scorta da Trieste a Pola (per altra fonte, da Venezia a Pola). A poppa aveva un pallone frenato; distava circa tre quarti di miglio.
All'1.45 la MTB 295 e la MTB 371 accesero i motori ausiliari ed assunsero rotta verso sud/sudovest, parallela a quella del Numidia, aumentando progressivamente la velocità fino a giungere in posizione favorevole per il lancio dei siluri. All'1.51 la MTB 295 accostò a sinistra per attaccare, assumendo rotta nordest, ed all'1.54 lanciò per prima due siluri da soli 550 metri di distanza (prima il siluro di dritta e dopo 25 secondi anche quello di sinistra), con un beta di 70°, per poi disimpegnarsi a bassa velocità con una nuova accostata a sinistra. All'1.55 uno dei due siluri colpì il Numidia a poppavia del fumaiolo, ed il piroscafo rallentò ed iniziò ad appopparsi; all'1.57 fu il turno della MTB 371 di attaccare, e stavolta entrambi i siluri lanciati andarono a segno, uno a centro nave e l'altro tra il castello di prua e la sovrastruttura. Devastato da ben tre siluri, il Numidia affondò rapidamente: all'1.59 il mare si era già richiuso sul vecchio piroscafo della Tripcovich. Tornate in contatto alle 2.06 e riunitesi alle 2.15, le motosiluranti si allontanarono dal luogo dell'affondamento utilizzando i motori per la navigazione silenziosa, che avevano impiegato anche durante l'attacco (con buona efficacia, considerato che il Numidia non intraprese manovre evasive né aprì il fuoco, segno apparente che non si era accorto dell'attacco).
Il capitano di corvetta Lancaster scrisse che fu "motivo di grande soddisfazione per la flottiglia che la loro intrusione in queste acque [l'Alto Adriatico] dovesse essere ricompensata così presto da un trofeo tanto notevole". L'autore britannico Henry Taprell Dorling, anch'egli ufficiale della Royal Navy, scrive nel suo libro "Western Mediterranean, 1942-1945" che l'affondamento del Numidia fu una "vittoria incruenta", ma in realtà non fu proprio così. Quattordici uomini risultarono dispersi nell'affondamento: nove marittimi italiani dell'equipaggio civile e cinque militari tedeschi addetti all'armamento contraereo. Invano una delle barche del locale comando di porto venne impiegata per cercarli nelle acque in cui era affondato il Numidia.
Le
vittime tra l'equipaggio civile:
Mario
Angelini, nostromo, da Pola
Vittorio
Berliapa, fuochista, da Albenga
Francesco
Giunta, fuochista, da Gela
Raffaele
Gravanich, marinaio
Romano
Lizzul, fuochista, da Filiccia
Vincenzo
Lo Nigro, ufficiale di macchina, da Gela
Guglielmo
Padovan, carbonaio, da Trieste
Francesco
Sfecci, giovanotto, da Traversetolo
Manca
un nome.
Il relitto del Numidia venne parzialmente demolito negli anni Cinquanta dalle ditte Brodospas e Sponza; i suoi resti giacciono oggi su un fondale sabbioso a 14-16 miglia da Rovigno, ad una profondità compresa tra i 28 ed i 40 metri (il ponte di coperta è a 30 metri di profondità) e sono una popolare meta d'immersioni. Ciò che resta della nave, parzialmente coperto da resti di reti da pesca e da cozze ed altre forme di vita marina, ospita anche numerosa fauna ittica tra cui gronghi, aragoste, astici, nacchere, pesci scorpione e squali gatto; risulta ancora visibile il carico di cemento, proiettili, filo spinato, 100 bombole di gas per palloni da sbarramento, cera, nonché una mitragliera antiaerea da 37 mm Flak 42.
Il Numidia su Immersi nel Blu
Steel Steamer Report for Numidia, 22nd July 1913
Wreck Numidia
L'affondamento del Numidia su Historisches Marinearchiv
Coastal Forces Veterans Forum – MTB 295
Western Mediterranean (1942-1945)
Filmato del relitto del Numidia
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