Piroscafo
da carico di 1196 tsl e 646 tsn, lungo 63,8 metri, largo 10,3 e
pescante 5,9, con velocità di 9,5 nodi. Di proprietà dell'armatore
Ignazio Messina & C. di Genova; iscritto con matricola 1351 al
Compartimento Marittimo di Genova, nominativo di chiamata radio ISFN.
Breve e parziale cronologia.
Dicembre 1925
Completato dai cantieri Nicolò Odero fu Alessandro di Sestri Ponente (Genova) per la Società Anonima di Navigazione Odero, con sede a Genova (numero di costruzione 241). Fa parte di un gruppo di cinque piroscafi quasi gemelli, costruiti nei primi anni Venti dai cantieri Odero per la società di navigazione Odero: oltre al Priaruggia, gli altri sono Lido, Sturla, Borzoli e Multedo.
13 gennaio 1926
Il Priaruggia viene coinvolto in un incidente al largo di Brindisi durante la navigazione da Bari a Brindisi.
Settembre 1927
Subisce un'avaria di macchina mentre è in porto a Barletta, dov'è giunto da Fiume.
23 novembre 1927
Altra avaria, a Brindisi.
4 giugno 1930
Subisce un'avaria al largo di Gallipoli, durante un viaggio da Fiume a Barletta.
14 dicembre 1933
S'incaglia con mare grosso presso San Pietro in Volta, ma viene successivamente disincagliato e riparato.
1937
Acquistato dall'armatore Ignazio Messina & C. di Genova. (Per altra fonte, sarebbe stato acquistato nel 1938 dalla Tigullia Società Anonima di Navigazione, e nel 1939 da Ignazio Messina).
18 agosto 1940
Il Priaruggia parte da Bengasi all'una di notte in convoglio con i piroscafi Mauro Croce, Ezilda Croce e Santa Chiara, con la scorta della torpediniera Generale Achille Papa.
20 agosto 1940
Il convoglietto giunge a Tobruk alle 15.
2 settembre 1940
Il Priaruggia lascia Tobruk alle 10.30 alla volta Bengasi, in convoglio con la motonave Città di Livorno e con la scorta della torpediniera Giuseppe Cesare Abba.
3 settembre 1940
Il convoglio giunge a Bengasi alle 11.30.
7 settembre 1940
Il Priaruggia salpa da Bengasi per Tobruk alle 17, in convoglio con la piccola motonave Vulcan ed i motovelieri Luciana e Virgo Laurentana; li scorta la torpediniera Generale Antonino Cascino.
8 settembre 1940
Il piccolo convoglio giunge a Tobruk alle 13.30.
16 settembre 1940
Il Priaruggia parte da Tobruk per Bengasi alle 19, in convoglio con i piroscafi Ezilda Croce ed Argentea e la scorta della torpediniera Rosolino Pilo.
17 settembre 1940
Il convoglio giunge a Bengasi in mattinata.
21 settembre 1940
Priaruggia ed Ezilda Croce lasciano Bengasi per Tripoli a mezzogiorno, scortati dalla torpediniera Antonio Mosto.
23 settembre 1940
Il convoglio giunge a Tripoli alle 23.
4 ottobre 1940
Alle 15 il Priaruggia salpa da Bengasi diretto a Tobruk, in convoglio con il piroscafo Argentea e la scorta della torpediniera Fratelli Cairoli.
6 ottobre 1940
Priaruggia, Argentea e Cairoli arrivano a Tobruk alle due.
14 ottobre 1940
Il Priaruggia, il piroscafetto Ninfea e quattro motopescherecci salpano da Tobruk per Bengasi alle 17.
16 ottobre 1940
Il convoglio giunge a Bengasi alle 14.
27 ottobre 1940
Priaruggia e Ninfea lasciano Bengasi alle 14 per tornare a Tobruk, scortati dalla torpediniera Sagittario.
29 ottobre 1940
Il Ninfea entra ad Ain-el-Gazala alle 9, mentre Priaruggia e Sagittario proseguono per Tobruk, dove giungono alle 15.30.
7 novembre 1940
Il Priaruggia e la piccola motonave frigorifera Amba Alagi partono da Tobruk per Tripoli alle 18, scortati dalla torpediniera Mosto.
9 novembre 1940
Il convoglietto giunge a Bengasi alle 8.30 e vi sosta; il Priaruggia riparte a mezzogiorno con la scorta della torpediniera Cairoli.
16 novembre 1940
Dopo aver compiuto varie soste durante la navigazione, Cairoli e Priaruggia raggiungono Tripoli in nottata.
