venerdì 18 dicembre 2015

Centauro

La Centauro (da “Le torpediniere italiane 1881-1964” di Mario Paolo Pollina, USMM, Roma 1974, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net

Torpediniera della classe Spica, tipo Climene (640 tonnellate di dislocamento standard, 970 in carico normale, 1010 a pieno carico). La Centauro e la Climene (ordinate prima delle altre unità del loro sottotipo: furono le prime due Spica ad essere impostate dopo i prototipi Spica ed Astore, in un periodo in cui ancora non si era deciso se riprodurre il modello su larga scala) si differenziavano dalle altre unità dello stesso sottotipo per la disposizione dei tubi lanciasiluri: un impianto binato e due impianti singoli, anziché quattro impianti singoli.
Operò in compiti di scorta convogli tra Italia e Libia e lungo le coste della Libia, svolgendo 79 missioni di questo tipo.

Breve e parziale cronologia.

30 maggio 1934
Impostazione nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.
19 febbraio 1936
Varo nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.
16 giugno 1936
Entrata in servizio.
1937
Durante la guerra civile spagnola, la Centauro partecipa, con altre unità (incrociatori leggeri Luigi Cadorna ed Armando Diaz, cacciatorpediniere Freccia, Dardo, Borea, Ostro, Espero, Zeffiro, Saetta e Strale, torpediniere Cigno, Climene, Castore, Altair, Aldebaran, Andromeda, Antares) al blocco del Canale di Sicilia, per impedire l’invio di rifornimenti alle forze repubblicane spagnole.
7 aprile 1939
La Centauro prende parte allo sbarco e occupazione italiana dell’Albania inquadrata nel 3° Gruppo Navale, che essa forma insieme alle gemelle Cigno, Castore e Climene, ai cacciatorpediniere Scirocco, Grecale, Libeccio e Saetta, alle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, al posamine Azio, alla cisterna militare Isonzo ed al grosso piroscafo Sannio. Il 3° Gruppo, al comando dell’ammiraglio di squadra Arturo Riccardi (che ha il comando generale delle operazioni navali) ed incaricato dell’occupazione di Valona, giunge dinanzi al proprio obiettivo nelle prime ore del 7 aprile. Lo sbarco avviene con un ritardo di circa un’ora, e le truppe italiane – sbarcano per prime le compagnie da sbarco di marinai, seguite poi dalla fanteria – sono accolte da quelle albanesi, asserragliate negli edifici della gendarmeria, della dogana e del museo archeologico, con tiro di fucili e mitragliere che viene però ridotto al silenzio dopo un cannoneggiamento di circa dieci minuti da parte delle torpediniere. Così spezzate le resistenze nell’area portuale, il resto della città sarà agevolmente occupato dai reparti italiani.
10 giugno 1940
All’atto dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Centauro forma con le gemelle Cigno, Castore e Climene la XI Squadriglia Torpediniere, di base a Tripoli ed alle dipendenze del Comando Marina Libia.
21 luglio 1940
Alle 9.15 la Centauro parte da Bengasi scortando l’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere, ma poco dopo la partenza subisce un’avaria al timone. Le riparazioni vengono mentre il Bande Nere incrocia intorno all’avariata Centauro a scopo protettivo, poi entrambe proseguono verso Tripoli.
22 luglio 1940
Centauro e Bande Nere arrivano a Tripoli alle 18.52.
29 luglio 1940
La Centauro e le gemelle Circe, Climene e Clio partono da Napoli scortando, durante l’operazione «Trasporto Veloce Lento», un convoglio formato dal piroscafo Marco Polo e dagli incrociatori ausiliari (qui impiegati come trasporti) Città di Napoli e Città di Palermo.
A Messina vengono sostituite dalle torpediniere Alcione, Airone, Ariel ed Aretusa; il convoglio giungerà a Bengasi il 31.
1941
Tre delle quattro mitragliere binate da 13,2/76 mm, di modesta efficacia, vengono rimosse e sostituite con altrettante più efficaci armi da 20/65 mm, anch’esse binate, modello Breda 1935. Vengono inoltre imbarcati due scaricabombe per 40 bombe di profondità complessive.
11 gennaio 1941
Salpa da Tripoli per Bengasi scortando la motonave Città di Messina.
12 gennaio 1941
All’1.35 il sommergibile britannico Regent (capitano di corvetta Hugh Christopher Browne) avvista le due navi in posizione 32°48’ N e 14°36’E (al largo di Khoms in Libia); immersosi all’1.59 per effettuare l’attacco a quota periscopica, non vede più i bersagli e quindi riemerge alle 2.18, lanciando due siluri da 2740 metri contro la Città di Messina. La nave viene mancata.
13 gennaio 1941
Alle 14 la Centauro, al largo di Homs, avvista scie di siluri dirette verso di lei e le evita con la manovra, per poi proseguire la navigazione. Si tratta forse di un falso allarme.
Le due navi giugno a Bengasi e qui la Città di Messina imbarca centinaia di uomini della Regia Aeronatica, da evacuare dalla Cirenaica, ormai prossima alla caduta durante l’operazione «Compass». Centauro e Città di Messina ripartono poi per Tripoli.
15  gennaio 1941
Alle 8.05 il Regent s’imbatte di nuovo nelle due navi, in posizione 33°03’ N e 14°15’ E (45 miglia ad est di Tripoli), ed alle 8.46 lancia due siluri contro la Città di Messina, da soli 366 metri di distanza. La motonave è colpita ed affonda rapidamente nel punto 32°59’ N e 14°11’ E (al largo di Homs, nel Golfo della Sirte). La Centauro, evitati quelli che sembrano essere altri due siluri (ma dev’essere un’illusione ottica), lancia sette bombe di profondità (che scoppiano molto vicine al Regent, frattanto sceso in profondità, ma non causano danni) e poi procede al salvataggio dei superstiti: solo 166, su 598 uomini che erano imbarcati sulla Città di Messina.
1° febbraio 1941
La Centauro e la Cigno salpano alle 17 da Bengasi, prossima alla caduta, dirette a Tripoli, per scortarvi i piroscafi Multedo e Giovinezza e la nave cisterna Utilitas.
Durante la navigazione nel Golfo della Sirte, il Multedo perde il contatto col resto del convoglio e scompare, perduto per cause ignote. Il sommergibile britannico Truant lancia tre siluri contro il Giovinezza e l’Utilitas, ma senza colpirli.
12 febbraio 1941
Alle 4.30 la Centauro salpa da Tripoli scortando un convoglio formato dal piroscafo italiano Tembien, dal tedesco Leverkusen e dalla motonave italiana Mauly.
Alle 9.30 il sommergibile britannico Utmost (capitano di corvetta Richard Douglas Cayley) avvista il convoglio a tre miglia per 100°, mentre quest’ultimo procede con rotta 260°, e lancia tre siluri contro la Mauly. Uno dei tre va a segno, colpendo a poppa la Mauly in posizione 32°50’ N e 13°20’ E (o 33°00’ N e 12°00’ E, o 35°41’ N e 23°01’ E), a nord di Zuara ed al largo di Tripoli: la motonave viene seriamente danneggiata ed immobilizzata ed è abbandonata dall’equipaggio, ma rimane galla. La Centauro, dalle 9.54 alle 10.22, dà infruttuosamente la caccia al sommergibile (sceso a 24 metri di profondità dopo il lancio), lanciando 25 bombe di profondità; l’Utmost, senza aver subito danni, si ritira verso nordest.
I due mercantili illesi riprendono poi la navigazione verso ovest, scortato dalla Centauro; la Mauly sarà poi raggiunta da mezzi inviati da Tripoli, che riusciranno a salvarla con un faticoso rimorchio durato una settimana.
14 febbraio 1941
Centauro, Tembien e Leverkusen raggiungono Napoli alle 10.
8 marzo 1941
Centauro e Clio si uniscono alla scorta (torpediniere Alcione, Pallade e Polluce) delle motonavi Andrea Gritti e Sebastiano Venier (convoglio «Sonnenblume 9» per il trasferimento in Libia dell’Afrika Korps), in navigazione da Napoli a Tripoli.
9 marzo 1941
La Centauro e la gemella Clio salpano a mezzogiorno da Tripoli, raggiungono un convoglio proveniente da Napoli («Sonnenblume 7», formato dai mercantili tedeschi Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels scortati dai cacciatorpediniere Folgore, Lampo, Ugolino Vivaldi, Antonio Da Noli e Lanzerotto Malocello) e lo accompagnano fino a Tripoli, dove giunge senza danni.
23 marzo 1941
La Centauro, le gemelle CirceClioCastore e Calliope e la più moderna Pegaso lasciano Napoli per scortare a Tripoli un convoglio composto dai piroscafi AmsterdamCaffaro e Capo Orso e dalle motonavi Giulia e Col di Lana.
27 marzo 1941
Il convoglio arriva a Tripoli.
16 aprile 1941
Partecipa ai soccorsi ai superstiti del convoglio «Tarigo» (piroscafo italiano Sabaudia, piroscafi tedeschi Arta, Adana, Aegina e Iserlohn, cacciatorpediniere Luca Tarigo, Lampo e Baleno), annientato la notte precedente dai cacciatorpediniere britannici Jervis, Janus, Nubian e Mohawk (quest’ultimo affondato nello scontro). In tutto saranno tratti in salvo 1248 superstiti, mentre le vittime saranno centinaia.
2 maggio 1941
