|
|
Il Granito nell’autunno del 1942, verosimilmente al largo di Cagliari (g.c. STORIA militare)
|
Alle 15.55 dell'8 novembre 1942, poche ore dopo essere rientrato dalla sua missione di trasporto in Cirenaica, il Granito salpò nuovamente da Augusta al comando del tenente di vascello Leo Sposito, transitò attraverso lo stretto di Messina (superò Messina alle 21.25 dell'8) e fece rotta
verso sud per raggiungere una zona d'agguato a nord di Bougie (costa
algerina), nel quadrante 5136: gli era infatti stato assegnato, come ad altri sommergibili, il
compito di contrastare lo sbarco alleato nel Nordafrica francese (Operazione «Torch»).
Alle 10.15 del 9 novembre si verificò l'ultimo contatto tra il Granito e la base: poi più nulla.
Alle 15.39 di quello
stesso 9 novembre, il sommergibile britannico Saracen (al comando del tenente di vascello Michael Geoffrey Rawson
Lumby, già autore, al suo primo pattugliamento con il Saracen, dell'affondamento del sommergibile tedesco U 335) avvistò
in posizione 38°34' N e 12°09' E (a nordovest di Marsala ed al largo di Capo
San Vito Siculo; altra fonte, probabilmente erronea, riporta 38°34' N e 12°00'
E), a due chilometri di distanza su rilevamento 115°, il Granito, che procedeva in superficie a nove nodi con rotta 270°,
verso ovest. Subito il sommergibile britannico – che si trovava immerso e che
era anch'esso in mare per l'Operazione «Torch», ma a supporto di essa – manovrò per attaccare. Lumby disse al suo
secondo, il sottotenente di vascello Young, che riusciva a vedere chiaramente
le facce sorridenti degli ufficiali italiani in torretta.
Alle 15.44 il Saracen lanciò quattro siluri da 730
metri di distanza. Dopo un minuto, tre violente esplosioni segnalarono la fine
del Granito.
Alle 15.52 il Saracen, attraversando il tratto di mare
dove si era trovato il sommergibile italiano per cercare eventuali naufraghi,
avvistò tutt’attorno solo rottami e chiazze di carburante. Tre armadietti
galleggiavano in una chiazza di nafta. Non vi furono superstiti.
Calogero Accardi, sottocapo cannoniere, da Santa Ninfa
Antonio Aramini, sergente silurista, da Todi
Flavio Basselli, sergente segnalatore, da Vicenza
Pietro Battaglia, sottocapo radiotelegrafista, da Ancona
Mario Baveri, sottocapo silurista, da Trieste
Alfonso Bevivino, sottocapo silurista, da Napoli
Fabio Bocchini, marinaio motorista, da Fano
Liborio Bommarito, marinaio, da Balestrate
Adolfo Botti, capo silurista di terza classe, da Talamello
Filippo Briguglio, sottocapo silurista, da Messina
Marino Canetti, sergente radiotelegrafista, da Padova
Luciano Cappuccio, marinaio nocchiere, da Siracusa
Giovanni Catani, marinaio silurista, da Cagliari
Angelo Della Valle, marinaio motorista, da Brescia
Luigi Di Rienzo, marinaio motorista, da
Fontana del Liri
Luigi Evangelista, sottocapo cannoniere, da Capriglia Irpina
Francesco Ferasin, secondo capo radiotelegrafista, da Arsiero
Ciro Fogliato, sottocapo elettricista, da Udine
Francesco Formisano, sergente elettricista, da Ercolano
Raffaele Guido, tenente del Genio Navale, da Trapani
Mario Lizzio, sottocapo furiere, da Acireale
Gennaro Maringola, marinaio motorista, da Taranto
Raffaele Migliaccio, sottocapo elettricista, da Napoli
Marcello Montali, guardiamarina, da Jesi
Eugenio Muzzo, sottocapo furiere, da Verbania
Ciro Noto, marinaio, da Torre Annunziata
Sebastiano Oieni, sergente nocchiere, da Mistretta
Pietro Ortigara, marinaio silurista, da Caldogno
Fausto Paoli, marinaio motorista, da Isola d'Istria
Vasco Parra, marinaio elettricista, da Santa Luce
Celestino Picolla, capo elettricista di terza classe, da Oldenico
Pierluigi Puccetti, sottotenente di vascello, da Livorno
Edoardo Raffagnini, secondo capo motorista, da San Giorgio di Mantova
Carmine Raiola, marinaio, da Torre del Greco
Tolmino Ricci, secondo capo meccanico, da Pontremoli
Pietro Orazio Saulig, marinaio motorista, da Fiume
Bruno Serdoz, capo motorista di terza classe, da Fiume
Augusto Sommaio, marinaio silurista, da San Bellino
Vincenzo Spagnuolo, marinaio silurista, da Nardò
Leo Sposito, tenente di vascello (comandante), da Civitavecchia
Giovanni Sulis, marinaio radiotelegrafista, da Cagliari
Sirio Tallevi, sottocapo nocchiere, da Fano
Gabriele Terrasi, guardiamarina, da Palermo
Alberto Testolina, secondo capo elettricista, da
Piove di Sacco
Federico Trapani, marinaio cannoniere, da Napoli
Arturo Uselli, sergente radiotelegrafista, da Serramanna
Lorenzo Viglietti, marinaio elettricista, da Savona
Per l'affondamento
del Granito, il comandante in seconda
del Saracen, sottotenente di vascello
Edward Preston Young, ricevette la Distinguished Service Cross, mentre il comandante
Lumby fu decorato con il Distinguished Service Order.
Tra i 48 uomini
scomparsi con il Granito (5
ufficiali, 13 sottufficiali e 29 sottocapi e marinai) vi era anche il motorista
Luigi Di Rienzo, un abitante di Fontana del Liri, un paese del Frusinate. Volle
la sorte che poco più di un anno dopo, il 12 dicembre 1943, uno dei membri
dell’equipaggio del Saracen, il
sottufficiale radiotelegrafista Victor James Crosby, finito in un campo di
prigionia in Italia a seguito dell’affondamento del Saracen e nascostosi presso dei partigiani dopo l’armistizio,
rimanesse ucciso durante un rastrellamento tedesco proprio a Fontana del Liri.
Crosby, uno degli affondatori del Granito,
finì così con l'essere sepolto (sebbene in località ignota) nella terra che
invece non aveva potuto accogliere le spoglie mortali di Di Rienzo, il cui
corpo era disperso in mare come quelli di tutti i suoi compagni.
L'affondamento del Granito nel giornale di bordo del Saracen (Uboat.net):
"1539 hours - In
position 38°34'N, 12°09'E sighted an Italian submarine bearing 115°, enemy
course 270°, enemy speed 9 knots, range 2200 yards. Started attack.
1544 hours - Fired
four torpedoes from 800 yards. Three loud explosions were heard one minute
later. HE stopped immediately.
1546 hours - No sign
of the enemy submarine.
1552 hours - Passed
through an area of oil and wreckage."