mercoledì 16 luglio 2014

Città di Messina

La Città di Messina (g.c. Rosario Sessa, via www.naviearmatori.net)

Motonave mista da 2472 tsl e 1419 tsn, lunga 87,9 metri e larga 12,2, pescaggio 5,76 metri, velocità 12 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia (avente sede a Napoli), iscritta con matricola 145 al Compartimento Marittimo di Palermo.

Breve e parziale cronologia.

1929
Costruita nei Cantieri ed Officine Meridionali (Società Italiana per Costruzioni Navali e Meccaniche) di Baia (numero di cantiere 20) per la Florio Società Italiana di Navigazione, con sede a Palermo. Fa parte di una serie di nove motonavi gemelle (le altre sono Città di Agrigento, Città di Alessandria, Città di Livorno, Città di Marsala, Città di Bastia, Città di Savona, Città di La Spezia Città di Trapani) costruite per le linee secondarie della compagnia, concepite per trasportare 111 passeggeri in prima, seconda e terza classe ed altri 450 in sistemazioni provvisorie.
1932
Con la fusione della Florio con la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA) nella Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA, la flotta Florio passa alla nuova compagnia.
1936
La compagnia armatrice assume il nome di Tirrenia Società Anonima di Navigazione.
10 giugno 1940
Entrata in guerra dell'Italia. La Città di Messina non verrà mai requisita dalla Regia Marina, ma sarà egualmente impiegata nel trasporto di truppe, venendo noleggiata dal Regio Governo della Libia.
13 agosto 1940
Lascia Bengasi a mezzogiorno (per altra fonte, probabilmente erronea, alle 21.30) insieme al piroscafo Leopardi, con la scorta della vecchia torpediniera Generale Achille Papa, diretta a Derna. Alle 15.15 la formazione, in linea di fila, è assunta: in testa Papa, al centro Città di Messina ed in coda Leopardi, ad un chilometro di distanza. Le navi procedono a sei nodi sulle rotte di sicurezza (alle 20 la Papa si porta in posizione di scorta notturna, su rilevamento 80° da prora sinistra della Città di Messina).
14 agosto 1940
Alle tre di notte il Leopardi urta una mina facente parte di uno sbarramento posato il 21 luglio dal sommergibile britannico Rorqual (sul momento si pensa però ad un siluro) ed affonda rapidamente nel punto 32°93' N e 21°03' E (sette miglia a nord-nord-est di Tolmetta, in Cirenaica). 
La Papa, dopo aver gettato tre bombe di profondità, ordina alle 3.10 alla Città di Messina di proseguire a tutta forza verso Derna (la torpediniera si trattiene invece sul posto per soccorrere i naufraghi del Leopardi), ma la motonave rientra invece a Bengasi, giungendovi a mezzogiorno del 14 agosto.
15 agosto 1940
La Città di Messina salpa da Bengasi diretta a Derna alle 17, scortata dalla Centauro. Giunge a destinazione alle 23.30.
16 agosto 1940
Salpa da Derna per Bengasi alle 2.30, scortata dalla Centauro, giungendo a Bengasi alle 14.
22 agosto 1940
La Città di Messina lascia Bengasi per Derna alle 6, insieme al piroscafo Ravenna e con la scorta della torpediniera Procione.
23 agosto 1940
Il convoglio arriva a Derna alle 6.
5 settembre 1940
La Città di Messina salpa da Bengasi per Tripoli alle 6.30, in convoglio con i piroscafi Zena e Carnia e con la scorta della torpediniera Castore.
7 settembre 1940
Il convoglio arriva a Tripoli alle 00.50.
20 dicembre 1940
La Città di Messina salpa da Tripoli alle 22, diretta a Bengasi con la scorta della Papa.
23 dicembre 1940
Arriva a Bengasi alle 14.30.
8 gennaio 1941
Alle 18 la Città di Messina salpa da Tripoli per Bengasi, con la scorta della Papa, ma deve poi rientrare a Tripoli.
9 gennaio 1941
Arriva a Tripoli alle 17. (Secondo una fonte non controllata nel gennaio 1941 la Città di Messina avrebbe trasportato a Tripoli personale della Regia Aeronautica, scortata dalla Papa, ma questo non risulta dalla cronologia dei convogli presente nel volume USMM "La difesa del traffico con l'Africa Settentrionale dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941").
11-12 gennaio 1941
Si trasferisce da Tripoli a Bengasi, con la scorta della torpediniera Centauro.
All'1.35 del 12 il sommergibile britannico Regent (capitano di corvetta Hugh Christopher Browne) avvista Città di Messina e Centauro, identificate come una "grossa" nave mercantile ed un cacciatorpediniere/torpediniera, in posizione approssimata 32°48' N e 14°36' E, a nord di Homs.
Il sommergibile manovra per attaccare ed all'1.59 s'immerge per completare l'attacco a quota periscopica, ma così facendo perde di vista i bersagli; alle 2.18, pertanto, riemerge e completa l'attacco in superficie, lanciando due siluri da 2740 metri. Le armi non vanno a segno.