Alle 16.38 il sommergibile britannico Upright (tenente di vascello Russell Stanhope Brookes), dopo aver avvistato dei fumi quindici minuti prima (in posizione 33°59’ N e 12°01’ E, una cinquantina di miglia a sudest delle secche di Kerkennah) ed essersi avvicinato per vederci chiaro, avvista un convoglio composto dai mercantili Tilly L. M. Russ (piroscafo tedesco), Brook (piroscafo tedesco), Bainsizza (piroscafo italiano), Sanandrea (pirocisterna italiana) e Max Barendt (rimorchiatore tedesco) in navigazione da Trapani a Tripoli con la scorta della Centauro, delle gemelle Clio e Polluce, della vecchia torpediniera Generale Carlo Montanari e dell’incrociatore ausiliario RAMB III. Il sommergibile manovra per attaccare ma il suo inesperto comandante sbaglia la manovra e, al momento di lanciare i siluri (le 16.52), si ritrova ad appena 275 metri da una delle navi della scorta: deve così rinunciare all’attacco ed immergersi in profondità. Alle 17.28 l’Upright, tornato a quota periscopica, nota che uno dei mercantili è rimasto indietro e alle 17.43 gli lancia un siluro da 5485 metri, mancandolo.
5 maggio 1941
La Centauro lascia Tripoli insieme ai cacciatorpediniere Fulmine ed Euro ed alle torpediniere Procione, Orsa, Cigno e Perseo, scortando un convoglio formato dalla motonave italiana Rialto, dai mercantili tedeschi Reichenfels, Marburg e Kybfels e dal trasporto truppe Marco Polo.
Gli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Emanuele Filiberto Duca d’Aosta e Muzio Attendolo ed i cacciatorpediniere Antonio Pigafetta, Nicoloso Da Recco, Alvise Da Mosto, Giovanni Da Verrazzano e Nicolò Zeno forniscono copertura a distanza.
6 maggio 1941
Alle 13.25 il convoglio viene avvistato in posizione 37°36’ N e 15°28’ E, su rilevamento 070°, dal sommergibile britannico Unique (tenente di vascello Anthony Foster Collett), ma questi, che dista una decina di miglia dalle navi dell’Asse e non è nella posizione prevista a causa di un errore di navigazione, non è in grado di attaccare.
7 maggio 1941
Il convoglio giunge a Palermo.
16 luglio 1941
La Centauro ed i cacciatorpediniere Lanciere, Geniere, Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti salpano da Taranto per Tripoli alle 16, scortando i trasporti truppe Marco Polo, Neptunia ed Oceania.
Gli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano ed i cacciatorpediniere Ascari, Corazziere e Carabiniere forniscono scorta a distanza.
Secondo alcune fonti il convoglio sarebbe infruttuosamente attaccato, alle 13.35 (23 miglia a sud-sud-ovest di Messina), dal sommergibile britannico Unbeaten, ma si tratta probabilmente di un errore.
18 luglio 1941
Il convoglio giunge a Tripoli alle 14.30.
19 luglio 1941
La Centauro e la torpediniera Generale Carlo Montanari partono da Tripoli scortando la nave cisterna Panuco, danneggiata da aerosiluranti, che torna in Italia con il suo carico di carburante, non avendolo potuto scaricare a Tripoli per via dei danni subiti.
22 luglio 1941
Le tre navi raggiungono Palermo.
3 agosto 1941
Centauro, Cigno, Calliope e Clio salpano da Trapani per andare alla ricerca di una formazione britannica. Alle 4.45 le torpediniere vengono avvistate in posizione 37°55’ N e 12°00’ E (a sudovest di Marettimo), mentre procedono a 20 nodi su rotta 290°, dal sommergibile britannico Talisman (tenente di vascello Michael Willmott). Questi prepara sei tubi al lancio ma, non riuscendo a ridurre le distanze a meno di 5670 metri, deve rinunciare all’attacco.
6-23 agosto 1941
Il 6 agosto la Centauro ed il cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare, partiti da Trapani, provvedono alle operazioni preliminari per la posa del tratto «S 41» della spezzata «S 4»; terminata quest’opera, non rientrano alla base ma eseguono analoghe operazioni anche per i tratti «S 42», «S 43» e «S 44» della medesima spezzata. Centauro ed Usodimare attendono poi l’arrivo delle navi assegnate alla posa (posamine ausiliari Reggio ed Aspromonte e cacciatorpediniere PigafettaDa MostoDa VerrazzanoDa NoliZeno e Pessagno) per segnalare le estremità dello sbarramento, venendo da esse avvistati rispettivamente alle 6.02 ed alle 6.10 del 12 agosto, giorno della posa del tratto «S 41». I tratti «S 42», «S 43» e «S 44» vengono posati rispettivamente il 16, il 19 ed il 23 agosto. Alle 8.30 del 23 agosto, prima dell’inizio della posa, Centauro ed Usodimare, di nuovo in attesa per segnalazione dei limiti del campo minato, vengono avvistati dalle navi incaricate della posa.
4 settembre 1941
La Centauro e la torpediniera Pallade salpano da Tripoli alle 16 per scortare a Bengasi un convoglio formato dal piccolo piroscafo Sirena e dai motovelieri Imperia e Sparviero.
5 settembre 1941
La Pallade lascia la scorta (per alcune fonti, sostituita dalla Polluce).
7 settembre 1941
Il sommergibile britannico Thunderbolt (capitano di corvetta Cecil Bernard Crouch) silura e affonda, 50 miglia a ponente di Bengasi, il Sirena.
Il resto del convoglio giunge a Bengasi a mezzogiorno.
Alle 23.30 la Centauro e la Polluce salpano da Messina, sostituendo la torpediniera Nicola Fabrizi nella scorta ai piroscafi Livorno (tedesco) e Spezia, in navigazione da Napoli a Bengasi.
8 settembre 1941
Il sommergibile olandese O 21 attacca infruttuosamente il convoglio alle 19.29, con un siluro, una quindicina di miglia a sudest dell’Isola dei Cavoli.
11 settembre 1941
Alle 11.09 il sommergibile britannico Thunderbolt (capitano di corvetta Cecil Bernard Crouch) avvista il convoglio, con rotta 110° e su rilevamento 277°, in posizione 32°19’ N e 19°50’ E. Alle 11.48 il sommergibile lancia tre siluri da 1100 metri: il Livorno è colpito ed affonda in posizione 31°58’ N e 19°23’ E (o 32°20’ N e 19°50’ E; una decina di miglia a nordovest di Bengasi), con la perdita di 12 dei 46 membri dell’equipaggio. Centauro e Polluce cercano il sommergibile e lanciano 22 bombe di profondità dalle 11.51 alle 12.13 (anche un CANT Z. 501 partecipa alla caccia), ma invano. Il resto del convoglio arriverà a Bengasi il giorno stesso, alle 14.30.
18 settembre 1941
La Centauro partecipa alle operazioni di soccorso dei naufraghi delle motonavi Neptunia ed Oceania, affondate dal sommergibile britannico Upholder mentre trasportavano truppe in Libia. In tutto vengono salvati 5444 uomini su 5838 imbarcati sulle due motonavi.
1° ottobre 1941
Parte da Bengasi alle 17.30 scortando i piroscafi Ascianghi, Cadamosto ed Anna Maria, diretti a Tripoli.
4 ottobre 1941
Il convoglio giunge a Tripoli alle 9.30.
12 ottobre 1941
Riparte da Tripoli alle 17, scortando l’Ascianghi ed il piroscafo Anna Zippitelli.
15 ottobre 1941
Il convoglio arriva a Bengasi alle 11.
19 ottobre 1941
Lascia Bengasi alle 19.30 di scorta all’Anna Zippitelli.
22 ottobre 1941
Le due navi arrivano a Tripoli alle otto del mattino.
9 novembre 1941
Riparte da Tripoli alle 7 di scorta ai piroscafi Spezia e Cadamosto, diretti a Bengasi.
11 novembre 1941
Le navi giungono a Bengasi alle 15.
18 novembre 1941
Salpa da Bengasi alle 18 scortando Spezia, Cadamosto e la motonave Cora.
19 novembre 1941
Alle 14.45 il convoglio subisce un infruttuoso attacco aereo; la Centauro abbatte ben tre degli aerei attaccanti.
21 novembre 1941
Alle 8 il convoglio raggiunge Tripoli.
22 novembre 1941
Lasciata Tripoli, la Centauro raggiunge, insieme al cacciatorpediniere Sebenico, la motonave Fabio Filzi (in arrivo da Trapani con la scorta dei cacciatorpediniere Saetta ed Antoniotto Usodimare) e ne assume la scorta.
23 novembre 1941
Il convoglio arriva a Tripoli alle 14.
26 novembre 1941
Salpa da Tripoli alle 20, scortando lo Spezia ed il rimorchiatore Max Barendt.
29 novembre 1941
Le tre navi giungono a Bengasi alle otto del mattino.
30 novembre 1941
Parte da Trapani alle 18.15 scortando il piroscafo Bolsena, diretto a Tripoli.
1° dicembre 1941
Centauro e Bolsena arrivano a Tripoli alle 15.
8 dicembre 1941
La Centauro parte da Bengasi alle 19.30, per scortare a Taranto la motonave Sebastiano Venier, avente a bordo 2000 prigionieri del Commonwealth. Le due navi imboccano la rotta di levante e passano molto lontane da Malta, in modo da restare al di fuori del raggio operativo dei suoi aerei.
Già dal 5 dicembre,  “ULTRA” ha decrittato comunicazioni italiane dalle quali i britannici apprendono che la Venier sarebbe partita da Bengasi alle 18 del 7 per tornare in Italia, quindi (7 dicembre) che a scortarla dovrebbe essere la Centauro, ed infine (l’8 dicembre stesso) che la partenza è prevista per le 18 dell’8, con la scorta della Centauro, per Taranto ed ad una velocità di 16 nodi. “ULTRA” non sa però che la nave è carica di prigionieri: questo i britannici lo apprenderanno solo a posteriori, il 10 dicembre.
9 dicembre 1941
Alle 14.25 le due navi vengono avvistate dal sommergibile britannico Porpoise (capitano di corvetta Edward Fowle Pizey), che alle 14.35, in posizione 36°48’ N e 21°39’ E, lancia quattro siluri da 1100 metri contro di esse.
