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L’Albatros, prima unità della Regia Marina progettata e costruita per
impiego contro i sommergibili (si trattava di un mezzo “sperimentale”), sarebbe
dovuta essere il prototipo per una classe di 25 unità, ma la sua mediocre
riuscita fece sì che rimanesse un’unità singola (foto g.c. Mauro Millefiorini)
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Cacciasommergibili, dal 1939 riclassificato torpediniera per ragioni
puramente burocratiche (non aveva alcun armamento silurante).
Prima unità della Regia Marina progettata e costruita espressamente per
l’impiego contro i sommergibili, era un mezzo “sperimentale”, che ebbe una
gestazione travagliata: gli studi preliminari per il progetto vennero avviati
nel 1929, ma la nave venne effettivamente impostata solo nel novembre 1931, e
dall’impostazione al suo completamento trascorsero ben tre anni, nonostante le
sue ridotte dimensioni. Lunga 70,56 metri, larga 6,9 e pescante 1,71 metri in
condizioni “standard” e 2,25 metri a pieno carico, l’Albatros aveva un dislocamento standard di sole 334 tonnellate (408
per altra fonte), che diventavano 490 a pieno carico (499,5 per altra fonte).
L’apparato propulsivo era costituito da due turbine Belluzzo della potenza
complessiva di 4300 HP, su due eliche, alimentate da due caldaie; la velocità
massima era di 24,5 nodi, non eccezionale ma sufficiente per la caccia ai
sommergibili, l’autonomia di 1420 miglia a 14 nodi (con una riserva di 72
tonnellate di carburante).
L’equipaggio era composto da 52 uomini, tra cui tre ufficiali.
Frutto dell’esigenza, sorta nella Marina italiana alla fine degli anni
Venti, di realizzare unità specificamente dedicate alla lotta antisommergibili,
l’Albatros, la cui costruzione venne
decisa a titolo sperimentale con il programma navale del 1930-1931, venne
progettato dal Comitato Progettazione Navi di Genova in collaborazione con i
cantieri navali di Genova, anche se la costruzione venne affidata a quelli di
Palermo. Il progetto si ispirava alle forme di scafo delle piccole torpediniere
costiere del primo ventennio del XX secolo; la nave sarebbe dovuta essere il
prototipo per una classe di 25 unità, ma la sua mediocre riuscita fece sì che
rimanesse un’unità singola. L’Albatros
mostrò infatti scarse qualità di tenuta del mare in mare aperto e problemi nel
funzionamento e nella manutenzione dell’apparato motore; il suo elevato
coefficiente di finezza, pensato per garantire una velocità adeguata alla
caccia ai sommergibili, andò però a discapito della sua robustezza,
manovrabilità e tenuta del mare. Anche l’armamento artiglieresco e contraereo
risultò inadeguato, consistendo in due cannoni da 100/47 mm in impianti singoli
e quattro poco efficaci mitragliere contraeree da 13,2/76 mm (un impianto
binato e due singoli), mentre contro i sommergibili c’erano quattro lanciabombe
e due tramogge per bombe di profondità (nonché due torpedini da rimorchio). In
origine era previsto che l’armamento comprendesse anche un impianto
lanciasiluri binato da 450 mm, ma non venne mai installato, sostituito dalla
mitragliera binata da 13,2 mm.
Già alla fine del 1936, accantonato il progetto dell’Albatros, la Regia Marina passò allo sviluppo di un tipo di nave
scorta di maggiori dimensioni ed armamento più potente: i ben più riusciti
“avvisi scorta” della classe Orsa, poi riprodotti e migliorati nelle
torpediniere di scorta della classe Ciclone.
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Nonostante le sue modeste prestazioni, l’Albatros riuscì ad ottenere un successo nella lotta antisommergibile, affondando con cariche di profondità, il 16 luglio 1940, il sommergibile britannico Phoenix. In quanto unico mezzo espressamente antisommergibile della Regia Marina, nel 1939 l’unità era stata la prima nave italiana ad imbarcare un ecogoniometro (foto Franco Bargoni, via Giuseppe Garufi) |
Prova della scarsa fiducia nelle qualità dell’Albatros, preso degradata ad unità di “seconda linea”, è che nel
1937, a soli tre anni dall’entrata in servizio, i relativamente moderni cannoni
da 100/47 mm vennero sbarcati e sostituiti con due antiquati cannoni
Schneider-Armstrong Mod. 1914-1915 da 102/35 mm: si pensava evidentemente che
per quel che doveva fare l’Albatros
quegli obsoleti pezzi fossero più che sufficienti, mentre il suo originario
armamento artiglieresco finì destinato proprio sui mezzi che era nato per
combattere: i sommergibili. Persino l’armamento contraereo venne indebolito,
eliminando anche l’impianto binato da 13,2 mm e riducendo così la difesa della
piccola nave contro gli attacchi aerei a due sole mitragliere singole di quel
calibro, cui poi furono aggiunte due ancor meno efficaci mitragliatrici da 8
mm.
