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L'Eugenio sotto il precedente nome di Liesbet a Randers, in Danimarca (Coll. Koning, via A. de (Bertus) Heelstum via www.marhisdata.nl) |
Motoveliero da carico (goletta a palo
con scafo in acciaio) di 332,7 tsl, 250 tsn e 500 tpl, lungo 38 metri
tra le perpendicolari
e 43,99 metri fuori tutto, largo 8,04 e con pescaggio di 2,75-3,56
metri. Di proprietà dell'armatore Mario Tomei (od Umberto Tomei) di
Viareggio, iscritto con matricola 659 al Compartimento Marittimo di
Viareggio, nominativo di chiamata radio IMTP.
Breve e parziale cronologia.
24 febbraio 1917
Varato come Harry Frater dal cantiere Scheepswerf Firma J. Smit & Zoon di Foxhol, Groningen (Paesi Bassi), con numero di cantiere 30, per l'armatore E. J. Frater Smid di Groningen (o NV Frater Smid di Delfzijl).
9 luglio 1917
Arriva a Delfzijl da Foxhol, pronto per il suo primo viaggio.
22 settembre 1917
Subito dopo le prove in mare, l'Harry Frater viene rivenduto alla N. V. Vrachtvaart-Maatschappij "Neerlandia" di Rotterdam, che lo ribattezza Jeannette e lo dà in gestione a Marcu Cohn di Rotterdam. Stazza lorda 332 tsl, netta 221 tsn, portata lorda 475 (o 492) tpl; porto di registrazione Rotterdam, nominativo di chiamata radio PFKB.
L'Harry
Frater nel 1917 (Stichting
Nederlandse Kaap Hoorns-vaarders-Coll. Hoedemaker-Smit-Suyk e Coll.
Rob G. Martens, via www.marhisdata.nl)
Acquistato dalla Société Anonyme des Enterprises Maritimes Belges di Anversa e ribattezzato Carmen. Porto di registrazione Anversa; in gestione ad E. Deckers & Co. di Anversa.
27 ottobre 1922
Acquistato da Jacobus Christiaan van der Veen di Groningen e ribattezzato Liesbet. Torna sotto bandiera olandese, con porto di registrazione Groningen e nominativo di chiamata PJGF. La vendita avviene per tramite del mediatore Scheepsmakelaars-kantoor v/h L. v.d. Hilst & C.
Stazza lorda e netta risultano essere 331 tsl e 262 tsn.
11 aprile 1925
La Liesbet richiede l'intervento della lancia di salvataggio numero 2 di Dungeness.
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L'equipaggio del Liesbet. Al centro, con il cappello, il comandante J. C. van der Veen (Coll. Koning, via A. de (Bertus) Heelstum via www.marhisdata.nl) |
Durante un viaggio a Goole, la Liesbet viene speronata dal rimorchiatore Arrow, avente a rimorchio due chiatte, appena sotto il ponte di Barmby, ma subisce soltanto danni sopra la linea di galleggiamento.
29 luglio 1927
Acquistato per 3900 sterline dall'armatore Umberto Tomei di Viareggio e ribattezzato Eugenio. Iscritto al Compartimento Marittimo di Viareggio, nominativo di chiamata radio IMTP. (Il libro “La flotta scomparsa” di Flavio Serafini data invece l'acquisto al 28 gennaio 1928 ed indica l'acquirente come il capitano di lungo corso Mario Tomei, membro di una celebre stirpe di comandanti ed armatori viareggini; Umberto Tomei, suo fratello, sarebbe stato semplicemente caratista insieme ad un terzo fratello, Maurizio, ad Angelina Vassalle, i fratelli Cosimo e Pasquale Pezzini, Shelley e Prometeo Caprili e Raffaello Gemignani).
Suo comandante è il capitano di lungo corso Mario Tomei, che ha il fratello Maurizio come primo ufficiale ed il cugino Amedeo come nostromo (poi secondo di bordo dal 1930).
Il
contratto di vendita del Liesbet ad Umberto Tomei (Coll.
Koning, via A. de (Bertus) Heelstum via www.marhisdata.nl)
1° luglio 1930-30 giugno 1931
L'Eugenio compie 35 viaggi, percorrendo complessivamente 3430 miglia nautiche e trasportando 8430 tonnellate di merci; durante questi viaggi fa scalo tra l'altro a Porto Empedocle, Palermo, Torre Annunziata, Fiumicino, Napoli, Catania, Crotone, Follonica, Civitavecchia, Genova, Savona, Biserta, Tunisi, Sfax, Zerba, La Nouvelle, Port-Saint-Louis-du-Rhône.
