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| L'RD 18 a Portalba (Coll. Guido Alfano, via g.c. Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net) |
Dragamine
della classe RD 16 (156 tonnellate di dislocamento standard, 196-215
tonnellate di dislocamento in carico normale, 35,3-38 metri di
lunghezza, 5,88 di larghezza e 1,54-2,11 di pescaggio, velocità
12,6-14 nodi, autonomia di 1200 miglia, armato con un cannone da
76/40 mm e due mitragliere Colt da 6,5 mm).
Appartenente alla Regia Marina ma armato dalla Regia Guardia di Finanza. Durante la maggior parte del conflitto (dal giugno 1940 al gennaio 1943) fu dislocato in Sicilia, dove svolse intensa attività di dragaggio esplorativo ed esecutivo, scorta a convogli ed a sommergibili in partenza ed in arrivo e di trasporto di personale; trasferito in Tunisia nel gennaio 1943, vi svolse ancora attività di dragaggio sia esplorativo che esecutivo e vi andò perduto nei giorni conclusivi della campagna africana. Complessivamente effettuò 402 missioni di guerra, percorrendo 22.316 miglia nautiche e trascorrendo 3204 ore in mare.
Appartenente alla Regia Marina ma armato dalla Regia Guardia di Finanza. Durante la maggior parte del conflitto (dal giugno 1940 al gennaio 1943) fu dislocato in Sicilia, dove svolse intensa attività di dragaggio esplorativo ed esecutivo, scorta a convogli ed a sommergibili in partenza ed in arrivo e di trasporto di personale; trasferito in Tunisia nel gennaio 1943, vi svolse ancora attività di dragaggio sia esplorativo che esecutivo e vi andò perduto nei giorni conclusivi della campagna africana. Complessivamente effettuò 402 missioni di guerra, percorrendo 22.316 miglia nautiche e trascorrendo 3204 ore in mare.
Breve e parziale cronologia.
27 novembre 1916
Impostazione presso il Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia (numero di costruzione 113).
17 maggio 1917
Varo presso il Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia.
28 maggio 1917
Entrata in servizio, classificato rimorchiatore-dragamine.
1927
L'RD 18, insieme ad altri dieci rimorchiatori-dragamine (RD 4, RD 11, RD 12, RD 21, RD 25, RD 28, RD 36, RD 37, RD 42 e RD 43), viene temporaneamente concesso alla Regia Guardia di Finanza, venendo così armato da un equipaggio appartenente a tale corpo. (Per altra fonte l'RD 18 sarebbe stato trasferito alla Guardia di Finanza nel 1930-1933).
L'RD 18 e gli altri RD della Finanza vengono adibiti alla vigilanza in alto mare, ma al contempo seguiteranno a prendere parte ad esercitazioni e manovre militari, anche con la Squadra Navale (come nel 1932, quando due gruppi di dragamine partecipano alle manovre della Squadra Navale nel Mediterraneo centrale, fino a Tripoli, prendendo anche parte ad esercitazioni di cooperazione con le forze aeree). Questa collaborazione con la Marina – prevista dall'accordo per il passaggio dei dragamine alla Finanza – ha un impatto positivo sugli equipaggi, che sono così meglio addestrati.
L'RD 18 continuerà ad operare per la Guardia di Finanza, con equipaggio del suo "ramo mare", sino alla perdita nel gennaio 1943.
12 maggio 1939
Assume il comando dell'RD 18 il brigadiere della Guardia di Finanza Francesco Scotto d'Aniello.
19 agosto 1939
L'RD 18 viene mobilitato, insieme ad altre unità della Guardia di Finanza, nel quadro dei preparativi per la guerra ormai imminente. (Secondo Navyworld l'RD 18 sarebbe stato nuovamente trasferito alla Regia Marina in tale data, ma si tratta di un errore, probabilmente un malinteso relativo alla mobilitazione dell'unità).
10 giugno 1940
All'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale l'RD 18 (al comando del brigadiere Francesco Scotto d'Aniello) è di base a Porto Empedocle.