(Secondo altra fonte, l’armamento contraereo dell’Albatros sarebbe stato costituito in origine da due mitragliere
binate da 13,2 mm, sostituite nel 1937 con altrettante armi singole dello
stesso calibro, sostituite nel 1939 con due mitragliatrici singole da 8 mm.
Secondo altra ancora, l’armamento sarebbe stato composto da un unico complesso
binato Breda Mod. 31 da 13,2 mm, sostituito nel 1937 da due mitragliere singole
da 8 mm. Secondo Navypedia ed il libro “Italian Warships of World War 2” di Ian
Allan ed Aldo Fraccaroli, invece, nel 1939 l’Albatros avrebbe ricevuto due mitragliere singole Breda 1939 da
37/54 mm, un netto miglioramento rispetto alle armi precedenti).
Di converso, nel 1939 l’Albatros
fu la prima unità della Regia Marina a ricevere un ecogoniometro, a scopo
sperimentale: all’entrata in guerra dell’Italia, l’anno successivo, era ancora
l’unica nave italiana ad averne uno.
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La nave in una foto del Jane’s Fighting Ships del 1938 (tratta da detta rivista, via g.c. Giuseppe Garufi) |
Durante la seconda guerra mondiale ebbe base a Messina, svolgendo attività
di vigilanza antisommergibili nello Stretto e brevi missioni di scorta lungo le
coste della Sicilia orientale ed in Mar Ionio. In sedici mesi di guerra svolse
in tutto 136 missioni (50 di ricerca antisommergibili, 25 di scorta costiera, 3
per prove degli apparati elettroacustici, 3 per addestramento nell’uso delle
armi di bordo, due per addestramento nell’uso dell’ecogoniometro – usando come
bersaglio un sommergibile nazionale – e 20 di altro tipo, quali trasferimento,
assistenza a navi danneggiate, salvataggio naufraghi etc.), trascorrendo 1904
ore in mare e percorrendo 16.320 miglia nautiche. Quasi tutte queste missioni
vennero svolte nelle acque della Sicilia orientale, a sud e a nord dello
stretto di Messina, una delle zone più frequentate dai sommergibili britannici.
A dispetto della pessima valutazione che ne danno gli storici e che ne
diede lo stesso comando della Marina, va notato che l’Albatros riuscì, nella sua carriera, ad affondare un sommergibile –
il britannico Phoenix –, a differenza
di tante navi più… blasonate.
Breve e parziale cronologia.
20 novembre 1931
Impostazione nei Cantieri Navali Riuniti di Palermo.
27 maggio 1934
Varo nei Cantieri Navali Riuniti di Palermo.
31 dicembre 1934
Entrata in servizio. Classificato cacciasommergibili.
1935
Dislocata a La Spezia, a disposizione dell’Istituto per Sperimentazioni
Navali (Mariperman). Vi rimarrà, impiegato come unità sperimentale, fino al
giugno 1940, quando verrà trasferito a Messina nell’imminenza dell’entrata
dell’Italia nella seconda guerra mondiale.
1938 o 1939
Riclassificato torpediniera.
Sopra, l’Albatros nel settembre 1937; sotto,
alcune foto scattate a bordo dall’aspirante guardiamarina Vittorio Villa,
imbarcato per l’addestramento (per g.c. del figlio Alberto)
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| Il ponte
di poppa dell’Albatros (g.c. Alberto
Villa) |
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| Esercizi
di punto nave, 13 settembre 1937 (g.c. Alberto Villa) |
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| Vittorio
Villa al pezzo poppiero da 102/35 dell’Albatros,
13 settembre 1937 (g.c. Alberto Villa) |
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| Vittorio
Villa alla mitragliera Breda Mod. 31 da 13,2 mm, 13 settembre 1937 (g.c.
Alberto Villa) |
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| Vittorio
Villa al lavoro sulle carte nautiche (g.c. Alberto Villa) |
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| Rilevamenti
polari con il grafometro (g.c. Alberto Villa) |
Giugno 1939
Riceve l’ecogoniometro SAFAR 600, il primo sviluppato in Italia, e viene
impiegata nella sua sperimentazione, che dà risultati soddisfacenti: grazie ad
esso l’Albatros è in grado di
localizzare sommergibili immersi a 3000-3500 metri di distanza, e nelle prove
eseguite a inizio 1940, anche a 7000 metri di distanza. Le prove vengono
eseguite nel Golfo della Spezia, ad una velocità massima di 12 nodi.
Nonostante i buoni risultati, il SAFAR 600 non viene riprodotto in massa,
perché i vertici della Marina ritengono che l’ecogoniometro debba essere
strumento prioritario per i sommergibili, più che per le unità di superficie:
alla ditta SAFAR viene dunque ordinato di sospendere la produzione del SAFAR 600
per concentrarsi sulla produzione di un modello di ecogoniometro da impiegare
sui sommergibili. Solo lo scoppio della seconda guerra mondiale indurrà,
tardivamente, a riprendere la produzione dei SAFAR 600.