30 novembre 1940
Il Priaruggia ed il piroscafo Pegli lasciano Tripoli alle otto, diretti a Susa. Varie unità locali li scortano durante la navigazione. Giungono a Susa in serata (non è chiaro se del 30 novembre o del 1o dicembre: la cronologia dei convogli in appendice al volume USMM "La difesa del traffico con l'Africa Settentrionale dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941" parla di un inesistente 31 novembre!).
15 giugno 1941
Alle dieci il Priaruggia salpa da Tripoli per Palermo in convoglio con i piroscafi Sibilla ed Eridano, e la scorta dell'incrociatore ausiliario Città di Tunisi.
16 giugno 1941
Alle 8.19 il sommergibile britannico Unbeaten (tenente di vascello Edward Arthur Woodward) avvista in posizione 37°51' N e 15°26' E, all'imbocco meridionale dello Stretto di Messina, un convoglio di cui identifica la composizione in tre mercantili di 2000 tsl ed una grossa nave passeggeri, che attacca senza successo alle 9.09 con il lancio di quattro siluri da 6800 metri (anche se Woodward crede erroneamente di averne messi due a segno) per poi subire alle 9.26 il contrattacco, parimenti infruttuoso, della scorta, che lancia nove bombe di profondità.
L'Historisches Marinearchiv identifica il convoglio attaccato dall'Unbeaten come quello composto da Priaruggia, Eridano, Sibilla e Città di Tunisi (quest'ultimo sarebbe stato la "grossa nave passeggeri" oggetto dell'attacco), mentre Uboat.net propende per un altro convoglio, formato dai piroscafi tedeschi Spezia, Trapani e Livorno e dall'incrociatore ausiliario italiano Città di Genova, gemello del Città di Tunisi (ad avvalorare la seconda ipotesi c'è il fatto che un idrovolante di scorta a quest'ultimo convoglio avvistò effettivamente le scie di tre siluri ed attaccò il sommergibile con il lancio di due bombe).
17 giugno 1941
Il convoglio arriva a Palermo alle 6.30.
25 luglio 1941
Requisito a Genova dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
24 settembre 1941
Il Priaruggia, il piroscafo Anna Zippitelli ed il motoveliero Nereo partono da Trapani per Tripoli alle 17. Raggiunta Pantelleria, vi sostano alcune ore.
25 settembre 1941
Il convoglietto riparte da Pantelleria alle 14.30.
28 settembre 1941
Il convoglietto giunge a Tripoli alle otto. Durante la navigazione varie unità locali si sono avvicendate nella sua scorta.
10 ottobre 1941
Il Priaruggia, carico di munizioni, parte da Tripoli alle 16 diretto a Bengasi, in convoglio con la nave cisterna Alberto Fassio e la scorta della torpediniera Partenope (capitano di corvetta Bruno De Moratti).
11 ottobre 1941
Alle 15.02 – in un momento in cui l'unico velivolo della scorta aerea è lontano, a proravia del convoglio – la vedetta di sinistra della Partenope avvista verso sinistra tre bombardieri britannici Bristol Blenheim che si avvicinano al convoglio a volo radente, in formazione serrata, provenendo grosso modo da nordest. In quel momento il convoglio è così disposto: Fassio (a dritta) e Priaruggia (a sinistra) navigano in linea di fronte, con il Priaruggia in posizione leggermente arretrata; la Partenope è in testa alla formazione, e procede a zig zag. (Altra versione indica erroneamente l'ora dell'attacco come le 16.20).
La torpediniera apre immediatamente il fuoco con la mitragliera centrale da 20 mm (la distanza degli aerei è in quel momento di circa 800 metri); piombando sul lato sinistro del convoglio, i Blenheim lanciano sotto virata e cabrata numerose bombe di piccole dimensioni, aprendo al contempo il fuoco con le mitragliere. Il Priaruggia viene colpito da una bomba alla base del fumaiolo, mentre gli altri ordigni cadono alla sua dritta ed alla sua sinistra e tra di esso e la Partenope. Più o meno nello stesso momento, il tiro della Partenope colpisce ben due dei tre aerei nemici: uno barcolla mentre sta virando e cerca di ammarare, ma "piastrella" violentemente e poi s'infila in mare, andando in pezzi; l'altro prende fuoco, compie un mezzo giro e poi precipita in mare, inabissandosi immediatamente. Il Blenheim superstite effettua un'ampia virata e si allontana fino a giungere sul limite dell'orizzonte, dove incrocia per alcuni minuti prima di andarsene definitivamente. All'orizzonte, intanto, vengono avvistati tre aerei da trasporto tedeschi, in volo verso ovest.