La Venier viene colpita a poppa da un siluro, cinque miglia a sud di Navarino; con il timone inutilizzabile, il mercantile cerca di raggiungere la costa ma è in balia del mare grosso. A causa del mare grosso, inoltre, la Centauro, dopo aver dato infruttuosa caccia al Porpoise (22 bombe di profondità lanciate dalle 14.40 alle 15.30, nessuna delle quali scoppiata vicino al sommergibile), non può assistere la Venier né recuperare gli uomini che si sono gettati in mare, ed è costretta a rifugiarsi nel porto più vicino.
Alle 16 vengono inviati sul posto anche i cacciatorpediniere Ascari e Carabiniere, ma il maltempo manda la motonave ad incagliarsi perso Capo Methoni (Grecia), dove andrà poi perduta. Muoiono 11 italiani e 309 prigionieri.
14 dicembre 1941
Centauro e Clio raggiungono verso le 7 del mattino, nello stretto di Messina, la IX Divisione Navale (corazzate Littorio e Vittorio Veneto) che sta rientrando a Taranto dopo l’annullamento dell’operazione di traffico «M. 41». Le due torpediniere svolgono scorta antisommergibile, in rinforzo alla XIII Squadriglia Cacciatorpediniere (Granatiere, Bersagliere, Fuciliere, Alpino); anche alcuni idrovolanti CANT Z forniscono scorta antisommergibile, mentre aerei da caccia forniscono scorta contro eventuali attacchi aerei.
Alle 9 del mattino, però, le due corazzate avvistano sulla sinistra delle scie di siluri, lanciati dal sommergibile britannico Urge; né gli aerei né le siluranti della scorta si sono accorte della sua presenza, o del lancio dei siluri. L’Urge (capitano di corvetta Edward Philip Tomkinson) ha avvistato la formazione italiana, che procede verso sud a 17 nodi, alle 8.40, ed alle 8.58 ha lanciato quattro siluri da 2740 metri contro la corazzata di coda.
Nonostante la contromanovra, la Vittorio Veneto viene colpita da un siluro e subisce seri danni, con 40 vittime tra l’equipaggio; alcune delle siluranti le forniscono assistenza, mentre altre scortano la Littorio che si allontana rapidamente dal luogo dell’attacco. Alcune danno per mezz’ora la caccia all’Urge, con 40 bombe di profondità ma senza risultato.
La Vittorio Veneto è presto in grado di proseguire ad alta velocità (21 nodi, poi saliti a 23,5) nonostante i danni; durante la navigazione si verificano altri allarmi per sommergibili e si ha anche l’erronea impressione che un gruppo di aerosiluranti si stia dirigendo verso la IX Divisione, ma non alla fine non succede niente. Alle 10.50 si uniscono alla scorta i cacciatorpediniere Maestrale, Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti della X Squadriglia e Corazziere, provenienti da Taranto; alle 17, in seguito all’arrivo da Taranto delle Squadriglie Cacciatorpediniere XI (Aviere, Geniere, Camicia Nera, più il Carabiniere) e XIV (Ugolino Vivaldi e Antonio Da Noli) come ulteriore rinforzo, Centauro e Clio lasciano la scorta e raggiungono Messina.
Le due corazzate arriveranno a Taranto in serata.
1942
La residua mitragliera binata da 13,2/76 mm viene eliminata, mentre sono installate quattro mitragliere singole Scotti-Isotta Fraschini 1939 da 20/70 mm.
9 marzo 1942
La Centauro, la gemella Polluce ed il cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare (caposcorta) salpano da Trapani per Tripoli alle 17, scortando la moderna motonave Luciano Manara. La Centauro deve tornare indietro per avaria (per altra fonte, viene danneggiata al largo di Pantelleria da attacchi di aerei di Malta).
Alle 23.30, al largo di Pantelleria, il convoglio è attaccato da aerosiluranti, che colpiscono la Manara a prua con un siluro; mantiene però una buona galleggiabilità e potrà essere rimorchiata a Palermo.
15 marzo 1942
Alle 18 la Centauro si unisce alla torpediniera Generale Antonio Cantore nella scorta del piroscafo tedesco Trapani, in navigazione da Tripoli a Trapani.
16 marzo 1942
Il convoglio giunge a Trapani alle 5.45.
3 aprile 1942
La Centauro salpa da Messina alle 00.30 insieme ai cacciatorpediniere Emanuele Pessagno, Folgore e Premuda, per scortare a Tripoli le moderne motonavi Monviso e Nino Bixio nell’ambito dell’operazione di traffico «Lupo». Alle cinque del mattino il Premuda lascia il convoglio.
Tre ore dopo, una sessantina di miglia ad est di Capo Murro di Porco, il convoglio che comprende la Centauro si unisce – come prestabilito – ad un secondo proveniente da Taranto e composto dalle motonavi Lerici ed Unione, scortate dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta), Antonio Da Noli ed Euro e dalla torpediniera Pallade. Si forma così un unico convoglio, che imbocca una rotta che passa a 110 miglia da Malta per raggiungere Tripoli.
Al tramonto si aggregano al convoglio anche le motonavi Gino Allegri e Monreale, provenienti da Augusta con la scorta dei cacciatorpediniere Freccia e Nicolò Zeno.
4 aprile 1942
Il convoglio viene avvistato da ricognitori britannici e sottoposto a diversi attacchi aerei, ma non subisce alcun danno e giunge a Tripoli tra le 9 e le 10.30.
11 aprile 1942
La Centauro lascia Tripoli alle 19 scortando la Gino Allegri, di ritorno a Napoli.
12 aprile 1942
Nella notte le due navi, avvistate da ricognitori avversari, vengono dirottate su Messina, anche a seguito della segnalazione della presenza in zona di un sommergibile (di cui la Centauro è stata informata alle 12.30 dal Premuda).
13 aprile 1942
Centauro ed Allegri arrivano a Napoli alle 10.30.
18 aprile 1942
La Centauro parte da Napoli alle 23 insieme al cacciatorpediniere Folgore (caposcorta) per scortare a Tripoli la nave cisterna Panuco.
20 aprile 1942
Alle 23.35 il convoglio, trovandosi una quarantina di miglia a sud di Lampedusa, viene attaccato da aerosiluranti, ma nessuna nave viene colpita.
21 aprile 1942
Raggiunto dalla torpediniera Generale Carlo Montanari, inviata da Tripoli, il convoglio giunge a destinazione alle 14.30.
22 aprile 1942
Alle 21 la Centauro e la gemella Pallade salpano da Tripoli scortando il convoglio «K», diretto a Napoli e formato dalle motonavi Vettor Pisani e Ravello.
23 aprile 1942
Alle 17 si uniscono alla scorta i cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (che diviene caposcorta) e Nicolò Zeno, distaccati dalla scorta del convoglio «C» in navigazione su rotta opposta. Il convoglio «K» subisce attacchi di bombardieri ed aerosiluranti, ma nessuna nave è colpita.
24 aprile 1942
Il convoglio «K» arriva a Napoli alle 11.30.
27 aprile 1942
La Centauro riparte da Tripoli alle 13, facendo parte della scorta del convoglio «Italia» diretto a Napoli: lo compongono le motonavi Reginaldo Giuliani e Reichenfels (tedesca) e lo scortano la Centauro, il Folgore e la Pallade.
Al largo di Pantelleria, il convoglio «Italia» incontra il convoglio «Genova», diretto da Palermo a Tripoli con la nave cisterna Saturno ed il piroscafo San Luigi scortati dalle torpediniere Cigno (caposcorta), Castore e Lince: qui, come previsto, avviene un parziale scambio di scorte; la Centauro e il Folgore passano al convoglio «Genova» (del quale il Folgore diviene caposcorta), mentre Cigno e Lince passano al convoglio «Italia».
28 aprile 1942
A causa del maltempo, le navi del convoglio «Genova» devono ridossarsi a Pantelleria durante la mattina, poi proseguono alla volta di Tripoli.
La Castore recupera alcuni superstiti di due aerei, uno italiano e l’altro tedesco, caduti in mare.
29 aprile 1942
Alle 9.37, in posizione 35°57’ N e 11°55’ E, il convoglio viene attaccato – o almeno così si ritiene – da un sommergibile, contro il quale la Centauro lancia sei bombe di profondità; si unisce alla caccia anche la Castore.
Alle 15.41, in posizione 35°12’ N e 12°20’ E, si verifica un altro presunto attacco di sommergibile; è di nuovo la Centauro ad attaccare, con il lancio di 6 pacchetti di bombe di profondità. Questa volta vengono anche a galla alcuni rottami, che vengono recuperati, inducendo a ritenere di aver affondato l’attaccante. In realtà, tuttavia, dall’esame della documentazione postbellica non risulta che nessun sommergibile nemico si trovasse nelle vicinanze del convoglio durante questo attacco o quello precedente: appare dunque probabile che i due “attacchi” fossero in realtà illusori, frutto di apprezzamenti errati (per esempio, scie di cetacei scambiate per scie di siluri, una evenienza abbastanza frequente in tempo di guerra). Un esame dei rottami recuperati dalla Centauro rivelerà infatti che sono di origine tedesca; probabilmente la torpediniera aveva localizzato e bombardato, credendolo un sommergibile, il relitto di una nave tedesca affondata qualche tempo prima.
30 aprile 1942
Il convoglio «Genova» entra a Tripoli a mezzogiorno.
6 maggio 1942
La Centauro (caposcorta) e la vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari salpano da Tripoli alle 19 scortando la motonave Lerici.
7 maggio 1942
Alle 17.40 la Prestinari lascia la scorta.
8 maggio 1942
Centauro e Lerici arrivano a Napoli alle 8.45.
20 giugno 1942