Inizio 1940
Durante prove effettuate nei primi mesi del 1940
l’ecogoniometro dell’Albatros riesce
a localizzare sommergibili immersi da una distanza di 3000-3500 metri, ed
occasionalmente anche da 7000 metri.
6 giugno 1940
Salpa da Genova scortando il grande transatlantico Rex, diretto a
Trieste: in vista dell’imminente scoppio delle ostilità, si è deciso di
trasferire gran parte dei più grandi e prestigiosi transatlantici italiani (Rex,
Conte di Savoia, Giulio Cesare, Duilio, Saturnia, Vulcania)
nell’Alto Adriatico, dove si ritiene saranno al sicuro dalle offese belliche.
Il Rex non farà mai più ritorno a Genova.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. L’Albatros (al comando del capitano di corvetta Alessandro Mazzetti di
Pietralata, 33 anni, da Roma) forma la V Squadriglia Torpediniere, di base a
Messina, insieme alle vecchie torpediniere Giuseppe Dezza, Giuseppe
Cesare Abba, Simone Schiaffino e Giuseppe La Farina.
Cessata la fase di sperimentazione dell’ecogoniometro SAFAR, viene adibito
a pattugliamenti antisommergibili nello Stretto di Messina, le cui forti
correnti sottomarine ostacolano però l’impiego dell’ecogoniometro.
L’11 giugno il comandante dell’Albatros
invia al Comando Militare Marittimo della Sicilia, da cui la nave dipende, un
rapporto sullo stato di efficienza della nave; enumerando i quattro diversi
apparati per la scoperta dei sommergibili di cui l’Albatros è dotato, il comandante Mazzetti scrive che il monoscopio
a tripode ha dato risultati negativi ed è stato rimosso dal reparto Armamenti
Navali, l’idrofono rimorchiabile ha dato risultati molto mediocri e non è al
momento utilizzabile mentre sono allo studio le modifiche, i tubi C (idrofoni
meccanici) hanno dato anch’essi scarsissimi risultati, in quanto l’ascolto è
disturbato dal rumore dei motori ausiliari, che sono sempre in funzione;
l’unico ad aver dato buoni, ed anzi eccellenti, risultati è l’ecogoniometro
SAFAR, che tuttavia è anch’esso inutilizzabile perché gli ingegneri della ditta
costruttrice, ritenendo di poterlo ancora migliorare, hanno smontato alcune componenti
per apportare delle modifiche. Siccome l’ecogoniometro è l’unico apparato
efficace per la scoperta dei sommergibili, scopo precipuo dell’Albatros, Mazzetti chiede di far
rimettere a posto le componenti rimosse per renderlo nuovamente utilizzabile, pur
continuando a studiare possibili migliorie.
Il volume "La lotta antisommergibili" dell’Ufficio Storico della
Marina Militare descrive in dettaglio lo svolgimento delle azioni di ricerca
antisommergibili dell’Albatros:
generalmente, la nave operava isolata in un’area relativamente ridotta, di
100-150 miglia quadrate; entratavi riduceva la velocità a quattro nodi ed
effettuava una ricerca a 360° della durata di circa mezz’ora, poi avanzava di
4-5 miglia a 16 nodi, senza usare l’ecogoniometro, per poi ridurre nuovamente
la velocità a quattro nodi, effettuare di nuovo ricerca ecogoniometrica a 360°
e così via. La rotta seguita era tale da permettere di coprire nella sua
interezza l’area di ricerca. Questo sistema venne a posteriori criticato dai
comandi della Marina, e dalla stessa storia ufficiale dell’USMM, in quanto la
copertura dell’area di ricerca era soltanto illusoria e la bassissima velocità
della nave durante la fase di ricerca ecogoniometrica dava al sommergibile la
possibilità non solo di eluderla, ma anche di silurarla. Questo metodo era
dovuto ad errate convinzioni sul funzionamento dell’ecogoniometro, che si
riteneva dovesse emettere i suoi impulsi ad una bassa frequenza, 4-5 impulsi al
minuto, il che faceva sì che una ricerca circolare (che richiedeva un’ottantina
di impulsi) durasse circa venti minuti, che poi diventavano mezz’ora in quanto l’ecogoniometrista
spesso si fermava più a lungo in alcuni settori per meglio indagare dei
presunti contatti.
Durante le missioni di scorta l’Albatros
si comportava come una qualsiasi torpediniera, con la differenza che di tanto
in tanto riduceva la velocità ed effettuava un’esplorazione ecogoniometrica
circolare.
Occasionalmente l’Albatros
operava insieme a MAS ed idrovolanti della ricognizione marittima durante i
suoi pattugliamenti antisommergibili, ma non vi era coordinazione; ciascuna
unità aveva un’area di ricerca che perlustrava da sola, mentre gli aerei
sorvolavano l’area e gli immediati dintorni, senza disporre di un collegamento
radio diretto con le unità navali (se avvistavano un sommergibile, lo
segnalavano sganciando una bomba e/o aprendo il fuoco con le mitragliatrici).
