domenica 3 aprile 2016

Ostro

L’Ostro (g.c. Carlo Di Nitto)

Cacciatorpediniere della classe Turbine (1220 tonnellate di dislocamento standard, 1560 t in carico normale e 1715 t a pieno carico). Durante il secondo conflitto mondiale effettuò complessivamente otto missioni di guerra, di cui tre di scorta, tre di caccia antisommergibile e due di trasferimento, percorrendo 2723 miglia nautiche.

Breve e parziale cronologia.

29 aprile 1925
Impostazione nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente.
2 gennaio 1928
Varo nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente, madrina la signorina Batina Negrotto.

La nave pronta al varo (g.c. Aldo Cavallini, via www.naviearmatori.net

9 ottobre 1928
Entrata in servizio, ultima unità della sua classe. Inizialmente svolge attività di squadra in Mar Tirreno; compie un viaggio a Monaco per presenziare ai festeggiamenti della locale comunità italiana.
Sull’Ostro viene anche sperimentato un apparato di direzione del tiro Siemens-Halske, prodotto in Olanda su licenza tedesca, ma ad esso ne verrà infine preferito un altro, sperimentato su altre navi.

L’Ostro nei primi anni di servizio (da www.betasom.it

1929
Fa parte, con i gemelli Espero, Zeffiro e Borea, della I Squadriglia della 1a Flottiglia della I Divisione Siluranti, facente parte della 1a Squadra Navale, di base a La Spezia.
Nello stesso anno effettua una crociera nelle acque della Spagna.

In navigazione con mare mosso a inizio anni ’30 (www.icsm.it

Estate 1930
Compie, insieme a resto della I Squadriglia ed ad altre unità della I Squadra Navale, una crociera in Egeo, facendo scalo a Nauplia, Salonicco, Rodi ed altre isole del Dodecaneso.
1931
Insieme ai gemelli Turbine, Aquilone e Borea ed ai più anziani Daniele Manin, Giovanni Nicotera e Pantera (quest’ultimo ancora classificato esploratore), l’Ostro forma la 1a Flottiglia Cacciatorpediniere, aggregata alla II Divisione Navale (1a Squadra Navale).

Al ponte girevole di Taranto, anni Trenta (g.c. STORIA militare)

Primi anni ’30
Subisce lavori di rimodernamento con l’aggiunta di una mitragliera contraerea binata Breda Mod. 31 da 13,2/76 mm, l’imbarco di una centrale di tiro tipo «Galileo-Bergamini» (sperimentata negli anni precedenti proprio sui gemelli della I Squadriglia Cacciatorpediniere) ed un miglioramento delle sistemazioni di bordo.
1934
Ostro, Zeffiro, Espero Borea e formano la IV Squadriglia Cacciatorpediniere, che, insieme alla VIII Squadriglia (Aquilone, Turbine, Euro e Nembo), è aggregata alla II Divisione Navale, composta dagli incrociatori pesanti Fiume e Gorizia.

La nave in una foto del 27 luglio 1936 (g.c. Carlo Di Nitto)

1937
Al comando del capitano di corvetta F. G. Cerasuoli, l’Ostro prende parte alle operazioni connesse alla guerra civile spagnola, e precisamente al contrasto del contrabbando di rifornimenti per le forze repubblicane spagnole; fa parte delle forze incaricate (incrociatori leggeri Luigi Cadorna ed Armando Diaz, cacciatorpediniere Freccia, Dardo, Borea, Ostro, Zeffiro, Espero, Saetta e Strale, torpediniere Cigno, Climene, Castore, Centauro, Altair, AntaresAndromedaAldebaran) del blocco del Canale di Sicilia, per impedire l’invio di rifornimenti alle forze repubblicane spagnole.