La Centauro salpa da Napoli per Tripoli alle 2.30 (od alle 2), scortando, insieme ai cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta, capitano di vascello Aldo Cocchia) e Strale (capitano di corvetta Maresca), le motonavi Rosolino Pilo e Reichenfels (tedesca), aventi a bordo in tutto 638 tonnellate di carburante, 7117 di altri materiali, 376 veicoli, 4 carri armati e 290 uomini. Il convoglio segue una rotta che passa tra la Tunisia e l’isola di Zembra, passa a circa un miglio da Capo Bon e percorre il Caale di Sicilia.
21 giugno 1942
Fino alle 00.47 il convoglio mantiene la prua sul faro di Capo Bon (rilevamento 88°) con Da Recco in testa, seguito da Reichenfels al centro e Pilo in coda in linea di fila, con lo Strale in scorta laterale sulla dritta e Centauro in scorta laterale sulla sinistra, a circa 700 metri dalle due motonavi. A quell’ora, però, il caposcorta ordina di passare a rilevamento 68° ed ordina allo Strale di accostare a sinistra per non passare troppo vicino alla costa; il cacciatorpediniere, tuttavia (che ha ufficiali inesperti ed un comandante alla sua prima missione dopo lungo impiego a terra), accosta invece a dritta e, all’una di notte, s’incaglia su una secca presso Ras el Ahmar, a 3 km dalla rotta che avrebbe dovuto seguire.
La Centauro viene distaccata per assisterlo, fino all’arrivo della gemella Cigno e di due rimorchiatori i quali tuttavia non riusciranno a disincagliare lo Strale: il cacciatorpediniere dovrà essere considerato perduto. La Centauro recupera 136 dei 223 uomini che compongono l’equipaggio dello Strale, mentre gli altri rimangono a bordo per i vani tentativi di disincaglio.
Il convoglio, proseguito con la scorta del solo Da Recco, subirà la perdita del Reichenfels per opera di aerosiluranti.
10 luglio 1942
La Centauro svolge una ricognizione della costa presso Ras Dagardù (Tunisia) in preparazione della posa di uno sbarramento di mine in quelle acque (Canale di Sicilia), poi si reca a Trapani dove si unisce alle due unità assegnate alla posa, la cisterna militare Volturno (122 mine) ed il cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello (104 mine). L’operazione è prevista per l’11 luglio, ma dev’essere rimandata a causa del maltempo.
18 luglio 1942
Centauro, Volturno e Malocello partono da Trapani alle 11.30 per effettuare la posa. Una volta salpata, la Centauro accelera e dirige per il punto prestabilito «T», un chilometro ad est di Ras Dagardù, per individuarlo con esattezza prima che cali il buio, e poi attendere lì, alla fonda (simulando un’avaria), l’arrivo delle altre due navi.
Alle 14.45, tuttavia, tutte e tre le unità ricevono ordine di tornare a Trapani: la posa è sospesa, per motivazioni di natura politica (ossia la volontà tedesca di non urtare la suscettibilità della Francia di Vichy, cui appartiene anche la Tunisia).
21 luglio 1942
La Centauro rileva a Trapani la vecchia torpediniera Giuseppe Dezza nella scorta del piroscafo Paolina, proveniente da Palermo (dov’è giunto da Napoli) e diretto a Tripoli.
22 luglio 1942
Le due navi sostano a Pantelleria.
23 luglio 1942
Al largo di Ras Mahur, la Centauro è sostituita a sua volta dalla torpediniera Orione.
24 luglio 1942
La Centauro parte da Trapani a mezzogiorno per scortare a Tripoli il piroscafo Argentea, con 1109 tonnellate di rifornimenti. Le due navi seguono la rotta di ponente.
25 luglio 1942
La Centauro lascia la scorta alle cinque del mattino, sostituita dalla torpediniera Generale Carlo Montanari uscita da Tripoli (dove arriverà indenne l’indomani).
26 luglio 1942
Parte da Napoli alle 15 scortando il piroscafo Ogaden, diretto a Tripoli.
27 luglio 1942
Il convoglio arriva a Messina e vi sosta.
28 luglio 1942
Centauro ed Ogaden ripartono da Messina alle 14.
31 luglio 1942
Le due navi arrivano a Tripoli alle 10.30.
1° agosto 1942
Parte da Tripoli alle 18.30 scortando il piroscafo Amsterdam, diretto a Napoli con 2000 prigionieri.
3 agosto 1942
Centauro ed Amsterdam arrivano a Napoli alle 20.30.
3 settembre 1942
La Centauro, insieme alle torpediniere Ardito e Giuseppe Dezza ed al cacciatorpediniere Folgore, viene inviata a dare assistenza alla motonave Monti, danneggiata da aerosiluranti durante la navigazione da Messina a Bengasi e rimorchiata dalla torpediniera Giuseppe Sirtori verso Fiumara Condoianni (Gerace) dove verrà fatta incagliare. Sarà possibile, dopo aver tamponato la falla, rimorchiare il mercantile a Messina, dove giungerà alle 16 del 10 agosto.
18 settembre 1942
La Centauro salpa da Taranto alle 18.50, scortando, insieme al cacciatorpediniere Antonio Da Noli ed alle torpediniere Pallade e Ciclone, la motonave Monginevro diretta a Bengasi (carica di 650 tonnellate di munizioni, 2354 di benzina e lubrificanti, 162 autoveicoli e tre carri armati, oltre a 82 militari di passaggio).
19 settembre 1942
Alle sette il convoglio cui appartiene la Centauro si unisce ad un altro, proveniente da Brindisi, composto dalla motonave Apuania con la scorta dei cacciatorpediniere Freccia (capitano di fregata Minio Paluello, che diviene caposcorta del convoglio unico) e Nicolò Zeno e della torpediniera Calliope. Il convoglio segue le rotte costiere della Grecia Occidentale.
20 settembre 1942
Dopo aver superato indenne degli attacchi di bombardieri durante la notte, all’alba il convoglio viene attaccato anche dal sommergibile Taku, che lancia una salva di siluri contro le motonavi; le armi vengono però evitate con la manovra.
Alle 17 il convoglio raggiunge indenne Bengasi.
20 settembre 1942
Centauro, Pallade, Freccia (caposcorta), Da Noli e Zeno lasciano Bengasi alle 17 per scortare a Patrasso (e poi a Brindisi) la motonave scarica Sestriere.
21 settembre 1942
La Centauro lascia la scorta e dirige per Suda, dove giunge alle 20.15.
2 ottobre 1942
In mattinata la Centauro e la gemella Circe assumono la scorta dei cacciatorpediniere Ascari e Mitragliere e delle cisterne Tirso, Sesia e Scrivia, di ritorno a Trapani dopo la posa, presso il Banco Avventura (Canale di Sicilia), dello sbarramento di mine «S 61». Le due torpediniere si portano in posizione di scorta ravvicinata alle 8.40, dieci minuti dopo il completamento della posa, e ricevono libertà di manovra alle 10.40.
6 ottobre 1942
La Centauro parte da Palermo alle 13.30, scortando il piroscafo Arlesiana diretto a Tripoli.
7 ottobre 1942
Alle 7 la Centauro lascia la scorta dell’Arlesiana, che raggiungerà Tripoli due giorni dopo.
8 ottobre 1942
Alle 16 la Centauro raggiunge il piroscafo Sirio, in navigazione da Sfax a Napoli, e ne assume la scorta.
10 ottobre 1942
Alle 7.30 la Centauro lascia la scorta del Sirio, che arriverà a Napoli l’indomani.
18 ottobre 1942
Alle ore 20 la Centauro (capitano di corvetta Luigi Zerbi) si unisce fuori Trapani alla scorta (cacciatorpediniere Antonio Pigafetta – caposcorta –, Antonio Da Noli, Ascari, Giovanni Da Verrazzano, Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti) del convoglio «D», formato dai piroscafi Capo Orso, Beppe e Titania e dalla nave cisterna Saturno, in navigazione da Napoli a Tripoli. La Centauro sostituisce la vecchia torpediniera Nicola Fabrizi, che raggiunge invece Trapani.
Nelle giornate del 18 e 19 ottobre, fino anche alle prime ore notturne, il convoglio gode anche di una forte scorta aerea. La sera del 18, e nella prima metà della notte seguente, vegono avvertiti rumori di aerei (nemici) in volo e sono avvistate delle cortine di bengala che si accendono a poppavia delle navi, il che indicava che il convoglio è stato localizzato e seguito dalle forze avversarie.
In realtà la “scoperta” è ancora antecedente; il 18 ottobre le decrittazioni di “ULTRA” hanno permesso ai comandi britannici di sapere di date, porti ed orari di partenza e di arrivo del convoglio, così questi hanno inviato ricognitori per trovare e seguire il convoglio , e disposto la formazione di uno sbarramento costituito dai sommergibili P 37 (poi Unbending), P 42 (poi Unbroken), P 44 (poi United), P 211 (poi Safari) ed Utmost.
19 ottobre 1942
La Centauro lascia la scorta alle 9.25, inviata a dare caccia preventiva contro un sommergibile la cui presenza è stata segnalata da Supermarina; viene rimpiazzata dalla gemella Sagittario. Poche ore dopo il convoglio sarà attaccato a più riprese da aerei e sommergibili, che causeranno la perdita dei piroscafi Beppe e Titania e del cacciatorpediniere Da Verrazzano.
22 ottobre 1942
La Centauro salpa da Trapani per scortare i piroscafi Algerino (partito da Trapani alle 15.20) ed Emilio Morandi (partito da Trapani alle 17.15), in navigazione da Trapani a Tripoli. La Centauro è caposcorta, mentre la gemella Cigno effettua pattugliamento a supporto della scorta.
25 ottobre 1942
L’Emilio Morandi giunge a Tripoli alle 21.10.
26 ottobre 1942
L’Algerino giunge a Tripoli alle tre di notte.
2 novembre 1942
La Centauro salpa da Tripoli alle 15, scortando il piroscafo Capo Orso diretto a Bengasi.
3 novembre 1942
Alle due di notte, a cinque miglia da Misurata, le due navi sono infruttuosamente attaccate da aerei.
4 novembre 1942
Le due navi giungono indenni a Bengasi alle 7.30.