L’USMM rileva anche che il comandante dell’Albatros
non era a conoscenza degli effetti della stratificazione, delle correnti e delle
scie sulla propagazione dei suoni nell’acqua, o della possibilità di sfruttare
l’effetto Doppler per la ricerca, e che i risultati degli studi condotti in
merito a Taranto negli anni Trenta sembravano essere stati completamente
dimenticati. Altri problemi consistevano nelle frequenti avarie delle
strumentazioni usate nella ricerca e nell’utilizzo di batterie non ricaricabili
per alimentarle, il che costringeva a frequenti interruzioni per la loro
sostituzione. Infine, non era stata determinata la velocità massima alla quale
era possibile usare l’ecogoniometro, e per quanto esso avesse dato buoni
risultati fino a dodici nodi, si continuò a preferire il suo utilizzo a
bassissime velocità, “come se fosse stato un idrofono”.
In retrospettiva, la storia ufficiale dell’USMM trova sorprendente che l’Albatros, che svolse una notevole
attività di ricerca antisommergibili in una delle zone più infestate da
sommergibili (le acque attorno allo stretto di Messina), non abbia mai ottenuto
un contatto sicuro con l’ecogoniometro attaccandolo poi sulla base dei dati da
esso forniti (il Phoenix venne affondato senza avvalersi dell’ecogoniometro). A
quanto risulta, l’Albatros ottenne un
contatto all’ecogoniometro in una sola occasione, mantenendolo durante
l’avvicinamento da 4000 a mille metri ma perdendolo nella fase finale; a
posteriori, peraltro, risulta dubbio che il contatto in questione potesse
effettivamente essere un sommergibile. Gli scarsi risultati così ottenuti
vengono attribuiti alla velocità troppo bassa tenuta dalla nave durante la
ricerca, che permetteva al sommergibile di allontanasi, nella scarsa
affidabilità dell’ecogoniometro usato, che era sostanzialmente ancora un
prototipo, nell’insufficiente addestramento e nel “discutibile” criterio
d’impiego della nave.
22 giugno 1940
Mentre ancora è sprovvisto di sensori efficienti per la ricerca dei
sommergibili, l’Albatros (capitano di corvetta Alessandro Mazzetti) esce in
mare per una missione di protezione indiretta antisommergibili della I
Divisione incrociatori, in navigazione a nord dello stretto di Messina. Il
transito della Divisione avviene senza incidenti, ma circa un quarto d’ora dopo
il passaggio dell’ultimo incrociatore, le vedette dell’Albatros avvistano quello che ritengono essere il periscopio di un
sommergibile e la scia di un siluro diretta verso la nave, otto miglia a nord
di Capo Peloro. La nave manovra per evitare il siluro, che passa ad una
cinquantina di metri di distanza, e subito passa al contrattacco con il lancio
di tredici bombe di profondità nel punto da cui si ritiene sia partita la scia
del siluro. Il comandante Mazzetti ritiene di aver affondato il sommergibile
attaccante, e sarà per questo decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor
Militare. In realtà, non risulta che alcun sommergibile britannico si trovasse
nella zona di quest’azione, e certamente nessuno è stato affondato dall’Albatros in questa data.
Successivamente, l’Albatros viene
posta alle dipendenze del neocostituito Ispettorato Antisommergibili, creato da
Supermarina per contrastare la minaccia dei sommergibili nemici in agguato
sulle rotte di accesso dei principali porti italiani.
15 agosto 1940
Scorta il Rex da Trieste a Pola.
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L’unità a La Spezia nel 1935 (da “Corvette e pattugliatori italiani” di Franco Bargoni e Franco Gay, USMM, Roma 2004). Durante la guerra l’Albatros effettuò 57 missioni, principalmente di scorta costiera ed antisommergibile nello Ionio e nelle acque della Sicilia, ed ebbe tra l’altro l’onore di scortare il transatlantico Rex nel suo ultimo viaggio da Genova a Trieste. |
16 luglio 1940
L’Albatros (capitano di corvetta
Alessandro Mazzetti) salpa da Messina alle 5.45 diretta a Reggio Calabria, dove
alle 6.30 assume la scorta della nave cisterna Dora C., diretta ad Augusta; le due navi seguono la rotta di
sicurezza, l’Albatros precede la Dora
C. di circa seicento metri.
Alle 12.52, al largo del faro di Santa Croce (Augusta), in posizione 37°15’
N e 15°15’ E, il comandante dell’Albatros
avvista le scie di due siluri provenienti dalla sinistra (cioè dal lato della
costa), con rotte divergenti tra loro di circa 5°, con origine apparente a 1500
metri di distanza. Li ha lanciati il sommergibile britannico Phoenix (capitano di corvetta Gilbert
Hugh Nowell), partito da Alessandria d’Egitto il 3 luglio per la sua quinta
missione di guerra (la seconda in Mediterraneo), un agguato nelle acque
antistanti la costa orientale della Sicilia.