9 agosto 1940
Trasferito a Licata, dove rimarrà di base per meno di un mese.
4 settembre 1940
Ritorna a Porto Empedocle, dove rimane di base fino a fine mese.
30 settembre 1940
Nuovamente mandato a Licata, dove rimane di base per un mese e mezzo.
31 ottobre 1940
Il brigadiere Francesco Scotto d'Aniello cede il comando dell'RD 18 al maresciallo capo della Guardia di Finanza Francesco Orengo.
14 novembre 1940
Fa ritorno a Porto Empedocle, dove rimane dislocato per sei mesi.
Dicembre 1940-Gennaio 1941
Sottoposto ad un periodo di lavori di revisione e riparazione a Porto Empedocle.
11 maggio 1941
Lascia Porto Empedocle per trasferirsi a Trapani, con viaggio diviso in cinque tappe.
9 giugno 1941
Arriva a Trapani, dove avrà base per un mese.
5 luglio 1941
Trasferito a Marsala, dove rimane poche settimane.
26 luglio 1941
Ritorna a Trapani, dove rimane di base per un semestre.
Agosto-Settembre 1941
Sottoposto ad un periodo di lavori di revisione e riparazione a Trapani.
22 gennaio 1942
Nuovamente trasferito a Marsala, dove rimane di base per due mesi.
9 febbraio 1942
Il maresciallo Orengo cede il comando dell'RD 18 al maresciallo ordinario della Guardia di Finanza Lorenzo Cicciù.
24 marzo 1942
Torna a Trapani, dove rimane dislocato un paio di mesi.
17-20 maggio 1942
Trasferito a Messina, dove rimarrà di base un mese e mezzo.
Giugno 1942
Sottoposto ad un periodo di lavori di revisione e riparazione a Messina.
7 luglio 1942
Torna ancora una volta a Trapani, dove rimane di base fino all'inizio del 1943.
4 settembre 1942
L'RD 18 scorta il sommergibile Alagi (tenente di vascello Sergio Puccini) in un'uscita addestrativa da Trapani, dalle 8.05 alle 12.20.
29 novembre 1942
Recupera delle imbarcazioni alla deriva al largo di Trapani.
12 gennaio 1943
Recupera delle imbarcazioni alla deriva, con cadaveri a bordo.
17 gennaio 1943
Lascia Trapani diretto a Biserta, in Tunisia; durante la traversata scorta un convoglio di motozattere tedesche.
18 gennaio 1943
Arriva a Biserta, dove rimarrà dislocato fino alla perdita.
22 marzo 1943
Durante una missione di dragaggio, l'RD 18 partecipa al salvataggio dei naufraghi della motonave Monti, affondata da bombardieri alle 15.15 diciotto miglia ad est di Biserta, durante la navigazione in convoglio da Napoli al porto tunisino. Complessivamente vengono tratti in salvo 102 dei 143 uomini imbarcati sulla motonave.
L'affondamento
Come per altre unità, la fine dell'RD 18 si consumò nei concitati giorni del maggio 1943, che videro la resa delle forze dell'Asse in Tunisia e la fine della guerra in Africa. Il 5 maggio 1943 i dragamine ancora efficienti di stanza a Biserta, nell'imminenza della caduta di quella base (che sarebbe stata occupata dalle truppe della 9a Divisione Fanteria statunitense di lì a due giorni), ricevettero ordine dal locale Comando Marina di mollare gli ormeggi per raggiungere l'Italia.
L'RD 18, al comando del maresciallo Lorenzo Cicciù della Guardia di Finanza, lasciò Biserta dopo il tramonto, insieme al similare RD 44 (capo nocchiere di prima classe Giuseppe Ferrari) ed alla cannoniera-dragamine Levanzo (sottotenente CREM Giuseppe Orrù). Destinazione delle tre piccole unità era Trapani.
