martedì 20 febbraio 2024

Ambrogio G.

Disegno di Aldo Cherini ritraente un navicello ligure. Simile doveva essere l'aspetto dell'Ambrogio G. (g.c. Corrado Cherini, via www.cherini.eu)

L'Ambrogio G. era un piccolo veliero di 80,81 tsl e 50,58 tsn, un navicello costruito a Viareggio da Leonildo Galli nel 1906 e di proprietà degli armatori savonesi Camillo Bartoli ed Alfredo Cavalletti, che l'avevano iscritto con matricola 148 al Compartimento Marittimo di Savona. Lungo 22,98 metri e largo 6,70 con un pescaggio di 2,80 metri, aveva una portata di 150 tonnellate.

I navicelli, piccoli velieri tipici della Liguria e della Toscana, erano caratterizzati dall'inusuale armo velico con due alberi dei quali quello di trinchetto era posizionato all’estrema prua e sensibilmente inclinato in avanti; tra esso e l'albero maestro si trovava una grossa vela trapezoidale, sopra la quale ve n'era un'altra triangolare, mentre un fiocco era issato tra l'albero di trinchetto ed il bompresso. Sull’albero maestro si trovavano inoltre una randa ed una controranda. La lunghezza di questi velieri andava dai dieci ai 35 metri, la portata da meno di una decina tonnellate ad oltre un centinaio (l'Ambrogio G. era quindi tra i più grandi); trasportavano un po’ di tutto lungo le coste tirreniche e tra il continente e la Sardegna, marmo (una delle merci maggiormente trasportate dai navicelli, molti dei quali erano specializzati proprio nel suo trasporto), carbone, legname, pietre e sabbia da costruzione, olio, vini, formaggi, acciughe salate in barili, olio per lampade in latte.

L'Ambrogio G. fu a lungo di proprietà di armatori viareggini ed iscritto con matricola 163 al Compartimento Marittimo di quella città: dal 1916 al 1919 fu suo armatore Augusto Fabbricotti, mentre il suo comandante più famoso fu Alfredo Menconi di Marina di Carrara, detto “Pinz”, noto per la rapidità dei suoi viaggi. Frequentemente l'Ambrogio G. compiva viaggi verso l'Italia meridionale, anche con carico superiore alla sua portata; durante uno di questi viaggi, salpato di pomeriggio dalla spiaggia di Marina di Carrara, nonostante il vento contrario da levante riuscì a raggiungere Catania in poco più di tre giorni.

Acquistato dai fratelli Guglieri nel 1926, nel 1937 risultava armato da Giovanni e Giuseppe Dell'Amico di Carrara, mentre nel 1940 era passato alla società in accomandita semplice Figlia e Dell'Amico di Marina di Carrara (armatore era sempre Giuseppe Dell'Amico).

Probabilmente perché mancante di motore ausiliario, l'Ambrogio G. non venne requisito dalla Regia Marina allo scoppio della guerra: i velieri ‘puri’, essendo vincolati dall’incognita costituita dalla presenza e forza del vento, erano poco adatti alla conversione in unità militari, a differenza delle centinaia di motovelieri che furono trasformati in vedette foranee e dragamine ausiliari. Continuò dunque a dedicarsi al traffico di piccolo cabotaggio nel Mar Tirreno, come aveva fatto in tempo di pace; nel 1941 fu venduto dai Dell'Amico a Camillo Bartolo di Savona.

Alle sette del mattino del 4 novembre 1941 l'Ambrogio G. salpò da Palermo alla volta di Civitavecchia, al comando del padrone marittimo Ferdinando Menconi e con un equipaggio che oltre allo stesso Menconi comprendeva altri quattro uomini, tutti toscani. (Rimane un punto oscuro: secondo il verbale di presunta perdita compilato nel dicembre 1942 dalla Capitaneria di Porto di Savona, l'Ambrogio G. era partito da Palermo, ma il volume "Navi mercantili perdute" dell’Ufficio Storico della Marina Militare indica invece il porto di partenza come Salerno. Stante la somiglianza tra i due nomi, sembra evidente che in una delle due fonti è stato commesso un errore di trascrizione: ma in quale delle due?).

A Civitavecchia il piccolo navicello non arrivò mai: dopo la partenza non diede più notizia di sé, e le ricerche avviate in seguito al suo mancato arrivo non riuscirono a trovare alcuna traccia della nave o dell’equipaggio. Il Tirreno li aveva inghiottiti.

Passato il tempo stabilito dalla legge, il 28 dicembre 1942 il tenente colonnello di porto Enrico Roni, comandante del Compartimento Marittimo di Savona, dichiarò l'Ambrogio G. perduto in mare insieme al suo equipaggio.

Scomparvero con la nave:


Giovanni Aliboni, 37 anni, da Marina di Carrara

Francesco Bandoni, 46 anni, da Marina di Carrara

Andrea Bernardini, 52 anni, da Viareggio

Ferdinando Menconi, 28 anni, da Marina di Carrara (comandante)

Bruno Muzzi, 20 anni, da Carrara


L'atto di scomparsa in mare dell’equipaggio dell'Ambrogio G. (g.c. Michele Strazzeri)

Anche dopo la guerra, a differenza che per altre imbarcazioni grandi e piccole svanite con i loro equipaggi, dai documenti degli ex nemici non emerse niente che potesse attribuire la perdita dell'Ambrogio G. ad un attacco da parte di unità navali, aeree o subacquee avversarie. La perdita di questo piccolo motoveliero fu quindi probabilmente dovuta a cause accidentali, oppure all’urto contro una mina alla deriva, vera croce dei naviganti in tempo di guerra. Flavio Serafini nel libro "La flotta scomparsa" afferma che l'Ambrogio G. affondò “cannoneggiato nel Canale di Sicilia”, ma questa informazione non sembra suffragata da alcuna fonte italiana o britannica ed appare pertanto errata.

Nessun commento:

Posta un commento