L’Albatros accosta verso il punto
d’origine dei siluri – le due armi lo mancano di poco, passandogli una a
proravia e l’altra a poppavia –, risale le scie ed attacca il sommergibile con
un “pacchetto” di dieci bombe di profondità, seguito da un altro “pacchetto” di
otto bombe. Dopo i due attacchi vengono osservate delle bolle d’aria, ma
nessuna traccia di rottami o carburante, il che induce il comandante dell’Albatros a ritenere che il sommergibile
sia stato danneggiato, ma non affondato; mentre la Dora C. entra nella rada di Augusta, l’Albatros rimane sul luogo dell’attacco ed effettua ricerca antisom
sistematica fino al mattino successivo, insieme a due MAS frattanto
sopraggiunti, senza successo. Durante la ricerca notturna non è possibile
utilizzare l’ecogoniometro, perché il suo indicatore di direzione è stato
danneggiato dalle esplosioni delle bombe di profondità.
Il Phoenix non farà ritorno dalla
sua missione, scomparendo insieme ai 55 uomini del suo equipaggio: con ogni
probabilità le bombe di profondità dell’Albatros
gli sono risultate fatali, a dispetto della valutazione “pessimistica” del
comandante Mazzetti. Ironia della sorte, mentre meno di un mese prima Mazzetti
ha ricevuto una Medaglia di Bronzo per l’affondamento di un sommergibile che,
contrariamente alla sua valutazione, non c’è stato, per l’affondamento del Phoenix, che contrariamente alla sua
valutazione c’è stato, non riceverà alcuna decorazione. I due opposti errati
apprezzamenti fanno sì che alla fine i conti tornino: Mazzetti ha giustamente ricevuto
una decorazione per l’affondamento di un sommergibile, anche se per l’azione…
sbagliata.
Sull’azione che portò all’affondamento del Phoenix la storia ufficiale dell’USMM commenta che l’Albatros non sembrò aver usato
correttamente l’ecogoniometro durante la caccia, neanche prima del lancio delle
bombe che ne ridusse poi l’efficienza. La mancata apparizione di nafta in
superficie viene spiegata con l’elevata profondità nella zona in cui il
sommergibile affondò, un migliaio di metri, e con le forti correnti sottomarine
che la caratterizzano, che avrebbero potuto far sì che la nafta venisse a galla
solo dopo un certo lasso di tempo ed a considerevole distanza dal punto in cui
la nave aveva lanciato le sue bombe.11 febbraio 1941
L’Albatros viene inviato a dare
la caccia al sommergibile britannico Rover
(capitano di corvetta Hubert Anthony Lucius Marsham), avvistato al largo di
Punta Stilo dalla scorta aerea di un convoglio (piroscafi tedeschi Arta, Maritza ed Heraklea,
cacciatorpediniere Baleno, Alfredo Oriani e Giosuè
Carducci) in navigazione da Taranto a Napoli. Non riesce a trovarlo.
26 giugno 1941
L’Albatros viene inviato, insieme
alla torpediniera Castore, a dare la
caccia al sommergibile britannico Utmost,
che a mezzogiorno, a quattro miglia da Capo Todaro (nel punto 38°07’ N e 14°37’
E), ha silurato e affondato il piroscafo Enrico Costa in navigazione da
Catania a Palermo con 3000 tonnellate di carbone. Né l’Albatros né la Castore
riusciranno però a localizzare il battello nemico (mentre è l’Utmost, alle 14.25, ad avvistare l’Albatros, identificandolo
correttamente).
30 giugno 1941
L’Albatros va a rinforzare la
torpediniera Cigno nella scorta del piroscafo Capo Orso, partito
il giorno precedente da Tripoli e diretto a Bengasi.
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Scheda dell’Albatros sul Jane’s Fighting Ships del 1940 (tratta da detta rivista, via g.c. Giuseppe Garufi) |
1° luglio 1941
Albatros e Cigno
lasciano la scorta del Capo Orso, che prosegue da solo (giungerà indenne
a Bengasi l’indomani).
14 luglio 1941
L’Albatros e l’incrociatore
ausiliario Città di Napoli scortano da Patrasso a Taranto i piroscafi
tedeschi Savona, Livorno e Castellon, con a bordo
personale e materiale tedeschi.
26 agosto 1941
L’Albatros viene inviato a dare
la caccia, in cooperazione con aerei e la vecchia torpediniera Giuseppe Missori, al sommergibile britannico Triumph
(capitano di fregata Wilfrid John Wentworth Woods), che alle 6.38 ha silurato e
danneggiato l’incrociatore pesante Bolzano
in posizione 38°22’ N e 15°38’ E, all’imbocco dello stretto di Messina. La
caccia non dà risultati.