1937L'Eugenio compie 35 viaggi, percorrendo complessivamente 3430 miglia nautiche e trasportando 8430 tonnellate di merci; durante questi viaggi fa scalo tra l'altro a Porto Empedocle, Palermo, Torre Annunziata, Fiumicino, Napoli, Catania, Crotone, Follonica, Civitavecchia, Genova, Savona, Biserta, Tunisi, Sfax, Zerba, La Nouvelle, Port-Saint-Louis-du-Rhône.
Rimotorizzato. L'originario motore a due tempi e due cilindri da 130 HP, prodotto dalla Firma D. Goedkoop Jr. Kromkout di Amsterdam, che consentiva una velocità massima di 9 nodi (6 nodi per altra fonte), viene sostituito con un motore 2tew a tre cilindri Hanseatische Motorengesellschaft da 100 HP.
1938-1940
L'Eugenio è comandato da Amedeo Tomei.
Dicembre 1939
Flaminio Pacifici cede 2,5 carati dell'Eugenio ad Angelina Vassalle e Maria Gemignani. (Altri caratisti, nel maggio 1939, sono i tre fratelli Tomei e Cairoli Caprili).
1940
Diviene armatore, al posto di Umberto Tomei, Mario Tomei.
22 giugno 1940
Requisito ad Ancona dalla Regia Marina (dalle ore 00.00) ed iscritto con sigla V 10 nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato. Adibito alla vigilanza foranea.
28 giugno 1941
Alle 21 l'Eugenio parte da Lampedusa per Tripoli in convoglio con il piroscafetto cisterna Speranza, il motoveliero Vincenzo P. ed i dragamine ausiliari DM 30 Proteo e DM 3 Tenacemente. Durante la navigazione si uniscono al convoglio anche il piroscafetto Ettore Fieramosca e la nave per recuperi Rostro; varie unità si alternano nella sua scorta.
2-3 luglio 1941
Il convoglietto raggiunge Tripoli.
4 agosto 1941
L'Eugenio, il motoveliero Cora, la piccola nave frigorifera Adua ed il piroscafo Anna Maria salpano da Tripoli per Bengasi alle 19, scortati dalla cannoniera Scilla e dalla torpediniera Alcione.
6 agosto 1941
Il convoglietto giunge a Bengasi alle 15.
13 agosto 1941
Alle 18 l'Eugenio salpa da Bengasi insieme all'Adua, al motoveliero Rita ed alla piccola motocisterna Labor, per fare ritorno a Tripoli con la scorta, nel tratto iniziale, della torpediniera Perseo.
15 agosto 1941
Alle 9.30 il convoglietto, mentre procede senza scorta nel Golfo della Sirte, viene attaccato da cinque bombardieri britannici Bristol Blenheim: uno degli attaccanti urta l'alberatura dell'Eugenio e precipita in mare, ed un secondo viene abbattuto dall'armamento contraereo dell'Adua, che però viene colpita da bombe ed affonda alle undici del mattino in posizione 31°31' N e 15°42' E, al largo di Buerat el Hsum. I naufraghi vengono recuperati dalla Labor.
16 agosto 1941
Il resto del convoglio raggiunge Tripoli a mezzogiorno.
4 dicembre 1942
L'Eugenio si trova ormeggiato nel porto di Napoli quando la città viene pesantemente bombardata, per la prima volta, dall'aviazione statunitense: dalle 16.43 alle 17.25 venti bombardieri Consolidated B-24 “Liberator” del 98th e 376th Squadron USAAF sganciano bombe da 227 e 454 kg da 6200 metri di altezza, affondando l'incrociatore leggero Muzio Attendolo, danneggiando gravemente il gemello Raimondo Montecuccoli e causando danni meno estesi all'incrociatore leggero Eugenio di Savoia, alla torpediniera Fortunale, alla motonave da carico Foscolo, ai motovelieri requisiti V 55 Maria S. S. Ausiliatrice, V 101 San Francesco di Paola, V 303 Ildebrando da Soana, Costanza e Salvatore M. ed allo stesso Eugenio. Anche l'abitato circostante il porto subisce immani distruzioni (specie a Riviera di Chiaia, a Toledo e nella zona industriale); le vittime militari sono oltre 250 (188 sul solo Attendolo, 44 sul Montecuccoli e 17 sull'Eugenio di Savoia) e quelle civili almeno 159.