La XI Squadriglia Torpediniere nel maggio 1938: dall’alto verso il basso, ClimeneCentauroCastore e Cassiopea)

L’affondamento

La battaglia di El Alamein, iniziata il 23 ottobre 1942, segnò l’inizio della fine per le forze dell’Asse in Nordafrica: da allora in avanti, esse non poterono che indietreggiare dinanzi all’avanzata delle soverchianti forze dell’VIII Armata britannica.
A inizio novembre, mentre la battaglia volgeva al termine (si sarebbe conclusa il 5 novembre, lasciando sul terreno 9000 morti e 15.000 feriti italo-tedeschi, più 35.000 prigionieri nelle mani dei britannici), diveniva via via più evidente che Bengasi, e tutta la Cirenaica, sarebbero state le prime a cadere in mano britannica: ciò avvenne infatti il 20 novembre.
Mentre gli ultimi convogli raggiungevano il maggiore porto della Cirenaica, la Royal Air Force andò martellando Bengasi con incursioni aeree sempre più frequenti: tra il 4 ed il 6 novembre 1942 furono affondate nel porto di Bengasi la nave cisterna Portofino (con tutto il suo carico di carburante appena arrivato dall’Italia), il piroscafo Etiopia (anch’esso bruciato col suo carico di benzina in fusti), il cacciasommergibili Selve, la piccola cisterna costiera Lombardi, il dragamine ausiliario DM 37 Mars.
Ad aprire la serie degli affondamenti fu proprio la Centauro, il 4 novembre 1942. Tra mezzogiorno e l’una del pomeriggio, mentre la nave si trovava ormeggiata alla testata del Molo Sottoflutto nel porto di Bengasi, si verificò un’incursione di bombardieri britannici sulla città. Una bomba colpì la Centauro a centro nave, scoppiando sotto il ponte di coperta e scatenando un incendio. L’equipaggiò lottò vanamente per arginare le fiamme, ma l'incendio divenne sempre più violento, e poco dopo un’altra salva di bombe cadde presso la torpediniera, che si abbatté sul lato sinistro ed affondò nelle acque del porto.
Persero la vita un ufficiale e 33 tra sottufficiali e marinai.

Le vittime:

Vincenzo Ambrosio, sottocapo cannoniere, deceduto
Alessandro Bazzi, marinaio fuochista, disperso
Bruno Bonso, marinaio motorista, disperso
Angelo Cabella, marinaio, disperso
Umberto Calcagno, sergente cannoniere, deceduto
Giuseppe Antonio Callipo, marinaio, disperso
Vincenzo Campanile, marinaio fuochista, disperso
Luigi Cardani, secondo capo meccanico, disperso
Giorgio Cetica, marinaio fuochista, disperso
Andrea Cupido, secondo capo meccanico, disperso
Salvatore Currò, sergente cannoniere, deceduto
Domenico De Pietro, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Raffaele Di Carlo, sottocapo cannoniere, disperso
Vincenzo Di Criscito, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Forbice, sergente cannoniere, deceduto
Domenico Galluzzo, sergente silurista, deceduto
Adello Incagnoli, secondo capo furiere, deceduto
Vittorio Invernizzi, marinaio fuochista, disperso
Vittorio Leo, marinaio fuochista, disperso
Domenico Maestrale, marinaio cannoniere, disperso
Renato Marini, sergente cannoniere, disperso
Nino Modelli, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Franco Novati, marinaio fuochista, disperso
Florindo Paci, sottocapo cannoniere, disperso
Alfonso Panizza, marinaio motorista, disperso
Aldo Pedersani, marinaio fuochista, disperso
Marco Perra, sergente cannoniere, deceduto
Alfonso Pisani, aspirante guardiamarina, deceduto
Vincenzo Romita, sottocapo torpediniere, disperso
Argentino Scarpa, marinaio, deceduto
Giacomo Sgoifo, sottocapo meccanico, deceduto
Olivo Sirtoli, marinaio fuochista, disperso
Dante Talanga, marinaio meccanico, deceduto
Gilmo Trivellato, marinaio fuochista, disperso

Il marinaio fuochista Olivo Sirtoli, 22 anni, da Gorle, morto sulla Centauro (da “Gorle, la sua storia” di Giovanni Beretta, via Rinaldo Monella e www.combattentibergamaschi.it)

La Centauro con colorazione mimetica (g.c. Yevgeniy Zelikov, via www.naviearmatori.net)


lunedì 14 dicembre 2015

XXI Aprile

Il XXI Aprile a Beira (Mozambico) nel 1938 (g.c. Mauro Millefiorini)

Piroscafo da carico da 4786,96 tsl e 2954,06 tsn, lungo 120,60 o 117,9 metri, largo 15,91 e pescante 8,35, con velocità (in origine) di 10,5 nodi. Appartenente alla Società Anonima Cooperativa di Navigazione Garibaldi (con sede a Genova), iscritto con matricola 2183 al Compartimento Marittimo di Genova, nominativo di chiamata ICFO.