Poco dopo la partenza da Biserta, tuttavia, l'aviazione angloamericana, ormai padrona incontrastata dei cieli, piombò su quelle tre navicelle che per difendersi non avevano che qualche vetusto cannoncino e mitragliera. Una squadriglia di cacciabombardieri apparve da sudest, mitragliando e spezzonando le navi italiane: queste reagirono col loro modesto armamento, ma l'RD 44 fu presto ridotto a mal partito da ripetute raffiche di mitragliatrice ed andò ad incagliarsi in costa; la Levanzo, avvicinataglisi per recuperarne l'equipaggio, venne a sua volta colpita e seriamente danneggiata e dovette a sua volta portarsi all'incaglio presso Capo Zebib. Gli equipaggi si misero in salvo sulla costa.
L'RD 18 non ebbe miglior fortuna, ma le fonti sono discordanti circa l'orario del suo affondamento. Secondo il volume "La difesa del traffico con l'Africa Settentrionale dal 1° ottobre 1942 alla caduta della Tunisia", dell'Ufficio Storico della Marina Militare, l'RD 44 fu colpito per primo ed affondò poco dopo; la Levanzo fu colpita mentre cercava di assisterlo ed andò ad incagliarsi in costa; poco dopo (quindi sempre la sera del 5 maggio) fu colpito anche l'RD 18, che affondò in pochi minuti, mentre il relitto incagliato della Levanzo venne definitivamente distrutto da un nuovo attacco aereo il mattino del 6 maggio. Diversa è la versione del volume "Navi militari perdute", che pure appartiene alla medesima collana sulla Marina italiana nella seconda guerra mondiale edita dall'USMM: in esso si afferma che l'RD 44 affondò verso le 21 del 5 maggio, poco dopo essere stato colpito, ad una decina di miglia da Biserta, che la Levanzo fu colpita mentre soccorreva l'RD 44 e portata all'incaglio a Capo Zebib (a circa dieci miglia da Biserta) dove fu distrutta da un nuovo attacco aereo il mattino successivo, e che l'RD 18 fu attaccato ed affondato solo il mattino del 6 maggio, anch'esso al largo di Capo Zebib.
Alcuni messaggi di Marina Biserta a Supermarina fanno propendere per la seconda versione: il 6 maggio 1943, infatti, il messaggio 247/S annunciava che «Dopo attacco aereo a Dragamine in navigazione (…) D.A. “Levanzo” tentando portare soccorso a D.M. “44” si incagliava sue vicinanze. Sarà tentato [disincaglio]. R.D. N°18 [alla fonda] presso Pilan proseguirà isolato [navigazione] prevista con 24 ore di ritardo», e l'indomani il messaggio 223716 comunicava che «Questa mattina attacco aereo seguito da mitragliamento hanno ripetutamente colpito R.D. “18” e Nave “Levanzo” causandone la perdita. Equipaggio incolume».
Una certa confusione sussiste anche sull'identità degli aerei che effettuarono gli attacchi che portarono all'affondamento delle tre unità. Il volume terzo, “Tunisia and the End of the War in Africa”, dell'opera “A History of the Mediterranean Air War, 1940-1945” a cura di Christopher Shores, Giovanni Massimello, Russell Guest, Frank Olynyk e Winfried Bock afferma che l'RD 44 sarebbe stato affondato da bombardieri medi North American B-25 “Mitchell” sei miglia a nord di Marettimo, ma si tratta di un errore, sia per la posizione del tutto sbagliata, sia per il tipo di aerei, che dalle fonti italiane sarebbero risultati invece essere cacciabombardieri. La distruzione di Levanzo e RD 18 il 6 maggio è invece accreditata dal medesimo libro a caccia Supermarine Spitfire del XII Air Service Command.
L'intero equipaggio dell'RD 18, composto da dodici uomini della Guardia di Finanza (tra cui tre sottufficiali) e tredici della Marina (tra cui due sergenti), sopravvisse e finì prigioniero in Inghilterra o (la maggior parte) negli Stati Uniti.
Elenco dell'equipaggio dell'RD 18 al momento dell'affondamento (Ufficio Storico della Marina Militare)
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