3 settembre 1941
In mattinata l’Albatros viene
inviato a rinforzare la scorta della motonave Francesco Barbaro (comandante militare capitano di fregata Luigi
Martini, comandante civile capitano Giulio Zagabia), silurata la notte
precedente da aerosiluranti britannici 24 miglia a sudest di Capo Spartivento
calabro, durante la navigazione in convoglio da Napoli a Tripoli. La nave
danneggiata è stata presa a rimorchio dal cacciatorpediniere Dardo (capitano di corvetta Ferdinando
Corsi), che ha anche preso a bordo 395 tra membri dell’equipaggio e militari
imbarcati di passaggio sulla motonave (poi in parte trasbordato sul
cacciatorpediniere Strale); il piccolo convoglio, ostacolato anche dalle
condizioni avverse di vento e di mare, dirige lentamente verso Messina, con la
scorta dei cacciatorpediniere Ascari e Lanciere e di
alcuni aerei. Dopo l’Albatros, sempre
in mattinata, giunge di rinforzo alla scorta anche il cacciatorpediniere Carabiniere,
mentre nel pomeriggio sopraggiungono i rimorchiatori Titano e Porto
Recanati, inviati a dare assistenza al Dardo nel rimorchio. Alle 16.30 la Barbaro, senza fermarsi, passa un cavo d’acciaio anche al Titano,
permettendo di aumentare un po’ la velocità del rimorchio.
Alle 18.30 (o 19) la Barbaro e
la sua nutrita scorta riescono infine a raggiungere la rada di Messina.
23-24 settembre 1941
Effettua un pattugliamento antisommergibili nello stretto di Messina, in
cooperazione con il sommergibile Ambra.
2-3 ottobre 1941
Altro pattugliamento antisommergibili nello stretto di Messina, sempre
insieme all’Ambra.
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La nave vista da poppa (foto Franco Bargoni, via Giuseppe Garufi) |
Siluramento
Alle 6.40 del 27 settembre 1941 l’Albatros,
al comando del tenente di vascello Vito Orlando, partì da Messina per
andare incontro al sommergibile tedesco U
371, appena entrato nel Mediterraneo, e scortarlo attraverso lo stretto di
Messina. Il punto d’incontro previsto con il sommergibile era a dieci miglia
per 335° da Capo Rasocolmo, l’ora del suo arrivo le 9.30. A bordo dell’Albatros, oltre ai 79 uomini
dell’equipaggio, vi erano anche quattro ‘passeggeri’: il tenente di vascello
Bruno Martelli e due ufficiali dell’esercito tedesco, il maggiore Walter von
Rucketschell (che in tempo di pace era stato un celebrato illustratore, pittore
e scultore) ed il suo aiutante tenente Albert Koch, presenti a bordo come
ufficiali di collegamento e per dare istruzioni all’U 371 quando fosse arrivato; ed il giornalista Mario La Rosa,
imbarcato come corrispondente di guerra.
L’Albatros raggiunse il punto
prestabilito per l’appuntamento con l’U
371 poco dopo le 8.30, ed in attesa dell’arrivo dell’U-Boot ridusse la
velocità a 6 nodi ed iniziò la ricerca ecogoniometrica.
Alle 8.20 dello stesso 27 settembre il sommergibile britannico Upright, al comando del tenente di
vascello John Somerton Wraith, avvistò l’Albatros
al largo di Milazzo.
Il battello britannico era partito da Malta cinque giorni prima, alle 16 del
22 settembre, per la sua diciassettesima missione di guerra (la quindicesima in
Mediterraneo), un pattugliamento a nord della Sicilia. Wraith ritenne correttamente
che la nave (che secondo quanto raccontò Jack Michell, l’ufficiale addetto ai
siluri, venne erroneamente identificata come una vecchia torpediniera della
classe Generali) stesse conducendo un rastrello antisommergibile a nordovest di
Capo Rasocolmo, e decise di attaccare senza aspettare di serrare troppo le
distanze, nel timore che la nave italiana potesse aumentare la velocità,
rendendo più difficile attaccare. Secondo Jack Michell la nave italiana, la cui
apparizione era stata preceduta da vari rumori premonitori, iniziò a descrivere
cerchi attorno all’Upright, cercando
di localizzarlo; quando l’Albatros
oltrepassò la prua del sommergibile inglese in immersione per la prima volta,
Wraith fece preparare i tubi lanciasiluri uno e due, mentre il sommergibile
procedeva a bassa velocità, senza modificare la rotta. Alle 8.55, quando
l’unità italiana sopraggiunse per la seconda volta, l’Upright lanciò due siluri Mk IV da circa 2750 metri di distanza,
dai tubi 1 e 2, regolati per una profondità di 2,4 metri; punto di mira era la
plancia del bersaglio, la cui velocità era stimata in cinque nodi, con un beta
di 90°. Dopo il lancio, il sommergibile virò a dritta e scese rapidamente a 21
metri di profondità, assumendo una velocità di sei nodi per cinque minuti. Gli
uomini dell’Upright sentirono un’esplosione
e poi il rumore dell’ecogoniometro della nave italiana cessare improvvisamente.