Da parte britannica, risulta che l'attacco venne condotto da sei Blenheim Mk IV del 107th Squadron della RAF, decollati da Malta e guidati dal tenente Ronald Arthur Greenhill, con l'ordine di attaccare naviglio dell'Asse nel Golfo della Sirte. Ronald Edward Gillman, un altro ufficiale del 107th Squadron che non prese parte all'attacco, scrive nel suo libro di memorie "The Shiphunters" che gli equipaggi dei Blenheim prevedevano una missione facile, ma non fu così. Le fonti britanniche indicano l'orario dell'attacco nelle 14.04 (per via del fuso orario di un'ora rispetto alle fonti italiane), e la posizione in 31°53' N e 15°43' E, nel Golfo della Sirte; gli aerei identificarono la composizione del convoglio come un mercantile di 3000-5000 tsl (la Fassio), una nave da carico di 1000-1500 tsl (il Priaruggia) ed una "corvetta" (la Partenope), con la scorta aerea di un singolo velivolo bimotore. I due aerei abbattuti sono lo Z9663, pilotato dallo stesso Greenhill (e con a bordo i sergenti Alan Mackenzie Smith e Charles Arthur Whidden, quest'ultimo canadese), e lo Z7618, pilotato dal sergente Alfred Daryl Martin Routh (e con a bordo i sergenti Robert Noel Parker e Gerald Francis McLeod, anch'egli canadese). Secondo quanto osservato dal sergente Harrison, imbarcato su un altro aereo, l'aereo di Greenhill ha bombardato il mercantile di 5000 tsl (presumibilmente la Fassio, che in realtà era ben più piccola) colpendolo apparentemente a prora (mentre in realtà la nave non subì danni), per poi essere colpito nel ventre dal tiro contraereo di quel bastimento (che ha aspettato ad aprire il fuoco fino a quando la distanza non era calata a soli 45 metri) mentre lo sorvolava cercando di riprendere quota, precipitando in mare. Il sergente Routh, sempre secondo Harrison, ha attaccato l'altro mercantile più piccolo (il Priaruggia) incendiandolo, ma è stato poi colpito a sua volta dal tiro contraereo dell'altro mercantile, precipitando anch'esso in mare. Il terzo aereo avvistato dalla Partenope era quello pilotato dal sergente Ivor Gordon Broom, che ha anch'esso attaccato la Fassio, ritenendo erroneamente di averla colpita a poppa ed incendiata ("con fumo grigio che si levava da essa") e si è poi allontanato, vanamente inseguito dall'aereo di scorta, che non è riuscito a giungere a tiro. L'aereo di Broom è così l'unico, dei tre che hanno portato a fondo l'attacco, ad essere sopravvissuto: gli altri tre Blenheim (pilotati dai sergenti Level, Baker ed Hopkinson), infatti, hanno rinunciato ad attaccare – probabilmente, dopo aver constatato l'intensità della reazione contraerea e la sorte dei colleghi – e se ne sono tornati alla base con le bombe ancora a bordo. In tutto sono state sganciate, durante l'attacco, 3000 libbre di bombe, ossia 1360 kg (probabilmente ordigni da 250 libbre – 113 kg –, quattro per aereo).
(Con la morte del tenente Greenhill il 107th Squadron della RAF, che nei giorni precedenti ha già perso in azione il proprio comandante, tenente colonnello Fraser Apsley Harte, ed il suo vice, è rimasto senza ufficiali: il suo comando ricadrà pertanto sul sergente Broom, sottufficiale più anziano tra il personale di questa decimata squadriglia – il libro "The Shiphunters" di R. E. Gillman afferma addirittura che il 107th Squadron perse il 90 % del proprio personale negli attacchi ai convogli italiani –, che sarà per questo promosso a sottotenente. Un aneddoto racconta che dopo la morte dell'ultimo ufficiale del 107th Squadron, Broom si sentì dire dal vice maresciallo dell'aria Hugh Pughe Lloyd, comandante delle forze aeree di base a Malta: "Si trasferisca nella mensa ufficiali. Ci occuperemo dopo delle scartoffie". L'ex sergente proseguirà poi nella sua carriera all'interno della RAF fino a raggiungere il grado di air marshal, equivalente a quello di generale di divisione aerea).
Terminato l'attacco, la Partenope inverte la rotta, ordinando alla Fassio di trattenersi nei pressi zigzagando; intanto il Priaruggia ha svaporato, emesso una gran quantità di fumo nero e messo a mare zattere e lance di salvataggio, ma appare intatto eccetto i danni causati a centro nave – a fumaiolo, alberi (l'albero di trinchetto è stato abbattuto da uno degli aerei colpiti dalla Partenope, che lo ha urtato prima di incendiarsi e precipitare in mare) e draglie – dalla bomba andata a segno. La Partenope si dirige verso le imbarcazioni, ma prende a bordo soltanto i feriti, ordinando agli uomini illesi di tornare sul Priaruggia per predisporne il rimorchio. Mentre l'equipaggio del piroscafo esegue quest'ordine, la torpediniera si porta nel punto in cui galleggiano i rottami di uno dei due Blenheim abbattuti: tra di essi viene avvistato un aviatore ferito ma vivo, che fa cenni di richiamo. Un sottocapo silurista della Partenope si getta in mare e lo raggiunge, aiutandolo a tenersi a galla mentre la torpediniera mette a mare la propria baleniera, che poi raggiunge e recupera il ferito ed una borsa di tela gialla, che si rivelerà poi contenente fuochi per segnali di soccorso.