Breve e parziale cronologia.

12 giugno 1919
Varato nei cantieri Downey Shipbuilding Company di Arlington (Staten Island, New York), come Richmond Boro (numero di costruzione 8). La nave scende nelle acque del Kill van Kull alla presenza di 5000 persone, con un inusuale varo notturno: il bastimento è illuminato con luci elettriche bianche, rosse e blu ed il varo viene salutato da trecento vecchi marinai presenti tra il pubblico.
Agosto 1919
Completato come Richmond Boro per lo United States Shipping Board (governo statunitense). Fa parte di una serie di navi gemelle tra cui i piroscafi Nahma, Osakis, Dio, New Britain, Sabotawan, Dochet, Strathnaver, Yaphank, Waterbury e Clarksburg.
23 agosto 1919
Compie le prime prove in mare, spingendosi dai cantieri fino a Sandy Hook e ritorno, con a bordo funzionari governativi e di compagnie di navigazione, nonché membri dell’amministrazione di Richmond Borough. Le prove danno esito pienamente soddisfacente.
1920
Acquistato dalla Williams Steamship Corporation di New York e ribattezzato Willfaro (nominativo di chiamata LSJW). La stazza originaria risulta essere di 5313 tsl.
18 ottobre 1920
Il Willfaro trae in salvo l’equipaggio (sei uomini, più due clandestini) della goletta britannica Nordica, naufragata nell’Atlantico in posizione 43°53' N e 51°28' O durante un viaggio da Oporto al Newfoundland con un carico di sale. I naufraghi verranno sbarcati a New York il 21 ottobre.
14 dicembre 1921
Durante la manovra per lasciare la banchina a San Pedro (Los Angeles), il Willfaro va a sbattere contro il molo Southern Pacific, affondando un peschereccio e danneggiando altre 14 piccole imbarcazioni.
23 ottobre 1922
Un incendio scoppia nella stiva numero 1 del Willfaro, ormeggiato a Wilmington. Le fiamme verranno estinti dopo molti sforzi dai pompieri di Wilmington e San Pedro.
1925
Il Willfaro è al centro di un processo tra gli armatori ed i proprietari di un carico di farina di pesce, andato a male per il caldo, da esso trasportato. I primi sostengono che il carico fosse già compromesso, i secondi che la sua perdita sia stata dovuta a stivaggio sbagliato ed aerazione insufficiente.
1929
Acquistato dalla compagnia American-Hawaiian, senza cambiare nome.
3 febbraio 1930
Il Willfaro si reca in soccorso del piroscafo John C. Kirkpatrick, che ha lanciato un SOS (mentre si trova tra Cape Flattery e Grays Harbour, durante un viaggio da Everett a San Francisco) in quanto ha perso gran parte del carico sistemato sul ponte ed imbarcato una notevole quantità di acqua.
1933
Acquistato dalla Pan-Atlantic Steamship Corporation di Mobile (Alabama) e ribattezzato Pan Atlantic (nominativo di chiamata KITX). In gestione alla Waterman Steamship Company; stazza lorda e netta risultano essere 4810 tsl e 3036 tsn.
13 dicembre 1934
Un incendio scoppia nei carbonili di sinistra del Pan Atlantic, in navigazione al largo di Mobile (Alabama), ma è possibile circoscriverlo e successivamente estinguerlo. Raggiunto e scortato da un cutter della guardia costiera statunitense, il Pan Atlantic raggiungerà Jacksonville.
1937
Acquistato dalla Cooperativa Garibaldi e ribattezzato XXI Aprile.
Settembre-ottobre 1939
Durante il periodo di neutralità dell'Italia, il XXI Aprile subisce visite di controllo da parte delle autorità britanniche ad Aden (8 settembre), Suez (16 settembre) e Port Said (17 settembre), poi viene fermato ancora a Gibilterra dal 27 settembre al 6 ottobre, ed in seguito di nuovo a Weymouth, dal 12 al 21 ottobre, nonostante i noleggiatori si siano fatti assicurare dall'ambasciata britannica un rapido svolgimento delle pratiche di controllo.
30 settembre 1940
Muore per "sinistro" a bordo del XXI Aprile il carbonaio Benedetto Nardella, da Formia.
24 ottobre 1942
Salpa da Napoli alle 19 diretto a Tripoli.
25 ottobre 1942
A Messina la torpediniera Giuseppe Cesare Abba assume la sua scorta. Giunte a Palermo alle 17.30, vi sostano per diversi giorni.
7 novembre 1942
Il XXI Aprile riparte da Palermo alle otto del mattino (per altra versione, alle 19.50 del 4 novembre), ora in convoglio con il piroscafo Numidia e la scorta delle torpediniere Calliope e Cigno, rimpiazzate dopo qualche ora dalle torpediniere di scorta Groppo ed Animoso.
8 novembre 1942
Le navi giungono a Tripoli alle 7.45.
11 novembre 1942
Lascia Tripoli alle sette del mattino, senza scorta.
15 novembre 1942
Si unisce al piroscafo Gimma, scortato dalla torpediniera Partenope, e sosta a Pantelleria.
16 novembre 1942
Sosta a Trapani.
17 novembre 1942
Lascia Trapani alle 11.40 e prosegue per Palermo, dove giunge alle 18.30. 
In questa data risultano deceduti a bordo del XXI Aprile i marinai civili Sergio Biagi, Giuseppe Guarino e Paolo Candela, in circostanze non precisate.
25 novembre 1942
Il XXI Aprile salpa da Palermo all'1.45, in convoglio con i piroscafi Etruria e Carlo Zeno e con le motozattere MZ 705 e MZ 756, scortato dalle torpediniere Sirio (caposcorta, capitano di corvetta Romualdo Bertone) e Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina).
Alle 11.55 un idrovolante CANT Z. 501 della scorta aerea sgancia una bomba circa 4 km a sinistra del convoglio e segnala la presenza di un sommergibile; il convoglio vira a dritta e la Groppo si dirige nel punto indicato (38°31,5' N e 12°01' E), bombardando un contatto con cariche di profondità alle 12.14 e ritenendo di aver affondato un sommergibile, per poi riunirsi al convoglio dopo un'ora.
Alle 13.53, al largo delle Egadi, un idrovolante CANT Z. 506 della scorta aerea sgancia una bomba e segnala un sommergibile in posizione 38°32' N e 11°43' E; la Groppo si dirige di nuovo sul punto indicato e, dopo aver avvistato alle 14.13 quella che sembra la scia di un siluro, lancia 15 bombe di profondità alle 15.25, perdendo poi il contatto e riunendosi al convoglio per ordine della Sirio.
Se davvero vi era un sommergibile (può anche essersi trattato di falso allarme), doveva essere il britannico Utmost (tenente di vascello John Walter David Coombe), scomparso in quei giorni tra Malta e Biserta. Tuttavia il 25 novembre l'Utmost sarebbe già dovuto essere in arrivo a Malta, e non si spiega perché sarebbe invece dovuto restare nella zona dell’attacco senza comunicarlo alla base; inoltre le posizioni degli attacchi della Groppo non sono sulla rotta che l'Utmost avrebbe dovuto seguire, ed oggi gli storici ritengono che il sommergibile sia in realtà affondato su un campo minato, mentre i “sommergibili” delle 11.55 e 13.53 sarebbero frutto di falsi allarmi.
26 novembre 1942
Il convoglio giunge a Biserta a mezzogiorno.
4 dicembre 1942
Riparte da Biserta alle 13, scortato dalla torpediniera Climene.
6 dicembre 1942
XXI Aprile e Climene giungono a Palermo alle 00.03.
24 dicembre 1942
XXI Aprile e Carlo Zeno partono da Palermo alle 10.40, scortati dalle torpediniere Ardito (capitano di corvetta Silvio Cavo, caposcorta) ed Ardente (tenente di vascello Rinaldo Ancillotti).
Il convoglio sosta a Trapani dalle 15.30 alle 19; qui vi si aggregano quattro motozattere tedesche e la vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari.
25 dicembre 1942
Alle 11.25 il convoglio si trova in posizione 37°15' N e 10°39' E (altra fonte parla delle 11.16 e della posizione 36°17' N e 10°32' E, sedici miglia a nord di Zembra), quando uno degli aerei di scorta segnala con raffiche di mitragliatrice la presenza di un sommergibile: è il britannico P 48, al comando del tenente di vascello Michael Elliot Faber. Subito l’Ardente passa all’attacco, lanciando in tutto 48 bombe di profondità e notando poi un’ampia chiazza oleosa nel punto 37°17' N e 10°32' E. Il P 48 è stato affondato con tutto l’equipaggio.
Il convoglio giunge a Tunisi alle 15.50.
29 dicembre 1942
Il XXI Aprile lascia Tunisi alle 10.10, scortato dai moderni cacciatorpediniere Granatiere, Bombardiere e Legionario (caposcorta).
30 dicembre 1942
Le navi giungono a Palermo alle 16.
7 gennaio 1943
Il XXI Aprile salpa da Palermo alle 12.50, in convoglio con i piroscafi tedeschi Skotfoss e Sudest e con la scorta del cacciatorpediniere Saetta (caposcorta) e delle torpediniere Cigno e Calliope.
8 gennaio 1943
Alle 16.40 il convoglio si divide in due gruppi, aventi diversa destinazione: XXI Aprile e Skotfoss dirigono per Tunisi, dove arrivano alle 19, mentre il Sudest fa rotta per Biserta ove giungerà il giorno seguente.
18 gennaio 1943
Il XXI Aprile ed il piroscafo Valdirosa lasciano Tunisi alle 10 diretti a Palermo, scortati dalle torpediniere Castore (caposcorta), Libra e Generale Carlo Montanari.
Alle 20 iniziano i primi attacchi aerei, che si protrarranno sino alle 00.30 del 19, senza risultato.
19 gennaio 1943
Il convoglio giunge a Palermo alle 15.