Alle 9.02 gli uomini sulla plancia dell’Albatros avvistarono la scia di un siluro a circa 60° al traverso; il comandante Orlando ordinò correttamente di portare la velocità al massimo e mettere tutta la barra a sinistra nel tentativo di rivolgere la poppa al siluro, ma la bassa velocità della nave al momento dell’attacco rese la manovra troppo lenta, e quindici secondi dopo l’avvistamento della scia il siluro colpì l’Albatros sotto la plancia, spezzandolo in due. Il troncone prodiero affondò immediatamente, quello poppiero dopo circa cinque minuti, in posizione 38°24' N e 15°22' E, otto miglia a nordovest di Capo Rasocolmo (Milazzo). Coloro che rimasero indenni o feriti solo lievemente fecero il possibile per soccorrere i feriti gravi e liberare gli uomini intrappolati nei locali interni, ma non ve ne fu il tempo. Affondarono con la nave 32 membri dell’equipaggio, tra cui il direttore di macchina Guglielmo Musella, oltre al maggiore von Rucketschell ed al tenente Koch: i due ufficiali tedeschi rimasero probabilmente uccisi dall’esplosione perché, al momento dell’impatto del siluro, si trovavano nel locale dell’ecogoniometro, nella parte più bassa dello scafo, dov’erano scesi per osservare il funzionamento dello strumento.
Tornato a quota periscopica cinque minuti dopo l’attacco, l’Upright avvistò un MAS in avvicinamento,
pertanto tornò a 21 metri ed assunse rotta di allontanamento verso Capo
Milazzo. Mezz’ora dopo l’affondamento, secondo quanto riferito dal comandante Wraith,
due cacciatorpediniere ed un aereo giunsero nella zona e cercarono il
sommergibile attaccante, e gettarono in tutto sei bombe di profondità, tre alle
10.20 ed altre tre tra le 10.43 e le 11.05. Tutte e sei le cariche scoppiarono
lontane, e l’Upright si allontanò
senza danni.
L’U 371, giunto sul luogo
dell’affondamento dell’Albatros verso
le dieci del mattino, avvistò i naufraghi in mare e si rese subito conto di
quel che era successo: si avvicinò allora alla zona dell’affondamento a zig
zag, lanciando a mano bombe di profondità a scopo intimidatorio. Poi iniziò il
salvataggio dei naufraghi; per evitare di essere silurato a sua volta rimanendo
fermo nello stesso punto troppo a lungo, l’U-Boot si fermò sul posto per pochi
attimi, recuperando una decina di naufraghi, poi rimise in moto e zigzagò prima
di fermarsi di nuovo, recuperarne un’altra decina, rimettere in moto, e
continuare con questo sistema finché non ebbe tratto in salvo la maggioranza
degli uomini in mare, una quarantina di superstiti (42, secondo il rapporto del
suo comandante). Alle 10.30 sopraggiunse sul posto anche il MAS 557 (tenente di vascello Roberto
Baffigo), salpato da Messina subito dopo aver ricevuto notizia
dell'affondamento verso le 9.15 (a bordo si era imbarcato anche il
corrispondente di guerra Vero Roberti), che trasse in salvo altri sette
uomini, uno dei quali ferito molto gravemente. All'arrivo sul posto del MAS, il
sommergibile lasciò la zona dell'affondamento, dirigendo verso Messina;
frattanto giunse sul posto anche la torpediniera San Martino, che mise a mare la sua motolancia per cercare
ulteriori naufraghi, recuperandone altri due. Anche queste due unità,
completato il salvataggio, diressero per Messina.
(La cifra complessiva risulta così di 51 uomini tratti in salvo, ma probabilmente l’U 371, come accaduto in altri casi simili, non fornì una stima esatta dei naufraghi recuperati, magari contando erroneamente due volte qualche superstite. Gli uomini complessivamente recuperati dal mare, infatti, compresi due che non sopravvissero, furono 49 e non 51).
Dei 49 naufraghi recuperati, due morirono per le ferite, portando il
bilancio a 36 vittime – due morti e 34 dispersi – e 47 sopravvissuti. Tra i
superstiti vi furono il comandante Orlando, ferito ad un ginocchio, il tenente
di vascello Martelli ed il giornalista La Rosa.
Con l’Albatros si perse anche
tutta la documentazione relativa alle prove ed all’uso dell’ecogoniometro nel
primo anno di guerra.