Dipinto del 1937, ritraente l’Ostro in navigazione con mare agitato (g.c. Mauro E. Vampi, da www.naviearmatori.net)

13 agosto 1937
Alle 22 l’Ostro, al largo di Biserta, attacca il piroscafo spagnolo repubblicano Conde de Abasolo (di 3106 tsl), violatore di blocco in navigazione da Cartagena ad Odessa al comando del capitano Juan Basuri. Colpita da un siluro da 533 mm, la nave spagnola affonda nel punto 36°06’ N e 12°52’ E, al largo di Pantelleria ed a 120 miglia per 124° da Capo Bon. Tutto l’equipaggio sarà tratto in salvo dal mercantile City of Wellington, che sbarcherà i naufraghi ad Algeri.
30 agosto 1937
L’Ostro ed il capoclasse Turbine affondano con i siluri, al largo di Tizgirt (Algeria), il piroscafo sovietico Timiryazev (di 3226 tsl), in navigazione – con materiale bellico per le forze repubblicane spagnole – da Cardiff a Port Said, al comando del capitano A. A. Rydnyuk. Una lancia con i naufraghi verrà successivamente rimorchiata a Dellys (Algeria) da imbarcazioni algerine.

L’Ostro nella primavera del 1939 (g.c. Carlo Di Nitto)

1939
Partecipa all’invasione dell’Albania. Successivamente dislocato a Taranto, nel periodo immediatamente precedente la seconda guerra mondiale è impiegato anche in Nordafrica.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. L’Ostro fa parte della II Squadriglia Cacciatorpediniere, dislocata a Taranto (Settore Ionio e Basso Adriatico), insieme ai gemelli Espero, Zeffiro e Borea.
27 giugno 1940
L’Ostro salpa da Taranto alle 22.45 per la prima missione di guerra, insieme all’Espero (caposquadriglia, capitano di vascello Enrico Baroni) ed allo Zeffiro. Le tre unità devono trasportare a Tobruk due batterie contraeree (10 cannoni in tutto) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Territoriale, le relative munizioni (120 tonnellate) ed i serventi (162 camicie nere).

Ostro e Borea a Bardia nella primavera del 1940 (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net

28 giugno 1940
Alle 12.10, mentre la II Squadriglia Cacciatorpediniere avanza in linea di fila (nell’ordine Espero, Zeffiro ed Ostro) circa 50 miglia a ponente di Zante, la formazione viene avvistata da un ricognitore britannico Short Sunderland. Il 7th Cruiser Squadron britannico (al comando del viceammiraglio John Tovey, con gli incrociatori leggeri Orion, Neptune, Liverpool, Sydney e Gloucester, tutti britannici tranne il Sydney, che è australiano), che si trova per caso nella stessa zona (è in mare a copertura di alcuni convogli britannici), riceve ordine di intercettare i cacciatorpediniere, ed assume pertanto rotta 220° e velocità 25 nodi. L’avvistamento delle navi italiane da parte di quelle britanniche si verifica tra le 18.30 e le 19, a sud di Malta, 75 miglia ad ovest-sud-ovest di Capo Matapan e circa 100 miglia a nord di Tobruk. Alle 18.36 il Liverpool, senza essere ancora stato avvistato dalla II Squadriglia, apre il fuoco per primo da 16.000-18.000 metri di distanza; alle 18.59 apre il fuoco anche l’Orion.
I cacciatorpediniere italiani vedono le colonne d’acqua dei proiettili sollevarsi a dritta e sinistra, prima ancora di vedere le navi avversarie; poi, dopo averle avvistate, cercano di allontanarsi a tutta forza verso sud (in direzione di Tobruk) ed aprono a loro volta il fuoco da 18.000 metri di distanza (alle 18.10), coi loro pezzi da 120 mm.
Tovey ha diviso la sua divisione in due gruppi, in modo da attaccare le navi di Baroni da entrambi i lati: Liverpool e Gloucester a sinistra (cioè a sud), Orion, Neptune e Sydney a dritta (ossia a nord).
I cacciatorpediniere sarebbero teoricamente più veloci, ma questo vantaggio è pressoché azzerato dalla loro età e dal carico imbarcato: il caposquadriglia Baroni, pertanto, decide di sacrificarsi con il suo Espero per coprire la fuga di Ostro e Zeffiro, cui ordina di disimpegnarsi verso sudovest e fare rotta per Bengasi a tutta forza. L’Espero copre la ritirata dei due gemelli con cortine fumogene, poi affronta da solo i cinque incrociatori. Mentre Liverpool e Gloucester si concentrano sull’Espero, che risponde col tiro dei cannoni (colpendo il Liverpool, sebbene i danni causati non possano che essere modesti) ed il lancio di siluri, Orion, Neptune e Sydney cercano di aggirare le cortine fumogene per attaccare l’Ostro e lo Zeffiro, ma la reazione dell’Espero, inaspettatamente vivace, induce Tovey ad usare anche gli altri tre suoi incrociatori contro di esso. Dopo aver crivellato di colpi la nave di Baroni, immobilizzandola, le navi di Tovery riprendono l’inseguimento di Ostro e Zeffiro, ma – essendo ormai prossimo il calare del buio, ed in considerazione dell’enorme quantità di munizioni già consumate, che ha estremamente ridotto le riserve – Tovey interrompe l’inseguimento dopo soli dieci minuti, dirigendo per Malta. 
Grazie all’eroico sacrificio di Baroni e dell’Espero, l’Ostro e lo Zeffiro riescono così ad allontanarsi senza danni.
29 giugno 1940
Ostro e Zeffiro arrivano a Bengasi in mattinata e vi sostano temporaneamente, poi ripartono per Tobruk.