L'affondamento

Alle 13.15 del 17 febbraio 1943 il XXI Aprile, al comando del capitano di lungo corso Wolfango Bondi, salpò da Palermo alla volta di Tunisi, in convoglio con il piroscafo Siena.
Sul XXI Aprile, oltre all’equipaggio, si trovavano numerosi carristi (sottufficiali e soldati) e conducenti di automezzi appartenenti al 559° Gruppo Semoventi (facente parte della 131a Divisione Corazzata "Centauro" e dotato di diciotto semoventi da 75/18 su tre batterie), insieme a due ufficiali dello stesso Gruppo, del quale era in corso il trasferimento in Tunisia, nonché personale militare tedesco (un ufficiale e vari sottufficiali e soldati). In tutto 220 uomini tra truppe ed equipaggio, di cui 200 erano militari italiani e tedeschi e 20 civili militarizzati.
Il carico, imbarcato a Palermo per ordine della Commissione Allestimenti e Imbarchi di quel porto (retta dal capitano di vascello Francesco Padolecchia), consisteva in 300 tonnellate di munizioni (tra cui bombe e siluri), 150 tonnellate di altri rifornimenti per le forze italiane e tedesche (compreso un carico di viveri vigilati da alcuni carabinieri) e 50 tra automezzi e mezzi corazzati del 559° Gruppo Semoventi.
I primi attacchi, e le prime perdite, il XXI Aprile li aveva subito quando ancora era in porto a Palermo, nel corso delle operazioni di carico: nave e porto erano stati più volte mitragliati, spezzonati e bombardati da aerei nemici in violenti attacchi a bassa quota. In queste incursioni erano rimasti uccisi sei uomini del 559° Gruppo Semoventi.
Unica difesa del XXI Aprile contro gli attacchi aerei era una mitragliera quadrinata tedesca da 20 mm: per rinforzare questo modesto armamento, su iniziativa del capitano Lattanzi del 559° Gruppo Semovente (il quale aveva assunto il comando di tutto il personale imbarcato) e per ordine del comandante Bondi, si unirono alla reazione contraerea tutte le armi leggere del 559° Gruppo, cioè ben sei mitragliere da 13,2 mm e 32 mitragliatrici da 8 mm, tutte dotate di munizionamento contraereo, tracciante e perforante. La reazione offerta da tale dispiegamento di armi fu piuttosto efficace, soprattutto durante le incursioni notturne, nelle quali gli aerei attaccavano a bassa quota.

Dopo la partenza da Palermo, il XXI Aprile ed il resto del convoglio fecero scalo a Trapani, per poi puntare verso la Tunisia.
La scorta era formata dalle moderne torpediniere di scorta Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina, caposcorta) e Fortunale (capitano di corvetta Mario Castelli della Vinca), cui alle 16.40 si aggiunse la non meno recente corvetta Gabbiano (tenente di vascello Alberto Ceccacci), salpata da Trapani. C'era anche un velivolo tedesco di scorta aerea, uno Junkers Ju 87.
Stante la vetustà dei due piroscafi, il convoglio non poteva procedere a più di sette nodi: troppo pochi, una velocità tanto bassa agevolava il compito dei molti sommergibili in agguato lungo la “rotta della morte”; ma dopo tre anni di guerra, che avevano progressivamente decimato la parte migliore della flotta mercantile, questa era la velocità che potevano raggiungere i vecchi piroscafi che bisognava mettere in campo. Dovevano anzi essere tre i piroscafi del convoglio, ma il terzo, il Campania, non era potuto nemmeno partire, a causa di problemi alle macchine.
XXI Aprile e Siena procedevano a zig zag, con lente accostate. A sette nodi, la traversata non avrebbe richiesto meno di trenta ore.
“ULTRA” non aveva fatto un buon lavoro, questa volta; il 16 febbraio aveva informato i comandi britannici che, da messaggi decrittati, risultava che il XXI Aprile ed il Siena, così come i piroscafi tedeschi Baalbeck e Le Borgne, sarebbero dovuti giungere a Tunisi la sera del 17; ma informazioni tanto vaghe erano di scarsa utilità. D’altra parte, i sommergibili che incrociavano nel Canale di Sicilia e lungo le coste italiane potevano anche farne a meno.
Passando al largo di Isola delle Femmine, gli uomini del XXI Aprile notarono la corvetta Danaide pendolare tra Capo San Vito e l'isola, zona in cui si riteneva non vi fossero sommergibili nemici.
Alle 17.23 gli ecogoniometri della Fortunale e della Gabbiano iniziarono a segnalare echi di sommergibili immersi. Anche lo Ju 87 avvistò il sommergibile e ne comunicò la presenza alle navi della scorta, mediante un segnale rosso. Il XXI Aprile ricevette ordine dal caposcorta di accostare per 2° a dritta.
Entrambe le navi iniziarono la caccia antisommergibile, ma ciò non fermò il sommergibile britannico Splendid (tenente di vascello Ian Lachlay Mackay McGeogh).
Questi avvistò alle 17.32 gli alberi ed i fumaioli dei due mercantili,  circa sei miglia ad est di Capo San Vito, mentre uscivano dal Golfo di Castellammare con rotta 010°; pur avendo avvistato anche due delle navi scorta sul lato del convoglio rivolto verso il mare, e poi anche la terza (identificate correttamente come due cacciatorpediniere/torpediniere ed una corvetta/sloop), McGeogh iniziò la manovra d'attacco alle 18.
Alle 19.03 lo Splendid lanciò sei siluri contro entrambi i piroscafi, valutati in 4000 e 5000 tsl e carichi a metà, che formavano un bersaglio continuo. (La discrepanza di dieci minuti tra l'orario del lancio secondo lo Splendid, e l'orario del siluramento secondo le fonti italiane, è inspiegabile).
Alle 18.53 il XXI Aprile venne colpito a poppa sinistra da un siluro; sia secondo la relazione del comandante Bondi che secondo il racconto di Nicolò Galioto, ufficiale del XXI Aprile, i siluri che colpirono il piroscafo furono invece due, quasi contemporaneamente, uno a prua ed uno a centro nave.
Galioto, dopo l'allarme, si era sdraiato su una poltrona in saletta per riposarsi, ma dopo una decina di minuti i siluri avevano colpito. Sentito un primo urto proveniente dal dritto di prora, l'ufficiale comprese che la nave era stata silurata e fece per alzarsi, quando fu gettato a terra dall’impatto del secondo siluro, più violento del primo. La nave sbandò subito fortemente; Galioto, faticando a stare dritto, si diresse verso il corridoio per prelevare un salvagente, ma faticò enormemente per riuscirvi.
Era stato dato l’ordine di abbandonare la nave; a bordo regnava una certa confusione, e Galiolo, che cercava di raggiungere il ponte per buttarsi in mare, venne invece spinto sempre più indietro.
Il capitano Lattanzi, cadendo in mare, gridò più volte “Viva l’Italia”, grido a cui si unirono decine dei suoi uomini, pochi attimi prima di scomparire sotto i flutti.
Tutto ciò si svolse in una manciata di secondi: poco dopo l'impatto del secondo siluro, infatti, le trecento tonnellate di munizioni che facevano parte del carico esplosero. Lo sventurato XXI Aprile fu praticamente disintegrato dall'immane esplosione, e colò a picco in pochi istanti nel punto 38°13' N e 12°43' E, tre miglia a nord di Capo San Vito Siculo: sul mare rimasero soltanto pochi rottami e naufraghi, ed un'enorme fiammata generata dall'incendio del carburante che faceva parte del carico.