La Città di Messina a Civitavecchia (da “Dallo smoking alla divisa - La marina mercantile italiana  dal 1932 al 1945” di Francesco Ogliari, Cavallotti Edizioni, 1984, via Danilo Pellegrini e www.betasom.it)

L'affondamento

Alle cinque del pomeriggio del 12 gennaio 1941 (la cronologia dell'USMM parla dell'11 gennaio, ma deve trattarsi di un errore) la Città di Messina partì da Bengasi diretta a Tripoli con la scorta dalla torpediniera Centauro, trasportando centinaia di militari della Regia Aeronautica che stavano venendo evacuati dalla Cirenaica, dove le forze britanniche erano in travolgente avanzata nell'ambito dell'operazione "Compass": iniziata il 9 dicembre, quest'offensiva britannica aveva spazzato via in pochi giorni le truppe italiane attestatesi in territorio egiziano (attorno a Sidi el Barrani) nel precedente settembre ed aveva poi portato all'invasione britannica della Cirenaica, con l'investimento della piazzaforte di Bardia che era caduta il 5 gennaio. Ogni tentativo di arrestare l'avanzata delle truppe del Commonwealth era risultato vano, e la stessa Bengasi era destinata a cadere di lì a poche settimane, il 6 febbraio 1941.
In un quadro caotico che ricordava le scene di Caporetto di ventiquattro anni prima, decine di migliaia di militari italiani di ogni reparto e specialità si ritiravano verso ovest a piedi o con automezzi di ogni tipo, seguiti da migliaia di coloni in fuga dai poderi e dai villaggi costruiti in Cirenaica da pochi anni, dalle terre che avevano lavorato con tanta fatica; altri, pochi, i più fortunati - o così doveva sembrare a chi era costretto ad una marcia di centinaia di chilometri attraverso il deserto - venivano evacuati via mare.
Tra questi "fortunati" c'erano parte degli uomini della 90a Squadriglia Caccia della V Squadra Aerea ed il personale del 9° Stormo, che doveva essere rimpatriato: s'imbarcarono sulla Città di Messina insieme ad altro personale dell'Aeronautica, in tutto tre ufficiali e 464 tra sottufficiali ed avieri. Oltre ad essi la motonave trasportava due sottufficiali dei carabinieri, un brigadiere ed un maresciallo, e 44 uomini di equipaggio: per un totale di 513 anime, affidate alla responsabilità del cinquantottenne capitano di lungo corso Vincenzo Schiazzano, messinese, comandante della nave che per ironia della sorte portava proprio il nome della sua città natale.

Chi invidiava quanti erano riusciti a trovare posto sulla Città di Messina era però destinato a ricredersi. 
La navigazione fu disturbata da un primo allarme alle 14 del 13 gennaio, quando al largo di Homs la Centauro avvistò delle scie di siluri dirette verso di essa: le evitò, e la navigazione proseguì. Si trattava probabilmente di un falso allarme.
Ma nelle acque della Tripolitania, attendeva in agguato il sommergibile britannico Regent. Partito da Malta il 5 gennaio per pattugliare le acque di Tripoli e poi del Golfo della Sirte nella sua ottava missione di guerra (la quinta in Mediterraneo), il sommergibile aveva già incontrato ed attaccato la Città di Messina il 12 gennaio, durante il viaggio di andata da Tripoli a Bengasi: allora i suoi siluri non erano andati a segno, ma stavolta la nave italiana non sarebbe stata altrettanto fortunata.
Alle 8.05 il Regent avvistò in posizione 33°03' N e 14°15' E quella che con notevole sovrastima il comandante Browne identificò come una nave mercantile di 5000-6000 tsl, scortata da un cacciatorpediniere o torpediniera. Iniziata la manovra d'attacco, il sommergibile riuscì ad avvicinarsi fino a soli 365 metri prima di lanciare due siluri alle 8.46: praticamente a bruciapelo. Subito dopo, scese in profondità ed intraprese manovre evasive.
Dopo appena 18 secondi dal lancio, il primo dei due siluri centrò in pieno la Città di Messina, con un'esplosione tanto violenta da farne crollare la plancia. In soli nove minuti la motonave s'inabissò nel punto 32°59' N e 14°11' E, a circa 25 miglia per 59° da Ras ed Hallab, al largo di Homs, circa 45 miglia ad est di Tripoli, nel golfo della Sirte (per altre fonti al largo di Misurata o di Bengasi). 
La Centauro, dopo aver eluso altri siluri che il Regent le aveva lanciato ed avergli dato brevemente la caccia (Browne contò sette esplosioni di bombe di profondità, tutte molto vicine ma nessuna delle quali causò danni), recuperò dal mare decine di naufraghi che portò a Tripoli (per altra versione avrebbero partecipato al salvataggio anche altre unità accorse sul posto), mentre altri raggiunsero la costa direttamente con le lance di salvataggio. Alle 10.30, mezz'ora dopo che il rumore delle macchine della Centauro era scomparso in lontananza, il Regent tornò a quota periscopica.