In navigazione (da www.navyworld.narod.ru)

1° luglio 1940
Ostro e Zeffiro giungono a Tobruk e si ormeggiano in rada. Qui dovrebbero unirsi ai gemelli della I Squadriglia (Turbine, Euro, Nembo ed Aquilone) e partecipare con essi ad operazioni di bombardamento contro le posizioni britanniche nella zona di Sollum, per indebolire le linee britanniche in vista dell’imminente offensiva italiana.
5 luglio 1940
Il porto di Tobruk viene attaccato da nove aerosiluranti britannici Fairey Swordfish dell’813th Squadron della Fleet Air Arm, decollati da Sidi el Barrani ed aventi come obiettivo le navi in porto (con priorità per i cacciatorpediniere). L’attacco è stato deciso dopo che il 4 luglio un ricognitore Short Sunderland ha sorvolato la base da 1500-2000 metri di quota dalle 10 alle 11.15, nonostante il tiro contraereo aperto contro di esso, accertando la presenza a Tobruk di numeroso naviglio.
L’Ostro si trova ormeggiato sul lato meridionale della rada, alla boa C4, a proravia dell’Aquilone (boa C6) ed a poppavia del Nembo (boa C2). L’allarme aereo viene dato alle 20.06; in pochi minuti i siluri colpiscono i cacciatorpediniere Zeffiro ed Euro ed i piroscafi Manzoni, Liguria e Serenitas, affondando Zeffiro e Manzoni, mentre le altre navi colpite devono essere portate all’incaglio per evitarne l’affondamento. I cacciatorpediniere alle boe vengono infruttuosamente attaccati da due degli Swordfish, che tuttavia, a causa della difficoltà a transitare come previsto tra la fila dei cacciatorpediniere a sinistra e quella dei mercantili (Sereno, Sabbia, Liguria, Serenitas e Manzoni) a dritta, e del violento tiro contraereo aperto dagli stessi cacciatorpediniere, non riescono a lanciare i siluri. Alle 21.31 viene dato il cessato allarme.
Luglio 1940
Svolge tre missioni di scorta.
 