La prima morte dell'Eugenio, come tante altre navi grandi e piccole nell'Italia devastata dalla guerra, fu sotto le bombe, durante uno dei tanti bombardamenti aerei di Napoli. Il 1° marzo 1943 nove bombardieri del 98th e 376th Heavy Bombardment Group della 9th U.S. Army Air Force (ne erano decollati 19 dalle basi libiche di Benina e Soluch, ma gli altri si erano persi per strada; uno venne abbattuto) attaccarono il porto partenopeo avendo come obiettivo le navi ivi ormeggiate: l'incursione si protrasse dalle 17.15 alle 18.05 ed ebbe la sua vittima più importante nella moderna torpediniera di scorta Monsone, che colpita in pieno affondò con otto vittime tra l'equipaggio; furono inoltre danneggiate gravemente la motonave italiana Alfredo Oriani ed il piroscafo tedesco Rhea, e lievemente la motonave Ines Corradoe due torpediniere. Alcune bombe, come spesso accadeva durante queste incursioni, colpirono anche la città (in Via Roma, Piazza Cavour, Via Foria, Piazza del Carmine, il Rettifilo, Capodimonte, la Stella, la Pignasecca, l'Ospedale Gesù e Maria e l'Università), provocando trenta vittime tra la popolazione civile.
Anche l'Eugenio, colpito da bombe, affondò nelle acque del porto, sorte che toccò anche ad un altro grosso motoveliero, il Pierangela. Non risulterebbero esservi state vittime tra gli equipaggi dei due motovelieri.
L'affondamento a Napoli, però, non doveva segnare la fine dell'Eugenio. Nel 1944 il relitto del motoveliero venne riportato a galla e lo scafo, nonostante tutto, venne giudicato riparabile: nello sfacelo determinato dalla quasi totale distruzione della flotta mercantile italiana, tutto poteva tornare utile e l'Eugenio, modificato nello scafo, privato delle alberature e dotato di un nuovo motore (tipo 4tew Ansaldo a 7 cilindri da 250 HP), di nuove sovrastrutture a poppa e di un albero di carico al centro, rinacque come piccola motonave da carico, con il nome – appropriato – di Cucciolo.
Immatricolata nel 1945 a Genova, con nominativo di chiamata IMTP, dall'armatore genovese Cristoforo Lupi fu Giovanni Battista, la Cucciolo riprese però a navigare soltanto nel 1948; nessuno che l'avesse vista avrebbe mai potuto riconoscere, nelle sue forme piuttosto sgraziate, le linee dell'elegante goletta a palo che per quasi tre decenni aveva solcato le acque di mezza Europa.
Nel 1954 (o 1953) la Cucciolo passò di proprietà ad Alfredo Mugnai di Roma, pur rimanendo sempre registrata a Genova; quattro anni più tardi cambiò ancora proprietario passando alla ditta Agostino Pericoli Navigazione di Roma (per altra fonte, probabilmente erronea, di Rimini), e stavolta venne trasferita anche al Compartimento Marittimo della capitale. Nel 1963 (o 1964) passò nuovamente di mano diventando proprietà dell'armatore napoletano Biagio Scotto d'Aniello, che la registrò al Compartimento Marittimo di Napoli, e dopo altri quattro anni venne acquistata da Maria Lubrano di Carnozzo, sempre di Napoli, che sarebbe stata la sua ultima armatrice.
Dopo essere morta e risorta durante la seconda guerra mondiale, la Cucciolo incontrò la sua seconda e definitiva fine il 29 agosto 1968, durante un viaggio da Palermo a Tripoli con un carico di pomice: avendo iniziato ad imbarcare acqua durante una violenta tempesta, andò ad incagliarsi su degli scogli presso Pantelleria, riportando danni tali da farne dichiarare la perdita il 5 settembre. L'equipaggio venne tratto in salvo.
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L'Eugenio nel dopoguerra, irriconoscibile nella sua nuova veste di Cucciolo (Coll. Gerrit J. Schmaal, via www.marhisdata.nl) |
L'Eugenio su Wrecksite
Navi belgo-italiane
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