Nicolò Galioto si ritrovò catapultato in aria, ad un’altezza impossibile determinare, insieme alle lamiere della nave. Perse i sensi e rinvenne sott’acqua, tra i rottami del XXI Aprile, dolente per varie ferite lacero-contuse: inizialmente non riuscì ad emergere, poi ebbe una visione del Monte Pellegrino di Palermo ed improvvisamente si sentì spingere verso la superficie, senza aver fatto alcun movimento, impedito dalle ferite. Riemerse senza salvagente, né alcun oggetto in vista a cui ci si potesse aggrappare.
Non fu molto dissimile l'esperienza del comandante Wolfango Bondi. Questi, trovandosi in plancia, fece in tempo solo ad afferrare un giubbotto salvagente e stringerlo al petto; non fece neanche in tempo ad indossarlo, che la nave esplose e Bondi si ritrovò in acqua, ferito alla testa dalla copertura in legno della plancia, risucchiato dal gorgo della sua nave che affondava. Riuscì a riemergere, e si aggrappò ad una tavola con pochi altri naufraghi.
Passarono ore prima che giungessero i soccorsi: il già sparuto numero di quanti erano usciti vivi dall'esplosione del XXI Aprile fu ridotto ancor più dal freddo e dalle ferite, nell'esasperante attesa dell’arrivo di una nave che portasse aiuto.
Nel buio della notte si sentivano lamenti di feriti, pianti e invocazioni di uomini alle madri; un naufrago invocò Dio ed il re, poi si uccise sparandosi alla tempia. Alcuni dei naufraghi aggrappati alla tavola del comandante Bondi furono presi dalla follia.
Nicolò Galioto, colto da crampi alle gambe che gli impedivano di tenersi ancora a galla, stava rassegnandosi all’ineluttabile quando all’improvviso avvistò ad un paio di metri uno zatterino di circa un metro di lunghezza e di eguale larghezza; cercò di nuotare verso di esso, ma i crampi e l’intorpidimento causato dal freddo, che gli aveva quasi bloccato la circolazione, gli impedivano di fatto di spostarsi nell’acqua, e di superare quella pur ridottissima distanza. Si rassegnò di nuovo alla morte, ma sentì qualcosa urtargli la spalla: credette che fosse un cadavere, e invece era lo zatterino. Allungò il braccio e lo afferrò, cercando di restare aggrappato con le forze residue.
Intorno a mezzanotte e mezza, Galioto sentì un rombo di motori; dapprima credette di aver sentito male, ma il rombo persisteva e si faceva anzi sempre più vicino. A poco a poco comparvero i fanali di via e la sagoma di una nave da guerra: era la Fortunale, tornata a salvare i naufraghi. Galioto chiamò le ultime forze a raccolta e gridò per farsi notare, e dalla torpediniera gli risposero “ti abbiamo visto” e gli puntarono addosso il fascio del proiettore; poco dopo, il naufrago fu issato sulla poppa della Fortunale.
I pochi sopravvissuti del XXI Aprile vennero raccolti durante la notte ed il mattino successivo dalla Fortunale e da alcune motovedette antisommergibile inviate da Trapani (la Capitaneria di Porto di Trapani era stata informata dell’accaduto dalla Stazione Carabinieri di Capo San Vito, a sua volta avvertita da alcune famiglie di Capo San Vito che avevano visto la fiammata dell'esplosione del XXI Aprile); sei naufraghi furono recuperati a mezzogiorno del 18 da un MAS in navigazione al largo di Capo San Vito.
Il Siena si rifugiò a Trapani, dove giunse indenne con la scorta della Groppo; la Gabbiano rimase invece sul posto e proseguì la caccia antisommergibile fino al mattino del 18 febbraio, ritenendo a torto di aver danneggiato il battello attaccante (emerse molta nafta, che si estese su un vasto tratto di mare: ma lo Splendid si era già allontanato alle 21.40 del 17, senza aver subito danni nonostante le 30 bombe di profondità, tutte piuttosto vicine, che aveva contato dalle 19.10 alle 20.30).
La Fortunale, con i sopravvissuti del XXI Aprile, giunse a Trapani all’1.05 del 18. I feriti vennero poi ricoverati nell'ospedale di Torrebianca.

Dei 220 uomini imbarcati sul XXI Aprile, soltanto in 17 erano sopravvissuti, tutti feriti: 11 militari e 6 militarizzati. Tra di essi era il comandante Bondi.
Le acque del Mediterraneo avevano inghiottito 189 militari e 14 civili militarizzati. (Queste sono le perdite indicate dal comandante Bondi nel suo rapporto sull'accaduto: l'Albo d'Oro della Marina Mercantile, tuttavia, elenca i nomi di 34 marittimi civili morti nell'affondamento).

Le vittime tra l'equipaggio civile:

Ernesto Anatriello, ufficiale di coperta, da Napoli
Vincenzo Arcoleo, capo fuochista
Girolamo Berti, ufficiale di macchina, da Marciana Marina
Federico Bozzo, carbonaio, da Genova
Salvatore Campisi, fuochista, da Pachino
Annibale Caro, fuochista, da Scordia
Lorenzo Cernigliaro, fuochista, da Palermo
Stefamo Cumella, nostromo, da Palermo
Giuseppe De Lisi, carbonaio, da Palermo
Francesco Dragotti, fuochista
Francesco Gambino, elettricista
Stefano Gomella, nostromo
Augusto Lasagna, cameriere
Francesco Litrico, giovanotto, da Catania
Sebastiano Lo Bello, fuochista, da Patino
Giuseppe Marano, fuochista, da Catania
Edgardo Mariotti, ingrassatore, da Arcola
Rinaldo Mazzucco, carbonaio
Luciano Megna, caporale di macchina, da Palermo
Melchiorre Mirabella, fuochista, da Catania
Vincenzo Monfalcon, carpentiere, da Palermo
Luigi Ottomano, fuochista, da Mola di Bari
Umberto Padovani, cuoco, da Lerici
Antonio Pirrone, meccanico, da Palermo
Salvatore Randazzo, marinaio, da Palermo
Giuseppe Rando, fuochista, da Messina
Giovanni Sannino, mozzo
Giuseppe Santamaria, garzone, da Palermo
Paolo Sarao, giovanotto, da Monte Argentario
Filippo Tarantino, marinaio, da Palermo
Erminio Ughini, ufficiale di macchina, da Milano
Vincenzo Vando, ufficiale di macchina, da Gaeta
Antonio Vastano, carbonaio, da Genova
Salvatore Zamitto, fuochista, da Palermo

Il 559° Gruppo Semoventi aveva di fatto cessato di esistere, avendo perso tutti i carri e gran parte del personale nell’affondamento del XXI Aprile. Il Gruppo venne ricostruito praticamente da zero in Tunisia.

Il caporale maggiore Giovanni Battista Mangili, 27 anni, da Taleggio. Assegnato alla 2a Batteria del 559° Gruppo Semoventi, morì nell’affondamento del XXI Aprile (da “La Val Taleggio ai suoi caduti” di Giovanni Salvi, via Rinaldo Monella/www.combattentibergamaschi.it)

L'affondamento del XXI Aprile nel giornale di bordo dello Splendid (da Uboat.net):

"1732 hours - Sighted masts and funnels of two merchant vessels about six nautical miles East of Capo San Vito steering 010° out of Castellamare Bay. Two escorts were seen to seaward of the convoy.
1800 hours - Started attack on two half laden merchant vessels escorted by two destroyers/torpedo boats and one sloop/corvette.
1903 hours - Fired six torpedoes at the two merchant vessels (thought to be of 5000 and 4000 tons) that formed a continuous target. Two hits were observed on the nearest merchant vessel and one hit was heard on the other one.
1910 hours - The counter attack started. Three patterns of six, and one pattern of twelve depth charges was dropped. All rather close, but no damage was sustained. Splendid meanwhile had gone to 420 feet and the escorts did not obtain contact. The last pattern (the one of twelve) was dropped at 2030 hours.
2140 hours - No more HE was heard. Splendid meanwhile continued to withdraw to the North-East.
2315 hours - Surfaced, nothing in sight."


Si ringrazia Sergio Bondi.
  
La nave con il precedente nome di Willfaro (da www.photoship.co.uk)