Una bella immagine dell’Ostro (g.c. Marcello Risolo)
Aerosiluranti

Il 19 luglio 1940 i comandi britannici, ritenendo che l’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere – danneggiato nello scontro di Capo Spada – si fosse rifugiato a Tobruk (in realtà era a Bengasi: l’ultima volta che era stato visto da unità britanniche, il Bande Nere aveva rotta verso Tobruk, ma in seguito aveva accostato per dirigere a Bengasi), decisero di lanciare un nuovo attacco di aerosiluranti contro quella base.
L’Ostro (al comando del capitano di fregata Giuseppe Zarpellon) era ancora dove nella posizione che aveva durante l’attacco del 5 luglio, ormeggiato alla boa C4 tra Nembo ed Aquilone, sul lato meridionale della baia (Nembo, Ostro ed Aquilone erano allineati lungo la direttrice da est ad ovest). A bordo vigevano i normali servizi di difesa e sicurezza: gli uomini addetti alle armi erano ai loro posti alle mitragliere da 40/39 e 13,2 mm, mentre il personale non necessario per questi servizi era sistemato sui piroscafi Liguria (incagliato ma agibile) e Sabbia, adibiti ad alloggi per gli equipaggi. Come da norme contro gli attacchi aerei all’ormeggio, i locali erano presidiati, le porte stagne e la portelleria chiuse.
Prima dell’attacco degli aerosiluranti, il porto di Tobruk fi messo in allarme già da altri attacchi aerei: alle 17, infatti, tre ondate composte rispettivamente da cinque, tre e quattro bombardieri Bristol Blenheim (decollati dall’Egitto ed appartenenti agli Squadrons 55 e 201) bombardarono nell’arco di una decina di minuti la parte settentrionale della rada, danneggiando leggermente una batteria contraerea e le infrastrutture del porto, e subendo la perdita di un velivolo. Alle 18 venne dato il cessato allarme, ma già alle 18.56 fu suonato un nuovo allarme a causa dell’arrivo da nordovest di un idrovolante del 700th Squadron della Fleet Air Arm, catapultato dalla corazzata britannica Warspite, inviato per accertare l’esito del bombardamento di poco prima. L’idrovolante venne immediatamente bersagliato da un nutrito ed accurato fuoco contraereo, riportando tali danni da precipitare in mare mentre tornava alla base.
Alle 19.33, ventuno minuti dopo il tramonto, venne suonato il secondo cessato allarme; non sarebbe stato l’ultimo.
Alle 21.54 del 19 luglio Tobruk, infatti, fu messa nuovamente in allarme – a seguito di segnalazioni provenienti dai punti d’ascolto avanzati di Bardia e Belafarid –, ed alle 22.30 sei aerosiluranti Fairey Swordfish dell’824th Squadron della Fleet Air Arm si presentarono sul cielo della piazzaforte. Gli aerei, distaccati con la loro squadriglia dalla portaerei britannica Eagle, erano decollati dalla base egiziana di Sidi el Barrani alle otto di quella sera, con il compito di silurare le navi ormeggiate a Tobruk; provenienti da nordest, procedevano in due formazioni a cuneo poco distanziate tra di loro, al comando del tenente di vascello F. S. Quarry. Nel cielo c’erano solo nuvole sparse, il vento, da sudest, era debolissimo, il mare calmo.
Le difese contraeree aprirono immediatamente un violento fuoco contraereo, che obbligò gli Swordfish a compiere ripetuti passaggi sulla rada per non essere colpiti (tre di essi vennero danneggiati, anche se nessuno fu abbattuto), oltre che per individuare i bersagli (operazione complicata dalla mediocre luce lunare) e prepararsi all’attacco. Verso l’1.30 del 20 luglio, mentre le navi in rada aprivano a loro volta il fuoco con i rispettivi armamenti contraerei, gli Swordfish si disposero in formazione d’attacco, superarono la barriera del fuoco contraereo e scesero a volo radente sulla superficie del mare, per compiere la corsa di lancio.
All’1.32 il primo siluro andò a segno colpendo il piroscafo Sereno, che iniziò ad affondare di poppa. Poco dopo, i serventi delle mitragliere da 40/39 dell’Ostro avvistarono tre Swordfish che volavano in formazione serrata a bassissima quota; provenivano dalla direzione della caserma dei sommergibilisti. Giunti sulla baia, gli aerei si divisero; l’Ostro iniziò a sparare contro di essi con due mitragliere da 40 mm e con la mitragliera di dritta da 13,2 mm (che sparò una cinquantina di colpi), ma all’1.34 uno dei siluri – quello sganciato dallo Swordfish pilotato dal sottotenente di vascello S. F. Fullmore e con equipaggio composto dai sergenti D. J. Turner e G. G. Harrison – colpì il cacciatorpediniere a poppa, proprio in corrispondenza del deposito munizioni poppiero.
Seguì una tremenda deflagrazione, che lanciò innumerevoli schegge infuocate anche sul Nembo e sull’Aquilone (il cannoniere Casimiro Fois, imbarcato su quest’ultimo, ricordò in seguito che l’Aquilone venne coperto da una “cappa infuocata” di schegge); l’altissima fiammata rossastra dell’incendio scatenatosi a poppa illuminò l’intera baia, e continuò a bruciare per parecchio tempo. Nel volgere di dieci minuti, l’Ostro sbandò ed affondò, adagiandosi sui fondali del porto all’1.44.
Subito dopo venne colpito ed affondato anche il Nembo, a bordo del quale si stavano organizzando i soccorsi da portare all’Ostro. Degli Swordfish attaccanti, tre vennero danneggiati dal tiro contraereo, ed uno di essi, quello pilotato dal tenente di vascello G. R. Brown, precipitò mentre rientrava alla base. Gli altri atterrarono alle 3.30.
Le ricerche dei dispersi cominciarono prima ancora che l’attacco aereo fosse terminato – il cessato allarme fu dato alle 5.56 – e proseguirono sino a tutto il mattino.
Dell’equipaggio dell’Ostro persero la vita 42 uomini (di cui 40 dispersi, tra cui due ufficiali) mentre 20 rimasero feriti (tra di essi il comandante Zarpellon).