Morti
nell’affondamento:
Guerriero
Berluti, sottocapo meccanico, disperso
Artidoro
Caverzaghi, marinaio segnalatore, disperso
Gino Cepelli,
sottocapo cannoniere, disperso
Concetto
Corallo, marinaio fuochista, disperso
Umberto
Corrayn, marinaio radiotelegrafista, disperso
Aldo De Marchi,
capo nocchiere di terza classe, disperso
Ignazio De
Santis, marinaio cannoniere, disperso
Luigi
Dell’Orso, secondo capo cannoniere, disperso
Vittorio Di
Brigida, marinaio fuochista, disperso
Bruno Faccio,
marinaio radiotelegrafista, disperso
Ivo Gasperini,
marinaio fuochista, deceduto
Ferdinando
Guastalli, secondo capo meccanico, disperso
Alberto
Imbaglione, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Emiddio Iovine,
marinaio cannoniere, disperso
Albert Koch,
tenente dell’Esercito tedesco, disperso
Salvatore
Maiorana, marinaio fuochista, disperso
Luigi Mangiocca,
marinaio fuochista, disperso
Angelo
Marrucchi, capo elettricista di terza classe, deceduto
Aldo Martorana,
sottocapo segnalatore, disperso
Sante Mezzoli,
marinaio fuochista, disperso
Alfredo
Morelli, sottocapo motorista, disperso
Pasquale
Morgera, marinaio, deceduto
Michele
Mormile, marinaio fuochista, disperso
Guglielmo
Musella, capitano del Genio Navale (direttore di macchina), disperso
Pietro
Palmiotti, sottocapo fuochista, disperso
Eugenio Perini,
marinaio radiotelegrafista, disperso
Domenico Pittameglio,
marinaio S. D. T., disperso
Fiorenzo
Pochettino, marinaio fuochista, disperso
Mariano
Ponticorvo, marinaio fuochista, disperso
Pietro Sanna,
marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe
Scalia, sottocapo infermiere, disperso
Celestino
Stradi, sottocapo meccanico, disperso
Nicola Varlese,
sottocapo radiotelegrafista, disperso
Felice Vassena,
marinaio fuochista, disperso
Walter von
Rucketschell, maggiore dell’Esercito tedesco, disperso
Cesarino
Zaffanella, marinaio fuochista, disperso
Giovanni
Zenzerovich, marinaio cannoniere, disperso
La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita alla
memoria del fuochista Salvatore Maiorana, nato a Milazzo il 28 marzo 1920:
"Componente l’equipaggio di un’unità sottile, affondata in seguito a
siluramento, si prodigava instancabilmente nel soccorrere i compagni naufraghi,
sostenendo i pericolanti ed incitandoli con la parola e con l’esempio a
mantenere alto il morale, nell’attesa fiduciosa e serena dell’arrivo dei mezzi
di soccorso. Perdeva la vita in un ultimo generoso tentativo di salvare un
compagno in procinto di annegare. (Mar Tirreno, 27 settembre 1941)."
La motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare conferita al
corrispondente di guerra Mario La Rosa:
"Corrispondente di guerra per la R. Marina, benché in imperfetto stato
di salute, partecipava su unità di superficie e subacquee a numerose missioni
di guerra in zone particolarmente insidiate dal nemico, assolvendo il suo
importante compito con ardore combattivo e capacità professionale. Durante il
suo imbarco su unità cacciasommergibili, fatta segno ad attacco nemico, mentre
cooperava all'azione, veniva lanciato in acqua dall'esplosione di un siluro
nemico e, sebbene con la vista offuscata per la perdita degli occhiali e col
viso cosparso di nafta galleggiante sul mare, senza prospettiva di soccorsi, si
univa con immutato spirito entusiastico agli altri naufraghi nel canto del
fatidico inno «Giovinezza». (Mediterraneo, agosto 1940-settembre 1941)."
L’affondamento dell’Albatros nel
giornale di bordo dell’Upright (da
Uboat.net):
"0820 hours - Sighted one
torpedo boat carrying out an A/S sweep North-West of Cape Rasocolmo. Decided to
attack.
0855 hours - Fired two
torpedoes from about 3000 yards. One hit was obtained and the HE of the target
ceased. The result was not seen as Upright
went deep upon firing. One aircraft and two destroyers arrived in the area
after half an hour and searched the area.
1020 hours - Three depth
charges were dropped astern, not at all close.
1043 to 1105 hours - Three
single depth charges were dropped but these were not close also".
E dal rapporto di missione del
sommergibile:
"08:20 - Sighted a
torpedo boat in A/S search in position 8 miles N.W. of Cape Rasocolmo.
08:55 - Launched MK IV torpedo
against the TB. that sailed on a constant course at 4-5 knots.08:55.5 - Launched 2nd MK IV torpedo, deliberately aimed.
08:58 - An explosion after a torpedo run of 3000 yards."
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L’Albatros in navigazione (g.c. sito www.naviecapitani.it)
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(Si
ringrazia Flaminia Baffigo).
Naval Events, September 1941
L’affondamento dell’Albatros nel libro The Fighting Tenth
Patrol info for U 371, date lookup for 27 September 1941
Scheda dell’Albatros sul sito Naviecapitani
Pagina di Wikipedia sull’Albatros
Pagina di Wikipedia su Walter von Ruckteschell