Portato sulla Partenope, l'aviatore britannico viene curato insieme ai feriti del Priaruggia; ha ferite da schegge al ginocchio ed alla gamba destra, ed altre ferite a fronte, tempia e mano destra (per altra versione, alcuni altri avieri britannici sarebbero stati recuperati dal Priaruggia, ma si tratta di un errore). Si tratta del sergente canadese Charles Arthur Whidden, facente parte dell'equipaggio del sottotenente Greenhill, unico superstite dei sei uomini imbarcati sui due Blenheim abbattuti: nonostante le cure ricevute, morirà il 4 novembre in ospedale, per le conseguenze delle ferite riportate. Verrà sepolto a Tripoli.
Tra le 16 e le 17.58 l'Alberto Fassio, come ordinato dal comandante De Moratti, stende il rimorchio col Priaruggia ed inizia la girata per dirigere su Ras Cara; tuttavia, nel corso della manovra il cavo di rimorchio si spezza. Viene allora steso un nuovo rimorchio, e di nuovo la Fassio mette in moto verso Ras Cara; tuttavia, durante una successiva accostata verso Misurata – dove Marilibia ha ordinato di portare il Priaruggia e sbarcare i feriti – il cavo cede di nuovo. Ne viene preparato un terzo, ed il convoglietto fa rotta per Misurata; nelle ultime cinque miglia la Partenope precede di poco i due piroscafi, per sbarcare i feriti al più presto.
Durante la navigazione verso Misurata, il cavo di rimorchio si spezza per la quarta volta, e né Priaruggia né Fassio hanno più cavi con cui allestire un nuovo rimorchio; pertanto la pirocisterna è costretta ad abbandonare il Priaruggia alla deriva, a circa cinque miglia da Misurata.
12 ottobre 1941
Dopo mezzanotte l'Alberto Fassio entra a Misurata e si avvicina alla Partenope, che vi ha dato fondo alle 23.16, informandola dell'accaduto. Alle 00.25 la torpediniera riparte dunque per raggiungere il Priaruggia, che viene trovato alla deriva a circa quattro miglia per 95° da Misurata. Parte dell'equipaggio del piroscafo è su una scialuppa, e si appresta ad allontanarsi dalla nave. La Partenope comunica agli uomini sulla lancia che sta per arrivare un rimorchiatore; all'1.28 il personale viene reimbarcato, ed il Priaruggia dà fondo.
13 ottobre 1941
Il Priaruggia viene rimorchiato da Misurata a Tripoli dal rimorchiatore Ciclope, con la scorta della torpediniera Generale Antonino Cascino. I danni del piroscafo non sono gravi, e potranno essere riparati in pochi giorni. (Stranamente, nella cronologia dei convogli in appendice il volume USMM "La difesa del traffico con l'Africa Settentrionale dal 1o ottobre 1941 al 30 settembre 1942" scrive che "il Rim. Ciclope rientra a Tripoli per impossibilità di effettuare rimorchio del Piroscafo Priaruggia, che resta all'ancora nei pressi di Misurata, assistito dalla Tp Cascino", mentre nel corpo del testo afferma che "Il Priaruggia venne poi rimorchiato a Tripoli dal Rim. Ciclope con la scorta della Tp Cascino e giunse felicemente in porto il giorno 13").
Epilogo
Dopo aver completato le riparazioni, il Priaruggia lasciò nuovamente Tripoli per Bengasi alle sei di sera del 24 novembre 1941, con ancora a bordo il carico di munizioni di un mese prima. Stavolta lo accompagnavano nel viaggio il piccolo piroscafo frigorifero Ascianghi e la torpediniera Generale Antonio Cantore; dopo un viaggio privo d'intoppi, il convoglietto giunse a Bengasi alle undici del mattino del 27 novembre, ma alle 20.45 del giorno seguente ebbe inizio su Bengasi un violento bombardamento aereo da parte della Royal Air Force, che si protrasse fino a mezzanotte. Colpito da bombe, il Priaruggia, che aveva ancora a bordo gran parte del carico di munizioni, saltò in aria alle 23.30.
Non risulterebbero esservi state perdite tra l'equipaggio, che probabilmente aveva abbandonato la nave prima del colpo fatale, consapevole di cosa sarebbe successo data la natura del carico.
Il Priaruggia su Wrecksite
Air Strike on Coastal Convoy off Misurata - 11 October 1941
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