I loro nomi:

Astolfo Astaldi, marinaio fuochista, disperso
Quinzio Tullio Baglietto, tenente del Genio Navale, deceduto
Luigi Barabino, marinaio, disperso
Andrea Barbetti, marinaio cannoniere, deceduto
Silvio Cannarsa, marinaio elettricista, disperso
Claudio Cardillo, sottocapo silurista, disperso
Michele Castigliego, capo meccanico di prima classe, disperso
Carmine Catacchio, sergente meccanico, disperso
Giacinto Chiambretto, sottocapo silurista, disperso
Fortunato Codari, marinaio silurista, deceduto
Angelo Cosulich, marinaio cannoniere, deceduto
Filippo Cusmano, marinaio elettricista, disperso
Vincenzo De Franco, marinaio fuochista, disperso
Renato De Gregorio, capitano del Genio Navale, deceduto
Paolo De Guglielmo, secondo capo nocchiere, disperso
Renato De Negri, marinaio cannoniere, disperso
Rino Dei, marinaio fuochista, disperso
Antonio Dell’Anno, marinaio fuochista, disperso
Giacinto Di Gioia, marinaio fuochista, deceduto
Michele Di Lillo, sottocapo cannoniere, disperso
Fortunato Facchin, marinaio, disperso
Lino Favretto, marinaio fuochista, deceduto
Vito Fiume, marinaio fuochista, disperso
Antonio Francavilla, sottocapo cannoniere, deceduto
Giuseppe Gallo, marinaio, disperso
Michele Giuliano, marinaio cannoniere, disperso
Cesare Guerretta, marinaio cannoniere, disperso
Damiano La Tegola, secondo capo cannoniere, disperso
Antonio Livio, marinaio fuochista, disperso
Pasquale Lupone, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio Manzo, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Mineo, marinaio, deceduto il 24.7.1940
Pietro Mozzachiodi, marinaio fuochista, deceduto
Angelo Pimpinella, marinaio cannoniere, disperso
Carmelo Polimeni, sottocapo elettricista, disperso
Vito Nicola Quatraro, secondo capo meccanico, deceduto
Ugo Rossi, sottocapo torpediniere, disperso
Fausto Rubagotti, marinaio fuochista, disperso
Luigi Trivella, marinaio, disperso
Vincenzo Zoccheddu, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Zuzolo, sottocapo cannoniere, deceduto


I relitti dell’Ostro e del Nembo furono in seguito demoliti, mentre i loro cannoni, recuperati, andarono a rinforzare le difese della piazzaforte di Bardia.


Aquilone, Ostro ed Espero ormeggiati per rifornimento al pontile nafta di La Maddalena, nell’ottobre 1935. Tutti perduti entro il settembre 1940 (g.c. Mauro E. Vampi via www.naviearmatori.net
Motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita al cannoniere Ignazio Marsilli, nato a Bisceglie il 1° febbraio 1919, uno dei superstiti:

"Imbarcato su cacciatorpediniere dislocato in zona avanzata con l'obiettivo di reiterare offese aeree del nemico era ammirevole per il coraggio e resistenza alla fatica rimanendo per giorni e per notti vicino alla sua arma sempre pronto ad intervenire con energia ed efficacia. Durante l'attacco che determinava l'affondamento dell'unità, superava sé stesso rimanendo fino all'ultimo al suo posto e dimostrando altissimo spirito combattivo.
Acque della Cirenaica, 22 luglio 1940."
 

L’Ostro a La Spezia alla fine degli anni Trenta (g.c. STORIA militare)


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