La maggior parte dell'equipaggio riuscì a salvarsi: 36 uomini su 44, tra cui il secondo ufficiale di coperta Gabriele Cacace ed il primo ufficiale di macchina Antonio Bagagliolo, i sopravvissuti più alti in grado fra l'equipaggio. Scomparvero in mare il comandante Schiazzano, il direttore di macchina, il primo ufficiale di coperta Giovambattista Girgenti, il radiotelegrafista, il nostromo Francesco Galioto ed il piccolo di camera Vincenzo Fulco, mentre il carpentiere ed un marinaio morirono dopo il salvataggio a bordo della Centauro, che ne sbarcò i corpi a Tripoli.
Molto più pesante fu il bilancio tra le truppe imbarcate: dei 467 militari dell'Aeronautica solo 134 furono tratti in salvo, compresi tutti e tre gli ufficiali. Dei due sottufficiali dei carabinieri, morì il maresciallo, mentre fu salvato il brigadiere. 
In tutto morirono nell'affondamento della Città di Messina 342 uomini, a fronte di 171 sopravvissuti. Tra gli scomparsi vi furono 53 uomini del 9° Stormo della Regia Aeronautica.
(Altra fonte parla di 432 morti e 166 sopravvissuti, ma sembra probabile un semplice refuso, 432 invece di 342).


Verbale di naufragio della Città di Messina, redatto il 18 gennaio 1941 dalla Capitaneria di Porto di Tripoli (g.c. Michele Strazzeri)


L'affondamento della Città di Messina nel giornale di bordo del Regent (da Uboat.net):

"0805B/15 - In position 33°03'N, 14°15'E sighted a merchant vessel of 5000 to 6000 tons escorted by a destroyer / torpedo-boat. Started attack.
0846B/15 - Fired two torpedoes at the merchant vessel from 400 yards. The first torpedo hit the target 18 seconds after firing. Regent had gone deep on firing and took evasive action. The escort dropped a total of 7 depth charges. All seemed very close but caused no damage to Regent.
1000B/15 - HE of the escort faded out.
1030B/15 - Returned to periscope depth".


6 commenti:

  1. Buonasera volevo sapere l'elenco dei dispersi sulla motonave città di Messina. Grazie

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    1. Buonasera, purtroppo non è in mio possesso. Potrebbe provare a contattare l'Ufficio Storico della Marina Militare: ufficiostorico@marina.difesa.it

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  2. Io ho fatto il mio primo Viaggio in nave il 6 ottobre 1952 su una nave che si chiamava "Città di Messina", sulla rotta Olbia Isola Bianca Civitavecchia.
    La compagnia era la Tirrenia.
    Ricordo perfettamente quella traversata e le emozioni che provai.
    Mi piacerebbe trovare qualche fotografia della nave.
    Subito dopo la nave venne tolta da quella rotta e sostituita dalle nuove navi serie regione (Sicilia Sardegna Calabria Lazio Campania Felix)

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    1. Si tratta di un'altra Città di Messina, ex Rossini. Costruita a Monfalcone nel 1928. Affondata a Savona dai tedeschi alla fine del secondo conflitto mondiale per ostruire il porto, venne recuperata nel 1946, ricostruita e ribattezzata Città di Messina. Navigò fino al 1972, quando fu demolita a La Spezia. Alcune foto sono in questa pagina: http://www.naviearmatori.net/ita/album-1275-1.html

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  3. Mio padre, classe 1919, aviere, fu uno dei 134 sopravvissuti al siluramento della Città di Messina il 15 gennaio 1941. Ricordo che dopo parecchi anni ricevette con plico postale, una croce in bronzo, ormai persa. Chiedo se si potrebbe rintracciare il merito di quel riconoscimento. Grazie, saluti.

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    1. Buongiorno, può provare ad inserire il suo nome in questa banca dati online: http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

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